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Accordi commerciali UE/resto del mondo, pro e contro/3. A rischio sicurezza alimentare e lavoro.

A pochi giorni dalla firma del presidente Usa Trump di due ordini esecutivi che ridisegnano la politica commerciale di Washington, con l’obiettivo di individuare gli “abusi commerciali” e impedire il “dumping”, le esportazioni a prezzi scontati per penetrare nel mercato Usa, da oggi pubblichiamo una serie di interventi pro e contro gli accordi commerciali UE/resto del mondo per offrire ai lettori la possibilità di confrontare le diverse posizioni e, crearsi, possibilmente, un’opinione in merito.

Secondo l’europarlamentare Mara Bizzotto (Lega Nord, ndr), l’accordo commerciale UE/Canada rappresenta l’ennesimo regalo del Parlamento europeo alle multinazionali e una mazzata per il Made in Italy. Se da una parte c’è chi sostiene che “il meglio deve ancora venire”, dall’altra c’è chi avverte che questo accordo UE/Canada rappresenta un grande rischio per le nostre imprese. “Il via libera al CETA da parte del Parlamento europeo – scrive infatti in una nota l’on. Mara Bizzotto – rappresenta l’ennesima truffa che l’UE sta compiendo ai danni dell’Italia, dei nostri cittadini e delle nostre aziende. Se si pensa, ad esempio, che saranno soltanto 41 su un totale di quasi 300 i prodotti italiani di Indicazione Geografica ad essere riconosciuti in Canada, ben si capisce il disastro a cui andremo incontro con questo CETA fortemente voluto da Bruxelles, da Berlino e da uno scandaloso Governo Italiano che sta svendendo il lavoro e le eccellenze delle nostre terre”.

Tempi duri per il comparto zootecnico italiano e veronese. Denuncia invece Coldiretti Verona: “Migliaia di posti lavoro, solo in territorio scaligero, sono a rischio in virtù dell’accordo Ceta, che fa vacillare la competitività di un settore noto in tutto il mondo per qualità e sicurezza alimentare. Fonte di ulteriori preoccupazioni, poi, sono le notizie allarmistiche diffuse negli ultimi giorni, come quella sui dazi che Trump vorrebbe imporre ai prodotti italiani come ritorsione al divieto comunitario di importazione della carne Usa trattata con ormoni.L’accordo del Ceta decreta la libera entrata in Europa di generi alimentari prodotti con standard qualitativi impensabili in Italia e a Verona, visto che in Canada vengono usate 99 sostanze attive vietate nell’Ue. L’accordo ha bisogno dell’assenso di tutti gli Stati europei e quindi anche dell’Italia: non c’è molto da dire su ciò che dovrebbe fare un Paese che ha a cuore l’agricoltura di qualità e la sicurezza dei propri cittadini. Si rende quindi ancora più necessario che le etichette siano chiare sulla provenienza degli alimenti e che nei ristoranti e nelle mense i menù riportino informazioni utili per una scelta consapevole. La situazione deve essere risolta e non resteremo a guardare. Quella veronese è tra le prime province italiane per numero di allevamenti “professionali” di bovini da carne. Il forte rischio è che l’indotto che tale attività porta nella nostra provincia venga ridimensionato a causa di scelte politiche a dir poco discutibili”.

Dati sul comparto zootecnico 2016 (Fonte Coldiretti Veneto). Carne bovina nella provincia veronese. A Verona oggi il settore conta circa 800 allevamenti  (di cui oltre metà professionali) con almeno un capo per un totale di 130.000 capi allevati annualmente, la stragrande maggioranza di questi allevamenti soffre la dipendenza cronica dalla Francia per quanto riguarda l’approvvigionamento dei ristalli. In termini occupazionali sono circa  1100 gli occupati nelle aziende zootecniche professionali, numero che raddoppia se si considera l’indotto sul territorio (macelli, trasporti, tecnici, mangimisti, vendita al dettaglio…) con un valore d’affari stimabile intorno ai 400 milioni di euro. Settore avicolo Gli allevamenti avicoli sono in Veneto circa 2.000 di cui piu’ di 1.000 a Verona, che risulta essere il principale distretto nazionale, con il seguente indirizzo: 57% polli da carne, 3% galline ovaiole, 35% tacchini e 5% altri volatili (faraone,anatre, quaglie ecc.); la  P.L.V. è stimata a  550.000.000,00 di Euro a livello Veneto,  Verona incide per il 46% della  P.L.V. totale per  Euro 253.000.000,00; vengono allevati a Verona annualmente circa 30.000.000 di capi. Questo settore essendo “regolato” praticamente da un regime di duopolio e da rapporti di soccida, non risente particolarmente di sussulti di mercato. Settore suinicolo. Gli allevamenti  di  suini i provincia di Verona  sono circa 150 di cui l’80% destinati all’ingrasso per un totale di 23.000 scrofe per  circa 300.000 suini prodotti annualmente. E’ indispensabile l’avvento dell’obbligo dell’indicazione della zona di provenienza della carne, sia per i tagli freschi, sia per quella  utilizzata per i prodotti trasformati dal momento che oltre il 50% dei prodotti venduti ha provenienza estera con nomi di fantasia che però evocano l’italianità. Settore cunicolo. Il Veneto detiene  oltre il 30% della produzione nazionale che si attesta sull’allevamento di circa 1.000.000 di fattrici /anno; la provincia con la maggiore concentrazione di allevamenti e’ Treviso con 200.000 fattrici e 10.000.000 di conigli, seguita da Padova e Verona con rispettivamente 60.000 e 55.000  fattrici con 3.000.000 di conigli ciascuna.

Fonte: Europe Direct Veneto/Coldiretti Verona

 

 

 

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