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Turismo internazionale, ogni ospite estero vale ogni giorno, per l’agricoltura, 2,5 euro e per l’industria agroalimentare 5,6 euro. Ma Francia e Spagna, battono l’Italia.

Promozione-dei-prodotti-agricoli-a-basso-impatto-ambientale-modificata-la-legge_mediumPer una nazione come l’Italia, la cui reputazione turistica ed enogastronomica è fra la più rilevanti al Mondo, la ricaduta del turismo internazionale in termini di consumo di prodotti “Made in Italy” dell’agricoltura e dell’industria agroalimentare, è particolarmente significativa. A questo proposito, il Centro Studi Confagricoltura ha valutato quanto il turismo internazionale contribuisca all’incremento dei consumi alimentari e del reddito delle imprese agricole e delle industrie agroalimentari italiane. Ecco di seguito l’analisi.

Ospiti e pernottamenti dei turisti stranieri. Nel 2015, secondo il rilevamento sul turismo internazionale della Banca d’Italia, hanno viaggiato in Italia circa 51 milioni di turisti stranieri per 334 milioni di pernottamenti. Negli ultimi dieci anni, sono notevolmente cresciuti i viaggiatori (+22%) mentre, per effetto della riduzione della durata del soggiorno (-22%), i pernottamenti sono diminuiti (-2,4%). Parte dei turisti stranieri è stata ospitata da strutture ricettive turistiche “ufficiali” (alberghi, bed & breakfast, agriturismi, ecc.) per circa 53 milioni di arrivi e 190 milioni di pernottamenti (presenze). Nell’ultimo decennio, gli arrivi di questa categoria di ospiti sono cresciuti del 29% e i pernottamenti del 21%. Mentre questi ultimi hanno consumato pasti e spuntini esclusivamente in ristoranti, pizzerie e bar, coloro che sono stati ospitati in appartamenti privati (in affitto o di parenti e amici) hanno, almeno in parte, consumato i pasti nel proprio alloggio acquistando prodotti alimentari in esercizi commerciali.

La spesa alimentare dei turisti stranieri. Secondo un sondaggio dell’Osservatorio Nazionale del Turismo (ONT), condotto nel 2012, il consumo di prodotti agroalimentari inciderebbe sulla spesa complessiva dei turisti in misura di circa un terzo, ripartito fra ristorazione (19,3%) e acquisti presso esercizi commerciali (14%). Applicando queste percentuali alla spesa dei turisti stranieri in Italia, come rilevata dalla Banca d’Italia, si ottiene una stima orientativa della quota di spesa destinata alla ristorazione (ristoranti, pizzerie, bar, ecc.) e agli acquisti di prodotti agroalimentari presso gli esercizi commerciali. Guardando alla ripartizione della spesa turistica nelle diverse Regioni italiane, è al primo posto il Lazio, seguito da Lombardia, Veneto e Toscana. Si tenga conto che Lombardia e Veneto hanno presumibilmente beneficiato, più di altre Regioni, dell’effetto di Expo.

Il calcolo. Per tracciare una stima, sia pur orientativa, di quanto la spesa turistica alimentare produca reddito per le aziende agricole e le industrie agroalimentari italiane, il Centro Studi Confagricoltura ha calcolato, in valore alla produzione, il consumo apparente annuo (valore della produzione + import – export) dei relativi prodotti in ambito nazionale. E’ stata poi calcolata la popolazione dei consumatori di prodotti alimentari, in Italia, tenendo
conto dei residenti, dei turisti stranieri che hanno viaggiato in Italia e dei turisti italiani che hanno viaggiato all’estero. Le presenze turistiche sono state convertite in “popolazione equivalente” calcolando un consumatore ogni 365 (giorni dell’anno) presenze. Per i turisti senza pernottamento (soggiorni di una giornata con presumibile consumazione di un solo pasto), la popolazione equivalente è stata calcolata pari a un consumatore ogni 730 (365 x 2) viaggiatori. Da qui è stato calcolato il consumo apparente annuo procapite di prodotti alimentari e quello complessivo riconducibile ai turisti stranieri. Considerando che i consumi alimentari turistici, soprattutto degli ospiti stranieri, sono prevalentemente orientati verso prodotti Made in Italy e che il valore degli stessi è generalmente superiore (orientativamente +20%) a quello dei consumi alimentari abituali, il valore calcolato si può ragionevolmente ritenere espressione del consumo dei soli prodotti Made in Italy, senza dunque tenere conto dei consumi di prodotti alimentari d’importazione. Della spesa complessiva dei turisti stranieri che viaggiano in Italia, arriva alle imprese agricole circa il 2,6% e alle industrie agroalimentari il 6%.

Conclusioni. Il fatturato delle imprese agricole prodotto dai turisti stranieri nel 2015 si può stimare, sulla base di elaborazioni originali del Centro Studi Confagricoltura, in circa 907 milioni di euro. A questo si aggiungono circa 2.053 milioni di euro di fatturato dell’industria agroalimentare derivanti dagli stessi consumi alimentari dei turisti stranieri. Complessivamente 2.960 milioni corrispondenti a circa l’8% dell’export agroalimentare registrato dal nostro Paese nel 2015 (36,8 miliardi). Le presenze degli ospiti stranieri corrispondono ad una “popolazione equivalente” di circa 935 mila persone, che consuma in larga prevalenza prodotti agricoli e agroalimentari “Made in Italy”. La crescita di visitatori stranieri in Italia negli ultimi 25 anni (dati dell’Organizzazione Mondiale del Turismo – UNWTO) è significativa (+89%), ma inferiore del 33% alla crescita, nello stesso periodo, degli ospiti stranieri nei Paesi ad economia avanzata. E il fatturato turistico internazionale dell’Italia è inferiore del 43% a quello della Spagna e del 22% a quello della Francia, Paesi diretti concorrenti dell’Italia per collocazione geografica, che oggettivamente dispongono di risorse turistiche, culturali e ambientali, inferiori a quelle del nostro Paese, ma evidentemente sono più attrattivi sotto il profilo della qualità e del prezzo dei servizi di accoglienza. Già annullare questi handicap rispetto a Francia e Spagna, varrebbe, in termini di somministrazione e vendita di prodotti alimentari Made in Italy, un fatturato aggiuntivo che può stimarsi per l’agricoltura fra 200 e 390 milioni di euro e per l’industria agroalimentare fra 450 e 880 milioni di euro.

Fonte: Centro Studi Confagricoltura

 

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