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Clima, le tante (troppe?) aspettative dalla Conferenza di Parigi

SmogDal 7 all’8 dicembre 2015 la capitale francese ospiterà la Conferenza mondiale sui cambiamenti climatici. In vista di questo appuntamento, l’Europarlamento ha predisposto un accordo giuridicamente vincolante che permetta di limitare l’innalzamento della temperatura della Terra al massimo a due gradi nei prossimi decenni.  A spiegare l’ambizioso progetto, è il presidente della Commissione Ambiente dell’Europarlamento, Giovanni La Via, e l’eurodeputato francese Gilles Pargneaux, relatore del rapporto su COP21 in votazione a Strasburgo a fine ottobre.

L’UE compatta sulle questioni climatiche. “L’Europa arriva alla Conferenza di Parigi con una posizione chiara e unitaria”, ha dichiarato l’on. Pargneaux in un incontro svoltosi recentemente a Roma presso la sede del Parlamento europeo. “Vogliamo che i Paesi che parteciperanno a COP21 prendano degli impegni concreti sia per quanto riguarda la riduzione dei livelli di CO2 che per quel che concerne gli aspetti finanziari. In particolare, con la risoluzione di cui sono relatore, chiederemo: 1) di dimezzare le emissioni di gas serra entro il 2050 e ridurle del 40% entro il 2030; 2) sempre entro il 2030, di fare in modo che almeno il 30% dell’energia che utilizziamo provenga da fonti rinnovabili; 3) di aumentare del 40%, entro il 2030, l’efficienza energetica a livello globale”. “Siamo a a poche settimane da una scadenza storica − ha concluso Pargneaux − e c’è la necessità che associazioni, cittadini e decisori politici mettano insieme i propri sforzi per far sì che la Conferenza di Parigi COP21 non sia solo un momento in cui si prova a fare qualcosa ma diventi invece un incontro in cui si decide di fare qualcosa”.

Indispensabile un impegno globale. Da parte sua, l’on. Giovanni La Via, che sarà capo delegazione dell’Europarlamento alla COP21 di Parigi, ha ricordato che gli Stati Uniti, con la nuova politica ambientale del presidente Obama, e la Cina, con il suo recente impegno a ridurre le emissioni di CO2, sono due esempi che vanno nella giusta direzione. Ma su 196 Paesi partecipanti alla Conferenza di Parigi, per ora solo sessanta hanno dichiarato i loro obiettivi in materia di lotta al cambiamento climatico. “Se non si fa niente – ha detto La Via − nei prossimi decenni la temperatura globale aumenterà di cinque o sei gradi e, nonostante le misure che abbiamo messo in atto fino ad ora, l’incremento sarà comunque di tre o quattro gradi. Già oggi, l’ONU ci dice che i profughi costretti a fuggire dai propri Paesi a causa del cambiamento climatico sono venticinque milioni in tutto il mondo. Se non affrontiamo il problema con un impegno globale si rischia di arrivare, nel 2050, a cento milioni di profughi e temo che questa stima sia addirittura conservativa”.

La sfida chiave. La Via ha indicato la sfida chiave a cui l’UE si trova a far fronte: “Dobbiamo mantenere la competitività dei nostri sistemi industriali pur perseguendo obiettivi ambientali importanti. Questa è la vera sfida per il futuro. Dobbiamo puntare di più sull’economia circolare e sul riutilizzo dei rifiuti come risorse, perché se li gettiamo semplicemente via è come buttare via dei soldi. E dobbiamo fare in modo che i crediti di carbonio che si possono acquistare sul mercato, attraverso lo schema di compravendita delle emissioni ETS, abbiano un giusto prezzo che serva da deterrente a inquinare, quindi magari non 7 euro a tonnellata di CO2 com’è ora, ma qualcosa come 25 euro a tonnellata”.

Fonte: Europe Direct Veneto

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