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Confagricoltura, i Presidenti regionali sollevano la questione Ogm: la politica ci deve delle risposte

ogmConfagricoltura Veneto, Lombardia, Friuli, Piemonte, Emilia Romagna, Campania e Puglia si uniscono all’appello dei 700 agricoltori che hanno scritto alla senatrice Elena Cattaneo, manifestando il loro desiderio di vedere riaperta la ricerca sugli organismi geneticamente modificati in Italia e di poterli coltivare.

Mais Ogm in Friuli? Un’occasione preziosa. “Chiediamo da tempo che non si abbandoni la ricerca in questo settore,” dichiarano i vertici regionali di Confagricoltura. “L’Italia vanta una scuola di genetica di caratura mondiale, è assurdo non lasciarla lavorare perché ci dia delle risposte certe, calate nel nostro contesto rurale”. L’associazione degli agricoltori concorda con le parole della senatrice: gli appezzamenti coltivati a mais Ogm in Friuli sono un’occasione preziosa, agli istituti di ricerca deve venir data la possibilitàà di verificare in quei campi coesistenza, sanità della granella Ogm, rispetto della biodiversità. Inoltre tali coltivazioni Ogm potrebbero essere utilizzate per fare della corretta divulgazione fra gli addetti ai lavori e dell’informazione scevra da pregiudizi rivolta ai consumatori e ai cittadini.

Più Ogm significa meno chimica. “La sen. Cattaneo ha scritto in questi giorni a tutti i suoi colleghi parlamentari, per coinvolgerli affinché venga affrontata la questione. Chiediamo che la politica approfitti di questo momento in cui le ideologie sono state finalmente messe da parte per avvicinarsi alle richieste dei maiscoltori e dei ricercatori con serenità”. La coesistenza fra coltivazioni convenzionali e Ogm è possibile e rispettata nei Paesi che si avvalgono di questa tecnologia, come per es. la Spagna. “Non dimentichiamoci,” dichiarano, “che più Ogm significa meno chimica. Noi italiani, come gli spagnoli, siamo infestati dalla piralide che causa cali produttivi e granella di scarsa qualità, talvolta invendibile. E’ un problema che il resto d’Europa non ha. La politica non può continuare a ignorarlo”. “Confagricoltura è il sindacato delle imprese e le imprese devono essere lasciate libere di scegliere come produrre. Non è affatto complicato far sì che Ogm, biologico e tradizionale possano coesistere nel rispetto l’uno dell’altro”.

I mangini importati in gran prte Ogm. “D’altra parte – ricordano i presidenti – l’agroalimentare italiano, con i suoi prodotti come prosciutti e formaggi, dipende già fortemente dalle importazioni in gran parte Ogm per la produzione di mangimi. Avvicinarsi a Expo nascondendo questo fatto sarebbe ipocrita. L’appuntamento che l’Italia ha con il resto del mondo nel 2015 è la vetrina perfetta per dimostrare come il prodotto tipico italiano possa trarre vantaggio da un sapiente connubio tra tradizione e innovazione, tra qualità del made in Italy e progresso scientifico, biotecnologie comprese. In quest’ottica l’accordo siglato tra Confagricoltura e CNR in vista di Expo dimostra la volontà degli agricoltori di lavorare in stretto rapporto con la ricerca scientifica.

La dipendenza italiana dall’import di mais aumenta ogni anno. Siamo passati dall’importare il 10% del nostro fabbisogno di mais nel 2004, a quasi il 40% attuale. Nel 2013 quasi un miliardo di euro è stato speso per questo. Il motivo? Basta guardare le medie produttive, in continuo calo dal 2001: l’anno scorso scese a 78,1 quintali per ettaro. In Spagna, dove il mais Ogm è coltivato da anni, si superano ormai stabilmente i 110 quintali. E non è nemmeno vero che il nostro prodotto sia migliore perché’ non Ogm, e’ vero piuttosto il contrario: nel 2013, secondo dati del Ministero per le Politiche Agricole, il 62% del mais italiano non era adatto al consumo umano perché’ contaminato di micotossine. Il sistema agroalimentare del nostro Paese deve pertanto importare mais estero Ogm  sia perché è più sano, sia perché’ le nostre produzioni continuano a calare.
“Non si vede perché alle nostre aziende non venga concesso di produrli e debbano continuare a tollerare di vedere mangimi Ogm entrare dall’estero. La politica ci deve delle risposte”.  Firmato: Lorenzo Nicoli, presidente Confagricoltura Veneto, Matteo Lasagna, presidente Confagricoltura Lombardia, Gian Paolo Coscia, presidente Confagricoltura Piemonte, Guglielmo Garagnani, presidente Confagricoltura Emilia Romagna, Claudio Cressati, presidente Confagricoltura Friuli Venezia Giulia, Michele Pannullo, presidente Confagricoltura Campania, Umberto Bucci, presidente Confagricoltura Puglia.

(Fonte: Confragricoltura Veneto)

Ogm, bocciato il ricorso contro il divieto di coltivazione del mais in Italia

ogmIl Tar del Lazio ha respinto il ricorso che era stato presentato contro il decreto interministeriale del 12 luglio 2013 adottato dal Ministro della Salute di concerto con il Ministro della Politiche Agricole Alimentari e Forestali e con il Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare recante “Adozione delle misure d’urgenza si sensi dell’art.54 del Regolamento CE n.178/2002 concernenti la coltivazione di varietà di mais geneticamente modificato MON 810″.

Valutazione incompleta dei fatti. Il Collegio del Tribunale amministrativo ha osservato che la dedotta censura della parte ricorrente si fonda su una valutazione incompleta della dinamica fattuale che ha giustificato l’adozione del contestato decreto. In particolare il Tar sottolinea come l’autorizzazione rilasciata nel 1998 a Monsanto dalla Commissione Europea, si basava su una normativa superata da quella attualmente in vigore. A distanza di 7 anni dalla data di presentazione dell’istanza di rinnovo di tale autorizzazione la Commissione europea non ha ancora preso nessuna decisione. Inoltre il Tar sottolinea che l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA) nel 2009 aveva dato parere positivo ma successivamente sia era pronunciata diversamente tenendo conto anche di altri aspetti del rischio ambientale. Alla luce di ciò, notano i giudici, non c’è dubbio che il diffondersi di colture di MAIS transgenico sulla base di un’autorizzazione risalente nel tempo poteva rappresentare un situazione di concreto pericolo tale da giustificare l’adozione del suddetto decreto.

I giudici inoltre hanno stabilito che il decreto non vìola il principio comunitario di precauzione. Questo perché, quando sussistono incertezze riguardo all’esistenza o alla portata di rischi per la salute delle persone, possono essere adottate misure protettive senza dover attendere che siano esaurientemente dimostrate la realtà e la gravità di tali rischi. L’applicazione corretta del principio di precauzione presuppone, in primo luogo, l’individuazione delle conseguenze potenzialmente negative per la salute derivanti dall’uso della sostanza attiva in questione e il contestato decreto rispecchia in toto le condizioni previste per il principio in questione. Infatti sono state evidenziate le conseguenze negative per l’ambiente derivante dalla diffusione della coltura del mais MON 810 e tali conseguenze negative sono state prospettate dagli studi più recenti dell’EFSA.

Altre motivazioni della bocciatura. Secondo il Tar, inoltre, il decreto non ha vietato tout court la coltivazione del Mais geneticamente modificato, ma si è limitato a disporre una sorta di moratoria, peraltro circoscritta nel limite temporale massimo, sulla base del potere attribuito da una specifica disposizione comunitaria. Infine, il Tar ha respinto anche la parte del ricorso con cui è stata prospettata la violazione dei principi comunitari del legittimo affidamento, della proporzionalità e di non discriminazione. Infatti nessun legittimo affidamento a coltivare il mais geneticamente modificato poteva ritenersi ingenerato in capo all’impresa ricorrente, attesa la non definita ed incerta situazione determinatasi in ordine al rinnovo dell’autorizzazione a suo tempo rilasciata alla Monsanto.  Inoltre il decreto impugnato realizza un equo bilanciamento dei contrapposti interessi in quanto ha una durata massima temporale che in ogni caso può essere ulteriormente ridotta se la Commissione Europea non dovesse confermare la moratoria. Infine, a seguito dell’adozione del decreto, nessuna discriminazione è stata riscontrata a danno delle imprese italiane che intendono coltivare e commercializzare il mais in questione rispetto alle imprese estere che possono esportare senza alcuna restrizione nel mercato italiano tale prodotto, in quanto queste ultime non coltivando il mais nel territorio italiano non vengono a determinare i paventati rischi ambientali che hanno giustificato l’adozione del controverso decreto.

(Fonte: Mipaaf)

OGM e PAC, incontro Regioni/Ministero delle Politiche Agricole

ogmPACIl Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali ha incontrato gli Assessori all’Agricoltura delle Regioni italiane per discutere di due argomenti strategici per la nostra agricoltura: OGM e PAC.

Ogm. Per quanto riguarda il primo tema, in attesa della sentenza del Tar sul caso Friuli-Venezia Giulia, il Ministro ha ribadito l’intenzione del Governo di intervenire con eventuali azioni che si dovessero rendere necessarie e ha condiviso con le Regioni un programma di lavoro. Martina ha ribadito inoltre che l’Italia è favorevole alla proposta della Presidenza greca dell’Unione Europea che prevede una maggiore autonomia decisionale degli Stati Membri sulla questione.

PAC. Relativamente al primo Pilastro della PAC 2014-2020, una scarna nota del Ministero, parla di “progressi sui punti principali trattati e di un primo accordo sul valore dei pagamenti agli agricoltori, per il quale si prenderanno a riferimento i pagamenti percepiti nel 2014”. È stata inoltre illustrata una prima ipotesi di riparto degli aiuti accoppiati, che servirà come base per il confronto con le Regioni e con le Organizzazioni di categoria. Nell’occasione, il Ministro ha ribadito la volontà di proseguire con un metodo di confronto e dialogo con le Regioni e la necessità di chiudere sul primo Pilastro entro il 15 maggio, per dare risposte tempestive agli agricoltori su questioni come la convergenza, il greening, l’agricoltore attivo e l’ammissibilità al contributo delle superfici. A tale scopo sono stati convocati un tavolo tecnico, svoltosi il 16 aprile scorso, e una nuova riunione istituzionale tra Assessori e Ministro il 24 aprile a Roma.

(Fonte: Veneto Agricoltura Europa)

Ogm, il ministro dell’Ambiente Galletti: “Favorevoli a riapertura discussione anche per garantire a Stati possibilità di divieto”

ogm“Il tema Ogm è delicato e controverso: per questo motivo è necessario un quadro legislativo chiaro che soddisfi pienamente l’Italia e tutti gli Stati membri dell’Unione Europea“, ha dichiarato il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti in questi giorni a Bruxelles. “Siamo dunque favorevoli alla riapertura della discussione – ha aggiunto Galletti – che permetta di trovare un equilibrio tra il mantenimento del sistema di autorizzazione UE, basato su valutazione scientifica di rischi sanitari e ambientali e l’esigenza di garantire agli Stati la possibilità di vietare la coltivazione di OGM alla luce delle specifiche caratteristiche sul territorio”.

Galletti

Gian Luca Galletti, ministro dell’Ambiente

Il neo-ministro. Gian Luca Galletti dal 22 Febbraio 2014 è Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare nel Governo Renzi. Nato a Bologna nel 1961, sposato e padre di 4 figli, è laureato in Scienze Economiche e Commerciali, Dottore Commercialista. Revisore Ufficiale dei Conti. Esercita la libera professione di Commercialista in Bologna dal 1989, svolgendo prevalentemente consulenza fiscale, civilistica e societaria per primarie società ed istituti di credito. Consigliere comunale al Comune di Bologna dal 1990 al 2009, è stato Assessore al Bilancio, Programmazione Economica, Entrate e Patrimonio, Assetti Societari e Privatizzazioni dal luglio 1999 al giugno del 2004. Dal 2003 al 2005 è stato componente dell’Alta Commissione di Studio, organo ministeriale per la Riforma della Finanza Pubblica.Nel maggio 2005 è stato eletto consigliere regionale nell’Assemblea Legislativa Regionale dell’Emilia Romagna.

(Fonte: Ministero dell’Ambiente)

Mais OGM TC 1507, via libera UE, decisiva l’indecisione tedesca

foto greenme.it

Il mais OGM (TC1507) della Pioneer Dupont potrà essere coltivato nell’UE a seguito della votazione svoltasi in seno al Consiglio Affari generali l’11 febbraio a Bruxelles.

Un mais resistente agli insetti infestanti ma pericoloso per farfalle e falene. Nonostante la grande opposizione politica di cui si era fatta portavoce la Francia, i membri del Consiglio non sono riusciti a raggiungere la maggioranza qualificata necessaria per respingere o approvare la proposta della Commissione europea. In pratica, non si è riusciti a soddisfare la quota legale minima di votanti per poter prendere una decisione. Hanno votato contro la coltivazione del granturco TC 1507, resistente agli insetti infestanti, ma pericoloso per farfalle e falene, ben 19 Stati UE (Austria, Bulgaria, Croazia, Cipro, Danimarca, Francia, Italia, Irlanda, Ungheria, Grecia, Romania, Polonia, Paesi Bassi, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Slovacchia e Slovenia), i quali hanno portato 210 voti alla causa dei cugini d’Oltralpe, non abbastanza visto che la quota minima era di 260 voti. Si è quindi rivelata decisiva l’indecisione di Germania, Belgio, Portogallo e Repubblica Ceca, che hanno scelto di astenersi dalla votazione. Sono soddisfatti dell’esito della votazione i pochi Paesi contrari (Spagna, Estonia, Finlandia, Regno Unito e Svezia).

Prossimo passo: procedura di autorizzazione da parte della Commissione europea. La Commissione europea sarà quindi costretta, in virtù delle norme europee e delle sollecitazioni della Corte di Giustizia, a convertire la proposta in un progetto di decisione, il quale verrà sottoposto alla votazione del collegio dei Commissari. Si ricorda che la prima domanda di autorizzazione alla coltivazione effettuata dall’azienda Pioneer Dupont risale al 2001 e da quell’anno si sono susseguiti sei pareri favorevoli dell’EFSA (Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare). Forte del parere positivo dell’Autorità europea, la Pioneer aveva fatto ricorso alla Corte del Lussemburgo per lamentare l’inattività della Commissione e l’inadempimento della stessa rispetto al dovere di presentare la richiesta al Consiglio, così come sancito dalla procedura per il commercio degli OGM in territorio europeo (Direttiva 2001/18/CE sull’emissione deliberata di OGM nell’ambiente). La Corte aveva accolto il ricorso della multinazionale nel 2013 (sentenza T-164/10) e condannato la Commissione a presentare al Consiglio la proposta affinché si potesse procedere alla votazione.

La discussione, però, continua. Il Commissario europeo alla Salute, Tonio Borg, ha sfruttato l’occasione per perorare la causa dell’Esecutivo relativamente alla proposta di modifica dell’attuale legislazione europea sulla diffusione nell’ambiente degli OGM. La Commissione, nel 2010, aveva presentato infatti un disegno di legge in cui proponeva che la decisione sull’accoglimento o il rifiuto delle domande di autorizzazione all’immissione nell’ambiente di organismi geneticamente modificati, autorizzati a livello europeo, dovesse essere presa in seguito individualmente dai Governi nazionali per il rispettivo territorio di competenza. Il Commissario ha sollecitato la Presidenza greca a favorire la discussione in seno al Consiglio. La Presidenza ha accolto la richiesta e ha già inserito in agenda per il prossimo Consiglio Ambiente, e forse anche Agricoltura, il dibattito sul tema.

(Fonte: Europe Direct Veneto)

Ogm, caso Pordenone: il Friuli glissa il decreto ministeriale e la task force scrive al Ministro Orlando

ogmNon si placca la protesta della coalizione anti ogm veneta e nazionale in merito a quanto avvenuto a Pordenone con l’illegittima messa a coltura di mais transgenico. Durante la convocazione della task force della scorsa settimana si è preso atto della grave situazione venutasi a creare a causa di una diversa disciplina adottata dalla Regione Friuli Venezia Giulia rispetto a quanto previsto dal decreto del Ministero della Salute del luglio scorso.

Mais Ogm coltivato e venduto. “Un provvedimento regionale, infatti, autorizza non solo l’attività di coltivazione ma pure la commercializzazione del materiale vegetale frutto di una procedura non consentita – è quanto sostiene lo schieramento delle forze sociali, economiche e ambientali lanciando l’allarme sulla contaminazione quasi certa per le campagne limitrofe, non solo friulane. Pericolo evidenziato tra l’altro dal Corpo Forestale dello Stato incaricato del monitoraggio ambientale.  Per questo i rappresentanti delle associazioni hanno sollecitato l’intervento del Ministro dell’Ambiente Andrea Orlando al fine di conoscere quali misure intende adottare per assicurare la salvaguardia della biodiversità anche tenuto conto che la Regione contesta l’applicazione del decreto in forza di una pretesa omissione di sanzioni che possono essere facilmente rintracciate nell’ordinamento penale.

(Fonte: task force veneta e nazionale composta da Cia, Coldiretti, Confartigianato, Cna, Legambiente, Federconsumatori, Adiconsum, Movimento Consumatori, Codacons, GreenPeace, LegaCoop, Slow Food, Vas, Wwf)

 

OGM, allarme contaminazione, convocata d’urgenza task force in Friuli

ogmE’ stata fissata venerdì 4 ottobre a Pordenone presso la Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia (piazza Ospedale Vecchio 11) alle ore 14.00 la riunione d’urgenza della Task Force per un’Italia libera da OGM, rete che comprende 30 associazioni, alcuni ricercatori e numerosi parlamentari esponenti delle varie forze politiche, che da anni sono impegnate sul fronte della valorizzazione della biodiversità e del Made in Italy contro il rischio di contaminazione da OGM.

Delegazione veneta: Regione, batti un colpo. All’incontro organizzato per liberare la regione Friuli Venezia Giulia dai residui delle varietà di mais precedentemente messe a coltura e per definire le necessarie azioni di mobilitazione dopo l’approvazione del decreto interministeriale sul blocco della coltivazione di OGM, parteciperà anche la delegazione veneta, l’unica costituitasi a livello regionale. “E’ inspiegabile, come, nonostante il divieto e, soprattutto, valutate le circostanze scientifiche che supportano la richiesta delle misure di emergenza inoltrata alla Commissione europea – evidenzia la task force – non si sia preso, da parte delle Autorità regionali, alcun provvedimento cautelare per eliminare ogni rischio di compromissione dell’agrobiodiversità provocato dalle semine biotech”. Le forze sociali, economiche e ambientaliste nonchè i parlamentari aderenti confidano che la Regione non intenda più trincerarsi dietro artificiali barriere interpretative per assumersi la responsabilità politica di difendere l’identità delle produzioni agroalimentari e la varietà delle risorse naturali contro atti che risultano contrari oltre che a provvedimenti normativi soprattutto agli interessi generali dei cittadini consumatori.

Le associazioni che fanno parte della task force. Acli, Adiconsum, Adoc, Adusbef, Aiab, Amica, Assoconsum, Campagna Amica, Cia, Città del Vino, Cna Alimentare, Codacons, Coldiretti, Crocevia, Fai, Federconsumatori, Federparchi, Firab, Focsiv, Fondazione Univerde, Greenaccord, Greenpeace, Lega Pesca, Legacoop Agroalimentare, Legambiente, Movimento difesa del cittadino, Slow Food, Unci, Vas, Wwf.

(Fonte: Liberi da Ogm)

Ogm, De Girolamo: firmato decreto che vieta la coltivazione del mais MON810 in Italia

ogm“Con i Ministri Lorenzin e Orlando avevamo preso un impegno preciso sugli Ogm, considerate anche le posizioni unitarie del Parlamento e delle Regioni. Con il decreto che abbiamo firmato oggi (venerdì 12 luglio, ndr) vietiamo la sola coltivazione del mais Mon810 in Italia, colmando un vuoto normativo dovuto alle recenti sentenze della Corte di Giustizia europea. È un provvedimento che tutela la nostra specificità, che salvaguardia l’Italia dall’omologazione. La nostra agricoltura si basa sulla biodiversità, sulla qualità e su queste dobbiamo continuare a puntare, senza avventure che anche dal punto di vista economico non ci vedrebbero competitivi. Il decreto di oggi è solo il primo elemento, quello più urgente, di una serie di ulteriori iniziative, con le quali definiremo un nuovo assetto nella materia della coltivazione di Ogm nel nostro Paese”.

Divieto in vigore fino all’adozione delle misure previste dal regolamento comunitario. Questo il commento del Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Nunzia De Girolamo sulla firma del decreto interministeriale con i Ministri della Salute, Beatrice Lorenzin e dell’Ambiente e della tutela del territorio e del Mare, Andrea Orlando, che vieta in modo esclusivo la coltivazione di mais geneticamente modificato appartenente alla varietà MON810 sul territorio italiano. Il divieto è così in vigore fino all’adozione delle misure previste dal regolamento comunitario 178/2002 e comunque per un periodo di massimo diciotto mesi. Il provvedimento sarà immediatamente notificato alla Commissione europea e agli altri 27 Stati membri dell’Unione europea.

Impatto negativo sulla biodiversità. Il divieto di coltivazione del Mais MON810 è motivato dalla preoccupazione sollevata da uno studio del Consiglio per la ricerca e la sperimentazione in agricoltura, consolidata da un recentissimo approfondimento tecnico scientifico dell’Istituto Superiore per la protezione e la ricerca ambientale, che ne evidenzia l’impatto negativo sulla biodiversità, non escludendo rischi su organismi acquatici, peraltro già evidenziati da un parere dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare reso nel dicembre 2011.

Le sentenze della Corte di Giustizia Ue. Il decreto giunge a conclusione della procedura di emergenza attivata dal nostro Governo nell’aprile 2013, ed è giuridicamente sostenuto anche dal precedente provvedimento di divieto di coltivazione di Organismi geneticamente modificati, fondato su analoghe motivazioni, adottato il 16 marzo 2012 dal Governo francese e tuttora in vigore. Le sentenze della Corte di Giustizia dell’Unione europea, cui l’Italia si conforma, ribadiscono la legittimità di misure di coesistenza che salvaguardino le colture tradizionali e biologiche, e che dovranno essere adottate dalle Regioni conformemente alla sentenza n. 116 del 2006 della Corte costituzionale, nel quadro di una organica e condivisa disciplina statale che definirà principi comuni al fine di garantire il rispetto della libera concorrenza e della libertà di iniziativa economica, a parità di condizioni sull’intero territorio nazionale.

(Fonte: Ministero Politiche Agricole Alimentari e Forestali)

OGM. La presa di posizione di Regione Veneto e della task force veneta “Liberi da Ogm”

ogmAnche la task force veneta “liberi da ogm” , l’unica in Italia a carattere regionale, ha sostenuto l’azione promossa da Coldiretti lo scorso 20 giugno davanti a Montecitorio. “I fatti inerenti alla provocatoria e illegittima semina in corso nella vicina provincia di Pordenone – spiega Daniele Toniolo coordinatore dello schieramento del Veneto – ci chiamano alla responsabilità di rappresentanti delle forze sociali, ambientaliste, economiche per chiedere l’adozione di opportuni atti cautelari. L’iniziativa – continua il leader della squadra composta da Coldiretti, Cia, Confartigianato, Cna, WWF, Slow Food, Vas, Legambiente, Green Peace, LegaCoop, Adiconsum, Federconsumatori – è decisiva ai fini del contrasto di ulteriori operazioni di coltivazioni transgeniche che mettono a rischio l’identità del nostro patrimonio agroalimentare e la ricchezza della nostra biodiversità. L’auspicio – conclude Toniolo – è quello che ci sia un grande spiegamento di forze, di simboli e soprattutto di politici che come noi vogliono chiedere al Governo di esercitare la clausola di salvaguardia che vieta la messa a coltura di piante biotech”.

La posizione della Regione Veneto. “Mentre il Governo italiano annaspa senza prendere posizioni nette e definitive sulla questione Ogm, il Veneto agisce. E’intervenuto concretamente nel 2012 creando, insieme alle associazioni dei consumatori ed ambientali, una Task Force contro gli Ogm; ha posto ripetutamente la questione all’ordine del giorno della Commissione Politiche Agricole, ossia l’assemblea composta da tutte le regioni d’Italia, facendo pressione nei confronti del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali per l’introduzione della clausola salvaguardia; è stato in prima linea con il Disegno di Legge “Ogm free” che nel 2011 proponeva di chiudere l’accesso ai contributi per coloro che producessero organismi modificati”. Lo ha detto l’assessore all’agricoltura Franco Manzato con riferimento alle polemiche sulle coltivazioni Ogm, a margine del secondo incontro di partenariato che si è svolto nei giorni scorsi a Legnaro (Padova).

Manzato: “Spero in un vociare senza fondamento, altrimenti episodio grave”. “In questi giorni – ha affermato Manzato – sono circolati rumors, che parlano dell’ennesima prova di forza dei soliti noti per imporre nel nostro Paese sementi Ogm. Mi auguro che si tratti di un vociare senza fondamento, perché il contrario rappresenterebbe un episodio gravissimo, che nei fatti vuole mettere la gran parte della nostra agricoltura alle dipendenze del sistema multinazionale mondializzato, con buona pace per la libertà d’impresa e per il Made in Italy”.  “E’ un atto di forza che diventa violenza su chi si spacca la schiena ogni giorno a lavorare la terra nel nostro Paese – ha ribadito Manzato – tenendo alto il buon nome dell’Italian style e dei sapori del territorio, a fronte di qualcuno che per lucro personale vuole scavare la fossa all’economia del nostro sistema primario. Aggiungo anche che un simile tentativo, attuato evidentemente da persone che possono spendere, è un insulto ai disoccupati, alla gente che lavora e arriva a fatica a fine mese; a quanti ricercano e innovano perché possiamo avere prodotti di maggior valore campioni di export, anziché la stessa cosa che si può produrre ovunque, tutta eguale, e a più buon mercato, mettendo fuori gioco la nostra economia agricola”.

Semine finalizzate all’alimentazione bovina. “Per chi non lo sapesse, preciso – ha concluso Manzato – che queste semine, per la quali il minimo è l’immediata applicazione della clausola di salvaguardia e il blocco di ogni tentativo di diffusione e dunque inquinamento, sono teoricamente finalizzate all’alimentazione principalmente bovina, per la quale gli stessi allevatori chiedono Ogm free per poter esibire una maggiore qualità finale. A chi mi dice che siamo già invasi da Ogm rispondo che dovremmo tutti operare per contrastarla e per rendere riconoscibili i prodotti eventualmente inquinati. Perché la vera libertà non è quella i cui effetti si ritorcono sugli altri, ma quella di sapere rendendo trasparente tutta questa vicenda”.

Ogm, in Europa sono rimasti solo in 5 paesi a coltivarli. In Europa sono rimasti cinque paesi (Spagna, Portogallo, Repubblica Ceca, Slovacchia e Romania) a coltivare Ogm, con 129 ettari di mais transgenico piantati nel 2012, una percentuale irrisoria della superficie agricola comunitaria. E’ quanto rileva Coldiretti dal Rapporto del Servizio Internazionale per l’acquisizione delle applicazioni nelle biotecnologie per l’agricoltura (ISAAA) sullo status globale della commercializzazione di coltura biotech/ogm.  In Europa, dunque, si conferma l’opposizione alla diffusione del transgenico in agricoltura. La maggioranza degli Stati membri, in primis l’Italia, vuole difendere le proprie produzioni territoriali da possibili contaminazioni con le colture geneticamente modificate, vista anche la forte contrarietà da parte dei consumatori (il 71% degli italiani non vuole il cibo transgenico secondo un’indagine Coldiretti/Swg) ad acquistare tali prodotti. Essere liberi dagli organismi geneticamente modificati rimane, infatti, una leva importante per posizionare i nostri prodotti ad un livello di maggiore interesse nel panorama economico mondiale.

A livello mondiale il transgenico si afferma tra i paesi in via di sviluppo mentre diminuiscono i paesi industrializzati che si rivolgono a questo tipo di colture. Gli Stati Uniti continuano ad essere leader nella produzione di coltivazioni geneticamente modificate, con 69,5 milioni di ettari. Tra i paesi in via di sviluppo, i 5 leader nel biotech sono la Cina, l’India, il Brasile, l’Argentina ed il Sud Africa, che coltivano il 46% delle colture biotech globali (78,2 milioni di ettari). Due nuovi paesi hanno piantato colture biotech per la prima volta nel 2012, si tratta del Sudan (cotone Bt) e di Cuba (mais Bt).

(Fonte: Liberi da Ogm/Regione Veneto/Coldiretti Veneto)

“Furbetti” del bio: maxi sequestro della GdF di alimenti contraffatti con Ogm e agenti chimici

ogmE’ stata denominata operazione “Green war” l’indagine coordinata dalla Procura della Repubblica di Pesaro che ha portato a numerose perquisizioni a carico di operatori del settore dei prodotti da agricoltura biologica che importavano da Paesi terzi limitrofi all’U.E. (Moldavia e Ucraina) granaglie destinate al comparto zootecnico e, in taluni casi, all’alimentazione umana (in particolare, soia, mais, grano tenero e lino) falsamente certificate come “bio” ma in realtà non conforme alla normativa comunitaria e nazionale.

I “furbetti” del bio. In alcuni casi, le produzioni agricole certificate come biologiche erano di fatto ottenute con elevato contenuto di Organismi geneticamente modificati (Ogm) o contaminate da agenti chimici vietati nell’agricoltura biologica. L’illecito sistema è stato posto in essere da società nazionali, che avevano la gestione finanziaria e il controllo di aziende operanti in Moldavia e Ucraina nonché degli Organismi preposti alla certificazione dei prodotti. In particolare, le suddette società, per sottrarsi al sistema di controlli, provvedevano allo sdoganamento delle merci a Malta, presso una società gestita da personale italiano, per poi destinarle in Italia.

Sotto sequestro 1.500 t di mais proveniente dall’Ucraina e 30 t di soia indiana. In un’occasione, i prodotti agricoli hanno viaggiato su gomma e sono transitati presso la dogana di Trieste-Fernetti. L’attività delegata dalla Procura della Repubblica di Pesaro, per accertare il loro ruolo e le responsabilità rispetto al funzionamento del meccanismo fraudolento, è stata condotta dall‘Ispettorato Repressione Frodi (ICQRF) del Ministero delle Politiche Agricole di Roma e dalla Guardia di Finanza di Pesaro, ha interessato diverse Regioni (Marche, Emilia Romagna, Sardegna, Molise e Abruzzo), alcuni compiacenti utilizzatori dei prodotti e le sedi di due Organismi di certificazione coinvolti, ubicati a Fano e a Sassari.  L’indagine ha consentito di accertare una frode molto estesa nel settore delle produzioni da agricoltura biologica e di porre sotto sequestro 1.500 tonnellate di mais proveniente dall’Ucraina, falsamente certificato come biologico nonché circa 30 tonnellate di soia indiana lavorata, verosimilmente contenente prodotti chimici vietati, destinata all’industria mangimistica, per l’alimentazione zootecnica. Ventitré le persone indagate, che, in caso di condanna, rischiano severe pene detentive; una decina le società coinvolte, anche estere.

(Fonte: Guardia di Finanza)

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