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Consumo del suolo, in tre anni persi 1.400 ettari di terreno in Veneto, Padova e Treviso in testa

“La terra è un bene sociale e come tale deve essere considerata, non solo dal lato produttivo, dunque, anche in qualità di risorsa comune”. Ha esordito così il direttore di Coldiretti Veneto Pietro Piccioni al convegno di Realtà Veneta organizzato nei giorni scorsi a Vigonza in provincia di Padova dal titolo “Consumo del suolo tra il dire e il fare”, che metteva l’accento sul nuovo progetto di legge che il Consiglio regionale dovrà discutere in aula.

Veneto ai primi posti per sottrazione di superficie coltivata. Dopo l’intervento di presentazione del testo licenziato dalla II Commissione consiliare da parte del presidente nonché consigliere regionale Francesco Calzava, coadiuvato nell’esposizione  dall’architetto Vincenzo Fabris, Piccioni pur riconoscendo il coraggio dell’amministrazione regionale nel voler metter ordine ad una situazione che pone il Veneto ai primi posti per sottrazione di superficie coltivata a favore di un’urbanizzazione sfrenata e di opere infrastrutturali non sempre completate, ha precisato che nelle osservazioni già consegnate agli uffici si sottolinea come ancora ci sia molta strada da fare per azzerare il problema. “Nonostante un approccio maturo alla questione che mette in evidenza gli errori del passato e un orientamento al saldo zero, tanto sforzo – ha detto – non ci dà ancora la tranquillità che le modifiche proposte da Coldiretti siano state tutte accolte. Coldiretti lamenta un articolato a maglie larghe a cui i Sindaci – sul palco rappresentati dalla presidente dell’Anci Maria Rosa Pavanello – possono ricorrere con deroghe e permessi. “Non possiamo tirarci indietro difronte all’avvio dei lavori già in corso in molti comuni – ha replicato la Pavanello – sarebbe da primi cittadini irresponsabili”.

Burocrazia, società multietnica. Il coordinatore del tavolo “Urban Meta”, l’architetto Giuseppe Capocchin, ha ricordato il grande impegno di confronto con tutte le forze sociali, ambientali ed economiche che hanno prodotto un lavoro armonioso a dispetto degli interessi di ognuno. “Tanto equilibrio – ha commentato l’architetto – è stato in qualche caso stravolto dai vari passaggi previsti dalle procedure burocratiche”. Di cambio di prospettiva ha parlato Bruno Barel dell’omonimo Studio legale e docente di diritto internazionale, il quale ha sottolineato un’inversione di rotta da parte degli addetti ai lavori, interessati più alla bellezza, alla salvaguardia ambientale e al recupero di spazi vuoti da riutilizzare oltre a quelli dismessi da rigenerare. “In base alla proiezione demografica – ha chiesto ai relatori – quale indirizzo dare al Veneto per il futuro urbanizzato? Ragionamento, il suo,  legato all’invecchiamento della popolazione e ad una società multietnica”.

Costi occulti della cementificazione. Il senatore Mario Dalla Tor, membro della commissione agricoltura, nell’illustrare l’iter del provvedimento nazionale che potrebbe prevedere una moratoria (blocco delle edificazioni per un lungo periodo) a cui la legislazione regionale dovrà adeguarsi ha elencato i “costi occulti” della cementificazione di oltre 27 milioni di euro all’anno a Venezia, e a Treviso addirittura 52 milioni. È la stima che l’Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale)- ha spiegato –  ha pubblicato nel nuovo Rapporto dove si calcolano le conseguenze del cemento sul territorio italiano dal 2012 al 2015: in tre anni sono stati consumati 1.400 ettari di terreno in Veneto, dove il suolo impermeabilizzato è cresciuto dello 0,6% (la media italiana è +0,7%). Tra le province più interessate dal fenomeno Padova e Treviso. Da non sottovalutare – ha concluso – l’avanzamento del bosco, particolarmente significativo nelle zone di montagna a causa  dell’abbandono delle campagne. Non sono mancate le punzecchiature del giornalista moderatore Renzo Mazzaro che, citando l’esperienza di Agrivillage e Veneto City, ha chiamato in causa varie volte la politica veneta.

Fonte: Servizio stampa Coldiretti Padova

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