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Rapporto uomo-natura, alcune considerazioni sul Festival Biblico 2015, che ha trattato il tema “Custodire il Creato, coltivare l’Umano”

Simbolo Festival Biblico(di Alessandro Bedin) Si è concluso da poco nel Nordest l’XI^ edizione del Festival Biblico, dal tema “Custodire il creato, Coltivare l’umano”, che ha trattato quest’anno il tema importante del rapporto tra uomo e natura.

Scola: “Occidentali del Terzo Millennio trascurano il creato”. Già indicato così indicherebbe un modo fuorviante di porsi perché l’uomo non è un elemento esterno alla Natura bensì ne fa parte integrante. E’ stato questo l’incipit del cardinale Angelo Scola, arcivescovo di Milano: “Il dato è imponente e, purtroppo, incontestabile: noi occidentali del Terzo Millennio siamo testimoni, ma anche in prima persona protagonisti, di una profonda Trascuratezza del creato”. Ciò, ha continuato Scola: “Ha prodotto una separazione così radicale tra uomo e cosmo da indurre l’uomo a non concepirsi più come parte del creato”. Cioè tendiamo a dominare la Natura, a piegarla ai nostri disegni semplici anziché Custodirla (che fa rima con Cura). Ecco che, in questo rapporto malato, riduzionistico, semplicistico e molto limitato, tendiamo a “considerare il creato come una sorta di arredo o apparato scenico che fa da sfondo alle nostre preoccupazioni, pensieri, lotte agitazioni e affetti; una grave miopia quando non una grave patologia.”

Una “Natura controllata”. Forse c’è da distinguere tra complessità del Creato e la nostra mente semplice che vorrebbe tutto sotto il suo controllo (a partire dal piccolo giardino di casa ai luoghi pubblici, fiumi, torrenti…). La “grave miopia e patologia” la possiamo toccare con mano quando dal più piccolo lavoro a casa nostra alla grande opera pubblica ciò che fa parte della natura ci infastidisce, è relegato all’ultima cosa da considerare, è percepito solo come un costo inutile oppure una sorta di “arredo finale o apparato scenico” che completa, al più, la nostra “grande opera”. Ciò non vuol dire lasciare in modo incontrollato il proprio giardino (o il proprio territorio) ma neanche avere un giardino piegato alla propria “idea” di giardino (o territorio – prato monospecifico all’inglese, specie esotiche…)

Parola d’ordine, rispetto. Ma la Grande Opera è il creato che non riusciamo (e non possiamo) comprendere in modo completo visti gli  inadeguati strumenti di cui siamo dotati. Coltivare l’Umano è il primo passo per essere consapevoli di quanto malato sia il nostro stare al mondo se consideriamo il Creato (la Terra, i Fiumi, gli Alberi…) come qualcosa da utilizzare in modo sconsiderato e senza ritegno. Ma non possiamo fermarci alla consapevolezza e alle parole. Coltivare un orto in modo biologico, ovvero avendo anche rispetto della Terra e dei suoi abitanti, è sicuramente un buon modo per avere un rapporto di custodia e cura, per confrontarsi con la complessità, anche se ciò può costare non poca fatica. Realizzare, per esempio, una sistemazione fluviale non considerando solamente l’aspetto idraulico ma anche quelli ambientali e paesaggistici (che sono connessi e che contribuiscono al miglioramento idraulico) o realizzare un’opera pubblica considerando come prima cosa il contesto ambientale e paesaggistico (e non solamente come aspetti formali e burocratici), sono altri passi in avanti da fare.

Conoscere meglio il Creato. Del Creato, di cui facciamo parte, vediamo solo ciò che conosciamo. Se conosciamo poco del Creato dovremmo immaginare quanto poco riusciamo a vedere.  Forse, anche alla luce dell’Enciclica Verde di Papa Francesco, le parole chiave da scolpire nella nostra mente sono Custodia, Cura, Conoscenza, Coltivare, Trascuratezza del territorio e Miopia.

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Una Risposta

  1. Grazie Alessandro, indico ai tuoi lettori un paio di interventi che sostengono, anche teologicamente, il tuo approccio al rapporto tra uomo e cosmo: https://elbagolo.wordpress.com/2015/06/07/la-comunita-della-creazione/

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