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Un progetto di viti-cultura e agri-cultura per Venezia capitale mondiale della cultura e della storia del vino e del vitigno Malvasia

Malvasia-Venezia a La Vigna Vicenza presentazione progetto

Nei giorni scorsi si è tenuto nella Biblioteca Internazionale La Vigna un incontro fra l’associazione AIKAL di Venezia e Veneto Agricoltura per istituire un gruppo di lavoro che faccia luce sull’antico legame fra la Repubblica di Venezia ed il vino denominato “malvagia o marvasiae”, che ha segnato per oltre 500 anni la vita e l’economia della Serenissima, diventando un grande vitigno diffuso in tutta Europa, oggi coltivato in 30 località sparse nel mondo, di cui 17 in Italia. A dare il benvenuto, il presidente del comitato scientifico della Biblioteca Internazionale La Vigna, Danilo Gasparini, e Giustino Mezzalira, vicepresidente della Biblioteca. Il gruppo di lavoro è composto, tra gli altri, da Ettore Bonalberti e Mario Guadalupi di AIKAL, Michele Giannini e Stefano Soligo di Conegliano Veneto Agricoltura, ha proposto di organizzare nell’autunno 2022 un seminario di carattere internazionale sulla Malvasia, sottolineando il valore agri-culturale dell’iniziativa. Senza la Serenissima, oggi il vitigno e il vino Malvasia non esisterebbero.

Venezia, è stato detto dai presenti all’unanimità, può assumere il titolo di simbolo-emblema per raccontare il mondo produttivo dei vini “malvasiae”. Ettore Bonalberti ha presentato il progetto diviso in tre momenti: il seminario aperto, uno sviluppo etnografico scientifico del vitigno e vino “Malvasia”, un evento fisso che coinvolga la produzione dell’intero bacino mediterraneo. E’ stato condiviso che il progetto, duraturo, abbia una formula scientifica e divulgativa insieme con la città di Venezia quale punto di riferimento in base alla storia. Si è accennato anche alle nuove figure dei viti-cultori del terzo millennio in considerazione dell’ attualità e delle diverse prospettive generazionali. Oggi in Veneto sono solo 73 gli ettari coltivati con viti di Malvasia, ha detto Stefano Soligo. Giampietro Comolli, ex produttore di Malvasia, presidente del centro analitico CevesUni e dell’osservatorio economico Ovse, membro del comitato scientifico di AIKAL, ha illustrato la provenienza del vino originario, l’identificazione scientifica dei diversi vitigni sparsi nel mondo e, la peculiarità nell’essere una delle cultivar che più si è adattata e mutata naturalmente nei millenni di coltivazione, portando con sé caratteri solidi della Vitis Vinifera che non vanno persi, proprio con la ricerca della resistenza.

Venezia e la Repubblica sono stati il baricentro della conoscenza e della diffusione del vino Malvasia nel mondo. Un vino di pregio a un costo molto superiore ad altri, talmente noto da dare nome a calli e alle esclusive botteghe “malvagie” veneziane. Un vitigno derivante dalla grande famiglia viticola dei “muskat”, riconosciuto ampelograficamente e denominato in diverse varietà solo agli inizi dell’Ottocento. Comolli ha lanciato l’idea di un premio “Venezia” dell’eno-concorso internazionale delle Malvasie e la realizzazione di una “Vigna Urbana”, identitaria come hanno già altre metropoli turistiche internazionali. La Regione Veneto, già attivata e fortemente interessata al progetto, potrebbe assumere  il ruolo strategico nazionale per un “nomen vitis” legato alla storia millenaria della Serenissima di tutela della Vitis Vinifera come patrimonio di tutti, di incentivazione della presenza proattiva agricola in aree difficili disagiate al servizio di tutta la collettività anche di fondovalle e di pianura, presidio proattivo verso cambi climatici e situazioni ambientali difficili, prendendo  spunto da un grande vino di Venezia diventato il nome di un vitigno che coinvolge 17 distretti nazionali in quasi tutte le regioni italiane… e nelle terre che furono parti importanti della Repubblica, come la  Croazia e la Slovenia.

Si prevede, quindi, un programma che vada oltre il seminario in un’ottica di tutela e di riconoscimento dell’ ”icona” ampelografica ed enologica che il vino, prima, il vitigno poi, ha avuto per millenni di storia vitivinicola dell’intero Mediterraneo. La Biblioteca La Vigna può essere partner fondamentale in quanto da 40 anni promuove studi, ricerche, convegni su temi di agricoltura, di cultura e civiltà della viticoltura, di alimentazione e gastronomia, oltre a possedere una delle biblioteche al mondo più ricche con oltre 60.000 volumi, classificati e consultabili da ricercatori, derivanti da fondi privati e pubblici. Svolge anche azioni di ricerca etnografica, sociologica e storica collegata ai cicli della viticoltura-viticultura italiana e non solo che, diversamente, rischierebbero  di scomparire. Interessante anche la visita, aperta per appuntamento, dell’antico palazzo Brusarosco che all’ultimo piano riserva il meraviglioso spazio di 600 mq disegnato come una opera d’arte intera dell’arch Carlo Scarpa. L’incontro si è concluso con un brindisi a base di tre tipologie di Malvasia, effervescente, tranquilla e passita.

Fonte: Gruppo di lavoro Malvasia-Marvasiae-Malvagia & Venezia capitale mondiale

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