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Siccità in Veneto, falde ai minimi storici degli ultimi 20 anni, disponibilità d’acqua garantita in base a precise priorità.

L’assenza di precipitazioni, soprattutto in montagna, ha determinato in Veneto una situazione di grave criticità in termini di siccità che, per quanto riguarda le falde, sta superando in negativo ogni record storico relativamente agli ultimi 20 anni. Ma le conseguenze si vedono anche su corsi d’acqua piccoli e grandi. Analizzando il periodo ottobre 2016 – marzo 2017, c’è un deficit di 170 millimetri di precipitazioni, a fronte dei 350 millimetri attesi, che difficilmente potrà essere recuperato, in considerazione del fatto che non c’è neve da sciogliere in montagna.
Prima impiego idropotabile poi quello agricolo. Il quadro della situazione è stato tracciato, con l’apporto dell’ARPAV, nel corso di un incontro per l’emergenza convocato martedì 4 aprile scorso in Regione dall’assessore alla Protezione Civile Gianpaolo Bottacin d’intesa con l’assessore all’Agricoltura Giuseppe Pan, per individuare possibili soluzioni nel breve e medio periodo sia per l’approvvigionamento idrico, sia per l’uso irriguo. “Dopo mesi di siccità che ha colpito il nord Italia – ha sottolineato Pan – la situazione si prospetta molto preoccupante per il mondo agricolo, che si trova in sofferenza in un momento delicato come quello della semina. Vanno quindi trovate soluzioni per garantire la disponibilità d’acqua in base a precise priorità. Per quanto riguarda il mondo agricolo, bisognerà capire anche come comportarsi in tema di assicurazioni“. L’assessore Bottacin ha detto che c’è da aspettarsi che la situazione non cambi nei prossimi giorni. Bisogna fare i conti con la poca acqua che c’è e gestirla nel miglior modo possibile. “Lo stiamo già facendo – ha aggiunto – attenendoci alla legge, la 152 del 2006, che dice come in caso di carenza idrica vada salvaguardato prima l’impiego idropotabile poi quello agricolo. Stiamo lavorando per venire in aiuto degli acquedotti che sono già in difficoltà. I grandi serbatoi idroelettrici vanno sfruttati al minimo e andrà “turbinata” solo l’acqua assolutamente necessaria per l’agricoltura. In linea generale, anche se si registrassero precipitazioni, non potrebbero comunque risolvere il problema a breve. Serve quindi la pianificazione più pragmatica e scientifica possibile rispetto alle diponibilità”.
Sul piano operativo, dopo che i partecipanti all’incontro hanno convenuto sull’esigenza che ognuno faccia la sua parte, è stato deciso che con delibera regionale verranno adottate le proposte in merito all’emergenza idrica formulate dall’Osservatorio permanente sugli utilizzi idrici del Distretto Idrografico delle Alpi orientali. Queste prevedono l’attivazione di un tavolo di confronto con le Province autonome di Trento e Bolzano per la gestione della risorsa idrica sul fiume Adige, che rappresenta attualmente il punto più critico del sistema sia come portata, sia per la risalita del cuneo salino alla foce; campagne di sensibilizzazione sull’uso dell’acqua, soprattutto nei confronti degli operatori agricoli; misure di contingentamento dei prelievi irrigui in base alle effettive e diversificate necessità bacino per bacino che verranno individuate d’intesa con Consorzi di bonifica veneti; l’indicazione ai gestori dei serbatori idroelettrici di trattenere i volumi corrispondenti alla riduzione delle competenze agricole. La situazione resta in ogni caso costantemente monitorata.
Fonti: Servizio Stampa Regione Veneto
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