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Agroalimentare Made in Italy: export e import dell’Italia con i Paesi BRICS e TICKS, tutti i dati 2001-2015 nel rapporto del centro studi Confagricoltura

prodottiBRICS e TICKS sono acronimi, adottati da alcuni fondi internazionali di investimento finanziario, che individuano i principali Paesi ad economia emergente. I Paesi BRICS sono Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica. I Paesi TICKS sono Taiwan, India, Cina, Sud Corea. In tutto sette Paesi, visto che Cina e India fanno parte sia dei BRICS sia dei TICKS. Questi Paesi sono generalmente caratterizzati da elevato numero di abitanti e/o densità di popolazione; forte sviluppo dell’industrializzazione e della diffusione di tecnologie innovative; rapido recente incremento del reddito procapite; conseguente notevole incremento e diversificazione dei consumi, anche alimentari. Per un Paese come l’Italia, che gode ottima reputazione internazionale per la propria produzione agroalimentare, e punta a sostenere la ripresa dell’economia anche attraverso un ulteriore sviluppo dell’export di settore, la crescente domanda dei Paesi ad economia emergente costituisce un’opportunità molto significativa. La seguente analisi del Centro Studi di Confagricoltura sugli scambi di prodotti agroalimentari con questi Paesi intende valutare quanto, negli ultimi 15 anni, questa opportunità sia stata colta dall’Italia, e quanto le “turbolenze” economiche e politiche, interne e internazionali, che interessano alcuni Paesi emergenti possano influire negativamente sulla crescita della nostra esportazione di prodotti agroalimentari.

Import ed export per Paese. Russia e Brasile. L’andamento degli scambi di prodotti agroalimentari dell’Italia con ciascuno dei sette Paesi BRICS/TICKS,nel periodo 2001-2015, presenta significative differenze in termini di valore degli scambi di prodotti agroalimentari e totali, saldo export-import dell’Italia positivo o negativo, effetti della crisi economico-finanziaria mondiale (2007-2009), effetti di criticità economiche recenti (2014-2015) e meno recenti (2001-2003). Per quanto riguarda queste ultime, i Paesi che suscitano le maggiori preoccupazioni sono la Russia e il Brasile. L’esportazione di prodotti agroalimentari dell’Italia verso la Russia (144,2 milioni di abitanti), nel periodo 2001-2015, è cresciuta mediamente del 9,3% l’anno, con un minimo di 151 milioni di euro nel 2001, un massimo di 705 milioni di euro nel 2013, e una brusca flessione nel 2014 e nel 2015 (-45,8%, rispetto al 2013, per un valore di -323 milioni di euro) a causa del divieto di importazione di molti prodotti agroalimentari dai Paesi europei conseguente alle sanzioni UE per il conflitto Russia-Ucraina introdotto nell’agosto del 2014 (c.d. Embargo Russo) e recentemente prorogato fino a dicembre 2017. Nello stesso quindicennio (2001-2015), le importazioni di settore dell’Italia dalla Russia sono cresciute mediamente per anno del 4,7%. Il saldo export-import ha segnato un passivo massimo di -134 milioni di euro nel 2002, per raggiungere un attivo massimo di +428 milioni nel 2014 e poi scendere a +208 milioni nel 2015. L’esportazione di prodotti agroalimentari dell’Italia verso il Brasile (207,8 milioni di abitanti), dopo essere cresciuta pressoché costantemente dal 2004 al 2014, con la sola flessione (-8,9% nel 2009), nel 2015, a causa della crisi economica del Paese sudamericano, si è ridotta di quasi il 10%, pari a -18 milioni di euro. In media la crescita annua dell’export nel periodo 2001-2015 è stata del 8,8%. L’importazione italiana di prodotti agroalimentari dal Brasile è largamente prevalente sull’esportazione: nel 2015 è tornata a superare il miliardo di euro, come già nel 2007 e nel 2008; il confronto fra il minimo del 2002 e il valore del 2015 indica un incremento del 77%. La bilancia commerciale agroalimentare dell’Italia con il Brasile, nel periodo 2001-2015 è costantemente negativa, con un debito che nel 2015 è stato di oltre 850 milioni di euro, superato solo dai passivi del triennio 2006-2008.

Import ed export per Paese. Cina, Corea del Sud, Sudafrica e India. L’esportazione di prodotti agroalimentari dell’Italia verso la Cina (1,38 miliardi di abitanti), fra il 2001 e il 2015 è cresciuta in media del 28,6% l’anno, superando nel 2015 l’esportazione verso la Russia in flessione a causa del citato embargo. Nel 2015, rispetto al 2014, l’incremento è stato del 19%. L’importazione è cresciuta mediamente, nello stesso periodo, del 3,9% l’anno. Il saldo della bilancia commerciale, pur sempre passivo, si è dimezzato negli ultimi anni passando, dai precedenti picchi di oltre 400 milioni di euro (2007), ai 169 milioni di euro del 2014 e ai 202 milioni del 2015. L’esportazione agroalimentare dell’Italia verso la Corea del Sud (50,3 milioni di abitanti) è cresciuta, tra il 2001 e il 2015, pressoché costantemente, con due sole flessioni, nel 2003 (-3,3%) e nel 2008 (-4,1%). La media di crescita annua (2001-2015) è del 14,6% e nel 2015 il valore assoluto ha superato quello dell’export verso Brasile. L’importazione (2001-2015) segna un aumento medio annuo del 8,4%. Il saldo della bilancia commerciale, sempre attivo, è passato da 11 (2001) a 158 milioni di euro (2014 e 2015). L’esportazione di prodotti agroalimentari dell’Italia verso il Sudafrica (54,5 milioni di abitanti) è cresciuta tra il 2001 e il 2015 con una media annua del 11,4%. Il valore più basso si è registrato nel 2001 (27 milioni di euro), il più alto nel 2013 (120 milioni di euro), flessioni significative hanno interessato il 2008 (-15,6%) e il 2014 (-23,9%). L’importazione ha segnato un incremento medio annuo del 3,9%. Il saldo commerciale è passato dal massimo di -115 milioni di euro del 2002, al minimo di -41 del 2012, e poi ai -91 milioni di euro del 2015. L’esportazione agroalimentare dell’Italia verso l’India (1,28 miliardi di abitanti), nel periodo 2001-2015 è aumentata in media ogni anno del 15,8%. Cresce (media annuale 9%) l’importazione di settore. Il saldo della bilancia commerciale dal minimo di -112 milioni di euro del 2002 e 2003 ha raggiunto il massimo di -341 nel 2012 e poi i -335 milioni di euro nel 2015.

La stabilità di crescita dell’export. Confrontando la dinamica dell’export agroalimentare dell’Italia verso i sette Paesi che fanno parte dei gruppi BRICS e TICKS (variazioni % rispetto all’anno precedente nel periodo 2001-2015), si evidenzia come la crescita sia nettamente più stabile e incisiva per la Cina (un solo valore negativo, sia pure superiore al 10%, 13 valori positivi di cui 12 superiori al 10%, incremento medio annuo +28,6%), seguita dalla Corea del Sud (2 valori negativi inferiori al 10%, 12 valori positivi di cui 8 superiori al 10%, incremento medio annuo +14,6%) e dall’India (3 valori negativi inferiori al 10%, 11 valori positivi di cui 8 superiori al 10%, incremento medio annuo +15,8%). I risultati della Russia, fino al 2013 molto positivi, sono condizionati dai due negativi superiori al 10% del 2014 (-12,7%) e del 2015 (-37,9%) conseguenti al recente embargo sulle importazioni. La stessa valutazione, applicata all’esportazione totale dell’Italia verso i Paesi BRICS-TICKS, evidenzia, nel periodo 2001-2015, variazioni medie annue nettamente inferiori rispetto all’export agroalimentare, che si conferma dunque settore trainante per la crescita dell’esportazione italiana. Sono particolarmente significativi i dati della Cina (incremento dell’export agroalimentare triplo rispetto all’incremento dell’export totale) e di Taiwan, dove la crescita dell’export agroalimentare è stata, sia pure per valori assoluti più contenuti, superiore di quasi 6 volte rispetto all’export totale. Solo per la Russia i due valori si differenziano per poco più di due punti percentuali. Complessivamente, nel periodo 2001-2015, l’export agroalimentare complessivo dell’Italia verso i Paesi BRICS e TICKS è cresciuto costantemente, tranne che nel 2009 (-86 milioni di € rispetto al 2008), nel 2014 (-13 milioni di € rispetto al 2013) e nel 2015 (-142 milioni di € rispetto al 2014). Ha registrato flessioni nel 2015 rispetto al 2013 l’export agroalimentare dell’Italia verso Russia, e Sudafrica; per il Brasile la flessione si registra nel 2015 rispetto al 2014 ed è da valutare, considerando le difficoltà economiche del Paese sudamericano, se si tratti di un fenomeno occasionale oppure di una tendenza che proseguirà nei prossimi anni.

Il peso dei BRICS/TICKS sull’export agroalimentare totale. Confrontando, per il periodo 2001-2015, l’incidenza dell’export agroalimentare dell’Italia verso i Paesi BRICS e TICKS sull’export agroalimentare totale del nostro Paese, si evidenzia che per i BRICS, fino al 2013, è cresciuta di oltre due volte e mezzo, passando dall’1,5% (2001) al 4,1% (2013). Dopo la lieve flessione del 2014 (-4,4%), è scesa sensibilmente nel 2015 (-11,8%), soprattutto per effetto dell’embargo russo; per i TICKS è cresciuta costantemente, con il dato del 2015 (2,2%) superiore di oltre quattro volte rispetto a quello del 2001 (0,5%). Il valore dell’export italiano verso i TICKS, rispetto a quello verso i BRICS, era nel 2001 pari a circa un terzo; nel 2015 è di oltre due terzi.

L’incidenza dei prodotti agricoli sugli scambi commerciali. Il peso dei prodotti agricoli sul totale dell’importazione e dell’esportazione agroalimentare (compresi i prodotti dell’industria alimentare) dell’Italia con i Paesi BRICS e TICKS è notevolmente variabile. Nel 2015, per l’importazione si va dal 1,6% della Corea del Sud al 65,1% del Brasile; per l’esportazione, dal 3,9% della Corea del Sud al 42,5% dell’India. Complessivamente il saldo commerciale dei prodotti agricoli segna un passivo di 1.203 milioni di euro, mentre l’industria alimentare è in attivo per 170,8 milioni; sul totale delle importazioni, i prodotti agricoli valgono il 53,8%, mentre sul totale delle esportazioni il 9,3%.

L’export per abitante. Tenendo conto della popolazione di ciascun Paese BRICS/TICKS destinatario dell’export agroalimentare dell’Italia, il valore procapite esportato nel 2015 vede al primo posto Taiwan con 4,2 euro, seguita dalla Corea del Sud con 3,6 euro e dalla Russia con 2,6 euro. Il valore più basso si registra in India con 6,2 centesimi. La graduatoria dei Paesi, tranne che per il Sudafrica, si presenta sostanzialmente coincidente (scarto massimo di una posizione) con quelle del PIL procapite e dell’Indice di Sviluppo Umano, confermando la stretta correlazione fra benessere e consumo di prodotti agroalimentari dall’Italia.

Conclusioni. I sette principali Paesi ad economia emergente inclusi nei gruppi BRICS e TICKS già hanno contribuito in misura rilevante all’incremento dell’esportazione del Made in Italy agroalimentare nel periodo 2001-2015. Sia pur con diverso incremento in valori assoluti e percentuali, tutti, fra il 2001 e il 2015 hanno registrato incrementi medi annui dell’export agroalimentare dall’Italia molto significativi, compresi fra il +28,6% della Cina il +8,2% di Taiwan; gli incrementi di Russia e Brasile sono peraltro influenzati da recenti contingenze economiche internali (embargo russo) ed interne (crisi economica delBrasile). D’altra parte proprio Taiwan, nel 2015, è al primo posto per valore dell’export agroalimentare italiano per abitante (4,2 euro) mentre ultime di questa graduatoria sono Cina (32 centesimi) e India (6 centesimi). Per valore complessivo dell’export agroalimentare dell’Italia, nel 2015 è al primo posto la Cina (437 milioni di euro) che ha scavalcato la Russia (382 milioni), seguita da Corea del Sud (183 milioni) e Brasile (167 milioni). L’esportazione totale italiana verso i Paesi BRICS/TICKS, nel periodo 2001-2015, segna incrementi medi annui nettamente inferiori rispetto all’esportazione di prodotti agricoli e dell’industria alimentare, confermando il ruolo trainate del Made in Italy agroalimentare. Per le importazioni in Italia di prodotti agroalimentari, gli incrementi medi annui più rilevanti (2001- 2015) riguardano  l’India (+9%) e la Corea del Sud (+8,4%) mentre per gli altri Paesi BRICS/TICKS sono vicini al 4-5%. Nel 2015, il primo posto è del Brasile (poco più di un miliardo di euro) seguito da Cina (639 milioni) e India (415 milioni). Il saldo commerciale di settore dell’Italia, fra il 2001 e il 2015, è stabilmente negativo con il Brasile (-856 milioni di euro nel 2015), con l’India (-335), con la Cina (-202) e con il Sudafrica (-91). Per quanto riguarda Brasile ed India occorre ricordare che tali Paesi impongono dazi molto elevati all’importazione di alcuni prodotti rilevanti nella bilancia commerciale del Made in Italy come il vino. E’ invece stabilmente positivo, nello stesso periodo, con la Corea del Sud (+158 milioni di euro nel 2015) e con Taiwan (+87). Con la Russia, dopo i negativi del 2001 e 2002, è passato in attivo negli anni successivi, registrando nel 2015 +208 milioni di euro. Aggregando i dati relativi ai diversi Paesi secondo l’appartenenza ai gruppi BRICS e TICKS si evidenzia come i migliori risultati di crescita dell’export agroalimentare riguardino questi ultimi, sia pure con un incremento delle importazioni leggermente superiore rispetto ai BRICS. Tutte le tabelle a questo link

Fonte: Elaborazione Centro Studi Confragricoltura Dott. Riccardo Calabrese

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