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Siccità estate 2022. Alpeggi senza acqua e fieno, prati secchi e fontanili prosciugati, Coldiretti lancia sos animali in oltre 600 malghe venete 

siccità pascoli

È emergenza siccità negli alpeggi, con i pascoli che sono sempre più secchi e le pozze per abbeverare gli animali asciutte a causa della mancanza di pioggia e delle alte temperature. È quanto emerge dal monitoraggio della Coldiretti sulla situazione in montagna, in riferimento all’ultima ondata di caldo che coinvolge anche i monti veneti.  “Una situazione drammatica sui pascoli in altura, che coinvolge il territorio bellunese, quello vicentino e la Lessinia con prati secchi che costringono greggi e mandrie  a spostarsi sempre più in alto, o dentro nei boschi, per fuggire al caldo anomalo. Con le fonti d’acqua in affanno  gli animali che rischiano di non avere da bere e in alcuni casi vengono dissetati da rifornimenti di emergenza trasportati con gli elicotteri, con le autobotti e con le cisterne trainate dai trattori”.

Oltre che in pianura gli effetti del cambiamento climatico si fanno sentire anche in montagna, con un profondo cambiamento del paesaggio dai pascoli ai ghiacciai. Oltre 600 malghe punto di presidio degli allevatori e meta di migliaia di turisti registrano difficoltà dovute al climaMolti imprenditori agricoli stanno valutando il ritorno a valle forzato e anticipato di diverse settimane per la difficoltà di approvvigionamento del fieno necessario per sfamare gli animali. Negli alpeggi in difficoltà per scarsità d’acqua e prati pascoli secchi è scattata la solidarietà fra gli agricoltori per ospitare pecore e bovini in stalle situate più in alto. “La situazione dei pascoli in montagna è critica – aggiunge Coldiretti Veneto  – e in diverse zone si sta procedendo anticipatamente con il secondo taglio di fieno, per salvare il salvabile, visto che dal punto di vista della quantità si sta raccogliendo il 40% del foraggio, che molte aziende sono costrette ad acquistarlo a prezzi altissimi, quando riescono a trovarlo”.

Fonte: Servizio stampa Coldiretti Veneto

Soluzioni per un’agricoltura sostenibile di qualità e produttrice di reddito, se ne parla oggi alle 16.30 al Giardino Botanico alpino del Cansiglio. Appuntamento preceduto da una visita guidata al Giardino con esperto naturalista.

Giardino botanico cansiglioOggi, domenica 11 luglio, il Giardino Botanico alpino del Cansiglio aprirà dalle 10 alle 12.30 e dalle 14 alle 18. Dalle 15 alle 16.30 è in programma una visita guidata con esperto naturalista, mentre dalle 16.30 alle 17.30 Lorenzo Furlan di Veneto Agricoltura parlerà sul tema “Biodiversità in agricoltura, come tutelare gli insetti”, dando soluzioni per un’agricoltura sostenibile di qualità e produttrice di reddito, senza danneggiare la biodiversità. 

Microfiliere sostenibili, dalla Lessinia, nel Veronese, l’esempio virtuoso della lana di pecora Brogna

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Due tonnellate di lana sucida, ovvero non ancora passata al lavaggio. È questo il quantitativo annuo medio che i soci dell’Associazione per la promozione e la tutela della pecora Brogna – nata nel 2012 allo scopo di scongiurare l’estinzione dell’ultima razza ovina autoctona della montagna veronese – riescono a raccogliere e a spedire a Prato, in Toscana, o a Biella, in Piemonte, per il lavaggio e la conseguente trasformazione del prodotto grezzo. La raccolta della lana viene effettuata a Roverè Veronese (VR), in Lessinia, nell’antico comune cimbro che funge da meta e da punto di incontro per dodici allevatori della provincia che conferiscono il prodotto, lo destinano a una valorizzazione ed evitano, altresì, che venga smaltito come rifiuto speciale. Tra loro ci sono anche Giuliano Menegazzi, di Erbezzo, e Cristina Ferrarini, di Sant’Anna d’Alfaedo.

Gli alti pascoli della LessiniaIl ruolo chiave dell’associazione. “L’associazione riunisce allevatori, ma anche tecnici del settore, ristoratori e trasformatori, con lo scopo di evitare l’estinzione di una razza autoctona, patrimonio di biodiversità culturale della Lessinia”, spiega Menegazzi, tra i soci fondatori. Il suo intento è quello di promuovere la valorizzazione dei prodotti ottenuti da questo prezioso animale, per consentire agli allevatori di continuare a presidiare il territorio, ritornando a dare così a questa zootecnia di montagna quel ruolo fondamentale di custode dell’ambiente che già ricopre da centinaia di anni e che è stato certificato recentemente anche dal Ministero delle Politiche agricole e forestali con l’inserimento degli Alti Pascoli della Lessinia nel Registro dei Paesaggi rurali di interesse storico». «Otto anni fa, quando siamo partiti, abbiamo creato tante iniziative e il coinvolgimento da parte degli allevatori, e non solo, è cresciuto costantemente. Nel 2012 c’erano 2500 capi certificati, oggi sono quasi 4000 quelli distribuiti in più di 40 allevamenti in Veneto. Una quindicina sono nati proprio dopo quel maggio del 2012, e per lo più grazie a iniziative di giovani. Tra questi anche io e Cristina». «L’associazione ha l’obiettivo di creare e diversificare le potenzialità della pecora Brogna, ad esempio individuando e seguendo le filiere di latte, carne e lana. Proprio parlando di lana, siamo arrivati al settimo anno consecutivo di raccolta» sottolinea Cristina Ferrarini, che da poco ha aperto un laboratorio di tintura naturale della lana di pecora Brogna e alpaca, con vendita di prodotti filati e lavorati, a Molina, piccolo centro montano nel comune di Fumane (VR).

Filati ottenuti con lana di Brogna e tinti con colori naturaliLa filiera della lana. «Tosiamo i nostri animali ogni primavera, da febbraio a giugno, per permettere alle pecore di affrontare i mesi estivi in una condizione di benessere,  – prosegue Cristina –, tuttavia la raccolta la organizziamo ogni due anni, a Roverè, comune baricentrico rispetto agli allevamenti distribuiti in provincia, per raggiungere il quantitativo necessario all’invio agli impianti di lavaggio che si trovano a Prato, purtroppo ancora per poco, e a Biella». «Una delle criticità della filiera è proprio legata agli impianti di lavaggio, riprende Menegazzi, con la chiusura prevista a fine anno di quello di Prato, in Italia rimane solo quello piemontese, tuttavia stiamo già pensando a delle alternative con gli amici allevatori della zona di Alpago. Dei circa duemila chilogrammi di lana sucida che raccogliamo qui a Verona, circa il 40% si trasforma poi in filato nelle aziende biellesi e la lana di pecora Brogna viene poi portata anche in Europa dalle lanivendole presenti in Liguria».

Pecore Brogna al pascolo in LessiniaL’artigianato e la filiera locale. A seguito di questa attività di tutela e valorizzazione della pecora Brogna sono nate alcune attività artigianali tra cui quella di Cristina. «Io, oltre ad allevare, coloro la lana con metodo naturale, utilizzando coloranti naturali derivati da fiori e piante che coltivo qui in Lessinia. Ci sono altre attività che sono nate sulla spinta di questa filiera, come una maglieria a Cerro Veronese, dove c’è anche una tessitrice che lavora con un telaio a mano, ma anche un’altra tessitrice e una filatrice a Verona città, una ragazza che si occupa come me di tintura naturale a Mantova, una magliaia a Torino e queste lanivendole, di cui parlava anche Giuliano Menegazzi, che tingono e producono filati a Genova». «Si sta creando un circuito interessante, sia dal punto di vista qualitativo che quantitativo, aggiunge ancora Menegazzi, si tratta di un esempio di microfiliera con un potenziale molto elevato e che può esplodere in positivo negli anni che verranno. Sappiamo quanta attenzione ci sia nei confronti della sostenibilità economica e ambientale dei territori, specie quelli montani; delle opportunità offerte ai giovani, che qui stanno rispondendo molto bene; della salvaguardia del patrimonio rurale che è stato riconosciuto anche con la recente iscrizione degli Alti Pascoli nel Registro ministeriale. Con la pecora Brogna siamo sulla strada giusta».

Pecore di razza BrognaProdotti e caratteristiche della lana. Con la lana di pecora Brogna si producono i filati da aguglieria e maglieria di tipo pettinati e semipettinati; ritorti e a capo unico di diverse misure per consentire un’ampia gamma di lavorazioni. Poi c’è la maglieria con maglioni, berretti, scaldacollo; prodotti quali lanotti (piumini imbottiti di lana), trapunte (quilt) in collaborazione con un trapuntificio di Trento; con il recupero dello scarto della filatura, da cui si ricava un feltro pressato, anche ciabatte e altri prodotti per la casa. «Quali caratteristiche ha la lana Brogna? È una lana rustica, non troppo fine, al tatto risulta un po’ secca, ma ha un grande pregio: tende a non infeltrire e con i primi lavaggi si ammorbidisce. Ha un’ottima elasticità e si presta molto bene alla filatura e alla lavorazione. Tra i tecnici biellesi c’è chi l’ha paragonata alla lana delle Shetland, un paragone che ci ha riempito di orgoglio», conclude Cristina Ferrarini. Ulteriori informazioni: https://www.pecorabrogna.it/

Fonte: Servizio stampa Associazione promozione e tutela pecora Brogna

L’olio di canapa di Lentiai (Belluno) arriva secondo al concorso nazionale Premio Canapa

Elisa Colle con il marito Umberto e i figli Agnese e Pietro

Lentiai, in provincia di Belluno, conquista il secondo gradino del podio al Premio Canapa, concorso nazionale che ogni anno premia il miglior olio di semi di canapa. Ad aggiudicarsi il prestigioso riconoscimento è l’azienda Elisa Colle di Confagricoltura Belluno, che si trova nella frazione Stabie in Valbelluna, con il suo oro verde estratto dalla spremitura a freddo dei semi di cannabis.

La motivazione“Buon rapporto tra gli acidi grassi insaturi (omega 3 e omega 6), a cui si aggiunge un basso livello di acidità e un ottimo contenuto di alfatocoferolo”. Secondo premio, dunque, alle spalle dell’azienda catanese Molino Crisafulli, assegnato in diretta streaming a causa dell’emergenza coronavirus dagli organizzatori di Fracta Sativa Unicanapa, che hanno analizzato gli oli partecipanti in collaborazione con il dipartimento di Farmacia e di agraria dell’Università di Napoli Federico II e il dipartimento di Scienze e tecnologie ambientali biologiche e farmaceutiche dell’Università della Campania. 

Ritorno alle origini. Elisa Colle, titolare di un’azienda agricola giovane, nata nel 2015, è felicissima. “Siamo gli unici del Veneto ad avere partecipato a questo prestigioso premio e mai avremmo pensato di classificarci così in alto, perché c’erano molte aziende del Sud che possono godere di terreni baciati da tante ore di sole rispetto al nostro – racconta -. Una medaglia d’argento frutto non solo del nostro lavoro, ma anche del nostro trebbiatore De Bona, che ci aiuta nella raccolta dei semi di canapa, della società agricola  Moldoi di Sospirolo, il cui laboratorio ultraspecializzato assicura il lavoro di spremitura e confezionamento e di Confagricoltura, che ci ha aiutato nel districarsi tra le normative in materia”. Elisa è originaria di Lentiai, ma da piccola si era trasferita a Torino. Poi, dopo la laurea, la decisione di tornare al paese d’origine del padre. Lì ha conosciuto il marito, Roberto Dalle Mule, e per anni ha lavorato nell’amministrazione di un’azienda. Nel 2015 la decisione di dedicarsi alla campagna di famiglia. “Mi sono chiesta cosa potessi fare per valorizzare i terreni ricevuti in eredità. Così ho iniziato con un ettaro coltivato a mais sponcio rosso, fagiolo gialét e patate rosse di montagna. Poi ho letto un articolo sulla coltivazione della canapa e sulle sue preziose virtù e benefici e mi sono tuffata in un appassionante percorso culturale di recupero di una coltivazione che, nel Bellunese, era diffusa fino agli anni Cinquanta. Abbiamo un ettaro di canapa, verso Arson e Villabruna, dove c’è più sole, grazie al quale produciamo una cinquantina di litri d’olio all’anno. Seminiamo in maggio e a metà settembre raccogliamo. Un ettaro di canapa può produrre dai 5 ai 10 quintali di seme con una resa tra l’10 e il 20 per cento in olio, ma in montagna è al massimo di 4 quintali. La qualità però è molto alta e inoltre è da filiera locale e sostenibile, senza trattamenti chimici. Facciamo vendita diretta o vendiamo l’olio, con il marchio Dolomiti Canapa, nei negozi di vicinato, in confezioni da 0,25 litri. Con la farina di canapa produciamo anche cracker, pane, biscotti e perfino il panettone”.

Canapa a Feltre

L’olio di canapa è noto per il suo ottimale equilibrio tra omega-3 e omega-6 e presenta anche quantità significative di amminoacidi, essenziali per il corretto funzionamento dell’organismo, oltre a numerose vitamine e sali minerali. Un cucchiaino da tè al giorno è ottimo a livello preventivo, mentre una quantità da 1 a 3 cucchiai da tavola ha dimostrato risultati eccellenti in caso di numerosi disturbi, dal sistema osteoarticolare e muscolare a quelli cardiovascolari e del metabolismo. Un prodotto che sta riscontrando una crescente richiesta sul mercato: il prezzo arriva a 60 euro al litro. Non a caso anche in provincia di Belluno la pattuglia di coltivatori di canapa si sta velocemente ingrossando. Una crescita esponenziale che segue il boom italiano: nel giro di cinque anni, infatti, la superficie dei terreni coltivati a canapa è decuplicata, passando dai 500 ettari del 2013 a oltre 4.500 (dati del 2018). “Il nostro obiettivo è di riuscire a incrementare le quantità anno dopo anno, diversificando la proposta e ottimizzando le metodologie di raccolta e lavorazione – sottolinea Elisa Colle -. La canapa è una perfetta coltura da rotazione e la nostra idea è di convertire appezzamenti erosi, depauperati e destrutturati restituendo loro la fertilità chimica, fisica e microbiologica di un tempo. Un duro lavoro che trova senso solo se si riesce a mantenere la filiera di trasformazione nell’ambito del nostro territorio e, in particolar modo, della Valbelluna, uscendo da essa con prodotti di qualità e sani, coltivati nel pieno rispetto della salute, della terra e delle sue tradizioni”.

Fonte: Confagricoltura Veneto

Foreste bellunesi, si parlerà di buone pratiche e opportunità economiche nei due convegni in programma a Longarone Fiere durante “Fiera & Festival delle foreste”

Energia pulita dalle biomasse forestali, nuove opportunità per gli operatori forestali, sicurezza per chi sta lavorando nei boschi all’indomani della foresta Vaia. Sono i temi che verranno affrontati in due convegni che si svolgeranno a “Fiera & Festival delle foreste” di Longarone Fiere (BL) il 14 e 15 settembre.

Sabato 14 settembre, alle 14.30, Confagricoltura, Cia e Associazione italiana energia agroforestali (Aiel) promuovono il convegno “Energia dalle biomasse forestali”, che affronterà i temi della certificazione, della sostenibilità, della qualità dell’aria e delle buone pratiche. Dopo l’introduzione dei presidenti Diego Donazzolo, di Confagricoltura Belluno e Luca Cosul Cuffaro, di Cia Belluno, Stefano Campeotto di Aiel spiegherà quali sono le novità normative sui biocombustibili legnosi e sulla loro certificazione. Luca Canzan, di Cifort, illustrerà le buone pratiche delle imprese del territorio, esempio delle filiere locali che stanno innovando: dai progetti di It-For, con la compravendita di legname e biomasse mediante un portale on-line per il Veneto; a Dolomiti Green Brick con addensati locali come il bricchetto verde delle Dolomiti. Stefano Grigolato, di Tesaf dell’Università di Padova, parlerà del miglioramento della logistica dei cantieri forestali per l’approvvigionamento delle biomasse di LogistiCiPlus. Seguirà Massimo Negrin, di Biomass Green Energy, con “Residui della filiera legno-energia per dare più valore e carbonio agli ammendanti compostati – Il progetto Res4Carbon”; e infine Valter Bonan e Mauro Moretto racconteranno il Progetto Feltre Rinnova, per riscaldarsi meglio, con meno, per un’aria più pulita. Conclusioni affidate a Domenico Brugnoni, presidente di Aiel.

Domenica 15 settembre, alle 10, nella sala A, si svolgerà il convegno “L’operatore forestale, dalla sicurezza alle opportunità economiche”, promosso da Confagricoltura Belluno e dal Coordinamento nazionale delle imprese boschive (Conaibo). Apriranno la giornata Livio Bozzolo, presidente di Conaibo e Diego Donazzolo, presidente di Confagricoltura Belluno. Quindi Claudio Cervellati, del settore forestale di Confagricoltura, parlerà di “La figura dell’operatore forestale. Nuova normativa e opportunità”. Seguirà Francesco De Mori, libero professionista, che spiegherà quali sono gli obblighi del committente e dell’operatore per garantire la sicurezza nei cantieri. Sergio Boso, dello Spisal, Aulss 1, relazionerà sulle criticità riscontrate nei cantieri forestali in provincia di Belluno. Infine Luca Canzan, del Consorzio imprese forestali del Triveneto, illustrerà le proposte per una maggiore professionalità degli operatori.

Innovare il modo di utilizzare le risorse boschive. “Il tema dell’energia pulita dalle biomasse forestali è importante in tempi di sostenibilità e di crescente sensibilità verso i temi ambientali e della gestione del territorio, spiega Diego Donazzolo. I consumatori e il mercato accordano sempre di più la preferenza all’energia pulita e ai manufatti realizzati con legname certificato e proveniente da foreste gestite in modo sostenibile. Una tendenza che può dare una grande spinta a quella che a lungo è stata l’attività economica più importante della provincia e che può servire, in un’ottica futura, a creare filiere che portino lavoro e occupazione. Molto importante è anche il convegno di domenica sulla sicurezza forestale, dedicato a chi opera nei boschi. In seguito alla tempesta Vaia il lavoro nei boschi si è intensificato notevolmente e perciò bisogna prestare la massima attenzione nei cantieri per scongiurare infortuni anche gravi. In troppi si improvvisano boscaioli, anche persone di età elevata, mentre invece chi opera nel bosco deve essere in regola ed essere dotato delle nozioni sia teoriche che pratiche sull’abbattimento degli alberi e sull’uso della motosega secondo i criteri di sicurezza”.

Fonte: Servizio stampa Confagricoltura Veneto

Bandi PSR Veneto, impegni agroambientali e indennità in zona montana, proroga al 15 giugno 2019 per presentare le domande

Si ampliano i tempi per la presentazione delle domande per alcuni dei recenti bandi del PSR Veneto. La Giunta Regionale ha approvato, infatti, al 15 giugno 2019 la proroga dei termini per presentare le domande di aiuto per quattro tipi d’intervento e per le domande di conferma pluriennali in ambito agroambientale.

La proroga riguarda nello specifico i seguenti bandi: Tipo intervento 10.1.3 – Gestione attiva di infrastrutture verdi; importo a bando: 4 milioni di euro (collegato a Tipo di intervento 4.4.2); Tipo intervento 10.1.6 – Tutela ed incremento degli habitat seminaturali, importo a bando: 2. Milioni di euro (collegato a Tipi di intervento 4.4.2 e 4.4.3); Tipo intervento 10.1.7 – Biodiversità – Allevatori custodi, importo a bando: 750 mila euro; Tipo intervento 13.1.1 – , importo a bando: 20 milioni di euro. Misura 221 del PSR 2007-2013; Misure 6 e 8 del PSR 2000-2006; Regolamenti CEE 2078 e 2080/1992.

La domanda riguarda i beneficiari degli impegni pluriennali sottoscritti nel corso delle programmazioni 2007-2013, 2000-2006 e con i regolamenti del 1992 in materia agroambientale e forestale. In particolare sono coinvolti quanti hanno assunto impegni pluriennali nell’ambito delle misure: 221 – Primo imboschimento dei terreni agricoli del PSR 2007-2013, 6 – Agroambiente e 8 – Forestazione nel periodo 2000-2006, e infine, quanti hanno assunto impegni nel quadro dei regolamenti europei sui programmi agroambientali e forestali n. 2080 del 1992. Misure 10 e 11 del PSR 2014-2020
 Riguarda i beneficiari che negli ultimi quattro anni hanno presentato domanda di aiuto per gli impegni pluriennali nel quadro del PSR 2014-2020, a seguito dei bandi aperti con le deliberazioni n. 465 del 19 aprile 2016, n. 440 del 31 marzo 2015 e n. 435 del 6 aprile 2017 e n.396 del 2018. Si tratta in particolare dei beneficiari dei tipi d’intervento: 10.1.1 – Tecniche agronomiche a ridotto impatto ambientale, 10.1.2 Ottimizzazione ambientale delle tecniche agronomiche ed irrigue, 10.1.3 – Gestione attiva di infrastrutture verdi, 10.1.4 Gestione sostenibile di prati, prati-seminaturali, pascoli e prati-pascoli in zone montane, 10.1.7 – Biodiversità – Allevatori e coltivatori custodi, 11.1.1 – Pagamenti per la conversione all’agricoltura biologica e 11.2.1 – Pagamenti per il mantenimento dell’agricoltura biologica del PSR 2014-2020. Si precisa che la proroga è condizionata all’approvazione dell’analogo provvedimento da parte della Commissione europea e del Ministero delle politiche agricole. Il testo ufficiale del provvedimento è stato pubblicato nel Bollettino Ufficiale della Regione del Veneto il 14 maggio.

Fonte: Servizio stampa Regione Veneto

Nasce l’Asiago DOP prodotto con latte di razza bruna

Nuova tappa dell’azione di valorizzazione e differenziazione della qualità distintiva dell’Asiago Dop. Il Consorzio Tutela Formaggio Asiago annuncia l’avvio della produzione di Asiago con latte di razza bruna, caratterizzato da un elevato valore proteico ed altissima qualità organolettica.

Il percorso di differenziazione nasce oltre dieci anni fa, con l’avvio della prima produzione dell’Asiago Dop Prodotto della Montagna, specialità prodotta sopra i 600 metri nell’Altopiano di Asiago e nei territori montani del Trentino. Oggi, l’Asiago si può apprezzare a seconda della stagionatura, del latte impiegato e delle specifiche caratteristiche della zona di origine nelle produzioni dall’Asiago Fresco allo Stagionato, dall’Asiago bio a quello di latte di razza bruna.

La nuova proposta. Da zona di allevamento e produzione in territorio vicentino, per intenditori e limitata a 3500 forme/anno, garantisce un valore proteico superiore. In una prima fase, verrà prodotto un Asiago Dop fresco con stagionatura di oltre 40 giorni e una maturazione che esalterà le caratteristiche peculiari della specialità legata alla razza: pasta morbida, dal sapore dolce e delicato con un intenso profumo di latte e corposità che ricorda i sapori di un tempo.

“Rispetto della tradizione e innovazione– afferma Fiorenzo Rigoni, presidente del Consorzio Tutela Formaggio Asiago – sono due elementi fondanti dell’azione di valorizzazione, che consentono di mostrare la vera qualità del formaggio Asiago. Un percorso nel quale la nuova produzione di razza bruna accentua ancor di più il valore della tradizione e dimostra la capacità dei nostri produttori di interpretare le esigenze dei consumatori proponendo prodotti in grado di esaltare le caratteristiche distintive della specialità”.

Fonte: Servizio stampa Consorzio Tutela Asiago Dop

11 e 12 agosto 2018, a Farra d’Alpago (BL) agroalimentare e montagna protagonisti con Top-Value

Qualità, tipicità e tutto il buono della montagna. È la ricetta che sabato 11 e domenica 12 agosto trasformerà Farra d’Alpago (BL) nella capitale del gusto ad alta quota per un weekend interamente dedicato alle eccellenze agroalimentari montane.

Tipicità locali e qualità senza confini. Organizzata dalla Regione Veneto in collaborazione con L’Informatore Agrario e Ven.Lat., la due-giorni si inserisce nell’ambito del progetto Top-Value, una partnership per la promozione del “Prodotto di Montagna” che coinvolge la Camera dell’Agricoltura della Carinzia, l’ente regionale per lo Sviluppo Rurale del Friuli Venezia Giulia, la Regione del Veneto — Direzione Agroalimentare, l’Umweltbüro GmbH, l’Università degli Studi di Udine e l’Università degli Studi di Padova.

Cuochi stellati. Ad illuminare i podotti di montagna, le stelle degli chef Renzo Dal Farra (Locanda San Lorenzo di Puos D’Alpago – BL), Renzo De Prà (ristorante Dolada di Pieve d’Alpago – BL) e dello chef pasticcere Ivan Centeleghe (omonima pasticceria di Farra D’Alpago – BL), che sabato 11 (ore 20.00) interpreteranno i sapori della Val Belluna in un cooking show a base di prodotti del territorio: dall’orzotto con i fagioli giàlet all’agnello, passando per degustazioni di formaggi bio col miele, Pinot grigio e nero, fino ai cannoli con la ricotta del Cansiglio e lo zafferano a km0. Uno show “pret a manger” che punta i riflettori sulle potenzialità di un territorio a dimensione quasi familiare, fatto di micro-produzioni orientate alla genuinità, al gusto e al rispetto dell’ambiente.

Produttori locali. Domenica 12 sarà quindi la volta dei produttori locali e non solo, che animeranno il centro di Farra D’Alpago (dalle 9.00 alle 18.00) con una mostra mercato sui “prodotti di qualità di montagna e dell’area di confine tra Italia e Austria” con i produttori dell’area transfrontaliera ad esporne le lavorazioni e le caratteristiche organolettiche. Tra queste la Casatella trevigiana, i fagioli di Lamon, il formaggio Piave, l’aglio bianco polesano e il radicchio, ma anche formaggi, salumi, verdure, vino, miele e frutta provenienti da latterie, malghe o imprese dell’agroalimentare.

Convegno. Sul fronte tecnico, riflettori puntati sul “valore aggiunto dei prodotti di qualità e di montagna per lo sport e per l’ambiente” nel convegno di sabato 11 (ore 18.00, presso la palestra comunale di Farra D’Alpago – BL), che vedrà intervenire Ivo Bianchi, medico specializzato in omotossicologia; Enrico Sturaro, professore all’Università di Padova e Giorgio Trentin, della Direzione agroalimentare della Regione Veneto, moderati dal direttore de L’Informatore Agrario, Antonio Boschetti.

La registrazione in loco sarà consentita fino all’esaurimento dei posti disponibili. Tutte le iniziative proposte nell’ambito dell’evento sono aperte al pubblico e a libero accesso fino ad esaurimento posti. La registrazione anticipata al convegno e al cooking show (la partecipazione al cooking show è vincolata alla partecipazione al convegno) è possibile inviando una mail ai seguenti indirizzi: valentina.zambetti@regione.veneto.it v.marcantonio@informatoreagrario.it

Fonte: Servizio Stampa Regione Veneto

Sei storie di vita in montagna al femminile protagoniste del documentario “Maestoso Cesen 2”, in visione il 22 marzo 2018 sera al comune di Segusino (Tv)

Sei donne sono le protagoniste del nuovo documentario “Maestoso Cesen 2” prodotto dallo scrittore e documentarista Giovanni Carraro, affiancato nella realizzazione da Andrea Cecchella, giornalista di Telebelluno, e che sarà proietatto giovedì 22 marzo 2018 alle ore 20.30 nella sala Zancaner del comune di Segusino (Tv).

Vita da malgara. Regina Rebuli, la più anziana della famiglia che da decenni conduce Malga Domion, nel documentario parla, insieme a figli e nipoti, di come si porta avanti la dura vita di malga, a partire dalla mungitura del mattino, passando per la produzione di burro e formaggio fino ad arrivare alla transumanza, che dalle loro parti chiamano “scargar montagna”. Nel film, si vedono le mucche scendere a San Pietro di Barbozza dopo cento giorni di alpeggio, dove entreranno in stalla per passare l’inverno.

L’innovazione è il tema su cui si basa l’inserto dedicato a Elena Vanzin, conduttrice di lama e alpaca. La docile indole di questi animali attira sempre di più bambini e adulti in una forma di escursionismo del tutto innovativa e originale, con l’idea di camminare in sincronismo con il passo lento e cadenzato dell’animale lungo i sentieri che si snodano attorno al Cesen. Elena ci racconterà la sua esperienza di vita che l’ha vista abbandonare una comoda poltrona di uno studio tecnico per affrontare la stalla, dove si reca ogni giorno di buon mattino a spazzolare e rifocillare i sette amici a quattro zampe.

Il mondo dell’aviazione di montagna è il tema invece collegato ad Angela Vanzin, giovanissima appassionata del volo che nel dicembre 2016 a soli diciassette anni, giusto nei limiti della normativa, ha conseguito la licenza PPL per condurre aerei da turismo all’aeroporto Arturo dell’Oro di Belluno, divenendo così la più giovane donna pilota dello scalo bellunese. La sua è la storia di una ragazza determinata che ha dovuto far fronte con grande impegno a studi e procedure di volo in un ambiente normalmente governato da uomini. Angela vive ai piedi del Cesen, a San Vito di Valdobbiadene, e nel film la vedremo ai comandi di un PA28 monomotore che la porterà sui cieli di Belluno in direzione del Monte Cesen.

Sport. Il gruppetto di escursionisti ripresi nel documentario vede la presenza di un’istruttrice del Pianezze Avventura. Si tratta di Emily Corazzin a cui è dedicato un inserto della struttura sportiva nata di recente a Pianezze. Immagini rapide faranno vedere i vari percorsi del parco, dove grandi e piccini possono sbizzarrirsi tra liane, passerelle, ponti tibetani e zip lines.

Amazzoni e cavalli sono invece lo scenario dell’inserto curato da Gloria Paulon, sindaca di Segusino (Tv), che parlerà delle ippovie che caratterizzano tutto il comprensorio prealpino trevigiano e bellunese, oltre a far cenno sulla storia rurale di Segusino, Stramare e Milies, anch’essi strettamente legati alla realtà montana del Cesen. Gloria e l’amica Beatrice, si uniranno con i rispettivi cavalli al gruppo di escursionisti nel tratto del Trodo dei Much, un antico sentiero il cui appellativo si riferisce alle popolazioni di lingua tedesca che in passato frequentarono queste zone.

Una voce femminile per la colonna sonora. Carraro ha curato particolarmente la colonna sonora di questo film, scegliendo nel programma musicale due canzoni inedite realizzate da un’altra figura femminile che caratterizza il suo nuovo lavoro, Sarah Jane Olog, cantante nota per le sue esibizioni musicali a fianco dell’artista e conduttore televisivo Max Giusti. Carraro viene

L’anello escursionistico lungo il quale è stato girato il film è la circumnavigazione del monte Cesen (1570 m) e comprende un vecchio tracciato non molto conosciuto, il Trodo dei Much. Si parte dal piazzale di Pianezze e si segue il segnavia n. 1008 che sale per ghiaioni verso Barbaria. Lo si lascia percorrendo pochi metri della strada Pianezze – Mariech fino ad incontrare l’inizio del Sentiero 72 Storte, così chiamato per i numerosi tornanti che lo caratterizzano. Lo strappo in salita porta a Malga Frascada Alta. Si continua fino a Malga Barbaria, quindi a cavallo della dorsale ovest si raggiunge la base del Monte Orsere. Qui si devia a nord in forte discesa verso la Val de Maria e si prosegue per un magnifico sentiero fino ai ruderi di Malga Forcelletto. Anziché proseguire per la cima del Cesen, si continua dritti sul Trodo dei Much costeggiando il versante nord del monte al margine della Val Paula. Si arriva ad una lama posta nei pressi dei ruderi di Malga Cesen e successivamente si giunge a Malga Mariech incontrando un monumento dei partigiani. Dal piazzale di sosta, si segue una traccia di sentiero che taglia a sud il Domion in direzione di Malga Faé. Da qui, tramite un tratto del sentiero 1008, in breve tempo si ritorna a Pianezze. Distanza km 9,64, dislivello D+ 650 m, tempo di percorrenza 4h 30’.

Fonte: servizio stampa comune di Segusino

 

Programma di sviluppo rurale regione Veneto: due nuovi bandi per colture a risparmio idrico e agricoltura in montagna

La Giunta regionale del Veneto ha avviato due nuovi bandi per il 2018, nell’ambito del Programma di sviluppo rurale. Il provvedimento, finanzia gli agricoltori di montagna e le imprese che adottano tecniche e colture “a risparmio idrico” e con minor impiego di fertilizzanti. La delibera di Giunta è ora all’attenzione della commissione competente del Consiglio Regionale, che avrà trenta giorni di tempo per eventuali modifiche e il via libera. Successivamente, il provvedimento sarà approvato in via definitiva dalla Giunta Regionale e poi pubblicato nel Bollettino Ufficiale Regionale: da quella data decorreranno i termini per la presentazione delle domande.

I due bandi valgono complessivamente 35 milioni di euro: 20 destinati a compensare gli agricoltori delle montagne venete degli svantaggi di produrre in quota, e 15 per incentivare le tecniche agronomiche che contengono il consumo di acqua e di fertilizzanti. Di seguito i particolari.

Bando per l’ottimizzazione ambientale delle tecniche agronomiche ed irrigue. Il tipo d’intervento propone un insieme di impegni quinquennali finalizzati a ridurre gli impatti originati sulle acque dalle pratiche agricole intensive, specialmente per i seminativi. Gli impegni finanziabili sostengono l’adozione di pratiche finalizzate a contenere l’uso di fertilizzanti azotati e di acqua irrigua. Lo scopo è di conciliare i fabbisogni delle colture con la tutela delle risorse idriche, mitigando nel contempo le emissioni originate dalle attività di fertilizzazione che alternano il clima. Le risorse stanziate ammontano a 15 milioni di euro.

Bando per indennità compensativa in zona montana. Il tipo d’intervento prevede l’erogazione di un’indennità intesa a compensare gli agricoltori dei costi aggiuntivi e della perdita di reddito derivanti dagli svantaggi che ostacolano la produzione agricola nella zone montane. L’obiettivo, infatti, è quello di favorire il mantenimento dell’attività agricola nelle aree montane, dove la redditività è generalmente inferiore rispetto alla pianura. L’importo a bando previsto è di 20 milioni di euro.

Fonte: Servizio stampa Regione Veneto