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Colline del Prosecco: presidente Zaia presenta logo e protocollo per la candidatura Unesco a “Patrimonio dell’Umanità”. Ed invita tutti a far gioco di squadra al fine di ottenere il riconoscimento.

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Logo candidatura

Lo skyline stilizzato delle colline di Conegliano e Valdobbiadene, trasformate in un “puzzle” di verdi, gialli, blu e oro, adagiato su uno striscio di terra, simbolo del territorio: è il nuovo logo delle colline del Prosecco, il paesaggio dell’Alta Marca che ambisce a entrare nella lista Unesco dei “patrimoni dell’umanità”. Lo ha presentato ieri il presidente della Regione Veneto Luca Zaia al palazzo Grandi Stazioni di Venezia, insieme al presidente dell’Associazione temporanea di scopo che ha promosso la candidatura, Innocente Nardi, i sindaci dei 28 comuni del comprensorio collinare, il presidente della Provincia di Treviso Stefano Marcon, i rappresentanti delle categorie economiche, gli esperti del comitato tecnico-scientifico che supporta la candidatura, la rappresentante del ministero dei Beni culturali Renata Codello e il consigliere del ministro per l’Unesco Pier Luigi Petrillo.

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Il momento della firma del protoccollo

Necessario un gioco di squadra compatto e unitario. “Il logo è una nuova ed importante tappa nel percorso della candidatura del paesaggio del Prosecco“, ha sottolineato Luca Zaia, che otto anni fa, da ministro all’Agricoltura, fu il primo lanciare l’idea del marchio Unesco per le colline trevigiane della Sinistra Piave. Il logo è stato predisposto in concomitanza con la chiusura del dossier tecnico-scientifico elaborato dal team di esperti, coordinati dall’architetto Pietro Lauretano, e con la firma del protocollo-dintesa-firmato-collineunesco tra i 28 comuni delle ‘Terre Alte’ della Marca e la Regione per la tutela paesaggistica del territorio”. Per il presidente del Veneto, il logo dovrà contrassegnare ogni bottiglia prodotta sulle colline di Conegliano e Valdobbiadene e ogni attività promozionale del territorio, come simbolo del lavoro corale e “coeso” di tutta una comunità. “Ora abbiamo bisogno di un gioco di squadra compatto e unitario – ha auspicato Zaia – perché la candidatura superi nel 2017 la valutazione nazionale ed entri nella selezione degli esperti Unesco di Parigi”.

Farra di Soligo, località Collagu

Farra di Soligo, località Collagu

L’iter. Ideata nel 2008, lanciata nel 2010 con l’iscrizione nella lista ministeriale delle “‘proposte”,  suggellata nel 2015 con l‘iscrizione nel Registro nazionale dei paesaggi rurali storici del  ministero per le politiche agricole e rilanciata in occasione del Vinitaly, la candidatura Unesco dei 440 chilometri quadrati delle colline di Conegliano e Valdobbiadene è il traguardo-simbolo di un paesaggio plasmato e conservato nei secoli grazie al lavoro sapiente  ed ‘eroico’ dell’uomo che ha saputo coltivare ogni zolla, trasformando le ripide rive, strappate ai rovi e alla boscaglia, in terrazze di pregiati vigneti costellate di borghi, pievi e casali in pietra vita.

Nei suoi dipinti, Cima da Conegliano inseriva sempre le “sue” colline, identificabili ancor oggi. “Questo è un paesaggio rimasto pressochè integro, grazie al lavoro manuale dell’uomo che l’ha saputo conservare – ha sottolineato Zaia – e rendere produttivo. I vigneti, a dispetto dei detrattori che dopo la tragedia di Refrontolo hanno accusato il prosecco di essere la causa dello sbancamento del territorio, sono stati e continuano ad essere l’elemento che ha consolidato i valori estetici di questo sito d’eccellenza e ne garantiscono la tutela per le generazioni future”. La continuità tra passato e presente è testimoniata dai paesaggi rinascimentali immortalati da Cima da Conegliano, Giorgione, Giovanni Bellini e dai grandi maestri della pittura veneta, come ha ricordato Amerigo Restucci, presidente dell’Accademia delle Belle Arti di Venezia ed ex rettore dello Iuav; e resta la cifra identitaria di un territorio-comunità, come ha sottolineato Ottavio Di Bella, responsabile della redazione del dossier tecnico-scientifico che sta per essere consegnato all’Unesco.

Candidatura non di un vino ma di un territorio. Anche la firma del protocollo d’intesa tra i 28 Comuni del comprensorio collinare del prosecco, che impegna le singole amministrazioni a condividere norme urbanistiche e regolamenti comunali per la tutela e la valorizzazione del paesaggio, è una ulteriore conferma della volontà del territorio della Sinistra Piave di rimanere fedele a sé stesso e di saper coniugare rispetto per l’ambiente, capacità produttive, innovazione scientifica”, ha sottolineato Zaia. Che ha concluso con un monito: “Ci sono tutte le carte in regola per  entrare nella ‘tentative list’ dell’Unesco, a patto che tutti ci credano: non  stiamo candidando un vino, ma il paesaggio, quel mix di natura, storia, cultura e arte che rende le colline dell’Alta Marca un sito unico al mondo per bellezza, cultura e produttività. Un sito che è la carta d’identità del Veneto e che merita di diventare patrimonio di tutta l’umanità”.

Fonte: Servizio Stampa Regione Veneto

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