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Epifania. Le donne di Coldiretti sostengono le mamme in Africa. Il progetto #solodalcuore incassa i primi 10mila euro di solidarietà, obiettivo: dopo l’ambulatorio, il reparto e la scuola di formazione per ostetriche.

Il cuore della gratitudine è arrivato nelle case degli italiani che, partecipando all’operazione di solidarietà a favore del Cuamm Medici con l’Africa, ha prodotto quasi 10 mila euro già versati a sostegno dell’iniziativa “Prima le mamme e i bambini” 

Spiega Chiara Bortolas presidente delle agricoltrici: “Grazie alle donazioni di molti cittadini che hanno ordinato questo cuscino fatto dalle agrisarte di Sant’Erasmo abbinando due tessuti uno “Made in Italy” e l’altro Wax, che racchiude un interno in fibra naturale a base di ortica e mais, abbiamo raccolto la prima cospicua cifra che permetterà al personale sanitario di costruire un primo ambulatorio per le visite. Il prossimo passo è un reparto e una scuola di formazione. Serve dunque ancora lo sforzo di tutti per dare forza all’idea è di Katia Zuanon, titolare di Prayers Collection e finalista del concorso per l’innovazione Oscar Green che – continua la dirigente – ha coinvolto molte espressioni del mondo femminile padovano. Dalle imprenditrici della Laguna Nord abili in sartoria fino all’agenzia di comunicazione Ipsofactory guidata da Fiorella Toffano, una rete femminile ha lavorato all’intera pianificazione dai social alla piattaforma e-commerce. Una filiera che ha prodotto un risultato concreto”. Basta navigare in www.solodalcuore.it e procedere con la compilazione dei campi per avere a domicilio un cuore morbido e promuovere un atto di beneficenza.

Finalità sociale. “C’è ancora stupore per la risposta registrata da tutte le parti d’Italia, i cuori che si possono ancora acquistare sono recapitati direttamente a domicilio con spedizioni tramite corriere. Si tratta di oggetti esclusivi – sottolinea Chiara Bortolas – nessuno è uguale e soprattutto è il cuore che ti sceglie. E la magia avviene ogni volta che si scarta la confezione”. In un momento in cui siamo obbligati alla distanza Coldiretti ha creato un ponte per stare più vicinoalla gente di buona volontà e ai bisognosi. L’Africa è il cuore del mondo e le donne sono la vera speranza di un continente saccheggiato da troppo tempo, sfruttato e pieno di contraddizioni. E seppur nella sua fragilità quella terra e quei popoli hanno fame di vita”. In questo periodo sui profili facebook instagram gente comune, personaggi famosi, politici e artisti hanno postato il loro messaggio alimentando la condivisione e la conoscenza di questa campagna solidale che continua con edizioni speciali per la Befana, per San Valentino  per la festa della donna e della mamma fino al raggiungimento dell’obiettivo finale: una scuola per ostetriche e un reparto attrezzato per le visite e i ricoveri.

Fonte: Servizio stampa Coldiretti Veneto

Fattorie sociali nel sistema socio-sanitario del Veneto

Le fattorie sociali entrano a pieno titolo nel sistema socio-sanitario del Veneto. Lo sottolinea l’assessore regionale alla Sanità e al Sociale Manuela Lanzarin, all’indomani dell’approvazione in Consiglio regionale della legge di adeguamento ordinamentale in materia di politiche sanitarie e sociali che integra le attività di agricoltura sociale nella programmazione regionale degli interventi e dei servizi sociali.

26 le aziende agricole venete iscritte al registro regionale delle fattorie sociali. “La Regione Veneto, che nel 2013 per prima in Italia ha legiferato riconoscendo la valenza sociale delle imprese agricole che aprono le porte e le proprie attività a inserimenti lavorativi di persone in difficoltà, percorsi educativi e riabilitativi per bambini, anziani, disabili, detenuti ed ex detenuti – dichiara Lanzarin – ora fa un passo ulteriore e inserisce le fattorie sociali autorizzate e accreditate nella rete dei propri servizi sociali, allargando quindi ulteriormente e innovando la gamma delle risposte che il sistema di welfare pubblico-privato è in grado di offrire nelle situazioni di bisogno”. Attualmente sono 26 le aziende agricole in Veneto iscritte al registro regionale delle fattorie sociali e distribuite in tutto il territorio regionale (1 a Belluno, 2 a Venezia, 5 a Vicenza, 7 a Verona, 2 a Rovigo, 5 a Treviso e 4 a Padova).

Contraddistinte da un logo che associa cuore, aratro e casa. Ma le imprese agricole che hanno avviato l’istruttoria per essere riconosciute come ‘fattorie sociali’ sono quasi altrettante. Dal 2015 ad oggi 345 operatori del mondo agricolo si sono formati per avviare nella propria impresa anche attività di solidarietà sociale. La maggior parte delle aziende agricole sociali (contraddistinte da un apposito logo che coniuga un cuore, un aratro e una casa) offre esperienze di inserimento socio-lavorativo rivolte in particolare a persone con fragilità sociali, con disabilità, ma anche a detenuti ed ex detenuti, Alcune aziende, invece, privilegiano le iniziative educative per l’infanzia (micronidi, centri estivi ed attività didattiche), attività assistenziali per la terza età ed esperienze formative per il benessere personale.

Occupazione. Lo scorso anno sono state 235 le persone che hanno trovato occupazione o opportunità formative nelle 26 fattorie didattiche del Veneto: 84 con forme di inserimento socio-lavorativo, 43 in percorsi abilitativi e riabilitativi, 90 in iniziative educative e formative promosse nel contesto agricolo, e 18, tra detenuti ed ex detenuti, che hanno trovato nel lavoro dei campi una possibilità di reinserimento e reintegrazione sociale. “Entro maggio un apposito gruppo di lavoro composto da tecnici della Regione e da rappresentanti delle Ulss, dell’Anci, del terzo settore e del mondo agricolo – conclude l’assessore – dovrà definire nel dettaglio criteri e modalità di inserimento delle fattorie sociali nella rete dei servizi territoriali. Intanto abbiamo definito il principio-base che anche la fattoria sociale, quando diventa impresa di solidarietà sociale, è uno strumento riconosciuto e importante del welfare di comunità”.

Fonte: Servizio stampa regione Veneto

Diversabilmente, fattorie sociali in campo

Laboratori sensoriali per allenare gusto, tatto e olfatto a riconoscere le caratteristiche e le virtù dei prodotti della terra: li hanno proposti le donne imprenditrici di Coldiretti a Padova in occasione di Diversabilmente, la manifestazione sul diritto allo studio e al lavoro per tutti promossa dall’Associazione Pedagogica Socio Culturale Athanatos in collaborazione con l’Università, Regione del Veneto, Comune e altri enti anche di formazione oltre a Donne Impresa Coldiretti.

Le fasce deboli che trovano accoglienza nelle aziende agricole. Proprio il gruppo delle imprenditrici venete ha presentato l’esperienza delle fattorie sociali che in Veneto registra un forte consenso tra gli operatori agricoli. Sono centinaia i nuovi iscritti ai corsi di abilitazione per poi accedere ufficialmente all’albo regionale. Le nuove povertà, anziani, malati psichici, detenuti ed emarginati sono le fasce deboli che trovano accoglienza in una azienda agricola dove una famiglia può dare conforto e i primi strumenti per preparare una persona all’inserimento in società o ad un mestiere. Per mostrare dal vivo quanto la campagna sia utile a questi disagi, durante la giornata, sono stati organizzati laboratori condotti da giovani titolari d’impresa che hanno tradotto in atti concreti una vocazione innata per l’economia solidale. Interesse e partecipazione da parte dei presenti che hanno rivolto alle imprenditrici numerose domande sulla loro attività e il loro impegno sociale.

Qui si può trovare accoglienza. All’iniziativa hanno partecipato la fattoria didattica e agriturismo Va Oltre di Galesso e Leorin, di Bovolenta; l’agriturismo Barchessa da Rio di Elena Pieropan, “donna dello zucchero” di Ponte San Nicolò,la fattoria didattica Al Giglio di Rampazzo a Padova, La Colombara di Rossetto a Grantorto, Fattoria Ponchio di Saccolongo, fattoria didattica e agriturismo Casa in Campagna di Francesca Frison a Torreglia.

Fonte: Servizio stampa Coldiretti Padova

Capolarato/2. Confartigianato Imprese Veneto lancia un appello ai sindacati: ““Aggrediamo il fenomeno non solo in agricoltura, ma anche nel manifatturiero e nei servizi”

“Encomiabile l’iniziativa assunta da Fai Cisl che ha lanciato la campagna “#SosCaporalato” contro lo sfruttamento nel lavoro agroalimentare dopo i tragici fatti di a Puglia, ma no a compartimenti stagni. Aggrediamo il fenomeno non solo in agricoltura ma anche nel manifatturiero e nei servizi”.

La “catena” produttiva della moda veneta tra le più colpite. E’ un vero e proprio appello alla Cisl ed alle altre sigle sindacali a combattere il caporalato a 360 gradi quello che parte da Giuliano Secco,  presidente della Federazione Moda di Confartigianato Imprese Veneto. Che spiega: “non serve andare molto lontano. Basta chiederlo ad uno qualsiasi dei 5mila imprenditori artigiani terzisti della moda veneta. Ognuno ha testimonianza di veri e propri fenomeni di caporalato industriale che coinvolgono sia lavoratori del territorio, sia numerosi immigrati (quasi sempre di etnia cinese) anche qui a nord est. Offrire sempre di più, a un prezzo sempre più basso ed in tempi assurdi. Disponibilità e reperibilità ovunque e a qualsiasi ora del giorno. Sono i principi su cui oggi si basa la produzione tessile, in tutto il mondo. E a farne le spese sono soprattutto le condizioni di vita dei lavoratori, condizioni spesso definite “disumane”, con operai in nero, costretti a lavorare ben oltre 12 ore al giorno, a cottimo, senza alcuna garanzia per la sicurezza e la salute. E non stiamo parlando né del Bangladesh e nemmeno dell’Europa dell’Est, ma della nostra Italia e del Veneto, dove centinaia di laboratori cinesi -ma non solo- avvelenano il mercato con tagli al costo del lavoro, alla sicurezza e ai diritti dei lavoratori”.

In vent’anni, dimezzato le imprese in Veneto e persi 50 mila posti di lavoro. Continua Secco: “E’ un fenomeno che denunciamo da tempo ma che, a parte i periodici raid della finanza che chiudono temporaneamente qualche laboratorio, sembra non interessare. Eppure negli ultimi 20 anni -prosegue Secco- il fior fiore delle imprese industriali del nostro Paese hanno prima spostato di qua e di là, nell’est Europa e nel mondo (anche il più sconosciuto e lontano), un intero settore come quello della moda sulla pelle di noi artigiani. Solo in Veneto, abbiamo dimezzato in pochi anni le imprese (passate da oltre 15mila alle poco più di 6mila) e perduto 50mila posti di lavoro. Ed ora per chi, come me, è riuscito a sopravvivere garantendo qualità, tempestività, prezzi competitivi ed efficienza, si trova a combattere una nuova “guerra” con coloro che vorrebbero vedere realizzate le loro creazioni qui da noi, ma allo stesso costo del Bangladesh. O peggio, ci mettono in concorrenza con i laboratori clandestini o con quelli cinesi che, nei nostri stessi territori, producono nell’ignoro totale di qualsiasi regola e tutela del lavoro”.

Da riformare i reati in materia di lavoro nero e contraffazione. Conclude Secco: “Bene, quindi, questa nuova campagna lanciata dalla Cisl che chiediamo di estendere però (in particolare dall’amico Onofrio Rota, già leader della Cisl Veneto ed ora al FAI Cisl nazionale) al manifatturiero e non solo. Penso ad esempio allo sfruttamento degli autotrasportatori stranieri che fanno cabotaggio nel nostro Paese. Come condividiamo l’dea di mettere in etichetta il costo della produzione (lancia sempre per i pomodori), battaglia anche questa che ci piacerebbe portare anche nel campo della moda. Assieme ad altre azioni congiunte tra le quali quella di presentare al Ministero della Giustizia un progetto di riforma dei reati in materia di lavoro nero e contraffazione nel sistema moda e quella di garantire la tracciabilità di tutta la filiera produttiva, come da anni chiediamo, con il progetto di etichetta parlante dove blockchain e sistemi rfid garantiscono la provenienza e la veridicità del prodotto”.

Fonte: Servizio stampa Confartigianato Imprese Veneto

800.199.100 il numero di denuncia delle attività di capolarato

Quella del caporalato in agricoltura è una vergogna che riceve meno attenzione di quanto sarebbe necessario nelle Istituzioni e in seno alle stesse organizzazioni (quasi tutte) del mondo agricolo. Per poi trovare improvviso, ma breve, spazio sui media nazionali nel caso di tragedie come quelle recenti in Puglia. Per questo è encomiabile l’iniziativa assunta da Fai Cisl che ha lanciato la campagna “#SosCaporalato” contro lo sfruttamento nel lavoro agroalimentare.

Campagna di civiltà. “Oltre a batterci, insieme alle altre organizzazioni, nelle opportune sedi Istituzionali – si legge in un comunicato diffuso dall’organizzazione sindacale – avviamo questa campagna di civiltà con l’obiettivo di raccogliere, tramite numero verde e social, le denunce di quanti lavorano in condizioni di sfruttamento e illegalità nell’agroalimentare. Tutte le segnalazioni saranno preziose per ottenere un monitoraggio di massima sull’evoluzione del fenomeno e per dare voce a tante lavoratrici e a tanti lavoratori vittime di caporalato”.

Un numero verde che coincide con il numero della legge contro il capolarato. In pratica è stato attivato un nuovo numero verde nazionale di ascolto e denuncia, 800.199.100, attivo dal lunedì al giovedì dalle 10 alle 17, ed il venerdì dalle 10 alle 13. Il numero 199 non è stato scelto a caso, essendo il numero della legge contro il caporalato, e sta a ribadire anche il senso divulgativo e informativo della campagna, visto che la norma è ancora poco conosciuta dalle persone coinvolte. “La battaglia della Fai e della Cisl – si legge ancora – continua per la piena applicazione delle forme partecipative e preventive della legge 199, conquistata due anni fa grazie a una grande mobilitazione nazionale del mondo del lavoro agricolo. L’attenzione continua ad essere alta perché occorre spingere sulla premialità legata all’adesione delle imprese alla Rete del lavoro agricolo di qualità e riconfermare gli accordi su progetti di sistema. La guardia del Sindacato resta alta sui possibili tentativi di smantellare quanto di buono fatto fino a questo momento”.

Fonte: Garantitaly.it

Festività natalizie all’insegna della solidarietà: 20 mila porzioni di Asiago Dop donate dal Consorzio al Banco Alimentare del Veneto

volontario del Banco Alimentare del Veneto con Asiago Dop

Quest’anno, il Consorzio Tutela Formaggio Asiago dona al Banco Alimentare del Veneto oltre 20.000 porzioni di Asiago Dop Stagionato che verranno distribuite tra Natale e Capodanno a un centinaio di strutture caritative impegnate nell’assistenza alle famiglie bisognose.

Nel Veneto, il 5% della popolazione vive sotto la soglia di povertà; una città di 269.000 abitanti, pari all’intera popolazione residente a Venezia. E proprio a queste persone si rivolgono le 495 strutture territoriali caritative convenzionate con l’associazione Banco Alimentare del Veneto onlus, membro della Rete Banco Alimentare e, dal 1993, impegnata nella raccolta e distribuzione di prodotti alimentari. Le mense che operano sul territorio veneto riceveranno forme intere di Asiago Dop stagionato scelto e le case d’accoglienza, Caritas, S. Vincenzo, Banchi di Solidarietà, empori solidali, ritireranno porzioni confezionate di Asiago Dop stagionato da inserire nei pacchi destinati alle famiglie bisognose.

Azione di solidarietà. “Abbiamo deciso di sostituire i tradizionali donativi con un segno forte di attenzione verso le famiglie in difficoltà. Le festività sono il momento nel quale la convivialità, lo stare insieme diventa festa. Grazie alla preziosa collaborazione col Banco Alimentare del Veneto, siamo certi che il nostro prodotto sarà prontamente distribuito a chi ne ha più bisogno“, afferma il presidente del Consorzio, Fiorenzo Rigoni. “La quotidiana attività della nostra Associazione va avanti grazie all’impegno costante dei nostri volontari, che si prodigano per far sì che chi ha bisogno abbia un pacco di alimenti o un pasto caldo; ma tale attività non potrebbe vivere senza il sostegno e la collaborazione di organizzazioni come il Consorzio Tutela Formaggio Asiago, che, con iniziative come questa, dimostrano in modo tangibile la propria forte sensibilità verso le persone che soffrono”, ha proseguito Adele Biondani, presidente del Banco Alimentare del Veneto Onlus.

Lotta allo spreco. La nuova attenzione verso il valore dell’alimentazione e la lotta allo spreco sono alla base della collaborazione tra il Consorzio Tutela Formaggio Asiago e il Banco Alimentare del Veneto che opera quotidianamente con oltre 150 volontari in tutto il Veneto. Un impegno che ha portato l’associazione di volontariato, lo scorso 25 novembre, a raccogliere in un sol giorno, nella ventunesima giornata nazionale della colletta alimentare, 634 tonnellate di alimenti in 790 supermercati coinvolgendo oltre 14.000 volontari.

Fonte: Servizio Stampa Consorzio Tutela Asiago Dop

30 luglio 2017, a Castelcerino di Soave (VR) giornata di presentazione dell’ecovillaggio che sarà realizzato nelle colline del Soave classico nel 2018, molte le iniziative in programma aperte a tutti

Domenica 30 luglio a partire dalle 10 fino a sera nella Tenuta Coffele di Castelcerino a Soave (VR), nel corso di un evento aperto a tutti, sarà presentato il progetto Cascina Albaterra, nato dall’iniziativa di un’associata di Confagricoltura, l’azienda agricola Coffele, che ha recentemente siglato un accordo con l’associazione Sulle Orme onlus che prevede la realizzazione – a partire dal 2018 – di una fattoria sociale e didattica con un allevamento biologico di ovini e caprini e un orto sinergico, per la produzione e la vendita di prodotti biologici nei terreni dell’azienda agricola ubicata tra le colline soavesi.

Nell’occasione, alle ore 18.30, sarà lanciata la campagna di crowdfunding dedicata all’iniziativa. Il cuore del progetto è l’opportunità di avviare progetti di recupero e riabilitazione alla vita lavorativa sociale di persone con fragilità con l’obiettivo dell’autosostentamento economico, in collaborazione con la cooperativa sociale Multiforme di Fittà (Soave), nata dall’esperienza dell’Associazione Sulle Orme Onlus. Dal punto di vista ambientale, la gestione e lo sviluppo dell’allevamento ovicaprino permetterà di far pascolare le pecore sotto i vigneti e le capre sulle scarpate dei terrazzamenti, contribuendo a tenerle pulite senza l’utilizzo di mezzi meccanici inquinanti. Inoltre, il latte ottenuto verrà trasformato in formaggio biologico.

Promuovere la cultura dell’ecosostenibilità. In un secondo momento Cascina AlbaTerra amplierà le proprie attività arrivando a comprendere laboratori e workshop per famiglie, scolaresche, aziende e privati, mirati a promuovere la cultura dell’ecosostenibilità. Si tratta di un progetto ambizioso che mira a far diventare Cascina AlbaTerra un vero e proprio ecovillaggio per la promozione di nuovi stili di vita, in cui troveranno casa valori fondanti quali l’amore per la terra, lo stile di condivisione e il vivere in una grande comunità: valori che l’azienda agricola Coffele e l’associazione Sulle Orme onlus hanno scoperto di avere in comune e che hanno portato alla nascita di questa nuova realtà.

Fonte: Servizio Stampa Confagricoltura Veneto

La campagna come sfida professionale per i disoccupati over 30, presentato da Coldiretti Veneto il progetto per dare un lavoro a chi non ce l’ha più

allieviC’è chi prima faceva l’agente di commercio, il promoter,  l’informatico, il grafico, il dipendente di una multinazionale. Poi è arrivata la crisi, anche qui nel cuore dell’economia e qualcosa si è inceppato, non solo dal punto di vista delle ambizioni professionali.  Tra loro c’è anche chi dopo la laurea con lode non ha trovato lavoro, solo offerte sporadiche maturando una sorta di sconfitta. Ora, per quasi dieci di loro, qualcosa è cambiato, e grazie al progetto Work Experience, un intervento formativo di Coldiretti Veneto finanziato dalla Regione Veneto attraverso il Fondo Sociale Europeo, presentato ieri a Selvazzano Dentro (PD) nella sala di Villa Cesarotti,  si apre la porta di un’impresa agricola per l’inserimento nel mondo del lavoro.

Una rete di società agricole. Per disoccupati tra i 30 e i 50 anni d’età – lo sportello dall’Associazione Retelavoro Solidale (RLS) ne ha registrate circa 400 – il settore primario, con tutte le sue potenzialità di sviluppo, sarà l’ambito privilegiato per una rinascita lavorativa. Ad offrire una possibilità di riscatto è, per l’appunto, una rete di società agricole localizzate tra Padova e Vicenza: dalla Cooperativa Mais Marano a quella Sociale Piccola Città, dall’allevamento Asinomania al servizio navigazione fluviale Delta Tour, dalla struttura cooperativistica Terra di Mezzo alla Nuova Agricola Girasole, dalla prima fattoria solidale regionale Pachamama all’agriturismo Palazzetto Ardi.

Agricoltura sociale. Collabora inoltre al lancio di una start up la realtà di  “Agrimea” (premio Argav 2014, ndr) che avvierà, con uno degli allievi, la gestione di un’attività innovativa sui Colli Euganei (Padova) di allevamento di asine per la produzione di latte da destinare alle pediatrie degli ospedali. “Con l’agricoltura sociale – ha spiegato Martino Cerantola presidente di Coldiretti Veneto  – nasce un nuovo modello di welfare che vede la campagna e gli operatori protagonisti con progetti dedicati ai soggetti più vulnerabili che devono fare i conti con la cronica carenza dei servizi alla persona. Si tratta della punta più avanzata della capacità di esaltare l’accoglienza e l’ospitalità nei campi conciliando integrazione economica con la valorizzazione della relazione umana. Il Veneto che ha anticipato di un anno la legge nazionale sulle fattorie sociali, ha dimostrato numeri ed esperienze di qualità a servizio dell’ intera collettività in particolare per le fasce più deboli”.

Formazione. “L’iniziativa formativa – presentata da Pietro Piccioni direttore di Coldiretti Veneto –  si articola in quasi mille ore tra lezioni pratiche e teoriche programmate in tre fasi: la prima concentrata sulla comunicazione, relazione ed incremento delle abilità richieste dai diversi incarichi, la seconda è dedicata alla motivazione della ricollocazione nel mondo del lavoro e infine il tirocinio con l’inserimento vero e proprio nel ruolo assegnato. Si tratta di un corso innovativo – ha sottolineato Pierangelo Turri della direzione formazione regionale  – destinato in futuro ad evolversi ed essere ripetuto sul territorio, magari  coinvolgendo anche l’Università di Veterinaria di Padova con uno studio sul benessere degli asini, animale che aiuta l’ approccio terapeutico alla fatica”.

Selvazzano, comune solidale. Ad incoraggiare i pionieri di questa avventura c’era l’assessore ai servizi Giovanna Rossi del comune di Selvazzano che con questa iniziativa – insieme a tante altre dai contenuti sociali – si guadagna la coccarda di “comune solidale” in una logica di welfare generativo. Eugenio Milonis, presidente nazionale del Consorzio Allevasini, ha raccontato dei tanti casi di svolta intrapresi grazie al supporto degli instancabili quadrupedi che tanta simpatia rappresentano per la gente e in termini di varietà di razze sono esempio di una ricca biodiversità. Sarà lui ad ospitare in quel del L’Aquila il piu’ giovane dei corsisti (tra l’altro di Selvazzano) per un lungo periodo di stage. Don Marco Cagol, vicario episcopale, ha infine parlato di cantieri di giustizia e di coltivazione dei valori per vincere la povertà spirituale.

Fonte: Servizio Stampa Coldiretti Veneto

 

Accordo tra Provveditorato Penitenziario Triveneto e Confagricoltura Veneto per aree verdi destinate all’agricoltura nelle carceri

agricolturaDestinare le aree verdi dei penitenziari del Veneto ad attività agricole, trasformare e commercializzare i prodotti, formare i detenuti per inserirli nelle aziende regionali. Sono questi i punti principali del protocollo d’intesa firmato a Mestre (VE), nella sede di Confagricoltura Veneto da Lorenzo Nicoli, presidente regionale dell’associazione agricola e Enrico Sbriglia, Provveditore dell’amministrazione penitenziaria del Triveneto.

L’accordo, di durata biennale, è finalizzato al reinserimento sociale e lavorativo delle persone in esecuzione penale interna ed esterna con il coinvolgimento in attività imprenditoriali legate all’agricoltura, che passeranno, soprattutto, attraverso i corsi di formazione proposti, in collaborazione col Provveditorato e le Direzioni, da Confagricoltura Veneto e il supporto di imprese e cooperative del settore che potranno dare lavoro al personale formato. Il progetto coinvolgerà gli istituti penitenziari di Verona, Padova, Venezia, Vicenza, Treviso, Belluno e di Rovigo, con un’azione ad ampio raggio che prevede di realizzare o potenziare nelle aree verdi filiere produttive con caratteristiche ecocompatibili, sviluppando qualsiasi settore produttivo e agro industriale per la trasformazione.

Lo scopo è quello di valorizzare e commercializzare i prodotti derivati dall’attività lavorativa dei detenuti, accedendo anche ai fondi dell’Unione Europea relativi alle politiche di sviluppo rurale per professionalizzare le persone detenute nel campo agricolo. Nel progetto sono previsti percorsi di formazione per creare opportunità di reinserimento sociale e lavorativo dei detenuti in ambito agricolo, soprattutto per figure professionali di difficile reperibilità. In futuro si prospetta anche la possibilità di riservare una percentuale delle produzioni ottenute nelle aree verdi delle carceri alla vendita diretta al personale penitenziario e alle persone detenute, praticando prezzi di promozione e di fidelizzazione, i quali terranno conto dell’impegno profuso dalla comunità penitenziaria. Verrà considerata, infine, l’opportunità di chiedere agli enti pubblici la possibilità di concedere in comodato d’uso aree agricole o forestali non ancora valorizzate, per implementare il lavoro nel campo agricolo delle persone detenute in regime di misure alternative alla pena.

Apicoltura, erbe officinali, piccoli frutteti o serre. Spiega Nicoli:Tutto parte da un protocollo d’intesa siglato l’anno scorso a livello nazionale tra Confagricoltura e il Ministero della Giustizia finalizzato a sviluppare a livello territoriale percorsi collaborativi che coinvolgono il mondo agricolo. A livello veneto abbiamo siglato l’accordo in tempi veloci grazie all’entusiasmo e alla disponibilità del provveditore Sbriglia, con il quale metteremo in piedi un piano strategico per la gestione agricola e la manutenzione delle aree verdi dei penitenziari e la formazione. L’ipotesi è di avviare piccole attività a carattere imprenditoriale come l’apicoltura, la coltivazione di erbe officinali, piccoli frutteti o serre. Ci sono già esperienze singole che andremo a visitare, come la coltivazione delle erbe aromatiche nel carcere della Giudecca o la coltivazione dei funghi nell’istituto penitenziario di Treviso. Noi metteremo a disposizione il nostro know how, con attività formative e imprenditoriali all’interno delle carceri, che porteranno anche al rilascio di attestati legalmente riconosciuti e spendibili dai beneficiari. Avvieremo inoltre percorsi collaborativi con le nostre imprese agricole, che potranno dare lavoro ai detenuti in semi libertà beneficiando di sgravi previdenziali e contributivi, come previsto dalle leggi 381/91 e 193/2000. Infine presteremo un’assistenza mirata in campo legale, fiscale, previdenziale e tecnico economico a favore delle aziende agricole e degli istituti penitenziari aderenti al progetto”.

Reinserimento sociale e sicurezza partecipata. Ha aggiunto Sbriglia: “D’intesa con le direzioni penitenziarie coinvolte, il Provveditorato dell’amministrazione penitenziaria favorirà la messa a disposizione di quanto occorre per la realizzazione delle iniziative concordate, anche attraverso la stipula ad hoc di comodati d’uso gratuito e di aree disponibili e di locali. Noi operatori penitenziari siamo convinti che anche così si faccia reinserimento sociale e sicurezza partecipata. L’intuizione in tal senso del nostro Capo Dipartimento, Santi Consolo, che ha inteso spronarci al riguardo attraverso la convenzione nazionale, qui in Veneto può diventare per davvero cosa concreta, una pianta che crescerà e darà i suoi frutti”.

Fonte: Confagricoltura Veneto

19-20 febbraio 2016, tornano a Padova le arance di “SOS Rosarno”

Sos RosarnoPer il quinto anno consecutivo, AltrAgricoltura Nord Est, alcuni Gruppi di Acquisto Solidali (GAS) della provincia di Padova, la Casa dei Diritti Don Gallo e diverse associazioni ambientaliste e di base, riportano a Padova la campagna “SOS Rosarno”. L’iniziativa ha le sue radici nelle rivolte di Nardò (LE) e Rosarno (RC), dove alcuni anni fa centinaia di braccianti hanno dato vita a proteste e scioperi contro lo sfruttamento del caporalato, del lavoro nero e per un salario più dignitoso.

Diritti e dignità di chi lavora nelle campagne. Afferma in una nota AltrAgricoltura Nordest: “SOS Rosarno intende legare la difesa del salario, dei diritti e della dignità di chi lavora nelle campagne, al sostegno dei piccoli produttori biologici strozzati dalla mafia e dai prezzi irrisori (20/25 centesimi per Kg di clementine, le arance molto meno) corrisposti loro dalla Grande Distribuzione Organizzata. In questa scelta sta l’importanza e la forza della campagna SOS Rosarno: fare di tutto per sostenere i braccianti migranti che un sistema feroce ricaccia periodicamente nelle campagne del Sud e contemporaneamente far sì che qualcuno possa vendere gli agrumi ad un prezzo tale da assumere regolarmente dei lavoratori che con i loro guadagni alimentino l’economia locale, affittando case, facendo la spesa, sostenendo l’agricoltura sana e arricchendo il territorio di intelligenze e cultura”.

Costruire un circuito più equo e sostenibile è possibile. Continua la nota: “Molti rifugiati della Casa Don Gallo – che quest’anno partecipa alla campagna – conoscono bene le condizioni di lavoro e di vita nelle tante Rosarno d’Italia dove si produce il blasonato “made in Italy”: anche loro hanno raggiunto quelle campagne e ciclicamente c’è chi decide di tornare pur di racimolare un po’ di denaro.  Per questo motivo anche loro hanno deciso di dare un piccolo, ma concreto contributo per far conoscere ai cittadini di Padova qual è il sistema di produzione e distribuzione degli agrumi nelle Piane di Rosarno e Sibari, quali sono i meccanismi istituzionali, economici e sociali che produco una massa di lavoratori invisibili e senza diritti, e come è possibile costruire concretamente un circuito più equo e sostenibile, capace di riconoscere una più adeguata remunerazione ai lavoratori della terra (braccianti e piccoli produttori contadini) e dell’intera filiera agroalimentare”.

Una “quota per l’alternativa”. Conclude la nota: “Sostenere SOS Rosarno, far crescere quindi il peso di questi produttori nel mercato dei prodotti alimentari, significa partecipare alla costruzione di un sistema agroalimentare alternativo a quello della grande distribuzione le cui logiche innescano inevitabilmente processi di impoverimento dei piccoli produttori di qualità, sfruttamento, razzismo, perdita della sovranità alimentare, concentrazione delle terre o il loro abbandono. Tuttavia chi aderisce alla campagna fa molto di più. Da sempre infatti gli attivisti e i produttori di SOS Rosarno hanno avuto l’intelligenza e la determinazione di guardare oltre il proprio territorio e al proprio ambito specifico d’intervento. L’associazione infatti è impegnata a rafforzare progetti simili in altre regioni d’Italia e a valorizzare cooperative di piccoli produttori e trasformatori di qualità. Con il “fondo di solidarietà” (che è stato ribattezzato “quota per l’alternativa”), alimentato da una quota del prezzo di ogni prodotto, vengono inoltre finanziate tutte quelle istanze e lotte con cui l’associazione si identifica: in particolare quelle contro la devastazione dell’ambiente, il saccheggio dei territori, l’esproprio della ricchezza e della democrazia. Tutto avviene con la massima trasparenza visto che la “quota per l’alternativa” – e tutte le altre voci che formano il prezzo dei prodotti – così come la scelta delle organizzazioni e delle lotte che vengono sostenute sono ampiamente rese pubbliche nei documenti e nel sito dell’associazione”.

Dal 19 al 20 febbraio in alcuni punti di Padova, verranno allestiti dei banchetti informativi e sarà possibile assaggiare le arance dei produttori di “SOS Rosarno”, chi vorrà lasciare un contributo a sostegno della campagna potrà portarle a casa in omaggio. La campagna SOS Rosarno sarà presente nelle seguenti piazze: 19-20 febbraio in Piazza dei Signori dalle ore 10:00 alle ore 15:30; 19 febbraio,  nella Casa dei Diritti Don Gallo in via Tommaseo 90; 20 febbraio al Mercato Contadino dell’Associazione “Campi Colti” in via Ticino presso il C.S.O. Pedro dalle 10-13.

Fonte: AltrAgricoltura Nord Est