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Il terzo incontro ARGAV-FIS-UNAGA va alla scoperta delle terre del Piave, dove è il Raboso ad essere protagonista

Partecipanti corso

partecipanti corso ARGAV-FIS-UNAGA

(di Omar Bison) Prosegue il corso specifico per giornalisti e comunicatori del vino promosso da Argav – Unaga e FIS Veneto (Fondazione Italiana Sommelier) in virtù di un protocollo d’intesa sottoscritto dalle due associazioni che hanno condiviso principi e finalità comuni. In particolare favorire la conoscenza del vino, i rudimenti di enologia, viticoltura e le basi della degustazione internazionale riconosciuta per parlarne e scriverne sempre di più in maniera consona a vantaggio di tutto il mondo che ruota attorno al vino in tutti i suoi risvolti.

uve in apassimento cecchettoPer la terza lezione dedicata ai vini speciali (spumanti, liquorosi e aromatizzati) abbiamo goduto dell’ospitalità di Giorgio Cecchetto produttore di Tezze di Piave, frazione del comune di Vazzola (Tv), proveniente da una storica famiglia contadina con radicate tradizioni vitivinicole. In cattedra i sommelier FIS Filippo Busato, Massimiliano Masini e Mauro Businaro. Nelle terre della DO (Denominazione d’Origine) Piave comanda il Raboso. Il Raboso Piave, vitigno autoctono a bacca nera lavorato nella classica, storica versione DOC e da qualche anno vinificato con la veste DOCG “Malanotte del Piave” (dal nome dell’antico Borgo Malanotte di Tezze di Piave) che prevede l’appassimento di parte delle uve, da un minimo del 15% ad un massimo del 30%. Ed è attorno al Raboso, alla sua riscoperta, al suo rilancio, alle sue diverse declinazioni, fino al passito e al metodo classico rosato (Rosa Bruna), che l’azienda Cecchetto è cresciuta imponendosi nei mercati, anche internazionali.
La consapevolezza dell’importanza di tutelare un patrimonio da affidare integro e inossidabile alle generazioni che verranno – sostiene da tempo Giorgio Cecchetto- mi ha sempre spronato al rispetto per il suolo, l’acqua, le piante, attraverso scelte ponderate e  tecniche produttive che prediligono un basso impatto ambientale”.

Giorgio CecchettoSperimentare, guardando al passato con rispetto, quasi con deferenza, per programmare il futuro. Tra le numerose collaborazioni con le università, scuole enologiche ed istituzioni del territorio veneto, i progetti di zonazione della DOC ma anche gli studi, tutt’ora in corso, per analizzare le peculiarità organolettiche di un Raboso affinato  su botti di legno autoctono (castagno, ciliegio, acacia e gelso) invece delle solite botti di rovere americano, francese o di slavonia. Può mancare un Raboso liquoroso? Giorgio Cecchetto pensa di no e a questa possibile scoperta, che alcuni viticoltori veneti di riferimento nel panorama enologico regionale ritengono di enorme prospettiva, sta dedicando una buona parte degli appassimenti in corso.

Assaggio anche de vini in anfora. La giornata si è poi svolta scorrevole, didattica, spaziando dagli spumanti metodo Martinotti al Classico (Rosa Bruna compresa), per arrivare al “Gelsaia”, il padrone di casa, fino al Vermuth e tutto in abbinamento a formaggi e insaccati del territorio diversi per struttura, consistenza, stagionatura. Grande esperienza sensoriale conclusa con una provocazione che ha lasciato il segno. Il Ribolla di Jasko Gravner, azienda di Oslavia, Gorizia, vino ottenuto da una lunghissima macerazione sulle bucce in anfore di terra cotta interrate e che dopo questo periodo viene inserito in grandi botti di rovere per circa quattro anni per poi essere imbottigliato e commercializzato. Niente di meglio per rimettere in discussione certezze e convinzioni.

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