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I soci Argav tornano a visitare Badia, cittadina dell’Alto Polesine alfiere del baby food e delle macchine agricole

I soci Argav in visita al Consorzio Ortofrutticolo Padano di Badia Polesine. Sul muletto, Rita Gennari, accanto a lei, sulla dx con la maglietta nera, Andrea Tibaldo (foto Giovanni Saretto)

(di Marina Meneguzzi, vice presidente Argav) Nel corso delle visite nel territorio regionale, i soci Argav hanno avuto modo di visitare più volte Badia, centro dell’Alto Polesine che deve il nome dalla presenza dell’antica abbazia (la Badia) benedettina di S. Maria della Vangadizza (X secolo). Ebbene, ogni volta è sempre una piacevole sorpresa, essendo la cittadina ricca di testimonianze artistiche (oltre all’abbazia, l’Ottocentesco Teatro Sociale Balzan è un vero gioiello) e di realtà agroalimentari esempio di eccellenza veneta e italiana. Tra queste, si possono certamente annoverare il Consorzio Ortofrutticolo Padano (Cop) e l’azienda Spedo & Figli, visitati a Badia lo scorso 14 settembre.

La stazione badiense del Consorzio Ortofrutticolo Padano tratta soprattutto mele e pere (foto Giovanni Saretto)

Mele e pere, il baby food europeo guarda a Badia. Cop, 30 milioni di euro di fatturato, con sede nel Veronese, a San Giovanni Lupatoto, comprende 11 cooperative rappresentanti oltre un migliaio di piccole e medie aziende delle province di Verona, Padova, Rovigo e Mantova. Ogni cooperativa ha una propria specializzazione nella produzione di ortofrutta, dalle ciliegie al kiwi passando per asparagi, pesche, cocomeri, mele, pere, zucche e radicchio. Sessantamila le tonnellate di prodotti lavorati all’anno, annate nefaste permettendo: quest’anno, infatti, la cimice asiatica ha colpito duramente, circa il 40 per cento dei prodotti sono stati danneggiati, le pere soprattutto, in quanto l’insetto predilige la loro dolcezza (come non essere d’accordo…). A dircelo è stato Andrea Tibaldo, responsabile della stazione badiense specializzata nella preparazione e condizionamento di mele (varietà precoce Royal Gala, Golden, Imperatore, ecc.) e pere (Abate, Conference, quest’ultima molto prelibata ma poco consumata in Nord Italia, ecc.), coltivate sia secondo i metodi dell’agricoltura biologica sia a residuo zero e destinate al baby food, ossia all’industria per l’alimentazione dell’infanzia. Da loro, si approvvigionano importanti aziende tedesche e francesi, che prediligono per i loro omogenizzati bio la frutta veronese, che presenta un grado zuccherino più alto rispetto ad altre produzioni, dovuto probabilmente al clima temperato dal lago di Garda. In tutto, a Badia si lavorano 35 mila tonnellate di frutta, comprese 10 tonnellate di prodotto fresco. Una curiosità: a movimentare la merce in azienda c’è anche una donna, Rita Gennari, che da trent’anni fa con passione questo lavoro e che, ha affermato Tibaldo, “è la migliore tra noi a spostarsi con il muletto!”.

I soci Argav in visita all’azienda Spedo & Figli di Badia Polesine (foto Giovanni Saretto)

Alla Spedo & Figli, l’innovazione è di casa. Storicità, serietà e alta qualità. Sono tre importanti componenti – non meccaniche – del successo di questa azienda che progetta e realizza macchine agricole dal 1967, ma in verità ancor prima, dai primi del ‘900, quando il nonno dei cugini Davide e Pierantonio, la quarta generazione Spedo che ci ha accolto con calore e simpatia, anche per la riunione del direttivo, aveva iniziato nel Veronese realizzando attrezzi meccanici per la raccolta e il trapianto di patate e cipolle. Oltre alle macchine per la raccolta delle olive, da sempre il loro prodotto di punta è lo scalzatore, oggi rivoluzionato nella gamma rispetto a quello progettato cinquant’anni fa, usato soprattutto tra i filari di frutteti e vigneti per togliere le malerbe, un metodo quindi altamente ecologico in quanto sostituisce l’uso di prodotti chimici.

I cugini Spedo, al centro il consigliere Giorgio Paolo Aguzzoni e la segretaria Mirka Cameran (foto Giovanni Saretto)

Sei milioni di euro il fatturato della Spedo, suddiviso a metà tra estero e Italia, quest’ultimo un mercato in crescita grazie al successo mondiale del vino – e dunque alla necessità di avere attrezzi che lavorino tra le vigne -, 36 dipendenti fissi più una decina di commerciali, sei linee di produzione. I modelli delle macchine sono frutto di un lavoro di ingegnerizzazione: molti attrezzi sono infatti progettati in base alle richieste del mercato e poi prodotti all’interno oppure affidando il lavoro ad officine esterne locali, divenute negli anni partner a tutti gli effetti. Quello della manodopera specializzata è un nervo scoperto: ci sono problemi a reperirla, le stesse scuole non formano a sufficienza, rivelano i cugini Spedo e dunque la strada passa attraverso la formazione in azienda di giovani.

Argav su Il Resto del Carlino. All’incontro era presente anche il giornalista Giovanni Saretto, che collabora a Il Resto del Carlino (vedi suo articolo pubblicato di seguito), invitato dal consigliere Giorgio Paolo Aguzzoni,organizzatore della giornata di visita. Ringraziamo Saretto sia per l’articolo che per le foto pubblicate a corredo di questo articolo.

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