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Cosa cambia con la PAC 2014-2020, se ne è parlato al convegno di Coldiretti Rovigo

Coldiretti convegno PACPagamenti diretti solo agli agricoltori di professione, redistribuzione delle risorse fra i 27 stati membri per cui l’Italia perderà il sei per cento dell’attuale budget, proposta una componente ecologica degli aiuti (“greening”).  Sono alcune delle novità della Politica agricola comunitaria (Pac) in discussione a Bruxelles, presentate lo scorso 26 aprile, al convegno di ColdirettiLa nuova Pac 2014-2020, principali elementi del negoziato”, che si è svolto a Lendinara, col patrocinio di Cariveneto e Agriventure, in un teatro Mignon tutto esaurito.

Platea convegno Coldiretti PACAgricoltori “veri”. Relatore d’eccezione, Paolo Magaraggia dell’Ufficio Coldiretti Bruxelles, che sta seguendo da molto vicino lo svolgersi del negoziato a tre (il cosiddetto “trilogo”) tra i rappresentanti incaricati di Consiglio, Parlamento e Commissione europei, che è partito l’11 aprile scorso e che dovrebbe terminare il prossimo 18 giugno, con un accordo condiviso di riforma della Pac, che entrerà in vigore dal 2014 al 2020. “L’accordo non è ancora definito – ha ricordato prudentemente Paolo Magaraggia – Siamo in una fase decisiva di un lungo percorso iniziato nel 2011 e che si spera abbia esito positivo per il nostro paese. In particolare – ha spiegato – per quanto riguarda la definizione di “agricoltore attivo”, si spera che venga confermata la proposta del Consiglio che riconosce agli stati membri la libertà di determinare i criteri di individuazione dei veri agricoltori”. In buona sostanza l’attuale proposta prevede che vengano concessi “pagamenti diretti Pac” soltanto a chi vive di agricoltura, cioè trae dall’azienda agricola il suo reddito principale, con esclusione dei meri proprietari di terreni, delle società immobiliari, degli aeroporti e di tutto quanto non sia “agricoltura”. Se approvata, questa sarà la grande svolta della Pac, “fortemente voluta da Coldiretti – come ha commentato il presidente di Coldiretti Rovigo, Mauro Giuriolo – perché si sapeva che le risorse complessive indirizzate alla Politica agricola comunitaria sarebbero diminuite e, dunque, era necessario concentrarle solo sui soggetti meritevoli”.

Per l’Italia, forte riduzione della dotazione finanziaria per pagamenti diretti. I tagli al budget che arriverà complessivamente in Italia saranno feroci, per effetto della redistribuzione delle risorse tra i 27 paesi europei: si toglie soprattutto agli stati mediterranei oltre Olanda e Belgio, per dare al nord est europeo (Lettonia, Romania, Estonia, Bulgaria, Lituania). “Per l’Italia – ha spiegato Magaraggia – l’accordo del Consiglio, rispetto alla situazione attuale, comporta una riduzione della dotazione finanziaria per pagamenti diretti di 1,915 miliardi di euro (-6,6 per cento). Inoltre, la proposta della Commissione, confrontando l’anno 2020 col 2013, prevede già una riduzione del bilancio Pac in termini reali, per l’inflazione, di circa il 12 per cento, per tutti i paesi. Complessivamente, l’Italia, a regime, vedrà una perdita di pagamenti diretti di circa il 18-19 per cento: in valori assoluti, il nostro paese paga, da solo, quasi un terzo dell’intero ammontare di risorse spostate tra i 27 stati membri”.

Per gli agricoltori, la fonte di reddito sarà sempre di più il mercato. “In futuro le risorse Pac saranno sempre meno – ha ribadito il direttore di Coldiretti Rovigo, Adriano Toffoli – ed i pagamenti diretti sono solo un tassello minimo del reddito degli agricoltori. Ecco perché, da anni, Coldiretti con e per le sue aziende, sta sviluppando un progetto economico con strategie di vendita alternative, per dare valore aggiunto al prodotto agricolo, basato sulla qualità, sul legame col territorio, sulla distintività, sul no-ogm, sulle filiere corte gestite dagli agricoltori. Perché la fonte principale di reddito dell’agricoltore sarà sempre di più il mercato e la sua capacità di stare sul mercato”.

Greening, negoziato ancora in corso. “Per quanto riguarda la proposta relativa al “greening”, il “rinverdimento della Pac” – ha concluso Magaraggia – si spera che il negoziato in corso, riconosca valenza ambientale alle nostre produzioni mediterranee, come i frutteti ed i vigneti”. La nuova componente ecologica degli aiuti Pac, il cosiddetto “greening”, si traduce in una serie di obblighi di osservanza delle buone pratiche agricole a beneficio di clima e ambiente, che, se non rispettati, possono comportare la revoca totale o parziale del pagamento Pac. Le pratiche agricole benefiche sono: la diversificazione delle coltivazioni, i prati permanenti dichiarati nel 2014, una percentuale (ancora in discussione) di superficie da destinare ad aree ecologiche (terreni a riposo, terrazze, fasce tampone e boschi, colture azoto-fissatrici). Al convegno, oltre ai vertici locali e provinciali di Coldiretti e di Agriventure, era presente in forze l’amministrazione comunale lendinarese, con in testa il sindaco Alessandro Ferlin.

(Fonte: Coldiretti Rovigo)

Riforma PAC, appello ai parlamentari europei di Carlo Petrini, presidente Slow Food

petrini11_okPubblichiamo un appello di Carlo Petrini, presidente Slow Food, ai parlamentari europei, letto a Strasburgo durante la manifestazione organizzata da ARC2020, piattaforma che riunisce oltre 150 organizzazioni che operano per una riforma reale della Pac.

Cari Deputati,

vi apprestate a votare emendamenti decisivi per la riforma della Pac, emendamenti storici, che potranno incidere in maniera molto positiva o molto negativa sul futuro dei cittadini che rappresentate e su quello delle future generazioni. Nonostante si faccia di tutto per limitare il potere buono che potrete esercitare in Parlamento, avete ancora la possibilità di opporvi a quelle forze non sempre trasparenti, non sempre curanti del bene pubblico che premono perché, come scriveva Tomasi di Lampedusa nel Gattopardo, «tutto cambi affinché nulla cambi».

Non è più ammissibile che i soldi di tutti gli Europei sostengano la produzione agricola in quanto tale, senza che si prenda atto che è immorale incassare denaro per inquinare, impoverire Madre Terra e agire in modo insensibile verso i cittadini, non semplici consumatori ma legittimi titolari dell’erario. Non è più ammissibile che i soldi di tutti sostengano il profitto di pochi e in più debbano anche servire a riparare i danni al bene comune che quei profitti hanno provocato. Non accetteremo oltre che la Pac aiuti chi può scegliere di non adottare pratiche ecocompatibili: la sostenibilità non è un optional e deve diventare un obbligo per tutti, nell’interesse di tutti.

Per questa riforma della Pac, le campagne di mobilitazione e di sensibilizzazione verso gli europarlamentari sono state realizzate come mai in precedenza, con tanta intensità. È segno che gli Europei hanno sviluppato una sensibilità ecologica non più solo militante, ma molto diffusa nella società civile e semplicemente in linea con i tempi che viviamo. Gli Europei hanno capito che la questione è epocale e non vogliono più soprassedere ai forti interessi privati in gioco. L’interesse è pubblico, se si parla di Pac. Non cogliere l’occasione per un cambio netto di paradigma sarebbe disastroso, oltre che scandaloso.

Mi appello a tutti voi perché non si faccia quest’errore, perché vengano introdotte misure obbligatorie come la rotazione delle colture o una condizionalità fortemente legata a un vero greening e non soltanto un greenwashing. Al contempo sono sicuro che i cittadini continueranno questa sacrosanta battaglia in ogni caso, attraverso le loro scelte alimentari quotidiane. Perché, per usare un’altra citazione, sono anche molto convinto di ciò dice Edgar Morin: «Se tutto deve cambiare, allora tutto è già cambiato».

Gli attori del cambiamento restano i cittadini e sono convinto il cambiamento avverrà nonostante tutto, ma è ora che anche chi ha tra le mani il potere di aiutarli ad accelerare il processo inizi ad ascoltare la loro voce e a fare qualcosa di concreto e responsabile in sede ufficiale.

Cordiali saluti,

Carlo Petrini

Presidente Slow Food

PAC dopo il 2013, in Valpolicella, nel veronese, De Castro illustra le linee guida per il comparto vitivinicolo

Paolo De Castro, Presidente della Comm.ne Agricoltura del Parlamento europeo

Paolo De Castro, Presidente della Comm.ne Agricoltura del Parlamento europeo

L’Onorevole Paolo De Castro, Presidente delle Commissione Agricoltura del Parlamento Europeo, ha presentato, nell’ambito di un incontro organizzato dal Consorzio Tutela Vini Valpolicella, le novità dell’Organizzazione Comune dei Mercati (OCM – UNICA) dal 2014 al 2020, che interessano il comparto vitivinicolo.

Greening. Sollecitato nel corso dell’incontro su argomenti specifici, De Castro ha fornito una serie di utili delucidazioni.Diverse le questioni sul tappeto, prima tra tutte l’impatto del greening (l’obbligo di superficie ecologica) su una cultura permanente qual è il vigneto e le sue possibili declinazioni ai fini dei pagamenti diretti. “L’orientamento è quello di limitare per quanto possibile gli obblighi a carico delle aziende – ha affermato – mantenendo disgiunte le misure di greening dagli aiuti, aprendo anche la possibilità di una delega della gestione dell’ecosostenibilità alle Regioni.”

Agricoltore attivo. Interpellato poi sulla definizione di agricoltore attivo (rectius viticoltore attivo) ai fini dei pagamenti diretti, De Castro lo ha identificato come l’agricoltore attivo professionale che vive di agricoltura. “A determinare chi è il soggetto beneficiario deve essere però lo Stato membro che ha la facoltà di stabilire i criteri oggettivi. Non devono prendere i green pack – ha chiarito – società immobiliari, campi da golf, aeroporti o altre superfici che fino a oggi li hanno percepiti.”

Consorzi di tutela. Di particolare rilevanza le linee di indirizzo sul ruolo dei consorzi di tutela delle doc, alla luce delle recenti modifiche normative nazionali che hanno attribuito a tali organizzazioni interprofessionali nuovi ruoli fra cui promuovere e regolamentare la domanda delle produzioni tutelate nel mercato. “Noi aumentiamo lo spazio per i consorzi di tutela – ha detto – introducendo la possibilità di decidere a livello consortile l’obbiettivo produttivo e i meccanismi di immissione dei prodotti sul mercato, fino a oggi governati dall’Antitrust. Il Parlamento europeo ha stabilito inoltre che il mantenimento dei diritti di impianto in vigore oggi sono prorogati fino al 2030, per la volontà ampia e consolidata di non modificare una regola che funziona.

Binomio vincente: qualità e organizzazione. La parola chiave del futuro non può essere soltanto quella della qualità, condizione necessaria ma non sufficiente: bisogna che alla qualità sia associata anche la capacità organizzativa, per trasformare la qualità in reddito. Il vino è l’esempio più interessante per dimostrare come abbia funzionato bene il binomio qualità e organizzazione. Da una maggiore organizzazione e un sistema organizzato – ha concluso – ricaveremo più reddito. Qualunque sia il settore, si vince in modo organizzato e la Pac (più flessibile, meno burocratica e più semplice con strumenti di gestione del rischio e del mercato) va in questa direzione.”

(Fonte: Consorzio Tutela Vini Valpolicella)

Bilancio UE 2014-2020, rinviata l’intesa sui tagli. Capitolo agricolo ancora al palo.

programma 27 settembre PAC bozza 3Il Vertice straordinario dei Capi di Stato e di Governo di fine novembre, il cui obiettivo era quello di definire il quadro finanziario dell’Unione Europea per il periodo 2014-2020, si è chiuso con un nulla di fatto. Dunque, nessuna indicazione è giunta circa l’ammontare delle risorse finanziarie da destinare nei prossimi anni alle politiche europee, tantomeno a quelle agricole.

Richieste di tagli ulteriori. Dal vertice di Bruxelles è emerso, invece, che anche la Germania – come già in precedenza avevano chiesto Regno Unito (“Non si tratta di spostare risorse da un capitolo all’altro del bilancio. Dobbiamo tagliare le spese che non possiamo più permetterci” ha detto il premier britannico, David Cameron), Danimarca, Finlandia, Paesi Bassi e Svezia – sollecita riduzioni del bilancio comunitario più consistenti di quelle indicate nell’ultima proposta di compromesso presentata dal Presidente del Consiglio europeo, Herman Von Rompuy. Tale compromesso prevedeva già una diminuzione complessiva di circa 80 miliardi di euro rispetto alle proposte della Commissione europea, ma con un miglioramento per le spese destinate all’agricoltura (8 miliardi).

Tutto da rifare? Il testo messo a punto da Von Rompuy prevedeva per la PAC un ammontare complessivo di 372,2 miliardi di euro (comunque 14 in meno rispetto alle richieste della Commissione), di cui 277,8 da destinare agli aiuti diretti e alla gestione dei mercati. Altri 83,6 miliardi erano destinati alle politiche di Sviluppo rurale, da ripartire tra gli Stati Membri tenendo conto di alcune nuove assegnazioni specifiche, tra le quali quella per l’Italia pari a un miliardo di euro.

Qualche conferma. Confermata, invece, la flessibilità a livello nazionale per l’applicazione della componente ecologica (Greening) degli aiuti diretti e la creazione di una riserva, con una dotazione di 2,8 miliardi di euro, autofinanziata dagli agricoltori mediante la riduzione degli aiuti diretti, a cui attingere in caso di grave crisi di mercato. Prossimamente, il Presidente del Consiglio europeo avvierà un nuovo giro di contatti con gli Stati Membri per preparare al meglio il prossimo Vertice da convocare all’inizio del 2013. Fonti comunitarie hanno già indicato che, per siglare l’intesa, sarà inevitabile proporre nuovi tagli che però dovrebbero preservare la dotazione finanziaria per gli aiuti diretti. La scure potrebbe dunque abbattersi sui finanziamenti da destinare al secondo Pilastro della PAC (Sviluppo rurale).

(Fonte: Veneto Agricoltura Europa)

Pac, Catania: Su “greening” serve un sistema semplice e flessibile

programma 27 settembre PAC bozza 3“Sul “greening” dobbiamo pensare a un sistema flessibile e semplice per gli Stati membri. Inoltre, credo che sia necessario discutere della percentuale del 7 per cento relativa alla “ecological focus area”: si tratta di una soglia troppo elevata, ritengo che si debba arrivare a un accordo su un livello più ragionevole”. A dirlo è stato il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, Mario Catania, partecipando ai lavori del Consiglio europeo dei ministri dell’agricoltura e della pesca.

Diversificazione: auspicabile sia commisurata alla grandezza dell’azienda agricola. “In merito alla diversificazione – ha aggiunto Catania – penso che sarebbe interessante riflettere sulla possibilità di un’applicazione della misura a seconda della grandezza dell’azienda. Sono d’accordo sull’obbligo di 3 colture per le grandi aziende, quelle sopra i 50 ettari ad esempio, mentre per quelle di medie dimensioni è opportuno mantenere l’obbligo di 2 colture. Per le piccole aziende, invece, è giusto stabilire l’esclusione dall’obbligo della diversificazione, così come è giusto non imporre il vincolo ai pascoli permanenti e le colture arboree, che hanno già un forte valore ambientale e non dovrebbero essere comprese nel ‘greening’. Infine – ha spiegato il Ministro – vorrei sottolineare come il testo del “Negotiating box”, proposto dal presidente Van Rompuy nel corso dell’ultimo Consiglio europeo, contenga una formulazione molto particolare: sostiene infatti che tutti gli agricoltori sono obbligati al rispetto del ‘greening’, quindi anche i piccoli agricoltori. Quel ‘tutti’ merita una riflessione e una segnalazione, pertanto invito il Commissario Ciolos a far presente al presidente Barroso che quella formulazione dovrebbe essere corretta eliminando il termine ‘tutti'”.

(Fonte: Mipaaf)

Novità per l’agricoltura che corre verso il 2020

Finora, a livello comunitario, l’agricoltura è rimasta ai margini delle grandi strategie dell’Unione Europea, in primis quelle riguardanti i cambiamenti climatici, le energie rinnovabili e la gestione della risorsa acqua. Nel Veneto le cose vanno un po’ meglio, grazie soprattutto ad una programmazione di lungo termine che ha già portato concreti risultati in questi importanti ambiti.

Strategie future UE per l’agricoltura. Risultati, tra l’altro, che potranno migliorare ulteriormente se si saprà sfruttare fino in fondo le opportunità che arriveranno con la prossima politica europea agricola e rurale del periodo 2014-2020. Ben vengano, dunque, momenti di formazione e confronto come quello proposto nei giorni scorsi a Legnaro (Pd) dalla Regione Veneto, presso la Corte Benedettina di Veneto Agricoltura, che si è posto l’obiettivo di analizzare – come ha ricordato in apertura dei lavori l’Assessore regionale Franco Manzato – le strategie future dell’UE e le opportunità che ne deriveranno per i nostri agricoltori e le nostre aree rurali. La Conferenza di Legnaro è stata organizzata nel quadro dell’iniziativa della Regione Veneto “Progetta” che rappresenta una best practice di successo il cui obiettivo è quello di incentivare la partecipazione di soggetti veneti (pubblici e privati) a bandi di gara europei.

Settimane cruciali per il varo della PAC post 2013. Come ha ricordato l’europarlamentare Giancarlo Scottà, oggi più che mai risulta fondamentale fare da sentinelle nelle sedi istituzionali a Bruxelles, in modo da seguire da vicino i lavori di programmazione e incidere sulle scelte strategiche adottate dalla Commissione e Parlamento europeo. Proprio in queste settimane a Bruxelles si sta lavorando su migliaia di emendamenti che porteranno al varo della nuova PAC, la politica agricola europea post 2013. Sono in ballo questioni importanti che interessano vari comparti (carne, vino, latte, zucchero, ecc.), ma anche l’ambiente, il clima, le energie rinnovabili, le risorse idriche, la gestione dei terreni, i giovani agricoltori, ovvero problematiche che richiedono un impegno rinnovato.

Grande fermento. All’incontro di Legnaro si è cercato così di fare luce sulla prossima riforma della PAC e sulle opportunità che si apriranno per le imprese agricole. Chiara Dellapasqua (Direzione Generale Agricoltura della Commissione europea) ha ricordato che l’obiettivo più importante che le Regioni dovranno perseguire nel periodo 2014-2020 sarà quello di sapere integrare le risorse agricole con tutti gli altri fondi che l’Unione Europea metterà a disposizione, proprio per creare una sinergia vincente per lo sviluppo delle aree rurali e il potenziamento del settore primario. Da qui, la volontà da parte della Commissione di voler semplificare al massimo la nuova PAC, che avrà un’architettura più snella e orientata ai risultati. Non mancheranno le novità assolute come l’introduzione di nuovi strumenti per la stabilizzazione dei redditi, programmi di scambi per gli agricoltori europei (una sorta di Erasmus agricolo), pacchetti di misure volti a valorizzare sempre più le aree rurali (turismo rurale e sociale), partenariati europei per sviluppare la ricerca, ecc. Anche la strategia Leader e dunque i Gruppi di Azione Locale impegnati nelle aree rurali troveranno nella programmazione 2014-2020 nuovi e importanti sbocchi. Insomma, sembra che ci sia grande fermento attorno alla futura politica agricola e rurale europea, che però dovrà confrontarsi sempre più con le grandi incognite dovute alla volatilità dei mercati e impegnarsi con sforzi maggiori nella lotta ai cambiamenti climatici.

Tante idee da tradurre in fatti concreti. All’incontro di Legnaro, vari esperti hanno approfondito queste tematiche. Federico Correale (Veneto Agricoltura) ha illustrato alcuni recenti progetti innovativi condotti dall’Azienda regionale che rappresentano degli esempi di riferimento a livello europeo in tema di agricoltura blu, bioenergie e cambiamenti climatici. Anche Andrea Povellato (Inea) si è agganciato a queste problematiche per illustrare le misure e le opportunità future per gli agricoltori. Si é discusso anche di lotta ai cambiamenti climatici mediante specifiche pratiche agricole applicate in diverse aree dell’UE (Luis Montagnoli, Comunità Montana dei Comuni del Trasimeno-medio Tevere) e di bioenergie e filiere agro energetiche (Remigio Berruto, Università di Torino). Fatto il quadro della situazione, le indicazioni più concrete per instradare l’agricoltura sulla giusta via dovranno arrivare ora dagli stessi imprenditori agricoli, che stanno vivendo in prima persona le difficoltà della crisi in atto. Le idee sul da farsi non mancano, occorrerà però sostenerle e tradurle in fatti concreti come per esempio i prestiti di garanzia per i giovani agricoltori (e le donne), gli investimenti nelle zone svantaggiate, la valorizzazione dei prodotti della montagna, ecc.

(Fonte: Veneto Agricoltura)

A Bari, celebrazioni per il 50° anniversario della PAC

In occasione del 50° anniversario della Politica Agricola Comune (PAC), la Commissione europea sbarca a Bari. Sarà presente infatti alla Fiera del Levante, in programma dall’8 al 16 settembre, proprio per presentare la campagna di comunicazione “CAP@50”, che durerà per tutto il 2012.

L’iniziativa europea si sviluppa attraverso un sito internet interattivo, una mostra itinerante nei Paesi dell’UE e la realizzazione di una serie di eventi dedicati alla politica agricola. Per quanto riguarda l’Italia, dopo gli appuntamenti nel nord e nel centro del Belpaese, la Commissione europea, d’intesa con la Rete italiana degli Europe Direct, ha previsto di celebrare il 50° anniversario della PAC alla Fiera del Levante. Durante la manifestazione è previsto l’allestimento della mostra fotografica fornita dalla Direzione Generale Agricoltura della Commissione e la realizzazione di un fitto programma di workshop su argomenti complementari e affini alla riforma della PAC 2014-2020 (agricoltura biologica, eco-sostenibilità delle produzioni agricole, ruolo della PAC nella storia dell’integrazione europea, tutela del territorio, pianificazione rurale, ruolo dei Gruppi d’Azione Locale, ecc.).

Obiettivi. La manifestazione intende sottolineare quanto sia importante che il nostro Paese affronti al meglio la sfida della prossima programmazione della PAC come strumento per proporre nuovi modelli per lo sviluppo e la crescita del territorio, per la conservazione del suolo nell’ottica della multifunzionalità, per porre un freno al costante abbandono dell’attività agricola da parte dei suoi protagonisti.

(Fonte: Europe Direct Veneto)

Agricoltura europea post 2013 tra proposte e controproposte, il punto della situazione

Dopo mesi di confronti e dibattiti il Parlamento europeo ha presentato le sue controproposte al disegno di riforma della politica agricola comune (PAC) post 2013, presentato lo scorso anno dalla Commissione europea. Se quella del Parlamento non è proprio una bocciatura poco ci manca e ora la strada per arrivare nei tempi previsti ad una sostanziale riforma del comparto agricolo europeo si fa ancora più in salita.

Il punto su cosa sta succedendo nelle stanze dei bottoni dell’agricoltura a Bruxelles viene fatto sul numero, scaricabile a questo link: 8/ 2012 di Veneto Agricoltura Europa, newsletter di Europe Direct Veneto, lo sportello europeo di Veneto Agricoltura-Ufficio Stampa.  L’obiettivo dell’Unione Europea è quello di definire una politica agricola semplice, flessibile e al tempo stesso moderna, capace di garantire agli agricoltori maggiori certezze per il futuro. Commissione europea e Parlamento sembrano però avere punti di vista diversi per arrivarci. La prova è data dalle oltre 700 controproposte presentate dall’Emiciclo di Bruxelles sull’intelaiatura di riforma elaborata dalla Commissione europea sul finire dello scorso anno. Controproposte che riguardano le misure di mercato (OCM Unica), il finanziamento, la gestione e il monitoraggio della PAC 2014-2020. Insomma, gli europarlamentari sembrano voler far scricchiolare quanto è stato fin qui messo assieme con tanta fatica dal Commissario Dacian Ciolos.

Il numero speciale di Veneto Agricoltura Europa, interamente dedicato a queste problematiche, analizza i vari dossier della riforma della PAC, dai i pagamenti diretti agli agricoltori (più equi in tutti gli Stati Membri) al sistema di controllo (più semplice), dal finanziamento della spesa agricola alla riforma dei settori vitivinicolo e dello zucchero, dalle misure “verdi” ai giovani agricoltori. Non mancano i commenti delle organizzazioni agricole europee e italiane, nonché del Ministro dell’Agricoltura, Mario Catania, che sottolinea la necessità di fare presto per non andare fuori tempo massimo e dover così far slittare di un anno (2015) l’intero processo di riforma della politica agricola europea.

(Fonte: Veneto Agricoltura Europa)

PAC post 2013, De Castro: “A giugno miglioreremo l’attuale proposta di Cioloş”

«Il 18 e 19 giugno prossimi, la Commissione Agricoltura del Parlamento europeo inoltrerà le proprie controproposte su quanto avanzato dal commissario Cioloş. Potremmo avere una Pac molto diversa da quella che è stata illustrata dal commissario europeo. E soprattutto faremo in modo che la redistribuzione delle risorse non penalizzi l’Italia». Così Paolo De Castro, presidente della Commissione Agricoltura a Strasburgo, annuncia ad Eurocarne, il salone internazionale delle tecnologie e prodotti per la lavorazione, conservazione, refrigerazione e distribuzione delle carni, organizzato da Veronafiere insieme con Ipack-Ima Spa e in corso di svolgimento fino ad oggi.

Anche i suinocoltori potranno accedere ai contributi Pac. De Castro, che ha partecipato alla 43ª assemblea annuale di Uniceb insieme al direttore generale di Veronafiere, Giovanni Mantovani, ha indicato la strada per sostenere l’agricoltura italiana all’interno di un contesto europeo che non mette più il settore primario al primo posto nelle voci di spesa del bilancio Ue.  Quanto alla richiesta dei suinicoltori di accedere ai contributi della Pac, l’ex ministro De Castro offre ampie rassicurazioni. «Non saranno più esclusi – osserva – dal momento che con l’ocm unica potranno accedere ai contributi Pac, al pari di tutti gli altri settori».

Fondi Pac drasticamente ridotti per l’Italia. Per l’Italia, il plafond complessivo fra il primo e il secondo pilastro (ovvero aiuti diretti e sviluppo rurale) subirà una contrazione di 280 milioni di euro l’anno. «Siamo convinti – sostiene il numero uno della Comagri al Parlamento europeo – che dopo il passaggio in Aula e grazie ai poteri attribuiti dal Trattato di Lisbona, l’attuale proposta di riforma della Pac migliorerà». In che modo, parlando di carne bovina? «Attraverso una maggiore flessibilità sul nuovo articolo 68 (sulla qualità, nda) – afferma De Castro – facendo programmazione produttiva e con un sostegno specifico accoppiato». Sembra comunque certo, secondo quanto annunciato dal presidente di Uniceb, Renzo Fossato – riconfermato per acclamazione anche per il triennio 2012-2014 – «che le future disponibilità economiche per gli aiuti diretti con la nuova Pac saranno largamente inferiori a quelli attuali. Per questo sollecitiamo il Governo italiano a riservarne una consistente percentuale alla zootecnia».

(Fonte: Veronafiere)

De Castro: “Quote latte addio, non si torna indietro” e sulla PAC: “Difficile chiudere entro l’estate 2013″

Paolo De Castro, Presidente della Comm.ne Agricoltura del Parlamento europeo

“Non c’è alcuna possibilità che le quote latte rimangano in piedi. Con il 2015 avremo il mercato libero in Europa, nonostante ogni tanto qualche Stato membro chieda di mantenere lo status quo”. Così ha dichiarato ieri Paolo De Castro, presidente della Commissione Agricoltura del Parlamento europeo, nel corso del Dairy Forum sul mercato mondiale del latte, organizzato da Clal e che Fieragricola, la rassegna di Veronafiere dedicata al comparto primario, ha seguito.

Dal 2015, quote latte in soffitta. Dunque, non si torna indietro rispetto a quanto deciso nel 2008 a Bruxelles: col 1° aprile 2015 il regime delle quote latte, la cui applicazione in Italia ha suscitato problemi e polemiche, andrà in soffitta. Per De Castro, comunque, «siamo già entrati nella fase di avvio del post-quote». A livello mondiale, nel 2011 sono stati prodotti 728 milioni di tonnellate di latte, con una crescita del 2 per cento sull’anno precedente (dati: Fao). «La domanda di prodotto – avverte De Castro – ha avuto un’accelerazione maggiore, sopra il 3 per cento». Questo significa che in futuro i prezzi del latte aumenteranno.

Da mesi il mercato vive una fase discendente nelle quotazioni. «La settimana prossima – anticipa il presidente della Commissione agricoltura al Parlamento europeo – a Strasburgo ragioneremo su come affrontare tale situazione, anche perché il famoso “soft landing”, l’atterraggio morbido che l’Ue aveva ipotizzato, non c’è stato». Nel futuro, il comparto lattiero caseario dovrà rafforzarsi sulle linee del «Pacchetto latte», approvato recentemente a livello comunitario. «La strada è quella del dialogo interprofessionale, delle op, di contratti di filiera», spiega De Castro. L’Italia è indietro: «In Francia c’è già il decreto applicativo sul Pacchetto latte».

La riforma della Pac post 2013 è in ritardo. Sulla Politica agricola comune la situazione è ancora incerta. Così come è stata proposta dal commissario europeo Dacian Cioloş non piace per molti aspetti, dalla burocrazia eccessiva alle incognite sull’Ocm unica. «Il prossimo 18-19 giugno il Parlamento europeo avanzerà le proprie contro-proposte – conclude De Castro – ma credo sia ambizioso chiudere tutto entro l’estate del 2013, anche se tutto è possibile. La politica, talvolta, ha dato prove di grandi accelerazioni».

(Fonte: Veronafiere)

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