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Agricoltura nei capannoni dismessi con la “vertical farm”, firmato l’accordo a Padova

esempio di vertical farm

Le nuove frontiere dell’agricoltura, sostenibile e innovativa, raggiungono le aree industriali e regalano una nuova vita a spazi dismessi, a capannoni ormai in disuso e difficilmente recuperabili. E’ la nuova frontiera della “vertical farm”, l’agricoltura che si sviluppa in spazi chiusi e ristretti, anziché nei tradizionali terreni per la coltivazione “in orizzontale”, e che permette di ottenere ortaggi, fiori, frutta e prodotti “nutraceutici“ in un ambiente con condizioni “climatiche” controllate, grazie all’automazione delle fonti energetiche, quasi azzerando l’uso di agrofarmaci e altri prodotti per il controllo dei parassiti.

Orti e giardini del futuro. In queste aree che l’industria ha abbandonato, in questi “vuoti” non più utili per le attività produttive, grazie alle innovazioni tecnologiche, alla ricerca e alla versatilità del settore primario, sarà possibile coltivare prodotti agricoli in condizioni ottimali, senza l’uso di pesticidi e con un consumo energetico ridotto. Coltivazioni idroponiche, a ridotto consumo d’acqua, in ambiente “indoor” permettono di riutilizzare spazi dismessi per attività produttive ad alto tasso di innovazione e a basso impatto ambientale. I vecchi capannoni dismessi diventano così orti e giardini del futuro. Il tutto grazie alla ricerca tecnologica condotta dall’ENEA e dal mondo universitario e all’apporto di innovazione di alcune aziende. Da questa partnership nasce il “Progetto Ri-Genera”, con il patrocino della Camera di Commercio, della Provincia e del Comune di Padova, attraverso la firma del protocollo d’intesa per la realizzazione e lo sviluppo di produzioni idroponiche in spazi dismessi tra ENEA, Coldiretti Padova, Parco Scientifico e Tecnologico Galileo, Idromeccanica Lucchini, Gentilinidue e Advance Srl (gruppo di spin-off dell’Università di Padova) sottoscritto ieri alla Camera di Commercio di Padova.

Hanno sottoscritto l’intesa Gabriella Funaro per Enea, Marco Giampieretti per Advance Srl, Massimo Bressan per Coldiretti Padova, Massimo Lucchini per Idromeccanica Lucchini, Nicoletta Marin per Gentilinidue, Alessio Zini per Parco Scientifico Tecnologico Galileo. “L’obiettivo – spiegano i promotori – è accelerare l’industrializzazione dei processi di vertical farming in Italia, favorire il recupero e la riqualificazione di spazi dismessi e promuovere lo sviluppo di attività produttive sostenibili, di qualità e ad alto valore nutraceutico. La presenza di un polo universitario di eccellenza nella ricerca agronomica e ingegneristica, di una consolidata tradizione agricola e industriale e di un sistema imprenditoriale dinamico e aperto all’innovazione rende il territorio della regione Veneto particolarmente adatto per l’avvio di attività sperimentali propedeutiche alla realizzazione del progetto, che potrà essere eventualmente replicato, in caso di esito positivo, a livello nazionale e internazionale”.

Come è nata questa iniziativa? Anzitutto da alcune considerazioni di ordine generale. La produzione di cibo rappresenta una delle maggiori sfide del prossimo futuro a causa dell’incremento della popolazione mondiale, della limitata disponibilità di terreno coltivabile e dei crescenti cambiamenti climatici. A questo proposito è necessario ridurre l’impatto ambientale delle produzioni agricole, massimizzando l’efficienza nell’uso delle risorse idriche e nutrizionali e minimizzando l’impiego di prodotti di sintesi per offrire al consumatore finale un prodotto sostenibile e sicuro. “Qui entrano in gioco – spiega Massimo Bressan, presidente di Coldiretti Padova – le nuove frontiere dell’agricoltura: le colture idroponiche, o “senza suolo” o “fuori suolo”, comprensive di tutte le tecniche di coltivazione “indoor” senza uso di terreno agrario, sono un settore in forte crescita in Italia e all’estero. Inoltre contribuiscono di affrontare l’impegnativo aspetto della riqualificazione dei capannoni industriali dismessi, emergenza economica e sociale in tutte le regioni d’Italia, in particolare in quelle del Centro-Nord, ma al tempo stesso una grande opportunità per il rinnovamento e il rilancio dei sistemi produttivi locali. Queste “vertical farm” sono realizzate con sistemi di coltivazione idroponica indoor ad alta tecnologia che consente di aumentare notevolmente la produzione, abbattere il consumo di risorse naturali, ridurre le distanze tra produttore e consumatore e minimizzare l’uso di fitofarmaci”.

Le applicazioni pratiche e gli esempi già ci sono. ENEA ha realizzato in collaborazione con la Idromeccanina Lucchini un modello di vertical farm mobile, denominato “BoxXland”, consistente in un impianto modulare high tech per la coltivazione in container di prodotti orticoli in verticale e fuori suolo a ciclo chiuso, senza l’uso di insetticidi, in ambienti illuminati con luce a led e con un software che ne gestisce irrigazione e condizionamento dell’aria. Il primo prototipo di vertical farm realizzato per Expo 2015 è stato esposto in numerose fiere nazionali e internazionali del settore agroalimentare ed è attualmente commercializzato in Italia e all’estero. Sempre ENEA, in collaborazione con Gentilinidue e con i Dipartimenti di Agronomia, Animali, Alimenti, Risorse naturali e Ambiente (DAFNAE) e Ingegneria dell’Informazione (DEI) dell’Università degli Studi di Padova, ha presentato nel 2016, nell’ambito del programma Horizon 2020 SME instruments – phase 1 dell’Unione Europea, il progetto “Vertical Farm 4.0” (impatto zero, km zero, scarti zero, emissioni zero) per il recupero di edifici industriali dismessi mediante la creazione di vertical farm, che ha ottenuto il “Seal of Excellence” da parte della Commissione Europea.

Un altro sistema innovativo di vertical farming in edifici dismessi, ribattezzato “Arkeofarm”, porta la firma di ENEA e Lucchini e consiste in un impianto per coltivazioni orticole intensive con sviluppo multipiano verticale, che impiega tecniche idroponiche avanzate in un ambiente chiuso e climatizzato, con illuminazione artificiale integrale a led, e che, in funzione della superficie coltivata, può essere ad alta o altissima automazione con sistemi automatici o robotizzati per tutte le operazioni, dalla semina, alla raccolta, al confezionamento; Entrambi i tipi di vertical farm, sia quella in container sia quella in edifici, possono contribuire alla rigenerazione di beni mobili e immobili dismessi dando loro una nuova destinazione d’uso a fini produttivi, generando un importante indotto economico, stimolando la nascita di distretti agroalimentari avanzati anche nelle aree urbane e periurbane e creando preziose opportunità di diversificazione e di apertura di nuovi mercati.

Ostacoli economici da rimuovere. Affinché queste soluzioni possano avere una diffusione su vasta scala, occorre però superare gli ostacoli economici derivanti dagli alti costi di investimento e di gestione per l’elevato grado di automazione delle linee produttive e i rilevanti consumi di energia e dalla qualità percepita dei prodotti, non sempre in linea con le esigenze del mercato. Qui entra in gioco Advance, spin-off dell’Università di Padova, che dispone delle competenze necessarie per selezionare i tipi di coltura, migliorare i processi produttivi e la qualità dei prodotti e per svolgere attività educative, di formazione professionale volte a migliorare la preparazione degli operatori e ad aumentare la consapevolezza dei produttori, dei consumatori e delle istituzioni sui benefici delle tecniche di coltivazione idroponica e di vertical farming. Insieme al Parco Scientifico Tecnologico Galileo, Advance può ottimizzare i processi produttivi al fine di aumentarne la sostenibilità economica e ambientale, analizzare le caratteristiche e le dinamiche dei settori di riferimento, individuare le filiere e le coltivazioni con il più alto grado di stabilità e di redditività e mettere a punto le strategie di marketing e comunicazione più adatte per rafforzare la competitività delle vertical farm e la loro capacità di penetrazione dei mercati.

Da Coldiretti invece arriva il contributo ad individuare gli spazi da adibire a vertical farm, gli imprenditori interessati ad avviare le relative attività e le figure professionali necessarie per la loro conduzione e a promuovere, in collaborazione con i partner e con gli altri soggetti pubblici e privati interessati, la cultura dell’idroponico high tech presso i propri associati, presso le istituzioni e presso il pubblico.

Fonte: Servizio stampa Coldiretti Padova

Una Risposta

  1. […] merito al progetto Ri-Genera, di cui abbiamo dato notizia riportando la comunicazione stampa inviataci da Coldiretti Padova, riceviamo e pubblichiamo la […]

Rispondi a “Vertical Farm” negli edifici dismessi, precisazioni sulla nascita del progetto da parte di Gentilinidue | Argav Cancella risposta

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