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“Il Tiramisù è nato a Treviso, provincia del Veneto, Italia”, così Zaia stoppa le illazioni fatte al Salone del Libro a Torino sulla presunta paternità friulana del famoso dolce a cucchiaio

tiramisu-originale

foto Tiramisu originale Paolo “Loli” Linguanotto

“Sulla paternità del Tiramisù possono anche scrivere che l’hanno inventato in Bulgaria, ma la realtà storica, documentata e certificata persino con un atto notarile è scolpita nella pietra: lo ha inventato Ada Campeol, con l’aiuto del cuoco Paolo ‘Loli’ Linguanotto, alle Beccherie di Treviso,  in quella culla della gastronomia tipica che si chiama Veneto. Se altri hanno copiato la ricetta hanno fatto bene perché è il dolce più buono e genuino del mondo, ma sempre copiato hanno”.

Al Salone del Libro di Torino riaperta la disputa sulla paternità. Con queste parole, il presidente della Regione del Veneto Zaia torna “in campo” per difendere la “trevigianità” di uno dei dolci più famosi del mondo, del quale si sono occupati persino giganti dell’informazione come il Guardian e il Daily Telegraph,  messa in discussione da un libro di una casa editrice di Firenze, presente al Salone di Torino, nel quale se ne sostiene l’origine friulana. “Non è la prima volta che si tenta di ‘scippare’ a Treviso questa eccellenza – aggiunge il Governatore – e non sarà l’ultima, il che deve colmare d’orgoglio il Veneto, la città di Treviso, la famiglia Campeol. In tutti i settori il meglio viene ‘clonato’, dalla Ferrari, ai grandi vini, alle grandi firme della moda. Evidentemente è’ grande anche il ‘marchio’ Tiramisù che siamo pronti a difendere con la forza della storia, delle testimonianze passate e presenti, di un atto notarile depositato dall’Accademia della Cucina, del sentire popolare”.

Tiramisù, unica la sua versione. “Il libro in questione – prosegue il presidente del Veneto – raccoglie anche la bellezza di 23 ‘variazioni sul tema’: dimostrazione lampante che si sta parlando d’altro, perché il dolce a cucchiaio più famoso del mondo è uno e solo uno, quello della Ada delle Beccherie di Treviso. Gli altri, friulani, milanesi, siciliani, francesi, tedeschi o altro saranno magari buoni, ma sono un’altra cosa”. Il Governatore esorta “tutti, nessuno escluso, compresi esperti e studiosi di culinaria di tutto il mondo a venire a Treviso e ad ascoltare dalla viva voce dei testimoni e verificare dagli atti notarili, qual è la vera storia di questo straordinario dolce”.

La vera storia di questo dolce, tanto buono quanto semplice e facile da preparare, nasce nel capoluogo della Marca, all’inizio degli anni ’70 del secolo scorso, in un ristorante famoso (Alle Beccherie), dalle mani sapienti della proprietaria, Ada Campeol, coadiuvata dall’allora giovanissimo cuoco Paolo “Loli” Linguanotto. La notizia è certa, documentata, testimoniata dagli autori e dalla letteratura locale, certificata successivamente con atto notarile. All’epoca della sua creazione, tuttavia, quando ancora il nuovo dolce si chiamava alla veneta “Tiramesù”, nessuno aveva pensato a depositare il nuovo marchio: non si usava. E siccome le grandi vittorie hanno cento padri, sono stati moltissimi quelli che, talora sul filo della leggenda o in nome dell’improbabilità, hanno attribuito ad altri tempi, luoghi e persone questa invenzione. Che poi non è altro che un perfetto ed equilibrato assemblaggio di pietanze che si usavano per corroborare gli affaticati o i malati: l’uovo sbattuto, il savoiardo con il caffè, il mascarpone e così via. La signora Ada, che allora stava giusto allattando il figlio, compose il tutto in un “unicum” con il quale ha letteralmente conquistato il mondo e del quale non c’è traccia, non a caso, nei ricettari di cucina antecedenti alla preparazione dello squisito dolce che divenne l’emblema del locale.

Una verità storica e culturale. “E’ bene invece che tutti sappiano che il Tiramisù è nato a Treviso, provincia del Veneto, Italia –  ribadisce il Presidente – anzitutto per riaffermare una verità storica e direi culturale, ma anche per ricordare che è grazie alle tante invenzioni più sagge che segrete, dove il primo ingrediente è la passione e il secondo è il buon gusto, che l’enogastronomia veneta si è fatta strada tra le migliori dei cinque continenti e collabora al successo turistico del Veneto”.

Fonte: Servizio Stampa Regione Veneto

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2 Risposte

  1. Desidero precisare che negli ultimi vent’anni sono usciti tre volumi dedicati alla cucina carnica: due di Pietro Adami, già alto dirigente d’una primaria azienda italiana, accademico italiano della cucina, originario di Raveo, il quale relaziona su tutti i piatti, dolci compresi, di ogni singola valle e di ogni singolo paese della Carnia, ma del tiramisù non fa minimamente parola. Poi c’è il grosso volume del grande Gianni Cosetti, che passa in rassegna, da Tolmezzo dove è stato per anni titolare e chef del Roma, i piatti della tradizione carnica, ma del tiramisù non fa assolutamente cenno. Come è noto le leggende metropolitane sono ancora abbastanza diffuse e gli autori del volume che dice il contrario, oltre mezzo secolo dalla realizzazione del “tiramisù” delle Beccherie ed oltre 60 dalla “Coppa imperiale al Fogher” realizzata da Costanza Bon Garatti, uscire con questa favola e presentarla al Salone del Libro è un’offesa non alla tradizione trevigiana che non teme simili stupidità, ma al Salone del Libro che dovrebbe ospitare ricerche serie e non favole gabbate per verità storica. Ma la coppia Padovani & Padovan ama incantare gli allocchi e vendere libri. E qualcuno ci casca.

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