• Informativa per i lettori

    Nel rispetto del provvedimento emanato, in data 8 maggio 2014, dal garante per la protezione dei dati personali, si avvisano i lettori che questo sito si serve dei cookie per fornire servizi e per effettuare analisi statistiche completamente anonime. Pertanto proseguendo con la navigazione si presta il consenso all' uso dei cookie. Per un maggiore approfondimento leggere la sezione Cookie Policy nel menu
  • Post più letti

  • Archivio articoli

La politica ondivaga (per fortuna) di Coldiretti

Fabrizio Stelluto presidente ARGAV(di Fabrizio Stelluto, presidente Argav) Ho sempre pubblicamente dichiarato l’insussistenza, se non come affermazione generale di principio, della politica del “km.0” soprattutto dopo la miriade di declinazioni, che ha avuto; il rischio è un evidente “effetto boomerang“: infatti, se tutti applicassero il verbo coldirettiano, che fine farebbe l’export agroalimentare italiano, vino in primis?

La conferma di tale contraddizione  arriva ora dall’accordo siglato dalla Cooperativa Ortoromi (sede centrale a Borgoricco, in provincia di Padova e seconda realtà italiana nella cosiddetta “quarta gamma”) proprio con Coldiretti Veneto e Coldiretti Basilicata per l’utilizzo preferenziale di materie prime provenienti da aziende agricole di tali territori. Evviva, ma risulta difficile pensare alla Basilicata come “a km.0” rispetto al Veneto o alla Campania (stabilimenti produttivi della OrtoRomi). A precisa domanda, si risponde che per “km.0” si intende tutta l’Italia ma, se la mettiamo così, in una logica europea e non protezionistica, Austria e Germania (senza contare Slovenia e Croazia) sono altrettanto, se non di più, vicine al Nordest!

In realtà, si è fatta un’intelligente operazione di partnership commerciale nell’interesse delle aziende, ma il sottoscritto Primo Accordo di Programmazione dell’Attività Economica (così si chiama) dimostra almeno tre cose: la prima è che, aldilà della distanza d’origine, va garantita la qualità del prodotto; la seconda è che a fare il mercato sono i consumatori (si pretende di avere sempre tutto a disposizione in barba al principio sacrosanto della stagionalità); il terzo è la conferma che, aldilà di ogni eclatante parola d’ordine, il contadino forse non ha più le scarpe grosse, ma mantiene il cervello fino!

Annunci

Una Risposta

  1. *A proposito dell’articolo sulla “Politica ondivaga della Coldiretti”, nel concordare col Presidente Stelluto, credo sia arrivato il momento di chiarire il significato reale di Km 0. In un mondo globalizzato, attraversato senza scrupoli nell’agroalimentare dalle multinazionali cui preme solo il business, non è possibile dare una misura ufficiale della filiera che adotta il km 0, perché si può correre il rischio di considerare tale anche un prodotto che esce dalla vicina sede di una multinazionale che produce chimica a piene mani. Con questa mia non ho alcuna pretesa se non quella di offrire un contributo alla comprensione del termine di cui trattasi. Si può intendere prodotto a km 0 quello più vicino al fruitore – per un ristorante l’olio evo del frantoio serio più vicino; per un panettiere che usa semola di grano duro il mulino più vicino che macina il grano duro scelto dal panettiere, es. Khorasan italiano -. Dire che è a km 0 ogni prodotto italiano permette ai furbastri di compiere ogni tipo di nefandezza. Esempio: ci sono oleifici italiani che elaborano oli vergognosi di ignota provenienza e li vendono come olio evo della Comunità Europea, e magari quell’olio è arrivato in Spagna da Ceuta e lì, nell’enclave spagnola in Marocco, non si sa da dove sia arrivato. Ed è poi venduto, con guadagni per ogni passaggio, a meno di 5 euro il litro, cosa che già fa capire che non è olio evo ma porcheria. Penso che l’Argav potrebbe organizzare un bell’incontro sul tema, pubblicizzandolo bene, anche per smascherare i troppi furbastri in circolazione tipo quelli che vendono pane di Kamut, come Kamut fosse un grano e non il marchio commerciale di un ricco signore americano. Caro Presidente, ecco una battaglia non solo in favore dei prodotti italiani, ma per un rilancio di numerosi prodotti agroalimentari italiani di qualità spesso trascurati per le forti pressioni pubblicitarie dei prodotti delle multinazionali (pronte anche a vendere sottocosto pur di schiacciare i produttori italiani, vedi i recenti casi dell’olio evo italiano e del grano italiano). *

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: