• Informativa per i lettori

    Nel rispetto del provvedimento emanato, in data 8 maggio 2014, dal garante per la protezione dei dati personali, si avvisano i lettori che questo sito si serve dei cookie per fornire servizi e per effettuare analisi statistiche completamente anonime. Pertanto proseguendo con la navigazione si presta il consenso all' uso dei cookie. Per un maggiore approfondimento leggere la sezione Cookie Policy nel menu
  • Post più letti

  • Archivio articoli

Giovedì 23 luglio 2020 l’Ordine degli Ingegneri veneziano presenta la “Carta di Venezia Climate Change” nella Scuola Grande di San Rocco a Venezia

Gli effetti di una passata alluvione in Veneto

L’Ordine e il Collegio Ingegneri Venezia presenteranno giovedì 23 luglio 2020 alle ore 17:30 la “Carta di Venezia Climate Change”, documento che definisce posizione, orientamenti e azioni concrete sul tema del cambiamento climatico. Si tratta di un lavoro multidisciplinare realizzato da una Commissione di ingegneri esperti. Il documento verrà presentato con un convegno a Venezia che si svolgerà nella Scuola Grande di San Rocco (registrazione dalle ore 17:00).

Il tempo per agire è adesso. Gli ingegneri Mariano Carraro e Maurizio Pozzato, presidenti dell’Ordine e del Collegio, commentano con soddisfazione il prezioso lavoro poiché “i cambiamenti climatici sono alla base del fenomeno dell’incremento acque alte a Venezia, paradigma dei rischi che corrono tutte le aree costiere italiane e del pianeta, ma che a Venezia, per l’insieme dei suoi elevati valori ambientali, paesaggistici, culturali, storici, evocano il culmine del rischio di perdita di un patrimonio che appare a tutti come insostituibile. “L’impressione è che questo importante tema non sia stato preso ancora di petto dai decisori, dalle amministrazioni e dai cittadini – evidenzia l’ingegner Sandro Boato, coordinatore della Commissione – che non ci riguardi direttamente, e vada sì affrontato, ma con una certa calma, come se fossero interessate solo le generazioni future; in realtà il tempo per agire è già scaduto, la temperatura del pianeta sta aumentando e continuerà a salire, solo con azioni drastiche e decise l’aumento potrà essere limitato, ma non certo evitato”.

Scenario di riferimento. È quindi necessario agire – avvertono gli ingegneri – rapidamente e in modo coordinato avendo come faro l’ONU e l’IPCC (Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico). L’ONU ha adottato la Strategia 2030 per lo sviluppo sostenibile. La nuova Commissione Europea ha adottato il programma Green New Deal e l’Italia ha adottato il Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima. Sono tutti strumenti utili a fornire risposte efficaci per affrontare il problema e contenere i temuti effetti negativi. Entro il 2050, secondo il rapporto IPCC del 2018, dovranno essere azzerate le fonti di CO2, garantendo, nel contempo, la sostenibilità dell’economia del pianeta. Anche l’opinione pubblica è stata sensibilizzata su questo tema, basti pensare al movimento “Friday for future” organizzato dall’adolescente svedese Greta Tunberg. La “Carta di Venezia Climate Change” descrive lo scenario di riferimento, cioè come sta aumentando la temperatura, come si sta modificando il clima, rilevandone le cause e gli effetti. Sono le attività umane, nella loro molteplicità, la principale causa dell’aumento dei gas serra, che a loro volta causano l’incremento della temperatura. Ne sono responsabili i trasporti, le attività produttive, il riscaldamento e il raffrescamento degli ambienti di vita e di lavoro, la produzione di energia.

Abbandonare la consuetudine dell’usa e getta. “Siamo davanti a una sfida difficile che comporterà una modifica radicale ai nostri stili di vita – ribadiscono gli ingegneri – tra enormi disuguaglianze sociali ed economiche si dovranno contenere e ottimizzare i consumi di energia, evitando gli sprechi. Gli oggetti di uso quotidiano dovranno essere utilizzati più a lungo, la consuetudine dell’”usa e getta” dovrà essere rivista se non abbandonata, puntando a beni durevoli, per consentire ai nostri figli e nipoti di usufruire ancora delle risorse del pianeta. Attualmente consumiamo più di quanto il pianeta è in grado di rinnovare. Il giorno dell’anno in cui si supera tale limite è chiamato Earth Overshoot Day. Nel 2019 è stato il 19 luglio. Ciò significa che in sette mesi l’umanità consuma quello che la terra avrebbe a disposizione per un anno, sottraendo risorse a chi verrà dopo di noi.

Come affrontare la sfida per cercare di raggiungere risultati concreti? Bisogna agire su più fronti, coordinati e intervenire sulle cause del cambiamento climatico. Serve anche agire sugli effetti, per mitigare gli impatti, perché non si possono evitare. Sul fronte delle cause si dovrà agire riducendo fino ad azzerarle le emissioni di CO2 in atmosfera da tutte le fonti che la producono: industria, agricoltura, allevamento, trasporti. Un nodo fondamentale sarà costituito dalla transizione energetica. Si dovrà passare dalla produzione con utilizzo di combustibili fossili (attualmente la più diffusa) alla produzione da fonti rinnovabili come l’idrico (già ampiamente sfruttato) l’eolico, il solare termico, il fotovoltaico e altre fonti, con adeguati sistemi di accumulo. Tra le principali priorità dei progetti di ingegneria si dovrà pensare all’efficientamento energetico del patrimonio edilizio, sia pubblico che privato, per evitare le dispersioni di calore estive ed invernali. Anche il sistema dei trasporti dovrà essere fortemente modificato con l’incentivazione del trasporto collettivo, l’utilizzo di veicoli a trazione elettrica, la riduzione del pendolarismo favorendo il lavoro da casa poiché l’esperienza del Covid-19 ha dimostrato che in molte situazioni ciò è possibile”.

Sul fronte degli effetti del cambiamento climatico vanno adottate le misure di adattamento. Si dovranno piantumare grandi quantitativi di alberi nelle città e in tutto il mondo allo scopo di assorbire in modo naturale la CO2 prodotta. La disponibilità di acqua sarà sempre più scarsa, specie in alcuni periodi dell’anno. La gestione delle acque andrà quindi ottimizzata. Il territorio andrà salvaguardato e difeso dai rischi di frane, smottamenti, allagamenti. Le aree costiere più a rischio di inondazione dovranno essere adeguatamente protette da dighe e altri sistemi di difesa passiva. Le conseguenze più preoccupanti riguarderanno probabilmente l’innalzamento dei mari. L’area veneta potrebbe essere davvero colpita pesantemente. Con un aumento della temperatura di 3,2° le previsioni stimano un innalzamento del mare fino a un metro. Ciò comporterebbe l’allagamento di vaste aree territoriali e perciò dovrebbero essere protette da adeguate arginature di contenimento. In questo scenario preoccupante, nel condividere le indicazioni dell’ONU e dell’IPCC, gli ingegneri possono avere un ruolo attivo e propositivo. L’ingegneria, con le sue capacità multidisciplinari, lancia un appello a tutti i professionisti. Serve implementare le innovazioni e mettersi a disposizione per studiare progetti strategici e operativi.
La “Carta di Venezia Climate Change” invita tutti a mettere in atto alternative possibili per fornire le soluzioni tecnologiche più idonee ed efficaci ad affrontare il problema nel medio e lungo termine.

Fonte: Servizio stampa Ordine Ingegneri Venezia

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: