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Pesca, terminato il fermo in alto Adriatico. Per gli acquisti di qualità, meglio controllare il Gsa, l’area di pesca, obbligatorio nell’etichetta.

pesca-300x300Dopo 43 giorni di stop da Trieste a Rinini, lo scorso 5 settembre sono tornati in mare i pescherecci nell’alto Adriatico per rifornire i mercati, la filiera e la ristorazione di pesce fresco del Friuli Venezia Giulia, del Veneto e dell’Emilia Romagna, le regioni che erano interessate dal fermo pesca. Che continua da Pesaro a Bari fino al 26 settembre mentre da Brindisi a Imperia scatterà per 30 giorni consecutivi dal 17 settembre al 16 ottobre. In Sardegna e Sicilia, invece, il fermo sarà disposto con provvedimenti regionali e sarà di almeno 30 giorni, nel rispetto dei periodi di cui ai piani di gestione.

In Italia, durante l’anno 2 pesci su 3 sono importati. Durante il blocco delle attività della flotta da pesca aumenta il rischio di ritrovarsi nel piatto,  soprattutto al ristorante, prodotto straniero o congelato se non si tratta di quello fresco made in Italy proveniente dalle altre zone dove non è in atto il fermo pesca, dagli allevamenti nazionali o dalla seppur limitata produzione locale dovuta alle barche delle piccola pesca che possono ugualmente operare. In un Paese come l’Italia che importa durante l’anno più di 2 pesci su 3 consumati per effettuare acquisti di qualità al giusto prezzo il consiglio di Coldiretti Impresapesca è di verificare sul bancone l’etichetta, che per legge deve prevedere l’area di pesca (Gsa). Le provenienze da preferire sono quelle dalle Gsa 9 (Mar Ligure e Tirreno), 10 (Tirreno centro meridionale), 11 (mari di Sardegna), 16 (coste meridionali della Sicilia), 17 (Adriatico settentrionale), 18 (Adriatico meridionale), 19 (Jonio occidentale), oltre che dalle attigue 7 (Golfo del Leon), 8 (Corsica) e 15 (Malta).

Tempistica del divieto da rivedere. Resta il fatto – denuncia Coldiretti Impresapesca – che l’attuale format del fermo pesca, inaugurato esattamente 30 anni fa, ha ampiamente dimostrato di essere inadeguato, poiché non tiene conto del fatto che solo alcune specie ittiche si riproducono in questo periodo, mentre per la maggior parte delle altre si verifica in date differenti durante il resto dell’anno. Da qui la loro proposta di differenziare il blocco delle attività a seconda delle specie, mentre le imprese ittiche potrebbero scegliere ciascuna quando fermarsi in un periodo compreso tra il 1° luglio e il 30 ottobre.

Fonte: Servizio Stampa Coldiretti Veneto

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