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Ambiente in Veneto. La crisi economica “abbatte” anche le polveri sottili, ma la bruciatura delle biomasse aumenta le sostanze cancerogene nell’aria. Conte: servono risorse vere dallo Stato per la difesa ambientale del territorio.

Stelluto Conte

da sx Fabrizio Stelluto (presidente ARGAV) e Maurizio Conte (assessore all’Ambiente e alla Difesa del suolo Regione Veneto)

(di Marina Meneguzzi) Ciò che non potè l’uomo, potè la crisi. Che, indirettamente, porta una notizia positiva per la nostra salute. Nel corso del 2014, è diminuita, infatti, la quantità di PM10, le polveri sottili presenti nell’atmosfera, dannose per l’apparato respiratorio, e lo si deve ad interventi strutturali, come ad esempio il miglioramento del sistema di abbattimento dei fumi industriali, ma anche al fatto che, purtroppo, molte aziende hanno chiuso i battenti e che, per risparmiare, viaggiamo di meno in auto. Ad evidenziare il dato, tra i tanti temi trattati, è stato Maurizio Conte, assessore all’Ambiente e alla Difesa del suolo della Regione Veneto, nella conferenza stampa di fine anno relativa agli impegni presenti e futuri per la tutela del territorio e svoltasi ieri, lunedì 15 dicembre, a Palazzo Balbi a Venezia, in collaborazione con ARGAV, rappresentata dal presidente Fabrizio Stelluto.

Bruciatura biomasse il prossimo problema ambientale? Un dato allarmante emerso durante l’incontro è la forte crescita nell’aria di benzo(a)pirene, un idrocarburo cancerogeno che viene emesso dalla bruciatura di biomasse (legna, pellet), sistema di riscaldamento domestico preferito negli ultimi anni per il risparmio economico rispetto al metano. Da notare, che da alcuni giorni a questa parte è stato annunciato l’aumento dell’IVA al 10 al 22% del pellet, lievitazione che guarda più al miglioramento delle entrate del Paese piuttosto che a un sistema di disicentivazione all’uso. Altra brutta notizia dal punto di vista ambientale riguarda il bellunese, dove, nell’inverno 2013/14, l’eccessiva piovosità e le abbondanti nevicate hanno causato gravi ed estesi danni al patrimonio boschivo – si parla di circa 500 mila alberi caduti -. Dopo le note dolenti, l’incontro stampa è proseguito con una disamina delle azioni intraprese dall’assessorato per la salvaguardia del territorio ed illustrate da Conte e dai dirigenti responsabili: dalle grandi opere per la mitigazione del rischio idrogeologico, agli interventi di contrasto dell’erosione costiera e di ripristino dei litorali, alle iniziative per ridurre l’inquinamento atmosferico. Di seguito, potete leggere nello specifico i punti trattati, evidenziati da una nota stampa dell’assessorato.

Un anno a difesa dell’ambiente veneto. Conte: servono risorse vere dallo stato. “Il “Piano delle azioni e degli interventi di mitigazione del rischio idraulico e geologico”, redatto dalla Regione del Veneto dopo l’alluvione del 2010, prevede interventi strutturali per l’importo complessivo di oltre 2,7 miliardi di euro”, ha riferito Conte. Che ha aggiunto: “Finora la Regione ha investito circa 500 milioni. E’ un importo ancora limitato rispetto all’obiettivo complessivo, ma sicuramente rilevante per il bilancio regionale. Il problema di fondo è avere una disponibilità di risorse vere da parte dello Stato oppure liberare le risorse bloccate dai vicoli del Patto di stabilità da utilizzare per il dissesto idrogeologico”.

Bacini di laminazione, lavori già avviati e in via di attuazione. I bacini di laminazione rappresentano le azioni strutturali prioritarie per l’attuazione di una politica di difesa idraulica del territorio. Sono stati avviati i lavori sul Timonchio per la cassa di espansione di Caldogno e a breve inizieranno quelli per il bacino di Trissino, entrambi nel vicentino. Essendo ora state individuate le risorse finanziarie necessarie, è stato annunciato che la Giunta Regionale procederà a giorni ad autorizzare l’avvio delle procedure di appalto e realizzazione del bacino di laminazione sul fiume Bacchiglione a monte di Viale Diaz nei Comuni di Vicenza e Caldogno (VI), che avrà un costo complessivo € 18.750.000; del bacino di laminazione “Anconetta” sul fiume Agno-Guà-S. Caterina nei Comuni di S. Urbano e Vighizzolo d’Este (PD) per un costo complessivo € 15.700.000; del bacino di laminazione di “Prà dei Gai” sul fiume Livenza nei Comuni di Portobuffolè e Mansuè e sul fiume Monticano in Comune di Fontanelle (TV) per un costo complessivo € 39.000.000. Ad oggi si sono invece già concluse le procedure di gara dei bacini sul torrente Alpone in località Colombaretta, nel comune di Montecchia di Crosara (VR), e sul torrente Muson, nei comuni di Fonte e Riese Pio X (TV), mentre è in corso quella per il bacino S. Lorenzo sul torrente Tramigna nei comuni di Soave e S. Bonifacio (VR). Nel 2015 sarà quindi possibile dare inizio ai lavori su tutti questi tre bacini di laminazione.

Rischio idrogeologico. L’assessore Conte ha inoltre fatto presente che, con la rimodulazione delle risorse del Fondo per lo sviluppo e coesione 2007-2013 (ex FAS), sono state incrementate le risorse da destinare alla linea di intervento per la riduzione del rischio idrogeologico a 61.750.000 euro, consentendo la realizzazione di ulteriori interventi a regia regionale. Tra questi ci sono anche interventi di contrasto dell’erosione costiera e di ripristino ambientale dei litorali per quasi 11 milioni: 1,1 milioni a Bibione, 3,5 milioni a Caorle, 3 milioni più altri 1,4 milioni a Jesolo e Cavallino-Treporti, 1,8 milioni a Chioggia.
In materia di sicurezza idraulica, la Regione finanzierà inoltre interventi di manutenzione di carattere straordinario sui fossi di privati e enti pubblici nei comuni con popolazione inferiore ai 20 mila abitanti: è disponibile un importo complessivo di circa 4 milioni 400 mila euro, a fronte di richieste per circa 11 milioni di euro.

Idrovia Padova-Venezia. Si è appena conclusa la gara per l’affidamento dell’incarico per la redazione del progetto preliminare per il completamento dell’Idrovia Padova-Venezia come canale navigabile con funzione anche di scolmatore del fiume Brenta. In via provvisoria, fino all’espletamento di tutti i controlli previsti dalla normativa, si è aggiudicata l’incarico l’associazione temporanea di studi professionali composta da Technital di Verona e Beta Studio di Ponte S. Nicolò (PD). La precisazione da parte dell’assessore Conte dello stato di provvisorietà di assegnazione dell’incarico è dovuta al fatto che la società veronese Technital fa parte delle imprese del Consorzio Venezia Nuova, al centro dell’inchiesta Mose. “La Technital ha fatto l’offerta migliore, ma se non avrà i requisiti previsti dalle norme, tra cui quelle di verifica antimafia e antiriciclaggio, l’incarico passerà alla seconda in graduatoria”, ha precisato Conte. “Il progetto sarà redatto – ha continuato l’assessore- sentendo anche le amministrazioni locali, l’Interporto di Padova e il Porto di Venezia sia per quanto riguarda il dimensionamento dei natanti per il trasporto merci fino alla Laguna di Venezia, sia come soluzione anche per i problemi idraulici dell’area.

Miglioramento dell’aria. Nuove tecnologie e crisi economica hanno favorito una costante diminuzione delle emissioni inquinanti in atmosfera. Va però in controtendenza la crescita del benzo(a)pirene dovuto all’uso di biomasse per il riscaldamento domestico. Tra le azioni messe in campo in sinergia con altre realtà, il Veneto ha aperto anche una serie di bandi che hanno come finalità ultima il miglioramento della qualità dell’aria. Sono quattro e riguardano la rottamazione di stufe e caldaie obsolete, la sostituzione di automobili inquinanti, l’applicazione di sistemi di bike sharing e l’adeguamento degli impianti di illuminazione pubblica. I dati non sono ancora definitivi, in quanto non sono ancora chiuse del tutto le operazioni di protocollo a causa delle istanze pervenute negli ultimi giorni (i bandi scadevano il 10 dicembre). I dati finora disponibili dicono che per il bando stufe e caldaie (2 milioni di euro) sono state presentate circa 500 richieste; per il bando auto (2 milioni di euro) circa 450 richieste; per il bando illuminazione (4 milioni di euro) circa 100 richieste; per il bando bike sharing (1,1 milioni di euro) 81 richieste con obiettivo di trasferire il trasporto delle persone dalle auto private alle biciclette.

Settore forestale. L’annata è stata caratterizzata dal pesante condizionamento meteo-climatico che ha influito su tutta l’attività delle strutture forestali regionali. L’inverno 2013-2014 è stato mite (il terreno non ha mai gelato), piovoso, con copiose precipitazioni nevose nel periodo gennaio – febbraio di neve pesante e sciroccosa che, in particolare nell’alta provincia di Belluno (Comelico, Centro Cadore e Agordino), hanno provocato gravi ed estesi danni al patrimonio boschivo d’alto fusto. La massa legnosa schiantata in provincia di Belluno ammonta a 235.000 mc. E’ andato perso circa il 77% dell’incremento legnoso annuo dei boschi della provincia di Belluno per un danno stimato pari a 7,5 milioni di euro in termini di redditività potenziale compromessa. Sul territorio montano e collinare si è verificato un diffuso stillicidio di fenomeni franosi; spesso non gravi se singolarmente considerati, ma non per questo meno insidiosi e dannosi soprattutto se valutati nell’impatto sulla realtà territoriale locale. In questo quadro d’insieme va inserito anche il tragico evento del 2 agosto a Refrontolo, a seguito della esondazione del Torrente Lierza, costato la vita a quattro persone. I Settori Forestali Regionali hanno attuato un programma annuale di 96 interventi di sistemazione idrogeologica ed idraulico-forestale, per 15 milioni di euro; 26 interventi (per circa 3 milioni di euro) a specifico ristoro degli eventi meteo-alluvionali di gennaio-febbraio 2014 mentre 3 milioni sono stati previsti come dotazione straordinaria per Refrontolo, in aggiunta alle iniziative di pronto intervento. Tutti i lavori sono realizzati direttamente dalle strutture forestali in economia con l’impiego, a livello regionale, di 624 operatori forestali specializzati.

Rifiuti, cave e piano aria. Conte ha infine ricordato che sono già stati presentati in consiglio regionale il nuovo piano rifiuti, il piano cave e il piano aria che hanno concretizzato un processo di programmazione importante, in cui sono state raccolte le esigenze provenienti da vari settori e la più recente evoluzione normativa, avendo come obiettivo primario la messa in sicurezza dei siti a rischio.

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