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Emergenza Coronavirus, florovivaisti, appello a Zaia affinchè non chiuda i negozi di fiori, pena il fallimento della categoria

Floricoltura Tomasin

“Sono d’accordo con il presidente veneto Luca Zaia: si chiudano tutti i negozi, se può servire a fermare il virus. Ma si lascino aperti quelli con prodotti deperibili, come quelli del settore florovivaistico, o saremo protetti a chiudere”. L’appello viene lanciato da Roberto Tomasin, florovivaista di Confagricoltura Padova, titolare dell’Ortofloricultura omonima di Polverara, che a nome anche di altri grandi florovivaisti delle zone vicine, come Pietro Favaro di Arzergrande e altri di Piove di Sacco, spiega come milioni di piantine da orto e da fiore rischino di finire nelle pattumiere se le attività verranno chiuse.

In produzione milioni di piante orticole. “Si stanno considerando tutte le attività agricole come settore primario, ma il nostro no – protesta Tomasin -. Invece anche la nostra deve essere inclusa tra quelle che non vanno chiuse. In questo momento stiamo producendo milioni di piante di insalata, cavoli, verze, bietole, erbe aromatiche e altre stagionali. Tra poco partiremo con quelle da strapiantare con un clima più mite. Poi abbiamo viole, gerani, surfinia, bulbi. Tutta merce che, se non viene venduta nel giro di 15 giorni, va buttata via. Stiamo per perdere il fatturato più importante dell’anno e rischiamo di lasciare a spasso centinaia di dipendenti, che, essendo stagionali, non hanno neppure paracaduti sociali. Io ne ho 14, Favaro ne ha 52, altri anche di più. Un intero settore rischia di andare all’aria”.

Nei garden, stesse precauzioni usate nei supermercati. Tomasin e altri florovivaisti come lui lavorano soprattutto con grossi centri come Garden e Flover, che in questo momento sono chiusi, ma anche con le fiorerie (pure chiuse), i mercatini, gli ambulanti, le fiere e con gli allestimenti di interni, che pure sono al momento paralizzati. “Vorremmo che ci considerassero alla stessa stregua degli allevatori e del food – reclama -. Non vendiamo ferro, che può restare fermo per sei mesi, ma materiale deperibile. È inutile che ci abbiano dato la possibilità di circolare, se i nostri clienti hanno tutti chiuso baracca. Ci piacerebbe coinvolgere l’opinione pubblica e i politici, per trovare soluzioni ragionevoli. I garden sono grandi, spaziosi e con spazi aperti. Si trovino modalità per farci continuare a lavorare, con tutte le precauzioni che vengono messe in atto nei supermercati, altrimenti milioni di euro e centinaia di posti di lavoro andranno in fumo”.

Con 452 aziende su 1.487 Padova è leader del settore florovaistico veneto che, nonostante il calo strutturale delle imprese, registra un aumento della produzione complessa regionale, stimata a poco oltre 1,6 miliardi di pezzi. Il valore della produzione sfiora i 210 milioni di euro.​ “Pur essendo abituati a combattere contro avversità meteorologiche e fitopatologiche, nulla hanno potuto i nostri imprenditori contro il Covid-19. Fiere internazionali bloccate, eventi sul territorio pure, l’anticipo della stagione primaverile che ha velocizzato le fioriture  – spiega Paolo Vettoretto, presidente dell’associazione dei produttori florovivaisti del Veneto – le serre sono piene di prodotto invenduto. In questo contesto di azzeramento della marginalità è difficile prevedere che il settore trovi le risorse per poter investire, ammodernarsi, creare occupazione e crescere. Ed ancor più difficile sarà orientare il settore verso quella sostenibilità ambientale da tutti invocata. A tal proposito è bene ricordare che mai come in questi anni gli addetti al settore veneti sono stati il motore di diversi progetti che hanno fatto della tutela ambientale la vera grande priorità ed il grande valore aggiunto delle proprie produzioni, collocandosi in questo settore tra le aziende più all’avanguardia a livello europeo”.

Fonte: Servizio stampa Confagricoltura Padova/Coldiretti Padova

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