• Informativa per i lettori

    Nel rispetto del provvedimento emanato, in data 8 maggio 2014, dal garante per la protezione dei dati personali, si avvisano i lettori che questo sito si serve dei cookie per fornire servizi e per effettuare analisi statistiche completamente anonime. Pertanto proseguendo con la navigazione si presta il consenso all' uso dei cookie. Per un maggiore approfondimento leggere la sezione Cookie Policy nel menu
  • Post più letti

  • Archivio articoli

Italia maggior esportatore mondiale di prodotti biologici, tutti i dati nel rapporto del Centro Studi di Confagricoltura

vino_biodinamicoLo scorso 15 giugno il centro studi di Confagricoltura ha pubblicato un rapporto sullo stato dell’arte dell’agricoltura biologica in Italia. Eccone il sunto. Per chi desiderasse verificare le tabelle dei dati, può farlo a questo link.

Aziende, diminuiscono quelle solo bio, aumentano quelle che fanno anche attività di preparazione. Un apprezzabile sviluppo dell’agricoltura biologica in Italia si è avviato a partire dagli scorsi anni ’90, probabilmente in concomitanza con il varo della regolamentazione UE sull’argomento. La SAU (Superficie Agricola Utilizzata), ha registrato una rapida crescita fino al 2001 seguita da un andamento contrastato fra il 2002 e il 2011, e poi da un’ulteriore sensibile crescita fra il 2012 e il 2014.  Nel periodo 2000-2014, le aziende agricole esclusivamente produttrici di “biologico”, sia pur con andamento irregolare, sono diminuite di 7.244 unità pari a -14,5%. Invece le aziende agricole biologiche che svolgono anche attività di preparazione sono aumentate di 4.774 unità, pari a +459%. E’ dunque in corso una tendenza alla specializzazione delle aziende (produzione e preparazione), mentre la diminuzione complessiva delle aziende agricole di settore (-4,8%) ed anche la diminuzione di aziende agricole esclusivamente produttrici biologiche (-14,5%), sono comunque molto inferiori a quella (-32,3%) della totalità delle aziende agricole italiane, fra il 2000 e il 2014. L’incidenza delle aziende agricole che praticano la coltivazione biologica, sul totale delle aziende agricole, si può stimare in circa il 3,3%; nel 2000 erano il 2,4%. Lo sviluppo del settore è confermato dall’evoluzione, fra il 2000 e il 2014, della SAU destinata alle coltivazioni biologiche (esclusa conversione), passata da 502 mila a 987 mila ettari; nel 2014 la superficie in conversione corrisponde a circa il 41% della superficie già certificata biologica, con un sensibile incremento rispetto agli anni immediatamente precedenti, il che denota una crescente vitalità del settore.

Podio del bio tutto del Sud. La Regione con la maggiore superficie agricola investita nel biologico, compresi i terreni in conversione, è la Sicilia (280,4 mila ettari) seguita da Puglia (191,8) e Calabria (138,3). Nel 2014, gli incrementi più rilevanti della SAU “biologica” si sono registrati in Valle d’Aosta, Calabria e Toscana. Guardando la SAU investita a biologico delle principali coltivazioni, si rilevano in alcuni casi incrementi costanti, mentre in altri l’andamento è irregolare. E’ netta la prevalenza di SAU destinata a foraggere (20,3% del totale della SAU bio), collegata alla conduzione biologica degli allevamenti. Nel 2014, incrementi rilevanti della superficie coltivata con metodo biologico si registrano per cereali, ortaggi, frutta in guscio e vite; diminuiscono invece sensibilmente le coltivazioni biologiche di frutta fresca e olivo. Per quanto riguarda la zootecnia, l’allevamento biologico è principalmente diffuso per le pecore e le capre (nel 2014, circa il 11% dei capi allevati); biologici sono il 4,2% dei bovini, il 2,1% del pollame, lo 0,6% dei suini. Per tutti comparti zootecnici si registra un costante aumento del numero di capi in biologico.

Nel mondo. L’Italia si colloca al sesto posto per SAU investita a biologico (compresa conversione); in Europa è preceduta solo dalla Spagna. Il nostro Paese, fra quelli maggiori produttori di biologico, è al primo posto nel mondo per quota di SAU coltivata con metodo biologico sul totale di superficie utilizzata (10,8%). In Europa l’Italia si colloca all’8° posto per quota di SAU destinata a questo metodo di coltivazione. Il giro d’affari mondiale delle vendite al dettaglio dei prodotti biologici è stimato (2014) in circa 80 miliardi di dollari USA, con una crescita di oltre cinque volte negli ultimi 15 anni. L’Europa è accreditata (2014) per una quota di consumi nell’ordine del 41% di cui l’Italia rappresenta circa l’8%, per oltre 2,6 miliardi di dollari USA. Il Paese europeo col più elevato valore di consumo procapite annuo di prodotti biologici è la Svizzera (221 euro a persona nel 2014), seguita da Lussemburgo e Danimarca. Il consumo procapite in Italia è stimato in 35 euro. L’Italia, con un valore stimato (2013) in 1.260 milioni di euro, è il principale Paese al mondo esportatore di prodotti biologici, davanti a Olanda, Spagna e Stati Uniti. Fra il 2007 e il 2014 l’esportazione italiana di prodotti biologici è quasi raddoppiata, passando da 750 a 1.420 milioni di euro.

Cultura d’impresa. Pilastro dello sviluppo dell’agricoltura biologica, secondo una ricerca (2010) della Rete Rurale, su un campione di aziende agricole “professionali”, è il progresso della cultura d’impresa: formazione degli imprenditori, diversificazione dei canali di vendita, informatizzazione. Le aziende agricole biologiche si differenziano sensibilmente per età e livello di istruzione del conduttore, propensione all’innovazione, diversificazione dell’attività e dei canali di vendita. In conclusione, l’Italia ha dimostrato di saper cogliere prontamente, più di altri grandi Paesi agricoli mondiali, le opportunità commerciali e ambientali offerte dall’adozione di metodi biologici di coltivazione ed allevamento. Il nostro Paese è il maggior esportatore mondiale di prodotti biologici ed investe nel biologico quasi l’11% della propria SAU, molto più della Francia (4,1%) e della Germania (6,3%) che pure sono consumatori di prodotti biologici più di noi. Le aziende biologiche italiane dimostrano anche di valorizzare al meglio le risorse paesaggistiche ed ambientali dei territori, organizzando con maggiore frequenza attività agrituristiche, ricreative e didattiche anche a sostegno della trasformazione in proprio e della vendita diretta, o comunque di filiera
corta (e-commerce, ristoranti, commercianti al dettaglio, ecc.), del prodotto. Queste soluzioni imprenditoriali, supportate da qualità intellettuali e professionali del capo azienda superiori alla media, consentono di realizzare, sia pure attraverso investimenti impegnativi, quelle quote
elevate di valore aggiunto per le quali l’agricoltura biologica italiana è prima in Europa.

Fonte: Centro Studi Confagricoltura

Annunci

Una Risposta

  1. […] Marina Meneguzzi) L’Italia si colloca da tempo fra i maggiori produttori di biologico in Europa e nel mondo. Ma forse non tutti sanno che la prima bevanda di riso biologica prodotta in […]

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: