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Stati generali della pesca veneta, poche luci, molte ombre

pesca-300x300Lo scorso 28 novembre a Chioggia (Ve) si sono svolti gli “Stati Generali della Pesca”. I lavori congressuali si sono concentrati soprattutto sulla pesca professionale e molluschicoltura, “nocciolo duro del settore ittico veneto” ha spiegato l’assessore alla Pesca Franco Manzato.

Meno imbarcazioni, più imbarcati marittimi. In base agli studi condotti quest’anno, la flotta marittima negli ultimi 12 anni ha perso il 38,7% delle 700 imbarcazioni. Ciononostante, sembra in ripresa il numero degli imbarcati marittimi: nel 2013, infatti, risultano operanti 1.685 persone con un rialzo del 2,5%. Le imprese ittiche (2.964 le ditte registrate nel 2013 nella produzione ittica primaria) calano del 2,6% nell’ultimo anno. Per la prima volta negli ultimi sette anni, anche le imprese dell’acquacoltura risultano in diminuzione (-0,1%). Considerando l’intera filiera ittica, le imprese registrate in Veneto nel 2013 sono 3.646 e scendono del 2,2%. Di queste imprese, il 57% operano nel rodigino (quasi tutte nel settore primario), mentre un 32% lavorano nel veneziano. Nell’ultimo anno il pescato della flotta locale è stato pari a 17.511 tonnellate, con un aumento annuo dello 0,1%. La bilancia estera del commercio di prodotti ittici segna un saldo negativo per 192,3 milioni di euro, con le importazioni in aumento del 5,3% e le esportazioni del 24,4%.

Le problematiche. “L’analisi della pesca professionale – precisa l’assessore – ha messo in evidenza una serie di problemi tecnici e particolari, ai quali è però possibile trovare una soluzione sia agendo sulle normative esistenti ove possibile, sia attraverso una maggiore colloquio fra istituzioni e operatori, sia agendo mediante gli strumenti finanziari preposti”. Alcuni esempi delle problematiche: carenza delle risorse e loro sovrasfruttamento; eccessiva capacità dello sforzo di pesca: il decremento della capacità della flotta è più che compensato dagli incrementi di produttività; eccessivi vincoli burocratici e difficoltà di interlocuzione fra organismi preposti che portano a poca chiarezza sulle competenze; rapporti e concorrenza con marinerie Croate; limitata visione imprenditoriale degli operatori; carenza organizzativa fra operatori e difficoltà a costituire organismi unici per sfruttare economie di scala e acquisire rappresentatività nel settore; aumento dei costi di produzione; attuazione di politiche non lungimiranti e in linea con le caratteristiche tipologiche dell’Alto Adriatico; mancata tutela della fascia costiera e delle altre aree di riproduzione degli stock; carenza di politiche promozionali e di marketing territoriale ittico; eccessiva antropizzazione della fascia costiera.

Obiettivi auspicati. In questo contesto dovrebbero essere implementate delle politiche trasversali a tutti i comparti che operino in tre direzioni principali: per la tutela dell’impresa e dell’occupazione, per cui è opportuno lavorare al fine di favorire l’accesso al credito delle piccole e medie imprese della pesca e dell’allevamento; migliorare le strutture e i servizi per la pesca, infrastrutture e logistica; promuovere forme di aggregazione organizzata dell’offerta per tipologia di prodotto e territorio e creazione di una unica Organizzazioni di produttori per comparto a livello regionale o addirittura di nord Adriatico;agevolare percorsi di filiera per le imprese produttrici in modo da renderle protagoniste della valorizzazione del prodotto prevedendo incentivi per quelle che si aggregano e si orientano verso attività commerciali riappropiandosi di parte del valore del prodotto; sviluppo delle attività connesse e affini, come l’avvio del recupero di strutture della pesca e acquacoltura per lo sviluppo di attività turistico-ricettive. Per la tutela delle risorse: agevolare gli operatori affinché a livello di produzione si aggreghino in Consorzi o altre forme associative che siano rappresentative e che presentino piani di gestione per ogni sistema di pesca; per la salvaguardia di particolari specie in forte difficoltà, favorire l’introduzione, nei Piani di gestione, anche di fermi mirati per specie; creare zone di tutela della pesca soprattutto nella fascia costiera;favorire la ricerca applicata per studiare attrezzi di pesca meno impattanti e più selettivi, utilizzando la tecnologia per aumentare la selettività e non la produttività. Per il rafforzamento dei controlli: dare una forte spinta verso tutte le attività di controllo istituzionale per il ripristino della legalità e della certezza del diritto attraverso accordi con le forze dell’ordine per il rispetto delle misure minime di taglia, di maglia delle reti, di zone di pesca, etc.; estendere l’utilizzo di strumenti tecnologici per agevolare i controlli su uscite delle imbarcazioni, aree di pesca e quantitativi; verificare gli impegni assunti da terzi in sede dei diversi accordi di programma conclusi in occasioni di lavori e infrastrutture a mare al fine di monitorarne l’impatto economico e ambientale.

Fonte: Regione Veneto

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