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Asiago, prima Dop in Italia a introdurre l’analisi sensoriale nel piano di controlli

Il formaggio Asiago è la prima specialità casearia Dop in Italia ad introdurre l’Analisi Sensoriale nel piano dei controlli per l’ammissione del prodotto finito alla tutela UE. A partire da marzo, gli ispettori della filiera non si occuperanno più solo di verificare il rispetto del Disciplinare Asiago, ma effettueranno anche prelievi di formaggio per certificarne la conformità ai criteri sensoriali cogenti di nuova introduzione.

I parametri organolettici del formaggio Asiago che verranno sottoposti a valutazione sono sette: aspetto della forma e della crosta, aspetto e colore della pasta, occhiatura del formaggio e caratteristiche gustative espresse nei quattro gusti base: dolce, salato, acido, amaro. Essi saranno valutati da un panel di esperti, che valuterà a campione lotti rappresentativi della produzione di Asiago, applicando le normative ISO di Analisi Sensoriale dei formaggi.

Focus sull’alta qualità del prodotto. Per il Presidente del Consorzio di Tutela, Roberto Gasparini, “L’analisi sensoriale del formaggio Asiago è una scelta volontaria dei soci, che in questo modo intendono puntare sempre più sulla qualità. Ritengo che sia una scelta coraggiosa, essendo i primi in Italia a dotarci di una disciplina cogente, ma che alla lunga premierà la coscienza e la serietà di una sistema che non ammette deroghe o sconti e che anzi, rilancia proprio sul terreno dell’alta qualità del prodotto”. Paolo Pizzolato, Amministratore Unico di Veneto Agricoltura segnala invece che: “Da tempo Veneto Agricoltura, tramite il proprio Istituto per la Qualità e le Tecnologie Agroalimentari di Thiene, propone l’analisi sensoriale quale strumento di ulteriore valorizzazione delle produzioni agroalimentari di pregio. Siamo lieti che – primo in Italia – il Consorzio di Tutela del Formaggio Asiago abbia accolto questa sfida di lealtà verso il consumatore, inserendo tale valutazione tra i criteri obbligatori della Denominazione di Origine Protetta».

L’Analisi Sensoriale del Formaggio Asiago. Il formaggio Asiago dovrà presentarsi innanzitutto in forme con crosta integra, sottile ed elastica per il Fresco (detto anche Pressato), liscia e regolare per lo Stagionato (detto anche d’Allevo). La pasta deve essere di colore rigorosamente uniforme, bianco o leggermente paglierino quella del Fresco, paglierino quella dello Stagionato. L’occhiatura dell’Asiago Fresco deve essere marcata ed irregolare, quella dell’Asiago Stagionato di piccola e media grandezza. L’utilizzo dei descrittori dolce, salato, acido ed amaro permetterà alla commissione di valutazione di esprimere, sempre in forma anonima, le proprie valutazioni sulla dimensione gustativa del formaggio Asiago prima della sua immissione al consumo. Sono i quattro gusti base le sensazioni che i degustatori sono allenati a riconoscere ed a valutare a livello professionale. L’esame dell’Asiago avviene sia attraverso il confronto fra formaggi di produttori differenti, sia soprattutto utilizzando, come scala di confronto dell’intensità dei gusti, dei “gusti campione”, graduati, per ciascuna sensazione gustativa.

I “gusti campione” sono preparati in laboratorio, utilizzando le opportune quantità di sale, zucchero, acido citrico e caffeina, disciolte in un supporto alimentare di gusto neutro, costante nel tempo. Il risultato finale delle commissioni di Analisi Sensoriale determinerà la possibilità per il formaggio di essere ammesso alla tutela DOP. Contrariamente, qualora l’attività di controllo organolettico del prodotto ponesse in evidenza difetti, è prevista la “smarchiatura” dell’intero lotto, mediante l’abrasione del marchio dalle forme, che non potranno pertanto essere commercializzate come Asiago. Il risultato è frutto di un progetto che ha visto il Consorzio di Tutela impegnato nell’arco degli ultimi tre anni. Si tratta del primo caso di specialità casearia DOP in Italia ad adottare misure di controllo sulla qualità del prodotto finito, sanzionabili con l’esclusione dalla possibilità di fregiarsi della Denominazione, anche se tutti gli altri requisiti richiesti dal Disciplinare di Produzione sono stati rispettati (origine della materia prima lattea, alimentazione e cura delle bovine, rispetto della tecnica casearia tradizionale e controllo delle fasi della produzione).

(Fonte: Veneto Agricoltura)

Produzioni Dop e Igp, l’Aicig chiede al ministro Catania d’intervenire a Bruxelles per cambiare la normativa

Il Consiglio direttivo di Aicig – Associazione Italiana Consorzi Indicazioni Geografiche – ha incontrato ieri il Ministro Mario Catania, per un confronto sulle tematiche più attuali legate al settore delle produzioni DOP e IGP. All’incontro, a fianco del Presidente di AICIG, Giuseppe Liberatore, sono intervenuti i rappresentanti di vari consorzi, tra cui il Consorzio di tutela del Radicchio rosso di Treviso.

Italia leader in Europa per il numero di prodotti riconosciuti e fatturato. Il nostro Paese si distingue per un patrimonio agroalimentare unico in termini di ricchezza, varietà e pregio. L’Italia oggi detiene una posizione di leadership in ambito comunitario, non solo come numero di prodotti riconosciuti ma anche in termini di fatturato, rappresentando infatti la maggioranza dell’intero valore economico delle produzioni Dop e Igp europee. Durante l’incontro sono state affrontate una serie di tematiche che hanno spaziato dall’operatività quotidiana dei Consorzi fino all’esame dell’evoluzione normativa comunitaria.

Necessità di regolamentare i volumi produttivi. L’attenzione è stata focalizzata in particolare sulla necessità di ottenere nella futura normativa l’inserimento di una disposizione che permetta ai Consorzi di tutela di regolamentare i volumi produttivi per trovare un equilibrio tra domanda e offerta. Tale previsione è già stata inserita nel pacchetto latte e dovrà essere contenuta anche nel pacchetto qualità attualmente in discussione a Bruxelles. L’incontro ha dato esito più che positivo, confermando la grande sensibilità del Ministro rispetto alla richieste avanzate dai Consorzi di tutela.

(Fonte: Aicig)

Venerdì 5 agosto 2011, a Desenzano (Bs) premiati i prodotti di 6 Consorzi veneti

Il Consorzio di Tutela Olio Extra Vergine di Oliva Garda DOP organizza venerdì 5 agosto a Desenzano del Garda (BS) un pranzo-evento al ristorante Esplanade dove saranno presentati i prodotti di sei Consorzi che hanno partecipato al progetto “Scopri il gusto, scegli la qualità certificata”. Durante l’evento, saranno  premiate le aziende selezionate alla VI edizione del Concorso dell’Olio Extra Vergine di Oliva Garda DOP, organizzato dall’Associazione Rassegna Interregionale dell’Olio Extravergine di oliva Garda DOP di San Felice del Benaco.

Promozione del territorio. Il progetto, finanziato in parte dal Ministero per le Politiche agricole, riguarda la promozione e la valorizzazione di prodotti importanti per le loro specificità, ma anche per il profondo legame che questi hanno con i territori di provenienza.

Le eccellenze gastronomiche dei sei Consorzi. Oltre all’Olio Garda DOP, nel progetto rientrano il Radicchio Rosso di Treviso e Variegato di Castelfranco IGP, l’Insalata di Lusia IGP, il Radicchio di Chioggia IGP, il Radicchio di Verona IGP e il Riso Vialone Nano Veronese IGP. Sono sei importanti realtà agricole del Veneto, senza però dimenticare che il Consorzio dell’Olio Garda DOP, presieduto da Andrea Bertazzi, è interregionale: infatti, interessa anche le sponde trentine e lombarde del più grande lago nazionale.

(fonte Consorzio Olio Garda Dop)

Bruxelles, la Commissione Agricoltura approva il pacchetto qualità per i prodotti agricoli

«Un risultato che ci rende estremamente soddisfatti, perché raggiunto grazie all’impegno di tutti noi che, in Commissione Agricoltura, abbiamo sostenuto, con forza, la programmazione produttiva  dei prodotti di qualità, come strumento indispensabile per tutelare il prezioso patrimonio delle produzioni DOP e IGP e, allo stesso tempo, gli interessi dei consumatori, dei produttori e dei consorzi». Commenta così l’onorevole ed europarlamentare Giancarlo Scottà (Lega Nord), il successo ottenuto nei giorni scorsi dalla Commissione Agricoltura − di cui egli è membro − che ha detto sì, a stragrande maggioranza, al “pacchetto qualità” che include una serie di provvedimenti volti a migliorare il regime di qualità dei prodotti agroalimentari.

Prodotti di qualità, d’ora in poi più difficili contraffazioni e frodi. «Oggi possiamo affermare a pieno titolo – riferisce Scottà – che i prodotti di qualità, quindi il bagaglio delle tradizioni di luoghi e sapori che rappresentano l’orgoglio delle nostre terre in Europa, hanno vinto una sfida importante». «Siamo molto felici  -ha aggiunto- che sia stata approvata la cosiddetta “protezione ex officio” con cui si difendono i prodotti di qualità dalla contraffazione e dalle frodi, da combattere all’interno di un mercato europeo che spero torni ad essere competitivo proprio attraverso la valorizzazione delle specificità alimentari».

(fonte Commissione Agricoltura Parlamento Europeo)

Il miele delle Dolomiti Bellunesi è DOP

Il Veneto dei primati nell’agroalimentare di qualità ha ufficialmente conquistato la 17ª Denominazione d’Origine Protetta. E’ quella del “Miele delle Dolomiti Bellunesi DOP”, della quale è stato pubblicato sulla Gazzetta ufficiale dell’Unione europea L 66 di sabato 12 marzo scorso il Regolamento di esecuzione (UE) n. 241 dell’11 marzo relativo alla registrazione della nuova denominazione. Il regolamento entra in vigore il ventesimo giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’UE ed è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.

“Il primato veneto, nazionale ed europeo, in fatto di denominazioni si consolida ulteriormente – ha commentato l’assessore all’agricoltura Franco Manzato – a riprova della volontà degli imprenditori e del sistema agricolo e agroalimentare di perseguire il miglioramento del reddito e il riposizionamento sul mercato valorizzando la tipicità e il territorio. Alla faccia di chi vorrebbe inseguire fanfaluche mondialistiche che farebbero solo arretrare la nostra economia, magari in maniera illegale, affidando le sorti del lavoro e dell’imprenditoria dei campi alla volatilità delle borse internazionali delle granaglie. Sulle quali non saremo mai competitivi se non valorizziamo la nostra tipicità”.

Il “Miele delle Dolomiti Bellunesi” DOP è prodotto a partire dal nettare dei fiori del territorio montano bellunese, dall’ecotipo locale di “Apis mellifera” che deriva da incroci naturali tra diverse razze apistiche e che si è particolarmente adattata nel corso del tempo alle caratteristiche dell’ambiente montano alpino bellunese e permette di ottenere buone rese di miele.
In funzione delle differenti specie botaniche che fioriscono durante il periodo di produzione, Il “Miele delle Dolomiti Bellunesi “ DOP comprende le seguenti tipologie: Millefiori, di Acacia, di Tiglio, di Castagno, di Rododendro e di Tarassaco.

Queste le caratteristiche delle singole varietà: Millefiori (o multiflora): colore dal giallo chiaro all’ambrato, sapore dolciastro, morbido con spiccata tendenza alla cristallizzazione. Acacia (o Robinia): colore chiaro, ambrato, trasparente, sapore delicato e molto dolce, con profumo che ricorda i fiori di robinia, tipicamente liquido. Tiglio: colore variabile dal giallo al verdolino, sapore con leggero retrogusto amaro, odore fresco, balsamico, aspetto pastoso con cristallizzazione ritardata.
Castagno: colore bruno scuro, sapore poco dolce, amarognolo, tannico, odore pungente e aromatico, tendenzialmente liquido.
Rododendro: da quasi incolore fino al bianco o beige chiaro dopo la cristallizzazione, sapore delicato, odore vegetale e fruttato, aspetto liquido e poi pastoso a granulazione fine. Tarassaco: miele con riflessi gialli, poco o normalmente dolce, solitamente acido, leggermente amaro, astringente.

Per essere DOP. Il “Miele delle Dolomiti Bellunesi” viene prodotto, trasformato e lavorato esclusivamente nel territorio della Provincia di Belluno. Per il confezionamento devono essere utilizzati contenitori di vetro da 250, da 500 o da 1.000 grammi, chiusi con tappo metallico e sigillati con l’etichetta. E’ inoltre consentito confezionare il miele in formato monodose, utilizzando piccoli contenitori in vetro, bustine, vaschette o altro contenitore in materiale idoneo. E’ possibile inserire in etichetta l’indicazione aggiuntiva “prodotto della montagna”. Le confezioni devono riportare il logo della DOP, contraddistinto dalla riproduzione delle Tre Cime di Lavaredo.

Da sempre il miele delle Dolomiti Bellunesi è utilizzato anche in molti piatti tipici, come ingrediente per dolci e pani caratteristici cadorini ed ampezzani (del Cadore e dell’ Ampezzo) nonché nel tipico liquore di miele e in abbinamento con i formaggi locali. Il prodotto é oggi molto ricercato dai consumatori, specialmente dai turisti che, riconoscendo le peculiarità che lo caratterizzano, lo acquistano nei periodi di ferie per il consumo di tutto l’anno, diffondendolo in tutte le regioni italiane.

Con questa nuova DOP la tipicità e qualità del Veneto si presenta oggi con 17 DOP, 18 IGP, 27 DOC di Vini e 11 vini a DOCG, oltre a 7 Indicazioni geografiche Tipiche, che coniugano tipicità, qualità e anche quantità. La posizione di eccellenza è completata da 367 prodotti tradizionali.

(fonte Regione Veneto)

UE: è italiano il millesimo prodotto alimentare di qualità

Piacentinu Ennese

È il «Piacentinu Ennese», un pecorino siciliano la millesima denominazione registrata secondo il regime di qualità dei prodotti agricoli e alimentari dell’Unione europea.

Fin dalla loro istituzione, che risale al 1992, i regimi dell’UE hanno consentito di registrare prodotti agricoli e alimentari di qualità provenienti non solo dai paesi di tutta l’UE, ma anche da al di fuori del suo territorio. Durante gli scorsi anni si è verificata un’impennata delle domande di registrazione in seguito agli allargamenti dell’UE e al crescente interesse manifestato dai produttori di paesi terzi, fra cui l’India, la Cina, la Tailandia e il Vietnam. L’Italia è di gran lunga il Paese con il maggior numero di prodotti di qualità riconosciuti e tutelati dall’Unione.

Il commissario europeo per l’Agricoltura e lo Sviluppo rurale Dacian Ciolos ha dichiarato che: “la registrazione della millesima denominazione di qualità costituisce una tappa fondamentale nella storia dei regimi di qualità. Queste norme rappresentano l’elemento cardine del Pacchetto “qualità” della Commissione attualmente in discussione, che intende rafforzare i regimi delle DOP e delle IGP e conferire nuovo slancio al regime delle STG esaltando il ruolo e le responsabilità delle associazioni di produttori.”

I registri di qualità relativi ai prodotti agricoli ed alimentari includono: 505 Denominazioni di origine protette (DOP), cioè nomi di prodotti le cui caratteristiche vanno attribuite esclusivamente od essenzialmente al luogo di produzione ed al sapere dei produttori locali. I prodotti agricoli e alimentari devono essere stati prodotti, elaborati e preparati in una determinata zona geografica e secondo metodi riconosciuti. 465 Indicazioni geografiche protette (IGP): prodotti agricoli ed alimentari la cui notorietà o le cui caratteristiche sono strettamente connesse alla produzione nella zona geografica delimitata. Almeno una delle fasi della produzione, dell’elaborazione o della preparazione deve avere luogo in tale zona. 30 Specialità tradizionali garantite (STG): nomi di prodotti che ne garantiscono il carattere tradizionale, o a livello della composizione o dal punto di vista del metodo di lavorazione. I prodotti tutelati dal marchio STG non sono legati ad una zona geografica particolare ma debbono essere prodotti conformemente ad uno specifico disciplinare. La Commissione gestisce altresì due registri delle indicazioni geografiche dei vini e delle bevande spiritose.

Il Piacentinu Ennese DOP è un formaggio elaborato a partire da latte ovino crudo con l’aggiunta di zafferano (Crocus Sativus, anch’esso proveniente da Enna) nonché di pepe e di sale. Le pecore pascolano in collina (tra i 400 e gli 800 metri) e la loro alimentazione è integrata con foraggi, fieno, paglia e stoppie di grano. Il formaggio deve la sua specificità all’uso dello zafferano, ai pascoli e alla maestria dei produttori locali.

(fonte Asterisco Informazioni)

Export da record per l’Asiago Dop, che affina ancora più le armi sul mercato estero

L’anno 2010 si chiude con il massimo livello storico di esportazioni per il formaggio Asiago a Denominazione di Origine Protetta, che mette a segno un lusinghiero incremento del 30% rispetto al 2009. Gli Stati Uniti si confermano primo mercato di destinazione estera, seguiti da Svizzera, Francia e Germania. Da rimarcare la performance del mercato australiano, che ha importato nell’anno oltre sessanta tonnellate di prodotto, pari ad un incremento di oltre il 50%.

Il nuovo anno segna comunque l’inizio di una nuova stagione di promozione, che vedrà il Consorzio di Tutela Formaggio Asiago impegnato in una serie di attività per l’aumento della consapevolezza delle qualità salienti del prodotto e del significato di DOP, con particolare riferimento proprio al mercato estero.  “Lo sviluppo internazionale rappresenta una delle priorità tracciate dal nostro CdA, che ha di recente varato un nuovo  piano di sviluppo triennale”, spiega Flavio Innocenzi, direttore del Consorzio Tutela Formaggio Asiago. “A questo proposito, prosegue, va rimarcato che il prezzo di cessione all’estero è mediamente superiore  all’Italia e comunque in crescita, quindi le esportazioni possono contribuire in maniera sostanziale a migliorare la redditività delle vendite per i nostri produttori”.

(Fonte Consorzio Tutela Formaggio Asiago)

Approvato il ddl sull’etichettatura degli alimenti

E’ stato approvato ieri, martedì 18 gennaio 2011, il disegno di legge sull’etichettatura obbligatoria con l’indicazione della provenienza dei cibi. Il provvedimento pone una premessa fondamentale per la tutela dei consumatori e degli stessi produttori onesti che puntano alla qualità. Un elemento questo di cui il made in Italy si è fatto da sempre portabandiera.

La norma è per così dire in controtendenza rispetto all’orientamento europeo, laddove la commissione Ue ha mostrato sempre contrarietà a norme che ritiene possano frenare la libera circolazione delle merci, animata da varie anime e soggetta a pressioni di paesi non propriamente agricoli e comunque meno attenti alla salubrità degli alimenti. Tuttavia potrebbe allentare le resistenze, in questo momento così particolare alla nuova legge italiana, a fronte dell’allarme in corso per la diossina in Germania nelle uova e nella carne di maiale.

Contenuto legge etichettatura. Cuore del provvedimento è l’articolo 4, che rende obbligatorio riportare nell’etichetta anche l’indicazione del luogo di origine o di provenienza dei prodotti agroalimentari. Grazie alla nuova disciplina introdotta, infatti, sarà possibile fornire informazioni chiare e precise ai consumatori sulla provenienza degli alimenti che si comprano e mangiano quotidianamente. I consumatori italiani potranno così essere sicuri di acquistare prodotti Made in Italy, senza possibilità di confusione dovuta ad etichette ingannevoli, contribuendo così anche a valorizzare le produzioni tradizionali di cui è ricco il nostro Paese. Ad integrazione dell’obbligo di etichettatura, inoltre, l’articolo 5 prevede che l’omissione delle informazioni relative al luogo di origine o di provenienza dei prodotti alimentari costituisca pratica commerciale ingannevole ai sensi del codice del consumo.

Altro punto cardine del provvedimento è la tracciabilità dei prodotti agroalimentari e la definizione di nuove sanzioni per garantire il loro rispetto. Oltre alle disposizioni sull’etichettatura sopra ricordate, infatti, all’articolo 2 il ddl contiene sanzioni relative alla violazione delle norme che limitano l’utilizzo di latte in polvere, raddoppiando tali sanzioni qualora la violazione riguardi prodotti DOP, IGP o riconosciuti come specialità tradizionali garantite (STG). Rilevanti anche le nuove sanzioni in materia di sementi e di oli (articolo 3), la normativa relativa alla rilevazione della produzione giornaliera di latte di bufala (articolo 7) e l’istituzione del “Sistema di qualità nazionale di produzione integrata” dei prodotti agroalimentari (articolo 2, commi 3-9), volto a garantire una qualità superiore del prodotto agroalimentare finale, contraddistinto da un basso uso di sostanze chimiche, controllato da organismi terzi accreditati e identificato con uno specifico logo, al quale i produttori potranno aderire su base volontaria. L’adesione al Sistema è quindi aperta a tutti gli operatori che si impegnino ad applicare la disciplina di produzione integrata e si sottopongano ai relativi controlli. Il provvedimento, infine, contiene importanti norme per il rafforzamento della competitività del settore agroalimentare, tra cui l’estensione all’intero territorio nazionale delle disposizioni che promuovono la stipula di contratti di filiera e di distretto (articolo 1), la cui operatività è attualmente limitata alle aree sottoutilizzate.

L’eurodeputato Scottà all’assemblea plenaria di Strasburgo. «Solo un’agricoltura trasparente può garantire il diritto alla sicurezza alimentare a tutti i cittadini e contrastare emergenze sanitarie, come quella della diossina scoppiata in Germania. Se vogliamo evitare altri casi simili, dobbiamo puntare sulla qualità, quindi sulla tracciabilità di ogni genere di prodotto alimentare». Questo il commento dell’onorevole della Lega Nord, Giancarlo Scottà, membro in Commissione Agricoltura, dopo il voto favorevole, espresso dall’Aula di Strasburgo, sulla relazione di Dacian Octavia Sârbu, “Agricoltura come settore strategico per la sicurezza dell’approvvigionamento alimentare“. «Ieri la Camera – ha proseguito Scottà – ha dato il via libera al decreto legge sull’etichettatura alimentare obbligatoria che prevede la piena tracciabilità dei cibi, dal luogo di produzione iniziale al consumo finale, seguendo così la linea del Parlamento europeo, alla quale ho contribuito attraverso il mio rapporto sulla “qualità dei prodotti agricoli” approvato dalla stragrande maggioranza dell’Assemblea legislativa continentale». «La freschezza e l’origine del prodotto non sono solo indice di benessere, ma rappresentano anche i valori più autentici delle nostre terre. È proprio da un patrimonio enogastronomico di qualità che dipende lo sviluppo di un’agricoltura sostenibile».

(fonte AdnKronos e Ministero Politiche Agricole/segreteria on. Scottà)

Omaggio gastronomico all’Unità d’Italia con la “pizza Altopiano”

foto Alpe Comunicazione

E’ una rivoluzione di equilibrio, un risorgimento di buon gusto, quello architettato dai maestri pizzaioli delle pizzerie “Napulèone” (leggi “Napule Uan”) di Caserta e Napoli. Nell’anno del 150° anniversario dell’Unità d’Italia, con la creatività dirompente di cui i meridionali sono capaci nel creare con la massima naturalezza dei veri nuovi classici, hanno sfornato una ricetta di pizza che hanno voluto intitolare all’Altopiano, in omaggio alla terra di provenienza di uno dei suoi ingredienti: l‘Asiago DOP stagionato.

Un tempo, solo una mezza dozzina le pizze veraci. Sulla Pizza Altopiano, l’Asiago mezzano si accompagna ad alcune fra le più felici specialità alimentari del nostro Paese: lo Speck Alto-Adige IGP, i pomodori ciliegini di Pachino IGP e l’olio Extra Vergine di Oliva, sempre meglio se DOP. Il gastronomo casertano Vincenzo D’Antonio racconta: «Una volta nelle pizzerie di Napoli, quelle vere, anzi “veraci”, si facevano sì e no soltanto una mezza dozzina di pizze. Se la memoria mi soccorre, provo a dirle: la napoletana, ovvero la semplicità difficile a farsi (olio, aglio, origano e pomodoro), la marinara, come sopra ma con aggiunta delle acciughe, la margherita, senza origano, bensì fiordilatte e qualche fogliolina di basilico, il calzone, ovvero con ripieno di ricotta e salame (in origine, i cicoli, ovvero pezzetti di lardo di maiale) e variazioni semplici quali capricciosa e quattro stagioni. Tant’era».

Un Risorgimento di buon gusto. «Poi, con il proliferare delle pizze, si cominciò a ritenere che vinceva chi… la sparava più grossa con la fantasia. Adesso le cose sembra tendano ad un savio riequilibrio», prosegue D’Antonio: «Mai più si tornerà allo spartano assortimento della mezza dozzina di pizze, ma nel contempo speriamo che ci si stia allontanando per sempre da “mare e monti”, “panna e würstel”, “patatine fritte e mais” ed altre nefandezze del genere. Una pizza innovativa nella meritoria accezione, ovvero laddove l’aspetto di innovazione si addentella alla tradizione, è la pizza dell’Altopiano. Base ben lievitata ed in entrata forno sottili fette di Asiago mezzano DOP (in assenza, Asiago fresco DOP) e pomodorini ben maturi tagliati a metà. A metà cottura, si appongono sulle fette di Asiago che hanno preso nel mentre la giusta morbidezza, delle sottili fette di Speck dell’Alto-Adige IGP. La cottura in forno prosegue per un altro minutino. In uscita forno, cadono sulla pizza auree gocce di olio extravergine di oliva. La pizza, caldissima, è pronta per il tavolo. E beato sia il commensale».

(Fonte Consorzio Tutela Formaggio Asiago Dop)

A Natale e Santo Stefano “compra Veneto” in autogrill, il ricavato andrà agli alluvionati

A Natale e a Santo Stefano, il 25 e 26 dicembre prossimi, se vi fermate in un Autogrill di qualunque parte d’Italia, acquistate prodotti “made in Veneto”: l’intero introito sarà devoluto a favore delle popolazioni devastate dall’alluvione del 31 ottobre scorso. Autogrill ha deciso di attuare l’operazione “Compra Veneto” per offrire ai propri clienti l’opportunità di fare un acquisto di qualità e renderlo oggetto di regalo e nello stesso tempo di compiere un gesto di solidarietà.

Nell’iniziativa sono impegnati oltre 450 punti vendita sulle autostrade, con il personale e le strutture di marketing, in un periodo, quello natalizio, nel quale ogni anno l’azienda registra nella propria rete di punti vendita in Italia circa 400 milioni di contatti. Un’apposita segnaletica presente sulle confezioni aiuterà i clienti a riconoscere i prodotti di “Compra Veneto”, una settantina, con un ampio paniere di tipicità locali proviene dalla migliore tradizione agroalimentare veneta, con numerose certificazioni: dai panettoni al Pan del Doge, al Dolse de le Comari, al Bussolà di Burano; vini DOC quali, per fare solo qualche esempio, il Bianco di Custoza, il Valpolicella, il Soave Classico, l’Amarone, il Bardolino; salumi come la Sopressa Veneta o la Sopressa Vicentina DOP; formaggi quali l’Asiago DOP.

Un segno di condivisione da parte del consumatore italiano. “Ringrazio la società Autogrill per questo intervento molto concreto — ha sottolineato il presidente del Veneto Luca Zaia, Commissario delegato per il superamento dell’emergenza alluvione — che ci dà una mano ad affrettare i tempi del ritorno alla normalità per le imprese e le famiglie devastate dall’acqua. La ritengo una operazione di grande significato, in un Paese che sa essere capace di dare straordinari esempi di solidarietà”. “Con l’impegno della rete di Autogrill, come di altre aziende nazionali — ha dichiarato Gianmario Tondato Da Ruos, Amministratore Delegato di Autogrill — ci si augura che l’alluvione veneta divenga un fattore condiviso e di sensibilizzazione del consumatore italiano, come è stato per le altre calamità che hanno afflitto ma anche dato stimoli di crescita ai territori”.

Altri modi per dimostrare solidarietà. Dona 2 euro per il Veneto: SMS al 45501. Conto Corrente Solidarietà: Unicredit SpA — intestazione “Regione Veneto — Emergenza Alluvione Novembre 2010″ Codice IBAN: IT62D0200802017000101116078 Codice BIC SWIFT: UNCRITM1VF2

(fonte Regione Veneto)

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