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Multifunzionalità in agricoltura: da fattorie didattiche ad “agriscuole”

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Fattoria Didattica Borgoluce

In Italia sono 2.500 e costituiscono un’opportunità unica per fare scoprire al bambino il mondo agricolo, la stagionalità dei prodotti e la biodiversità animale: a che punto sono integrate con il mondo della scuola e quali sono le prospettive? Se ne è parlato nel convegno “Fattorie didattiche: nuovi ruoli e innovazione”  alla Fiera di Vita in Campagna al Centro Fiera del Garda di Montichiari (Bs) con esperti e con dirigenti di tre regioni pionieristiche in Italia: Emilia-Romagna, Lombardia e Veneto e moderato da Giorgio Vincenzi, direttore responsabile della rivista Vita in Campagna.

Necessaria la certificazione regionale. Premesso che le fattorie didattiche, per esercitare la propria importante funzione, devono essere regolamentate e certificate da una legge regionale – cosa a oggi non attuata in tutta Italia – , le prospettive sono di diventare una “scuola sotto il cielo” orientata a sviluppare negli alunni competenze trasversali alle discipline di studio, attraverso laboratori ed esperienze concrete in un rapporto dinamico con il territorio di riferimento. “Le prime esperienze pilota sono nel Milanese e nel Mantovano, dove stanno aprendo nuove agriscuole, una tendenza in espansione che vede le fattorie didattiche attivamente coinvolte per costruire un progetto integrato e curriculare” ha detto Cristina Bertazzoni, esperta di conduzione di gruppi di apprendimento, didattica attiva ed educazione in fattoria. Il potenziamento della sensorialità, la possibilità di vivere esperienze concrete, il contatto con l’ambiente agricolo e con la natura dovrebbero aprire le porte a una didattica dove si apprendono saperi “agiti”, svolta non solo in classe ma per il 50% del tempo all’aperto”.

In Emilia-Romagna, regione pionieristica in Italia sin dal 1999, le fattorie didattiche iscritte all’albo regionale sono 371 e oggi offrono modalità di relazione più stretta e integrata con il territorio, con le famiglie, per la gestione di orti condivisi e di particolari percorsi didattici. “Nuove modalità di interazione possono nascere potenziando la collaborazione tra insegnanti e titolari, allargando la rete non solo all’ambito scolastico ma anche al mondo adulto o dei disabili” ha detto Rossana Mari, responsabile educazione alimentare e Fattorie didattiche – D.G. Agricoltura della regione Emilia-Romagna.

In Veneto le fattorie didattiche iscritte all’albo regionale sono 253 e sono attive dal 2003. Dal 2014 sono stati sviluppati numerosi progetti, tra di essi la “buona scuola del fare e raccontare”, che ha coinvolto un gruppo di fattorie didattiche e l’Istituto Comprensivo di Crespano del Grappa e ha previsto una collaborazione stretta attraverso una co-progettazione che ha coinvolto sia scuole elementari sia medie con un’ampia produzione di cartellonistica, poesie e canzoni. “Uno degli esiti più interessanti è stato che tutte le esperienze effettuate a contatto con la campagna sono state espresse in tutte le materie” ha detto Elena Schiavon, responsabile progetto fattorie didattiche dell’assessorato al Turismo della Regione Veneto.”Un’esperienza che è stata ripetuta quest’anno come buona pratica da replicare sul territorio”. Tra i progetti rientra anche la costituzione di un parco agricolo con la scuola e “Coltiva la scuola, non piantarla”, mirato contro gli abbandoni scolastici, che ha permesso di riconoscere come attività scolastiche a pieno titolo le giornate
effettuate in fattoria. “Queste iniziative troveranno la loro realizzazione nella stipula di un protocollo d’intesa con l’Ufficio scolastico regionale che punta a riconoscere le fattorie didattoiche come luoghi educativi del Veneto” ha concluso Elena Schiavon.

In Lombardia le fattorie didattiche iscritte all’elenco regionale sono 203 ed esistono dal 2002. in primo piano l’esperienza fatta con l’Università di scienze della formazione primaria della Bicocca di Milano che ha messo a lavorare insieme 200 fattorie didattiche, 400 insegnanti e 10.000 alunni in prospettiva di Expo2015. “In alcune fattorie didattiche abbiamo progettato nuovi percorsi di fruizione non più orientati al mordi e fuggi ma all’interno di un progetto educativo integrato – ha concluso Maria Teresa Besana, responsabile educazione alimentare e Fattorie didattiche – D.G. Agricoltura della Regione Lombardia. In primo piano la valenza non solo teorica ma sociale dell’agricoltura, quella che non si apprende solo dai libri ma dall’esperienza diretta”.

Fonte: L’Edizione Informatore Agrario

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