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26 giugno 2021, ad Albarella (RO), la prima edizione di Veneto Pasta Party

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Nell’Isola di Albarella (RO), nel cuore del Delta del Po, prende il via la prima edizione della kermesse gastronomica “Veneto Pasta Party”, che si svolgerà sabato 26 giugno 2021 all’Albarella Golf Links, cornice green della manifestazione.

Veneto Pasta Party è stato lanciato per valorizzare le migliori paste tradizionali del Veneto, che verranno presentate abbinate a gustosi condimenti della tradizione gastronomica regionale. L’appuntamento gourmet di Albarella vede coinvolti, infatti, quattro importanti pastifici (Pasta di Venezia – gluten free, Artusi di Padova, Pinton di Vicenza e Sgambaro di Treviso) e si caratterizza come momento conviviale per appassionati, buongustai e cultori del buon cibo in omaggio a sua maestà la pasta, simbolo di italianità nel mondo.

Sabato 26 giugno, a pranzo, saranno in degustazione 4 tipologie di pasta con altrettanti sughi, creati da prestigiosi cuochi, a partire da Fabio Legnaro, patron dell’Antica Trattoria Ballotta di Torreglia (PD), autentica culla della cucina italiana nel cuore dei Colli Euganei. Nell’ampio open space del Golf club di Albarella gli ospiti potranno godere di un menù completo, che parte da tre primi piatti, accompagnati da un assaggio di salumi, formaggi, verdura e frutta fresca, il tutto bagnato da una qualificata selezione di vini veneti e italiani.

Non solo pasta, ma anche sfilate di auto d’epoca e di moda…Veneto Pasta Party nasce da un progetto di valorizzazione del territorio e dei suoi pastifici, passando attraverso i sapori della tradizione, il rispetto della natura e l’attività sportiva all’aria aperta. L’evento è infatti arricchito dall’arrivo di una trentina di auto d’epoca i cui i piloti, provenienti da tutta Italia, sfileranno con i loro luccicanti gioielli all’interno di Albarella. Non solo, la giornata viene arricchita anche da una sfilata di moda della stilista Elena Fin, con gioielli di Anna Cera e make-up di Maristella Agostini. Si tratta di un momento particolarmente piacevole: un perfetto connubio tra gastronomia, ambiente e glamour.

Le prenotazioni a Veneto Pasta Party (costo di € 25,00, riduzione per i bambini) si effettuano telefonando ai numeri 0426/367811 – 0426/330124 – 338/6440357. Si rammenta che lo svolgimento della rassegna avverrà nel pieno rispetto dei vigenti protocolli anti-covid.

Fonte: Servizio Stampa Veneto Pasta Party

21 marzo, Equinozio e…Tiramisù day

Domenica 21 marzo si celebra in tutto il mondo la giornata internazionale del Tiramisù Day 2021. A questo proposito, la Tiramisù World Cup ha convocato 30 dei suoi migliori concorrenti per una gara “virtuale” del tutto particolare: dalla propria abitazione, gli aspiranti chef si cimenteranno in una lunga diretta durante la quale affronteranno le tradizionali fasi, esattamente come nella TWC: Selezioni, Semifinali e Finale. 

Grazie alla piattaforma online Reno (da questo link è possibile vederne il funzionamento > clicca qui ), trenta concorrenti si sfideranno in una gara virtuale divisa in due momenti: ore 11-13: due ore dedicate alle Selezioni sulla piattaforma Reno, visibili attraverso i canali social della TWC;  ore 14-16: due ore dedicate alla fase Finale, che avrà luogo sulla piattaforma Zoom e in diretta sui canali social della TWC. Infine, a conclusione della giornata, dalle 18,00 alle 21,00 ci sarà un collegamento di 3 ore con food blogger, chef ed istituzioni estere (in particolare dagli USA, Russia e Canada), che preparando il tiramisù dialogheranno con Francesco Redi e Alessandra Gambini, autrice italiana residente a Los Angeles nota per i suoi libri “A Queen in the Kitchen” e “No Ketchup on Spaghetti”. I canali social attraverso i quali sarà possibile seguire la diretta dalle ore 11,00 del 21 marzo “Tiramisù Day” sono Youtube Facebook.

La vera storia del dolce al cucchiaio più famoso al mondo. Come per ogni evento della TWC, anche questo appuntamento vedrà la partecipazione di nomi illustri del settore dolciario, personaggi ed esperti che verranno svelati a pochi giorni dalla sfida. Fra loro, anche Clara e Gigi Padovani, gli “inventori” del “Tiramisuday”, che hanno stabilito di festeggiare il 21 marzo, quando si celebra l’arrivo della primavera. Il primo evento si è svolto nel 2017 negli Stati Uniti, a New York City, e a Trieste, negli stores Eataly delle due città. Nel 2018 e nel 2019 si sono svolti due contest nel parco agroalimentare Fico di Bologna: «Nonostante nel mondo si celebrino decine di “food days” in nome di un prodotto, un piatto, un cibo – dicono i food writer Clara e Gigi Padovani -, nessuno aveva ancora pensato a dedicare un giorno al Tiramisù, il dolce italiano più conosciuto nei cinque continenti. Noi abbiamo pubblicato nel 2016 il libro Tiramisù. Storia, curiosità, interpretazioni del dolce italiano più amato (Giunti), con il quale abbiamo ricostruito la vera storia di questo dessert, nato nel Nord Est dell’Italia, tra Friuli Venezia Giulia e Treviso, e ci è sembrato giusto lanciare questa idea, che nelle prime edizioni ha avuto grande successo. Questa sarà la seconda volta, purtroppo, con eventi virtuali, ma abbiamo trovato un ottimo partner negli organizzatori della Tiramisù World Cup e quindi anche in questo periodo difficile facciamo squadra per celebrare il tiramisù: ci meritiamo un momento di dolcezza!».«Abbiamo una grande community che ci segue con entusiasmo – racconta Francesco Redi, ideatore ed organizzatore della Tiramisù World Cup -. In questa nuova fase di limitazioni alla socialità, il Tiramisù Day nazionale rappresenta un modo per restare a casa seguendo le proprie passioni e sfruttando la tecnologia a disposizione. Ovviamente, nel giudizio finale della gara (che non sostituisce quella autunnale, ndr.) manca la possibilità di assaggio; ci si basa su altri criteri quale l’esecuzione tecnica e la presentazione estetica».

Fonte: Servizio stampa TWC

Anche le comunità venete Wigwam nella cucina del CiocheCiò, divenuto un libro con un’ottantina di ricette. A far la prefazione, la food blogger Benedetta Rossi.

Molti i veneti protagonisti del libro della cucina del Ciò-che-Ciò, ovvero fatta con quel che si ha: Marisa Saggiotto, operatrice della Comunità Wigwam del Colognese Veneto nonché presidente di Sezione Fidapa ed ancora Daniela Rapetta , Enrica Claudia De Fanti; Giovanni  Cecconi, Margherita Voltolina, Flavia Mognetti Cordioli, Massimo Zuliani, della Comunità Wigwam di Venezia; Michele Pigozzo della Comunità Wigwam della Terra Berica, nonché socio Argav.

Nel complesso, ben settantanove appassionati di cucina e del territorio, di 4 continenti diversi e in rappresentanza di 15 nazioni hanno contribuito a questa pubblicazione originale e creativa. Nel libro si trovano solo ricette preparate con quello che si trova in dispensa o con gli avanzi, l’essenza della cucina “ciocheciò”, ma anche l’idea di una forma alternativa di turismo relazionale e sostenibile. Ad ogni giro di pagina si troverà una foto, una storia, un ricordo, un piatto, un’immagine ed una ricetta, facilmente realizzabile anche da non provetti chef. Quasi 80 ricette, settantasette per la precisione, in 196 pagine a colori con la prefazione straordinaria di Benedetta Rossi, che ha condiviso lo spirito dell’iniziativa e di una filosofia che è alla base anche della sua attività di blogger di grande successo.“Dietro un piatto o una ricetta ci sono delle persone, c’è tutto un mondo, una storia, un territorio che avevamo dimenticato” scrive la famosa food blogger nella prefazione. Il coordinamento della pubblicazione è stato curato da Roberto Ferretti, Anna Monaldi, Yoko Moryama, Claudio Porchia e Marisa Saggiotto, le ricette sono introdotte da testi dei coordinatori del gruppo con le preziose illustrazioni del cartoonist Tiziano Riverso. Maggiori info al sito www.edizionizem.com

La presentazione libro. L’emergenza sanitaria e l’esperienza del confinamento a casa hanno confermato che la cucina e il cibo rappresentano uno straordinario momento di aggregazione. Nel web durante il lockdown sono nate diverse community, dove chef e appassionati di cucina hanno condiviso interessanti momenti di confronto, lezioni di cucina e di divertimento, riscoprendo antiche tradizioni popolari. Ciò che ha stupito di questa grande vivacità, che si è espressa soprattutto attraverso i canali social, è stato il carattere internazionale dei partecipanti, tutti accomunati dalla passione per la cucina e dalla voglia di condividere foto, video e ricette. Molte di queste iniziative si sono concluse con la fine dell’isolamento, mentre altre non si sono fermate e hanno proseguito e sviluppato ulteriormente la comunità. Fra queste ultime merita una segnalazione la rete della “Staffetta della Cucina Ciocheciò”, che si appresta a dare alle stampe il libro, che racchiude tutto il lavoro svolto durante il primo lockdown. Un gruppo non aperto a tutti, ma riservato agli amanti di un turismo basato sulla relazione, che favorisce l’incontro tra chi ama ospitare offrendo cose semplici, ma ugualmente interessanti, ed accompagnando le persone alla scoperta di ricette nuove, genuine, autentiche. Un gruppo che ha registrato una presenza di partecipanti in tutti i continenti ed ha quindi nel suo Dna una spiccata vocazione internazionale. Partita il primo maggio, la staffetta è terminata a fine giugno. Ogni partecipante, invitato da un altro che aveva già aderito alla staffetta, ha presentato un racconto, un ricordo accompagnato da una ricetta creata con ciò che si ha in casa, in pieno stile “Ciocheciò”. In questo modo il gruppo è riuscito a coinvolgere migliaia di persone e recuperato piatti e tradizioni perdute nel tempo. 

Una esperienza unica di cucina “Ciocheciò”, che il libro vuole ora rendere disponibile per un pubblico più ampio. Una cucina semplice, sostenibile, genuina e salutare, che utilizza prodotti locali, freschi e stagionali, che combatte gli sprechi, che favorisce la relazione e la socializzazione tra i membri della famiglia e della comunità. Una cucina comune in tutto il mondo, sia pure nella diversità dei prodotti impiegati e nelle differenti modalità di preparazione, in grado di unire persone di diversa cultura e provenienza geografica. Una filosofia di cucina che rappresenta una concreta risposta alle problematiche ambientali ed economiche sollevate dall’emergenza legata al Covid-19. 

Ehi ragazzi, a Mestre (VE) c’è un nuovo locale coraggioso, Tribeca

(di Fabrizio Stelluto, presidente Argav, ottobre 2020). Ehi ragazzi, mi cade il coltello dal tavolo e, in pochi secondi, un’attenta quanto discreta maitre mi sostituisce l’intero set di posate. Già questo merita la citazione in un periodo, in cui il servizio in sala pare un optional. Luogo del “miracolo” di professionalità è il “Tribeca”, nuova proposta culinaria, coraggiosamente aperta in tempo di Covid in località Gazzera, a Mestre (VE), da uno dei fratelli “Dai rossi”, marchio riconosciuto fra le affermate pizzerie della Terraferma veneziana. Autore del calcolato azzardo è Luca Piovan , che ha deciso di replicare la positiva esperienza in corso da anni nel locale di via Monte Grappa, sito nell’immediata conterminazione del centro mestrino. 

Caratteristica del menu Tribeca è l’assenza di primi piatti, ben sostituiti da appetizer e leccornie a base di carne, in particolare, hamburger di provenienza tracciata: dalla chianina alla fassona. A farla da padrone è comunque il “crudo” anche di pesce con un originale “sushi alla veneziana”. La creatività è presente pure nell’offerta di dolci, avendo provato l’innovazione della granita sul fondo del tiramisu. Buona la selezione di vini e birre, comprese le ambrate estere. Prezzo giusto per la qualità alimentare e l’attenzione al commensale; se si è predisposti a riconoscere tali valori, Tribeca è una scelta giusta, altrimenti è vietato lamentarsi dell’industria del fast-food!

La cultura del fosso/12. L’ortica, umile erba di fosso, fonte di benessere, raccontata dal socio Argav Michele Pigozzo

Ecco il dodicesimo racconto legato a “La Cultura de Fosso“, progetto educativo 2019-2020 delle “Comunità Solidali e Sostenibili” realizzato dall’associazione Wigwam, con il contributo del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e della Regione del Veneto, la collaborazione di 9 comuni e la partecipazione di una ventina di associazioni. Il racconto, scritto da Michele Pigozzo, socio Argav, è dedicato alla maggiore conoscenza dell’ortica.

Impariamo a conoscere quest’erba spesso non considerata, conoscendo quali benefici apporta. In questo periodo è importante evidenziare che le ortiche sono ricche di clorofilla e forniscono ferro, sostanze che stimolano l’organismo a produrre  globuli rossi, e grazie alla clorofilla è in grado di fornire ossigeno all’organismo. Molti altri sono i benefici ma sono certo che i nostri lettori andranno a documentarsi in maniera precisa e puntuale su questo argomento.

Le ortiche le possiamo utilizzare come decotti, infusi e su parecchie pietanze. Io da narratore del gusto, proprio di pietanza vi voglio parlare e in particolare vi voglio parlare di risotto perché i fossi sono importanti anche per la coltivazione del riso. In questo articolo ci tengo a parlare del nostro riso del Delta del Po, un riso unico per la sua biodiversità. Il risotto con le ortiche e schie sgusciate, ricetta sviluppata con l’amico Isacco Gerotto,  chef del ristorante Autorimessa a Venezia, ricetta che sarà possibile degustare prima di una passeggiata a Venezia.

E’ un piatto leggero e depurativo. Il riso integrale ha proprietà antinfiammatorie e concorre al benessere dell’intestino. Le ortiche hanno proprietà diuretiche, depurative oltre ad essere ricche, come abbiamo visto sopra, di clorofilla. Un piatto che sicuramente non mangiamo tutti i giorni, il riso integrale è molto indicato nell’alimentazione in quanto ricco di fibre, di solito non viene preparato, perché i tempi di cottura medi variano dai 35 ai 40 minuti, ma non mangiandolo ne perdiamo sia dal punto di vista nutrizionale che dal punto di vista del gusto.

L’ortica, a differenza delle altre erbe non risulta amara ma molto amabile, è ottima anche per creare degli gnocchi, nelle frittate e nelle minestre. Marzo è il mese ideale per raccogliere quest’erba selvatica, i bordi dei fossi ne sono colmi, ancora con le foglie giovani e tenere. E poi in cucina divertitevi a utilizzarla per realizzare ricette gustose come quella che vi ho proposto! L’ortica è una pianta diffusa ovunque, è caratterizzata da un fusto eretto che può arrivare a un’altezza di 2 metri. Si riconosce facilmente in quanto le sue foglie sono cosparse da una fitta peluria assai sottile, bisogna però fare un po’ di attenzione perché il più leggero contatto con le sue foglie frammenta la peluria, ciò provoca la fuoriuscita di un miscuglio di sostanze a effetto urticante. Per raccoglierla senza urticarsi è sufficiente utilizzare dei guanti o afferrarla dal basso verso l’alto, questo ci permette di non trarne alcun danno e di avere a disposizione un ottimo alimento utile per la preparazione di diverse ricette salate.

Ricetta del Risotto con le ortiche e schie. Ingredienti per 4 persone: 300gr di riso integrale, 120gr di Schie sgusciate, 400gr di cime di ortiche fresche, 1 scalogno, 1 litro di brodo vegetale, 2 noci di burro, Origano tritato, 3 cucchiai di olio extravergine d’oliva, Sale e pepe q.b. Preparazione: il riso integrale va sciacquato in abbondante acqua corrente per parecchi minuti. Pulire e separare le foglie da gambo delle ortiche, sciacquare bene, farle appassire in padella con un pizzico di sale e olio quindi scolare l’acqua in eccesso tenendola da parte, quindi con un mixer frullare il composto. Portate ad ebollizione il brodo, tritare finemente lo scalogno farlo passire in padella con un po’ d’olio, unire il riso e farlo tostare, sfumare con il vino bianco, dopo i primi 5 minuti di cottura aggiungere la crema di ortiche con l’acqua tenuta in disparte e metà delle schie, a 5 minuta dalla fine cottura mettere le schie rimanenti, il burro ed un cucchiaio di olio d’oliva e portare a fine cottura. A fine cottura lasciare riposare il riso con il coperchio per un paio di minuti prima di servire. Il risotto con le ortiche è schie pronto.

Che informazioni troviamo nelle etichette dei prodotti confezionati? 100 secondi per saperlo.

In questo video della serie «100 secondi» realizzata dal Laboratorio comunicazione della scienza dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie si scoprono quali sono le informazioni che si trovano sulle etichette dei prodotti alimentari confezionati che devono essere specificate dai produttori secondo il Regolamento UE 1169 del 2011.

Fonte: IZSVe

Stasera al Wigwam di Arzerello di Piove di Sacco (PD) corso per giornalisti Odg-Argav sulle api, al termine si parla di come gustare al meglio il “museto” e dei trovatori medievali

Fabrizio Stelluto, presidente Argav, mentre modera l’incontro ad Arzerello (foto di archivio)

Una scoperta ed una nuova “chiave di promozione del territorio” è proposta dal libro “I trovatori alle corti di Este, Calaone e Ferrara, il più importante focolaio trobadorico del XIII secolo” che l’autrice, la socia Argav Luisella Fogo, presenterà stasera, venerdì 31 gennaio nella consueta sede del circolo di campagna Wigwam ad Arzerello di Piove di Sacco (PD), in via Porto 8. A seguire sarà con noi anche Matteo Guidolin, presidente Ingorda Confraternita del Museto, che guiderà ad una piccola degustazione del ghiotto insaccato. Contribuiscono alla degustazione Italbontà di Codevigo (musetto) e Pastificio Artusi di Casalserugo (gnocchi di patata alle rape rosse).

La serata prenderà avvio alle ore 19 con il corso, aperto a tutti, Api ed insetti impollinatori in un ambiente che cambia”, moderato dal presidente Argav Fabrizio Stelluto, relatori: Paolo Fontana (ore 19.10), entomologo Fondazione Edmund Mach, presidente World Biodiversity Association “Api, clima e ambiente”; Michele Merella (ore 19.40), presidente Apidolomiti, “L’apicoltura nel bellunese, uno strumento per lo sviluppo territoriale”; Franco Mutinelli (ore 20.10), Istituto Zooprofilattico delle Venezie – Direttore Centro Referenza Nazionale Apicoltura, “Lo stato di salute delle api ”; Emanuele Rigato (ore 20.40), co-founder start up Smart Bugs, “Il progetto di ricerca BeeOShield”. Per gli iscritti all’Ordine dei Giornalisti, il corso darà diritto a 2 crediti formativi.

 

 

Festival Triveneto del Baccalà – Trofeo Tagliapietra, la nona edizione è stata vinta da Renato Rizzardi de La Locanda di Piero di Montecchio Precalcino (VI)

Renato Rizzardi

(di Gian Omar Bison, consigliere Argav, in giuria del Festival per la stampa insieme ai soci Mimmo Vita e Donato Sinigaglia) È Renato Rizzardi de La Locanda di Piero di Montecchio Precalcino (VI) con il suo piatto “100%Stoccafisso: Tortelli allo stoccafisso, brodetto e trippa di baccalà, alga wakame e cappuccio viola” a conquistare l’edizione 2019 del Festival triveneto del Baccalà.

il piatto vincitore

Un tributo allo stoccafisso, merluzzo nordico conservato per essicazione, noto nel Nord Italia e che nelle Tre Venezie, in particolare, viene chiamato bacalà o baccalà. Il Festival triveneto del Baccalà è una competizione itinerante, organizzata dalla Dogale Confraternita del Baccalà Mantecato, la Venerabile Confraternita del Bacalà alla Vicentina e dalla Vulnerabile Confraternita dello Stofiss dei Frati, che da quasi dieci anni coinvolge i più importanti ristoranti del Triveneto: gli chef delle regioni Veneto, Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige possono infatti partecipare proponendo le ricette più creative a base di stoccafisso. L’azienda Tagliapietra di Mestre (Ve), tra le leader in Italia nell’importazione, lavorazione e commercio di prodotti ittici ed in particolare del merluzzo, assegna così alla migliore ricetta assoluta il Trofeo Tagliapietra: un premio che è stato consegnato ieri nelle mani dello chef Rizzardi e che rimarrà suo per un anno intero. Rizzardi avrà inoltre la possibilità di viaggiare in Norvegia per scoprire le isole Lofoten, patria dello stoccafisso.

La selezione è stata lunga e meticolosa: i ristoratori (massimo cinque per ogni provincia del Triveneto) che hanno regolarmente presentato la propria candidatura hanno dato vita a una serata nel proprio ristorante dal 1 ottobre 2018 al 28 febbraio 2019, proponendo ai clienti e a una delegazione della giuria tre piatti (un antipasto, un primo e un secondo) a base di stoccafisso. I clienti hanno votato il piatto preferito della serata, mentre la delegazione ha preso atto della scelta.  Tutte le ricette più votate sono state poi valutate, solo sulla carta, da una giuria tecnica, composta da soli chef, che ne ha selezionati dieci. Queste dieci sono state realizzate dagli stessi autori lunedì 11 marzo al Baccalàdivino di Mestre e una giuria, questa volta mista e composta da chef e membri del comitato esecutivo, ha portato a cinque il numero dei finalisti. Il gran galà finale è andato in scena a Montecchio Maggiore (VI) nella splendida cornice di Villa Cordellini, affrescata dal Tiepolo e dimora occasionale di tre presidenti della repubblica italiana (Einaudi, Leone, Saragat): qui i piatti sono stati nuovamente presentati e valutati, sulla base di ben cinque parametri, da una giuria tecnica composta da 7 membri coordinati dallo chef Franco Favaretto che ne ha decretato il vincitore assoluto.

un momento della preparazione dei piatti durante la finale

Criteri. «Le novità introdotte quest’anno nella meccanica di selezione della ricetta vincente – ha spiegato Luca Padovani, presidente del comitato organizzatore del Festival triveneto del Baccalà – hanno due nature: una democratica, in quanto sono stati i clienti di ogni ristorante, votando, che hanno scelto quale piatto far concorrere, e una tecnocratica perchè tutte le ricette, nella seconda fase, sono state giudicate da un team di professionisti che, alla cieca e senza riferimenti sull’autore o sulla provenienza, hanno preso in considerazione non solo il risultato finale della stessa, ma anche il procedimento e le tecniche utilizzate».

La famiglia Tagliapietra

A Rizzardi anche il premio della critica. Alla fine, come detto, ha vinto Renato Rizzardi, per anni tra i finalisti, primo assoluto anche per la giuria di giornalisti che ha assegnato il premio della critica, ha vinto con un piatto bello da vedere ed equilibrato al palato. Un pregevole esercizio di tecnica culinaria e sensibilità estetica e sensoriale.  «Il bello di questo Festival – ha concluso Franco Favaretto, chef e patron del ristorante Baccalàdivino di Mestre – è che viene richiesto ogni anno agli chef che partecipano di elaborare un ingrediente, lo stoccafisso, in modo creativo dimenticandosi, per un attimo, della tradizione. Al tempo stesso però non vogliamo che l’innovazione venga confusa con l’esasperazione delle tecniche di cottura e trattamento delle materie prime. In poche parole: la sfida non è facile». «Questa- ha aggiunto Daniele Tagliapietra, amministratore delegato dell’azienda Tagliapietra – è stata la nona edizione, manca quindi poco alla decima che sarà speciale e ancor più ricca di novità. Una delle sfide potrebbe essere quella di portare il Festival a livello nazionale nell’ottica di valorizzare il merluzzo che, anche a causa del clima, sta diventando sempre più raro e quindi, con molta probabilità, destinato a una cucina sempre meno popolare». La prossima sarà la decima edizione del Festival e coinciderà con il 60’ anniversario per l’importatore Tagliapietra di Mestre. Grandi premesse, grandi aspettative

Foto di gruppo di vincitore e finalisti, al centro Luca Padovani, presidente del comitato organizzatore del Festival

I finalisti: La Posa degli Agri di Polverara (PD) | Chef Andrea Bozzato, Crème caramel di stoccafisso, orto e Asiago stravecchio 2015; Le Tentazioni di Villatora (PD) | Chef Marco Volpin, Patata fritta ripiena di stoccafisso e tartufo nero; La Locanda di Piero di Montecchio Precalcino (VI) | Chef Renato Rizzardi, 100%Stoccafisso: Tortelli allo stoccafisso, brodetto e trippa di baccalà, alga wakame e cappuccio viola; Ai Tre Canai di Marano Lagunare (UD) | Chef Giorgio da Forno, Lo stocco di fossa; La Paterna di Giavera del Montello (TV) | Chef Giovanni Merlo, Cassoeula con trippe di stoccafisso e verza.

Cioccolato, da alimento “proibito” ad alleato della salute, se ne parla oggi a Rovigo all’Accademia dei Concordi. Modera l’incontro la giornalista Argav Clara Grossi.

Oggi, sabato 24 marzo, alle ore 17, all’Accademia dei Concordi a Rovigo avrà luogo l’incontro “Cacao e salute“. Interverranno il medico Vincenza Gianfredi (Università di Perugia), che parlerà de “Il piacere della prevenzione: cioccolato, da alimento “proibito” ad alleato della salute”, la nutrizionista Laura Cominato, il cui intervento sarà: “Cioccolato, buono, sano, ma senza esagerare” ed il cioccolatiere Mirco Della Vecchia, che parlerà di “Cacao, una passeggiata oceanica”. A moderare l’incontro sarà la giornalista socia Argav Clara Grossi.

 

Metti una sera a cena gustando ricette regionali e parlando di altopiano di Asiago e brigata Sassari, esuli istriani e dalmati, vitigni resistenti, portatori di vino e coppieri, benedettini e terme

da sx Angelo Colucci, Silvia Minighetti e Caterina Simula, rispettivamente chef, maitre e titolare, insieme alla famiglia, dell’Hotel Terme Imperial di Montegrotto Terme (PD)

(di Marina Meneguzzi, vice presidente Argav) Promuovere la conoscenza della cucina tipica regionale italiana, intesa come espressione di cultura ed elemento essenziale alla proposta turistica del nostro Paese: questa la ragion d’essere dell‘associazione Ristoranti Regionali Cucina Doc, nata in provincia di Bergamo nei primi anni Settanta del secolo scorso dall’aggregazione spontanea di alcuni ristoratori lombardi, divenuta tre anni or sono no profit e composta oggi da una ventina di soci in nove regioni d’Italia.

piscine termali dell’Hotel Terme Imperial di Montegrotto Terme (PD)

Siamo una famiglia, ama dire Marinella Argentieri, che presiede con dedizione l’associazione. E come tutte le famiglie che si rispettino, anche i ristoratori regionali amano sentirsi a casa nei loro incontri, ospitati a turno dai soci. Complice l’arrivo della Primavera, che invita a sciogliere le rigidità invernali nelle salutari acque termali, la terza assemblea annuale si è tenuta nelle terre del socio veneto, l’hotel quattro stelle della famiglia Simula, il Terme Imperial a Montegrotto Terme (PD), che si trova nel bacino termale più grande d’Europa, le Terme Euganee.

Uno scambio di conoscenze, in un clima di amicizia e a sostegno della civiltà della tavola. Tra i ristoratori soci non troverete stellati, “perché fin dalla nostra costituzione l’obiettivo è quello di dare valore ai locali che portano in tavola piatti di qualità e della tradizione accessibili a tutti“, spiega Marinella. Che ha annunciato nel corso del convivio la nomina a socio onorario di Alberto Lupini, direttore del network Italia a Tavola, che collaborerà alla crescita dell’associazione. Una “Cucina Doc“, insomma, che si riconosce nella semplicità delle ricette regionali, vero patrimonio culturale italico. Ricette che sono state proposte anche nella serata di conclusione dell’assemblea, aperta anche agli ospiti dell’hotel, ad alcuni produttori vinicoli e alla stampa.

antipasto rustico marchigiano (ristorante Al Soldato di Ventura di Gradara (PS)

Dalle Marche alla Lombardia...Appetitoso l’antipasto rustico marchigiano servito dalla famiglia Bertolino, titolare del ristorante Al Soldato di Ventura di Gradara (PS), che in prossimità della Pasqua ha proposto una tipicità legata alla festività religiosa: crescia di Pasqua, puntarelle con le alici, uovo sodo, salame di Ginestreto e caciotta di Urbino. La merenda pasquale marchigiana è stata accompagnata da un Metodo Classico da uve Verdicchio (Perlugo Dosaggio Zero) coltivate secondo i principi della biodinamica nell’azienda agricola Pievalta della storica cantina della Franciacorta Barone Pizzini e che si trova nel cuore dei Castelli di Jesi, in provincia di Ancona.

gnocchi di patate ripieni di formaggio delle Orobie (ristorante Posta al Castello di Gromo (BG)

A prepare i gustosi gnocchi di patate ripieni di formaggio delle Orobie, la montagna bergamasca, è stato uno dei ristoranti fondatori dell’associazione, quello della famiglia Tonoli, il Posta al Castello che si trova a Gromo (BG), nella parte alta della valle Seriana. Al piatto, in cui erano presenti i funghi porcini, protagonisti di molte specialità del locale, è stato abbinato il fresco e sapido Arneis 2017 Langhe Doc dell’azienda agricola Bera di Neviglie (CN), presentato nella serata dal produttore, Valter Bera.

risotto ricco alla Padovana (ristorante hotel Terme Imperial di Montegrotto (PD)

…passando dal Veneto sino alla Sardegna. Per l’altro primo piatto servito, il risotto ricco alla padovana, fatto con verdure e carni di animali da cortile e maiale, si giocava in casa. La storica ricetta, depositata con atto notarile dall’Accademia Italiana della Cucina, è stata preparata, infatti, da Angelo Colucci, chef dell’Imperial. Ad accompagnare la pietanza, un rosato sardo da uve Cannonau (Punta Rosa 2016) della Cantina Santa Maria La Palma di Alghero (SS), che già ci aveva accolto all’arrivo con le bollicine di Akenta, spumante extra dry il cui nome è l’acronimo del tradizionale augurio sardo a “kent’nannos”, ossia “a cento anni”. Sempre di Alghero, il Cannonau di Sardegna Riserva 2013 delle Tenute Sella&Mosca, storica cantina sarda oggi appartenente al gruppo Terra Moretti, ed il cui nome – Dimonios – è un omaggio ai Sassarini ed in particolare alla brigata Sassari, che nel 1916, durante la Grande Guerra, scongiurò la caduta in mani austriache dell’altopiano di Asiago (VI).

cinghiale alla Barbaricina (ristorante Da Bruno-Fertilia di Alghero (SS)

Il principe dei vitigni rossi sardi è stato servito con il cinghiale alla Barbaricina, preparato in umido con erbe della macchia mediterranea dalla chef Lina Ambrosanio del   ristorante Da Bruno dell’hotel Fertilia di Alghero. Una curiosità: il borgo di Fertilia, nelle cui vicinanze oggi si trova l’aeroporto di Alghero, nasce nel 1936 nell’ambito di un programma di bonifica della Nurra che ha visto protagonisti dapprima emigranti ferraresi e poi, nel dopoguerra, gli esuli istriani e dalmati. Quest’ultimi, hanno portato nel borgo i loro usi e costumi, a partire dal leone alato di San Marco, a cui è dedicata la frazione e dalle vie e piazze che richiamano luoghi o avvenimenti storici del Veneto e della Venezia Giulia.

torta soffice di lamponi, olio Evo del Garda e mele Granny Smith, crema di malga e gelato al ribes nero (ristorante La Piazzetta del Sartori’s Hotel di Lavis (TN)

Dulcis in fundo, il Trentino. Unica eccezione alla tradizione regionale delle ricette, ma sempre eseguito con prodotti tipici della regione, il dessert preparato dal giovane chef Francesco Nitti del ristorante La Piazzetta del Sartori’s Hotel di Lavis (TN), la torta soffice di lamponi, olio Evo del Garda e mele Granny Smith, con crema di malga e gelato al ribes nero servito con il passito Essenzia 2011 (da uve Chardonnay, Sauvignon, Riesling Renano, Gewurztraminer, Kerner raccolte tra fine novembre/inizio dicembre dopo l’azione della muffa nobile) di Pojer & Sandri di Faedo (TN).

Fiorentino Sandri

Vitigni resistenti. Alla serata era presente il produttore Fiorentino Sandri, particolarmente fiero della novità bio, Zero Infinito, un vino bianco frizzante col fondo prodotto in alta Val di Cembra con uve Solaris, varietà resistente ottenuta in Germania dall’Istituo di Friburgo (che ha incrociato la varietà Merzling con la varietà 6.493 Gm ) nel 1975, anno di fondazione dell’azienda agricola trentina. Un vino che Sandri definisce ancestrale, a zero impatto chimico sia in campagna che in cantina e che se al primo sorso può lasciare il giudizio in sospeso, al secondo convince per la succosa fragrante freschezza.

da sx Marinella Argentieri e Angelo Valentini, rispettivamente presidente e presidente onorario di Ristoranti Regionali Cucina Doc

Al convivio Doc era presente anche il perugino Angelo Valentini, presidente onorario dell’associazione. Classe 1928, personaggio di poliedrica cultura, storico della cucina, ha concluso la serata con un applaudito intervento. Valentini, infatti, combatte da tempo l’uso del nome “sommelier”, termine di origine francese derivante da soma, sinonimo di portatore di vino, che lui sostituirebbe con un più italico “bottigliere” o “coppiere”. Con buona pace dei nostri “cugini d’oltralpe”, Valentini ha inoltre ricordato agli astanti come il benedettino di Norcia Francesco Scacchi nel 1622 abbia lasciato testimonianza di come si producesse lo spumante 60 anni prima di un altro benedettino, Dom Pérignon.