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Rischi per il territorio, azione dell’uomo decisiva

campi allagatiI rischi per il territorio italiano vengono dalla natura, ma ancor più dall’azione dell’uomo. L’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale ha presentato l’annuario relativo ai dati ambientali 2014-2015. Nel 2014 in Italia si sono verificati 211 eventi franosi importanti che hanno causato complessivamente 14 vittime e danni alla rete stradale e ferroviaria. Le Regioni più colpite sono state Liguria, Piemonte, Toscana, Veneto, Campania, Lombardia e Sicilia. La stima della popolazione esposta a rischio alluvioni in Italia è pari a 8.600.000 abitanti nello scenario di pericolosità idraulica media (tempo di ritorno fra 100 e 200 anni), mentre i beni culturali esposti al medesimo rischio sono circa 28.500 e circa 7.100 le strutture scolastiche.

Per quanto riguarda l’inquinamento sono stati individuati sul territorio nazionale 40 Siti di Interesse Nazionale (SIN). Gli stabilimenti a rischio di incidente rilevante sono 1.104. Di questi circa un quarto è concentrato in Lombardia, ma anche in Veneto, Piemonte ed Emilia-Romagna si rileva un’elevata presenza di industrie a rischio (rispettivamente il 10%, il 9% e l’8% ciascuno).

Si rilevano anche dati positivi. Ad esempio, l’agricoltura biologica interessa il 9,1% della SAU (Superficie Agricola Utilizzata) nazionale: rispetto al 2012 si rileva un aumento complessivo del 5,4% del numero di operatori. L’Italia è al quinto posto in Europa, tra gli Stati Membri, per quanto riguarda la superficie interessata da questo tipo di agricoltura sostenibile. Altro dato positivo: l’89,5% delle acque di balneazione marine è classificata “sufficiente” a livello microbiologico.

Una fotografia inesorabile. C’è in ogni caso troppo cemento sulle nostre coste, visto che ben 675 km del litorale italiano, pari a circa l’8,2% del totale, sono artificializzati, soprattutto con opere di difesa costiera aderenti alla riva che occupano 414 chilometri di costa (62% del totale della costa artificializzata), con opere portuali che occupano 252 km (37% del totale) e con le colmate per i restanti 9 km. Tra 2000 e 2007 altri 14,2 km di costa sono stati artificializzati, principalmente per la realizzazione di nuove opere portuali, che hanno interessato 12,1 km (+ 5,7% rispetto al 2000) e di opere di difesa, che hanno coinvolto 2,1 km (+0,5%). La buona notizia è che “su 15 Regioni costiere, 11 sono attualmente dotate di strumenti di pianificazione che includono l’intero territorio costiero. Tra gli strumenti adottati per la gestione delle coste, l’approccio più diffuso è legato alla mitigazione dei processi di erosione”. Comunque i litorali presentano significative variazioni geomorfologiche: “il 46% delle nostre coste basse, in 50 anni (1950-1999), ha subito modifiche superiori a 25 metri; inoltre, nel periodo compreso tra 2000 e 2007, il 37% dei litorali ha subito variazioni superiori a 5 metri e i tratti di costa in erosione (895 km) sono ancora superiori a quelli in progradazione (849 km)”.

Fiumi e laghi, per la maggior parte stato ecologico non buono. Tornando ai dati, quelli parziali sulle acque vedono il 60% dei fiumi (al monitoraggio hanno partecipato 16 Regioni e due Province Autonome, per un totale di 2.440 corpi idrici e 35.144,5 km esaminati) e il 65% dei laghi (monitorati da 10 Regioni e 2 Province Autonome, per un totale di 139 corpi idrici) in uno stato ecologico inferiore al ‘buono’. Si può scaricare l’Annuario a questo link.

Fonte: Europe Direct Veneto

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