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Maltempo. Manzato: necessario intervenire su scadenze del premio unico, ma gli agricoltori si assicurino. Gli aggiornamenti del Consorzio di Bonifica Alta Pianura Veneta e Coldiretti Veneto.

frutteti allagati“Le forti precipitazioni di queste ore, che ancora una volta bloccano le pratiche agricole e ritardano le decisioni colturali delle imprese rurali, rendono quanto mai urgente un intervento sulle scadenze europee entro le quali presentare le domande di premio unico comunitario e sulle penalizzazioni per i ritardi”.

Invito ad assicurarsi. Lo ha ribadito l’assessore all’agricoltura del Veneto Franco Manzato, che sta monitorando la situazione tramite gli uffici e che ha chiesto al Ministro delle politiche agricole Nunzia De Girolamo un intervento diretto a Bruxelles per posticipare la data ultima di presentazione richieste ed eliminare le decurtazioni dell’1 per cento del premio per ogni giorno lavorativo di ritardo. “In relazione ai danni che il maltempo può provocare – ha aggiunto l’assessore – invito gli imprenditori agricoli ad utilizzare il sistema dell’assicurazione agevolata. Non farlo è una scommessa sbagliata, una scelta imprenditoriale che si finirà per pagare”.

Le richieste di Manzato al Ministro De Girolamo. “La burocrazia condiziona il modo di operare delle persone ha detto ancora Manzato –ma non ha alcuna influenza sulle condizioni meteorologiche, che non si curano delle scartoffie e delle date. Relativamente alle domande di premio unico, penalizzate se presentate dopo il 15 maggio e irricevibili oltre il 10 giugno, le condizioni climatiche degli ultimi mesi e di questi giorni stanno creando problemi sempre più gravi alla preparazione del terreno e alle operazioni di semina, con forti incertezze sull’effettiva attuazione dei piani colturali già programmati. Proprio per questo la gestione del ritardo nella presentazione delle domande potrebbe essere definita in modo meno penalizzante per gli agricoltori. Ho quindi chiesto alla ministra De Girolamo di intervenire presso la Commissione, perchè per questa campagna non venga applicata la penalità dell’1 per cento al giorno per i ritardi e venga posticipare la data ultima per la presentazione della domanda unica”.

100 persone evacuate a San Bonifacio, nel veronese. Intanto il Consorzio di Bonifica Alta Pianura Veneta informa che è lunga una cinquantina di metri la rotta, registrata nell’argine del torrente Tramigna poco prima della confluenza nel fiume Alpone al confine tra i comuni di Soave e San Bonifacio, nel veronese; sul posto si sta intervenendo per contrastare la fuoriuscita di una cinquantina di metri cubi d’acqua al secondo, che hanno allagato i vigneti dell’area. L’emergenza registratasi a San Bonifacio ha consigliato l’evacuazione di 20 famiglie ed un centinaio di persone trascorreranno la notte da parenti, amici o nelle palestre messe a disposizione dall’Amministrazione Comunale. Sono comunque migliaia gli ettari sott’acqua a causa dell’odierna perturbazione meteorologica.  Molte le tracimazioni di corsi d’acqua minori; fossi e scoline erano già al limite per le copiose piogge, cadute nei giorni scorsi.  Rotte si sono anche registrate a San Martino Buonalbergo lungo il torrente Fibbio, a Montebello Vicentino lungo il Rio Selva ed a Gambellara lungo il torrente Rio. Resta la grande apprensione per la piena del fiume Bacchiglione, che attraverserà Vicenza nelle prossime ore. Fortunatamente, la situazione pare essere leggermente migliorata e l’ondata, che sembrava addirittura peggiore di quella alluvionale del 2010, dovrebbe invece rimanere contenuta all’interno degli argini.  In costante allerta la struttura operativa del Consorzio di bonifica, sie nel veronese che nel vicentino.

Stalle e aziende isolate. alta padovana in allarme, allagamenti anche nel trevigiano. Scuole, aziende agricole e stalle isolate, campi e strade allagate. Sono i primi danni rilevati da Coldiretti Veneto che sta monitorando la situazione delle campagne segnate dal maltempo. A causa dell’intensa pioggia di ieri e di un meteo schizofrenico, nonostante i fiumi stiano ancora reggendo, i terreni non riescono più ad assorbire il quantitativo esagerato di acqua che sta sommergendo le colture. La rete locale dei canali dell’Alta Padovana è già a livelli di massima e in alcuni casi si registrano i primi straripamenti a Santa Giustina in Colle, Camposanpiero, San Giorgio delle Pertiche, Arsego, Borgoricco e Trebaseleghe dove le colture a seminativo sono tutte bagnate. Il corso del Muson è sotto osservazione ma per gli agricoltori della zona, seppur in ritardo con le semine e i lavori, non c’è tregua. Se non vi sono stati i presupposti per piantare mais e soia, chi ha ortaggi deve far i conti con l’impossibilità di accedere addirittura alle coltivazioni. Non va meglio a Scorzè, nel veneziano, dove un quartiere della cittadina è sottacqua completamente, idem nella vicina provincia di Treviso nei comuni di Zero Branco, Mogliano Veneto fino a Silea dove il pericolo non è solo per le serre di fiori e verdure, ma anche per gli allevamenti: le scorte di foraggio potrebbero essere compromesse. Emergenza anche sui Colli Euganei per i dilavamenti sui pendii: primi segnali di cedimento con detriti nelle strade interne di Este. Smottamenti nella pedemontana trevigiana a Cison di Valmarino e Follina. Vigneti allagati a Valdobbiadene.  “Questi per gli agricoltori sono danni immediati – commenta Coldiretti Veneto – che rischiano di mettere in ginocchio un settore che ancora non si è ripreso da quelli della siccità 2012”.

(Fonte: Regione Veneto/Consorzio di Bonifica Alta Pianura Veneta/Coldiretti Veneto)

Tabacco, Scottà, i rischi della Direttiva Ue

campo-di-tabacco «L’Ue non dimentichi le molteplici realtà economiche e l’indotto complessivo che ruotano attorno al settore del tabacco, altrimenti il suo obiettivo di diminuire la percentuale di fumatori in Europa rischia di provocare una grave perdita di posti di lavoro». E’ stato questo il monito, lanciato all’Ue, dall’eurodeputato trevigiano Giancarlo Scottà, durante un’audizione che si è tenuta al Parlamento europeo, in merito alla direttiva comunitaria sul tabacco, alla presenza del commissario Ue alla Salute, Tonio Borg. «Pur essendo d’accordo con l’intento finale della proposta della Commissione Ue, ovvero quello di informare il consumatore degli effetti nocivi del fumo sulla salute, credo che la direttiva vada rivista, in quanto l’Ue dimentica alcuni suoi obiettivi-chiave, quali il sostegno alle Piccole medie imprese per il mantenimento dei posti di lavoro e la lotta alla contraffazione».

Scottà, “favorito il contrabbando”. Secondo l’europarlamentare, in base a questa direttiva, quello che viene ormai considerato il famigerato “pacchetto generico”, ed è solo un esempio, sarà più facile da imitare. Questo comporta che verrebbe in qualche modo favorito il commercio di sigarette contraffatte, con conseguenze pesanti non solo sui produttori e i rivenditori, ma evidentemente anche sul gettito fiscale degli Stati membri: «Tale direttiva, dunque, allo stato attuale, rischia di favorire il contrabbando di sigarette – ha concluso Scottà- aumentando i rischi per la salute di chi fumerà tabacco non conforme agli standard europei. Ora io non credo proprio che questo rientri nelle prerogative e negli obiettivi che si prefissa in questo settore la Ue».

(Fonte: Segreteria eurodeputato Scottà)

Riforma PAC 2014-2020 verso la conclusione

programma 27 settembre PAC bozza 3I Ministri europei dell’agricoltura hanno trovato la quadra sulla riforma della PAC post 2013. L’intesa è stata raggiunta a maggioranza qualificata, con il sostegno di 25 Paesi su 27 (contrari Slovacchia e Slovenia). La Presidenza di turno irlandese dell’UE ha comunque assicurato di aver ricevuto un “forte mandato” per negoziare, nel rispetto del calendario previsto, questa complessa partita con Commissione e Parlamento a partire da aprile. Obiettivo: concludere l’iter di riforma entro giugno.

In sintesi. Nel prossimo mese di giugno, il lungo e complesso iter di riforma che ha visto susseguirsi una serie di impennate e soste forzate, arriverà a compimento. Per la prima volta nella storia dell’Unione Europea sono entrati in gioco i poteri legislativi del Parlamento in materia agricola. La nuova PAC sarà così decisa congiuntamente da Parlamento, Consiglio e Commissione. La fase dei triloghi è iniziata l’11 aprile con il confronto tra Consiglio e Commissione sull’intero impianto della riforma, sul quale si conta di raggiungere un accordo entro la conclusione del semestre di Presidenza irlandese, ovvero il prossimo mese di giugno. Il via del Parlamento europeo (con vari distinguo). Il progetto di mandato per i negoziati con gli Stati Membri relativo alle future regole sui “Pagamenti diretti” è stato approvato con 427 voti (224 contrari e 32 astensioni). Quello riguardante i negoziati sulle norme future per lo “Sviluppo rurale” è stato invece approvato con 556 voti (95 contrari e 18 astensioni). Il progetto di mandato per i negoziati sulla futura “Organizzazione Comune di Mercato” è stato approvato con 375 voti (277 contrari e 24 astensioni). Infine, il mandato sui negoziati in materia di “Norme di finanziamento, di gestione e di monitoraggio” è stato approvato con 474 voti (172 contrari e 23 astensioni).

Una PAC più equa. Come ha rilevato dopo il voto lo stesso Presidente della Commissione Agricoltura del Parlamento europeo, Paolo De Castro, con questo provvedimento “è stato raggiunto un giusto equilibrio tra sicurezza alimentare e miglioramento della protezione ambientale. In questo modo, la nuova politica agricola europea potrà in futuro fornire maggiori beni pubblici ai cittadini. Allo stesso tempo, la nuova PAC dovrà essere resa meno burocratica e più equa per gli agricoltori, per rafforzarli e aiutarli a fronte a situazioni di crisi. Gli aiuti agli agricoltori sono soldi pubblici e quindi devono essere resi noti, ecco perché abbiamo votato in favore della loro pubblicazione. E abbiamo anche eliminato la possibilità che un agricoltore sia pagato due volte per lo stesso motivo. Questa sarà la posizione del Parlamento europeo al momento di negoziare la sua forma definitiva con gli Stati “Membri”. Greening. Il 30% dei bilanci nazionali per i pagamenti diretti dovrebbe essere subordinato al rispetto delle misure di greening obbligatorie, ma il Parlamento europeo sottolinea che tali misure devono essere rese più flessibili e graduali. Le tre misure principali (diversificazione delle colture, conservazione dei pascoli permanenti e creazione di aree di interesse ecologico), rimarrebbero tali, ma con alcune eccezioni, ad esempio, per prendere in considerazione le dimensioni dell’azienda.

Le sfide dei mercati. Per aiutare gli agricoltori a far fronte alla volatilità del mercato e a rafforzare la loro posizione contrattuale sui prezzi, le organizzazioni degli agricoltori dovrebbero avere nuovi strumenti a disposizione ed essere autorizzate a negoziare contratti per conto dei loro membri. Quote latte, zucchero e vino. Per garantire che la fine delle quote latte non comporti una crisi nel settore lattiero-caseario si dovranno prevedere aiuti per almeno tre mesi per i produttori di latte che hanno volontariamente tagliato la produzione di almeno il 5%. Emendamenti che chiedevano una proroga delle quote latte, oltre la data di scadenza del 2015, sono stati respinti. Il Parlamento ha posto il veto a proposte di permettere la fine delle quote per lo zucchero, in scadenza nel 2015, per consentire ai produttori di barbabietole di prepararsi alla liberalizzazione del settore prevista nel 2020. Anche il diritto di impianto della vite dovrebbe essere prorogato almeno fino al 2030.

Soglia, giovani, grandi beneficiari, tetto massimo degli aiuti, sburocratizzazione. Gli agricoltori di tutti gli Stati Membri non dovrebbero ricevere aiuti al di sotto del 65% della media UE. Il Parlamento ha anche votato a favore della pubblicazione dei beneficiari dei finanziamenti agricoli e ha inserito un elenco di proprietari terrieri, come gli aeroporti e le società sportive, che dovrebbero essere automaticamente esclusi dal finanziamento comunitario, a meno che non dimostrino che l’agricoltura contribuisce a una quota sostanziale del loro reddito. I giovani agricoltori dovrebbero ottenere un 25% in più sui pagamenti, per un massimo di 100 ettari, e gli Stati Membri dovrebbero essere liberi di utilizzare più fondi per sostenere i piccoli agricoltori. Il Parlamento ha sostenuto la proposta della Commissione di stabilire un tetto massimo, pari a 300.000 euro, per i pagamenti diretti a qualsiasi azienda e di ridurre sostanzialmente i pagamenti per chi riceve più di 150.000 euro. Ciò non si applicherebbe alle cooperative che ridistribuiscono i pagamenti ai propri membri. Infine, si dovrà puntare a un forte ridimensionamento della burocrazia e garantire che le sanzioni contro la violazione delle regole europee siano proporzionate.

(Fonte: Europe Direct Veneto di Veneto Agricoltura)

Bilancio UE 2014-2020, trovato l’accordo, ma i negoziati restano aperti

UE-bandieraNei giorni scorsi il Consiglio europeo ha trovato un accordo per il budget 2014-2020, riducendo del 3,4% rispetto al precedente budget pluriennale (34 miliardi di euro) le risorse sui sette anni.

Negoziazione. Gli impegni di spesa sul bilancio sono stati fissati a 960 miliardi di euro (ma solo 908 per i pagamenti effettivi), mentre la proposta iniziale della Commissione europea era di 1.025 miliardi di euro. I principali gruppi politici del Parlamento europeo, a cui tocca approvare il quadro finanziario pluriennale, hanno indicato che a queste condizioni non voteranno a favore. Questo budget, viene infatti sottolineato, non sarebbe all’altezza delle politiche di rilancio economico e apre al rischio di un deficit strutturale. La riduzione di fondi riguarda prevalentemente gli investimenti strutturali, la ricerca e la digitalizzazione: ambiti in cui si gioca il rilancio economico e sociale europeo. Il Parlamento europeo, invece, intende favorire un bilancio capace di stimolare la crescita e la creazione di posti di lavoro e sostiene l’idea che l’UE debba avere delle risorse proprie per ridurre i contributi degli Stati Membri. L’accordo di Bruxelles deve essere approvato dagli eurodeputati prima di poter entrare in vigore, pertanto il Parlamento negozierà con il Consiglio prima di votare sui piani di spesa.

(Fonte: Europe Direct Veneto)

La Commissione europea lancia “Crescita blu”, strategia marittima per il Mare Adriatico e Mar Ionio

pesca-300x300La Commissione europea ha adottato una strategia marittima per il Mare Adriatico e il Mar Ionio intesa a stimolare una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva nella regione. La strategia si fonda su quattro pilastri: un’economia blu rafforzata, un ambiente marino più sano, uno spazio marittimo più sicuro e attività di pesca responsabili. Alla base vi sono l’iniziativa della Commissione denominata “Crescita blu” e la dichiarazione di Limassol sull’Agenda marina e marittima per la crescita e l’occupazione, recentemente adottata dai Ministri dell’UE. Obiettivo dell’iniziativa è rendere il mare uno spazio centrale di innovazione, opportunità economiche e benessere per tutti i Paesi che lo circondano.

Una regione in rapida evoluzione. Data la sicura prospettiva di crescita dei Paesi balcanici occidentali, che indica tra l’altro un forte incremento della circolazione di persone, merci e servizi nel Mare Adriatico e nel Mar Ionio, risulta fondamentale pensare di preservare gli habitat marini e garantire lo sviluppo sostenibile della regione. Una sfida, questa, che appare complessa e per la quale occorre farsi trovare preparati. Pur riconoscendo il lavoro già svolto da diverse organizzazioni nella regione, la nuova strategia europea sottolinea la necessità di rafforzare la cooperazione. Essa farà uso delle risorse, della legislazione e delle strutture esistenti per promuovere partenariati transfrontalieri e mobilitare operatori locali, regionali e nazionali verso obiettivi comuni. Si tratta della prima iniziativa di questo genere nel bacino mediterraneo: la strategia contribuirà a sviluppare l’economia blu del bacino marittimo coordinando azioni di finanziamento e meccanismi di attuazione.

Gli ambiti di azione della strategia. Sono stati individuati alcuni ambiti prioritari, tra cui in particolare: stimolare la creazione di poli marittimi e reti di ricerca nonché la formulazione di una strategia di ricerca volta a dare impulso all’innovazione; accrescere la mobilità e le competenze della manodopera, con una maggiore trasparenza delle qualifiche; ottimizzare i collegamenti tramite lo sviluppo in tutta la regione di una rete di trasporti marittimi integrata, basata sulla domanda e a basse emissioni di carbonio, prestando particolare attenzione alla connettività insulare; favorire lo sviluppo sostenibile del turismo costiero e marittimo promuovendo l’innovazione unita a strategie di commercializzazione e prodotti comuni; creare nuovi posti di lavoro e nuove opportunità commerciali nel settore dell’acquacoltura grazie alla ricerca e all’innovazione; ridurre i rifiuti marini e migliorare la gestione dei rifiuti nelle zone costiere; modernizzare le attività di pesca grazie a un maggior rispetto delle norme, migliore conservazione, trasferimento delle informazioni e una migliore cooperazione in materia di esecuzione e di controllo.

Tempistica e avvio dei motori. La strategia sarà attuata nel 2013 tramite un piano d’azione messo a punto congiuntamente con le parti interessate della regione. La Commissione invita pertanto tutti gli interessati – a livello nazionale, regionale e locale – a proporre azioni concrete. La nuova strategia rientra nel quadro globale della politica marittima integrata dell’UE, che già include strategie marittime per il Mar Baltico e l’Oceano Atlantico. Essa potrebbe costituire il punto di partenza di una più ampia strategia macroregionale che i Paesi del Mare Adriatico e del Mar Ionio sono disposti a sviluppare. Ulteriori informazioni a questo link.

(Fonte: Europe Direct Veneto)

Filiera corta indispensabile per il trasporto degli animali

mucche in stallaUn numero sempre maggiore di animali è trasportato nell’UE in condizioni in via di peggioramento. Per ovviare al problema gli eurodeputati hanno chiesto (con una risoluzione non legislativa approvata con 555 voti a favore, 56 contrari e 34 astensioni) un rafforzamento delle norme.

Auspicabili una legge valida in tutta Europa e più ispezioni. Per porre rimedio ai problemi legati al benessere del bestiame durante il trasporto, i deputati sostengono che la legislazione vigente dovrebbe essere applicata in modo uniforme in tutti gli Stati Membri. Inoltre, si dovrebbero compiere più ispezioni in loco e le sanzioni nazionali contro i trasgressori dovrebbero essere armonizzate a livello europeo e avere un maggior effetto deterrente. Il testo della risoluzione sottolinea anche che devono essere prese in considerazione specifiche misure per limitare i tempi di trasporto degli animali destinati alla macellazione a otto ore, valutando comunque eccezioni dovute a carattere geografiche particolari o a questioni legate a certe specie di animali. I deputati hanno comunque fatto notare che il limite di otto ore per il trasporto non sarebbe sufficiente per migliorare il benessere degli animali, poiché spesso dipende maggiormente dalle adeguate strutture del veicolo e dalla corretta gestione degli animali.

Decisioni basate su ricerche scientifiche. Il Parlamento ha chiesto inoltre che siano migliorate le condizioni di trasporto degli animali basandosi su ricerche scientifiche, soprattutto per ciò che attiene allo spazio e alle scorte d’acqua. Per evitare i viaggi eccessivamente lunghi e non necessari del bestiame destinato al macello, i deputati hanno aggiunto che l’UE dovrebbe creare catene di approvvigionamento brevi e trasparenti, prendere misure per fermare il declino dei mattatoi locali e promuovere lo sviluppo dei piccoli centri.

La filiera corta conviene all’ambiente. Per l’europarlamentare Giancarlo Scottà, la Commissione europea dovrebbe presentare una valutazione completa di tutti i costi economici, ambientali e sociali sostenuti per il trasporto degli animali. E’ necessario infatti tenere conto dei costi affrontati dai trasportatori, per adeguare i veicoli alla legislazione comunitaria, che influiscono seriamente sulla parità di condizioni nel mercato interno. Le industrie agroalimentari, i dettaglianti e la ristorazione fungono da chiave di volta nel garantire la provenienza della carne da animali allevati e macellati localmente, nonché il trasporto di questi in condizioni che tutelino il loro benessere. Scottà ha anche sottolineato l’importanza dei macelli locali in quanto “favoriscono mercati alimentari a filiera corta che comportano costi minori per i trasporti e meno emissioni di CO2”.

(Fonte: Veneto Agricoltura Europa)

Le Organizzazioni agricole europee avvisano: “Guai a chi tocca i diritti d’impianto vitivinicoli”

viti valle dei Laghi (TN)

viti valle dei Laghi (TN)

Le Organizzazioni agricole europee Copa-Cogeca hanno chiesto al Gruppo di alto livello del settore vitivinicolo della Commissione europea di giungere in tempi brevi ad una soluzione soddisfacente circa la questione dei diritti di impianto.

Perchè cambiare un sistema che finora ha funzionato? In pratica, si chiede una risposta che rifletta la posizione espressa dai parlamentari e dalle parti interessate dei quindici Stati Membri che rappresentano il 98% della produzione vinicola dell’UE. Le Organizzazioni agricole europee chiedono, dunque, un quadro normativo per tutti gli Stati Membri e per tutti i tipi di vino. Perché – si chiede Copa-Cogeca – cambiare un sistema, quello dei diritti di impianto, che finora ha funzionato bene, soprattutto contribuendo a mantenere alta la qualità e la grande varietà dei vini europei, nonché l’occupazione nelle zone rurali, dove ci sono poche forme alternative di lavoro? Si ricorda, al riguardo, che Eurostat ha appena pubblicato i dati relativi il reddito degli agricoltori europei nel 2012 che mostrano la fragilità delle aziende a conduzione familiare del settore vitivinicolo (come non bastasse, la vendemmia 2012 ha perso il 9,4% del valore della produzione rispetto al 2011). La liberalizzazione degli impianti, sottolinea Copa-Cogeca in una nota, metterebbe in pericolo l’equilibrio del settore accentuando l’attuale crisi economica.

(Fonte: Veneto Agricoltura Europa)

La Commissione europea rinnova per il prossimo quinquennio l’incarico di sportello informativo Europe Direct a Veneto Agricoltura

logo 2009 EuropeDirect_VenetoLa Commissione europea ha rinnovato la Rete degli sportelli informativi Europe Direct per il periodo 2013-2017. Tra i 500 Centri selezionati (e cofinanziati) nei 27 Stati anche quello di Veneto Agricoltura, “Europe Direct Veneto”, un attestato di fiducia eloquente. E’ all’insegna di questo slogan, “una finestra sull’Europa”, che Europe Direct Veneto continuerà ad operare anche nei prossimi cinque anni con l’obiettivo di spiegare ai cittadini e alle imprese, comprese quelle agricole e rurali, quali sono le ripercussioni delle politiche europee a livello locale.

I compiti immediati di Europe Direct Veneto.  Comunicare l’evolversi dell’iter di avvicinamento al bilancio UE per il periodo 2014-2020, nonché la definizione della futura PAC (politica agricola europea), che rappresenta oggi un nodo difficile da sciogliere. Si dovrà, inoltre, sensibilizzare il pubblico in merito alle elezioni del Parlamento europeo del 2014 e contribuire al dibattito sul futuro dell’Europa, che a partire dal 1° luglio di quest’anno vedrà l’ingresso anche della Croazia.

48 i centri della Rete Europe Direct che operano in Italia. Il bando di selezione per il periodo 2013-2017 ha registrato un record di candidature in tutta Europa, in particolare in Italia (ben 170, il 24% in più rispetto al bando del 2009), a testimonianza dell’importanza che ormai riveste la Rete Europe Direct (coordinata dalla Direzione Generale Stampa e Comunicazione della Commissione europea) in tutte le Regioni europee. Dal responso della selezione risultano essere 48 i Centri che opereranno in Italia, dei quali due nel Veneto (Veneto Agricoltura e Comune di Venezia). Con la selezione dei 48 sportelli italiani della Rete Europe Direct, la Commissione europea ha assicurato una capillare copertura dell’intero territorio nazionale, grazie alla presenza di almeno un centro Europe Direct in ciascuna Regione e nelle Provincie autonome di Trento e Bolzano. Particolare attenzione è dedicata al Meridione dove Regioni come Sicilia e Campania (4 Centri ciascuna), Puglia e Calabria (3 centri) hanno il maggior numero di uffici Europe Direct. La Commissione europea – in una nota – ha fatto sapere che l’alto numero di candidature ha comportato una forte competizione e una serrata selezione. Anche per questo la conferma dello sportello di Veneto Agricoltura assume un significato particolarmente importante.

Formazione nelle scuole. Europe Direct Veneto, collocato presso l’Ufficio Stampa di Veneto Agricoltura, potrà così proseguire la sua pluriennale attività di informazione e animazione sulle politiche europee, in particolare agricole, rurali e ambientali. E’ grazie a questa intensa azione fatta di convegni, incontri nelle scuole, video-conferenze, pubblicazioni tematiche, newsletter, risposte a richieste di informazioni, ecc. sui grandi temi dell’UE che Europe Direct Veneto è divenuto un importante punto di riferimento per quanti, in tutta la Regione, intendono avvicinarsi e capire sempre di più l’Europa e le sue politiche. Inoltre, grazie alle decine di incontri attivati nelle scuole medie e superiori di tutto il Veneto negli ultimi sei anni con il progetto “L’Europa entra nelle scuole”, gli esperti dello sportello di Veneto Agricoltura hanno incontrato oltre 10.000 studenti. L’attività nelle scuole sta proseguendo anche in questi mesi con il coinvolgimento, tra gli altri, anche degli istituti agrari.

L’attività di informazione rappresenta comunque il fiore all’occhiello di Europe Direct Veneto. Il suo quindicinale “Veneto Agricoltura Europa” (che proprio quest’anno compie 25 anni) è divenuto uno strumento informativo prezioso per tutto il mondo agricolo e rurale. Come pure l’agile servizio di trasmissione di notizie flash via sms o le pubblicazioni della Collana dedicate a importanti tematiche europee (il Quaderno 14, pubblicato in questi giorni, affronta le questioni della sicurezza alimentare e della qualità dei prodotti agroalimentari).

(Fonte: Veneto Agricoltura)

Bilancio UE 2014-2020, rinviata l’intesa sui tagli. Capitolo agricolo ancora al palo.

programma 27 settembre PAC bozza 3Il Vertice straordinario dei Capi di Stato e di Governo di fine novembre, il cui obiettivo era quello di definire il quadro finanziario dell’Unione Europea per il periodo 2014-2020, si è chiuso con un nulla di fatto. Dunque, nessuna indicazione è giunta circa l’ammontare delle risorse finanziarie da destinare nei prossimi anni alle politiche europee, tantomeno a quelle agricole.

Richieste di tagli ulteriori. Dal vertice di Bruxelles è emerso, invece, che anche la Germania – come già in precedenza avevano chiesto Regno Unito (“Non si tratta di spostare risorse da un capitolo all’altro del bilancio. Dobbiamo tagliare le spese che non possiamo più permetterci” ha detto il premier britannico, David Cameron), Danimarca, Finlandia, Paesi Bassi e Svezia – sollecita riduzioni del bilancio comunitario più consistenti di quelle indicate nell’ultima proposta di compromesso presentata dal Presidente del Consiglio europeo, Herman Von Rompuy. Tale compromesso prevedeva già una diminuzione complessiva di circa 80 miliardi di euro rispetto alle proposte della Commissione europea, ma con un miglioramento per le spese destinate all’agricoltura (8 miliardi).

Tutto da rifare? Il testo messo a punto da Von Rompuy prevedeva per la PAC un ammontare complessivo di 372,2 miliardi di euro (comunque 14 in meno rispetto alle richieste della Commissione), di cui 277,8 da destinare agli aiuti diretti e alla gestione dei mercati. Altri 83,6 miliardi erano destinati alle politiche di Sviluppo rurale, da ripartire tra gli Stati Membri tenendo conto di alcune nuove assegnazioni specifiche, tra le quali quella per l’Italia pari a un miliardo di euro.

Qualche conferma. Confermata, invece, la flessibilità a livello nazionale per l’applicazione della componente ecologica (Greening) degli aiuti diretti e la creazione di una riserva, con una dotazione di 2,8 miliardi di euro, autofinanziata dagli agricoltori mediante la riduzione degli aiuti diretti, a cui attingere in caso di grave crisi di mercato. Prossimamente, il Presidente del Consiglio europeo avvierà un nuovo giro di contatti con gli Stati Membri per preparare al meglio il prossimo Vertice da convocare all’inizio del 2013. Fonti comunitarie hanno già indicato che, per siglare l’intesa, sarà inevitabile proporre nuovi tagli che però dovrebbero preservare la dotazione finanziaria per gli aiuti diretti. La scure potrebbe dunque abbattersi sui finanziamenti da destinare al secondo Pilastro della PAC (Sviluppo rurale).

(Fonte: Veneto Agricoltura Europa)

Ambiente, Europa in linea con il taglio delle emissioni. L’Italia no.

Nell’Unione Europea le emissioni di gas a effetto serra nel 2011 sono calate del 2,5% rispetto ai dodici mesi precedenti. Il dato è stato comunicato dall’Agenzia europea dell’ambiente (Eea, European environment agency), che nei giorni scorsi ha pubblicato due distinti report sulla materia, uno dedicato alle previsioni di consuntivo dello scorso anno, l’altro alla situazione dei singoli Paesi e al quadro stimato per il 2012.

Normativa europea “20-20-20″. La maggior parte dei Paesi dell’Unione risulta così in linea con gli obiettivi di Kyoto e il Vecchio continente, nel suo insieme, è sulla strada giusta per centrare gli obiettivi previsti dalla normativa europea “20-20-20”, quella che ha messo in pratica i buoni propositi del protocollo: abbattere del 20% le emissioni entro il 2020 rispetto ai dati del 1990. Siamo infatti arrivati a 16,5% considerando anche il settore dell’aviazione, senza il quale ci attestiamo a -17,5%. Anche senza misure aggiuntive rispetto a quelle già messe in atto nei vari Paesi, osserva l’Agenzia, l’Europa dovrebbe farcela. Inoltre, l’Eea osserva come, contrariamente a quanto si sostiene da tempo, la riduzione delle emissioni non sembra collegata esclusivamente alla crisi economica, o perlomeno non è così considerando il complesso dell’Europa: a fronte del decremento del 2,5% della CO2, infatti, l’economia europea è cresciuta dell’1,5%.

Luci e ombre tra i 27 Stati Membri. Ci sono però un paio di elementi che ridimensionano, pur se in piccola parte, la portata del successo. Primo: l’inverno mite del 2011 ha avuto un ruolo chiave nel taglio delle emissioni, facendo calare rispetto al 2010 la richiesta di combustibili fossili per il riscaldamento. Il secondo piccolo “neo” è che non tutti i Paesi si sono comportati bene e in alcuni casi, anzi, il livello di produzione di CO2 è aumentato. Chi tra il 2010 e il 2011 ha percorso più strada in avanti possiede tutto sommato quote abbastanza modeste nel conteggio complessivo: si tratta di Cipro (-13%), Belgio, Finlandia e Danimarca (-8%). In termini assoluti, chi ha ridotto maggiormente le emissioni è la Gran Bretagna (36 milioni in meno di tonnellate equivalenti di CO2, corrispondenti a un -6%); seguono la Francia (24 milioni di tonnellate in meno, -5%) e la Germania (17 milioni, -1,8%). Tuttavia in Europa ci sono nove Paesi che hanno percorso la strada in senso opposto aumentando le proprie emissioni: tra questi, la Bulgaria che ha registrato un incremento dell’11%, la Lituania (quasi +3%) e la Romania (+2%).

Italia bacchettata. Per quanto riguarda l’Italia, invece, il giudizio dell’Eea purtroppo non è lusinghiero. Dopo un biennio di crescita delle proprie emissioni (+2% tra 2009 e 2010), il nostro Paese è tornato a ridurle, ma in percentuale più modesta rispetto alla media europea (-1,5%, secondo le stime nazionali, circa otto milioni di tonnellate in meno di gas climalteranti). Ma questo non basta ad allinearci agli obiettivi, secondo i quali avremmo dovuto arrivare all’appuntamento con un taglio di almeno 11 milioni ulteriori. Considerando anche il settore agricolo e gli sforzi del Governo, che intende avvalersi dei meccanismi flessibili di Kyoto, il gap si riduce ma resta comunque troppo alto. L’Italia non rispetterà quindi il numero di quote di emissioni assegnate per il 2011 e al momento, come ammonisce l’Eea, non ha nemmeno comunicato come intende acquistare gli ulteriori crediti necessari.

(Fonte: Veneto Agricoltura Europa)

 

 

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