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Mondo ippico in crisi “salvato” dal mondo agricolo

da sx Berlato, Giustiniani, Castiglione

Negli ultimi dieci anni il numero degli equidi è cresciuto del 45,4%, passando dai 318.136 del 2006 ai 462.539 del 2016. La maggior parte, 420.000, sono cavalli, seguiti da muli, asini e bardotti. Un boom di crescita legato in buona parte alle attività legate all’universo agricolo, che da un lato ha proceduto al recupero e alla salvaguardia del patrimonio zootecnico, e dall’altro ha registrato una grande riscoperta del cavallo in ambiti come quelli dell’agriturismo, dell’ippoterapia e del turismo equestre in generale. Sono i dati che emergono dalla ricerca “Il cavallo: una realtà poliedrica”, realizzata dall’ufficio studi di Confagricoltura Veneto con l’ufficio studi della Cgia di Mestre, presentati nell’ambito di Fieracavalli.

Crescita di asini e cavalli “tipici”. Secondo i numeri dell’Associazione italiana allevatori che confluiscono nell’anagrafe degli equidi, gestita dal ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali, nel quinquennio 2010-2015, sia il numero degli asini che quello dei cavalli appartenenti a razze autoctone è più che raddoppiato, grazie alla politica di salvaguardia e recupero di razze tipiche di alcuni luoghi e delle culture locali portata avanti dalle aziende agricole. In particolare, per gli asini “tipici” si è registrata una crescita del 129%, mentre per i cavalli “tipici” la crescita è stata del 121%. Un incremento che ha influito positivamente sull’economia e sull’indotto che girano attorno all’universo del cavallo, con numeri sempre più importanti e in crescita. Gli occupati nel settore ippico, incluso tutto l’indotto, sono tra i 40.000 e i 50.000, suddivisi in realtà poliedriche ma con una linea ascendente soprattutto nelle attività legate all’agricoltura.

Nel dettaglio. Di questi, tra 8.000 e 10.000 sono artieri, stallieri e addetti all’allevamento: si tratta di lavoratori dipendenti, che si occupano del benessere psicofisico del cavallo e della manutenzione delle strutture. Sono invece 2.861 le aziende agricole dedicate prevalentemente all’allevamento di cavalli e altri equidi, con ricadute sull’occupazione e sull’indotto. Numero consistente anche quello dei veterinari, che si occupano di zootecnia e/o cavalli di equitazione, che assommano a 1.470. Gli altri occupati si suddividono tra centri di equitazione, maneggi e impianti sportivi, ippodromi, maniscalchi artigiani che si occupano della ferratura del cavallo, oltre ai lavoratori delle associazioni di allevatori impegnati ad assicurare la tutela e la conservazione della razza equina: controllori zootecnici, informatici, amministrativi, genetisti e tecnici di laboratorio, personale addetto ad altre attività.

Molto importante anche l’indotto che gira attorno all’universo sportivo. Oltre 100.000 gli atleti tesserati alla federazione italiana sport equestri (Fise); 28.600 i tesserati alla federazione italiana turismo equestre E Trec – Ante (Fitetrec – Ante), 480 fantini. In più ci sono allenatori, istruttori, giudici di gara e i lavoratori dell’indotto (vestiario, accessori cavallo, mezzi di trasporto). Negli ultimi tre anni il cavallo è stato oggetto anche di una riscoperta negli agriturismi, dove viene impiegato nelle attività di equitazione che hanno segnato una crescita dell’11%. Accanto all’equitazione, sono cresciute anche le attività naturalistiche e di fattoria didattica, che includono corsi di equitazione, visita ai maneggi, passeggiate a cavallo. Infine, il cavallo viene sempre più impiegato nell’ippoterapia.

Gli interventi politici. “Questi dati confermano che il settore è in grande crescita – ha detto il sottosegretario alle Politiche agricole Giuseppe Castiglione (con delega all’ippica). Un patrimonio al quale il Governo può dare sempre più sostegno, ma anche le Regioni possono fare la loro parte, investendo risorse all’interno del Psr sul turismo equestre e sull’allevamento, che ha bisogno di un’azione sinergica per tornare ad essere centrale nella politica di valorizzazione del cavallo. Per quanto riguarda le politiche del Governo, vogliamo rafforzare il protocollo con la Federazione italiana sport equestri, che ha numeri davvero importanti”.
“C’è una prospettiva di crescita sempre più importante che non può lasciare indifferenti le istituzioni, ha aggiunto il consigliere regionale Sergio Berlato. I risultati si possono conseguire solo se ognuno fa bene la sua parte. In Regione in questi giorni abbiamo licenziato in commissione Agricoltura, che io presiedo, un importante progetto di legge, che verrà approvato in via definitiva dal Consiglio regionale nelle prossime settimane, che prevede la messa a disposizione delle decine di migliaia di appassionati di strumenti che contribuiscano al sostegno economico delle attività legate al cavallo”.

Sinergie. “Questa ricerca inaugura la collaborazione tra l’ufficio studi di Confagricoltura Veneto e l’ufficio studi della Cgia di Mestre, con una sinergia tra la conoscenza e la capacità interpretativa del settore di Confagricoltura Veneto e la qualità e competenza nella ricerca statistica della Cgia – hanno spiegato Lodovico Giustiniani, presidente di Confagricoltura Veneto e Luigi Bassani, direttore di Confagricoltura Veneto e Verona -. Abbiamo voluto compiere un’indagine su ciò che gravita attorno all’indotto del cavallo, perché, in un momento in cui si registra una crisi del mondo ippico e delle corse, notiamo che le attività ippiche collocate all’interno del mondo agricolo, dall’allevamento di razze apprezzate in tutta Europa all’ippoterapia e al turismo equestre, registrano un grande sviluppo del settore. Dai dati della ricerca emerge un particolare riconoscimento alla capacità allevatoriale italiana, che riesce a esportare cavalli geneticamente di qualità anche in Paesi come l’Irlanda e l’Inghilterra, noti paradisi del cavallo. Il Veneto, in particolare, è tra le regioni che più registrano un incremento dell’utilizzo del cavallo e degli equidi in generale, soprattutto nell’ambito degli agriturismi e delle fattorie didattiche”.

Fonte: Servizio Stampa Confagricoltura Veneto

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