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L’Abbazia di Praglia (PD) sposa la bio-economia circolare

La presentazione dell’impianto

L’innovazione incontra la tradizione con un occhio particolare alla salvaguardia ambientale. La millenaria Abbazia di Praglia (PD), fondata tra l’XI e il XII secolo, si affaccia al ventunesimo secolo con un tema di scottante attualità: la riduzione dei gas serra a favore di una mitigazione dei cambiamenti climatici.

Lo scorso 11 marzo, l’Abbazia ha aperto le proprie porte per presentare un innovativo impianto di abbattimento dell’anidride carbonica proveniente dalla propria centrale termica a biomassa. Il tutto in un’ottica di bio-economia circolare. Infatti, il cippato ottenuto dagli scarti di potatura dell’azienda agricola dell’Abbazia stessa e di altre aziende partner viene impiegato nella caldaia a biomasse, mentre le emissioni dell’impianto termico sono convogliate in un prototipo di fotobioreattore per alimentare il processo di accrescimento di bioalghe, da usare come fertilizzante in agricoltura, chiudendo così il circolo virtuoso della filiera legno energia.

Tutto questo grazie al contributo del Gruppo di Azione Locale (GAL) Patavino e del PSR Veneto, insieme a Coldiretti Padova e alle altre organizzazioni agricole padovane: i fondi destinati allo sviluppo rurale hanno permesso la realizzazione del progetto denominato “Remed”, che sta per “Reduction of EMission by bioEnergy as rural areas Development”. I partner del progetto sono: l’azienda agricola a responsabilità limitata Abbazia di Praglia, che ospita l’impianto prototipale, Biomass Green Energy Srl e azienda agricola Colli del Poeta, che forniscono il materiale per il mantenimento della caldaia a cippato, Università degli Studi di Padova – Centro Levi Cases, che si occupa della progettazione e test dell’impianto prototipale, ed Eco-Management srl, capofila di progetto, che oltre a coordinare tutte le azioni del partenariato, si occupa delle analisi LCA e SWOT del progetto.

L’abbattimento di gas climalteranti della combustione degli scarti attraverso il prototipo del fotobioreattore consente inoltre di aprire nuovi scenari di ricerca verso l’uso delle alghe che in esso sono inserite, quali ammendanti e/o fertilizzanti, creando uno spazio di ulteriore ampliamento della redditività della soluzione sperimentate in Remed.“Tutto parte dalle ramaglie – spiega Mirco Muraro di Eco Management – le quali, anziché venire trattate con un rifiuto vengono recuperate a basso costo e utilizzate in caldaie a biomassa come quella dell’Abbazia di Praglia. Il Gal Patavino la finanziato con 145 mila euro la costruzione di un impianto pilota che prevede il reimpiego dell’anidride carbonica in un fotobioreattore  per la produzione di alghe da usare come fertilizzante in agricoltura. In questo modo si riducono le emissioni e si rafforza la filiera”.

L’Abate padre Stefano Visintin sottolinea il significato di questo progetto: “la nostra abbazia è anche una società agricola e cerchiamo di mantenere approccio sostenibile e rispettoso della natura, anche nell’uso delle caldaie. E’ una iniziativa che si inserire in una visione ben più ampia perché guarda alle future generazioni e alla tutela dell’ambiente. Nelle nostre abbazie ragioniamo in un’ottica di secoli, pensando a chi verrà dopo di noi”.  Il professor Alberto Bertucco, docente dell’Università di Padova nonché direttore del Centro Levi Cases, illustra il funzionamento del fotobioreattore: “questo prototipo che rimarrà in funzione per tutto l’anno è stato progettato dall’ingegner Vecchiato. Noi abbiamo fornito la consulenza scientifica sulle micro alghe e il loro processo di accrescimento che qui viene favorito. Il fumo che esce dalla caldaia viene convogliato e pompato nella vasca. Grazie all’anidride carbonica aumentiamo fino a dieci volte la fotosintesi e le alghe crescono in modo esponenziale. A regime l’impianto produrrà mezzo metro cubo di alghe dalle particolari proprietà biostimolanti e fertilizzanti. Al termine delle sperimentazione pubblicheremo uno studio scientifico su tipologia di approccio utile per abbattere le emissioni di anidride carbonica in atmosfera, un tema molto attuale che va risolto”. Erminio Cappellari del Gal Patavino osserva che questo progetto il risultato “di un lungo percorso che abbiamo fortemente voluto che fa diventare punto di forza gli scarti delle ramaglie”. “Con questa iniziativa l’economia circolare diventa realtà – aggiunge Paolo Minella che ha seguito il progetto per Coldiretti Padova – perché gli scarti della potatura si trasformano in risorsa per alimentare la caldaia dell’abbazia, un impianto a bassa emissione che comunque produce anidride carbonica. Anziché essere dispersa in atmosfera viene convogliata nel prototipo bioreattore, nel quale abbiamo inserito anche delle piastre a led perché alghe si producano anche di notte. Queste microalghe tornano poi all’agricoltura come fertilizzante: è la realizzazione del circolo virtuoso che fa bene all’ambiente e alle nostre aziende agricole”. Massimo Bressan, presidente di Coldiretti Padova conclude: “Ci auguriamo che questo progetto permetta di realizzare il nostro sogno di replicare questi impianti anche in altre strutture come scuole, edifici pubblici per favorire una politica energetica veramente green. Nel prossimo futuro gli interventi a favore della sostenibilità ambientale saranno sempre più incoraggianti e finanziati, questo progetto può essere un primo passo significativo”.

Fonte: Servizio stampa Coldiretti Padova

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