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2016, necessità di aria nuova e menti fresche per progettare nuovi orizzonti

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Angela Cameran tiene nel palmo della mano una barca di canna palustre del delta del Po veneto

(di Cristina De Rossi) Le stagioni, fino a pochi anni fa, decretavano lo scorrere del tempo riproponendoci i cicli della natura, immutabili, certi e riconoscibili, sebbene nel loro altalenante trasformarsi e divenire.  Ora, se non ci fosse la certezza della data impressa nel calendario, sarebbe molto difficile sapersi orientare con la precisione di chi ci ha preceduto. La natura sta cambiando i suoi riti, le sue scadenze, le sue anteprime, le sue certezze.

Non c’è più la mezza stagione, si diceva. E quella intera? A fine dicembre, un timido gelsomino ancora spunta, un granchio è in piena muta, i paesaggi montani sembrano location di film western privi come sono dei riflessi abbacinanti della neve candida, le mimose allietano gli occhi di giallo, le gocce di pioggia restano al calduccio nelle poche nuvole di un cielo, che sembra offrirci ogni giorno stupori climatici diversi, imprevisti, imprevedibili. Con il clima, anche l’economia in tutte le sue sfaccettature, dalla pesca all’agricoltura, dall’agroalimentare al negozio di fiori, dalla vacanza alla vendemmia, dall’alimentazione al modo di vestire , la società tutta nel suo complesso ramificarsi, stanno subendo cambiamenti radicali, ai cui effetti sembriamo avvicinarci curiosi ma impreparati.

Tutto fuori tempo, tutto fuori luogo. L’unica certezza sono ormai i sempre più frequenti e distruttivi uragani, le alluvioni, la siccità e l’aria sempre più irrespirabile.  Vedere il Po con tre metri in meno del suo livello stagionale non solo sconcerta, ma ci fa immaginare scenari inconsueti, strani. Come sarà questa Primavera? E questa estate avrà l’acqua per irrigare, visto che già ora sta mettendo in difficoltà alcune colture? E le piante come e quando le vedremo fiorire? E la frutta sarà come quest’anno o peggio?

Tante domande, tanti interrogativi, poche certezze. Ma non eravamo così insicuri e impreparati quando abbiamo sfidato i fiumi costruendo sulle loro rive, quando il senso di abbondanza ci faceva sentire onnipotenti, quando ci siamo cibati di tutto e di più senza preoccuparci di rispettare quello che le stagioni ci offrivano, quando abbiamo usato le auto per andare anche solo dietro l’angolo del caseggiato.

Ora è tempo di cambiare, di mutare il corso, di arginare gli effetti di quello che, anche involontariamente, noi stessi abbiamo contribuito avvenisse. L’anno nuovo ha bisogno di aria nuova, di menti nuove, pulite, fresche, lungimiranti, in grado di vedere dalla cima di quelle montagne brulle e secche, che è possibile un nuovo orizzonte. Un nuovo orizzonte, limpido, senza la cappa stagnante dell’aria vecchia, dei paroloni vecchi, delle abitudini vecchie. Un orizzonte di rispetto per il patrimonio che abbiamo in prestito e che dovremmo restituire migliore.

Un orizzonte di nuova consapevolezza. Un orizzonte di buone pratiche. Un orizzonte di un azzurro commovente. Buon Anno. Buon nuovo orizzonte a tutti.

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