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Ogm, associazioni e cittadini manifestano per dire no a mangimi transgenici

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Un momento della manifestazione (foto Circolo Wigwam Il Presidio sotto il Portico)

Il Coordinamento “Zero Ogm”, formato da numerose associazioni e cittadini, ha manifestato ieri davanti agli stabilimenti padovani di San Pietro in Gù del mangimificio Gruppo Veronesi, per chiedere all’azienda di riconsiderare la loro politica in materia di produzione e commercializzazione di mangimi che contengono sementi geneticamente modificati (Ogm).

Le questioni mosse al manigimificio. Il Coordinamento ritiene infatti che gli Ogm rappresentino un pericolo per la salute umana e animale, che non evitino l’uso di pesticidi e siano una grave minaccia per l’ambiente, che non siano più economici e che non aumentino la produttività delle colture e non aiutino a risolvere il problema della fame nel mondo. Ritiene altresì che gli Ogm  mettano a rischio la sovranità alimentare, la biodiversità e le specificità di ogni regione (in pianura padana esistevano circa 500 tipi di mais diversi). Il Coordinamento denuncia anche la mancanza di trasparenza sull’etichetta dei prodotti finiti del mangimificio, in quanto non viene riportato se essi contengano o meno derivati di Ogm o se gli animali da cui deriva il prodotto sono stati alimentati con mangimi Ogm, il che impedisce ai consumatori una libera scelta.

80% dei mangimi animli contiene materia transgenica. Gli Ogm arrivano sugli scaffali dei supermercati all’interno di prodotti di largo consumo, come derivati (amido modificato di mais, sciroppo di mais, mono e digliceridi degli acidi grassi, destrosio, lecitina di soia [E322], olio di soia, oli vegetali, olio di mais) o indirettamente, perché gli animali sono stati alimentati con soia e mais Ogm. Attualmente la coltivazione di Ogm in Italia è vietata dal Decreto Interministeriale del 12.07.2013, ma questo non impedisce che sementi transgeniche provengano da altri paesi, principalmente per l’utilizzo nella mangimistica. In Italia ormai, circa l’80% dei mangimi animali contiene materia prima transgenica.

Le richieste. La manifestazione era volta a chiedere al Gruppo Veronesi un impegno a far  pressione sui propri fornitori e clienti in modo da garantire sin da subito tracciabilità e trasparenza sul prodotto finito, ricorrendo a un’etichetta chiara che indichi la presenza di Ogm nell’alimentazione degli animali o in qualsiasi altra componente di prodotto. Il Coordianamento ha chiesto altresì di mettere in calendario la conversione delle filiere compromesse con gli Ogm, in modo da i consolidare la produzione sementiera italiana e di importazione Ogm free e di costituire una mangimistica totalmente Ogm free, rispettosa dell’ambiente e della salute umana e animale.

Fonte: Circolo Wigwam Presidio sotto il Portico

Ogm. Confagricoltura: “L’ultima parola deve spettare alla scienza”

ogmUn approccio pragmatico. E’ quanto chiedono i ricercatori e gli imprenditori agricoli presenti al
dibattito organizzato nei giorni scorsi da Confagricoltura Lombardia e Veneto dal titolo “L’intelligenza italiana rilancia la ricerca genetica in agricoltura”. “Noi studiosi abbiamo il dovere di consegnare qualcosa di buono agli altri – ha sottolineato la senatrice a vita Elena Cattaneo, presente all’incontro – sappiamo fare il nostro mestiere, ma devono permettercelo. Siamo i primi a porci delle domande, ma per trovare risposte abbiamo bisogno di raccogliere idee, proposte e considerazioni di imprenditori, agricoltori, professionisti. Di quanti, come noi, hanno un estremo bisogno di verità. E poi basta generalizzare, per ora in Europa si coltiva solo una varietà: il mais Mon 810. Dovremmo iniziare a parlare di un Ogm per volta”.

Paradosso italiano, proibita la coltivazione di mais Ogm in Italia, importato indirettamente attraverso il cibo. Un intervento molto appaludito, il suo, da quanti continuano a pagare le spese di un paradosso tutto italiano. A evidenziarlo, il presidente di Confagricoltura Mantova e Lombardia, Matteo Lasagna: “Gli organismi geneticamente migliorati sono entrati ormai da tempo nelle diete dei nostri allevamenti e abbiamo il sacrosanto diritto di poterli coltivare nel rispetto di una libertà di scelta che dev’essere garantita”. In Italia, lo ricordiamo, è vietato coltivare OGM, ma ne importiamo in grandi quantità perché la produzione interna non è sufficiente. La maggior parte della carne (dai manzi ai conigli, dai polli ai maiali), del latte, dei salumi, formaggi, latticini, yogurt e così via che troviamo in Italia hanno nella loro filiera produttiva mais e/o soia biotech. Però coltivati all’estero.

I costi del no all’Ogm. A dare un’idea di quanto costa a un agricoltore italiano il divieto di coltivare OGM ci pensa il presidente di Confagricoltura Veneto, Lorenzo Nicoli: «I più ottimisti dicono che perdiamo 400 euro per ettaro. E 100mila litri di insetticidi, pari a 45 milioni di euro. Insomma, più OGM vuol dire meno chimica».  Dello stesso avviso Roberto Defez, primo ricercatore dell’Istituto di genetica e biofisica del CNR a Napoli, che ha sottolineato la necessità di una «enorme alleanza tra agricoltura e ricerca» sull’argomento. Mentre Dario Bressanini, chimico, divulgatore scientifico e insegnante con cesto di mele al seguito, ha ricordato come l’agricoltura moderna faccia largo uso di sostanze chimiche per proteggere i prodotti da infestanti e parassiti. Ma forse non tutti lo sanno.  Fra gli ospiti della giornata anche il presidente nazionale di Confagricoltura, Mario Guidi, che ha chiuso i lavori con un appello alla politica «affinché apra alla ricerca a fatti e non a parole». In collegamento Paolo De Castro, presidente del gruppo Spd nella Commissione Agricoltura del Parlamento europeo e già ministro delle Politiche agricole, e  Lara Comi, membro della Commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori. Tutti d’accordo sul fatto
che l’ultima parola su questi temi deve spettare alla scienza.

Fonte: Confagricoltura Veneto

13 settembre 2014, Confagricoltura Veneto e Lombardia danno appuntamento a Mantova per parlare di OGM

ogm“Sulla questione Ogm, restituiamo la parola alla ricerca scientifica”. Anche in materia di organismi geneticamente modificati, la linea di Confagricoltura è sempre stata quella di non abbandonare mai la ricerca. “Solo dalla scienza può giungere una risposta chiara e affidabile su vantaggi e svantaggi degli OGM tanto per il consumatore quanto per l’agricoltore: eventuali alternative, infatti, possono essere solo ideologiche, quindi parziali sul piano concettuale e non obiettive”, fa sapere in una nota l’organizzazione.

Incontro sabato 13/9 ore 10, al Mamu Centro Congressi di Mantova (largo di Porta Pradella 18). Questa posizione sarà ribadita a Mantova, sabato 13 settembre, in occasione del convegno “L’intelligenza italiana rilancia la ricerca genetica in agricoltura”, promosso di concerto da Confagricoltura Veneto e Confagricoltura Lombardia. “Fra i relatori – continua la nota – sarà presente la senatrice a vita Elena Cattaneo, direttore del Centro di ricerca sulle cellule staminali dell’Università Statale di Milano, le cui recenti prese di posizione in materia di OGM  hanno riportato con forza il dibattito nella direzione più corretta e riacceso le speranze di chi ripone ancora fiducia nella ricerca scientifica come l’unica autorità in grado di fornire degli orientamenti sicuri su questa materia. Interverranno ai lavori anche Laura Comi, della Commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori del Parlamento Europeo; Roberto Defez, dell’Istituto di Genetica e Biofisica del CNR di Napoli; Dario Bressanini, del Dipartimento di Scienza e Alta Tecnologia dell’Università di Como; Mario Guidi, presidente nazionale Confagricoltura. Coordinerà il dibattito Sebastiano Barisoni, giornalista di Radio 24-Il Sole 24 Ore. Interverranno anche i presidenti di Confagricoltura Veneto Lorenzo Nicoli e di Confagricoltura Lombardia Matteo Lasagna.

Fonte: Confagricoltura Veneto

5 settembre 2014, a Salzano (VE), si parla di agricoltura, alimentazione e Ogm nel dibattito moderato dal presidente ARGAV, Fabrizio Stelluto

ogmVenerdì 5 settembre alle ore 20.30 presso la sala comunale di Salzano (Ve), al piano terra Ex-Filanda Romanin Jacur, si terrà l’incontro aperto al pubblico  “Agricoltura, Alimentazione, OGM: quale futuro?”, organizzato dal M5S. Al dibattito, moderato dal presidente ARGAV Fabrizio Stelluto, parteciperanno Silvia Benedetti, deputato XIII commissione Agricoltura, Iacopo Giraldo, presidente provincia di Venezia di Coldiretti, Paolo Quaggio, presidente della provincia di Venezia CIA. L’incontro è ad ingresso libero, posti limitati, per informazioni 340.24.64.100.

 

Confagricoltura, i Presidenti regionali sollevano la questione Ogm: la politica ci deve delle risposte

ogmConfagricoltura Veneto, Lombardia, Friuli, Piemonte, Emilia Romagna, Campania e Puglia si uniscono all’appello dei 700 agricoltori che hanno scritto alla senatrice Elena Cattaneo, manifestando il loro desiderio di vedere riaperta la ricerca sugli organismi geneticamente modificati in Italia e di poterli coltivare.

Mais Ogm in Friuli? Un’occasione preziosa. “Chiediamo da tempo che non si abbandoni la ricerca in questo settore,” dichiarano i vertici regionali di Confagricoltura. “L’Italia vanta una scuola di genetica di caratura mondiale, è assurdo non lasciarla lavorare perché ci dia delle risposte certe, calate nel nostro contesto rurale”. L’associazione degli agricoltori concorda con le parole della senatrice: gli appezzamenti coltivati a mais Ogm in Friuli sono un’occasione preziosa, agli istituti di ricerca deve venir data la possibilitàà di verificare in quei campi coesistenza, sanità della granella Ogm, rispetto della biodiversità. Inoltre tali coltivazioni Ogm potrebbero essere utilizzate per fare della corretta divulgazione fra gli addetti ai lavori e dell’informazione scevra da pregiudizi rivolta ai consumatori e ai cittadini.

Più Ogm significa meno chimica. “La sen. Cattaneo ha scritto in questi giorni a tutti i suoi colleghi parlamentari, per coinvolgerli affinché venga affrontata la questione. Chiediamo che la politica approfitti di questo momento in cui le ideologie sono state finalmente messe da parte per avvicinarsi alle richieste dei maiscoltori e dei ricercatori con serenità”. La coesistenza fra coltivazioni convenzionali e Ogm è possibile e rispettata nei Paesi che si avvalgono di questa tecnologia, come per es. la Spagna. “Non dimentichiamoci,” dichiarano, “che più Ogm significa meno chimica. Noi italiani, come gli spagnoli, siamo infestati dalla piralide che causa cali produttivi e granella di scarsa qualità, talvolta invendibile. E’ un problema che il resto d’Europa non ha. La politica non può continuare a ignorarlo”. “Confagricoltura è il sindacato delle imprese e le imprese devono essere lasciate libere di scegliere come produrre. Non è affatto complicato far sì che Ogm, biologico e tradizionale possano coesistere nel rispetto l’uno dell’altro”.

I mangini importati in gran prte Ogm. “D’altra parte – ricordano i presidenti – l’agroalimentare italiano, con i suoi prodotti come prosciutti e formaggi, dipende già fortemente dalle importazioni in gran parte Ogm per la produzione di mangimi. Avvicinarsi a Expo nascondendo questo fatto sarebbe ipocrita. L’appuntamento che l’Italia ha con il resto del mondo nel 2015 è la vetrina perfetta per dimostrare come il prodotto tipico italiano possa trarre vantaggio da un sapiente connubio tra tradizione e innovazione, tra qualità del made in Italy e progresso scientifico, biotecnologie comprese. In quest’ottica l’accordo siglato tra Confagricoltura e CNR in vista di Expo dimostra la volontà degli agricoltori di lavorare in stretto rapporto con la ricerca scientifica.

La dipendenza italiana dall’import di mais aumenta ogni anno. Siamo passati dall’importare il 10% del nostro fabbisogno di mais nel 2004, a quasi il 40% attuale. Nel 2013 quasi un miliardo di euro è stato speso per questo. Il motivo? Basta guardare le medie produttive, in continuo calo dal 2001: l’anno scorso scese a 78,1 quintali per ettaro. In Spagna, dove il mais Ogm è coltivato da anni, si superano ormai stabilmente i 110 quintali. E non è nemmeno vero che il nostro prodotto sia migliore perché’ non Ogm, e’ vero piuttosto il contrario: nel 2013, secondo dati del Ministero per le Politiche Agricole, il 62% del mais italiano non era adatto al consumo umano perché’ contaminato di micotossine. Il sistema agroalimentare del nostro Paese deve pertanto importare mais estero Ogm  sia perché è più sano, sia perché’ le nostre produzioni continuano a calare.
“Non si vede perché alle nostre aziende non venga concesso di produrli e debbano continuare a tollerare di vedere mangimi Ogm entrare dall’estero. La politica ci deve delle risposte”.  Firmato: Lorenzo Nicoli, presidente Confagricoltura Veneto, Matteo Lasagna, presidente Confagricoltura Lombardia, Gian Paolo Coscia, presidente Confagricoltura Piemonte, Guglielmo Garagnani, presidente Confagricoltura Emilia Romagna, Claudio Cressati, presidente Confagricoltura Friuli Venezia Giulia, Michele Pannullo, presidente Confagricoltura Campania, Umberto Bucci, presidente Confagricoltura Puglia.

(Fonte: Confragricoltura Veneto)

Ogm, bocciato il ricorso contro il divieto di coltivazione del mais in Italia

ogmIl Tar del Lazio ha respinto il ricorso che era stato presentato contro il decreto interministeriale del 12 luglio 2013 adottato dal Ministro della Salute di concerto con il Ministro della Politiche Agricole Alimentari e Forestali e con il Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare recante “Adozione delle misure d’urgenza si sensi dell’art.54 del Regolamento CE n.178/2002 concernenti la coltivazione di varietà di mais geneticamente modificato MON 810″.

Valutazione incompleta dei fatti. Il Collegio del Tribunale amministrativo ha osservato che la dedotta censura della parte ricorrente si fonda su una valutazione incompleta della dinamica fattuale che ha giustificato l’adozione del contestato decreto. In particolare il Tar sottolinea come l’autorizzazione rilasciata nel 1998 a Monsanto dalla Commissione Europea, si basava su una normativa superata da quella attualmente in vigore. A distanza di 7 anni dalla data di presentazione dell’istanza di rinnovo di tale autorizzazione la Commissione europea non ha ancora preso nessuna decisione. Inoltre il Tar sottolinea che l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA) nel 2009 aveva dato parere positivo ma successivamente sia era pronunciata diversamente tenendo conto anche di altri aspetti del rischio ambientale. Alla luce di ciò, notano i giudici, non c’è dubbio che il diffondersi di colture di MAIS transgenico sulla base di un’autorizzazione risalente nel tempo poteva rappresentare un situazione di concreto pericolo tale da giustificare l’adozione del suddetto decreto.

I giudici inoltre hanno stabilito che il decreto non vìola il principio comunitario di precauzione. Questo perché, quando sussistono incertezze riguardo all’esistenza o alla portata di rischi per la salute delle persone, possono essere adottate misure protettive senza dover attendere che siano esaurientemente dimostrate la realtà e la gravità di tali rischi. L’applicazione corretta del principio di precauzione presuppone, in primo luogo, l’individuazione delle conseguenze potenzialmente negative per la salute derivanti dall’uso della sostanza attiva in questione e il contestato decreto rispecchia in toto le condizioni previste per il principio in questione. Infatti sono state evidenziate le conseguenze negative per l’ambiente derivante dalla diffusione della coltura del mais MON 810 e tali conseguenze negative sono state prospettate dagli studi più recenti dell’EFSA.

Altre motivazioni della bocciatura. Secondo il Tar, inoltre, il decreto non ha vietato tout court la coltivazione del Mais geneticamente modificato, ma si è limitato a disporre una sorta di moratoria, peraltro circoscritta nel limite temporale massimo, sulla base del potere attribuito da una specifica disposizione comunitaria. Infine, il Tar ha respinto anche la parte del ricorso con cui è stata prospettata la violazione dei principi comunitari del legittimo affidamento, della proporzionalità e di non discriminazione. Infatti nessun legittimo affidamento a coltivare il mais geneticamente modificato poteva ritenersi ingenerato in capo all’impresa ricorrente, attesa la non definita ed incerta situazione determinatasi in ordine al rinnovo dell’autorizzazione a suo tempo rilasciata alla Monsanto.  Inoltre il decreto impugnato realizza un equo bilanciamento dei contrapposti interessi in quanto ha una durata massima temporale che in ogni caso può essere ulteriormente ridotta se la Commissione Europea non dovesse confermare la moratoria. Infine, a seguito dell’adozione del decreto, nessuna discriminazione è stata riscontrata a danno delle imprese italiane che intendono coltivare e commercializzare il mais in questione rispetto alle imprese estere che possono esportare senza alcuna restrizione nel mercato italiano tale prodotto, in quanto queste ultime non coltivando il mais nel territorio italiano non vengono a determinare i paventati rischi ambientali che hanno giustificato l’adozione del controverso decreto.

(Fonte: Mipaaf)

OGM e PAC, incontro Regioni/Ministero delle Politiche Agricole

ogmPACIl Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali ha incontrato gli Assessori all’Agricoltura delle Regioni italiane per discutere di due argomenti strategici per la nostra agricoltura: OGM e PAC.

Ogm. Per quanto riguarda il primo tema, in attesa della sentenza del Tar sul caso Friuli-Venezia Giulia, il Ministro ha ribadito l’intenzione del Governo di intervenire con eventuali azioni che si dovessero rendere necessarie e ha condiviso con le Regioni un programma di lavoro. Martina ha ribadito inoltre che l’Italia è favorevole alla proposta della Presidenza greca dell’Unione Europea che prevede una maggiore autonomia decisionale degli Stati Membri sulla questione.

PAC. Relativamente al primo Pilastro della PAC 2014-2020, una scarna nota del Ministero, parla di “progressi sui punti principali trattati e di un primo accordo sul valore dei pagamenti agli agricoltori, per il quale si prenderanno a riferimento i pagamenti percepiti nel 2014”. È stata inoltre illustrata una prima ipotesi di riparto degli aiuti accoppiati, che servirà come base per il confronto con le Regioni e con le Organizzazioni di categoria. Nell’occasione, il Ministro ha ribadito la volontà di proseguire con un metodo di confronto e dialogo con le Regioni e la necessità di chiudere sul primo Pilastro entro il 15 maggio, per dare risposte tempestive agli agricoltori su questioni come la convergenza, il greening, l’agricoltore attivo e l’ammissibilità al contributo delle superfici. A tale scopo sono stati convocati un tavolo tecnico, svoltosi il 16 aprile scorso, e una nuova riunione istituzionale tra Assessori e Ministro il 24 aprile a Roma.

(Fonte: Veneto Agricoltura Europa)

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