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Foresta, una risorsa da utilizzare in modo sostenibile. L’esempio della val di Zoldo, nel Bellunese.

Soci Argav val di Zoldo

soci ARGAV in visita in val di Zoldo (foto Marina Meneguzzi)

(di Marina Meneguzzi) A fine agosto 2015, grazie al socio e consigliere Andrea Saviane, i soci ARGAV hanno avuto la  possibilità di conoscere meglio la val Zoldana, nel Bellunese, visitata per approfondire il progetto di valorizzazione del larice zoldano, condotto da Confartigianato Veneto  in collaborazione con il Consorzio Legno Veneto.

L’unica conifera che nella stagione invernale rimane spoglia. Chi non lo conosce può scambiare a prima vista il larice per un pino o un abete, viste le sue foglie aghiformi e sottili, che sono però raggruppate a ciuffi e caduche. Il suo legno è conosciuto per la durata e la robustezza. La facile lavorazione ed il bel colore rosso intenso lo rende particolarmente apprezzato nei lavori di falegnameria, specie per gli esterni.

paesaggio Val di Zoldo

veduta val di Zoldo (foto Marina Meneguzzi)

Tre comuni che presto avranno un unico nome, Valle di Zoldo. Piccolo angolo nel cuore delle Dolomiti, la val di Zoldo d’estate si trasforma in un’affascinante meta per escursioni ad alta quota, sul Pelmo, sul Civetta o sul gruppo della Moiazza, mentre d’inverno a far da padrone, dal punto di vista turistico, è il comprensorio sciistico del Civetta. I paesi che la compongono sono Forno di Zoldo, il centro più importante della valle, un tempo sede di numerosi forni e fucine, oggi sostituiti dall’industria dell’occhialeria, Zoppè di Cadore, il comune più piccolo, meno popolato e più alto della provincia di Belluno e Cibiana di Cadore, rinomato per la tradizionale produzione di chiavi. Non affannatevi, però, a ricordare il loro nomi, perché da qui a breve i tre comuni si chiameranno con un nome solo, Valle di Zoldo, scelto dagli abitanti con un referendum.

Ermanno Pizzolato

Ermanno Pizzolato

Al Festil

prodotti di artigianato locale Al Festil

Calorosa accoglienza. “Anche per quanto riguarda l’artigianato, in questo territorio ci si trova inevitabilmente a parlare di foreste”, ha detto Ermanno Pizzolato, segretario di Confartigianato Belluno al nostro arrivo nella sala consiliare di Forno di Zoldo, dove siamo stati accolti dal giovane sindaco Camillo De Pellegrin. Insieme a loro, c’era anche Nadia Scarzanella, presidente della cooperativa “Al Festil“, impegnata a creare occupazione in Valle valorizzando l’artigianato e l’agroalimentare locale, venduto in un negozio in centro a Forno di Zoldo (via Roma 33). Presenti anche Saul Bianchin, che per CSQA,  organismo di certificazione indipendente, segue la certificazione forestale sostenibile PEFC come opportunità di valorizzazione delle foreste locali e il dottore forestale Andrea Zenari, che sta seguendo la gestione forestale sostenibile e la valorizzazione del larice in val di Zoldo.

logo-larice-val-zoldoChe cos’è la gestione forestale sostenibile. Con questo termine s’intende la garanzia che un bosco viene gestito seguendo i criteri della “buona” gestione forestale – che comprende indicatori di sostenibilità ambientale, sociale ed economica riconosciuti a livello internazionale -, con l’obiettivo di tutelare, conservare e migliorare le risorse forestali. I sistemi di certificazione forestale più diffusi a livello internazionale sono FSC  (Forest Stewardship Council) e PEFC (Programme for the Endorsement of Forest Certification schemes). “Il Veneto ha 420 mila ettari di foresta certificata PEFC, di cui il 60% si trova in val di Zoldo“, ha rivelato Saul Bianchin. I prodotti provenienti da foreste certificate, come il legname di larice della val di Zoldo, possono essere contrassegnati da un marchio riconosciuto.

segheria bis

esterno segheria Traiber (foto Andrea Saviane)

Ricostruire la cultura dell’uso del legno per generare nuova occupazione. “Da Trieste a Reggio Calabria passando per Torino, la foresta italiana è lunga circa 2 mila km, un dato che attesta un plus ambientale del Bel Paese” ha riferito Andrea Zanoni. Che ha sottolineato l’importanza di ricostruire la cultura dell’uso del legno per creare nuova occupazione. “Il legno italiano si può usare perchè ne abbiamo molto, grazie ad un accrescimento annuo costante e al fatto che viene poco tagliato. La CCIAA ha censito 35 mila artigiani e 2mila carpentieri del legno nonché oltre 11 mila operatori forestali a fronte del 25 per cento di disboscamento, dunque la materia prima c’è come anche gli operatori – anche se dovrebbero essere più qualificati -, e con una buona politica forestale questi potrebbero almeno raddoppiare. La cosa importante è puntare sulla valorizzazione del legno come materiale prezioso e di nicchia“, ha concluso Zanoni.

Legno illegale, terza voce a livello mondiale dopo il commercio illegale di armi e pietre preziose. A proposito di legno come materiale prezioso. Il legname di una foresta certificata costa più del legname comune perché c’è maggior impiego di manodopera qualificata (formazione boscaioli, dispositivi di protezione, procedure aziendali). D’altro canto, c’è sempre più attenzione alla sostenibilità ambientale da parte dei consumatori, che nell’acquistare il legname certificato hanno la sicurezza che i tagli degli alberi sono stati fatti scientemente. “Il taglio e il commercio illegale di tronchi è molto diffuso e pesante, a livello mondiale è la terza voce dopo il commercio illegale di armi e pietre preziose. Il legno illegale incide sul prezzo creando problemi al legno sostenibile. Un modo per fermarlo è dare riconoscibilità ai marchi del legno certificato“, ha affermato Bianchin.

scarzanella

Claudia Scarzanella, segheria Traiber (foto Andrea Saviane)

Il legno certificato può diventare il mercato del futuro, perché c’è sempre più voglia di comprare prodotti sani e con un’identità. Ad esserne convinta è Claudia Scarzanella, vice presidente giovani imprenditori di Confartigianato Belluno, titolare  della storica segheria Traiber (Località Villanova 26, Forno Di Zoldo, tel. 0437-78149), attiva dalla fine dell’800. Assumendone la gestione dopo la prematura scomparsa del marito, Claudia ha deciso di accentuare ancor più la scelta di utilizzare solo legno locale (larice 100% della val di Zoldo) per fare della segheria l’anello di una catena che sappia valorizzare l’intera filiera bosco-legno delle valli attorno a Belluno. “In questo modo abbiamo scelto un mercato di nicchia, rivolgendoci a una clientela sensibile e attenta alle questioni etiche, in grado di apprezzare concetti come km zero e tracciabilità. Da anni non compro più il legname dall’Austria, ma scelgo personalmente nei boschi della valle le piante in piedi da tagliare e le acquisto dai piccoli proprietari del posto: proprio come si fa per un vestito su misura”, ha spiegato Scarzanella. I vantaggi di una filiera così corta sono molteplici: “Non c’è solo il risparmio sui costi di trasporto, la presenza di una realtà come la nostra permette a molte persone che lavorano nel settore di restare in montagna e avere un’opportunità. “Molti acquirenti – ha raccontato Claudia – mi richiedono prodotti certificati PEFC, perché questo apre alla possibilità di concorrere per appalti “verdi” ed è uno strumento per valorizzare ulteriormente il prodotto. Ma vorrei che questo marchio venisse considerato come una prova etica del nostro lavoro”. Ultimo, ma non per questo meno importante, la presenza di un’attività così amica dell’ambiente offre al territorio anche maggiore visibilità dal punto di vista turistico.

Maschera e tabia Val di Zoldo

volti lignei e tabia di Fornesighe (foto Marina Meneguzzi)

Delizie paesaggistiche e gastronomiche. Dopo l’artigianato e il mondo produttivo, abbiamo fatto una gustosa sosta nella Malga Kornigian (Fattoria Kornigian, localita Cornigian – Forno di Zoldo, SP347) e apprezzato le bellezze naturalistiche e architettoniche dello Zoldano visitando i tabià (antichi fienili), e i volti lignei di Fornesighe, deliziosa frazione di Forno di Zoldo.

Pierina_Zafferano_val_di_Zoldo

Pierina Giacomel nel suo orto di montagna dove coltiva lo zafferano (foto Marina Meneguzzi)

Zafferano di montagna, un sogno diventato impresa. L’ultima tappa che ha chiuso l’interessantissima giornata in val di Zoldo è stata in località la “Veda”, frazione di Fornesighe, nel campo in cui la bellunese Pierina Giacomel coltiva da un anno a questa parte lo zafferano. La sua storia è presto detta: dopo tanti anni da emigrante in Germania, dove conduceva con successo insieme al marito una gelateria, è tornata in terra natia. Quindi, ha partecipato ai corsi tenuti dal Gal Alto Bellunese dal tema “L’Orto dimenticato”. e incontrato alcuni operatori agricoli. È nata così in lei l’idea di provare a coltivare anche in Zoldo lo zafferano che già trova dimora sull’Altopiano di Asiago. Ci ha spiegato Pierina: “Mi sono recata diverse volte sull’Altopiano di Asiago per apprendere i rudimenti del ciclo della lavorazione, che richiede molta pazienza e costanza”. Vista la riuscita dell’esperimento, Pierina sta aumentando la produzione. Una bella notizia per la Val di Zoldo e una gradita realtà a dimostrazione che anche in montagna un sogno può diventare una piccola impresa.

 

 

 

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