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Emergenza siccità, in Italia si perdono 9 litri di pioggia su 10, necessaria una nuova cultura della prevenzione

In Veneto si è già alla terza ordinanza della Regione sullo stato di crisi per siccità. Il provvedimento ha lo scopo di contingentare l’acqua, perché la situazione è d’emergenza, come conferma Coldiretti che ieri, a Roma, ha presentato il “Dossier Siccità”.

2017, tra i più caldi e siccitosi da oltre 200 anni. Secondo i dati raccolti lungo tutta la Penisola, salgono a circa 2 miliardi le perdite provocate alle coltivazioni e agli allevamenti da un andamento climatico del 2017 del tutto anomalo che lo classifica tra i primi posti dei più caldi e siccitosi da oltre 200 anni, ma segnato anche da disastrosi incendi e violenti temporali che si sono abbattuti a macchia di leopardo. “E’ necessario passare dalla gestione dell’emergenza con enorme spreco di risorse, per abbracciare una nuova cultura delle prevenzione in una situazione in cui quasi 9 litri di pioggia su 10 sono perduti”. E’ quanto ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo all’Assemblea nazionale con un focus dedicato alla eccezionale situazione di crisi idrica del Paese. L’Italia resta un paese piovoso con circa 300 miliardi di metri cubi d’acqua che cadono annualmente, ma per le carenze infrastrutturali se ne trattengono solo l’11%, secondo Coldiretti.

Necessari interventi strutturali. “Non c’è programmazione in un Paese che è ricco della risorsa acqua, ma che deve fare i conti con cambiamenti climatici in atto. Aumento delle temperature estive, sfasamenti stagionali con autunno caldo e primavera anticipata, più elevato numero di giorni consecutivi con temperature estive elevate, ma soprattutto modificazione della distribuzione delle piogge e aumento dell’intensità delle precipitazioni con una forte perdita per scorrimento sono effetti dei cambiamenti climatici prevedibili che – insiste Moncalvo – richiedono interventi strutturali”.

Un paesaggio agreste che cambia con il clima. “La stessa richiesta vale anche per il Nordest – spiega Martino Cerantola, presidente regionale presente all’assise romana – il paesaggio veneto si sta lentamente modificando con l’introduzione di colture come il sorgo,  meno esigente rispetto al mais e le semine sempre più cospicue di cereali autunno vernini, che consentono di affrontare meglio le alte temperature. Lo sforzo degli agricoltori nella direzione dell’uso razionale dell’acqua, l’applicazione di sistemi di irrigazione a basso impatto e l’innovazione con colture meno idro-esigenti deve essere riconosciuto da una politica più attenta agli investimenti che potenzino la rete di invasi sui territori, creando bacini aziendali e utilizzando anche le ex cave e le casse di espansione dei fiumi per raccogliere l’acqua piovana”.

Fonte: Servizio stampa Coldiretti Veneto

 

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