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Pesca in Polesine, cala la flotta ma aumenta di “peso”, il report di Veneto Agricoltura

pesca-300x300Veneto Agricoltura-Osservatorio Socio Economico della Pesca e dell’Acquacoltura di Chioggia (Ve), nel suo nuovo Report, ha analizzato i dati salienti che caratterizzano la filiera ittica delle tre marinerie del Polesine.

La flotta marittima polesana nel 2015 risultava composta da 168 pescherecci, un quarto circa di quella veneta. Se nell’ultimo anno la sua consistenza cala di -1,2%, nel periodo 2001-2015 la decrescita di natanti sale a -36,4%. Si tratta perlopiù di imbarcazioni di piccole dimensioni che indica una certa artigianalità degli operatori: infatti, oltre i 2/3 delle barche (67% circa) ha una lunghezza inferiore ai 12 metri, che sommata all’altro 27% di quelle comprese fra 12 e 18 metri, rispecchia appieno questa caratteristica. In controtendenza invece la stazza e la potenza motore dei pescherecci, che rispetto al 2001 salgono rispettivamente del 76,9% e del 9,4%, segno di un lento passaggio verso barche più grosse e potenti.

Nel rodigino, con 2.101 imprese registrate alla Camera del Commercio, sono presenti circa il 57% delle aziende del settore ittico regionale. Se lo scorso anno, rispetto al 2011, le imprese della pesca marittima (677 unità) scendono del -4,8%, quelle operanti nell’acquacoltura (1.388 unità) salgono di +8,2%. Meno del 3% sono le aziende impegnate nella lavorazione del pesce e nel commercio. Sono tre i mercati ittici attivi nell’area del Delta del Po, Porto Viro, Pila, Scardovari; e si differenziano tra loro per tipologia di prodotto commercializzato. Infatti se a Porto Viro nel tempo ci si è specializzati nei pesci di acque dolci e salmastre, a Pila prevale il pesce azzurro e a Scardovari, mitili e vongole. Tutti e tre sono mercati alla produzione, accentrando l’offerta di prodotto ittico proveniente dalla sola flotta locale.

Pila bene, Porto Viro così così, Scardovari qualche difficoltà. Quantitativi: a Pila-Porto Tolle nel 2015 sono state pescate complessivamente 10.788 tonnellate, con un rialzo annuo del +16,3%, produzione che per il 72% è rappresentata da pesce azzurro. Il fatturato totale è stato pari a circa 14,8 milioni di Euro, in crescita del +2,1%. A Porto Viro la produzione è stata poco superiore alle 363 tonnellate (-19%), per quasi un milione di Euro (0,9 mio/€, -3,4%), prodotto in gran parte rappresentato da cefalame vario, carpe, siluri e carassi. A Scardovari, invece note dolenti, i quantitativi pescati nel 2015 sono stati poco oltre le 283 tonnellate (-32,5%), mentre gli introiti registrati si sono fermati a circa un milione di Euro, con pannocchie e cefali a rappresentare il 62% dell’intera produzione.

Fiore all’occhiello, la produzione di vongole. In chiusura, il Report dell’Osservatorio ittico di Veneto Agricoltura si occupa dei molluschi bivalvi.  Le 20 draghe polesane appartenenti al Co.Ge.Vo. di Chioggia sono dedite alla pesca esclusiva delle vongole di mare (Chamelea gallina). Nel 2015 la produzione è stata pari a 525 tonnellate, con un leggero calo annuo di -1% netto. Ma il vero fiore all’occhiello dell’area del Delta è la venericoltura (vongole) effettuata in laguna, con una produzione che nel 2014 ha sfiorato le 13.000 tonnellate, +17,8%. Dato, che rappresenta l’81% del totale regionale. Alla tradizionale mitilicoltura su pali in laguna, si associa una fiorente attività in alto mare (off-shore), dove gli impianti di mitili long line sono in crescita. Infatti, se la mitilicoltura a mare, con una produzione nel 2014 di 10.038 tonnellate, cresce in un anno del +66,6%, quella lagunare cala del -17,4% (1.958 tonnellate).

Fonte: Servizio Stampa Veneto Agricoltura

 

 

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