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Mais, allerta aflatossine in Veneto

aflatossine-pigozzoTorna l’allerta aflatossine in Veneto. In vista dell’imminente avvio delle operazioni di raccolta del mais, l’Associazione italiana raccoglitori, essiccatori e stoccatori (Aires) ha trasmesso una nota in cui informa di una contaminazione in atto a macchia di leopardo del fungo Aspergillo che intacca il cereale, rilevata da un monitoraggio condotto dall’Università di Padova.

Meglio anticipare la raccolta. Le aflatossine sono sostanze tossiche che, oltre i limiti stabiliti dalle direttive Ue, sono vietate anche per la destinazione a mangimi animali. Per questo, Confagricoltura Veneto chiede agli agricoltori di prestare attenzione allo stato delle colture, anticipando la raccolta in modo da essiccare la granella di mais con valori superiori al 22 per cento di umidità, al fine di contenere i danni. “L’infezione fungina ha intaccato soprattutto le varietà precoci, che hanno sofferto la variabilità del clima con le bombe d’acqua prima e il caldo umido poi – spiega Giangiacomo Bonaldi, membro di giunta di Confagricoltura e referente dell’area Triveneto e presidente del Consorzio maiscoltori e cerealicoltori del Piave – Il timore è che la malattia si sviluppi in maniera diffusa nei raccolti, con il rischio di trovarsi con un mais declassato qualitativamente e vendibile solo per uso agroenergetico. Raccogliere il mais prima comporta un più elevato costo di essicazione, ma consentirà di salvare il prodotto e la redditività dell’azienda”.

In Veneto, calo superifici coltivate a mais e rese. Confagricoltura ricorda che i produttori veneti soffrono già a causa dei prezzi ai minimi storici, scesi a 16 euro e mezzo il quintale, che coprono a stento i costi di produzione. A pesare sono le grosse importazioni di mais dall’estero, che vedono in prima fila i Paesi dell’Est come l’Ucraina, la Romania e l’Ungheria, produttori di un mais qualitativamente inferiore ma più sano in conseguenza di condizioni climatiche più favorevoli. Il tonfo dei prezzi e l’andamento climatico sfavorevole ha portato in Veneto sia ad un calo delle superfici (– 6 per cento), sia delle rese (– 20 per cento), come attestano i dati di Veneto Agricoltura. Nel 2015 la superficie coltivata a mais è risultata essere di 209 mila ettari, con Padova prima provincia con 44 mila ettari, seguita da Rovigo con 37.800, Venezia con 35.200, Verona con 30 mila, Treviso con 25 mila, Vicenza con 18.500. “Al Ministero chiediamo un progetto che possa rilanciare il settore – esorta Bonaldi -, centrato sulla ricerca, su investimenti per i centri di stoccaggio perché riescano a selezionare meglio i prodotti e su contributi che possano calmierare il disagio dei produttori. Agli agricoltori chiediamo di scegliere varietà migliori e più produttive. Il clima umido del Veneto ci sottopone costantemente al rischio aflatossine e perciò dobbiamo puntare su specie più resistenti, per ottenere un mais più sano e più spendibile sul mercato”.

Fonte: Servizio stampa Confagricoltura Veneto

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