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Produzione agricola e zootecnica in Italia negli ultimi 25 anni: si produce di meno, ma con più rispetto dell’ambiente

In Italia, la terra da coltivare è in costante diminuzione. Dal 1990 ad oggi si è perduto quasi il 20% di superficie agricola utilizzata (SAU) per una media di circa 185 mila ettari annui fra il 1990 e il 2000, di 33 mila ettari annui fra il 2000 e il 2010, di 126 mila ettari annui fra il 2010 e il 2016.

La perdita di SAU è stata determinata soprattutto alla cessata coltivazione delle terre meno produttive, molte delle quali sono state occupate da boschi e aree rinaturalizzate, ed anche dall’espansione delle aree urbanizzate. Nel 1990 ad ogni abitante corrispondevano 2.650 mq di SAU; nel 2016 si stima che tale valore si sia ridotto a poco meno di 2.000 mq; fra il 1990 e il 2016 la SAU per abitante è diminuita del 25%. Questo fenomeno, combinato con l’incremento delle esportazioni di prodotti agricoli e agroalimentari, influisce negativamente sul grado di autosufficienza alimentare nazionale, pur attenuato dall’incremento di produttività di molte colture.

Meno seminativi, più coltivazioni legnose e foraggere permanenti. La riduzione della SAU ha determinato il ridimensionamento dei seminativi (fra il 1990 e il 2013 -16% per 1,3 milioni di ettari), delle coltivazioni arboree (-19% per 527 mila ettari) e delle foraggere permanenti (-19% per 790 mila ettari). La distribuzione percentuale dell’impiego della SAU ha dunque registrato, fra il 1990 e il 2015, sensibili variazioni, vedendo i seminativi perdere 5,1 punti percentuali (dal 54% al 48,9%) a vantaggio delle coltivazioni legnose (+0,6 punti %) e delle foraggere permanenti (+4,5 punti %).

Produttività delle colture. In termini produttivi, la riduzione della disponibilità di terra da coltivare è stata generalmente, sia pur in parte, compensata da un incremento delle rese medie delle colture. Per attenuare gli effetti sulle rese degli andamenti stagionali, sono stati confrontati, per le principali colture, i dati medi di tre quinquenni
(1991/1995, 2001/2005, 2011/2015). Per le colture erbacee, gli incrementi di resa media variano dal 12% (mais) al 24% (pomodoro). Per le colture arboree, le variazioni di produttività appaiono non omogenee. Sono nettamente positive per i fruttiferi (melo, pero, pesco, media +24%), modestamente positive per l’arancio (+2%),
negative per la vite (-2%) e soprattutto per l’olivo (-12%).

La produzione complessiva delle principali coltivazioni, per quanto influenzata dall’andamento del clima e dalle scelte colturali, evidenzia generalmente, fra il 1990 e il 2015, decrementi anche sensibili, consolidati soprattutto per cereali e leguminose da granella. Per tutte le categorie di coltivazioni, tranne l’olivo (che risente, nei diversi anni, di forti alternanze di produttività), la produzione del 1990 e/o del 2000 è, in misura più o meno rilevante, superiore a quella dell’ultimo triennio. In particolare, confrontando la media delle produzioni degli anni 1990 e 2000 con quella del periodo 2013-2015, si registrano sempre variazioni negative, più contenute per cereali e fruttiferi (intorno a -5%), e superiori per leguminose da granella, ortaggi e vite. La variazione complessiva, per quanto del tutto orientativa, è di -9%.

In prospettiva, un contributo significativo all’incremento delle rese delle colture, può venire dalla crescita delle superfici agricole irrigate che, dal 1990 al 2010, si sono ridotte di circa 200 mila ettari per poi aumentare nel 2013 di oltre 500 mila ettari, rappresentando il 23,5% della SAU nazionale complessiva.

La zootecnia. Dal 1990 al 2015, tutti i principali comparti della zootecnia hanno visto ridursi, sia pure in diversa misura e con differente tempistica, il numero di capi allevati. Il comparto dei bovini e bufalini ha perduto poco meno di due milioni di capi fra il 1990 e il 2000, rimanendo quasi stabile negli anni successivi (-46 mila nel 2016 rispetto al 2000); sia pure per valori assoluti contenuti, fra il 1990 e il 2016,
i bufalini, trainati dal consumo interno e dall’export della Mozzarella di Bufala Campana DOP, sono in costante crescita (+365%). Anche gli ovicaprini hanno subito un drastico ridimensionamento fra il 1990 e il 2000 (-4,4 milioni di capi) seguito da più contenute e contrastanti variazioni nel periodo successivo. I suini hanno segnato una crescita significativa fra il 2000 e il 2010 (+707 mila capi) per poi tornare, nel
periodo successivo, vicino alla consistenza ante 2010.

Per quanto riguarda la produzione di carne (peso morto di bestiame macellato), nel periodo 1990-2015 si registra una costante notevole contrazione per i bovini e bufalini e gli ovicaprini; questi ultimi evidenziano tuttavia una ripresa nel 2015. La produzione di carni suine segna un andamento crescente fra 1990 e il 2010, e un andamento decrescente negli anni seguenti, con una sensibile ripresa nel 2015. La produzione di latte è invece generalmente crescente per tutte le rilevazioni, tranne che nel 2013.

Agricoltura ed ambiente. L’agricoltura italiana è sempre più biologica. Dai circa mille di ettari del 1990, è arrivata, crescendo costantemente, vicino al milione e mezzo di ettari (compresi terreni in conversione) del 2015. Fra il 2000 e il 2015 la superficie delle coltivazioni certificate biologiche è più che raddoppiata (da 502 mila a 1.094 ettari). In generale, comunque, l’agricoltura italiana è sempre più attenta alla sostenibilità ambientale, riducendo la somministrazione di concimi e di prodotti fitosanitari. Per quanto riguarda i concimi, gli apporti di principio attivo per ettaro si sono costantemente ridotti negli ultimi 15 anni. Per quanto riguarda i prodotti fitosanitari si registra, per tutte le principali categorie, una diminuzione degli impieghi complessivi dal 2006-2008 (-30% nel 2012-2014 rispetto al 2000-2002)
mentre crescono in misura rilevante i principi attivi autorizzati per le coltivazioni biologiche. Si tenga tuttavia presente che, in parte, la riduzione della somministrazione di fitosanitari risente della contrazione delle superfici coltivate (nell’intervallo temporale considerato la SAU si è ridotta del 6,5%). La somministrazione di fitosanitari era di 6,34 kg/ha nel 2000-2002; nel 2012-2014 è diminuita a 4,75 kg/ha (-25%).

Conclusioni. La produzione agricola italiana evidenzia generalmente, dal 1990 ad oggi, una contrazione quantitativa, determinata dalla riduzione della superficie disponibile per le coltivazioni (SAU -19,5%), solo in parte compensata dall’incremento della produttività. Migliora l’impatto ambientale delle colture grazie all’espansione dell’agricoltura biologica e alla riduzione degli impieghi dei concimi e dei prodotti fitosanitari. La quota di SAU irrigata decresce fra il 1990 e il 2010 per poi aumentare nel 2013, attestandosi poco oltre il 23% della SAU complessiva. Il patrimonio zootecnico registra un notevole ridimensionamento fra il 1990 e il 2000, soprattutto per quanto riguarda bovini e bufalini e ovicaprini, seguito da una sostanziale stabilità negli anni successivi. Cresce la produzione di latte, a testimonianza di un aumento della resa per capo e decresce sensibilmente la produzione di carni bovine-bufaline e ovicaprine determinando una maggiore dipendenza dall’import. La consistenza e la produzione di carni degli allevamenti suini presentano andamento contrastato pur in un quadro di sostanziale stabilità.

Fonte: Centro studi Confagricoltura

 

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