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2015, anno record per la produzione di grano duro in Italia

cerealicola

foto Agrilevante

Performance straordinarie nel 2015 per il grano duro, la coltura più importante in Sud Italia e utilizzato principalmente per la produzione della pasta, in un contesto di calo dei prezzi sui mercati nazionali e internazionali per i cereali italiani. Il dato è emerso ad Agrilevante, nel convegno su redditività della cerealicoltura in Sud Italia tra nuova Pac e sostenibilità promosso da L’Informatore Agrario in collaborazione con FederUnacoma e l’Ente Fiera del Levante.

Veneto tra le regioni capofila in Nord Italia. Da dati Istat emerge, infatti, un incremento del 6,8% nella produzione, a fronte di un esile +1,9% di aumento di superfici rispetto alla campagna 2014: le regioni capofila sono Emilia-Romagna e Veneto in Nord Italia. Nel centro Italia la superficie destinata a grano duro è cresciuta in maniera sensibile solo in Toscana e in Abruzzo, mentre nel Lazio, nonostante il calo delle superfici, si è registrato un aumento produttivo superiore al 14%. Al Sud la superficie destinata a grano duro ha subito solo un piccolo calo ma la produzione complessiva sta crescendo, grazie soprattutto all’aumento delle rese in Campania.

La redditività. “Grazie ai prezzi particolarmente favorevoli, oggi la redditività del grano duro, che costituisce oggi il 5% di tutto il grano prodotto, si fa molto interessante – ha evidenziato Angelo Frascarelli, dell’Università di Perugia.  Considerando un prezzo della produzione di 300 €/t, da un ettaro di grano duro si ottengono mediamente 1.650 € a nord, 1.410 € al centro e 1.260 € al sud. Invece, produrre un ettaro di grano duro al nord costa 1.065€, al centro 995 € e al sud 930 € (valori calcolati attraverso i prezziari dei contoterzisti e indagini personali)”. In particolare, sottraendo i costi dai ricavi si ottiene che la redditività del grano duro al nord raggiunge quota 585 €, mentre al centro e al sud arriva rispettivamente a 415 € e 330 €, grazie anche ai 60 € di pagamento accoppiato previsto dalla nuova Pac. Si tratta di valori molto interessanti, ai quali pochi cereali si avvicinano.

Nel 2016, per contrastare il possibile deprezzamento, si deve puntare sulla differenziazione dei parametri qualitativi. “Gli ultimi segnali che provengono dai listini nazionali, tuttavia, non sono molto incoraggianti – ha precisato Herbert Lavorano, collaboratore de L’Informatore Agrario e dell’Op Italia Cereali.  Bisogna considerare che lo “spread” di prezzo tra frumento tenero e duro (ora a 120 euro/t) provocherà sicuramente un incremento delle superfici nelle aree non tradizionali (Francia, pianura padana ecc.), per cui l’offerta abbondante potrebbe deprimere i prezzi nel prossimo anno. Una possibile strategia per le produzioni del Mezzogiorno è la differenziazione dei parametri qualitativi (glutine, colore, salubrità), per la quale è però indispensabile la costruzione di filiere specializzate in collaborazione tra imprese agricole, stoccatori, industrie di trasformazione e mondo della ricerca”.

Fonte: Servizio Stampa L’Informatore Agrario

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