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Orti urbani, giardini “interculturali” che fanno bene a persone e ambiente

orto_raccolta_1Sostenibili, intraculturali, sociali, estetici e volti ad alimentare comunità: è questa la fotografia più attuale del fenomeno degli orti urbani, che dalle grandi città si stanno diffondendo anche nei piccoli centri in tutta Italia. Se ne è parlato a Montichiari (BS) alla Fiera di Vita in Campagna 2014, nel convegno “Gli orti comunali: un fenomeno sociale in continua espansione”  dove sono state fornite stime, tendenze e testimonianze del fenomeno.

A coltivarli, non più solo anziani, ma studenti e persone con disagio sociale. “In base a dati Istat il 38% delle amministrazioni comunali capoluogo di provincia ha dedicato spazi urbani da adibire ad orti con un elevato risvolto sociale” dice Giorgio Vincenzi, direttore di Vita in Campagna. E se all’inizio del 2000 questi spazi recuperati da aree degradate venivano concesse agli anziani per favorire la socializzazione, oggi vengono assegnati anche a scuole, a persone con disagio sociale e di tutte le età. Tra i tanti lati positivi anche quello che numerosi parchi urbani un tempo lasciati a se stessi, tornano a essere popolati e vissuti”.

Tanti i benefici. “In base al protocollo con Italia Nostra abbiamo stimato in 500.000 mq gli orti urbani diffusi in Italia ha detto Fabrizio Montepara, Presidente di ResTipica-Anci. Particolarmente concentrati in grandi città come Torino, Padova e Genova, per fare solo qualche caso, stanno crescendo anche in piccoli centri. In media la dimensione media degli appezzamenti è tra i 30 e i 50 mq”. Ulteriori dati sono emersi dalla testimonianza di un esperto, da 15 anni attivo nel settore. “Il Comune fornisce terreno e acqua con un canone minimo che arriva fino ai 200 euro annui per gli orti urbani e tra i 25 e i 100 euro l’anno per gli orti urbani sociali” ha stimato Giorgio Prosdocimi Gianquinto, docente di orticoltura all’Università di Bologna. Tra le funzioni più rilevanti quella sociale, perchè permette il dialogo tra culture e fasce della popolazione di età e tradizioni diverse, terapeutica, estetica ma soprattutto ecologica, perchè favorisce la riduzione di Co2 in atmosfera e permette la nobilitazione di alcuni materiali residui che vengono riutilizzati”.

Giardini interculturali. Nati alla metà dell’800 in Germania, gli orti urbani si sono rapidamente diffusi in tutta Europa e oggi consentono di produrre fino a 50 kg/mq di prodotti freschi all’anno. Spiccata l’evoluzione fino ai nostri giorni: “I più diffusi sono quelli di quartiere – ha continuato l’esperto. Ma negli ultimi anni sono diventati sempre più tematici, per coinvolgere donne, disabili, scolari, hanno una valenza di “giardino interculturale” per facilitare interscambio e soprattutto da realtà prive di scopi di lucro stanno diventando “fattorie urbane” volte ad alimentare chi ci lavora o sostenere il progetto”.

Case history, l’orto sociale di Livorno. Un caso di successo emblematico, approfondito nel convegno alla Fiera di Vita in Campagna, è costituito dal Comune di Livorno dove è stato progettato un modello di orto sociale pionieristico e per tutti: “Ottenuta la copertura finanziaria di circa il 50% dalla Regione Toscana e aggiudicati i lavori, tra l’ottobre del 2004 e il maggio del 2005 sono stati realizzati 227 orti di cui 10 riservati per casi sociali rilevanti, 7 alle scuole e 210 assegnati in base al solo criterio dell’età anagrafica – spiega Mirco Branchetti, responsabile Ufficio Gestione Verde Urbano, Agricoltura e Foreste del Comune di Livorno. In media ogni orto è costato sui 1.000 euro all’anno con una produzione di 120-140 kg per una produzione totale tra i 25 e i 30.000 kg. Il pomodoro è stato l’ortaggio più coltivato in primavera-estate, mentre insalata, cavoli e cipolle hanno registrato una produzione costante”.

(Fonte: Fiera di Vita in Campagna)

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