Il futuro di Veneto Agricoltura si chiama Agenzia Veneta per l’Innovazione nel Settore Primario

“La riforma di Veneto Agricoltura è un impegno programmatico sancito anche dalla Legge Finanziaria di quest’anno. Voglio però precisare che in questo momento c’è solo un primo testo che ho consegnato ai colleghi assessori per un’analisi del suo contenuto. Per ogni approfondimento voglio attendere la formale decisione di Giunta”. Lo ha sottolineato l’assessore regionale Franco Manzato, riferendosi all’interesse  mostrato dai mass media per l’azzeramento di vertici e partecipate di Veneto Agricoltura, che sarà sostituita da una nuova agenzia, più agile, meno costosa e più efficiente e che si chiamerà “Agenzia Veneta per l’innovazione nel settore primario”.

La nuova struttura dovrebbe costare la metà. “Ricordo che la Legge finanziaria – ha affermato Manzato – prevede espressamente che la Giunta presenti un disegno di legge di riordino di questa azienda regionale che, attraverso interventi di razionalizzazione e di miglioramento dell’efficienza delle funzioni e dei servizi, consenta di conseguire significativi risparmi nelle spese di funzionamento. Si tratta peraltro solo di una delle tappe del complessivo processo di rinnovamento del sistema pubblico agricolo del Veneto, con il quale vogliamo alleggerire apparati, burocrazia e la relativa spesa, liberando risorse per gli investimenti finalizzati alla competitività delle aziende agricole”.

E questo è appena l’inizio. “Questo significa – ha aggiunto Manzato – che il riordino riguarda tutti gli enti strumentali regionali che operano in ambito agricolo, in un percorso che ha già coinvolto Avepa e le strutture regionali periferiche, da ultimo con la costituzione dello Sportello Unico Agricolo, e che proseguirà con la riforma degli Enti parco, secondo criteri di efficienza, di contenimento dei costi, di eliminazione di duplicazioni o sovrapposizioni di compiti, in coerenza con quanto ha previsto per gli Enti Regionali il nuovo Statuto del Veneto”. “Quello che vogliamo costruire – ha concluso l’assessore – è uno strumento che sia davvero tale, e dunque non più un ente pubblico economico, a servizio delle politiche regionali e del sistema di imprese, rafforzando ruolo e funzioni di tipo tecnico – specialistiche per quanto riguarda la ricerca applicata e la sperimentazione finalizzate ad iniettare innovazioni tecnologiche e organizzative che contribuiscano a migliorare la competitività delle imprese e la sostenibilità ambientale nei comparti agricolo, agroalimentare e forestale”.

E Veneto Agricoltura fa sapere che… “Su 14 milioni di euro circa erogati all’Azienda dalla Regione Veneto nel 2011, abbiamo riversato nel territorio, a favore del settore primario, trenta milioni di euro di attività. La differenza è maturata attingendo ai finanziamenti europei”. Questo il dato più significativo, sottolineato da Paolo Pizzolato, Amministratore Unico di Veneto Agricoltura, estrapolabile dal bilancio di mandato 2009 – 2012 dell’Azienda consultabile da oggi sul sito internet aziendale. Veneto Agricoltura svolge la sua attività avvalendosi dei Centri Sperimentali, delle Aziende Agrarie e dell’Istituto Agroalimentare di Thiene amministrando anche il patrimonio affidatole in gestione dalla Regione Veneto. Sperimentazione, ricerca applicata e trasferimento dell’innovazione al settore primario, le mission dell’Ente.

Settori tutti in attivo. “Tutti i centri hanno prodotto reddito, per cui nessuno di questi è in perdita o gravato nel triennio da costi aggiuntivi rispetto al passato. Le compartecipate, per la prima volta nella storia dell’Azienda, sono tutte in attivo con dati significativi salvaguardando tutti i posti di lavoro. Veneto Agricoltura – continua Pizzolato – è riuscita nell’intento di mantenere fede al patto di stabilità sommando inoltre un risparmio nel corso del 2011 pari a circa 1.350.000,00 Euro. Tra le iniziative del 2011, ad esempio, si ricordano il supporto alla Regione nell’organizzazione e nella gestione della Conferenza Regionale dell’Agricoltura e dello Sviluppo Rurale, nell’avvio del portale “Piave”, le attività formative e divulgative legate al progetto “Riducareflui” (per la valorizzazione dei reflui zootecnici), le decine di conferenze, workshop, visite tecniche, sempre in stretta collaborazione con i diversi Settori tecnici dell’Aziernda e in coordinamento con le rispettive Direzioni Regionali”.

Il bilancio è servito. “Il Settore Bioenergia e Cambiamento climatico – continua Pizzolato – finanzia quasi completamente la sua attività utilizzando risorse che provengono da programmi europei (LIFE, IEE, INTERREG, etc.) o da progetti speciali regionali e nazionali, pesando marginalmente sul bilancio regionale. E l’Istituto per la Qualità e le Tecnologie Agroalimentari di Thiene (di Veneto Agricoltura), sempre per dare qualche esempio, chiude da anni il proprio budget con un avanzo di amministrazione in grado di ristorare larga parte delle proprie spese di gestione. Se poi ci soffermiamo su alcune realtà, alcune hanno assunto un’operatività ed una dimensione tali da interessare con i propri servizi e beni anche ambiti extraregionali, addirittura internazionali (è il caso di CSQA Certificazioni), ed in grado di accompagnare le imprese agricole ed agroalimentari nel difficilissimo mercato internazionale globalizzato del terzo millennio. Il tutto senza mai aver gravato sul bilancio di Veneto Agricoltura anzi”. Ecco il link al bilancio di mandato.

(Fonte: Regione Veneto/Veneto Agricoltura)

La qualità sfregiata dal terremoto

(di Fabrizio Stelluto, presidente ARGAV) Se le vittime sono l’ingiusto prezzo di una tragedia, l’aceto balsamico, sparso al suolo, è una delle immagini più forti a disegnare le conseguenze “culturali” del terremoto in Emilia Romagna: dentro quelle botti, sfasciate dalle scosse, c’è infatti l’anima di un territorio, rispettoso della tradizione, che fa di quell’aceto non solo un prodotto celeberrimo, ma uno status-symbol per la comunità.

Quel liquido, frutto di un’ancestrale saggezza produttiva e che ora bagna un pavimento, è una ricchezza irripetibile: riprodurla sarà possibile, ma non avrà la stessa memoria. L’aceto balsamico non ha la diffusione popolare del parmigiano-reggiano; rappresenta una nicchia raffinata del gusto e, per questo, chi la ama, non può sostituirla. Bisogna avere la forza di sapere aspettare come per un grande amore ed è a questo, che si appellano i produttori feriti. Ecco, la pazienza può essere il valore della solidarietà di chi apprezza l’agroalimentare: non dimenticarsi di quei produttori (non solo di aceto balsamico, ma anche di formaggio od ortofrutta) oggi in ginocchio; non tradire, deve essere il nostro pegno d’amore.

Chioggia Ortomercato del Veneto porta a tavola i prodotti del territorio insieme ai “Campioni” della pizza

Pizza e birra. Niente di più universale e quindi come collegarlo a un territorio specifico? Una sfida che Chioggia Ortomercato del Veneto ha voluto raccogliere coinvolgendo il pluripremiato pizzaiolo Gianni Calaon, primo classificato nella sezione Pizza Classica al Campionato Mondiale di Salsomaggiore nel 2010.

A cena dai “Campioni”. E così, nel nuovo ambiente che Calaon ha aperto nei locali del Ra Stua sul Lungomare di Sottomarina assieme a Manuel Baraldo, chef internazionale che si fregia di numerosi riconoscimenti dall’Accademia della Cucina Italiana, giovedì 31 maggio si potranno rivivere atmosfera e sapori del Campionato Mondiale della Pizza gustando le loro stuzzicanti specialità elaborate in un menù degustazione con prodotti tipici del Territorio Veneto. L’evento, intitolato “A cena dai Campioni!”, che si inserisce nell’ambito delle “Serate Enogastronomiche Clodiensi”, organizzate da Chioggia Ortomercato del Veneto in sinergia con le filiere produttive ed imprenditoriali del territorio con l’obiettivo di valorizzare i prodotti tipici locali, si svolgerà presso il ristorante “I Compari” (ex Ra Stua) a Sottomarina, Lungomare Adriatico 36/B, con inizio alle ore 20.00. Prenotazioni al 345.4553772 oppure via mail icomparichioggia@gmail.com.

Il menu. Si parte con schiacciatina al baccalà mantecato, focaccina farcita e focaccina con paté di fasolari; quindi seguono ravioli al baccalà su crema di piselli e risotto al radicchio di Chioggia con pomodorini in carpione; si prosegue con pizza “Oca e Bisi” e pizza “Laguna di Chioggia”; per finire formaggio stravecchio con marmellate di Chioggia e dessert dei Compari alla chioggiotta. Il tutto accompagnato in tavola dalla “Rossa di Chioggia”, la birra artigianale al Radicchio di Chioggia Igp, lanciata lo scorso anno dall’Ortomercato quale emblema delle produzioni tipiche clodiensi. Costo menu degustazione: 30 euro.

(Fonte: Chioggia Ortomercato del Veneto)

Crisi: banche, stretta del credito per 6 imprese agricole su 10

Sei imprese agricole su dieci hanno difficoltà ad accedere al credito. E’ quanto emerge da un’analisi della Coldiretti che sottolinea come la situazione evidenziata da Confcommercio sia particolarmente grave nel settore agricolo dove il costo del denaro in agricoltura ha raggiunto il 6 per cento e risulta superiore del 30 per cento a quello medio del settore industriale.

La stretta creditizia insieme all’aumento dei costi e alle difficoltà di mercato con il calo dei prezzi alla produzione ha favorito l’abbandono di 28.300 le aziende agricole che hanno chiuso i battenti nel primo trimestre del 2012. Il settore agricolo ed agroalimentare rappresenta per il settore creditizio – riferisce la Coldiretti – un universo da 43,5 miliardi di euro impiegati. Un ruolo determinante in tal senso viene ricoperto dai consorzi fidi che continuano a sostenere le imprese attraverso il rilascio di forme di garanzia. E’ il caso di CreditAgri Italia, il primo consorzio nazionale di garanzia fidi ed assistenza tecnica e finanziaria, specializzato per il settore agricolo ed agroalimentare e promosso dalla Coldiretti, che nell’ultimo anno ha aumentato il volume degli affidamenti, raggiungendo uno stock di erogazioni che sfiora il miliardo di euro.

(Fonte: Coldiretti)

PAC post 2013, De Castro: “A giugno miglioreremo l’attuale proposta di Cioloş”

«Il 18 e 19 giugno prossimi, la Commissione Agricoltura del Parlamento europeo inoltrerà le proprie controproposte su quanto avanzato dal commissario Cioloş. Potremmo avere una Pac molto diversa da quella che è stata illustrata dal commissario europeo. E soprattutto faremo in modo che la redistribuzione delle risorse non penalizzi l’Italia». Così Paolo De Castro, presidente della Commissione Agricoltura a Strasburgo, annuncia ad Eurocarne, il salone internazionale delle tecnologie e prodotti per la lavorazione, conservazione, refrigerazione e distribuzione delle carni, organizzato da Veronafiere insieme con Ipack-Ima Spa e in corso di svolgimento fino ad oggi.

Anche i suinocoltori potranno accedere ai contributi Pac. De Castro, che ha partecipato alla 43ª assemblea annuale di Uniceb insieme al direttore generale di Veronafiere, Giovanni Mantovani, ha indicato la strada per sostenere l’agricoltura italiana all’interno di un contesto europeo che non mette più il settore primario al primo posto nelle voci di spesa del bilancio Ue.  Quanto alla richiesta dei suinicoltori di accedere ai contributi della Pac, l’ex ministro De Castro offre ampie rassicurazioni. «Non saranno più esclusi – osserva – dal momento che con l’ocm unica potranno accedere ai contributi Pac, al pari di tutti gli altri settori».

Fondi Pac drasticamente ridotti per l’Italia. Per l’Italia, il plafond complessivo fra il primo e il secondo pilastro (ovvero aiuti diretti e sviluppo rurale) subirà una contrazione di 280 milioni di euro l’anno. «Siamo convinti – sostiene il numero uno della Comagri al Parlamento europeo – che dopo il passaggio in Aula e grazie ai poteri attribuiti dal Trattato di Lisbona, l’attuale proposta di riforma della Pac migliorerà». In che modo, parlando di carne bovina? «Attraverso una maggiore flessibilità sul nuovo articolo 68 (sulla qualità, nda) – afferma De Castro – facendo programmazione produttiva e con un sostegno specifico accoppiato». Sembra comunque certo, secondo quanto annunciato dal presidente di Uniceb, Renzo Fossato – riconfermato per acclamazione anche per il triennio 2012-2014 – «che le future disponibilità economiche per gli aiuti diretti con la nuova Pac saranno largamente inferiori a quelli attuali. Per questo sollecitiamo il Governo italiano a riservarne una consistente percentuale alla zootecnia».

(Fonte: Veronafiere)

Fino al 15 settembre 2012 è possibile partecipare al primo concorso fotografico “Chioggia Capitale del Radicchio”

Annunciato nel corso della kermesse di marzo scorso all’Ortomercato, col mese di maggio ha preso il via il Primo concorso Fotografico “Chioggia Capitale del Radicchio”, organizzato in collaborazione con Rce-Foto di Chioggia.

Due i temi proposti: uno fisso, “Il Radicchio di Chioggia”, quale principe dell’orticoltura locale ripreso nella molteplicità dei momenti colturali, di lavorazione e commercializzazione; l’altro libero, “I prodotti agroalimentari e il territorio dei 10 Comuni del Radicchio Igp di Chioggia”, nel quale i fotoamatori potranno sbizzarrirsi nel fissare immagini della gente, dei vari paesaggi e diversi ambienti, dei mestieri e delle tradizioni caratterizzanti le aspetti ed espressioni rurali nei Comuni di Chioggia, Cavarzere, Cona, Codevigo, Correzzola, Rosolina, Ariano Polesine, Taglio di Po, Porto Viro, Loreo, quelli, appunto, che costituiscono l’area di coltivazione del Radicchio di Chioggia Igp.

Invio foto entro il 15 settembre 2012. Gli appassionati di fotografia possono inviare i loro scatti entro il prossimo 15 settembre all’Ortomercato di Chioggia, o consegnarli presso i negozi Rce-Foto del Veneto. Premiazioni in ottobre, nell’ambito delle manifestazioni del mese dedicato alla Zucca Marina di Chioggia, con allestimento di una mostra fotografica delle immagini selezionate. Informazioni e documentazione per partecipare al concorso sono reperibili presso i negozi Rce-Foto o scaricabili dai siti “www.rcefoto.com” o “www.ortomercatochioggia.it”.

(Fonte: Ortomercato di Chioggia)

La filiera dell’arte bianca in campo contro la celiachia

Nuove tecnologie nella filiera dell’arte bianca aiutano i celiaci, una malattia che colpisce una persona su cento e che impone a chi ne soffre di eliminare i prodotti contenenti glutine, presente soprattutto in pane, pasta, pizza. Siab, il salone dedicato alle tecnologie e ai prodotti legati a pane, pasta, pizza, pasticceria, in programma a Veronafiere dal 25 al 29 maggio 2013, ha partecipato alla presentazione nei giorni scorsi di una macchina che opera una precottura del riso e del mais, con un particolare procedimento, definito «gelatinizzazione».

Innovazione made in Italy. La macchina è stata realizzata dalla Cmf di Brescia ed è stata inaugurata nell’azienda agromeccanica di Antenore e Marco Speziali a Roncoferraro (Mantova), unici in Italia nel comparto della meccanizzazione agricola ad avere questa tecnologia, che apre una nuova strada in tema di multifunzione nel settore primario. «Mais e riso sono elementi gluten-free – spiega Marco Speziali, che con l’azienda festeggia il 125° compleanno – e verranno destinati a produrre pasta e altri generi alimentari per celiaci del tutto naturali, senza l’utilizzo di particolari collanti, al contrario necessari in assenza di gelatinizzazione». La macinatura del prodotto è invece affidata ad un molino del Veronese.

Siab 2013: l’arte bianca guarda agli aspetti salutistici. «Nella prossima edizione di Siab – annuncia Giovanni Mantovani, direttore generale di Veronafiere – accanto ad una forte attenzione all’internazionalizzazione, testimoniata dalla partnership con l’Associazione russa dei panificatori e l’imminente partecipazione a Fispal in Brasile, a fianco delle aziende italiane del settore, metteremo al centro dell’evento anche gli elementi che legano la filiera dell’arte bianca agli aspetti salutistici, a partire proprio dalla celiachia, una malattia che in Italia colpisce l’1 per cento della popolazione».

In quattro anni raddoppiato il numero di celiaci. Dalla «Relazione 2011 al Parlamento sulla celiachia», il numero dei celiaci in Italia è passato da 64.398 soggetti (2007) a 122.482 (2010), anche se – dalle stime del ministero della Salute e dell’Associazione italiana celiachia – potrebbero essere 600.000 i celiaci nel nostro Paese. Con 18.755 diagnosticati la Lombardia resta la regione a più alta densità di celiaci (15,3 per cento del totale nazionale), seguita da Lazio (13.676, pari all’11,2 per cento) e Campania (13.414, pari all’11 per cento). La celiachia colpisce molto di più le donne: 86.477 contro 35.824 uomini affetti da tale patologia, meno della metà. La celiachia è un’intolleranza permanente al glutine, un complesso proteico presente in alcuni cereali: frumento, orzo, segale, farro, spelta, kamut, triticale.

(Fonte: Veronafiere)

Vino, cioccolato ed olio, i prodotti italiani più esportati in Cina

Vino, cioccolata e grassi vegetali (olio di oliva in particolare): sono questi i prodotti italiani che i cinesi amano di più. Queste sole tre voci incidono per il 73,5% nel paniere dell’export tricolore nell’immensa Cina. La speranza è che proprio questi prodotti siano i pilastri sui quali avviare l’inversione della bilancia commerciale tra i due paesi. Le esportazioni dei prodotti agroalimentari dal Belpaese al Paese del Dragone, pari a circa 250 milioni di euro, sono cresciute in valore del 30% (+66% per il solo settore primario), mentre sul fronte delle importazioni (590 milioni circa) i dati riportano una crescita più lenta, di poco superiore al +18%.

Quinti per il vino, primi per la cioccolata, secondi per l’olio. Nel 2011, in base ai dati elaborati dall’Ismea su fonte delle Dogane cinesi, l’Italia ha spedito in Cina 31 milioni di litri di vino per un valore di circa 68 milioni di euro. Si tratta di una quota ancora contenuta (6,5% in valore) che vede l’Italia solo al quinto posto tra i fornitori di vino in un mercato dominato dal prodotto francese (51,9%), ma che presenta potenzialità di crescita elevatissime. Basti pensare che dal 2009 al 2011 l’export di vini italiani in Cina è quadruplicato sia per volumi che per corrispettivi monetari. L’Italia, come emerge dall’analisi Ismea, è in cima alla lista dei Paesi fornitori di cioccolata e altre preparazioni a base di cacao: la Cina ne ha importate complessivamente 31mila tonnellate per un valore di 165 milioni di euro. Di questi il 44% in valore e il 38% in volume sono di provenienza italiana. Per quanto riguarda l’olio di oliva, che è il terzo prodotto tricolore più esportato a Pechino, l’Italia si colloca al secondo posto dietro la Spagna, con una quota di mercato che nel 2011 è però scesa in valore al 23,4% (era al 35% nel 2010), in una fase peraltro di forte crescita delle importazioni cinesi.

(Fonte: Garantitaly.it)

Ehi ragazzi! La via per il “paradiso” dei vegetariani porta a Lusia (RO)

Trattoria Al Ponte, Lusia (RO)

(di Marina Meneguzzi, socio ARGAV) Ehi ragazzi! Se siete nei pressi di Rovigo, magari per una visita a quella splendida riserva naturale che è il Delta del Po, c’è un’ottima trattoria che serve ogni giorno, accanto ai piatti di tradizione locale, un menù vegetariano, raffinato e semplice nello stesso tempo e dal prezzo onesto (25 euro dall’antipasto al dolce). E’ la Trattoria al Ponte di Lusia, cittadina celebre per la coltivazione delle verdure e in particolare per le insalate Igp, tutelate dal Consorzio.

da sx Enrico, Luciano, Giuliana e Silvia Rizzato, titolari Trattoria Al Ponte

Il ristorante, peraltro sede dell’Accademia delle verdure dell’Adige, presieduta da Renato Maggiolo, è un locale storico di proprietà fin dai primi del ’900 della famiglia Rizzato, oggi rappresentata da Luciano, insieme alla moglie Giuliana e ai figli Enrico e Silvia. Proprio il venticinquenne Enrico, fresco di stage dal maestro Gualtiero Marchesi, si adopera con passione in cucina per servire piatti preparati con ingredienti di stagione e di provenienza locale, che deliziano l’occhio oltre che il palato.

Antipasto

Gateau di patate

Plum Cake alle verdure

Gelato alle verdure

Tra le pietanze che ho gustato con particolare soddisfazione cito gli spaghetti alle verdure, preparati con una decina di ortaggi, ciascuno di essi cotto da solo secondo i tempi richiesti dal tipo di verdura. Il risultato? Una pasta con verdure croccanti e saporite, davvero deliziosa e salutare. Buoni anche gli antipasti, dal maki di porro alla parmigiana al rotolino di melanzana con crema di piselli al tortino di cavolfiore gratinato, come anche il gateau di patate ripieno di verdure con piselli e salsa di parmigiano. Da appassionata di dolci, ho apprezzato molto anche il plum cake di verdure nonché il gelato alla carota e alla lattuga, quest’ultimo una “sperimentazione”, davvero ben riuscita a mio avviso, specie per il gusto a base di insalata di Lusia Igp, della gelateria La Dolce Idea di Lendinara (via Varliero 14, tel. 392 1359507), paesino nei pressi di Lusia. Come arrivare a questo “paradiso” per vegetariani (ma non solo)? La trattoria, che è chiusa il lunedì, si trova a meno di 10 km dall’uscita dell’autostrada A13, in località Bornio a Lusia di Rovigo, in via Bertolda 27, tel. 0425 669890.

Un campo per salvare il Carciofo violetto di Sant’Erasmo

Nell’ambito del progetto “SIGMA2” per la gestione sostenibile dell’ambiente e la biodiversità, finanziato dal Programma per la cooperazione transfrontaliera Italia-Slovenia 2007-2013, due campi sperimentali sono stati inaugurati nell’isola veneziana di Sant’Erasmo e a Lio Piccolo, nel Comune di Cavallino-Treporti. Uno è dedicato alla salvaguardia delle varietà locali del carciofo violetto veneto e l’altro è concentrato sull’asparago ‘montina’. L’iniziativa è promossa da Regione del Veneto e da Veneto Agricoltura.

Carciofo minaccio da un fungo patogeno. Le due aree di tutela nell’isola di Sant’Erasmo e a Lio Piccolo, sono state create nelle zone storicamente vocate a coltivazioni specializzate e di qualità, terre da sempre considerate gli orti di Venezia. L’obiettivo è principalmente quello della salvaguardia del patrimonio genetico locale di questi preziosi ortaggi, anche a fronte della sempre più concreta minaccia di un fungo patogeno che sta iniziando a colpire soprattutto le carciofaie più vecchie e che impone la sollecita adozione di adeguate tecniche per la costituzione di nuovi impianti per scongiurare la scomparsa di queste varietà orticole riconosciute come prodotti tradizionali della Regione del Veneto.

«Continua il nostro impegno per la conservazione della biodiversità – spiega Franco Manzato, assessore all’agricoltura della Regione del Veneto – che riteniamo sia una straordinaria ricchezza dei nostri territori, non solo per l’irrinunciabile valore storico, tradizionale e colturale, ma anche per l’interesse economico rappresentato da quei prodotti di nicchia che hanno un loro spazio nei mercati orticoli regionali e nazionali e che soddisfano la domanda dei consumatori più attenti alla qualità, alla genuinità e all’originalità delle produzioni agricole».

(Fonte: Garantitaly.it)

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