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Ue, efficienza energetica: nuovo obiettivo

gas serraNuove opportunità per le imprese europee, bollette energetiche a prezzi accessibili per i consumatori, migliore sicurezza energetica grazie ad una significativa riduzione delle importazioni di gas naturale e l’impatto positivo sull’ambiente: questi sono alcuni degli effetti positivi previsti dall’obiettivo di efficienza energetica per il 2030 proposto dalla Commissione europea.

Entro il 2030, emissioni CO2 da ridurre del 40%. L’obiettivo di risparmio energetico proposto va oltre il 25% necessario per ridurre del 40% le emissioni di CO2 entro il 2030; allo stesso tempo, la strategia per l’efficienza energetica si propone di garantire un corretto equilibrio tra i benefici ei costi completando il quadro d’azione in materia di energia e clima, presentato lo scorso gennaio. La Commissione, tramite queste azioni, vuole dare il giusto segnale al mercato e incoraggiare gli investimenti in tecnologie a risparmio energetico e ciò nell’interesse delle imprese, dei consumatori e dell’ambiente. La Commissione ha esaminato inoltre i progressi verso il più ampio obiettivo del 20% di efficienza energetica dell’Unione europea per il 2020. L’Ue stima di conseguire un risparmio energetico del 18-19% entro il 2020; tuttavia, l’obiettivo concordato del 20% può essere raggiunto se tutti i paesi dell’Ue daranno piena attuazione alla normativa già concordata. La Commissione non intende proporre nuove misure, ma invita gli Stati membri a intensificare gli sforzi per garantire il raggiungimento collettivo del target 2020.

I benefici per i consumatori. I benefici delle politiche attuali in materia di efficienza energetica per le imprese ei consumatori sono provati: l’intensità energetica del settore industriale nell’UE è diminuita di quasi il 19% tra il 2001 e il 2011; la migliore efficienza di elettrodomestici dovrebbe consentire ai consumatori di salvare 100 miliardi di euro all’anno sulle loro bollette energetiche entro il 2020, cioè 465 euro per nucleo familiare; i nuovi edifici ora consumano la metà dell’energia nel 1980. Infine nel 2017 la Commissione esaminerà i progressi compiuti in termini di efficienza energetica ed esaminerà la possibilità di utilizzare altri indicatori per esprimere e monitorare i progressi verso l’obiettivo di efficienza energetica (ad esempio che tengano maggiormente conto dei cambiamenti di fondo del PIL , della crescita della popolazione..). La Direttiva sull’efficienza energetica del 2012 ha introdotto misure rigorose per conseguire l’efficienza energetica del 20% entro il 2020. Tale obiettivo fa parte dei più ampi obiettivi dell’UE in materia di energia e clima per il 2020, che comprendono la riduzione del 20% delle emissioni di gas serra e l’aumento della proporzione delle energie rinnovabili nel consumo finale al 20%. Attualmente, l’Italia ha notificato il pieno recepimento della direttiva sull’efficienza energetica nel diritto interno.

Fonte: Asterisco Informazioni

Outlook agricolo UE 2014, previsto un ottimo raccolto di cereali e un aumento della produzione di carne e latte

lavoro-voucher-agricoltura-treviso-provincia-crisiLa Commissione europea ha pubblicato le previsioni agricole a breve termine (2014-2015) che, in sintesi,
indicano un buon raccolto di cereali e un aumento della produzione di carne, latte e prodotti lattiero-caseari.
Il “Short-Term Agricultural Outlook” si presenta ricco di dati e informazioni. Vediamo i passaggi salienti.

Cereali. I dati consolidati confermano per il 2013-2014 un raccolto di 302 milioni di tonnellate (+5% sulla media degli ultimi cinque anni e +8% sul 2012-2013), con un livello record per quanto riguarda le esportazioni che raggiungono i 42 milioni di tonnellate. Anche il raccolto 2014-2015 si annuncia leggermente in crescita (303 milioni di tonnellate).

Carne. Dopo due anni di offerta limitata, nel 2014 la produzione di carne nell’UE è destinata a crescere ancora. La tiepida ripresa economica in atto fa pensare che il consumo di carne in Europa possa aumentare, mentre le esportazioni dovrebbero diminuire, in particolare quelle suine e di pollame, i settori più colpiti a seguito della crescente incertezza di alcuni dei più importanti partner commerciali, come la Russia (l’embargo sulle importazioni di carni suine provenienti dall’UE ha provocato nei primi quattro mesi del 2014 un crollo calcolato attorno all’80% sul 2013). Tuttavia, la forte domanda asiatica ha limitato il calo complessivo delle esportazioni UE al 16%.

Latte. Per quanto riguarda il latte, nei primi quattro mesi del 2014 le forniture hanno toccato il massimo storico (+6% sullo stesso periodo del 2013). Contrariamente alle aspettative, rileva la Commissione nel suo outlook, la produzione in alcuni Paesi dell’UE non è diminuita, nonostante il rischio di sforamento dei contingenti. Tale eventualità è stata anticipata con prezzi piuttosto alti in Germania, Danimarca e Austria. In Irlanda la produzione di latte ha rallentato bruscamente, raggiungendo il minimo del 2012, per poi risalire nel mese di aprile (+22% rispetto allo stesso mese del 2013). Non era previsto invece l’aumento del 7,3% della produzione di latte in Polonia, dove i prezzi sono tra i più bassi in Europa. In alcuni Stati Membri (Regno Unito, Francia, Estonia e Romania) che sottoutilizzano le loro quote, le forniture di latte sono aumentate in modo significativo nei primi quattro mesi dell’anno. La produzione in Grecia e Repubblica Ceca continua invece a diminuire. Complessivamente i prezzi del latte rimangono elevati (+15,5% rispetto ai primi quattro mesi del 2014), grazie alle esportazioni, in particolare del latte in polvere. A parte la leggera flessione registrata nel mese di aprile 2014, i prezzi restano sostenuti (38,35euro/100kg). Per l’anno in corso, nell’UE si prevede un incremento della produzione di latte del 2,8%, pari a 4 milioni di tonnellate, per una
produzione complessiva di 145,3 milioni di tonnellate. Il rapporto della Commissione sottolinea che nel 2015 la fine delle quote latte potrebbe portare ad un aumento della produzione in alcuni Stati Membri.  Per scaricare l’Outlook

Fonte: Europe Direct Veneto

Concorso fotografico UE sul ruolo delle aziende agricole a conduzione famigliare, entro luglio l’invio delle immagini

2014 Anno Internazionale Agricoltura FamiliareL’Organizzazione agricola europea Copa-Cogeca ha lanciato un concorso fotografico aperto al pubblico il cui obiettivo è di mostrare l’importanza delle aziende a conduzione familiare nel contesto del 2014 proclamato dalle Nazioni Unite “Anno dell’agricoltura familiare”.

Le fotografie dei vincitori saranno esposte al Parlamento europeo il 22 settembre con l’obiettivo di presentare un’immagine moderna dell’agricoltura. Nell’occasione è prevista una degustazione di numerose specialità regionali e prodotti di qualità e saranno installati vari stand destinati a promuovere prodotti provenienti da tutta l’UE. L’evento rientra nella campagna di Copa-Cogeca “La PAC conta!”, incentrata sulla nuova PAC 2014-2020 e sulla necessità di disporre di una politica agricola europea forte, in grado di rispondere alle esigenze delle aziende a conduzione familiare.

Per partecipare al concorso fotografico basta inviare una foto con i dati personali alla mail: amanda.cheesley@copa-cogeca.eu entro la fine di luglio. Al vincitore sarà offerto un week-end per due persone a Barcellona, mentre gli altri premiati riceveranno un paniere di prodotti agricoli di qualità.

(Fonte:Europe Direct Veneto)

Consiglio Agricoltura UE a giugno 2014, tra accordi e tanti nulla di fatto

latte_16492Si è tenuto lo scorso giugno a Lussemburgo il Consiglio dei Ministri agricoli europei. In discussione la riforma del settore ortofrutticolo, il programma di distribuzione dei prodotti agricoli nelle scuole, i negoziati con i Paesi terzi sul biologico, l’etichettatura di origine delle carni e il futuro del settore del latte.

Riforma del settore Ortofrutta, la strada si fa in discesa. I 28 Ministri agricoli dell’UE hanno trovato un accordo sulla futura riforma del settore ortofrutticolo. Entro il 2018 la Commissione europea dovrà pubblicare un rapporto con le possibili proposte legislative su tutte le regole comunitarie di settore. Soddisfatta l’Italia, che preferisce attendere l’entrata in vigore della nuova PAC prima di mettere mano alla riforma del settore, per il quale le nuove regole varranno dal 2020. Soddisfatte anche Francia e Spagna, oltre a Germania, Danimarca e Paesi Bassi che raccomandano una ridiscussione totale dell’Organizzazione Comune dei Mercati Unica per orientarla verso una maggiore ricerca e sviluppo. Infine, dieci Paesi (Ungheria, Bulgaria, Croazia, Polonia, Portogallo, Slovacchia, Romania e Slovenia) chiedono una migliore ripartizione dei fondi per i produttori di certe regioni.

Prodotti agricoli nelle scuole, intesa sugli obiettivi. I Ministri agricoli UE hanno stabilito di definire un unico programma di distribuzione dei prodotti agricoli nelle scuole europee. Allo scopo, è stato presentato il progetto di fusione dei due attuali distinti programmi (Frutta/Verdura; Latte/Prodotti collegati), ma si rischia ora una battaglia giuridica tra Istituzioni europee. Infatti, pur d’accordo sul fine (ottimizzare l’intera distribuzione di prodotti agricoli nelle scuole diminuendo i costi amministrativi), è il metodo di attuazione che divide: all’orizzonte, dunque, uno scontro tra Consiglio UE (Paesi Membri) e Parlamento europeo sul metodo giuridico da utilizzare, che vede quest’ultimo impegnato a mantenere la codecisione sulla materia (ovvero la possibilità di essere incluso nel processo legislativo). Va segnalato, infine, che alcune delegazioni nazionali hanno chiesto un’estensione dei prodotti inclusi nel programma ai formaggi e yogurt; altre hanno chiesto di includere anche i prodotti a base di frutta trasformata come i succhi; altre ancora di prendere in considerazione anche il miele, le olive da tavola e l’olio d’oliva.

Negoziati con i Paesi terzi sul biologico: accordi da rivedere. Il Commissario europeo all’Agricoltura, Dacian Ciolos, ha proposto di “rivedere gli accordi internazionali dell’UE passando da disposizioni amministrative ad accordi reali, con una vera reciprocità tra Paesi, anche per consentire ai produttori comunitari di esportare in modo trasparente e con garanzie giuridiche”. La revisione in corso del quadro giuridico del settore della produzione biologica ha rivelato delle carenze nel sistema attuale di riconoscimento dei Paesi terzi ai fini della reciprocità. Il Consiglio dell’UE ha quindi incoraggiato la Commissione europea a migliorare gli attuali meccanismi per agevolare il commercio internazionale di prodotti biologici, richiedendo reciprocità e trasparenza in tutti gli accordi commerciali. “Applicheremo la stretta conformità alle regole UE per le importazioni di prodotti biologici, riducendo così il margine di manovra degli organismi di controllo nei Paesi terzi”, ha concluso Ciolos.

Etichettatura di origine della carne, tutto (o quasi) da rifare. Il Consiglio dei Ministri agricoli ha rigettato la proposta del Parlamento europeo di indicare l’origine di tutte le carni (ovina, suina, caprina e bianca) come oggi avviene per quella bovina. Si ricorda che il Parlamento aveva votato il 6 febbraio scorso a grande maggioranza l’obbligo di indicazione in etichetta dell’origine di tutti i prodotti non trasformati a base di carne. Secondo la Commissione europea, la richiesta del’Emiciclo era troppo azzardata in quanto una simile etichettatura avrebbe aumentato i costi di produzione dei prodotti. Contrari, infatti, si sono detti Irlanda, Spagna, Francia, Paesi Bassi, Belgio e Portogallo.

Latte, tutti divisi su tutto. La Presidenza greca del Consiglio UE non è riuscita a mettere d’accordo le due anime presenti all’interno dello stesso Consiglio agricolo sul futuro del settore lattiero: da una parte i Paesi che vogliono un minor coefficiente di grasso nel latte (con conseguenti maggiori quote di produzione), dall’altra gli Stati contrari. Tra i primi figurano Germania, Danimarca e Paesi Bassi. L’Italia, come la Francia, l’Ungheria, la Slovenia e la Slovacchia, vuole solamente rafforzare gli strumenti di mercato. A parte, Regno Unito e Svezia che non vogliono né un minor coefficiente di grasso né un ulteriore intervento europeo sul mercato. Al contrario, Austria e Polonia vogliono entrambi gli interventi. Ovviamente, i Paesi che vogliono un minor coefficiente di grasso sono quelli che hanno superato le quote di produzione e che non vogliono pagare delle sanzioni.

(Fonte: Europe Direct Veneto)

Agroalimentare, l’UE primo esportatore del mondo

UE-bandieraNel 2013 le esportazioni agroalimentari UE hanno raggiunto un valore di 120 miliardi di euro. Cifra da capogiro che rende l’Unione Europea il primo esportatore del mondo di prodotti agricoli e alimentari.Allo stesso tempo, le importazioni europee sono rimaste stabili, creando così un saldo netto di 18,5 miliardi di euro.

UE primo attore anche nell’export di materie prime. Sono queste le principali conclusioni della panoramica sulle performance del commercio agricolo dell’UE nel 2013, appena pubblicato dalla Commissione europea. L’UE si conferma dunque non solo primo attore in fatto di esportazioni di prodotti finiti ad alto valore aggiunto, ma anche di materie prime, in particolare grano e orzo, con destinazione i paesi del Medio Oriente e Nord Africa in forte espansione nel 2013. I mercati che sono cresciuti maggiormente per le esportazioni agricole europee sono stati quello cinese e dell’Arabia Saudita. Gli Stati Uniti rimangono la destinazione più importante per le esportazioni agroalimentari dell’Unione europea.

(Fonte: Europe Direct Veneto)

“Farm Inc.”, una nuova opportunità per le imprese agricole

Immagine 1L’Organizzazione agricola europea Copa-Cogeca ha lanciato, insieme ad altre sei organizzazioni partner, il progetto “Farms Inc.”, concepito per aiutare gli agricoltori a migliorare la commercializzazione e il branding dei loro prodotti e a trarre vantaggio dalle nuove opportunità di mercato.

Corsi di formazione professionale per migliorare le proprie strategie di marketing. “Farm Inc.” contribuirà a rafforzare le PMI agricole attraverso lo sviluppo di strumenti che aiuteranno gli imprenditori a essere maggiormente consapevoli della necessità di applicare nuove strategie di marketing, come la creazione di marchi regionali. Il progetto si basa sull’innovativo strumento metodologico di formazione per la commercializzazione realizzato dall’organizzazione lettone “Latvian Farmers Parliament” e mira  a consolidare le competenze degli imprenditori agricoli e a offrire loro corsi di formazione professionale.

(Fonte: Europe Direct Veneto)

Clima ed energia 2030, agricoltori preoccupati per i possibili nuovi oneri

lavoro-voucher-agricoltura-treviso-provincia-crisiLe Organizzazioni agricole europee si dicono preoccupate per gli oneri a carico dell’agricoltura di fronte al nuovo quadro sulle politiche energetiche e il climatica all’orizzonte del 2030. La Commissione europea potrebbe infatti imporre immensi oneri al settore agricolo, minacciando la competitività del comparto, la crescita verde, l’occupazione e l’offerta di derrate alimentari.

In discussione la percentuale di riduzione delle emissioni di gas a effetto sera. E’ questa la sintesi di una missiva inviata al Consiglio dell’UE, dal Segretario generale del Copa-Cogeca, Pekka Pesonen, che evidenzia la necessità di una maggiore cautela nei confronti dell’opzione di un innalzamento dell’obiettivo di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra (GES) al 40% entro il 2030 (a fronte del 20% previsto entro il 2020), avvertendo che ciò imporrebbe un onere indebito al settore non ETS (Emissions Trading System), che comprende l’agricoltura. La questione è stata affrontata dai Capi di Stato e di Governo nel corso dell’ultimo Consiglio.

L’agricoltura ha già fatto la sua parte. Secondo Copa-Cogeca, i settori agricolo e silvicolo europei hanno già apportato un notevole contributo all’attenuazione del cambiamento climatico generando energie rinnovabili per altri settori, le quali non sono però contabilizzate fra le riduzioni di GES realizzate dal settore agricolo. Questi comparti sono all’avanguardia nello sviluppo di fonti energetiche rinnovabili grazie alla loro produzione di biomassa, di biocarburanti e di biogas, nonché ai loro impianti di pannelli fotovoltaici e di turbine eoliche. Tutto ciò contribuisce anche a contenere la dipendenza dell’UE dai combustibili fossili. In aggiunta, il settore agricolo dell’UE ha ridotto le proprie emissioni di GES molto più di quanto non abbiano fatto, in media, altri settori fra il 1990 e il 2011. Tuttavia, il settore non sarà in grado di mantenere questo ritmo nei prossimi anni, soprattutto a fronte dell‘incremento della domanda alimentare. “Per questo motivo – si legge in una nota dell’Organizzazione – dobbiamo fare in modo che il contributo di questi settori all’obiettivo di riduzione delle emissioni non metta a repentaglio la loro competitività. Dobbiamo assicurare una certa flessibilità fra la decisione relativa alla condivisione degli sforzi e le regole di contabilizzazione delle emissioni e degli assorbimenti di CO2 derivanti dalle attività connesse all’uso del suolo, ai cambiamenti di uso del suolo e alla silvicoltura”.

(Fonte: Veneto Agricoltura Europa)

Produzione cerealicola e oleaginosa europea, positive le prime stime

4_cerealiCopa-Cogeca ha pubblicato le stime di produzione nell’UE-28 per la campagna 2014/2015. Situazione positiva per una stagione di crescita ancora agli inizi.

Cereali. Le colture sono in buono stato grazie a un inverno mite e alle buone condizioni di semina di cereali vernini. Malgrado delle incertezze circa la coltivazione di mais, le superfici dovrebbero rimanere complessivamente stabili, mentre la produzione di cereali di tutta l’UE dovrebbe aumentare dell’1,5% rispetto all’anno scorso. Le superfici investite a frumento dovrebbero registrare un leggero aumento. Anche nel Regno Unito la situazione è positiva nonostante le recenti forti inondazioni. Tuttavia, in alcuni Paesi, come la Spagna, è ancora troppo presto per fare un bilancio e anche per il resto dell’UE i dati sono forniti con una certa cautela. Desta qualche preoccupazione la diminuzione delle semine di frumento duro malgrado le buone condizioni climatiche registrate in queste regioni. Gli Stati baltici devono fare i conti con un elevatissimo tasso di perdite (circa l’80%) determinate dai rigori dell’inverno e per questo stanno cercando varietà di sementi primaverili disponibili. Al fine di garantire in futuro la disponibilità di sementi, Copa-Cogeca ha chiesto la predisposizione di un bilancio delle sementi di cereali, oleaginose e proteaginose.

Semi oleosi. Le stime relative ai semi oleosi nell’UE-28 per la campagna di commercializzazione 2014/2014 indicano buone prospettive di mercato e buone condizioni delle semine invernali. Anche se la stagione di crescita è ancora agli inizi, le colture sembrano essere in ottime condizioni e si prevede un buon raccolto. In particolare, si prevede che la produzione di colza rimanga ad un livello elevato: circa 21 milioni di tonnellate con un aumento delle superfici dell’1,7% rispetto allo scorso anno. I produttori europei dovrebbero quindi fornire un buon raccolto, riducendo così l’impatto di eventuali riduzioni produttive in altri continenti. Rispetto allo scorso anno, nell’UE-28 si prevede un aumento del 2,2% della superficie totale di semi oleosi. Lo strumento di monitoraggio per le colture proteiche e vegetali che Copa-Cogeca sta attuando si sta dunque rivelando di grande utilità, visto che consente di avere una visione sempre più chiara sul comparto, sulla dipendenza dell’UE dalle importazioni e di capire meglio il mercato. Questo strumento può anche essere utilizzato per valutare l’impatto diretto o indiretto delle politiche europee – come la politica sui biocarburanti – sulla produzione agricola dell’UE.

(Fonte: Europe Direct Veneto)

Censimento agricolo 2010: meno aziende (in Veneto ed Europa), ma più grandi e ricche

lavoro-voucher-agricoltura-treviso-provincia-crisiNel corso del recente seminario “Lo spazio economico dell’agricoltura veneta nel 2010. Tipologia e sinergie territoriali”, promosso da Regione del Veneto e Istat (Istituto Nazionale di Statistica), sono stati diffusi i dati economici emergenti dal 6° Censimento generale dell’agricoltura svoltosi nell’ottobre 2010, per la prima volta nello stesso giorno in tutti i Paesi dell’Europa a 27.

Il censimento nel Veneto ha contato 119.384 aziende (1,6 milioni in Italia) per 811.440 ettari di superficie agricola utilizzata (13 milioni di ettari in Italia). Seguendo la tendenza generale a livello nazionale, anche le aziende venete risultano in calo (-32,4%) ma più grandi rispetto al decennio precedente, con un aumento della superficie agricola media +41,1% e pari a 6,8 ettari, oltre un ettaro al di sotto della media nazionale (7,9 ettari): sono le aziende più piccole a cedere il passo a quelle più grandi, che normalmente ne assorbono la superficie. La redditività aziendale media per il Veneto supera i 46.000 euro per azienda, nettamente al di sopra della media nazionale di 30.500 euro per azienda, con una distribuzione che vede oltre la metà delle aziende venete con una redditività inferiore a 8.000 euro ed un 8,5% con redditività superiore a 100.000 euro. Le aziende venete risultano fortemente polarizzate nelle loro specializzazioni: il 55% delle aziende venete ricava la fonte dei propri redditi dalle colture a seminativi ed il 25% dagli alberi da frutto. Fra queste spiccano vere e proprie eccellenze, come le aziende vinicole capaci di produrre per il 2013 quasi 9 milioni di ettolitri di vino di qualità (il 90% è DOP o IGP), molto apprezzato all’estero al punto che il Veneto è la prima regione esportatrice d’Italia, con quasi 1,6 miliardi di euro in valore (+10% rispetto al 2012).

Nel resto dell’Europa la redditività è più bassa. Il censimento dimostra che anche i giovani (capi azienda under 40) apportano il loro dinamico contributo nelle aziende agricole: pur rappresentando nel 2010 il 7,2% del totale, essi realizzano un reddito aziendale medio quasi 2 volte e mezzo superiore a quello delle aziende venete (rispettivamente 109 mila euro contro 46 mila), soprattutto grazie alla maggior propensione alla multifunzionalità. In tutta l’Europa a 27 si sono registrate 12 milioni di aziende agricole (il 46 per cento delle quali si trova in Italia ed in Romania) per 170 milioni di ettari di superficie agricola utilizzata, 134 milioni di capi di bestiame e quasi 10 milioni di persone impiegate full time. Il 25% delle aziende trova la propria maggior fonte di reddito nei seminativi, il 20% negli alberi da frutto e il 15% negli allevamenti di erbicoli. Le aziende agricole europee si caratterizzano per una SAU media di 14 ettari e si distribuiscono in maniera non omogenea fra le varie classi di SAU: due aziende su tre hanno una superficie agricola inferiore a 5 ettari e rappresentano il 2% della totalità della SAU, mentre il 3% delle aziende con estensioni di superfici superiori a 100 ettari ne detiene la metà. Analogamente anche la distribuzione delle aziende per dimensione economica, considerando le classi di reddito aziendale, risulta molto sbilanciata, con il 73% delle aziende che registra meno di 8.000 euro e meno del 2% delle aziende con una redditività superiore ai 250 mila euro, mentre il valore medio europeo si attesta a 25.450 euro per azienda.

(Fonte: Garantitaly.it)

Stime iniziali per la produzione 2014 dei cereali, grano in diminuzione, riso in leggero aumento ma in ogni caso insufficiente

4_cerealiÈ ancora troppo presto per stabilire delle stime precise sulla produzione di cereali, in quanto molte colture devono essere ancora piantate e il meteo rimane un fattore decisivo per l’andamento dei raccolti. La produzione mondiale di grano potrebbe raggiungere i 702 milioni di tonnellate nel 2014, due milioni di tonnellate in meno di quanto previsto nelle stime di marzo; 2% in meno rispetto al raccolto record dell’anno scorso.

Riso, modesto aumento. Le prime stime della FAO sulla produzione mondiale di riso nel 2014 pubblicate nel rapporto di marzo indicano un modesto aumento dello 0,8%, raggiungendo i 500,7 milioni di tonnellate (riso lavorato), dovuto probabilmente al calo dei prezzi internazionali e ai timori per gli eventi meteo legati a El Niño. Anche se le stime delle produzioni di riso sono in leggero rialzo, la maggiore produzione potrebbe comunque non bastare a compensare la crescita demografica. Come conseguenza gli stock potrebbero diminuire, anche se da livelli comunque alti.

(Fonte: Veneto Agricoltura Europa)

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