13 settembre 2014, Confagricoltura Veneto e Lombardia danno appuntamento a Mantova per parlare di OGM

ogm“Sulla questione Ogm, restituiamo la parola alla ricerca scientifica”. Anche in materia di organismi geneticamente modificati, la linea di Confagricoltura è sempre stata quella di non abbandonare mai la ricerca. “Solo dalla scienza può giungere una risposta chiara e affidabile su vantaggi e svantaggi degli OGM tanto per il consumatore quanto per l’agricoltore: eventuali alternative, infatti, possono essere solo ideologiche, quindi parziali sul piano concettuale e non obiettive”, fa sapere in una nota l’organizzazione.

Incontro sabato 13/9 ore 10, al Mamu Centro Congressi di Mantova (largo di Porta Pradella 18). Questa posizione sarà ribadita a Mantova, sabato 13 settembre, in occasione del convegno “L’intelligenza italiana rilancia la ricerca genetica in agricoltura”, promosso di concerto da Confagricoltura Veneto e Confagricoltura Lombardia. “Fra i relatori – continua la nota – sarà presente la senatrice a vita Elena Cattaneo, direttore del Centro di ricerca sulle cellule staminali dell’Università Statale di Milano, le cui recenti prese di posizione in materia di OGM  hanno riportato con forza il dibattito nella direzione più corretta e riacceso le speranze di chi ripone ancora fiducia nella ricerca scientifica come l’unica autorità in grado di fornire degli orientamenti sicuri su questa materia. Interverranno ai lavori anche Laura Comi, della Commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori del Parlamento Europeo; Roberto Defez, dell’Istituto di Genetica e Biofisica del CNR di Napoli; Dario Bressanini, del Dipartimento di Scienza e Alta Tecnologia dell’Università di Como; Mario Guidi, presidente nazionale Confagricoltura. Coordinerà il dibattito Sebastiano Barisoni, giornalista di Radio 24-Il Sole 24 Ore. Interverranno anche i presidenti di Confagricoltura Veneto Lorenzo Nicoli e di Confagricoltura Lombardia Matteo Lasagna.

Fonte: Confagricoltura Veneto

5 settembre 2014, a Salzano (VE), si parla di agricoltura, alimentazione e Ogm nel dibattito moderato dal presidente ARGAV, Fabrizio Stelluto

ogmVenerdì 5 settembre alle ore 20.30 presso la sala comunale di Salzano (Ve), al piano terra Ex-Filanda Romanin Jacur, si terrà l’incontro aperto al pubblico  “Agricoltura, Alimentazione, OGM: quale futuro?”, organizzato dal M5S. Al dibattito, moderato dal presidente ARGAV Fabrizio Stelluto, parteciperanno Silvia Benedetti, deputato XIII commissione Agricoltura, Iacopo Giraldo, presidente provincia di Venezia di Coldiretti, Paolo Quaggio, presidente della provincia di Venezia CIA. L’incontro è ad ingresso libero, posti limitati, per informazioni 340.24.64.100.

 

Confagricoltura, i Presidenti regionali sollevano la questione Ogm: la politica ci deve delle risposte

ogmConfagricoltura Veneto, Lombardia, Friuli, Piemonte, Emilia Romagna, Campania e Puglia si uniscono all’appello dei 700 agricoltori che hanno scritto alla senatrice Elena Cattaneo, manifestando il loro desiderio di vedere riaperta la ricerca sugli organismi geneticamente modificati in Italia e di poterli coltivare.

Mais Ogm in Friuli? Un’occasione preziosa. “Chiediamo da tempo che non si abbandoni la ricerca in questo settore,” dichiarano i vertici regionali di Confagricoltura. “L’Italia vanta una scuola di genetica di caratura mondiale, è assurdo non lasciarla lavorare perché ci dia delle risposte certe, calate nel nostro contesto rurale”. L’associazione degli agricoltori concorda con le parole della senatrice: gli appezzamenti coltivati a mais Ogm in Friuli sono un’occasione preziosa, agli istituti di ricerca deve venir data la possibilitàà di verificare in quei campi coesistenza, sanità della granella Ogm, rispetto della biodiversità. Inoltre tali coltivazioni Ogm potrebbero essere utilizzate per fare della corretta divulgazione fra gli addetti ai lavori e dell’informazione scevra da pregiudizi rivolta ai consumatori e ai cittadini.

Più Ogm significa meno chimica. “La sen. Cattaneo ha scritto in questi giorni a tutti i suoi colleghi parlamentari, per coinvolgerli affinché venga affrontata la questione. Chiediamo che la politica approfitti di questo momento in cui le ideologie sono state finalmente messe da parte per avvicinarsi alle richieste dei maiscoltori e dei ricercatori con serenità”. La coesistenza fra coltivazioni convenzionali e Ogm è possibile e rispettata nei Paesi che si avvalgono di questa tecnologia, come per es. la Spagna. “Non dimentichiamoci,” dichiarano, “che più Ogm significa meno chimica. Noi italiani, come gli spagnoli, siamo infestati dalla piralide che causa cali produttivi e granella di scarsa qualità, talvolta invendibile. E’ un problema che il resto d’Europa non ha. La politica non può continuare a ignorarlo”. “Confagricoltura è il sindacato delle imprese e le imprese devono essere lasciate libere di scegliere come produrre. Non è affatto complicato far sì che Ogm, biologico e tradizionale possano coesistere nel rispetto l’uno dell’altro”.

I mangini importati in gran prte Ogm. “D’altra parte – ricordano i presidenti – l’agroalimentare italiano, con i suoi prodotti come prosciutti e formaggi, dipende già fortemente dalle importazioni in gran parte Ogm per la produzione di mangimi. Avvicinarsi a Expo nascondendo questo fatto sarebbe ipocrita. L’appuntamento che l’Italia ha con il resto del mondo nel 2015 è la vetrina perfetta per dimostrare come il prodotto tipico italiano possa trarre vantaggio da un sapiente connubio tra tradizione e innovazione, tra qualità del made in Italy e progresso scientifico, biotecnologie comprese. In quest’ottica l’accordo siglato tra Confagricoltura e CNR in vista di Expo dimostra la volontà degli agricoltori di lavorare in stretto rapporto con la ricerca scientifica.

La dipendenza italiana dall’import di mais aumenta ogni anno. Siamo passati dall’importare il 10% del nostro fabbisogno di mais nel 2004, a quasi il 40% attuale. Nel 2013 quasi un miliardo di euro è stato speso per questo. Il motivo? Basta guardare le medie produttive, in continuo calo dal 2001: l’anno scorso scese a 78,1 quintali per ettaro. In Spagna, dove il mais Ogm è coltivato da anni, si superano ormai stabilmente i 110 quintali. E non è nemmeno vero che il nostro prodotto sia migliore perché’ non Ogm, e’ vero piuttosto il contrario: nel 2013, secondo dati del Ministero per le Politiche Agricole, il 62% del mais italiano non era adatto al consumo umano perché’ contaminato di micotossine. Il sistema agroalimentare del nostro Paese deve pertanto importare mais estero Ogm  sia perché è più sano, sia perché’ le nostre produzioni continuano a calare.
“Non si vede perché alle nostre aziende non venga concesso di produrli e debbano continuare a tollerare di vedere mangimi Ogm entrare dall’estero. La politica ci deve delle risposte”.  Firmato: Lorenzo Nicoli, presidente Confagricoltura Veneto, Matteo Lasagna, presidente Confagricoltura Lombardia, Gian Paolo Coscia, presidente Confagricoltura Piemonte, Guglielmo Garagnani, presidente Confagricoltura Emilia Romagna, Claudio Cressati, presidente Confagricoltura Friuli Venezia Giulia, Michele Pannullo, presidente Confagricoltura Campania, Umberto Bucci, presidente Confagricoltura Puglia.

(Fonte: Confragricoltura Veneto)

Ogm, bocciato il ricorso contro il divieto di coltivazione del mais in Italia

ogmIl Tar del Lazio ha respinto il ricorso che era stato presentato contro il decreto interministeriale del 12 luglio 2013 adottato dal Ministro della Salute di concerto con il Ministro della Politiche Agricole Alimentari e Forestali e con il Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare recante “Adozione delle misure d’urgenza si sensi dell’art.54 del Regolamento CE n.178/2002 concernenti la coltivazione di varietà di mais geneticamente modificato MON 810″.

Valutazione incompleta dei fatti. Il Collegio del Tribunale amministrativo ha osservato che la dedotta censura della parte ricorrente si fonda su una valutazione incompleta della dinamica fattuale che ha giustificato l’adozione del contestato decreto. In particolare il Tar sottolinea come l’autorizzazione rilasciata nel 1998 a Monsanto dalla Commissione Europea, si basava su una normativa superata da quella attualmente in vigore. A distanza di 7 anni dalla data di presentazione dell’istanza di rinnovo di tale autorizzazione la Commissione europea non ha ancora preso nessuna decisione. Inoltre il Tar sottolinea che l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA) nel 2009 aveva dato parere positivo ma successivamente sia era pronunciata diversamente tenendo conto anche di altri aspetti del rischio ambientale. Alla luce di ciò, notano i giudici, non c’è dubbio che il diffondersi di colture di MAIS transgenico sulla base di un’autorizzazione risalente nel tempo poteva rappresentare un situazione di concreto pericolo tale da giustificare l’adozione del suddetto decreto.

I giudici inoltre hanno stabilito che il decreto non vìola il principio comunitario di precauzione. Questo perché, quando sussistono incertezze riguardo all’esistenza o alla portata di rischi per la salute delle persone, possono essere adottate misure protettive senza dover attendere che siano esaurientemente dimostrate la realtà e la gravità di tali rischi. L’applicazione corretta del principio di precauzione presuppone, in primo luogo, l’individuazione delle conseguenze potenzialmente negative per la salute derivanti dall’uso della sostanza attiva in questione e il contestato decreto rispecchia in toto le condizioni previste per il principio in questione. Infatti sono state evidenziate le conseguenze negative per l’ambiente derivante dalla diffusione della coltura del mais MON 810 e tali conseguenze negative sono state prospettate dagli studi più recenti dell’EFSA.

Altre motivazioni della bocciatura. Secondo il Tar, inoltre, il decreto non ha vietato tout court la coltivazione del Mais geneticamente modificato, ma si è limitato a disporre una sorta di moratoria, peraltro circoscritta nel limite temporale massimo, sulla base del potere attribuito da una specifica disposizione comunitaria. Infine, il Tar ha respinto anche la parte del ricorso con cui è stata prospettata la violazione dei principi comunitari del legittimo affidamento, della proporzionalità e di non discriminazione. Infatti nessun legittimo affidamento a coltivare il mais geneticamente modificato poteva ritenersi ingenerato in capo all’impresa ricorrente, attesa la non definita ed incerta situazione determinatasi in ordine al rinnovo dell’autorizzazione a suo tempo rilasciata alla Monsanto.  Inoltre il decreto impugnato realizza un equo bilanciamento dei contrapposti interessi in quanto ha una durata massima temporale che in ogni caso può essere ulteriormente ridotta se la Commissione Europea non dovesse confermare la moratoria. Infine, a seguito dell’adozione del decreto, nessuna discriminazione è stata riscontrata a danno delle imprese italiane che intendono coltivare e commercializzare il mais in questione rispetto alle imprese estere che possono esportare senza alcuna restrizione nel mercato italiano tale prodotto, in quanto queste ultime non coltivando il mais nel territorio italiano non vengono a determinare i paventati rischi ambientali che hanno giustificato l’adozione del controverso decreto.

(Fonte: Mipaaf)

OGM e PAC, incontro Regioni/Ministero delle Politiche Agricole

ogmPACIl Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali ha incontrato gli Assessori all’Agricoltura delle Regioni italiane per discutere di due argomenti strategici per la nostra agricoltura: OGM e PAC.

Ogm. Per quanto riguarda il primo tema, in attesa della sentenza del Tar sul caso Friuli-Venezia Giulia, il Ministro ha ribadito l’intenzione del Governo di intervenire con eventuali azioni che si dovessero rendere necessarie e ha condiviso con le Regioni un programma di lavoro. Martina ha ribadito inoltre che l’Italia è favorevole alla proposta della Presidenza greca dell’Unione Europea che prevede una maggiore autonomia decisionale degli Stati Membri sulla questione.

PAC. Relativamente al primo Pilastro della PAC 2014-2020, una scarna nota del Ministero, parla di “progressi sui punti principali trattati e di un primo accordo sul valore dei pagamenti agli agricoltori, per il quale si prenderanno a riferimento i pagamenti percepiti nel 2014”. È stata inoltre illustrata una prima ipotesi di riparto degli aiuti accoppiati, che servirà come base per il confronto con le Regioni e con le Organizzazioni di categoria. Nell’occasione, il Ministro ha ribadito la volontà di proseguire con un metodo di confronto e dialogo con le Regioni e la necessità di chiudere sul primo Pilastro entro il 15 maggio, per dare risposte tempestive agli agricoltori su questioni come la convergenza, il greening, l’agricoltore attivo e l’ammissibilità al contributo delle superfici. A tale scopo sono stati convocati un tavolo tecnico, svoltosi il 16 aprile scorso, e una nuova riunione istituzionale tra Assessori e Ministro il 24 aprile a Roma.

(Fonte: Veneto Agricoltura Europa)

Ogm, il ministro dell’Ambiente Galletti: “Favorevoli a riapertura discussione anche per garantire a Stati possibilità di divieto”

ogm“Il tema Ogm è delicato e controverso: per questo motivo è necessario un quadro legislativo chiaro che soddisfi pienamente l’Italia e tutti gli Stati membri dell’Unione Europea“, ha dichiarato il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti in questi giorni a Bruxelles. “Siamo dunque favorevoli alla riapertura della discussione – ha aggiunto Galletti – che permetta di trovare un equilibrio tra il mantenimento del sistema di autorizzazione UE, basato su valutazione scientifica di rischi sanitari e ambientali e l’esigenza di garantire agli Stati la possibilità di vietare la coltivazione di OGM alla luce delle specifiche caratteristiche sul territorio”.

Galletti

Gian Luca Galletti, ministro dell’Ambiente

Il neo-ministro. Gian Luca Galletti dal 22 Febbraio 2014 è Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare nel Governo Renzi. Nato a Bologna nel 1961, sposato e padre di 4 figli, è laureato in Scienze Economiche e Commerciali, Dottore Commercialista. Revisore Ufficiale dei Conti. Esercita la libera professione di Commercialista in Bologna dal 1989, svolgendo prevalentemente consulenza fiscale, civilistica e societaria per primarie società ed istituti di credito. Consigliere comunale al Comune di Bologna dal 1990 al 2009, è stato Assessore al Bilancio, Programmazione Economica, Entrate e Patrimonio, Assetti Societari e Privatizzazioni dal luglio 1999 al giugno del 2004. Dal 2003 al 2005 è stato componente dell’Alta Commissione di Studio, organo ministeriale per la Riforma della Finanza Pubblica.Nel maggio 2005 è stato eletto consigliere regionale nell’Assemblea Legislativa Regionale dell’Emilia Romagna.

(Fonte: Ministero dell’Ambiente)

Mais OGM TC 1507, via libera UE, decisiva l’indecisione tedesca

foto greenme.it

Il mais OGM (TC1507) della Pioneer Dupont potrà essere coltivato nell’UE a seguito della votazione svoltasi in seno al Consiglio Affari generali l’11 febbraio a Bruxelles.

Un mais resistente agli insetti infestanti ma pericoloso per farfalle e falene. Nonostante la grande opposizione politica di cui si era fatta portavoce la Francia, i membri del Consiglio non sono riusciti a raggiungere la maggioranza qualificata necessaria per respingere o approvare la proposta della Commissione europea. In pratica, non si è riusciti a soddisfare la quota legale minima di votanti per poter prendere una decisione. Hanno votato contro la coltivazione del granturco TC 1507, resistente agli insetti infestanti, ma pericoloso per farfalle e falene, ben 19 Stati UE (Austria, Bulgaria, Croazia, Cipro, Danimarca, Francia, Italia, Irlanda, Ungheria, Grecia, Romania, Polonia, Paesi Bassi, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Slovacchia e Slovenia), i quali hanno portato 210 voti alla causa dei cugini d’Oltralpe, non abbastanza visto che la quota minima era di 260 voti. Si è quindi rivelata decisiva l’indecisione di Germania, Belgio, Portogallo e Repubblica Ceca, che hanno scelto di astenersi dalla votazione. Sono soddisfatti dell’esito della votazione i pochi Paesi contrari (Spagna, Estonia, Finlandia, Regno Unito e Svezia).

Prossimo passo: procedura di autorizzazione da parte della Commissione europea. La Commissione europea sarà quindi costretta, in virtù delle norme europee e delle sollecitazioni della Corte di Giustizia, a convertire la proposta in un progetto di decisione, il quale verrà sottoposto alla votazione del collegio dei Commissari. Si ricorda che la prima domanda di autorizzazione alla coltivazione effettuata dall’azienda Pioneer Dupont risale al 2001 e da quell’anno si sono susseguiti sei pareri favorevoli dell’EFSA (Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare). Forte del parere positivo dell’Autorità europea, la Pioneer aveva fatto ricorso alla Corte del Lussemburgo per lamentare l’inattività della Commissione e l’inadempimento della stessa rispetto al dovere di presentare la richiesta al Consiglio, così come sancito dalla procedura per il commercio degli OGM in territorio europeo (Direttiva 2001/18/CE sull’emissione deliberata di OGM nell’ambiente). La Corte aveva accolto il ricorso della multinazionale nel 2013 (sentenza T-164/10) e condannato la Commissione a presentare al Consiglio la proposta affinché si potesse procedere alla votazione.

La discussione, però, continua. Il Commissario europeo alla Salute, Tonio Borg, ha sfruttato l’occasione per perorare la causa dell’Esecutivo relativamente alla proposta di modifica dell’attuale legislazione europea sulla diffusione nell’ambiente degli OGM. La Commissione, nel 2010, aveva presentato infatti un disegno di legge in cui proponeva che la decisione sull’accoglimento o il rifiuto delle domande di autorizzazione all’immissione nell’ambiente di organismi geneticamente modificati, autorizzati a livello europeo, dovesse essere presa in seguito individualmente dai Governi nazionali per il rispettivo territorio di competenza. Il Commissario ha sollecitato la Presidenza greca a favorire la discussione in seno al Consiglio. La Presidenza ha accolto la richiesta e ha già inserito in agenda per il prossimo Consiglio Ambiente, e forse anche Agricoltura, il dibattito sul tema.

(Fonte: Europe Direct Veneto)

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