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La cultura del fosso/8. Un mondo incredibile davanti casa, il ricordo del socio Argav Armando Mondin

Ecco l’ottavo racconto legato a “La Cultura de Fosso“, progetto educativo 2019-2020 delle “Comunità Solidali e Sostenibili” realizzato dall’associazione Wigwam, con il contributo del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e della Regione del Veneto, la collaborazione di 9 comuni e la partecipazione di una ventina di associazioni. Il racconto, scritto dal socio Argav Armando Mondin, si intitola “Il mio bellissimo piccolo fosso di Losson della Battaglia“.

Posso dire che ho condiviso la mia nascita con un bellissimo piccolo fosso, che segnava il confine a sud della casa dove sono nato e la strada. La località è a Losson della Battaglia una frazione del comune di Meolo, in provincia di Venezia e il fosso era in Via Capo d’Argine.

Si, perché quella sera di un fine primavera molto caldo, quando ho lanciato il mio primo vagito so che si è udito fino al fosso dove mio padre con alcuni amici, stava attendendo che la levatrice facesse il suo lavoro. Accertatosi della salute di mia madre e del loro primo figlio maschio, mi hanno raccontato che sulle rive del fosso furono stappate bottiglie di vino Raboso e chi sa di cosa altro, tra sciami di lucciole che illuminavano quella improvvisata festa sotto il cielo stellato di quella sera, tra il canto delle rane e il vociare allegro della mia famiglia e dei suoi amici. Di mia madre non ho notizie che abbia partecipato alla festa, poverina, fiaccata dal dolore del parto e subito impegnata a lavarmi e coccolarmi.

Da quella casa in campagna me ne andai qualche mese dopo verso Venezia nella nostra nuova abitazione. Però su quel fosso ci sono tornato tante volte ancora prima che, qualche anno fa, lo interassero e ci costruissero sopra una pista ciclabile. Me lo ricordo bene, passava davanti alla grande casa di campagna dove abitavano i miei nonni, di fronte alla Laguna di Venezia, era lungo, non tanto largo, e profondo credo un paio di metri anche se l’acqua limpida che scorreva non superava mai la metà della sua profondità. Sulla riva che dava verso i campi dei miei nonni c’era una bella vecchia siepe, salici piangenti, dei gelsi, e altri alberi dei quali non ricordo il nome.

Quando era la stagione, nel fossetto, c’erano rane, rospi, tinche, gallinelle d’acqua, libellule, aironi cinerini, e chi sa quanti altri esseri viventi. Come fiori ricordo le stupende calle bianche con il pistillo giallo e se lo toccavi lasciava il suo colore sulle mani, gli iris e altri coloratissimi fiori più piccoli. Sulle rive non sommerse, erbe di svariate specie, alcune commestibili. Insomma, un mondo incredibile davanti casa. D’inverno quando l’acqua gelava ci si poteva anche pattinare o correre con una piccola slitta. Questo fosso veniva curato dalle famiglie nel tratto che scorreva davanti alla loro proprietà, per questo era sempre curato e bello. Ho conservato questo ricordo del fosso perché era come se mi appartenesse, o meglio se appartenesse alla mia anima, alle mie favole, alla mia libertà.

Quella campagna intera apparteneva a un mondo di sogni e di speranze e, un po’ più grande, immaginavo che sulle rive di questo piccolo corso d’acqua si riunissero i maghi insieme a Merlino per assaporare un’atmosfera ideale e unica dove progettare e provare le loro magie che spesso, pensavo, si manifestassero proprio sul fosso nei colori, nella bellezza, nella vita che là si vedeva. Ho ammirato tanti altri fossi da allora, molti sono stati interrati per obbedire senza un vero senso alla globalizzazione che, nei nostri territori, poco ha a che fare. Ma quei minuscoli corsi d’acqua rimasti continuano ad avere la mia attenzione in quanto sono un dono prezioso della natura che facilmente possiamo mantenere sul territorio.

Mi hanno narrato che in alcuni fossi con l’acqua particolarmente corrente, in tempi di guerra, si lavavano i panni. Frammenti di ricordi si compongono man mano per descrivere un angolo del nostro mondo, cercando di completare questo disegno impagabile che la natura ci ha regalato chiedendoci in cambio solamente un po’ del nostro tempo. Noi non abbiamo ascoltato fino in fondo questo richiamo, ma possiamo farlo magari dopo aver letto questa storia, per cercare di essere migliori, per ricordare che un fosso offre tanto ed è anche un cibo per l’anima che porta lontano, molto lontano, seppur non ci muovessimo dalle sue rive.

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