“Furbetti” del bio: maxi sequestro della GdF di alimenti contraffatti con Ogm e agenti chimici

ogmE’ stata denominata operazione “Green war” l’indagine coordinata dalla Procura della Repubblica di Pesaro che ha portato a numerose perquisizioni a carico di operatori del settore dei prodotti da agricoltura biologica che importavano da Paesi terzi limitrofi all’U.E. (Moldavia e Ucraina) granaglie destinate al comparto zootecnico e, in taluni casi, all’alimentazione umana (in particolare, soia, mais, grano tenero e lino) falsamente certificate come “bio” ma in realtà non conforme alla normativa comunitaria e nazionale.

I “furbetti” del bio. In alcuni casi, le produzioni agricole certificate come biologiche erano di fatto ottenute con elevato contenuto di Organismi geneticamente modificati (Ogm) o contaminate da agenti chimici vietati nell’agricoltura biologica. L’illecito sistema è stato posto in essere da società nazionali, che avevano la gestione finanziaria e il controllo di aziende operanti in Moldavia e Ucraina nonché degli Organismi preposti alla certificazione dei prodotti. In particolare, le suddette società, per sottrarsi al sistema di controlli, provvedevano allo sdoganamento delle merci a Malta, presso una società gestita da personale italiano, per poi destinarle in Italia.

Sotto sequestro 1.500 t di mais proveniente dall’Ucraina e 30 t di soia indiana. In un’occasione, i prodotti agricoli hanno viaggiato su gomma e sono transitati presso la dogana di Trieste-Fernetti. L’attività delegata dalla Procura della Repubblica di Pesaro, per accertare il loro ruolo e le responsabilità rispetto al funzionamento del meccanismo fraudolento, è stata condotta dall‘Ispettorato Repressione Frodi (ICQRF) del Ministero delle Politiche Agricole di Roma e dalla Guardia di Finanza di Pesaro, ha interessato diverse Regioni (Marche, Emilia Romagna, Sardegna, Molise e Abruzzo), alcuni compiacenti utilizzatori dei prodotti e le sedi di due Organismi di certificazione coinvolti, ubicati a Fano e a Sassari.  L’indagine ha consentito di accertare una frode molto estesa nel settore delle produzioni da agricoltura biologica e di porre sotto sequestro 1.500 tonnellate di mais proveniente dall’Ucraina, falsamente certificato come biologico nonché circa 30 tonnellate di soia indiana lavorata, verosimilmente contenente prodotti chimici vietati, destinata all’industria mangimistica, per l’alimentazione zootecnica. Ventitré le persone indagate, che, in caso di condanna, rischiano severe pene detentive; una decina le società coinvolte, anche estere.

(Fonte: Guardia di Finanza)

Ogm, Catania: Italia chiede sospensione autorizzazione Mais MON810

ogm“La clausola di salvaguardia è una battaglia vinta dall’agricoltura italiana di qualità, dalla biodiversità e dalla capacità degli imprenditori di affrontare la crisi con il coraggio di chi sa fare impresa senza cedere alle lusinghe di quanti vorrebbero dominare il settore, lasciando agli agricoltori il ruolo di mezzadri”.  E’ questo il commento di Franco Manzato, assessore all’agricoltura del Veneto, alla richiesta di sospensione d’urgenza dell’autorizzazione alla messa in coltura di sementi di Mais Mon810 in Italia e nel resto dell’Ue trasmessa con lettera del Ministro della Salute Renato Balduzzi, insieme al dossier elaborato dal Ministro dell’agricoltura Mario Catania, alla Direzione Generale Salute e Consumatori della Commissione Europea.

Task force anti-Ogm. “Il Veneto – ricorda Manzato – è la Regione che ha dato vita ad una task force anti ogm a tutela della trentina di prodotti dop e igp e dei circa 370 prodotti tipici registrati nella regione: un’agricoltura che crea valore e occupazione”. “L’azione che abbiamo costantemente svolto su questo fronte – aggiunge Manzato – sta dando risultati. E ringrazio anche il ministro dell’ambiente Corrado Clini, con il quale abbiamo inizialmente avuto delle divergenze su questo tema, ma che ha subito sposato la causa dell’agricoltura italiana, il cui valore sta nella sua diversità e non nell’omologazione ai piu bassi livelli”. Continueremo su questa strada – conclude Manzato – e invito fin d’ora tutti a verificare che non escano dai magazzini e non vengano utilizzate le sementi ogm nascoste da qualche parte con le quali c’è chi vorrebbe inquinare oltre 50 mila ettari di territorio agricolo italiano”.

(Fonte: Regione Veneto)

Ricerca ISPO: gli OGM fanno davvero paura?

ogmIl 55% degli italiani sostiene che sia utile continuare a fare ricerca scientifica sugli Ogm e il 52% appare possibilista rispetto all’acquisto futuro di prodotti biotech; solo il 17% non è d’accordo. Sono alcuni dei dati che emergono dalla ricerca Ispo per Futuragra, presentata a Roma da Renato Mannheimer di Ispo Ricerche e Silvano Dalla Libera, vicepresidente di Futuragra.

Perché sì all’Ogm. Il 62% della popolazione pensa che gli scienziati italiani abbiano diritto di fare ricerca alle stesse condizioni dei colleghi degli altri Paesi e il 49% non è d’accordo sul fatto che l’Italia abbia interrotto la sperimentazione. Tra i più forti sostenitori della ricerca scientifica i laureati e i 35-44enni. In più, il 52% degli italiani prenderebbe in considerazione la possibilità di acquistare prodotti alimentari Ogm a determinate condizioni. Il primo driver di scelta (48%) riguarda i possibili benefici per la salute seguiti dalla loro maggiore sostenibilità ambientale (37%) e da un prezzo più contenuto rispetto a un prodotto equivalente (per il 27% del campione). La maggioranza degli italiani (52%) è concorde con il fatto che se la legge permette di vendere Ogm, dovrebbe anche consentirne la coltivazione. Allo stesso tempo gli italiani si dimostrano sensibili al deficit di competitività dei coltivatori italiani. Per il 56% non è giusto che gli agricoltori stranieri possano produrre e poi vendere in Italia prodotti Ogm se ai loro colleghi italiani è proibito.

(Fonte: Confagricoltura Veneto)

OGM, equilibrio e prudenza non sono mai abbastanza secondo Confagricoltura Veneto

“E’ appena apparsa che già si mette in dubbio la sua validità. Si tratta della ricerca condotta dall’Università di Caen, in Francia, secondo la quale topi alimentati con mais OGM avrebbero sviluppato, rispetto alle cavie cui è stato somministrato prodotto non OGM, seri problemi sanitari. Ma dallo studio appena pubblicato la comunità scientifica ha già preso le distanze. Per esempio, Tom Sanders, del King’s College di Londra e Anthony Trewavas, dell’Università di Edimburgo, lo giudicano non attendibile per la discutibile metodologia adottata e perché il team dell’Università di Cean è noto per la sua lunga opposizione agli OGM, mai suffragata però, a quanto risulta, da prove scientificamente fondate”. A dirlo è Giangiacomo Bonaldi, presidente di Confagricoltura Veneto.

Prodotti Ogm già da anni nei nostri negozi e mense. “Dispiace, invece – continua Bonaldi-,  che siano caduti nella trappola uomini esperti ed avveduti, che non hanno esitato ad allinearsi ad un personaggio discusso come l’eurodeputato Josè Bovè, noto più per la spettacolarità che per l’equilibrio delle sue prese di posizione, nel richiedere la sospensione in tutta Europa del rilascio delle autorizzazioni alla semina OGM e addirittura l’impossibile divieto di importazione di prodotti transgenici, che circolano ormai da anni nei nostri negozi e sulle nostre mense. Ma è comprensibile chequando si incontra un supporto alle nostre idee, per giunta di provenienza universitaria, si tenda ad abbracciarlo un po’ troppo in fretta”.

Tifo pro e contro. “La verità è – conclude Bonaldi -, che in tema di OGM si deve smettere di fare il tifo pro e contro e permettere alla ricerca scientifica di fare il proprio lavoro usando metodi e strumenti generalmente riconosciuti come attendibili. Solo così, infatti, si potranno dare agli agricoltori ed ai consumatori le risposte cui hanno diritto e che aspettano ormai da lungo tempo. Opposizioni preconcette, studi di dubbia scientificità, pericolose fughe in avanti, hanno come solo risultato quello di ritardare l’acquisizione di quei dati che sono indispensabili perorientare correttamente gli imprenditori e rassicurare l’opinione pubblica”.

(Fonte: Confagricoltura Veneto)

Manzato (Regione Veneto) ribadisce il suo no agli OGM, presto un incontro al vertice sulla questione

“Lascio la scienza agli scienziati: la loro storia è piena di diatribe che non posso certo essere io a dirimere. Di una cosa sono però sicuro: se la nostra bilancia commerciale è risultata in attivo è grazie all’agroalimentare e se l’export di quest’ultimo ha raggiunto i 15,2 miliardi, non è grazie ai prodotti geneticamente modificati, semmai il contrario”.

L’export da record dell’ agroalimentare italiano è ogm free. L’assessore all’agricoltura del Veneto Franco Manzato non vuole entrare in polemiche “di cui so solo ciò che leggo dai media”, ma ribadisce la sua posizione: “io sono per un’agricoltura italiana e veneta ogm free perché questa è una caratteristica che compone il valore delle nostre produzioni, la cui immagine e la cui realtà economica sono un fatto acquisito e semmai da difendere e tutelare ad oltranza, tutti assieme. Resto convinto che, se cominciamo a produrre mondializzato e se non possiamo più dare garanzie rispetto ad una produzione che è tradizione, tipicità, genuinità, innovazione e ricerca senza artifici, il reddito delle nostre aziende non salirà e anzi tutto il made in verrà svilito”. “Quanti vogliono il bene delle nostre imprese – dice ancora Manzato – dovrebbero essere al nostro fianco in questa battaglia e in quella per un’etichettatura che renda ancora più riconoscibile e certa la provenienza, la lavorazione, e le intrinseche caratteristiche della nostra agricoltura”.

Al più presto un incontro al vertice sulla questione. ”Gli ogm circolano da anni nelle nostre mense? Io non mi rassegno e chiedo un aiuto per contrastare questo fenomeno, che finirà per danneggiarci e che non escluderei che qualcuno provoca ad arte. Quanto ai problemi di salute, non lo so. Ma so che le multinazionali delle sigarette qualche decennio fa giuravano che il fumo non faceva male, e lo dimostravano ‘scientificamente’, invitando a fumare con manifesti che dicevano ‘anche il tuo medico fuma’. E so anche che io preferisco mangiare non ogm, polenta compresa”.“In ogni caso ne parleremo – conclude l’assessore – e riunirò al più presto gli interlocutori del mondo agricolo per un aperto confronto e dibattito su questo tema essenziale”.

(Fonte: Regione Veneto)

Manzato, al più presto “task force” riunita per ribadire la posizione “Veneto free Ogm”

“L’agricoltura veneta ha interesse ad essere Ogm free sul mercato mondiale. Al più presto convocheremo la task force anti Ogm per ribadire questa posizione, già espressa più volte in maniera netta e inequivocabile. E sia chiaro che Ogm significa organismi geneticamente modificati e coperti da brevetto, non organismi geneticamente migliorati”.

Necessità di garanzie di non contaminazione. Lo ha ribadito l’assessore all’agricoltura del Veneto Franco Manzato, secondo il quale “la sentenza della Corte di giustizia nulla cambia rispetto alle politiche che la Regione ha adottato per garantire le produzioni di qualità. Essa infatti si limita a considerare illegittimo un blocco indiscriminato e aprioristico di messa a coltura del transgenico, non tenendo conto che le amministrazioni centrali e quelle regionali non pongono un divieto generale ma rispetto alle garanzie di non contaminazione”. “Ed è questo uno dei nodi centrali, oltre al rischio di rendere gli imprenditori agricoli di fatto terzisti verso le decisioni e le scelte economiche delle multinazionali che producono, pensano e guadagnano all’estero”.

Ancora in atto una discussione profonda. “Il Veneto – ha confermato Manzato – non intende abdicare rispetto alla valorizzazione delle sue qualità, delle produzioni a denominazione e tipiche, della garanzia di essere agricoltura ogm free esibibile sul mercato e al consumatore rispetto a produzioni generiche e mondializzate, modificate geneticamente. Tutto questo, peraltro, avviene a fronte di normative europee sulle quali è in atto una discussione profonda. Ricordo che, come affermato anche nei giorni scorsi nel corso della IX Conferenza della rete delle Regioni europee Ogm free, la coesistenza tra colture transgeniche e quelle non ogm è estremamente costosa e per noi impossibile finchè non sia stabilito che il prezzo della contaminazione deve essere pagato da chi inquina. Il danno è potenzialmente immenso, perché i produttori perdono la possibilità di etichettare i loro prodotti come OGM free e rischiano di diventare veri e propri schiavi di brevetti altrui che non volevano utilizzare”. “Porteremo l’argomento a livello nazionale attraverso la Commissione politiche agricole – ha concluso Manzato – che ha già ribadito più volte la posizione non contraria alle sperimentazioni ma a coltivazioni senza certezze e sicurezze che comprometterebbero le caratteristiche intrinseche, di redditività e di mercato della nostra agricoltura”.

Il parere di Coldiretti Rovigo. “La sentenza della Corte di giustizia sul caso Pioneer contro il Mipaaf non cambia la scelta dell’Italia di mantenere il proprio territorio libero dalle contaminazioni di organismi geneticamente modificati come chiedono il 71 per cento degli italiani”.  Lo sostiene il presidente di Coldiretti Rovigo Mauro Giuriolo nel commentare il recente provvedimento europeo, secondo cui l’Italia non può limitare la coltivazione di Ogm in attesa di misure regionali per la coesistenza tra colture tradizionali e geneticamente modificate.“Infatti – spiega Giuriolo – la Corte ha sancito il divieto all’Italia di introdurre un blocco generalizzato dei procedimenti di autorizzazione in attesa dell’intervento delle regioni (che finora non è stato realizzato), ma il divieto di coltivazione in Italia è stato consolidato da un provvedimento interministeriale (Agricoltura, Ambiente e Salute) destinato ad intervenire rispetto al caso concreto di una pretesa di un singolo agricoltore di mettere a coltura mais Ogm e non in via generale, come censura la Corte di giustizia. Ovverossia, l’Italia ha agito proprio sulla base della disciplina europea che assegna allo Stato l’accertamento caso per caso circa la pericolosità della coltivazione Ogm nei confronti delle altre colture tradizionali confinanti”.

Aumento di pesticidi ed erbicidi  con gli Ogm secondo studi negli Stati Uniti. “Se fossi tra i sostenitori dell’Ogm – conclude Giuriolo – mi preoccuperei non di sbandierare questa sentenza, bensì di approfondire le recenti ricerche della Cornell University e dell’Organic Center dell’Oregon sugli effetti delle colture Ogm negli Usa. Dagli studi è emerso che le coltivazioni Ogm hanno fatto aumentare l’uso di pesticidi ed erbicidi di oltre 200 mila tonnellate in 16 anni. In sostanza – chiarisce Giuriolo – pare che erbacce e parassiti dei raccolti Ogm si siano rafforzati, richiedendo più interventi chimici. Secondo la proiezione di Charles Benbrook, capo ricercatore dell’Organic Center in Oregon, entro il 2019 la quantità di erbicidi del tipo 2,4-D (un componente del famoso “Agente arancio” usato nella guerra del Vietnam) potrebbe aumentare di 73 volte”.

(Fonte: Regione Veneto/Coldiretti Rovigo)

Formalizzata la task force regionale anti Ogm, presieduta da Daniele Toniolo, presidente CIA Veneto e coordinata dal socio ARGAV Sandra Chiarato, ufficio stampa di Coldiretti Veneto

“La scelta di un Veneto agricolo ogm free non è ideologica e non nasce da pregiudizi antiscientifici; ha anzi saldissime motivazioni, che sono economiche, di immagine, di prevenzione e di prospettiva di sviluppo del nostro agroalimentare e delle nostre imprese agricole, che basano il proprio successo e il proprio valore sulle tipicità, sulla biodiversità e sulla qualità e sull’assenza di organismi geneticamente modificati”. Lo ha ribadito l’assessore all’agricoltura del Veneto, Franco Manzato, introducendo ieri a Venezia la riunione della Task Force anti OGM regionale, alla quale sono intervenuti i rappresentanti di Coldiretti e CIA (agricoltori), CNA e Confartigianato (artigiani dell’agroalimentare), Federconsumatori, Slow Food, Legambiente, VAS e WWF, presente il coordinatore della Task Force nazionale per un’Italia libera da OGM, prof. Stefano Masini.

La struttura di funzionamento. La riunione era stata promossa dallo stesso assessore Manzato per “una riflessione sulla strategia regionale sugli OGM e per legittimare un luogo d’ascolto” su un tema cruciale, sul quale si è riacceso qualche giorno fa il dibattito, sul quale le Regioni avevano già formalizzato oltre un anno fa la loro contrarietà, riconfermata unanimemente anche la scorsa settimana da tutti gli assessori regionali d’Italia con un ordine del giorno approvato ieri dalla conferenza dei Presidenti. Nel corso dell’incontro odierno, la Task Force ha deciso di darsi una sorta di struttura di funzionamento” per rendere più efficace la propria attività: presidente è stato nominato Daniele Toniolo, presidente della Confederazione Italiana Agricoltori del Veneto, supportato per il coordinamento da Sandra Chiarato di Coldiretti.

Il “no” delle Regioni alle colture OGM si è tradotto in una richiesta al Ministro delle Politiche Agricole di procedere con l’esercizio della clausola di salvaguardia sull’emissione deliberata nell’ambiente di organismi geneticamente modificati. Il Ministro delle Politiche Agricole è stato inoltre impegnato a rappresentare al Ministro dell’Ambiente e in occasione delle riunioni in sede comunitaria la posizione unanime delle Regioni e delle Province autonome di assoluta contrarietà rispetto alla autorizzazione della coltivazione sul territorio nazionale degli organismi geneticamente modificati. Le Regioni hanno infine chiesto che venga inserita nella normativa nazionale la “clausola di cedevolezza della normativa statale su quella regionale”, che dunque dovrebbe prevalere sulla prima. “Ribadiremo questa posizione ogni volta che ci saranno tentennamenti o cambiamenti di governo nazionale”, ha ribadito l’assessore veneto, mentre anche a livello regionale – è stato affermato – serve un pronunciamento formale sulla questione, che avrebbe un ampio sostegno trasversale.

La Task Force regionale dovrebbe collegarsi a quella nazionale per supportare meglio tutte le iniziative capaci di affermare il valore dell’agricoltura e dell’agroalimentare italiano ogm free. Perché “gli ogm – ha ricordato il prof. Masini – sono soprattutto nocivi all’Italia, all’identità italiana e al patrimonio del made in Italy che ha valore nel mondo”: essi infatti “indicano al nostro territorio un modello produttivo che non ci appartiene e che impoverirebbe gli agricoltori e l’immagine stessa del nostro Paese”.

(Fonte: Regione Veneto)

Ogm, lettera aperta dell’assessore all’Agricoltura del Veneto Franco Manzato al ministro Clini

Franco Manzato assessore Agricoltura Regione Veneto

“D’accordo, facciamola, una riflessione seria sugli OGM. E perché sia seria e tratti di interessi dell’agricoltura e della ricerca nazionale, per prima cosa lasciamo fuori le multinazionali e i loro interessi”. Franco Manzato, assessore all’agricoltura del Veneto, accetta la sfida di Clini, “che ritengo persona intellettualmente libera, ma che mi pare non conosca le implicazioni economiche della questione. Perché di questo si tratta: vogliamo un futuro per l’agricoltura italiana e le sue imprese? E se lo vogliamo, quale futuro dobbiamo ricercare: quello che dà immagine e profitto alle imprese agricole e al made in Italy? Oppure pensiamo che il settore produttivo sia una variabile indipendente rispetto alle multinazionali sementiere, che fanno in borsa i prezzi delle commodities, e all’agroalimentare, il cui unico interesse è pagare poco le materie prime, dovunque provengano, e vendere a caro prezzo i prodotti lavorati?”.

Si produce Ogm nei paesi dove c’è più fame. “Ho cercato di sintetizzare per spiegare che, per quanto mi riguarda, non c’è una prevenzione ideologica nei confronti degli Ogm – aggiunge Manzato – ma ho il terrore che la dipendenza dei nostri agricoltori da prodotti Ogm generici e brevettati (ma come si fa? Chi ha reso possibile brevettare il Dna?) porti alla loro lenta ma inesorabile fine, perché la convenienza a produrre gli Ogm è propria dei Paesi dove lavoro e terra costano poco, non quella di agricolture evolute e tipiche il cui plusvalore sta nel territorio di produzione. Di più, e non è uno scenario da fantascienza perché è già in atto, vogliamo una società dove l’alimentazione diventi una pura e semplice questione di calorie e di equilibri biochimici, e non di gusto, soddisfazione e tradizione? Traslato: vogliamo fare la fine dei nostri cani alimentati salutisticamente a crocchette informi e dal sapore tutto eguale? Anche questa è una prospettiva”.

Scopi alimentari e non. “Però una nostra ricerca e produzione Ogm potrebbe esserci utile: in Italia abbiamo molti terreni incolti e abbandonati per i quali potrebbe essere utile ricercare e sperimentare coltivazioni specifiche che consentano la manutenzione del suolo, con produzione di biomasse utili a scopi non alimentari. Se invece vogliamo gli Ogm a scopo alimentare, è bene che sappiamo che nel resto del mondo se ne producono già e a poco prezzo, e che produrli qui non sarebbe mai conveniente. E prima di fare l’esempio del Giappone, vediamo di prevenire le evenienze che li possono giustificare”.

Il caso “grano duro”. “Caro Clini – dice ancora Manzato – non cerchiamo di confondere la tipicità con gli Ogm brevettati, prodotti da aziende che ‘vogliono’ imporli all’agricoltura e che riguardano sostanzialmente le commodities: il nodo è qui, ed è esiziale per la nostra agricoltura e le nostre imprese. Tu parli di grano duro; bell’esempio, ottimo: sappi che a causa delle politiche speculative imposte dalle grandi imprese di lavorazione, il nostro Paese ha perso circa 500 mila ettari di coltivazione. Si importava dall’estero e si immetteva il prodotto sul mercato al momento del raccolto per abbattere il prezzo nostrano. Il gioco è perfettamente riuscito, al punto che oggi c’è chi sostiene che l’Italia non può essere autosufficiente nel grano duro. Certo che no, visto che la sua produzione è, per questi motivi, in continuo calo. E così via. Io non voglio che questo si possa ripetere per il resto della nostra agricoltura, Ogm o non Ogm”.

La via italiana tracciata dalle Regioni. “Quanto al dibattito europeo esso è in realtà semplice, perché apre la strada a vie nazionali rispetto all’utilizzo di Ogm, a fronte di problematiche che non hanno a che vedere con motivazioni tecniche ma sociali. La via italiana, politicamente parlando, è già stata tracciata unanimemente dalle Regioni, cioè dalle istituzioni che per Costituzione hanno competenza primaria ed esclusiva sull’agricoltura. E le Regioni sono tutte d’accordo per non aprire a questa che finisce per essere una pura e semplice imposizione, che potrebbe fare comodo solo, e momentaneamente, a qualche proprietario di grandi latifondi che non ha interesse a creare made in Italy da reddito, ma solo a produrre qualche chilo di mais o di patate in più rispetto alle colture ordinarie. Se poi mi chiedi a cosa serve il mais, esso, almeno nella pianura padana, ha senso per l’alimentazione zootecnica, rispetto ad una zootecnia che sta subendo non da oggi una crisi non indifferente. Per la polenta utilizziamo, da noi, Maranello, sponcio ed altre selezioni tipiche il cui uso è libero. Esiste potenzialmente un uso energetico, molto incentivato. E qui nasce un altro rischio: fino a quando le imprese che dovessero seriamente dedicarsi alla produzione ad esempio di bioetanolo si approvvigionerebbero di materia prima nazionale e non da quella proveniente dall’estero meno cara?”.

La questione salute. “E poi, per favore, da questo discorso lasciamo fuori la questione della fame nel mondo: gli Ogm sono più coltivati laddove c’è più fame e il loro impetuoso ingresso nei paesi del terzo mondo ha reso i loro abitanti ancora più poveri e affamati proprio perché ha tolto loro la terra e il poco cibo che avevano, per produrne di diverso e su grandi estensioni divenute di proprietà altrui, che però non resta sul posto, ma viene esportato, tutto, laddove viene pagato meglio dai Paesi ricchi. Da ultimo, mettiamo pure qualche dubbio sulla salubrità delle produzioni Ogm: il salutismo non è il fine di queste colture geneticamente modificate, ma semmai un effetto collaterale rispetto ad altri scopi che sono più produzione a minore costo in termini di mezzi tecnici (concimazioni, fitofarmaci, conservanti). Di sicuro in Germania un mais geneticamente modificato e ‘garantito’ ha provocato casi di tumore al fegato in cavie da laboratorio. Ecco, teniamo presente che nessuno di noi vuole fare da cavia sana per interessi altrui. In ogni caso chiederò al Coordinatore della Commissione Politiche Agricole Dario Stefano di mettere la questione Ogm al prossimo incontro tra gli assessori regionali all’agricoltura”.

(Fonte: Regione Veneto)

Coalizione Veneta Libera da OGM: il no dei cittadini prevalga sulle opinioni personali di Clini

“Non possiamo più accettare che le personali convinzioni di chi dovrebbe avere a cuore l’interesse della collettività guidino scelte politiche che mettono a repentaglio la sicurezza ambientale e alimentare degli italiani”.
A ricordarlo al Ministro dell’Ambiente Corrado Clini, che oggi sul Corriere della Sera dichiara l’apertura dell’Italia agli organismi geneticamente modificati, è la Coalizione Veneta Libera dagli Ogm in rappresentanza del 71 per cento dei cittadini contrari all’introduzione delle colture transgeniche.

Uno schieramento no Ogm bipartisan. “L’attività di laboratorio non ha nulla a che fare con la tipicità – precisa la task force formata da Coldiretti, Cia, Cna, Confartigianato, Federconsumatori, Adiconsum, Codacons, Legacoop, Legambiente, SlowFood, Vas,  WWF,  – anzi l’ingegneria genetica favorisce la costruzione in serie di prodotti omologati che offendono l’orgoglio del Made in Italy nel mondo”. E’ sconfortante che chi ha la responsabilità del governo del Paese ignori i livelli di sensibilità sociale e le opinioni pubbliche oltre alle grandi opportunità che offre l’agricoltura nazionale con la sua combinazione di qualità e tradizione identitaria su cui convergono la stragrande maggioranza di  produttori, consumatori, ambientalisti, imprenditori.

“La nostra è una battaglia convinta – conclude lo schieramento bipartisan – contro tutti i condizionamenti derivanti dalla fretta che le multinazionali del biotech hanno di aggredire il mercato per la loro motivazione di carattere economico e finanziario che lede la libertà di garantire la libertà di scelta di produrre e acquistare alimenti non contaminati da ogm”.

(Fonte: Coalizione Veneta libera da Ogm)

Stop agli Ogm della Basf

Finisce l’avventura della patata Ogm e dei prodotti transgenici creati dalla multinazionale tedesca Basf. «Con la decisione di rinunciare allo sviluppo e alla commercializzazione di nuovi prodotti transgenici (ogm) destinati all’Unione europea, la società tedesca Basf prende giustamente atto della crescente opposizione della maggioranza dei cittadini europei che, in quasi due casi su tre (61 per cento), si sono detti molto contrari ai cibi geneticamente modificati».

Il no di consumatori, agricoltori e politici. Lo afferma con soddisfazione il presidente di Coldiretti Rovigo, Mauro Giuriolo, nel commentare una comunicazione ufficiale della multinazionale tedesca, con cui ha annunciato: “Questi tipi di tecnologia non sono sufficientemente accettati dalla maggioranza dei consumatori, degli agricoltori e dei responsabili politici. Per questo non c’è ragione economica per continuare a investire in prodotti che devono essere esclusivamente coltivati in questo mercato”. «E’ evidente – prosegue Giuriolo – che per fare reddito in agricoltura bisogna digersi su un modello di agroalimentare che punta sulla distintività dei prodotti agricoli e non sull’omologazione creata dagli Ogm. Perfino la Basf lo ha capito ed ora ci auguriamo che anziché perdere tempo e risorse economiche sulla ricerca degli Ogm e su come favorire le multinazionali del biotech, si cominci ad aguzzare l’ingegno su come valorizzare la distintività delle nostre produzioni e si incrementi la ricerca agronomica e scientifica sull’agricoltura tradizionale».

Coltivazione Ogm in Europa in costante calo. Il comportamento della Basf è sintomatico di ciò che sta accadendo in Europa, dove il calo della superficie coltivata a Ogm si è progressivamente ridotta negli ultimi anni fino ad appena 91.643 ettari nel 2010. Su un totale di 27 paesi dell’Unione europea solo in sei è stato coltivato mais Ogm (Spagna, Romania, Slovacchia, Portogallo, Polonia, e Repubblica Ceca). Sono invece solo 450 gli ettari coltivati con patata Amflora da seme, che è presente solo in tre paesi (Germania, Svezia e Repubblica Ceca).

(Fonte: Coldiretti Rovigo)

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