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Agriturismi veneti penalizzati nella ristorazione rispetto ad altre regioni italiane? A sollevare la questione, Confagricoltura Veneto.

prodotti tipiciConfagricoltura Veneto segnala un’anomalia nella legge regionale sull’agriturismo (n. 28/2012, integrata dalla 35/2013), rispetto a quanto succede in altre regioni italiane: “In fatto di rstorazione agrituristica, il Veneto è la regione italiana in cui viene richiesta la percentuale più alta di prodotto di provenienza aziendale, cioè il 65% del valore totale di ciò che viene somministrato. In Emilia Romagna, ad esempio la percentuale di prodotto aziendale previsto è del 35% (il 45% può essere costituito da prodotti Dop, Igp o Tipici della regione, il restante 20% può provenire dal libero mercato), come in Lombardia (35% del prodotto di provenienza aziendale, 35% deve essere prodotto locale, 30% viene dal libero mercato)”.

Agriturismi veneti disincentivati a rispettare le regole? “Nel Veneto – continua la confederazione veneta – la scelta operata dal legislatore non solo penalizza in modo indiscriminato tutta una categoria, ma comporta una serie di conseguenze negative di cui forse non si è tenuto conto nel momento in cui la norme è stata approvata.
In primo luogo, se si considera che alla elevata percentuale da rispettare si aggiunge la complessità del meccanismo richiesto per dimostrarne il rispetto, è facile immaginare che gli operatori non saranno in questo modo aiutati a rispettare la legge ma saranno indotti, se non costretti, a cercare delle scappatoie, degli escamotage. Questa situazione non può piacere ad una categoria che ha sempre isolato i casi irregolari, che certo ci sono stati ma che non sono mai stati coperti dalle associazioni professionali; una categoria che chiede solo di essere posta nella condizione di lavorare serenamente rispettando le norme”.

Penalizzata la singergia con le produzioni del territorio. “Inoltre – continua nella nota Confagricoltura Veneto – la previsione di una così alta percentuale di prodotto di provenienza aziendale ha come conseguenza un’insufficiente valorizzazione dell’offerta agroalimentare del territorio, che potrebbe invece trovare un valido canale di promozione attraverso le aziende agrituristiche della zona. Né va trascurato che al turista usualmente non interessa che gli ingredienti del piatto che sta consumando provengano strettamente dall’azienda in cui si trova in quel momento. Ciò cui tiene, invece, e più che giustamente, è che si tratti di prodotti genuini, gustosi, di provenienza sicuramente agricola all’interno di una zona geograficamente limitata. L’indicazione dell’origine del prodotto nel menù può rappresentare una garanzia di trasparenza sufficiente a rassicurare il consumatore circa il fatto che sta mangiando “agricolo” e le altre aziende che offrono il prodotto non sono poi così lontane”.

Le possibili soluzioni secondo Confagricoltura Veneto. “Su questi presupposti – conclude la Confederazione veneta – sembra inevitabile ritornare ad una percentuale di prodotto di provenienza aziendale più vicina a quelle previste dalle leggi delle altre Regioni e quindi più alla portata della normale azienda agrituristica. Ma se a questa soluzione, la più semplice e logica, si opponessero ostacoli insormontabili come il niet di ristoratori ed albergatori, incapaci di aprirsi ad una visione più larga e lungimirante di offerta turistica,  allora suggeriamo un’altra strada, l’estrema, che comunque non va vista solo in alternativa alla precedente: sbloccare la situazione per quanto riguarda i contratti di rete, riconoscendo che il prodotto ottenuto dalle altre aziende in rete può essere assimilato a quello aziendale. La stessa soluzione potrebbe essere adottata per i contratti di soccida e cooperazione, definendo ovviamente con chiarezza a quali condizioni questo passaggio potrebbe essere possibile. Se, invece, anche quest’ultima ipotesi si rivelasse non praticabile, si dovrebbe trarne una conclusione amara: evidentemente, per ragioni ignote, si vuole impedire all’agriturismo veneto non solo di sviluppare tutte le proprie potenzialità ma addirittura di esistere, negandogli i presupposti fondamentali per poter operare in modo imprenditoriale e secondo le regole. E’ questo che si vuole? O forse qualcuno pensa che questo mercato, se deluso, resterà in Veneto rivolgendosi semplicemente ad altre tipologie ricettive? Non è più probabile che questo turismo andrà a cercare altrove quello che sempre più desidera?”.

Fonte: Confagricoltura Veneto

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