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Argav in viaggio in Europa, alla scoperta del futuro della PAC a Bruxelles, tra “porte verdi” olandesi, filari di ciliegino coltivati su lana di roccia e verdure bio coltivate con i trattori veneti

(di Marina Meneguzzi, vicepresidente Argav) Minata dagli effetti di una terribile crisi economica, l’Unione Europea sta attraversando uno dei peggiori periodi della sua storia sul piano istituzionale, morale e culturale.

Istituzioni UE aperte alla visita dei cittadini. Tuttavia, chi scrive è convinta che gli ideali di pace, unità e prosperità che hanno ispirato i padri fondatori all’indomani della seconda Guerra Mondiale (Konrad Adenauer, Joseph Bech, Johan Willem Beyen, Winston Churchill, Alcide De Gasperi, Walter Hallstein, Sicco Mansholt, Jean Monnet, Robert Schuman, Paul-Henri Spaak, Altiero Spinelli) non siano parole vuote ma valori di grande attualità e necessità. Sono stata quindi lieta di partecipare lo scorso maggio, insieme ad altri giornalisti europei, ad un interessante viaggio studio organizzato dalla Commissione europea attraverso la Direzione Generale Agricoltura, per parlare del futuro della Politica agricola (PAC) e far conoscere alcuni aspetti del mercato ortofrutticolo europeo. Nel corso della due giorni, abbiamo avuto la possibilità di visitare le principali istituzioni UE: dalla Commissione (il “braccio esecutivo”), composta da un gruppo o collegio di commissari, uno per ciascun paese UE, al Consiglio dell’Unione Europea (composto dai ministri dei governi di ciascun Paese UE) al Parlamento europeo (organo legislativo, il prossimo sarà eletto dai i cittadini UE nel 2019). Istituzioni, queste, sempre aperte aila  visita dei cittadini UE.

La PAC del futuro, come sarà? Non sappiamo ancora l’ammontare del budget ad essa destinato, e dopo l’uscita del Regno Unito, la “coperta finanziaria” UE sarà decisamente più corta, ma certamente dovrà tener conto dei fattori sociali (ricambio generazionale in agricoltura) e ambientali (cambiamento climatico) che sempre più influiscono sui processi decisionali. E’ evidente anche la necessità di modernizzare (agricoltura di precisione)  e di semplificare, perché la troppa burocrazia soffoca l’innovazione e l’efficenza di una struttura che, in ogni caso, ha permesso finora agli agricoltori di fornire ai consumatori un’ampia gamma di alimenti di qualità a prezzi accessibili e prodotti in maniera sostenibile, promuovendo nel contempo le economie rurali. Una prima discussione sul processo di modernizzazione e semplificazione della Pac è stato avviata dalla Commissione europea “dal basso” attraverso una consultazione pubblica on-line, svoltasi dal 2 febbraio al 2 maggio scorso,  che ha ottenuto 322.912 contributi, e che ha visto l’Italia al terzo posto in termini di numero di risposte (38.425) dopo Germania (147.142) e Francia (40.390). Il questionario formulato per la consultazione, tradotto nelle 23 lingue ufficiali UE, consisteva in 28 risposte chiuse e 5 aperte, e dava la possibilità di allegare brevi testi a suffragio delle proprie idee. La maggioranza delle risposte sono state individuali (97 per cento), il restante 3 per cento è stato dato da organizzazioni (private, pubbliche, Ong, di categoria, associazioni). La maggior parte dei contributi individuali appartenevano a persone non coinvolte direttamente in agricoltura (93 per cento), mentre quelli arrivati dalle organizzazioni provenivano da aziende private (61 per cento) e che lavorano nel settore agricolo (77 per cento). L’analisi più approfondita nonché le conclusioni della consultazione pubblica saranno condivisi ufficialmente domani, venerdì 7 luglio, a Bruxelles, nella Conferenza sul futuro della PAC promossa da DG Agricoltura della Commissione europea, presieduta dal Commissario Phil Hogan.

Ortofrutta, in Europa se ne mangia sempre meno. Mentre la Fao (Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura), raccomanda un consumo di almeno 400 gr al giorno di frutta e verdura a persona, circa metà dei Paesi europei – tra cui non figura l’Italia – sono al di sotto di tale soglia. Il consumo di prodotti freschi registra in effetti un calo (-9,4 per cento per la frutta e -10.3 per cento per la verdura, dati 2010 rispetto alla media 2005/2009). Le cifre, fornite nel viaggio studio a Bruxelles da Ag-press-eu, piattaforma rivolta ai giornalisti europei che si occupano di tematiche legate all’agricoltura, spiegano le misure di sostegno elargite dalla Commissione alle organizzazioni di produttori di frutta e verdura europei, colpiti anche dall’embargo russo, vigente dal 2014. Una nuova legislazione che ne regola il mercato è entrata in vigore il 1 giugno 2017, pensata anche per incentivare l’adesione alle organizzazioni di produttori di frutta e verdura, che d’ora in poi beneficeranno di regole più semplici, di un onere amministrativo ridotto e di un maggiore sostegno finanziario. Misure importanti per un settore che vale in Europa 47 miliardi di euro, e che conta una produzione annua di 101 milioni di tonnellate di frutta (44 t) e verdura (57 t), destinati per oltre l’80 per cento al mercato interno, 5,5 milioni gli ettari coltivati, 3,4 milioni le aziende coinvolte, un quarto di tutte le aziende agricole europee.

Ed un bambino su 3 in Europa è sovrappeso. Una conseguenza dovuta a più cause, tra cui anche l’abitudine dei bambini a mangiare merendine confezionate, ricche  di “calorie vuote”. Nel corso del viaggio studio a Bruxelles, ci hanno informato che, per aumentare la quota di cibo sano nella dieta dei giovani, la Commmissione europea ha messo a disposizione per l’anno scolastico 2017/18 250 milioni di euro per il progetto “Frutta, verdura e latte a scuola,  che comprende, oltre alla somministrazione del cibo in questione (per l’Italia, 21.704.956 euro per frutta e verdura e 9.261.220 di euro per il latte), lezioni ai bambini (6-12 anni) sulla dieta salutare, nonché monitoraggio e valutazione dell’azione di sensibilizzazione intrapresa.

Cooperativa Zon Frutta e Verdura, peperoni smistati a seconda delle dimesioni, cambia il prezzo

Olanda, “porta verde” d’Europa. Una giornata del viaggio studio a Bruxelles è stata dedicata alla visite in “campo”, dapprima ad una delle più importanti cooperative ortofrutticole in EuropaZon fruit&vegetables, che si trova a Venlo, in Olanda. Fondata nel 1915, la cooperativa oggi conta 220 soci agricoltori, serve 30 milioni di consumatori europei – compresi i clienti di molti supermecati italiani – ed ha registrato nel 2016 un fatturato di 295 milioni di euro. Leader nella produziome di peperoni, cetrioli, asparagi e pomodori, la cooperativa serve soprattutto il mercato tedesco (80 per cento), quindi il resto d’Europa. Suddivisa in Frutta & Verdura (commercializzazione, vendita, logistica, imballaggio, controllo qualità e tracciabilità), Piccoli frutti (vendita e imballaggio), impressiona la realtà del Fresh Park Venlo, un moderno ed efficiente “parco” di 130 ettari che dà occupazione a 1500 persone (3000 nel periodo di picco), che ospita più di 130 aziende di produzione e servizi e che, grazie alla posizione strategica ed ai collegamenti con le principali vie di comunicazione, è tra i più importanti centri logistici in Europa per i prodotti freschi.

Filari di pomodori, tra bombi e lana di roccia. Abbiamo visitato anche uno dei soci della cooperativa Zon, Westburg BV , dei fratelli Bas e Ton val Leeuwen, che in 14 ha all’interno di 3 serre all’avanguardia producono da 25 anni pomodorini ciliegino rossi e gialli e pomodorini datterino per un totale di 4.500 tonnellate l’anno. I pomodori vengono coltivati a filari su un substrato di lana di roccia con ricircolo dell’acqua di irrigazione, il che consente di risparmiare acqua (10 litri per un kg di pomodori anziché 100 litri) e di gestire in maniera più semplice l’intero processo di crescita. Le piante vengono impollinate in modo naturale con i bombi, contro i parassiti viene usata la lotta integrata, e la raccolta viene fatta a mano (rappresenta il 50 per cento dei costi di produzione) sei giorni su sette da fine gennaio a novembre. L’energia necessaria per la produzione nelle serre è ottenuta da un sistema di cogenerazione che combina energia e calore. Un computer controlla le quantità d”acqua e di calore necessari, a seconda delle condizioni meteo. La maggior parte dell’elettricità generata è venduta alla società elettrica del posto, quando tutti i loro sistemi sono operativi, forniscono una produzione di energia sufficiente a coprire il fabbisogno elettrico di oltre 9 mila famiglie. Ho assaggiato i pomodorini, il gusto era saporito, forse non così persistente come quelli maturati al sole, un po’ impressionante la lunghezza e l’altezza dei filari, che fanno pensare ad una sorta di “catena di montaggio” verde, molto efficiente e adatta a soddisfare le esigenze di consumatori che vogliono trovare in tavola i pomodorini in qualsiasi periodo dell’anno.

da sx, Frank, la figlia Kim e la moglie Chris

Tra i fiamminghi, un po’ di Veneto. Infine, abbiamo visitato un produttore di porri, finocchi e cavolfiori bio, Frank Schelfhout, la cui azienda di dieci ettari, condotta con la moglie Chris e la figlia Kim, si trova  a Bornem, nelle Fiande, la parte fiamminga del Belgio. Frank ha iniziato a produrre bio nel 2008, ci ha spiegato che trapianta piantine “convenzionali”, che non tratta però poi con prodotti chimici di sintesi, e che osserva rigorosamente la rotazione agraria, vendendo il totale della produzione alla cooperativa belga Bel’Orta. Frank ha meccanizzato al massimo le varie fasi di coltivazione per ragioni di costo di manodopera, che altrimenti lieviterebbe. Tra i mezzi da lui utilizzati, in bella mostra c’era anche un trattore con un’attrezzatura Gaspardo, multinazionale con sede a Campodarsego, nel Padovano.

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