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Cresce l’opposizione nazionale all’approvazione del CETA, l’accordo di libero scambio UE-Canada

Ci saranno anche numerosi agricoltori veneti  mercoledì 5 luglio a Roma in piazza Montecitorio davanti al Parlamento dove è in corso la discussione per la ratifica del Trattato di libero scambio con il Canada (CETA), che per la prima volta nella storia dell’Unione accorda a livello internazionale esplicitamente il via libera alle imitazioni dei prodotti italiani piu’ tipici ma che spalanca anche le porte all’invasione di grano duro e a ingenti quantitativi di carne a dazio zero.

L’iniziativa è della Coldiretti insieme ad un’inedita e importante alleanza con altre organizzazioni (Cgil, Arci, Adusbef, Movimento Consumatori, Legambiente, Greenpeace, Slow Food International, Federconsumatori, Acli Terra e Fair Watch). Ma l’invito è anche ad inviare subito una lettera ai parlamentari, mettendo in chiaro che chiunque approvi il Ceta non avrà mai più il proprio voto, ma anche appoggiando la campagna su twitter con l’hashtag #StopCeta chiamando in causa gli account di senatori e deputati presenti sul social.

Attività di lobbing. “Il Ceta – sottolinea Claudio Valente, presidente di Codliretti Verona – uccide il grano duro italiano con il crollo dei prezzi favorito dall’azzeramento strutturale dei dazi per l’importazione dal Canada, dove peraltro viene fatto un uso intensivo di glifosate nella fase di pre-raccolta, vietato in Italia perché accusato di essere cancerogeno”. Oltre la metà del grano importato dall’Italia arriva proprio dal Canada dove le lobby in vista dell’accordo Ceta sono già al lavoro contro l’introduzione in Italia dell’obbligo di indicazione della materia prima per la pasta previsto per decreto e trasmesso all’Unione Europea, trovando purtroppo terreno fertile anche in Italia.

Pirateria alimentare. “A rischio  – dice Giuseppe Ruffini, direttore di Coldiretti Verona – è lo stesso principio di precauzione, visto che la legislazione canadese ammette l’utilizzo di prodotti chimici vietati in Europa. Ma l’accordo di libero scambio con il Canada legittima inoltre la pirateria alimentare che tanti danni provoca al sistema produttivo Made in Italy, accordando il via libera alle imitazioni canadesi dei nostri prodotti più tipici”. Secondo la Coldiretti delle 291 denominazioni Made in Italy registrate ne risultano protette appena 41, peraltro con il via libera all’uso di libere traduzioni dei nomi dei prodotti tricolori (un esempio è il parmesan) e alla possibilità di usare le espressioni “tipo; stile o imitazione”. E peserebbe anche l’impatto di circa 50.000 tonnellate di carne di manzo e 75.000 tonnellate di carni suine a dazio zero. E’ necessaria quindi una valutazione ponderata e approfondita dell’argomento che non può esaurirsi in pochi giorni di una bollente estate, soprattutto in considerazione della mancanza di reciprocità tra modelli produttivi diversi che grava sul trattato.

Fonte: Servizio Stampa Coldiretti Verona

 

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