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Parchi in Veneto, le associazioni ambientaliste chiedono alla Regione una conferenza regionale sulle aree protette

colli-euganei-5Nove associazioni ambientaliste (Associazione Italiana Insegnati di Geografia -Veneto; CAI Veneto; FAI – Fondo Ambiente Italiano; FIAB – Federazione Italiana Amici della Bicicletta; Italia Nostra – Sezione Treviso; LAC – Lega per l’abolizione della caccia; Legambiente Veneto; LIPU- Lega Italiana Protezione Uccelli; WWF Veneto) hanno scritto una lettera aperta alla Regione, che riportiamo di seguito, un appello per una nuova visione del patrimonio Parchi attraverso una condivisione di idee, progetti e proposte. Un invito, soprattutto, a prendere le distanze da proposte che soddisfino specifici interessi di parte a scapito dell’interesse generale, nel nome di un’auspicata riforma che possa sostenere al meglio gli Enti locali.

La lettera. La “Strategia Nazionale per la Biodiversità” afferma a chiare lettere che un’area protetta è “un’area geograficamente determinata, regolamentata e gestita al fine di conseguire obiettivi specifici di conservazione della biodiversità”. Per questa ragione i Parchi italiani sono tra gli strumenti più efficaci per conservare la natura, arrestare il declino della biodiversità, contrastare l’espandersi della cementificazione, praticare forme innovative di green economy, difendere il paesaggio e i preziosi beni culturali in essi custoditi. Beni che il Veneto ha in abbondanza nelle sue aree protette, ma che subiscono oggi un attacco senza precedenti, un attacco che mira a limitarne l’estensione, a ridurne l’efficacia di gestione e di controllo del territorio aprendo le porte a chi voglia abusarne. Un approccio dinamico al problema della Conservazione della natura concepisce però la tutela del territorio non solo come un vincolo che inibisce determinate destinazioni d’uso del suolo, ma anche e soprattutto come un potente motore dello sviluppo locale, in forme che rispondono ai dettami della sostenibilità ambientale e in qualche modo anticipano, anche dal punto di vista tecnologico, le modalità di una riconversione ecologica destinata a investire nel tempo tutte le forme della vita associata, su tutto il territorio del Pianeta. Le aree naturali protette devono essere soprattutto un laboratorio in cui sperimentare le soluzioni più avanzate di un percorso di fuoriuscita dagli inconvenienti indotti dallo sviluppo industriale e dai rischi planetari connessi alla riproduzione dell’attuale modello di sviluppo. Riconosciamo che i Parchi nel Veneto non hanno dato spesso una grande prova di sé e richiedono un rafforzamento del sistema, a partire dal miglioramento della legge che li regola. Il tentativo di smembrarli, di ridurli accentuerà la loro marginalità e quello che dovrebbe essere un sistema diventerebbe ancor di più una sommatoria di microscopiche situazioni che procederebbe senza una funzione riconoscibile, senza “un’anima” in cui tutti si riconoscano. I diversi problemi di cui soffrono i parchi vanno affrontati con mezzi conoscitivi straordinari, cui segua una nuova legge. Non bastano le audizioni di routine e i successivi patteggiamenti fra forze politiche in Consiglio Regionale. La Giunta regionale abbandoni dunque i tentativi di taluni consiglieri di asservire l’interesse generale cui obbediscono i parchi a interessi particolari di precise, limitate (e potenti) categorie di persone. La strada indicata dagli articoli 70 e 71 della legge di bilancio produrrà strappi che sarà difficile sanare. Occorre perseguire una riforma che sappia sostenere gli Enti locali in una pianificazione coerente agli obiettivi di conservazione dei parchi, che spesso non possono essere perseguiti solo da azioni sviluppate all’interno dei confini dell’area protetta. Gli Enti parco non vanno consegnati alle logiche di degenerazioni localistiche e partitiche. Sono logiche che spingono le aree protette sempre di più sotto il controllo di politiche opache e degli interessi che le guidano. La Giunta Regionale promuova una “Conferenza regionale sulle aree protette” quale luogo e momento dedicato a fotografare la situazione regionale con dati scientifici e a individuare i punti da aggiornare o modificare della legge. La Conferenza è l’unico strumento in grado di dare una visione organica e d’insieme delle varie problematiche delle aree protette. Da essa scaturiranno i contenuti che, siamo certi, il Consiglio Regionale accoglierà e che garantiranno alla nuova legge una piattaforma largamente condivisa e basata su un’analisi fattiva e ponderata.

Fonte: Legambiente Veneto

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