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Inquinamento idrico, per la prima volta in Italia dichiarata ammissibile una “class action” contro i somministratori di servizi pubblici

acqua_rubinetto--400x300Importante ordinanza emessa dal Tribunale di Roma a favore dei consumatori che riconosce il diritto alla collettività dei cittadini di promuovere azioni contro Enti e somministratori di servizi pubblici. Il Collegio del Tribunale di Roma, con due ordinanze gemelle, depositate il 2 maggio 2013, ha dichiarato ammissibile la class action promossa da alcuni cittadini molisani (e sostenuta da Italia dei Valori, Federconsumatori, Arco Consumatori e Lega Consumatori) nei confronti dei Comuni di Petacciato e Montenero di Bisaccia.

Un agente altamente cancerogeno nell’acqua potabile. L’azione, patrocinata dagli avvocati Claudio Belli (presidente nazionale dell’associazione AGIT – Avvocati Giusconsumeristi Italiani), Domenico De Angelis e Carla Biello, era stata avviata a seguito di fenomeni di grave inquinamento da trialometani (agente altamente cancerogeno) presenti nell’acqua potabile dell’area molisana tra il 2010 ed il 2011. Con le suddette ordinanze Il Tribunale di Roma, per la prima volta in Italia, ha ritenuto fondata la domanda di condanna alle restituzioni per tutti gli utenti del servizio non avendo potuto costoro fruire del servizio idrico per i mesi di dicembre 2010 e gennaio 2011 ed ha disposto, inoltre: 1. che devono ritenersi inclusi nella classe e possano aderire all’azione tutti i soggetti titolari di un contratto di somministrazione idrica con i Comuni di Montenero di Bisaccia e Petacciato nel periodo 28.12.2010/3.1.2011;  2. la pubblicazione del provvedimento, a cura e spese delle parti proponenti su “Il Messaggero”, “Corriere della Sera” e “La Repubblica”;  3. la fissazione di un termine per il deposito degli atti di adesione presso la cancelleria del Tribunale; 4. la trasmissione delle ordinanze al Ministero dello Sviluppo Economico per le ulteriori forme di pubblicità di competenza.

Aperti spazi di tutela inedita dei cittadini. “Si tratta di una pronuncia di grande rilevanza collettiva i cui principi, in caso di esito positivo del giudizio, potranno essere estesi a tanti casi e situazioni analoghe su tutto il territorio nazionale” – ha affermato Claudio Belli, presidente nazionale AGIT e patrocinatore della controversia – “Le ordinanze del Tribunale di Roma aprono degli spazi di tutela inediti per tanti cittadini che, senza lo strumento della class action, hanno dovuto subire passivamente, in questi anni, fenomeni di inquinamento e pagare egualmente il canone idrico. In ogni caso va rilevato – ha sottolineato Claudio Belli – che, al di là del valore economico della controversia, la forza di questo tipo di azioni è la valenza deterrente che esse assumono in funzione di tutela degli interessi e della salute della generalità dei cittadini”. Per informazioni: AGIT Segreteria generale info@giusconsumeristi.it – Fonte: AGIT – http://www.giusconsumeristi.it

(Fonte: http://www.aeceuropa.eu, associazione che ha nell’avv. Claudio Belli il punto di riferimento per l’azione collettiva a tutela dei cittadini colpiti dalla vendita di latte contaminato da dosi eccessive di aflatossine).

Protocollo d’intesa tra Corpo Forestale e Antimafia

Un momento dell'accordo

“La battaglia principale che dobbiamo affrontare è quella per la legalità nel nostro Paese. Noi siamo attenti agli indicatori economici e alla crescita, ma al tempo stesso dobbiamo alzare il livello dello scontro con le organizzazioni criminali per riportare la legalità nella nostra comunità nazionale. Questo è il nostro dovere, anche nei confronti delle generazioni a cui lasceremo l’Italia. Sono orgoglioso del contributo che il Corpo Forestale dello Stato dà, ha dato e potrà continuare a dare, grazie alla firma di questo protocollo, al raggiungimento di questo obiettivo”.

Obiettivo, contrastare ancor più lo smaltilmento illegale di rifiuti e la sicurezza agroalimentare.  il ruolo di contrasto Lo ha detto il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, Mario Catania, intervenendo alla cerimonia per la firma di un protocollo d’intesa tra il Capo del Corpo forestale dello Stato, Cesare Patrone, ed il Procuratore Nazionale Antimafia, Pietro Grasso, a seguito del quale verrà rafforzato il ruolo di contrasto svolto dal Corpo forestale dello Stato, all’interno delle Forze di Polizia, in materia di traffici illeciti, smaltimento illegale dei rifiuti e di sicurezza agroalimentare. Alla cerimonia, che si è tenuta presso il Parlamentino delle Foreste del CFS, hanno partecipato anche i Procuratori nazionali Roberto Pennisi, Maurizio De Lucia, Filippo Beatrice, Giovanni Russo e, per la DDA di Napoli e Caserta il Procuratore aggiunto Federico Cafiero De Rhao e il Sostituto Procuratore Giovanni Conzo.

Dietro ai reati ambientali, interessi economici e sodalizi mafiosi. “La sottoscrizione del protocollo d’intesa tra CFS e DNA – ha detto il Procuratore Nazionale Antimafia, Pietro Grasso – darà un nuovo impulso al perseguimento dei reati ambientali che sempre più hanno una connotazione criminale di stampo associativo, riconducibili ai cospicui interessi economici perseguiti dai sodalizi mafiosi con particolare riferimento al traffico illecito dei rifiuti. Oggi firmiamo questo documento, ma è da adesso in poi che dovremo mettere sempre maggiore impegno. Sono convinto che grazie alla preziosa collaborazione con il Corpo Forestale riusciremo a ottenere ancora molti risultati”.

(Fonte: Asterisconet.it)

Presenza diossine nei pesci del lago di Garda, verifca della Regione Veneto di qualità acque e sedimenti

Nell’ambito delle azioni conseguenti al rilevamento di alcune specie ittiche del lago di Garda, risultate contaminate da diossine, furani e policlorobifenili (PCB), tra cui dioxin-like, la Regione Veneto ha ritenuto opportuno valutare se ci siano state alterazioni dello stato ambientale del lago e ha realizzato una prima campagna di rilevamento ambientale delle matrici acqua e sedimento che sarà utile anche per indagare sulle possibili cause del fenomeno.

Indagini affidate ad ARPA Veneto. Le analisi preliminari e funzionali anche all’elaborazione di un piano più dettagliato di controlli, qualora si rendesse necessario, sono state affidate ad ARPA Veneto e hanno interessato la sponda veneta del lago e in particolare i comuni di Bardolino, Brenzone, Torri del Benaco e Garda per l’acqua, e anche Peschiera e Lazise per i sedimenti. I prelievi di acqua sono stati effettuati in tre stazioni, di cui una in corrispondenza dell’acquedotto in località Cavalla a Garda. I prelievi di sedimenti hanno interessato uno strato di circa 20 cm, con quattro-cinque ripetizioni per sito, e sono stati effettuati in 10 stazioni lungo tutta la costa veneta del lago.

L’ARPAV ha già fornito i primi risultati: in tutti i campioni di acqua fino ad ora analizzati non si è riscontrata presenza di diossine e furani al di sopra del limite di quantificazione. Per i PCB, in assenza di una normativa sanitaria nazionale di riferimento, si può osservare che le concentrazioni finora misurate in acqua, variabili tra 0,431 e 0,520 nanogrammi/litro, risultano molto al di sotto dei limiti previsti, per esempio, dalla normativa statunitense. Per quanto attiene ai sedimenti le concentrazioni di Diossine e Furani, variabili tra 0,12 e 6,31 nanogrammi/chilogrammo (espresse come I-TE, indice di tossicità equivalente) risultano paragonabili a quelle riscontrate in ambienti lacustri non soggetti a pressioni antropiche connesse con scarichi di attività industriali. Le concentrazioni di PCB risultano variabili tra 1,9 e 20,2 nanogrammi/chilogrammo; per confronto, in mancanza di riferimenti nazionali, si precisa che i valori risultano inferiori al limite più cautelativo della normativa canadese.

Un tavolo tecnico ambientale con Lombardia e provincia di Trento. “Considerato che sul Lago di Garda si affacciano anche la Regione Lombardia e la Provincia autonoma di Trento – afferma l’assessore all’ambiente Maurizio Conte – abbiamo ritenuto opportuno costituire con queste un tavolo tecnico ambientale dove nei prossimi giorni presenteremo i risultati delle analisi fin qui disponibili per valutarli congiuntamente e individuare le eventuali ulteriori azioni da avviare per la protezione dell’ambiente e del lago”.

(fonte Regione Veneto)

Mobilità dolce, entro il 23 maggio p.v. le Pubbliche Amministrazioni possono candidarsi per la miglior “Greenway d’Europa”

L’Associazione Europea Greenways ha bandito la quinta edizione del prestigioso premio per la migliore “Greenway d’Europa 2011″. Si tratta di un evento che vede la partecipazione di moltissime amministrazioni ed enti locali di tutta Europa con l’obiettivo di veder premiati i loro sforzi per migliorare la loro rete di mobilità dolce. Nelle precedenti edizioni sono state premiate o segnalate diversi Comuni e Provincie italiane, è quindi un’occasione da perdere, anche per il prestigio internazionale che il premio conferisce: un vero marchio di qualità!

L’assegnazione del premio sarà fatta a Èpinal, in Francia, l’8 settembre 2011, sulla base del verdetto predisposto da una Giuria di qualità, composta da esperti del settore, amministratori, giornalisti, utenti della mobilità dolc. La scadenza per presentare le proprie candidature è il 23 maggio 2011. Info: http://www.aevv-egwa.org oppure Fundación de los Ferrocarriles Españoles  C/Santa Isabel, 44 · E – 28012 – Madrid · Telf.+34 91 151 10 98 / 56· Fax.+34 91 151 10 95.

(fonte CoMoDo)

Ambiente: C02, Provincia Trento verso emissione zero

La Provincia di Trento finanzia cinque progetti di forestazione e di lotta alla deforestazione come forma di compenso del proprio debito ambientale di emissioni di CO2. Il finanziamento provinciale ammonta a 369.871, 60 euro ed è stato approvato con delibera nel 2008 per sostenere ‘progetti compensativi, volontari e aggiuntivi’ per la realizzazione del Protocollo di Kyoto attraverso interventi forestali nei Paesi in via di sviluppo.

I primi cinque progetti finanziati dalla provincia sono relativi alla forestazione di 200 boschi in Uganda, alle misure di prevenzione della deforestazione in Tanzania e Amazzonia, alla riforestazione in Kenya attraverso la piantagione di 290.000 giovani piante indigene, alla forestazione di alberi di acacia in 30 ettari di terreno in Uganda e alla riforestazione di 25 ettari di terreni salati in Somalia.

(fonte Ansa.it)

Nuove regole europee sui rifiuti elettronici

Dai frigoriferi rotti ai telefoni indesiderati, il volume di rifiuti elettrici ed elettronici in Europa sta crescendo rapidamente. Il Parlamento europeo vuole regole più stringenti a livello europeo per la gestione dei rifiuti elettrici ed elettronici, in forte crescita nel continente, e allo stesso tempo una semplificazione degli obblighi amministrativi per le imprese. I deputati hanno approvato nuovi target per la raccolta, il riciclo e il riutilizzo dei rifiuti e misure più dure contro l’esportazione illegale verso i paesi in via di sviluppo.

Secondo la risoluzione del Parlamento, approvata a larga maggioranza, gli Stati membri dell’UE dovrebbero, dal 2016, raccogliere l’85% dei rifiuti elettronici che producono. Per il 2012, i deputati propongono un obiettivo di 4 kg per abitante, già previsto dalle regole in vigore, o in alternativa la quantità di rifiuti raccolta nel 2010, a seconda di quale delle due opzioni prevede la maggior quantità. Ogni anno in Europa si raccolgono oltre 50.000 di tonnellate di rifiuti elettrici, che sono difficili da smaltire e incidono pesantemente sull’ambiente. Oltre a portare a vantaggi in termine di salute e per l’ambiente, il trattamento dei rifiuti elettrici ed elettronici può garantire anche la raccolta di materiali di valore. I deputati europei chiedono un obiettivo di riciclo compreso fra il 50 e il 75% e uno di riutilizzazione del 5%.

Quali tipi di rifiuti sono inclusi nelle nuove regole? Tutti i tipi di rifiuti elettrici ed elettronici dovrebbero essere inclusi nella nuova normativa con poche eccezioni, come le grandi istallazioni, l’equipaggiamento militare e i veicoli. Anche le apparecchiature fotovoltaiche saranno esentate da questi obiettivi, poiché la loro gestione è affidata a professionisti ed è già regolata da target specifici. Inoltre il Parlamento propone di ridurre il numero delle categorie delle apparecchiature elettriche per semplificare gli obblighi che gravano sulle imprese, cosi come dovrebbero essere semplificate le procedure di registrazione. I consumatori dovrebbero avere il diritto di disporre i rifiuti elettrici ed elettronici senza alcuna spesa in centri di raccolta appositi e quello di restituire, nel caso di oggetti non ingombranti, il rifiuto al punto di vendita.

Infine, la questione dell’esportazione illegale di rifiuti. Grandi quantità di rifiuti elettrici ed elettronici, dichiarati illecitamente come riutilizzabili, sono esportati nei paesi in via di sviluppo, dove spesso sono processati in condizioni pericolose, anche con la partecipazione di bambini. Oltre a sostenere la proposta della Commissione europea per ispezioni più severe sule navi, il Parlamento chiede inoltre che l’esportatore abbia il peso della prova che i beni sono effettivamente riutilizzabili.

(fonte Asterisco Informazioni)

Addio discariche, l’Europa promuove il riciclaggio

Ogni famiglia getta ogni anno 500 euro nella spazzatura: il 25% del cibo acquistato viene infatti buttato, ma con piccoli accorgimenti più della metà potrebbe essere riutilizzato. In Italia ogni persona butta circa 150 kg di cibo l’anno, un dato nella media dell’UE. La produzione complessiva di rifiuti in Europa è in aumento e costituisce una risorsa non pienamente sfruttata. La relazione della Commissione europea sulla gestione dei rifiuti da parte degli Stati membri dell’UE ha fatto emergere una realtà preoccupante, per la quale occorrono delle soluzioni concrete. È necessario vietare i dannosi processi di smaltimento in discarica, promuovere maggiormente il riciclaggio e rendere più coerenti la progettazione dei prodotti e le politiche in materia di rifiuti, oltre a sensibilizzare i cittadini.

In alcuni Paesi lo smaltimento in discarica è scomparso, ma in altri più del 90% dei rifiuti viene ancora interrato. L’Italia è uno dei Paesi nei quali la questione rifiuti non è ancora risolta: un’infrazione su 5 al diritto europeo sull’ambiente è sul tema dei rifiuti, e il nostro Paese, con l’Ungheria, è in testa alla graduatoria. Il commissario UE per l’ambiente, Janez Potočnik, ha ammonito sulle gravi conseguenze ambientali di un’amministrazione poco responsabile di questi materiali, e richiamato l’attenzione sulla necessità di ridurre la quantità di rifiuti prodotti e sull’importanza del riciclaggio: “Ogni cellulare contiene oro, platino, palladio e rame: tutte risorse rare in Europa. Non si tratta di rifiuti da interrare o incenerire, ma di risorse che dovremmo rispettare, anche perché il riciclaggio è un’attività che crea posti di lavoro”. I rifiuti sono ‘prodotti’ dai quali è possibile estrarre materie prime e costituiscono dunque una risorsa preziosa per il nostro sviluppo. Inoltre, aumentare la tendenza al riciclaggio significa anche creare lavoro: secondo le stime, il potenziale è di circa creare mezzo milione di posti.

La direttiva europea sui rifiuti del 2008 introduce una sorta di gerarchia dei vari tipi di rifiuti, stabilendo un ordine di priorità per il loro trattamento. La linea prioritaria della strategia è chiara e si chiama prevenzione, cui seguono il riutilizzo, il riciclaggio e altre modalità di recupero. All’ultimo posto nella lista dei possibili interventi, da usare soltanto se necessario, i sistemi di smaltimento come la messa in discarica. La norma UE prevede insomma che gli Stati UE ammodernino i loro piani di gestione dei rifiuti, predispongano appositi programmi di prevenzione entro il 2013, e riciclino il 50% dei rifiuti urbani e il 70% dei rifiuti da costruzione e demolizione entro il 2020. Il ricorso alle discariche in Italia è diminuito negli ultimi anni: nel 1995 il 95% dei rifiuti andava in discarica, un dato sceso al 50% nel 2007.

L’Europa fissava anche un calendario preciso, con un periodo transitorio di due anni a disposizione degli Stati per allinearsi alla norma, ma al termine previsto, il 12 dicembre scorso, solo pochi l’avevano recepita. Scatteranno così presto le procedure previste per chi non ha fatto quanto richiesto dalla direttiva rifiuti, con un percorso che potrebbe portare i Paesi inadempienti alla Corte di Giustizia. Nel frattempo, la Commissione europea continuerà a controllare l’attuazione e l’applicazione delle norme sui rifiuti e cercherà di sostenere gli Stati nella messa a punto di strategie e politiche adeguate. L’anno prossimo saranno adottate misure concrete per creare una società europea fondata sul riciclaggio e su un impiego efficiente delle risorse.

(fonte Asterisco Informazioni)

Zootecnia inquinata in Lazio: solidarietà del Consorzio Italia Zootecnica all’allevatore che ha denunciato l’inquinamento ambientale

Valle dei Veleni, così è chiamata dal 2005 la Valle del Sacco, quella zona del Lazio dove più di cinquanta aziende in nove paesi, tra Roma e Frosinone, sono state costrette a vedere distrutti anni di sacrifici. Colleferro; Gavignano; Segni; Paliano; Anagni; Sgurgola; Morolo; Supino, Ferentino: in questi paesi nel 2005 è stata dichiarata l’emergenza. Una sostanza tossica per l’uomo, vietata in Italia dal 2001, era stata ritrovata in quantità superiori ai limiti nel latte dei bovini, nel fieno e nel mais.

Da allora l’area di Colleferro continua ad essere utilizzata per lo stoccaggio e l’interramento di rifiuti tossici, senza che nessuna istituzione intervenga per far cessare questa situazione vergognosa. Ieri la “Valle degli Orrori” è tornata sugli schemi televisivi a far parlare di sé a seguito di una denuncia in televisione da parte di un allevatore che sta perdendo tutte le sue greggi per avvelenamento.

Istituzioni lontane. Noi agricoltori – ha detto Fabiano Barbisan, Presidente del Consorzio L’Italia Zootecnica – siamo sottoposti a rigidissimi sistemi di controllo e dobbiamo rispettare le regole ferree della Direttiva Nitrati, per prevenire la benché minima forma di inquinamento. Sembra però – continua Barbisan – che gli Enti pubblici e, nella fattispecie, la Regione Lazio, possano “soprassedere” alla cura del territorio ed al controllo degli scarichi abusivi di sostanze tossiche. Ma non erano stati investiti milioni di euro dalla Regione Lazio per bonificare la zona e rilanciare l’agricoltura e la zootecnia della Valle? Nulla, ancora una volta il Settore Primario è stato coinvolto in una vicenda scandalosa: bestiame, latte, foraggi, terreni…avvelenati dalle discariche abusive nascoste nella Valle.

Appello ai Ministri Fazio e Prestigiacomo. L’impegno degli agricoltori andrebbe premiato, perché nonostante le enormi difficoltà del settore vanno avanti e continuano a garantire produzione. Il Consorzio L’Italia Zootecnica esprime tutta la sua solidarietà all’allevatore laziale che ha avuto il coraggio per primo di denunciare quanto successo alla sua azienda e di preservare in questo modo la salute dei consumatori interrompendo la commercializzazione dei prodotti. Facciamo un appello ai Ministro della Salute, Fazio e dell’Ambiente Prestigiacomo, affinché intervengano con fermezza per sanare il malcostume di chi, istituzione, avrebbe dovuto occuparsi delle oltre 50 aziende vittime di una politica che certo non le aiuta.

(fonte Consorzio L’Italia Zootecnica)

Rifiuti: 20milioni di buste plastica in meno da smaltire nel 2011

Nel 2011 in Italia ci saranno circa 20 miliardi di sacchetti di plastica da smaltire in meno con un contributo determinante al contenimento dei rifiuti grazie al divieto di utilizzare quelli non biodegradabili che, con la riapertura dopo le feste di fine anno, tutti i negozi, supermarket e mercatini dovranno rispettare. E’ quanto stima la Coldiretti nel sottolineare che gli italiani consumano mediamente all’anno oltre 300 sacchetti a testa che diventano in gran parte rifiuto che va ad inquinare l’ambiente in modo  pressoché permanente poichè occorrono almeno 200 anni per decomporli.

Il problema non si limita a quello che si vede tra i rifiuti delle città, ma occorre pensare, per esempio, a quello che accade nei fiumi italiani e più in generale del mondo, quando le sponde ad ogni piena si trasformano in vere discariche; oppure alle isole di plastica degli oceani dove per un gioco di correnti si accumulano quantità enormi di rifiuti plastici galleggianti che quando si degradano avvelenano le catene alimentari, uccidendo migliaia di animali e soffocando gli organismi sul fondo dei mari. Sulla terraferma – continua la Coldiretti – spesso i rifiuti di plastica sono bruciati e ciò comporta l’emissione di sostanze clima-alteranti come l’anidride carbonica e inquinanti come le diossine, composti pericolosissimi per la salute dell’uomo e dell’ambiente.

L’inquinamento derivante dai sacchetti non è legato solo allo smaltimento, ma anche alla produzione. Si stima, infatti, che per produrne 200 mila tonnellate vengano bruciate 430 mila tonnellate di petrolio. Numerose sono le iniziative per sostituire le vecchie buste di plastica: dal ritorno alle tradizionali sporte in fibre naturali del passato alla sostituzione della plastica con materiali innovativi biodegradabili come i nuovi ecoshopper realizzati in bioplastica ricavata da mais e da altre materie vegetali. Con mezzo chilo di mais e un chilo di olio di girasole – precisa la Coldiretti – è possibile produrre circa 100 bustine di bioplastica non inquinante (bio shopper).

Nei mercati e nei punti vendita degli agricoltori di Campagna Amica - conclude la Coldiretti – sono molteplici le iniziative per favorire questo passaggio come i progetti  “Porta la Sporta” e “Compostiamoci meglio” (vedi sul portale www.campagnamica.it nella sezione stili sostenibili). La Coldiretti di Rovigo ha ideato e messo a disposizione dei frequentatori dei mercati di Campagna amica, una capiente borsa riutilizzabile con i loghi “Punto campagna amica” e “Coldiretti 100% solo prodotti agricoli italiani”. Una shopper in vero cotone naturale con grammatura di 250 grammi al metro quadro: praticamente indistruttibile e non paragonabile alle leggere borse di iuta che si trovano comunemente in vendita.

(fonte Coldiretti)

Mobilità sostenibile: Trentino introduce bike sharing,la bici condivisa

Arriva anche in Trentino, dopo il grande successo ottenuto a Parigi, Milano, Barcellona e Vienna, l’esperienza del ‘bike sharing’ ovvero della ‘bicicletta condivisa’. La novita’ riguardera’ Trento, Rovereto e Pergine Valsugana dove sara’ introdotto un sistema che mette a disposizione di cittadini e turisti, delle biciclette elettriche comunali ad uso pubblico condiviso. La Giunta ha approvato la delibera del vicepresidente Alberto Pacher che approva gli schemi di disciplinare di delega alle amministrazioni comunali. Il Bike Sharing consente di spostarsi da un punto all’altro con la bicicletta, in modo agevole e favorendo l’integrazione con i differenti mezzi di trasporto.

(fone Ansa.it)

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