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Al via la campagna di produzione bieticolo-saccarifera 2022 di zucchero 100% italiano. Durerà 70 giorni e vedrà 2.630 aziende agricole conferire ai soli due zuccherifici rimasti in Italia a Pontelongo (PD) e a Minerbio (BO) le bietole coltivate su 26.600 ettari.

ItaliaZuccheri COPROB campagna barbabietola

Dopo la lavorazione, iniziata il 18 luglio scorso, di circa 45.000 tonnellate di bietole biologiche coltivate su poco meno di 2.000 ettari in sei regioni, è iniziata la produzione dello zucchero 100% italiano negli zuccherifici Italia Zuccheri-COPROB – Cooperativa Produttori Bieticoli – di Minerbio (BO) e Pontelongo (PD) che saranno chiamati a lavorare circa un milione e mezzo di tonnellate di barbabietole provenienti da 26.600 ettari coltivati da soci e produttori conferenti della Cooperativa.

Buona qualità nonostante la siccità. Le prime settimane hanno messo in evidenza una buona qualità delle barbabietole, nonostante le avverse condizioni climatiche: le elevate temperature unite alla persistente mancanza di precipitazioni non sono, infatti, le condizioni ottimali per molte produzioni agricole. In questo scenario, la barbabietola si conferma però competitiva rispetto alle altre colture, grazie alla costante ricerca e innovazione nel campo della genetica. Le nuove varietà oggi disponibili consentono, infatti, una maggiore resistenza ai cambiamenti climatici e rendono più semplice la coltivazione. Di grande interesse anche la semina autunnale, che permette un risparmio di acqua e minori trattamenti di diserbo e antiparassitari, con conseguente riduzione dei costi di oltre il 30%.

Sostenibilità. La barbabietola da zucchero ricopre un ruolo fondamentale all’interno di una corretta rotazione perché migliora la fertilità dei terreni e agevola la gestione delle infestanti e degli insetti nocivi nelle colture in successione. Questo consente una miglior produzione di cereali con margini che aumentano dal 10 al 30%. Oltre alla produzione di zucchero, vengono recuperati tutti i sottoprodotti di lavorazione delle bietole, fornendo materie prime (polpe e melasso) essenziali e strategiche per garantire una filiera tutta italiana per l’industria del lievito e per il settore dell’alimentazione animale. Le polpe, inoltre, trovano ampio utilizzo per la produzione di bioenergia e, in un futuro prossimo, anche di biometano. A questi prodotti si aggiungono anche le calci che vengono utilizzate come ammendante per i terreni e come basi per fertilizzanti. “La sostenibilità” – afferma Claudio Gallerani, presidente di Italia Zuccheri-COPROB –, “non è solo questione di ambiente: da sessant’anni ricopriamo anche un ruolo sociale sul territorio, garantendo da un lato agli agricoltori la possibilità di coltivare una coltura che dà reddito e dall’altro l’occupazione di circa 270 lavoratori che quasi raddoppiano nel periodo di campagna. Il ritorno economico è poi completato da tutte le imprese dell’indotto (circa 1.500) tra agromeccanici, fornitori di mezzi tecnici e sementieri. Ogni anno ciascuno dei due stabilimenti riversa sul proprio territorio circa 100 milioni di euro che intendiamo aumentare grazie a progetti di sviluppo in partnership con altre realtà”.

Fonte: Servizio stampa Italia Zuccheri Coprob

In aumento la richiesta di zucchero 100 per cento italiano e certificato. La filiera bieticola italiana, che conserva a Pontelongo, in provincia di Padova, uno dei 2 zuccherifici rimasti in Italia, guarda con fiducia al 2023

ItaliaZuccheri COPROB Barbabietola

Coprob (Cooperativa Produttori Bieticoli), unico produttore nazionale di zucchero 100% italiano, chiude l’esercizio con un utile di 3,09 milioni di euro. Il 59° bilancio della Cooperativa, con sede a Minerbio (BO), proprietaria anche dello zuccherificio di Pontelongo, in provincia di Padova, è stato approvato dai Soci al termine di 7 assemblee separate, e presenta un fatturato pari a 170,7 milioni di euro, un risultato positivo grazie ad un prezzo dello zucchero in risalita negli ultimi mesi dell’anno. Il bilancio è completato da un consolidato del Gruppo Coprob, che include Italia Zuccheri Commerciale, pari a 230 milioni di euro e un utile netto di 4,7 milioni di euro.

Cambio di passo. Oltre ai dati di bilancio, le assemblee separate sono state l’occasione per illustrare il piano strategico 2023-2027 di Coprob-Italia Zuccheri che prevede un nuovo modello per il prezzo delle bietole legato all’andamento del prezzo dello zucchero e dei volumi di produzione. “C’è grande richiesta di zucchero di filiera 100% italiana ed il mercato è sempre più attento alla sostenibilità – afferma Claudio Gallerani, presidente di Coprob-Italia Zuccheri. È per questo motivo che il Cda ha deliberato un cambio di passo sulla valorizzazione delle bietole conferite. In base allo scenario attuale, nel 2023 si attende un prezzo che potrà raggiungere i 60 €/t per i soci con contratto triennale aderenti al Sistema di Qualità di Produzione Integrata (SQNPI)”.

L’obiettivo della cooperativa Coprob-Italia Zuccheri è quello di arrivare a certificare SQNPI – sistema di qualità nazionale di produzione integrata – l’intera filiera nei prossimi due anni e potersi così fregiare del marchio ministeriale dell’Ape. Questo permetterà di dare maggiore distintività al prodotto finito a supporto di una equa valorizzazione di una produzione rispettosa dell’ambiente e delle persone, in una visione proiettata al futuro della bieticoltura italiana. “Intendiamo essere protagonisti sia dell’agroalimentare italiano che nel settore delle bioenergie” – conclude Gallerani. “Vogliamo essere un modello di economia circolare sostenibile, sia in termini ambientali che economici, ed in questo contesto si inserisce anche il nuovo progetto che prevede l’avvio di impianti di produzione di biometano partendo dalle polpe di barbabietola”.

Fonte: Servizio stampa Coprob

Crisi climatica: 280 miliardi di dollari di danni a livello mondiale nel 2021

GaiardelliAssemblea2022

I campi italiani e trentini devono fare i conti con la crisi climatica, ma non solo. Un’emergenza chiara emersa durante i lavori del Festival Agri Risk Management tenutasi lo scorso 17 giugno presso il centro congressi di Riva del Garda (TN). La manifestazione ha ospitato anche l’assemblea generale del Consorzio di difesa dei produttori agricoli di Trento Co.Di.Pr.A., che ha approvato il bilancio 2021 ed eletto il nuovo consiglio di amministrazione, che si rinnova per la metà dei componenti.

I dati Ania (Associazione nazionale fra le imprese di assicurazione) presentati da Umberto Guidoni, codirettore dell’associazione, parlano chiaro. “È necessario individuare e perseguire sostenibili condizioni per aumentare la resilienza delle imprese e affrontare il cambiamento in corso, su tutti quello climatico, ormai conclamato. In particolare, anche nel settore agricolo le imprese stanno soffrendo su diversi fronti, crisi climatica, fluttuazioni del mercato e, come se non bastasse, le conseguenze del conflitto russo-ucraino”. Conflitto che sta cambiando gli assetti geo-politici internazionali, in particolare nell’area Mediterranea, hanno spiegato gli esperti della Banca di Italia e del Ministero dell’agricoltura, areale che dovrà fare i conti con la mancanza di materie prime alimentari e i conseguenti flussi migratori.

Triplicati i danni da avversità atmosferiche negli ultimi 25 anni che hanno sfondato nel 2021 il muro dei 280 miliardi di dollari a livello mondiale, secondo i dati Munich Re. Già grave la situazione anche nel 2022, in oltre 100 comuni stanno valutando il razionamento dell’acqua potabile, il livello delle falde e dei bacini idrici è critico con le conseguenti problematiche agricole, si parla già di produzione di riso dimezzata. Gestione del Rischio sempre più centrale anche secondo la Banca d’Italia che ha spiegato durante il Festival come nella formazione del rating bancario, un giudizio espresso dalle banche, che esprime l’affidabilità di un’impresa, le aziende agricole che adottano soluzioni assicurative e/o mutualistiche sono avvantaggiate, infatti, queste imprese risultano più performanti. “Performance che sono necessariamente supportate dalla digitalizzazione e dall’innovazione tecnologica – ha spiegato Elio Catania, senior advisor Ministero politiche agricole, alimentari e forestali – sulle quali sono in arrivo una pioggia di miliardi di euro”. “Serve sostenere – ha sottolineato Guidoni – tutti gli strumenti di gestione del rischio per trovare soluzioni condivise, trasversali e a favore delle imprese agricole; la sostenibilità economica del mondo assicurativo è percorribile attraverso un allargamento della platea di agricoltori che ricorrono a strumenti di gestione del rischio e sfruttando tutte le innovazioni tecnologiche a favore di soluzioni sempre più smart, efficienti e che concorrano alla riduzione dell’impatto economico derivante dalle manifestazioni calamitose.

Nuovo Cda Co.Di.Pr.A. Particolarmente sentita la relazione del presidente Giorgio Gaiardelli (nella foto in alto), che con l’approvazione del bilancio chiude la sua esperienza nel Condifesa di Trento. Gaiardelli ha ripercorso le tappe fondamentali del suo percorso raccontando che il Consorzio esiste da 45 anni e per 21 ne è stato alla guida. “In questo percorso siamo riusciti a ricostruire sia la credibilità che la solidità finanziaria. Ogni anno riusciamo a portare a casa per gli agricoltori circa 50 milioni di euro”. Il presidente ha fatto il punto della situazione per quanto riguarda le soluzioni di Gestione del Rischio a supporto delle aziende agricole che devono affrontare in maniera efficace le nuove emergenze. L’assemblea ha visto anche l’elezione del nuovo Consiglio di Amministrazione: Stefano Albasini, Alessandro Anselmi, Gianluca Bertolas, Cinzia Cainelli, Paolo Calovi, Alessio Carlin, Enrico Furlani, Gianni Gretter, Tiziano Ioris, Gianluca Maccani, Giovanni Menapace, Tullio Parisi, Albino Tait e Francesco Zendri. “Ottima squadra” il commento del Presidente uscente Gaiardelli, una equilibrata sintesi di rappresentanza territoriale, dei diversi settori agricoli con giovani profili accompagnati da alcuni esperti, frutto della condivisione unanime di tutte le organizzazioni agricole trentine.

I numeri del Consorzio sono stati illustrati dalla direttrice Marica Sartori, che ha sottolineato come, “grazie ai numerosi strumenti di gestione del rischio a disposizione riusciamo a sostenere la sostenibilità delle nostre imprese associate. Il bilancio si dimostra in ottima salute con un patrimonio netto al 31 dicembre 2021 di oltre 13 milioni di euro e valori assicurati in continua crescita, dimostrazione dell’ottimo lavoro svolto dal gruppo coeso del Consorzio”. Anche i vertici di Asnacodi Italia, l’associazione nazionale, hanno presentato il nuovo corso dell’associazione con il direttore Andrea Berti, che ha raccontato il piano strategico che vede al centro i territori oltre che portare un entusiasmante commento sulle attività di bilancio di Co.Di.Pr.A. e sui costi di gestione del consorzio, il più virtuoso a livello nazionale in termini di convenienza per gli agricoltori e con Albano Agabiti che ha sintetizzato le sfide che il comparto agricolo dovrà affrontare, su tutte i cambiamenti climatici e la necessità di innovare sfruttando le potenzialità delle nuove tecnologie a partire dalla nuova PAC che vede il via al fondo AgriCat, soluzioni che metterà al riparo dai rischi catastrofali le aziende agricole del nostro Paese.

Fonte: Servizio stampa Co.Di.Pr.A.

La fame e la sete stanno sconvolgendo il mondo (che non ha ancora debellato il Covid)

siccità

Algeria, Tunisia, Bosnia-Erzegovina, Egitto, Giordania, Libano, Nigeria, Pakistan, Filippine, Turchia e Sri Lanka: sarebbero questi gli undici Paesi a maggior rischio di forti tensioni e conflitti sociali causati dalla carenza di cibo, dall’aumento dei prezzi alimentari, dalla fame diffusa tra la popolazione. La stima è stata fatta dalla società di assicurazioni internazionale Allianz Trade che indica tra le concause in primo luogo la guerra in Ucraina e il mancato approvvigionamento di grano che da quel Paese viene annualmente esportato in tutto ilo mondo. I Paesi più solidi economicamente hanno la possibilità di diversificare le proprie fonti, accettando i maggiori costi che i mercanti globali stanno imponendo.

Ma c’è anche un altro nemico, oltre alla guerra: la siccità. Assolutamente straordinaria è quella che sta colpendo i Paesi del Corno d’Africa, ridotto alla fame da quattro anni di raccolti falliti, piogge irregolari e invasioni di locuste. Nella nostra Penisola non siamo, ovviamente, in una situazione altrettanto drammatica, anche da noi si stanno creando situazioni di grande difficoltà. Dalla Sardegna che lamenta una inusuale e pericolosissima invasione di cavallette che stanno distruggendo le coltivazioni al Polesine che dalla sua storia di devastanti alluvioni oggi si ritrova senz’acqua, con quella salata del mare che risale lungo il corso del Po. Tecnicamente si chiama ‘cuneo salino’ e rischia di rendere infertili i terreni che solitamente godevano della portata d’acquaq dolce del maggiore fiume italiano. Fiume che oggi fa registrare una portata inferiore del -67% rispetto a quelle che sarebbe la media di questo periodo. Tant’è che Acquevenete, ente gestore degli acquedotti, è stata costretta a noleggiare un dissalatore portatile come misura d’emergenza per garantire la fornitura alla popolazione. Ma la preoccupazione più profonda è quella per l’agricoltura: il Polesine vanta colture di mais, grano, granoturco e riso per oltre 258 chilometri quadrati solo nell’area di Porto Tolle e il bisogno d’acqua dolce per l’irrigazione, vista l’assoluta mancanza di piogge, è enorme.

Non va meglio nel resto del Veneto. Coldiretti denuncia una diminuzione del 50% delle piogge e quindi un apporto idrico alle preziose vigne che si è ridotto ad appena 300-400 millilitri. Inevitabile a questo punto anticipare, di almeno una settimana, la vendemmia 2022 per garantire una produzione di circa 14 milioni di quintali, come nell’ultimo anno. Infine, sullo sfondo, resta lo spettro del Covid: l’ultima variante, e l’impennata di contagi che nell’ultima settimana è stata registrata in Veneto e non solo, sta di nuovo preannunciando un autunno che potrebbe essere tutt’altro che sereno.

Fonte: Garantitaly.it

Stasera, al circolo Wigwam ad Arzerello di Piove di Sacco (PD),corso di formazione giornalisti promosso da Argav con focus sull’agroalimentare fra diritti e doveri: promozione, ispezione, vigilanza e controllo

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Stasera, venerdì 24 giugno,  ad Arzerello di Piove di Sacco (Pd) si svolgerà dalle ore 18.00 alle ore 21.00 un corso di formazione accreditato promosso da Argav, gruppo di specializzazione del Sindacato Giornalisti del Veneto presso il Circolo di Campagna Wigwam (Via Porto, 8) dal titolo “L’agroalimentare fra diritti e doveri. Promozione, Ispezione, Vigilanza e Controllo”. Sarà l’occasione per comprendere di più e meglio i meccanismi di funzionamento delle attività ispettive, di vigilanza, di controllo e di repressione a tutela del made in Italy agroalimentare e della promozione delle sue eccellenze.

Relatori.  Flavio Innocenzi, direttore del Consorzio Tutela Formaggio Asiago che interverrà su “Ruolo dei Consorzi come aggregatori di sistema e promotori di sviluppo, nel contesto della nuova normalità”; Luca Giavi, direttore del Consorzio di Tutela del Prosecco doc su “Le eccellenze del made in italy agroalimentare, l’italian sounding e il ruolo dei Consorzi di Tutela. Un patrimonio da difendere. Come?”; Biagio Morana, direttore ICQRF di Conegliano su “Ispezione, controllo e vigilanza pubblica e privata sui prodotti agroalimentari”; Daniel Melis, Generale di Brigata, Comandante del nucleo Carabinieri per la tutela agroalimentare su “Le frodi agroalimentari e le attività di repressione”. Coordinatore il giornalista Gian Omar Bison membro del direttivo Argav. Il corso è in piattaforma http://www.formazionegiornalisti.it e i giornalisti interessati a partecipare possono iscriversi.

Banca delle Terre Agricole 2022: fino al 5 giugno in vendita 19.800 ettari di terreni

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Dal 7 marzo scoso sono in vendita 19.800 ettari di terreni coltivabili a favore degli imprenditori agricoli italiani. Ismea, Istituzione vigilata dal Ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali, ha infatti pubblicato il nuovo bando per la cessione di aree che hanno un valore di circa 312 milioni di euro. E’ possibile presentare l’offerta economica e la manifestazione di interesse per i singoli terreni distribuiti in tutta Italia entro le ore 24:00 del 5 giugno 2022.

La Banca nazionale delle Terre Agricole costituisce, in particolare, l’inventario completo dei terreni agricoli che si rendono disponibili nel nostro Paese e riveste il ruolo di strumento prezioso per agevolare l’attività dei giovani agricoltori. I giovani sotto i 41 anni, infatti, possono pagare il prezzo del terreno ratealmente, con un piano di ammortamento fino a 30 anni.
La Banca è stata istituita dalla legge 154/2016 e comprende terreni agricoli, già coltivati e in grado di produrre reddito fin da subito, assegnati da Ismea tramite una procedura di vendita all’asta semplice e trasparente. Grazie all’impegno di Ismea e del  con il quinto bando della Banca delle Terre Agricole è possibile da subito rendere operative fino a 827 aziende agricole.  Sul sito http://www.ismea.it/banca-delle-terre è possibile consultare le modalità di partecipazione, le caratteristiche dei terreni e inviare le manifestazioni di interesse.

Fonte: Servizio stampa Mipaaf

Firmato  il decreto da 100 milioni di euro per l’ammodernamento dei frantoi oleari 

olive pronte per il frantoio

olive pronte per il frantoio

È stato firmato lo scorso 31 marzo, in rispetto del cronoprogramma di attuazione del PNRR, il decreto direttoriale che fornisce le direttive per le Regioni e le Province autonome per la successiva definizione dei bandi regionali PNRR per l’ammodernamento dei frantoi oleari. Sono a disposizione 100 milioni di euro di contributi a valere sui fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza, che saranno destinati alle aziende agricole e alle imprese agroindustriali titolari di frantoi oleari che effettuano estrazione di olio extravergine di oliva, iscritte al SIAN, per sostituire o ammodernare i frantoi più obsoleti con l’introduzione di impianti di molitura ad estrazione a “2 o 3 fasi” di ultima generazione.  

Obiettivo della misura è quella di rafforzare la competitività del sistema alimentare, ammodernare le strutture di trasformazione dell’olio extravergine di oliva, settore strategico per l’industria agroalimentare italiana, migliorare la qualità del prodotto e la sostenibilità del processo produttivo attraverso la transizione energetica, ridurre i sottoprodotti e favorirne il riutilizzo a fini energetici. Nello specifico, si prevede di favorire l’ammodernamento dei frantoi esistenti attraverso l’introduzione di macchinari e tecnologie che migliorino le prestazioni ambientali dell’attività di estrazione dell’olio extravergine di oliva, nel rispetto del  principio europeo -“non arrecare un danno significativo all’ambiente”. Il rinnovo degli impianti tecnologici porterà anche al miglioramento della qualità della produzione olearia e ad un generale incremento della sostenibilità dell’intera filiera. A seguire, il Ministero disciplinerà l’attuazione concreta della misura d’intesa con le Regioni, che emaneranno i bandi regionali attuativi nel corso dei prossimi mesi.

Fonte: Servizio stampa Mipaaf

Da UE il via alla semina di altri 200mila ettari in Italia, oltre 12 mila in Veneto. Coldiretti: “Sì a import ma senza pericoli per la salute”.

 

agricoltura-biologica

Dall’Unione Europea arriva il via libera alla semina in Italia di altri 200mila ettari di terreno per una produzione aggiuntiva di circa 15 milioni di quintali di mais per gli allevamenti, di grano duro per la pasta e tenero per la panificazione, necessari per ridurre la dipendenza dall’estero. E’ quanto emerge dall’analisi della Coldiretti al vertice con il Ministro Stefano Patuanelli in riferimento alle misure europee adottate per fronteggiare la crisi per la guerra in Ucraina con la messa a coltivazione di ulteriori quattro milioni di ettari nella Ue per ridurre la dipendenza dalle importazioni dei principali prodotti agricoli e dei fattori produttivi, che sta mettendo in difficoltà la capacità di approvvigionamento in Italia e nell’Unione Europea. Tra le regioni più interessate – sottolinea la Coldiretti – ci sono la Campania con 10.500 ettari, la Lombardia con 11.000, il Veneto con 12.300 ettari, il Piemonte con 17.544 e l’Emilia-Romagna con 20.200.

Con gli interventi straordinari decisi dalla Commissione Ue può essere garantita all’Italia una produzione aggiuntiva stimata in circa 15 milioni di quintali di mais per gli allevamenti, di grano duro per la pasta e di tenero per fare il pane secondo l’analisi della Coldiretti, che sottolinea come nel medio periodo si tratti di un quantitativo che può aumentare di almeno cinque volte con la messa a coltura di un milione di ettari lasciati incolti per la insufficiente redditività, per gli attacchi della fauna selvatica e a causa della siccità che va combattuta con investimenti strutturali per realizzare piccoli invasi che consentano di conservare e ridistribuire l’acqua. Un obiettivo raggiungibile per l’Italia che – secondo la Coldiretti – ha abbandonato negli ultimi 25 anni più di un appezzamento agricolo su quattro (il 28% della superficie coltivabile), perché molte industrie hanno preferito approvvigionarsi all’estero speculando sui bassi prezzi degli ultimi decenni anziché fare accordi di filiera con compensi equi come propone la Coldiretti per stabilizzare le quotazioni e garantire nel tempo l’approvvigionamento. Una soluzione che consentirebbe di limitare fortemente la dipendenza dell’Italia dall’estero da dove arriva ora – continua la Coldiretti – circa la metà (47%) del mais necessario all’alimentazione del bestiame il 35% del grano duro per la produzione di pasta e il 64% del grano tenero per la panificazione, che rende l’intero sistema e gli stessi consumatori in balia degli eventi internazionali. 

Appare però del tutto insufficiente – evidenzia la Coldiretti – l’annunciato impiego della riserva di crisi della Politica Agricola Comune che per l’Italia significa un importo inferiore ai 50 milioni di euro i quali, anche se possono essere cofinanziati per il 200%, sono assolutamente inadeguati a dare risposte concrete alle difficoltà che stanno subendo aziende agricole e della pesca e gli allevamenti, costretti ad affrontare aumenti insostenibili per energia, mangimi, concimi. Insufficienti secondo la Coldiretti anche i livelli di aiuto previsti dal Quadro temporaneo aiuti di Stato per la crisi Ucraina, appena pubblicato, che prevede un tetto massimo di 35.000 per azienda agricola, ampiamente al di sotto delle reali esigenze. “A livello comunitario servono più coraggio e risorse per raggiungere l’obiettivo fissato dai capi di Stato a Versailles di “migliorare la nostra sicurezza alimentare riducendo la nostra dipendenza dalle importazioni dei principali prodotti agricoli e dei fattori produttivi” ha affermato il presidente della Coldiretti Ettore Prandini nel sottolineare però come sia necessario che “alle importazioni venga applicando il concetto della reciprocità negli standard produttivi in modo che tutti i prodotti che entrano nei confini nazionali ed europei rispettino gli stessi criteri, garantendo che dietro gli alimenti, italiani e stranieri, in vendita sugli scaffali ci sia un analogo percorso di qualità che riguarda l’ambiente, il lavoro e la salute. Al contrario, va avversato – precisa Prandini – ogni tentativo di ridurre gli standard di sicurezza alimentare con l’autorizzazione di importazioni che mettono a rischio la salute, dal glifosate utilizzato in preraccolta nel grano in Canada alle aflatossine cancerogene in eccesso nei mangimi dagli Usa fino alla concessione di pericolose deroghe ai prodotti contaminati con principi chimici vietati perché pericolosi. “A questo proposito – conclude Prandini – preoccupa il richiamo della Commissione alla flessibilità temporanea ad alcune norme sulle importazioni ma anche le deroghe concesse in Italia dove è già stato consentito di non indicare nelle etichette degli alimenti la provenienza degli olii di semi indicati mettendo a rischio la trasparenza dell’informazione ai consumatori”.

Fonte: Servizio stampa Coldiretti Veneto

Coldiretti, pronti a produrre 75 milioni di quintali di mais e grano in più per sopperire alle difficoltà di approvvigionamento estero determinate dalla guerra

Ruggine del grano

Siamo pronti a coltivare da quest’anno 75 milioni di quintali in più di mais per gli allevamenti, di grano duro per la pasta e tenero per la panificazione, per rispondere alle difficoltà di approvvigionamento dall’estero determinate dalla guerra. Lo ha annunciato il presidente della Coldiretti Ettore Prandini in occasione del tavolo sull’emergenza grano convocato al Ministero delle Politiche Agricole dal Sottosegretario all’agricoltura Gian Marco Centinaio sulla carenza di materie prime che ha costretto ai primi razionamenti negli allevamenti ma anche nei supermercati, come è successo in qualche caso in Italia.

Accordi di filiera. Proponiamo all’industria alimentare e mangimistica – ha affermato Prandini – di lavorare da subito a contratti di filiera con impegni pluriennali per la coltivazione di grano e mais e il riconoscimento di un prezzo di acquisto “equo”, basato sugli effettivi costi sostenuti nel rispetto della nuova normativa sulle pratiche sleali, per consentire di recuperare livelli produttivi già raggiunti nel passato. “Un obiettivo che può essere più facilmente raggiunto grazie all’impegno del Ministro delle Politiche Agricole Stefano Patuanelli al quale va un sincero ringraziamento per aver accolto in Consiglio dei Ministri le nostre proposte per incentivare operazioni di ristrutturazione e rinegoziazione del debito bancario delle imprese agricole, adottare misure per sostenere la domanda interna, finanziare specifiche misure a favore delle filiere più esposte e appunto sostenere il potenziamento delle produzioni nazionali” ha precisato Prandini nel ricordare che “dal Ministero è stato anche annunciato un regime di aiuto straordinario sul modello dell’emergenza Covid e sostenuta l’esigenza, per quanto riguarda la Politica Agricola Comune (Pac), di rimuovere il vincolo al non incremento della superficie irrigabile, per aumentare la produttività del settore agroalimentare”.

Speculazioni. Un impegno che – precisa Prandini – ridurrebbe sensibilmente la dipendenza dall’estero da dove arriva circa la metà del mais necessario all’alimentazione del bestiame il 35% del grano duro per la produzione di pasta e il 64% del grano tenero per la panificazione, che rende l’intero sistema e gli stessi consumatori in balia degli eventi internazionali. L’Italia oggi è costretta ad importare materie prime agricole a causa dei bassi compensi riconosciuti per anni agli agricoltori che sono stati costretti a ridurre di quasi 1/3 la produzione nazionale di mais negli ultimi 10 anni durante i quali è scomparso anche un campo di grano su cinque perché, secondo la Coldiretti, la politica ha lasciato campo libero a quelle industrie che per miopia hanno preferito continuare ad acquistare per anni in modo speculativo sul mercato mondiale, approfittando dei bassi prezzi degli ultimi decenni, anziché garantirsi gli approvvigionamenti con prodotto nazionale.

Ora è possibile recuperare alla coltivazione di cereali in Italia almeno un milione di ettari di terreno garantendo redditività alla coltivazione ma anche – ha precisato Prandini – contrastando seriamente l’invasione della fauna selvatica che sta costringendo in molte zone interne all’abbandono ed intervenendo inoltre seriamente sulle normative comunitarie che spingono a non coltivare i terreni, eliminando ad esempio l’obiettivo del 10% di terreni incolti. E poi investire – ha concluso Prandini – per aumentare produzione e le rese dei terreni con bacini di accumulo delle acque piovane per combattere la siccità nei terreni, con un piano di potenziamento produttivo e di stoccaggio per i principali cereali dal grano al mais e sostenere la ricerca pubblica con l’innovazione tecnologica e le NBT a supporto delle produzioni, della tutela della biodiversità e come strumento in risposta ai cambiamenti climatici.

Fonte: Servizio stampa Coldiretti Veneto

Mercati alle stelle per cereali e semi oleosi, Ismea: «Diversificare le produzioni»

cereali

«In questa fase di incertezza le imprese agricole devono diversificare le produzioni e le imprese di trasformazione diversificare le fonti di approvvigionamento, perché la soluzione dell’acquisto di materie prime nel breve periodo può mettere in difficoltà le aziende. Serve maggiore trasparenza dei mercati e rafforzare le filiere nazionali, cogliendo questa fase di tensione dei prezzi per ipotizzare nuove soluzioni operative». Sono queste le indicazioni che il prof. Angelo Frascarelli, presidente di Ismea ed economista agrario, consegna alla platea di Fieragricola di Verona (fino al 5 marzo) per fronteggiare un 2022 all’insegna della volatilità, nell’ambito del convegno «I mercati agricoli nel 2022: previsioni, attese e strategie».

Il boom dei prezzi delle materie prime, su tutti cereali (mais passato da 170 a 287 €/tonnellata, grano duro da 280 a 522 €/ton, grano tenero da 186 a 307 €/ton, orzo da 159 a 295 €/ton) e semi oleosi (soia da 357 a 627 €/ton, farina di soia da 320 a 549 €/ton, farina di girasole da 161 a 281 €/ton) stanno mettendo sotto pressione le catene di approvvigionamento a livello mondiale, con la previsione per buona parte del 2022 che i listini si mantengano su livelli alti. A tutto ciò si aggiungono le tensioni sui prezzi del gas, del petrolio e dell’energia, partita già da alcuni mesi. «L’agricoltura ha davanti a sé tre sfide enormi – ha dichiarato al convegno di Fieragricola Maurizio Martina, vicedirettore aggiunto della Fao e già ministro delle Politiche agricole -. La pandemia, i cambiamenti climatici e il conflitto che si è aperto fra Russia e Ucraina». Per l’Europa sarebbe assolutamente necessario impostare un piano di autonomia strategica, perché Russia e Ucraina sono player fondamentali dei mercati agricoli globali: insieme rappresentano il 30% del commercio di grano, il 32% dell’orzo, il 50% del volume totale dei semi oleosi, il 18% dei volumi totali del mais».

L’autonomia strategia per l’Europa. Di autonomia strategica il Consiglio europeo, ricorda Martina, «ne sta parlando dal 2020, come conseguenza della crisi pandemica; oggi il contesto è cambiato dal punto di vista strutturale, dobbiamo pensare al cambiamento climatico e alla questione ambientale non più come una variante temporanea, ma strutturale e con la crisi ucraina il tema dell’autonomia strategica deve riguardare sia l’agroalimentare che l’energia, senza per questo condannare a priori la globalizzazione, perché gli scambi internazionali hanno contribuito in questi anni a far uscire dalla povertà milioni di persone». Tensioni in vista dopo la guerra in Ucraina? «L’agricoltura è l’infrastruttura economicosociale più importante e decisiva, perché coinvolge 4 miliardi e mezzo di persone, che lavorano e vivono attraverso la loro partecipazione ai sistemi agroalimentari – puntualizza Martina -. Il Covid e la crisi climatica hanno portato nell’insicurezza alimentare 161 milioni di persone in pochissimo tempo, che si aggiungono agli oltre 800 milioni di persone che soffrono la fame. Ora l’instabilità geopolitica fra Russia e Ucraina potrebbe generare altre tensioni». Martina ricorda bene le rivolte del 2007-2008 nel Nord Africa, scatenate per i rialzi dei prezzi del grano e del pane. «Paesi come l’Egitto acquistano una buona parte del grano da Ucraina e Russia, dove acquisteranno in futuro? con quali conseguenze».

La domanda cinese e i cambiamenti climatici. I rialzi sui prezzi, in particolare per il mais, sono stati generati dall’import crescente della Cina, che detiene – precisa il prof. Frascarelli – il 65% delle scorte mondiali. Ma altre tensioni dei listini coinvolgono soia, frumento tenero e frumento duro, con prevedibili rincari su pane, pasta, prodotti da forno. «In questa fase a soffrire maggiormente sono le filiere zootecniche – ha spiegato il presidente di Ismea – in quanto i costi di produzione tra energia, mezzi tecnici, trasporti, razione alimentare sono cresciuti, comprimendo così la redditività dei produttori, in particolare di latte e di suini».

Fonte: servizio stampa Veronafiere