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Liberalizzazione quote latte, la qualità può “salvare” il latte italiano, ma bisogna farla conoscere

latte_16492Da un sistema protezionistico che ha imposto per trent’anni all’Italia una quota di produzione inferiore alle reali necessità, ad un sistema di totale liberalizzazione produttiva: l’impatto del “dopo quote latte”, regime abolito dal primo Aprile 2015 si fa sentire con forza, soprattutto in Veneto. Se ne è parlato nei giorni scorsi, nel corso del convegno organizzato a Treviso da A.Pro.La.V., Associazione Produttori Latte del Veneto sul tema: “Il mercato del latte senza quote, sarà sufficiente la qualità italiana?”.

 “Il Veneto, terzo produttore nazionale, risente in particolare della concorrenza di Paesi dell’Est, Slovenia, Romania, Bulgaria. Dalle nostre frontiere il latte sta entrando anche sotto i 30 centesimi al litro con il risultato che il latte delle nostre stalle resta a terra. Continuiamo a ricevere segnalazioni che ci preoccupano”, denuncia Terenzio Borga, presidente A.Pro.La.V.  Tanti gli allevatori presenti in sala, oltre ai rappresentanti delle principali cooperative lattiero-casearie del Veneto e dei Consorzi di Tutela. Tra gli ospiti illustri Nicola Shadbold, consigliere della Neozelandese Fonterra, uno dei maggior player mondiali del latte (22 miliardi di litri raccolti ogni anno, praticamente quanto la produzione italiana), ma anche allevatori da Francia e Irlanda.

Meno di 4 mila le stalle in Veneto. Dopo un anno, il 2014, che ha segnato un picco nel prezzo del latte (pagato alla stalla a 44 cent/litro), il 2015 si è aperto con una discesa in picchiata. Attualmente siamo intorno ai 37 centesimi ma le prospettive sono di ulteriore ribasso: “Una volatilità esasperata dei prezzi, una corsa all’incremento produttivo a livello globale che i nostri produttori, gravati dai costi produttivi più alti d’Europa, rischiano di non poter sostenere”, ha aggiunto Borga. Il settore della zootecnia da latte ha subito negli ultimi 15 anni una trasformazione radicale: oggi sono meno di 4mila le stalle in Veneto (contro le oltre 11mila del 1999), anche se la dimensione media è accresciuta. Il 70% del latte Veneto (contro il 50% del latte nazionale) viene utilizzato per la produzione di formaggi DOP, caratteristica storica che ha finora rappresentato un’ancora di salvezza per la valorizzazione della materia prima.

Difendere la nostra qualità fin dal banco frigo. Ma il direttore del Consorzio Grana Padano, Stefano Berni, mette in guardia: “In questo momento il sistema Grana Padano, la DOP più venduta al Mondo e che assorbe il 50% della produzione di latte, vede crescere l’export del 12% e vi è una corsa a poter entrare da parte dei produttori. Tuttavia le nostre capacità di trasformazione e la limitata possibilità di assorbimento del mercato ci impongono di contenere questa corsa per non cadere in una involuzione dei prezzi che farebbe crollare l’intero sistema. Come difendere la nostra qualità? Una grande responsabilità ce l’ha l’UE che ha impedito la trasparenza, considerando illegittimo esplicitare in etichetta la provenienza del latte nei prodotti trasformati. Ma anche la GDO italiana, a differenza di quella francese, non sa ancora valorizzare i prodotti tipici. E’ necessario che fin dal banco frigo i prodotti DOP siano ben distinti dai “copioni”. Qui si sta facendo dello sciacallaggio cercando di ingannare il consumatore che non è messo nelle condizioni di distinguere i prodotti e oggi viene “fregato” da formaggi fatti a imitazione, di cui in etichetta nulla si dice sulla provenienza: Li comprerebbe se sapesse che arrivano da Romania o Estonia?”.

Indebitamento pregresso quote latte, introdotta compensazione tra aziende. Mentre l’andamento globale imporrebbe un accrescimento della produzione e quindi una fase di investimenti, le aziende italiane e venete restano zavorrate anche per la mole di indebitamento dovuta alle quote. Sul tema è intervenuto Antonio Mario Caira, della Direzione Internazionale politiche Internazionali- MIPAAF: “Oltre alla rateizzazione nel triennio, è stata introdotta la compensazione tra aziende (cioè chi ha superato le quote fino al 12% può compensare fino al 6%) inoltre il Ministero ha previsto fondi per il settore latte al fine di garantire una maggiore liquidità per le aziende. E tuttavia, l’unico sistema di protezione per il nostro latte e i nostri formaggi resta la qualità”.

Fonte: Aprolav

 

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