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Vino, Centinaio: ripartire dalla promozione. Consorzi desiderosi di un ruolo di maggior peso nei confronti del Mipaaf.

Dazi, Ocm, lotta ai falsi, enoturismo e sostenibilità. Il Ministro delle Politiche agricole alimentari, forestali e del turismo, Gian Marco Centinaio, venerdì 14 settembre scorso al Consorzio Tutela Vini Valpolicella per la sua prima visita ufficiale ad un consorzio italiano, a tutto campo sul suo nuovo mandato in prospettiva vino.

Necessario un cambio di passo nella promozione. “Qui in Valpolicella, con l’Amarone, siamo nella patria della qualità – ha affermato il Ministro – e per prodotti come il vostro è necessario un cambio di passo nella promozione, come stabilito anche nel recente tavolo per l’internazionalizzazione. Mi riferisco ad esempio ai mercati emergenti. Non a caso a fine settembre sarò in Brasile con Vinitaly, mentre a novembre andrò in Cina per parlare con il Ministro dell’Agricoltura. C’è tanto da fare. Per non trovarci più a dover discutere a luglio di Ocm vino. Dobbiamo farlo in tempi utili alla programmazione, che è fondamentale. Appena arrivato in via XX settembre, ho trovato 83 decreti in attesa di essere firmati da un Ministro. Abbiamo dato subito risposte concrete al comparto su Ocm e Comitato Vini. Ora stiamo lavorando sui decreti attuativi del Testo Unico, che potrà essere ovviamente modificato e migliorato, ascoltando la filiera”.

Per quanto riguarda i dazi, il Ministro ha risposto: “Ribadisco il mio no. Nel mondo abbiamo dazi sui nostri prodotti che sono talmente alti da impedirci di esportare come vorremmo. Per un Paese che vanta 41 miliardi di export di prodotti enogastronomici e potrebbe esportarne altrettanti, la lotta ai dazi è fondamentale”. Sulle istanze della filiera è intervenuto il presidente del Consorzio Valpolicella Andrea Sartori: “I consorzi sono gli avamposti dell’economia vinicola del territorio, della sua salvaguardia, dello sviluppo di filiere collegate e delle professioni del settore. Oltre ad essere uno strumento di tutela e promozione, quindi, devono acquisire un maggior peso nell’interazione strategica e operativa con il Mipaaf. Nessuno come noi è infatti in grado di monitorare i punti di forza e debolezza delle aree di competenza”.

Una eccellenza da valorizzare e tutelare. Il Consorzio Valpolicellarappresenta la prima Doc per estensione in Veneto e al livello nazionale per le Doc che quest’anno celebrano il 50° anniversario. Il brand Valpolicella/Amarone è riconosciuto in tutto il mondo e per questo la sua valenza non è solo relativa al valore della produzione, comunque notevole (600 milioni di euro il giro d’affari), ma rappresenta un valore aggiunto del made in Italy, del made in Veneto e del made in Verona. Per questo è stato siglato il protocollo di cooperazione tra I’Ispettorato Centrale Repressione Frodi (ICQRF) del Ministero e il Consorzio Tutela Vini Valpolicella che prevede azioni di contrasto per ostacolare le vendite sui canali e-commerce, fino al sequestro, di prodotti evocanti e usurpanti i nomi “Amarone”, “Valpolicella”, “Valpolicella Ripasso” e “Recioto della Valpolicella” in Canada, Stati Uniti, Regno Unito, Irlanda, Danimarca e negli altri Paesi scandinavi a regime di monopolio.

Fonte: Servizio stampa Consorzio tutela vini Valpolicella

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Con oltre 800 gelaterie artigianali presenti, Veneto la regione italiana a maggior vocazione artigianale. Attenzione però ai “falsi”.

gelato al Prosecco

Al cioccolato o alla panna, alla frutta o con ingredienti più ricercati, sempre più legati alle produzioni tipiche venete come il Prosecco, il carciofo violetto di Sant’Erasmo o il mandorlato di Cologna, semplice o elaborato. Al gelato, anche in tempo di crisi, in Veneto, non ci rinuncia quasi nessuno.

In Veneto oltre 800 gelaterie artigianali. Dalla classifica più “dolce” dell’anno, tratta dal dossier “Gelaterie: le imprese artigiane e la spese delle famiglie per i gelati”, realizzata dall’Osservatorio per le PMI di Confartigianato Imprese, su fonte Istat 2017, si scopre come nella nostra regione le gelaterie artigianali siano ben 818, su un totale di 1.025, impiegano circa 2.500 persone (quasi 4.000 addetti in totale), con una media di 1 impresa ogni 3.900 abitanti, per un giro d’affari di quasi 161milioni di euro. “Ai piccoli piaceri della vita non si rinuncia, neppure in tempo di crisi – afferma Agostino Bonomo, presidente regionale di Confartigianato – anzi, a fronte dell’austerità alla quale si è costretti, statistiche alla mano, si indulge più spesso ai propri desideri”.

Veneto la regione italiana a maggior vocazione artigianale. Analizzando meglio i dati nazionali e regionali, scopriamo come la nostra regione sia quella a maggior vocazione artigianale -tra quelle con almeno 500 gelaterie– con il 79,8% delle imprese che sono artigiane, seguita dal Piemonte con il 77,0% e la Sicilia con il 75,7 e una media nazionale del 71,5%. Quanto al giro d’affari, i dati dicono come la spesa di 161 milioni di euro del Veneto sia la terza più alta dietro a Lombardia (344 milioni di euro) e Lazio (199) mentre in Italia si sfonda la quota di 1miliardo e 800 milioni.

Le famiglie venete spendono in media oltre 70 euro per i gelati. Tra i consumatori in Veneto, secondo il dossier di Confartigianato, le famiglie spendono, in media, 77 euro per coni, sorbetti e coppette. “Da qualche anno registriamo un aumento costante delle gelaterie artigiane e non – afferma Marco Viel, presidente di mestiere regionale – a conferma di come i veneti continuino a preferire la qualità e la genuinità del prodotto delle nostre imprese e che non esiste limite alla fantasia dei gelatieri artigiani che sono riusciti a inventare centinaia di gusti. Ricordo a tal proposito il guinness dei primati raggiunto nel 2004 a Padova dalla nostra categoria con 521 gusti certificati. Quindi, non si rinuncia alla qualità e genuinità dei prodotti realizzati con materie prime, rigorosamente fresche, senza conservanti e additivi artificiali, e lavorati secondo le tecniche tradizionali. Inoltre, noi artigiani siamo sempre più attenti a soddisfare particolari esigenze dietetiche o legate a intolleranze alimentari della clientela”.

Gusti classici sempre al top ma in Veneto in crescita quelli basati sulle tipicità regionali. Anche in questo 2018, nelle gelaterie stravincono i sapori decisamente classici, a fronte dei 600 a disposizione: primeggiano “fragola”, “cioccolato” seguiti da “nocciola”, “limone”, “crema”, “pistacchio” e “stracciatella” anche se non perdono colpi neanche i sempreverdi “tropicana”, “limoncello”, “tè verde”, “arcobaleno” o addirittura “loacker”. Per chi ha problemi di dieta (uno su dieci), ecco il gelato alla soia. Nella nostra regione, invece, crescono anche i gusti basati sulle tipicità locali (ben 371 tra Dop, Stg e Igp e prodotti agroalimentari tradizionali) come il “Prosecco”, “giuggiole” e “fregolotta” o persino i gusti al formaggio.

Abusi lessicali anche in fatto di gelato. “Il gelato artigianale -prosegue Viel- rappresenta uno dei simboli del food made in Italy la cui produzione merita di essere sostenuta, valorizzata e difesa, anche dagli abusi lessicali come quello in gran voga delle gelaterie self service che si definiscono “Agrigelaterie”. Neologismo –spiega il presidente- coniato di recente da alcuni colleghi agricoltori che prevede la produzione di gelati non solo privi di alcun tipo di semilavorato o preparato, ma solo da ingredienti assolutamente naturali e a chilometro zero, con un occhio di riguardo alla stagionalità, ma soprattutto deve essere prodotto in una azienda agricola. Ne esistono alcune in Italia, ma sono pochissime. Purtroppo però, a differenza del termine agriturismo, definito questo sì per legge, in questo momento una definizione di cosa sia una agrigelateria non esiste e, nel vuoto normativo c’è chi ne approfitta. E’ il caso di alcune catene di prodotto emulsionato –non è un vero e proprio gelato ma una emulsione appunto creata da una macchina speciale– che si fregiano in modo errato di un termine che non le identifica per nulla. Il fatto che i clienti non trovino nessun banco in vetro con i gusti di gelato in bella mostra ma debbano seguire un percorso a tappe all’interno del locale, che debbano comporre i gusti attraverso appositi erogatori e che il prodotto sia senza grassi idrogenati e fatto col miglior latte biologico, non significa affatto che si tratti di un “agri” gelato. E’ solo un modo diverso e “sfizioso” di proporre ai clienti il gelato “soft” prodotto con macchine speciali in commercio da molti anni e da sempre considerato un “prodotto semi industriale” ben diverso da quello servito nelle gelaterie tradizionali artigiane che, -conclude Viel- deve essere prodotto soltanto con latte, uova, zucchero e frutta”.

Fonte: Servizio stampa Confartigianato

Alimentaristi artigiani e decreto dignità, Malinverni: “Nessuna speranza per le nostre imprese che sono nella terra di mezzo, né agricole né commerciali, serve una norma ad hoc”

Christian Malinverni

“Pasticceri, panificatori, lavorazione carni e caseari ma anche birrai e ristoratori e molto altro. Sono le imprese dell’alimentazione artigiana, quasi seimila in veneto luogo di lavoro per 25mila persone, che pur trasformando materie prime spesso dell’agricoltura e lavorando a stretto contatto con tutto quello che riguarda il turismo e la recettività della nostra magnifica regione, risultano le più penalizzate dal decreto dignità. Terra di mezzo senza tutela e speranza”. La denuncia arriva da Christian Malinverni, presidente regionale della federazione alimentazione di Confartigianato.

Rischio esclusione. Spiega Malinverni: “Gli emendamenti presentati sui voucher nel corso dei lavori parlamentari ed accolti dal Governo, se non verranno corretti (dopo il via libera alla Camera del 2 agosto scorso, ora Ii testo passa in seconda lettura al Senato, ndr), rischiano di lasciar fuori un’ampia gamma di imprese come le nostre della alimentazione e della ristorazione che, pur operando nella trasformazione di prodotti agricoli, non possono però beneficiare della analoga nuova condizione limitata al ripristino dei voucher in agricoltura”.

Necessario un intervento normativo ad hoc. Prosegue Malinverni: “Il nostro settore, tra i pochi in crescita in questi anni difficili per la piccola impresa, ed indubbiamente rappresentante principale del vero made in Italy, pretende maggiore attenzione. Il nostro settore è un patrimonio da difendere anche attraverso l’adozione di uno strumento normativo ad hoc. Anche la normativa sulla stagionalità, già regolata dai contratti collettivi, può aiutare solo in parte le necessità a volte stringenti ed impellenti di un settore che non può aspettare per il proprio lavoro i mille adempimenti burocratici propri del lavoro subordinato: se creare figli e figliastri non va bene all’economia tanto meno va bene al nostro settore contiguo all’agricoltura”.

Fonte: Servizio stampa Confartigianato Veneto

Imprese agricole iscritte al Registro delle Imprese 2017: confermato il rallentamento della flessione, più marcata, però, nelle imprese in rosa mentre quelle a conduzione giovanile sono in crescita

Le imprese agricole iscritte nel Registro delle Imprese rappresentano, per fatturato, diversificazione organizzativa (svolgimento anche di attività connesse, come vendita diretta, agriturismo, ecc.) e, soprattutto, relazione con il mercato, la dimensione realmente imprenditoriale dell’agricoltura. Le aziende agricole rilevate dall’Istat sono, infatti, più delle imprese agricole iscritte al Registro delle Imprese, perché l’Istat prende in considerazione anche quelle che producono prevalentemente per l’autoconsumo.

Il quadro generale. Diversamente dagli altri settori economici, per l’agricoltura l’evoluzione del numero delle imprese attive nel settore risente: del fattore limitante costituito dal suolo coltivato (SAU – Superficie Agricola Utilizzata), che tende comunque a diminuire (-5,7% nel 2013 rispetto al 2000) in conseguenza della cessata coltivazione dei terreni più “difficili” e della crescente urbanizzazione; della tendenza positiva per cui le aziende agricole diminuiscono (-38,5% nel 2013 rispetto al 2000) più del numero delle imprese agricole (-25,9% nel 2013 rispetto al 2000), per la prevalente cessazione delle piccole che producono soprattutto per l’autoconsumo, mentre aumenta (+53,4% nel 2013 rispetto al 2000) la superficie media per azienda. Pur in mancanza di dati aggiornati (gli ultimi resi disponibili dall’Istat per le aziende agricole si riferiscono al 2013) è evidente che il rapporto “imprese/aziende” agricole tende, in periodo recente, a crescere (+20,8% nel 2013 rispetto al 2000), ma sempre più lentamente: nel triennio 2010-2013, aumenta solo di 0,4 punti percentuali quando fra il 2000 e il 2010 la variazione era di 8,8 punti percentuali. Nel 2017, le imprese agricole attive (non cessate, sospese, liquidate, fallite, ecc.) iscritte al Registro delle Imprese diminuiscono, rispetto all’anno precedente, dello 0,35%. Si conferma dunque il rallentamento della riduzione in corso da diversi anni (-12,4% fra il 2010 e il 2017), per il terzo anno consecutivo inferiore all’1% e da due anni intorno allo 0,35% (media annuale del triennio 2015-2017, -0,56%).

Luci e ombre. Per un paese come l’Italia, ancora caratterizzato dalla larga prevalenza di aziende agricole di modesta estensione, la riduzione del numero delle imprese agricole iscritte al Registro delle Imprese presso le Camere di Commercio costituisce un fenomeno fisiologico prevalentemente positivo, in quanto collegato con l’incremento della superficie media aziendale e quindi con un processo di concentrazione produttiva, e tuttavia determinato anche dalla riduzione della superficie coltivata: nel 2013 (ultimo dato certo reso disponibile dall’Istat) la dimensione media della generalità delle aziende agricole (non solo, dunque, di quelle iscritte nel Registro) era di 8,45 ettari rispetto ai 5,51 ettari del 2000. Peraltro, negli ultimi tre anni, la riduzione del numero delle imprese agricole iscritte al Registro delle Imprese ha segnato un forte rallentamento: era mediamente di -2,9% l’anno fra il 2010 e il 2014; è stata di -0,56% l’anno nel triennio 2015-2017.

Le imprese agricole condotte da donne tendono a diminuire più della generalità delle imprese agricole: costituivano il 29,3% nel 2010, nel 2017 sono scese al 28,5%. Dopo la costante diminuzione registrata fra il 2010 e il 2015, sono invece tornate a crescere, nel biennio 2016-2017, le imprese agricole a conduzione giovanile (età del titolare/amministratore inferiore ai 35 anni) ristabilendo nel 2017 la percentuale del 2011 (7,3%) dopo il minimo di 6,53% toccato nel 2015. Questa inversione di tendenza è molto probabilmente effetto delle recenti politiche di sostegno al ricambio generazionale.

Nel 2017, le Regioni col maggior numero di imprese agricole registrate sono, nell’ordine, Sicilia (79.371), Puglia (78.389) e Veneto (67.276). Prevalgono, per imprese agricole a conduzione femminile, Sicilia (24.839 nel 2017), Puglia (23.951) e Campania (22.372). Per quanto riguarda la conduzione giovanile di imprese agricole, le regioni con il maggior numero di imprese condotte da “under 35” sono: Sicilia (6.621), Puglia (5.367) e Campania (5.240). Tutti i risultati dell’indagine a questo link.

Fonte: Centro Studi Confagricoltura

Export agroalimentare: nei primi 5 mesi del 2018, l’Italia corre e mette il sale sulla coda della Francia, in testa tra i top exporter per pochi decimali

Tra inasprimento dei dazi, ritorno al protezionismo, accordi di libero scambio non ratificati e la Brexit alle porte, l’export agroalimentare dell’Italia in questo (quasi) primo giro di boa del 2018 continua a correre mettendo a segno un +3,5% rispetto all’anno precedente (gennaio-maggio 2018 su stesso periodo 2017 a valore).

Usa, Canada e Giappone importano di meno ma non dal Belpaese. “Non dobbiamo però farci ingannare, dato che al momento ci troviamo ancora in una fase di “minacce” e non di “ostacoli”, nel senso che tutte le problematiche appena descritte prefigurano uno scenario futuro benché potenzialmente imminente.” ricorda Denis Pantini, responsabile area agroalimentare di Nomisma. In effetti, andando ad analizzare la crescita dell’export italiano per singolo mercato di destinazione, si evince come in molti di quelli oggi sotto “osservazione” per i rischi sopra citati, le esportazioni agroalimentari del nostro paese stanno correndo più di quelle dei concorrenti. Se negli Usa le importazioni totali di prodotti agroalimentari hanno fatto registrare (a valore) un calo del 4% nel periodo analizzato, quelle dal nostro paese sono invece cresciute del 4,5%. Trend analogo in Canada: a fronte di una riduzione dell’import agroalimentare complessivo del 6,8%, quello di prodotti italiani è aumentato del 4%. In Giappone, con il quale si è appena chiuso l’Accordo di Partenariato Economico (Jefta), l’import agroalimentare dal nostro paese è cresciuto del +1,6% contro una riduzione complessiva del 5,3%.

Lo stesso succede in Europa, dove si registra un incremento dell’import agroalimentare dall’Italia del 2,6% nel Regno Unito (rispetto ad un -2,4% a livello totale) mentre in Germania le importazioni dall’Italia sono cresciute del 5,8%. In buona sostanza “un’Italia in netta controtendenza che “fa meglio del mercato”, per usare un termine tanto caro ai trader di Borsa, e che invita a valutare con attenzione i possibili impatti per il settore agroalimentare italiano che potrebbero derivare da una riduzione della spinta propulsiva che il commercio internazionale ha impresso alla crescita delle nostre imprese”, conclude Pantini.

Successo nei mercati “emergenti” dell’Est europeo. Spinta propulsiva che, in una comparazione tra top exporter in questa prima parte dell’anno, sta ponendo l’Italia al di sopra di tutti, eccezion fatta per la Francia che ci supera per pochi decimali in termini di crescita nell’export (4%). Merito anche dei buoni risultati registrati al di fuori dei mercati tradizionali dell’Europa Occidentale o del Nord America come nel caso del Messico (dove l’export agroalimentare italiano cresce del 23%), della Corea del Sud (+20%), della Romania (+13%) o della Polonia (+8%), dove negli ultimi cinque anni le importazioni di food&beverage dal nostro paese sono aumentate del 46%, grazie anche ad un consumatore locale che ha potuto godere di un maggior livello di benessere e che in prospettiva dovrebbe veder crescere ancora i propri redditi (+18% le previsioni di aumento del pil pro-capite in Polonia nel prossimo quinquennio).

28 settembre, a Bologna il Forum Agrifood Monitor. Le suddette performance, il ruolo fondamentale dell’export per la sostenibilità economica delle nostre imprese agroalimentari, la valutazione delle opportunità esistenti, nonché i possibili impatti derivanti dalle diverse minacce che si prospettano all’orizzonte dello scenario di mercato, saranno i temi che il Forum Agrifood Monitor 2018 approfondirà il prossimo 28 settembre. Il Forum sarà occasione per esaminare i possibili effetti derivanti dalla Brexit sul sistema agroalimentare italiano e per analizzare il posizionamento, reputazione e percezione che il food&beverage (in particolare i salumi “made in Italy”) detiene presso il consumatore polacco.

Fonte: Nomisma Agrifood Monitor su dati dogane

2-7 luglio 2018, Isola di San Giorgio Maggiore (Ve), l’Alta Scuola Italiana di Gastronomia Luigi Veronelli presenta “NutriMenti – Settimana della Cultura Gastronomica”. Aperte le registrazioni agli eventi in programma.

Isola di San Giorgio (Ve), chiostro dei Cipressi

Luogo di pensiero e di formazione dedicato al sapere della terra e della tavola, l’Alta Scuola Italiana di Gastronomia Luigi Veronelli inaugura le sue attività con NutriMenti | Settimana della Cultura Gastronomica, manifestazione che si terrà da lunedì 2 a sabato 7 luglio nell’Isola di San Giorgio Maggiore a Venezia, in un contesto di grande valore storico e architettonico.

Luigi Veronelli

Attraverso seminari, degustazioni, dibattiti e incontri pubblici sarà indagato lo “stato dell’arte” della cultura gastronomica italiana, dando vita ad un vero e proprio laboratorio in cui studiosi e cultori di discipline diverse, – dall’ambito scientifico a quello artistico e letterario fino a quello filosofico e antropologico – porteranno il loro contributo offrendosi al confronto con i partecipanti. NutriMenti, primo appuntamento organizzato dall’Alta Scuola Veronelli, non propone un programma di lezioni classiche ma incontri in cui agli interventi dei relatori seguirà un momento partecipativo, aperto all’interlocuzione con il pubblico. La Settimana della Cultura Gastronomica sarà, quindi, un’occasione per sperimentare il nuovo approccio alla cultura del cibo e del vino che caratterizzerà l’offerta formativa dell’Alta Scuola Italiana di Gastronomia Luigi Veronelli, progetto nato dalla collaborazione tra Seminario Permanente Luigi Veronelli e Fondazione Giorgio Cini con il sostegno di Banca Generali Private.

Da mercoledì 4 luglio le attività aperte al pubblico. L’appuntamento prenderà avvio lunedì 2 luglio con due giornate di lavoro “a porte chiuse” riservate ai componenti del Comitato Scientifico, della faculty e agli esponenti della «rete di supporto al progetto» riuniti nel Laboratorio di Cultura Materiale. Da mercoledì 4 partiranno, invece, le attività aperte al pubblico con un convegno che presenterà nel dettaglio i valori e la missione dell’Alta Scuola Italiana di Gastronomia Luigi Veronelli, nonché la molteplicità di sguardi e discipline che concorrono a svilupparne le attività. Seguirà, sino a sabato 7 luglio, un ricco programma di incontri di approfondimento gratuiti (previa registrazione sul sito www.altascuolaveronelli.it) e degustazioni d’autore focalizzati su quattro ambiti tematici: Terra, Immaginazione, Parola e Sensi, scelti sia come temi caratterizzanti per i quattro giorni, sia come termini primi per articolare un nuovo discorso gastronomico.
Nuovo punto di vista sulla cultura materiale. “Parleremo di cibo e di vino utilizzando linguaggi diversi e apparentemente non connessi tra loro per costruire un nuovo punto di vista sulla cultura materiale. Partiremo da un omaggio a Veronelli, con “la terra, la terra, la terra” da indagare in ogni sua possibile declinazione per coglierne l’identità in evoluzione continua. E proseguiremo puntando al futuro, dunque all’immaginazione, per liberare la gastronomia dall’autoreferenzialità in cui tende a rinchiudersi. Ancora: la parola, per raccontare il patrimonio agroalimentare del nostro Paese provando ad andare oltre le formule stereotipate delle narrazioni culinarie. Infine i sensi, come chiavi di una conoscenza che passa attraverso l’ascolto, la degustazione, l’osservazione. Le intuizioni e l’opera di Luigi Veronelli, gli interventi dei relatori e, infine, le sollecitazioni di coloro che prenderanno parte agli eventi contribuiranno a rendere innovativa la visione dell’Alta Scuola Italiana di Gastronomia Luigi Veronelli» – spiega Andrea Bonini, direttore del Seminario Veronelli e coordinatore del progetto.
Evento del 4 luglio. La tavola rotonda «Il sapere della terra» che concluderà la prima giornata, chiamerà a confronto alcuni dei punti di vista e delle competenze che saranno mobilitate dall’offerta formativa dell’Alta Scuola Veronelli. Saperi da tutelare, promuovere e diffondere, come spiegheranno Alberto Capatti, Storico della gastronomia e presidente del Comitato Scientifico dell’Alta Scuola Italiana Luigi VeronelliRenata Codello, direttrice Affari Istituzionali Fondazione Giorgio CiniStefano Castriota, economista alla Libera Università di BolzanoMassimo Bertamini, responsabile del Corso di laurea in Viticoltura ed Enologia presso C3A di Trento e Andrea Alpi, responsabile didattico dell’Alta Scuola Veronelli. E, parlando di terra, sarà d’obbligo un ricordo vitale e non agiografico di Luigi Veronelli, affidato anche alla voce di Joško Gravner, autore di vini e di pensieri enoici che con lui ha condiviso analisi, valori e progetti.
Evento del 5 luglio, la lente sarà puntata su «Immagine e Nutrimento» per approfondire come l’agricoltura e l’alimentazione appaiono nella fotografia, nella grafica, nel design, con la collaborazione del fotografo Francesco Radino che indagherà se e come due linguaggi apparentemente distanti possano incontrarsi e persino fondersi in un’immagine. Con lui Aldo Colonetti, filosofo, storico e teorico dell’arte, del design e dell’architettura, e Giacomo Bersanetti, designer e grafico. A seguire «Vivi e vegeti», approfondimento dedicato a «prassi ed estetica delle relazioni vegetali» condotto da Ilaria Bussoni, filosofa, editrice e componente del Comitato Scientifico dell’Alta Scuola Veronelli, con Marco Martella, filosofo e storico dei giardini, Enzo Mescalchin, responsabile unità agricoltura biologica della Fondazione Edmund Mach, e Simonetta Lorigliola, responsabile delle attività culturali dell’Alta Scuola Veronelli.
Evento del 6 luglio. Il cammino nel mondo della gastronomia veronelliana proseguirà con accento su «Lingua, gusto, parola nell’opera di Piero Camporesi». Straordinario innovatore del linguaggio e del pensiero gastronomico, antropologo, storico e filologo, Camporesi gettò uno sguardo nuovo sulla cultura materiale, portando alla luce quanto nei secoli era stato volutamente ignorato per supposta scarsa rilevanza. Alberto Natale, coordinatore del Centro Studi Camporesi dell’Università di Bologna, avvicinerà i partecipanti al camino, ai fornelli, agli orti e alle tavole (povere o imbandite) che fanno di Camporesi un riferimento imprescindibile per ogni indagine sul nostro sistema alimentare. A seguire, l’incontro «Dare voce al vino: il messaggio nella bottiglia» vuol essere un’occasione per confrontarsi sulle parole del cibo e del vino per una comunicazione più autentica e saporita, con la partecipazione di grandi degustatori italiani coordinati da Luciano Ferraro, capo redattore del Corriere della Sera.
Evento del 7 luglio. Protagonisti saranno i sensi, considerati sia come passaggio obbligato della conoscenza, sia come fonti di stimoli capaci di tradursi in esperienze estetiche profonde quanto utilizzati nella degustazione. A guidare gli interventi saranno i criteri estetico-percettivo, ma anche teorico, semantico e filosofico, in un dialogo libero e aperto. Al mattino, con la partecipazione di Andrea BoniniAndrea Alpi e Alberto Capatti, sarà presentato «Camminare le vigne. Luoghi, persone e cultura del vino italiano», l’innovativo corso di alta formazione al via da maggio 2019. Nel pomeriggio, all’incontro «Che natura mangiamo?» parteciperanno, invece, Alberto CapattiPierluigi Basso Fossali, professore ordinario di scienze del linguaggio presso l’Università Lumière Lyon 2 e componente del Comitato Scientifico dell’Alta Scuola VeronelliAlberto Grandi dell’Università degli Studi di Parma e Michele Spanò, filosofo e giurista all’École des Hautes Études en Sciences Sociales di Parigi. Conclusione ideale della settimana sarà «Sesto senso. Sei brani musicali, sei vini, sei racconti», un concerto per vini e musiche condotto da Luca Damiani, scrittore e musicologo, conduttore RadioTre Rai, che unirà nell’ascolto e nella degustazione terra, immaginazione, parola e sensi.
Degustazioni. Da giovedì 5 a sabato 7 luglio, inoltre, sarà proposto nel Cenacolo Palladiano di Fondazione Giorgio Cini il Sensorium dell’Alta Scuola Italiana di Gastronomia Luigi Veronelli. Strumento fondamentale per la futura attività formativa residenziale, Sensorium è il banco d’assaggio riservato ai corsisti e rappresentativo delle migliori produzioni vitivinicole italiane. In occasione di NutriMenti il pubblico potrà accedere a pagamento, tramite acquisto online di un apposito ticket, a una selezione di capolavori enologici insigniti delle Super Tre Stelle, massimo riconoscimento della Guida Oro I Vini Veronelli. Attraverso questo ricco programma NutriMenti | Settimana della Cultura Gastronomica comunicherà un approccio originale ai temi agricoli e alimentari grazie agli interventi degli ideatori, dei docenti, delle istituzioni e dei sostenitori del progetto, con la presentazione e l’apertura ufficiale delle iscrizioni al primo corso di alta formazione dedicato al vino italiano.
Fonte: Servizio stampa Alta Scuola di Gastronomia Luigi Veronelli

Fatturazione elettronica acquisto carburanti per autotrazione, obbligo dal 1 luglio, 9 aziende agricole su 10 non sono pronte

Dal 1° luglio partirà l’obbligo di fatturazione elettronica per l’acquisto di carburanti per autotrazione, primo step di una rivoluzione digitale che porterà dal 1° gennaio 2019 all’obbligo di fatturazione elettronica per tutte le operazioni tra azienda e azienda. Un cambiamento totale che obbligherà tutti a dotarsi di software sia per l’emissione delle fatture nel nuovo formato xml, sia per il ricevimento e l’archiviazione. Chi non si adegua, incorrerà in salatissime sanzioni che vanno dal 90 al 180% dell’Iva relativamente all’operazione non correttamente fatturata.

Grande è la preoccupazione tra gli agricoltori. Secondo una stima di Confagricoltura Veneto, 9 aziende su 10 non sono pronte. Tra le piccole e medie aziende molte non sono neppure dotate di computer e, perciò, in questi giorni l’associazione riceve decine di telefonate con la richiesta di chiarimenti, anche perché la normativa non è chiara. Si parla infatti di fatturazione elettronica dal 1° luglio per “benzina e gasolio per motore ad autotrazione”, ma non viene specificato se anche i trattori saranno compresi.“È stato presentato un emendamento con il quale si chiedeva il doppio binario da luglio, ma non è passato – spiega Lodovico Giustiniani, presidente di Confagricoltura Veneto -. Comprendiamo lo scopo del provvedimento, che punta a garantire la tracciabilità dei flussi finanziari e contrastare le frodi Iva, ma un periodo di transizione sarebbe auspicabile, com’è avvenuto l’anno scorso per il registro digitale del vino, perché molte aziende non sono attrezzate e dovranno ricorrere a professionisti per far fronte al cambiamento, con aumento di costi e perdita di tempo. Alle associazioni di categoria spetta il ruolo di informazione, ma va detto che il nuovo sistema obbliga anche noi a rivedere completamente l’organizzazione amministrativa, perché spariranno le fatture cartacee e dovremo dotarci di nuovi strumenti e metodologie per tutti i servizi di tenuta contabilità”.

Molta la confusione che regna nell’universo aziendale. Bruna Scomparin, responsabile dell’ufficio Iva di Confagricoltura, riferisce che l’organizzazione ha fissato per la prossima settimana un incontro con il ministero e l’agenzia delle entrate per sapere se i carburanti a uso agricolo rientreranno nell’obbligo previsto dal 1° luglio: “In ogni caso molte aziende agricole saranno interessate dal provvedimento per il carburante legato all’utilizzo di furgoni, camion e tutto ciò che serve all’attività aziendale – chiarisce -. In sostanza, sparisce la scheda carburanti e viene sostituita dalla fattura elettronica. Cosa comporta questo? Che ogni azienda, anche chi riceve la fattura, dovrà munirsi di una Pec e di un software per la ricezione, o di un’app da scaricare su smartphone, tablet e pc per scaricare il file, convertirlo e trasmetterlo a chi tiene la contabilità. Il guaio è che molti agricoltori, soprattutto le vecchie generazioni, non possiedono né un computer e neanche un telefonino funzionale allo scopo. Saranno i piccoli e medi imprenditori ad avere più problemi, e temiamo che molti saranno costretti affidarsi a professionisti esterni, con aggravio di costi, operazioni e riorganizzazioni aziendali. Consigliamo di muoversi da subito, anche in vista della fatturazione elettronica allargata a tutte le operazioni del prossimo anno, per non trovarsi negli ultimi giorni con l’acqua alla gola. Noi faremo la nostra parte, restando a disposizione per dare supporto per tutte le necessità”.

Cosa cambia. Con la fatturazione elettronica, tutto passerà attraverso il Sistema di interscambio, gestito dall’Agenzia delle Entrate, che prevede che l’azienda acceda a un servizio web in cui si può caricare la fattura secondo un formato standard. Per accedere al sistema, gestito dall’Agenzia delle Entrate, occorre avere le credenziali o disporre di una carta nazionale dei servizi e di apposito lettore collegato al computer e di un indirizzo di posta elettronica Pec. A questo servizio si può integrare un software o un web service in grado di generare e inviare la fattura secondo il formato richiesto in maniera automatica.

Fonte: Servizio Stampa Congrafrigcoltura Veneto