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Etichetta origine latte, storica conquista per allevatori e consumatori

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nuova etichetta latte

Storico via libera dell’Unione europea alla richiesta italiana di indicazione di origine obbligatoria per il latte e i prodotti lattiero-caseari. Una conquista per i produttori e anche per i consumatori, che finalmente potranno sapere da dove arriva il latte a lunga conservazione o quello usato per latticini e altri prodotti.

L’obbligo dell’etichetta arriva perché sono scaduti senza obiezioni alle ore 24 del 13 ottobre i tre mesi dalla notifica previsti dal regolamento dell’Unione Europea quale termine per rispondere agli Stati membri che ritengono necessario adottare una nuova normativa in materia di informazioni sugli alimenti. In occasione dell’apertura del Forum Internazionale dell’Agricoltura e dell’Alimentazione di Cernobbio, Coldiretti ha presentato in anteprima le confezioni di latte, burro e mozzarella con le nuove etichette per aiutare i consumatori a scegliere.

Il provvedimento riguarda l’indicazione di origine del latte o del latte usato come ingrediente nei prodotti lattiero-caseari che dovrà essere indicata in etichetta con: a) “paese di mungitura: nome del paese nel quale è stato munto il latte”; b) “paese di condizionamento: nome della nazione nella quale il latte è stato condizionato”; c) “paese di trasformazione: nome della nazione nella quale il latte è stato trasformato”.

Le diverse diciture. Qualora il latte o il latte usato come ingrediente nei prodotti lattiero-caseari sia stato munto, condizionato e trasformato nello stesso paese, l’indicazione di origine può essere assolta con l’utilizzo della seguente dicitura: “origine del latte: nome del paese”. Se invece le operazioni indicate avvengono nei territori di più paesi membri dell’Unione europea, per indicare il luogo in cui ciascuna singola operazione è stata effettuata possono essere utilizzate le seguenti diciture: “miscela di latte di Paesi UE” per l’operazione di mungitura, “latte condizionato in Paesi UE” per l’operazione di condizionamento, “latte trasformato in Paesi UE” per l’operazione di trasformazione. Infine se le operazioni avvengono nel territorio di più paesi situati al di fuori dell’Unione Europea, per indicare il luogo in cui ciascuna singola operazione è stata effettuata possono essere utilizzate le seguenti diciture: “miscela di latte di Paesi non UE” per l’operazione di mungitura, “latte condizionato in Paesi non UE” per l’operazione di condizionamento, “latte trasformato in Paesi non UE” per l’operazione di trasformazione. L’entrata in vigore e fissata 60 giorni dopo la pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale e quindi, auspicabilmente, dal primo gennaio 2017, come è stato previsto per un testo analogo in Francia.

Tre cartoni di latte uht su quattro sono di origine straniera. “Adesso finalmente le nostre mucche possono mettere la “firma” su tutto il latte che esce dalle stalle, la cui salubrità è garantita a livelli di sicurezza e qualità superiore grazie al sistema di controlli realizzato dalla rete di veterinari più estesa d’Europa. Con l’etichettatura di origine si dice finalmente basta all’inganno del falso Made in Italy con tre cartoni di latte a lunga conservazione su quattro venduti in Italia che sono stranieri, cosi come la metà delle mozzarelle sono fatte con latte o addirittura cagliate provenienti dall’estero, ma nessuno lo sa perché non è obbligatorio riportarlo in etichetta”, commenta Federico Miotto, presidente di Coldiretti Padova (circa 600 le aziende zootecniche associate della provincia, per un fatturato di 87 milioni di euro e una produzione di 2 milioni 150 mila quintali di latte l’anno).

Fonte: Servizio Stampa Coldiretti Padova

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