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28 giugno 2021, a Treviso si parla delle opportunità date dal Pnrr per l’agricoltura irrigua e la tutela del paesaggio in Veneto, a Padova di allevamenti sostenibili, il piano di azione per la zootecnia bovina da carne

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Lunedì 28 giugno prossimo, dalle 10:00 alle 13:00, nell’auditorium di Sant’Artemio (via Cal di Breda 116, edificio 3) a Treviso, nell’ambito del Festival della Bonica Terrevolute, si svolgerà il convegno e tavola rotonda “Veneto: opportunità Pnrr per l’agricoltura irrigua e per la tutela del paesaggio”, organizzaato da Anbi Veneto e Consorzio di bonifica Piave in collaborazione con Coldiretti, Confagricoltura e Cia Veneto.

Programma. Ore 10, registrazione partecipanti. Ore 10:30 saluti di Gian Marco Centinaio, sottosegretario Ministero Politiche Agricole 10:40 Apertura Amedeo Gerolimetto, presidente Consorzio di Bonifica Piave, Stefano Marcon, presidente Provincia di Treviso , Rappresentante del Comune di Treviso. Ore 11:00 Interventi: Fabrizio Dughiero, prorettore Università degli Studi di Padova, Marina Colaizzi, segr. gen. Autorità Bacino Distrettuale Alpi Orientali, Maria Rosa Pavanello, vice presidente vicario ANCI Veneto, Francesco Cazzaro, presidente ANBI Veneto, Massimo Gargano, direttore generale ANBI. La manutenzione gentile a servizio dell’ambiente, presentazione del “Manuale per la gestione ambientale dei corsi d’acqua”, Marco Monaci, curatore del manuale; L’irrigazione in Veneto, scenario attuale e opportunità derivanti dal PNRR, Andrea Crestani, direttore ANBI Veneto. 11:50 Tavola Rotonda, Francesco Vincenzi, presidente nazionale ANBI, Gianpaolo Vallardi, presidente Commissione Agricoltura del Senato, Daniele Salvagno, presidente Coldiretti Veneto, Lodovico Giustiani, presidente Confagricoltura Veneto, Gianmichele Passarini, presidente Cia Veneto. 12:50 Il PRRR della Regione del Veneto, Federico Caner, assessore all’Agricoltura Regione del Veneto, modera Antonio Boschetti, direttore Informatore Agrario.

Carne equina

Sempre lunedì 28 giugno, dalle ore 10, nel salone delle feste dell’hotel Crowne Plaza a Padova (via Po 197, uscita autostrada Padova Ovest), si terrà il meeting in presenza “Allevamenti sostenibili il piano d’azione per la zootecnia bovina da carne”, organizzato da AOP Italia Zootecnica

Programma. Ore 10 Apertura dei lavori del meeting – Fabiano Barbisan, presidente AOP Italia Ore 10.15 Zootecnica, Criticità e potenzialità ambientali dell’allevamento da carne bovina Giacomo Pirlo – Centro di ricerca Zootecnia e Acquacoltura Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria. Ore 10.30 I risultati del progetto LIFE BEEF CARBON Luciano Migliorati – Centro di ricerca Zootecnia e Acquacoltura Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria. Ore 10.45 La sostenibilità certificata Maria Chiara Ferrarese – CSQA Certificazioni Srl. Ore 11 Una strategia per il settore bovino da carne nella nuova PAC Samuele Trestini – Università degli Studi di Padova. Ore 11.15 Presentazione Piano d’Azione per la Zootecnia Bovina da Carne Giuliano Marchesin – Direttore AOP Italia Zootecnica. Ore 11.30 Presentazione APP BEEF COST Claudio Montanari – Andrea Rocchini – CRPA Reggio Emilia Ore 11.45 Interventi programmati Ore 12.15 Domande ai relatori (scritte su modulo distribuito in sala o, per i collegati dall’esterno, tramite WhatsApp al n. 3351225800) – Ore 12.25 Risposte dei relatori Presentazione PDL per istituire la “Giornata nazionale della zootecnia bovina da carne” Ore 12.35 Chiusura dei lavori – Interventi Autorità Presenti Ore 13 A tavola, nel ristorante del Crowne Plaza, per degustare la carne di “Scottona allevata ai cereali” del Sistema Qualità Nazionale Zootecnia “Consorzio Sigillo Italiano”.

Al meeting è stato invitato il Ministro delle Politiche Agricole, Stefano Patuanelli. Il meeting verrà trasmesso in diretta streaming: per collegarsi, questo il link: https://www.youtube.com/verdeanordest L’invito è esteso a tutte le Regioni con un collegamento in diretta su piattaforma ZOOM che verrà inviato per mail prima dell’incontro. Info Covid-19: Per ragioni di sicurezza è obbligatoria la prenotazione dei posti in sala e al ristorante (max 120 persone) inviando una mail a info@italiazootecnica.it oppure un messaggio WhatsApp, con i nominativi, al n. 3351225800.

Fonte: Anbi Veneto/Italia Zootecnica

Alla prima edizione del “Festival So Agro” a Padova lanciato un monito: “Con il cambiamento climatico sparirà il 56 per cento delle regioni vitivinicole mondiali”

lavoro cooperativa agricolaCon il cambiamento climatico e un innalzamento delle temperature di 4°, il 56% delle attuali regioni vitivinicole è destinato a sparire, nel 2100 si arriverà all’85%. Questo significa che dovrà cambiare l’approccio alla viticoltura e al modello agricolo. E questo è un problema economico e di sostenibilità”. Questo è il messaggio lanciato da Tommy Meduri, cofondatore di Rete 231, dal palco di SO AGRO, il nuovo festival dell’Agroalimentare Veneto organizzato da Irecoop e Confcooperative Veneto, conclusosi lo scorso 28 maggio.

Sostenibilità ambientale, aziendale e di economia circolare. Se la sostenibilità per le aziende sta diventando un imperativo per avere successo sul mercato, per il consumatore sta diventando una scelta consapevole. Lo hanno testimoniato i numerosi casi presentati nella due-giorni di SO AGRO. L’agroindustria ha comunque retto l’impatto della pandemia. Nel 2020 il settore ha registrato solo un -0,4% sul 2019, che si era chiuso a sua volta con un +4,5% sul 2018”ha spiegato Gianluca Toschi, ricercatore senior di Fondazione Nordest. “Nell’arco di 11 anni, dal 2008 al 2020, l’export agroindustriale è quasi raddoppiato, crescendo di quasi il 90%, a fronte di un manifatturiero che si è fermato al +18%”.

La cooperazione è resiliente: permette collaborare per uno scopo comune ed è stata ciò che ha permesso la tenuta del settore” ha dichiarato Ugo Campagnaro, presidente di Confcooperative Veneto, che rappresenta 230 cooperative attive nel settore agroalimentare (vino, allevamento, pesca, ortofrutta, cereali, latte e prodotti caseari, carni), con oltre 34.300 soci e quasi 11.500 addetti, per un fatturato di oltre 5 miliardi di euro.Alla prima edizione di SO AGRO abbiamo voluto presentare stimoli, esempi di successo, proposte operative, perché dal confronto, dalla contaminazione e dalla cultura si crea lo sviluppo”. Nei due giorni di evento, in diretta online dal BUH12 di Padova, Irecoop e Confcooperative, 16 speakers, di grandi aziende dell’agroalimentare, produttori ed esperti hanno offerto nuovi strumenti e leve di accesso ai mercati tra sostenibilità e certificazioni, economia circolare, e-commerce e internazionalizzazione, comunicazione ed etichettatura. Per informazioni: www.soagro.it facebook.com/soagrofestival

Fonte: Servizio stampa So Agro

Consorzio Agrario del Nordest verso l’adesione a Consorzi Agrari d’Italia

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Il Consorzio Agrario del Nordest, superando le divisioni preesistenti tra Consiglieri, lo scorso 11 maggio ha approvato all’unanimità in Cda la proposta di riesame del progetto di adesione a Consorzi Agrari d’Italia Spa.

La proposta sarà delineata al meglio e presentata per l’approvazione ai soci in assemblea deliberativa dal presidente Ettore Prandini insieme al direttore generale Pierluigi Guarise in condivisione con gli attuali soci di Consorzi Agrari d’Italia Spa, ovvero Bonifiche Ferraresi Spa ed i Consorzi Agrari dell’Emilia, del Tirreno, dell’Adriatico e del Centrosud.

Fonte: Servizio stampa Consorzio Agrario del Nordest

“Giù le mani dal Serprino” il monito al Governo di Consorzio e sindaci dei Comuni dei Colli Euganei contro la modifica dell’etichettatura dei vini

Fa il verso ad una pubblicità che spopolava tempo fa,  il provocatorio video “Giù le mani dal Serprino“, girato dal Consorzio per la Tutela dei Vini dei Colli Euganei di concerto con i sindaci dei Comuni del territorio e con il supporto di associazioni di categoria e Regione, per chiedere a gran voce al ministero dell’Agricoltura di rivedere la modifica del decreto sull’etichettatura dei vini. Il rischio, infatti, è quello che il nome Serprino possa essere utilizzato da chiunque in Italia, privando i Colli di uno dei prodotti più identitari del territorio. 

Se passasse la bozza di decreto, infatti, sarebbe possibile produrre ovunque con le uve Glera e Pinella “spumanti generici” nelle categorie “Vino spumante”, “Vino spumante di tipo aromatico” senza Dop e Igp, con i sinonimi “Serprino” e “Pinello” utilizzati attualmente solo per designare vini della Doc Colli Euganei. “Il Serprino oggi è esclusiva dei Colli Euganei, è nostro e vogliamo tenercelo, salviamo le piccole eccellenze italiane” è il grido lanciato dal Consorzio, che ha raccolto unanime consenso nei social e tra tutti i padovani. 

 

Agricoltura. Definito l’accordo di rinnovo del contratto provinciale del lavoro nella provincia veronese. Aumenti retributivi dal primo gennaio 2021, da settembre per gli agriturismi .

Siglato lo scorso 25 marzo l’accordo di rinnovo del contratto provinciale del lavoro per gli operai agricoli e florovivaisti di Verona tra le organizzazioni di categoria Coldiretti, Confagricoltura e CIA Verona e i sindacati FAI-CISL, FAI-CGIL e UILA-UIL per il quadriennio 2020-2023. Una trattativa complessa e articolata per l’incertezza della situazione che tutti, aziende e lavoratori nel settore agricolo, stanno vivendo ma con la comune volontà delle parti di trovare un punto di equilibrio con un atteggiamento propositivo per il futuro.

L’aumento retributivo convenuto per i lavoratori è dell’1,7% per tutti i livelli con decorrenza dal primo gennaio 2021, con recupero dei mesi gennaio-marzo nella mensilità di aprile. Tali disposizioni valgono per tutte le aziende agricole ad esclusione di quelle agrituristiche, che sono ancora oggi le più colpite del settore per l’emergenza sanitaria. Per queste, gli aumenti decorreranno dall’1 settembre 2021. L’accordo prevede altresì un adeguamento degli scaglioni per il salario variabile, che viene corrisposto qualora l’azienda agricola, sulla base delle risultanze dei dichiarativi fiscali, abbia avuto un’annata positiva. È stato introdotto anche per gli operai a tempo determinato, se presenti nella stessa azienda da almeno 150 giornate, un permesso retribuito per matrimonio pari a 39 ore lavorative.

Dichiarazioni. “In questo ultimo anno trascorso, a causa dell’emergenza pandemica, non c’è un settore produttivo in ambito agricolo che non sia in sofferenza, con forti conseguenze sulle varie attività”, evidenzia Daniele Salvagno, presidente di Coldiretti Verona che aggiunge: “In questo contesto era necessario rinnovare l’accordo provinciale del lavoro per determinare gli aumenti salariali dei lavoratori con un occhio di riguardo per il settore agrituristico, particolarmente colpito dalle limitazioni imposte dalla legge e tuttora in forte difficoltà”. Aggiunge Paolo Ferrarese, presidente di Confagricoltura: “Il rinnovo di questo contratto provinciale tiene conto della crisi innescata e sostenuta dalla pandemia. Infatti, accanto al riconoscimento del particolare danno subito dal settore agrituristico, il contratto non ha previsto aumenti per tutto l’anno 2020. Viene anche introdotto l’utilizzo del welfare. Questo rinnovo contrattuale è comunque il frutto delle buone relazioni sindacali della nostra provincia che trovano espressione concreta nell’attività di Agribi, ente bilaterale per l’agricoltura veronese”. Conclude Andrea Lavagnoli, presidente di Cia – Agricoltori Italiani Verona: “La stipula del contratto ci aiuta ad esercitare un’azione coordinata con tutte le parti firmatarie per una politica dei ristori, modulata in base alle perdite dei diversi comparti”.

Fonte: Comunicato congiunto Coldiretti/Confagricoltura/CIA Verona

Graziano Cortese, primo testimonial della bontà e della versatilità del Broccolo Fiolaro di Creazzo (VI)

Graziano Cortese

(testo e foto di Maurizio Drago, consigliere Argav). Creazzo è un comune che si integra nella confinante città di Vicenza. Metà in collina e metà in pianura, in questo territorio sono presenti cose interessanti e da conoscere. Qui è nata La Piccionaia, una delle compagnie teatrali storiche più famose, quella dei Da Carrara con il teatro popolare e la commedia dell’arte.  Qui troviamo l’università del gusto dove i giovani cuochi imparano il loro percorso.  Ma anche la pista Bmx del ciclismo fuoristrada, una specialità olimpica.

Il Broccolo fiolaro. Creazzo è anche famosa per il broccolo fiolaro, l’ortaggio che anche Michelle,  l’ex moglie del presidente americano Obama, piantò nel suo giardino della Casa Bianca. E del broccolo fiolaro di Creazzo (ora prodotto DE.CO., ossia Denominazione Comunale) ce ne parla con ricchezza di particolari Graziano Cortese, cuoco e titolare della trattoria-pizzeria Bellavista di Creazzo, in cima alla collina, a due passi dal comune.  “Bellavista”  perché  sovrasta il colle e dalla sua terrazza si vede dall’alto la città di Vicenza. 

La pizza con il Broccolo Fiolaro di Creazzo della pizzeria Bellavista

Graziano Cortese e il broccolo fiolaro di Creazzo. Graziano Cortese ne ha da dire sul broccolo fiolaro, perché è stato tra i primi a promuovere questo ortaggio, diventato un piatto “cult” sempre più conosciuto e apprezzato  da giovani generazioni e meno giovani.  Graziano ha inventato la pizza al broccolo fiolaro. Ma anche la pizza “Terra mare alla vicentina”, con il broccolo fiolaro, il baccalà e nel mezzo la polenta: un mix che rappresenta in toto la cucina vicentina. 62 anni, ha vissuto sin dalla giovanissima età in cucina, con la sorella Laura (anche lei ora cuoca). Bisogna ritornare indietro nel tempo quando papà Tullio prese in gestione la Trattoria Cortese, ristorante di famiglia sempre nel paese vicentino.  A un certo punto, Graziano si buttò nell’autotrasporto  merci. Un’attività che gli procurava anche soddisfazioni economiche, con una squadra di collaboratori e un futuro interessante a livello aziendale. Ma il cuore di Graziano lo aveva in cucina e nella sala, ricordando che qui c’era l’aspetto culinario e sociale che lo affascinava. E lui sapeva anche trattenere la gente per i suoi piatti sempre apprezzati. Così, nel 1999, l’autotrasportatore cambiò radicalmente mestiere. Vendette la sua attività e acquistò il locale Bellavista, inizialmente era una pizzeria che lavorava solo la sera. Lui l’aprì anche di giorno con un menu fisso per operai e impiegati.  Un passo alla volta e il suo locale crebbe nel piccolo centro storico di Creazzo. Il salto di qualità lo fece con il broccolo fiolaro.  Fu Graziano l’inventore della pizza al broccolo fiolaro. Partì quindi questo grande sviluppo della comunicazione che portò questa verdura locale a farsi conoscere ed apprezzare nelle tavole dei ristoranti. Nacque così la Confraternita del Broccolo Fiolaro

Graziano Cortese con la moglie Marina

Nel 2000 Graziano aprì l’azienda agricola con la coltivazione degli ortaggi, in particolare del broccolo fiolaro, arrivando a una produzione di 60-70 mila piante all’anno. Ma la sua passione per questa pianta lo ha portato alla realizzazione della caciotta con il broccolo, la crema con il broccolo, la grappa con il broccolo, l’aceto balsamico con il broccolo. Ovviamente, solo ed esclusivamente broccolo fiolaro, quello “giusto”, quello Fiolaro di Creazzo De.Co. A una trasmissione televisiva, ci confida Graziano,  a occhi chiusi riuscì a distinguere il vero broccolo fiolaro di Creazzo DE.CO. perché gradevole, nato a un’altezza di alcune decine di metri, sulla collina, con il sole e il freddo giusti…“Nei nostri piatti c’è sempre. Quando la produzione finisce, non ne abbiamo più”.  Sposato con Marina (con un figlio, Diego), continua la sua attività nella sua trattoria-pizzeria Bellavista, aiutato dal cuoco Andrea e dal personale. Una bella storia di un cuoco ristoratore: dove il cuore lo ha buttato nella cucina!

risotto Bellavista

La ricetta che Graziano Cortese ci propone è il risotto Bellavista, con l’immancabile broccolo fiolaro, la zucca, lo speck e la ricotta affumicata. Gli ingredienti (per 4 persone): 1litro di brodo, 300g di riso Carnaroli, 300g di zucca tagliata a cubetti,  mezza cipolla di Tropea,  300g di broccolo fiolaro di Creazzo DE.CO, 100 g di ricotta affumicata,  50 gr di parmigiano reggiano, 100g di spek, olio extravergine d’oliva qb, sale qb. Per realizzare il risotto, stufiamo il riso Canaroli con cipolla di Tropea e olio extravergine  di oliva. Portiamo il risotto a metà cottura aggiungendo il brodo, poi la zucca a cubetti, i broccoli spadellati, al momento di mantenere lo spek alla julien, burro e formaggio. Una volta impiattato aggiungiamo ricotta affumicata sopra. Il vino?  Possiamo consigliare un  rosso Bonarda dell’Oltrepo Pavese, un vino strutturato ma al tempo stesso morbido e  “solare” adatto a questo piatto  che Graziano ci propone.

 

L’olio di canapa di Lentiai (Belluno) arriva secondo al concorso nazionale Premio Canapa

Elisa Colle con il marito Umberto e i figli Agnese e Pietro

Lentiai, in provincia di Belluno, conquista il secondo gradino del podio al Premio Canapa, concorso nazionale che ogni anno premia il miglior olio di semi di canapa. Ad aggiudicarsi il prestigioso riconoscimento è l’azienda Elisa Colle di Confagricoltura Belluno, che si trova nella frazione Stabie in Valbelluna, con il suo oro verde estratto dalla spremitura a freddo dei semi di cannabis.

La motivazione“Buon rapporto tra gli acidi grassi insaturi (omega 3 e omega 6), a cui si aggiunge un basso livello di acidità e un ottimo contenuto di alfatocoferolo”. Secondo premio, dunque, alle spalle dell’azienda catanese Molino Crisafulli, assegnato in diretta streaming a causa dell’emergenza coronavirus dagli organizzatori di Fracta Sativa Unicanapa, che hanno analizzato gli oli partecipanti in collaborazione con il dipartimento di Farmacia e di agraria dell’Università di Napoli Federico II e il dipartimento di Scienze e tecnologie ambientali biologiche e farmaceutiche dell’Università della Campania. 

Ritorno alle origini. Elisa Colle, titolare di un’azienda agricola giovane, nata nel 2015, è felicissima. “Siamo gli unici del Veneto ad avere partecipato a questo prestigioso premio e mai avremmo pensato di classificarci così in alto, perché c’erano molte aziende del Sud che possono godere di terreni baciati da tante ore di sole rispetto al nostro – racconta -. Una medaglia d’argento frutto non solo del nostro lavoro, ma anche del nostro trebbiatore De Bona, che ci aiuta nella raccolta dei semi di canapa, della società agricola  Moldoi di Sospirolo, il cui laboratorio ultraspecializzato assicura il lavoro di spremitura e confezionamento e di Confagricoltura, che ci ha aiutato nel districarsi tra le normative in materia”. Elisa è originaria di Lentiai, ma da piccola si era trasferita a Torino. Poi, dopo la laurea, la decisione di tornare al paese d’origine del padre. Lì ha conosciuto il marito, Roberto Dalle Mule, e per anni ha lavorato nell’amministrazione di un’azienda. Nel 2015 la decisione di dedicarsi alla campagna di famiglia. “Mi sono chiesta cosa potessi fare per valorizzare i terreni ricevuti in eredità. Così ho iniziato con un ettaro coltivato a mais sponcio rosso, fagiolo gialét e patate rosse di montagna. Poi ho letto un articolo sulla coltivazione della canapa e sulle sue preziose virtù e benefici e mi sono tuffata in un appassionante percorso culturale di recupero di una coltivazione che, nel Bellunese, era diffusa fino agli anni Cinquanta. Abbiamo un ettaro di canapa, verso Arson e Villabruna, dove c’è più sole, grazie al quale produciamo una cinquantina di litri d’olio all’anno. Seminiamo in maggio e a metà settembre raccogliamo. Un ettaro di canapa può produrre dai 5 ai 10 quintali di seme con una resa tra l’10 e il 20 per cento in olio, ma in montagna è al massimo di 4 quintali. La qualità però è molto alta e inoltre è da filiera locale e sostenibile, senza trattamenti chimici. Facciamo vendita diretta o vendiamo l’olio, con il marchio Dolomiti Canapa, nei negozi di vicinato, in confezioni da 0,25 litri. Con la farina di canapa produciamo anche cracker, pane, biscotti e perfino il panettone”.

Canapa a Feltre

L’olio di canapa è noto per il suo ottimale equilibrio tra omega-3 e omega-6 e presenta anche quantità significative di amminoacidi, essenziali per il corretto funzionamento dell’organismo, oltre a numerose vitamine e sali minerali. Un cucchiaino da tè al giorno è ottimo a livello preventivo, mentre una quantità da 1 a 3 cucchiai da tavola ha dimostrato risultati eccellenti in caso di numerosi disturbi, dal sistema osteoarticolare e muscolare a quelli cardiovascolari e del metabolismo. Un prodotto che sta riscontrando una crescente richiesta sul mercato: il prezzo arriva a 60 euro al litro. Non a caso anche in provincia di Belluno la pattuglia di coltivatori di canapa si sta velocemente ingrossando. Una crescita esponenziale che segue il boom italiano: nel giro di cinque anni, infatti, la superficie dei terreni coltivati a canapa è decuplicata, passando dai 500 ettari del 2013 a oltre 4.500 (dati del 2018). “Il nostro obiettivo è di riuscire a incrementare le quantità anno dopo anno, diversificando la proposta e ottimizzando le metodologie di raccolta e lavorazione – sottolinea Elisa Colle -. La canapa è una perfetta coltura da rotazione e la nostra idea è di convertire appezzamenti erosi, depauperati e destrutturati restituendo loro la fertilità chimica, fisica e microbiologica di un tempo. Un duro lavoro che trova senso solo se si riesce a mantenere la filiera di trasformazione nell’ambito del nostro territorio e, in particolar modo, della Valbelluna, uscendo da essa con prodotti di qualità e sani, coltivati nel pieno rispetto della salute, della terra e delle sue tradizioni”.

Fonte: Confagricoltura Veneto

Crisi pandemica, spiragli per l’agroalimentare veneto

Un anno caratterizzato da lockdown e restrizioni dovute al Covid hanno penalizzato fortemente l’intera economia ma un po’ meno l’agricoltura. Comunque il comparto agroalimentare veneto non è sfuggito alla potente morsa della crisi ma in misura minore rispetto ad altri settori economici, si pensi per esempio al turismo e alla ristorazione. I diversi comparti del primario hanno raggiunto nell’anno appena concluso performance in chiaroscuro che Veneto Agricoltura, com’è consuetudine ad inizio di ogni anno, ha analizzato nei dettagli.

Nel 2020 maggiori produzioni per le coltivazioni legnose e per numerose colture erbacee, questo grazie ad un andamento climatico che ha favorito lo sviluppo vegetativo e ridotto le problematiche fitosanitarie. L’andamento dei prezzi di mercato è risultato invece diversificato: la chiusura di molte attività dovuta al lockdown ha generato una riduzione della domanda, a fronte di un’offerta rigida, che ha inciso negativamente sui listini dei prodotti. Tuttavia, le difficoltà di commercializzazione a livello internazionale hanno ridotto la pressione concorrenziale sui prodotti competitors(in particolare i cereali), stimolando una tendenza al rialzo dei listini nella seconda parte dell’anno.

Alla fine del terzo trimestre 2020 (ultimi dati disponibili) le imprese venete attive erano 61.695 unità (-1,4%), un dato in linea con l’andamento del settore nazionale che ha registrato anch’esso una diminuzione simile (-1%). Di contro, sempre nei primi nove mesi dello scorso anno, nel Veneto è stata registrata una crescita degli occupati agricoli del +10%, un andamento ben superiore rispetto a quello nazionale (+1,5%), ma in linea con quello dell’intero Nord-Est (+7%). In aumento gli occupati dipendenti (+42,4%), mentre diminuiscono gli indipendenti (-1,9%).

Note positive arrivano anche dalla bilancia commerciale veneta che per la prima volta risulta in avanzo: il saldo positivo si è attestato infatti a circa +204 milioni di euro, in crescita del 96% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. In pratica, le importazioni sono calate (4,9 miliardi di euro; -3,7%) più delle esportazioni (5,1 miliardi di euro per un -1,7%).

Una prima valutazione dell’andamento dell’annata agricola 2020 non può non tener conto degli effetti dell’emergenza sanitaria legata al Covid. Il settore agricolo ha subito ingenti danni, ma meno di altri. Tanto nella prima quanto nella seconda ondata della pandemia il blocco imposto a bar, ristoranti, agriturismi e agli spostamenti si è fatto e si sta facendo sentire sulla filiera degli allevamenti e sulle altre aziende che li riforniscono. Particolarmente colpiti gli agriturismi e le attività dei servizi offerti dalle aziende agricole (fattorie didattiche, centri estivi in fattoria), che registrano perdite di fatturato nell’ordine del -50% rispetto al 2019.

Passando alle singole produzioni, per quanto riguarda i cereali e le colture industriali l’annata agraria 2020 ha registrato incrementi generalizzati a due cifre, recuperando le flessioni registrate nel 2019. Rese record hanno interessato il mais (+30,7%), la colza(+33,7%), il grano duro (+27,3%), il grano tenero (+16,7%), le barbabietole (+14%), il tabacco (+23%) e la soia (+9%).

Andamento altalenante per le colture orticole con performance positive per pomodoro(+6%), asparago (+11,6%), patate (+23,5%) e negative per radicchio (-12,6%), lattuga (-5%), fragole (-3%), ecc. Calano le superfici produttive: Veneto Agricoltura stima che le orticole in piena aria, che rappresentano oltre il 70% degli ortaggi coltivati in Veneto, si attestino a circa 19.100 ettari (-5,3%), mentre le orticole in serra vengono stimate a circa 4.100 ettari (-4,7%).

Andamento climatico favorevole e problematiche di cimice asiatica più contenute rispetto allo scorso anno hanno riguardato le frutticole. Buoni aumenti delle rese in particolare per melo (+29,9%), pero (+195%), ciliegio (+69,4%). In calo, invece, le rese per pesche nettarine (-41,6%) e kiwi (-24%). Annata eccellente per l’olivo, dopo l’infausto 2019, con forti rialzi delle rese unitarie (+756%) e della produzione di olive (+762%).

Buone notizie arrivano anche dal vigneto veneto che nel 2020 ha ottenuto una produzione di uva di circa 14,1 milioni di quintali (+6,9% rispetto al 2019) e 11,7 milioni di ettolitri di vino (+7%). La superficie vitata è salita a 92.804 ettari, con un rialzo annuo del +3,9%. Il 77,1% circa della superficie riguarda aree DOC/DOCG, il 18,4% aree IGT e il restante 4,5% vitigni da tavola e varietali, a conferma dell’altissima qualità raggiunta dal comparto vitivinicolo veneto. Stabili i prezzi, mentre le conseguenze della pandemiainteressano prevalentemente le chiusure delle frontiere e del canale Horeca. Dopo diversi anni, si registra il primo segno meno nel commercio estero di vino veneto nei primi tre trimestri del 2020, visto che la nostra regione ha esportato per circa 1,57 miliardi di euro(-3,6%).

In difficoltà il comparto lattiero-caseario, con pesanti ricadute sugli allevamenti che forniscono la materia prima. La chiusura, o parziale chiusura, del canale Horeca e l’azzeramento dei flussi turistici hanno causato situazioni di eccedenza di latte (primavera) con crollo dei prezzi. Il prezzo del latte alla stalla diminuisce del -6% fermandosi ad una media annua pari a circa 36,5 euro/100 lt. In aumento le produzioni dei principali formaggi, soprattutto gli stagionati, come l’Asiago d’allevo (+40%), il Piave (+23%) e il Montasio (+8%), ma non del Grana Padano (-1,5%), condizionato negativamente dalle difficoltà di esportazione.

Anche il comparto zootecnico da carne veneto ha subito gli effetti del lockdown, seppure in maniera diversa a seconda della filiera produttiva. In forte diminuzione le macellazionidi bovini del -10%, soprattutto dei vitelli a carne bianca che hanno un importante sbocco nel canale Horeca, nonostante il sostegno della domanda domestica (+4,5% in volume).

Per quanto riguarda la pesca marittima, nel 2020 si sono registrate diminuzioni generalizzate della produzione locale e dei transiti di prodotti ittici nei mercati veneti a causa del protrarsi della chiusura delle attività commerciali abituali sbocchi di vendita del pesce, in primis ristorazione e turismo, oltre alle problematiche dovute al minor numero di giornate utili di pesca in mare.

Fonte: Servizio stampa Veneto Agricoltura

Impatto Covid su agroalimentare veneto nel 2020, venerdì 15 gennaio mattina su Zoom le prime valutazioni regionali in merito

Le prime valutazioni sull’andamento del settore primario regionale saranno presentate da Veneto Agricoltura venerdì 15 gennaio (ore 11:00) online sulla piattaforma Zoom. I diversi comparti, l’import/export, le conseguenze della pandemia finiranno sotto la lente di ingrandimento degli esperti dell’Agenzia regionale. Presenti anche l’assessore Caner e il direttore Dell’Acqua.

Sono quasi 61.700 le imprese agricole attive in Veneto iscritte nel Registro delle Imprese delle Camere di Commercio al terzo trimestre del 2020, annus horribilis a causa della pandemia. Si tratta di un numero che segna un calo di circa 900 unità (-1,4%) ma in linea con l’andamento registrato dal settore anche a livello nazionale (-1,2%). È questo il primo macrodato reso disponibile dagli esperti di Veneto Agricoltura che in queste ore stanno elaborando le prime valutazioni sull’andamento del settore agroalimentare veneto nel 2020 che saranno presentate in occasione del tradizionale incontro di inizio anno con la stampa. Per motivi Covid l’evento non si svolgerà in presenza ma sulla piattaforma Zoom (ai giornalisti interessati sarà fornito il link per poter partecipare; pertanto va segnalato a Veneto Agricoltura il nominativo della persona a cui inviare l’invito, ufficio.stampa@venetoagricoltura.org ).

Fonte: Servizio stampa Veneto Agricoltura

 

 

In Veneto un nuovo Presidio Slow Food: la pecora brogna della Lessinia

Pecora brogna (foto Marco Malvezzi)

In provincia di Verona, nei pascoli di un’area incontaminata circondata da vette che raggiungono i 1800 metri di altezza e protetta, in parte, dal Parco Naturale Regionale della Lessinia, una speciale razza ovina autoctona ha trovato il luogo ideale in cui stabilirsi e di cui, da secoli, è la protagonista. Si tratta della pecora brogna, conosciuta anche come badiota, prognola o nostrana, che da oggi è entrata a far parte della ricca famiglia dei Presìdi Slow Food.

L’importanza della brogna per il territorio risale al tempo degli Scaligeri, attorno al XIII secolo, che traevano dall’indotto della sua lana molta della loro ricchezza. La pecora brogna era ormai perfettamente insediata e ricopriva un ruolo di prim’ordine nell’economia locale. A testimonianza di ciò, alcuni simboli architettonici sono tuttora presenti in città, come il Capitello dell’agnello, simbolo dell’Arte della Lana, o la loggia delle Sgarzerie, un portico del XIV secolo dove storicamente si svolgeva la commercializzazione dei panni di lana.

La pecora brogna è di taglia media, ha zampe sottili e una struttura più snella rispetto alle razze più produttive. Ciononostante, viene allevata per la sua carne delicata, il latte e la lana, caratterizzata da una fibra morbidissima molto più sottile rispetto ai filati delle razze locali più comuni. «Uno dei principali problemi della zootecnia moderna – spiega Marcello Volanti, referente locale dei produttori – è l’eccessiva specializzazione a cui vengono sottoposti gli animali. La pecora brogna invece, in netta controtendenza, pur non essendo nota come animale squisitamente lattifero o ideale per grandi produzioni di carne o lana, raggruppa in sé questa triplice attitudine produttiva che, soprattutto in passato, ha rappresentato un’importante integrazione al reddito, e questo fino agli anni ‘70 del secolo scorso per molte famiglie che abitavano queste montagne». E, nonostante con il passare del tempo le condizioni di vita in queste vallate si siano fatte meno gravose, la pecora brogna continua a rappresentare un presidio preziosissimo per il territorio.

«In queste montagne – racconta Volanti – il nostro motto è: una pecora per l’ambiente. È stato coniato perché siamo fieri del lavoro prezioso che questo animale svolge nelle nostre zone. Pascolando, oltre a tenere viva la montagna, non permette il rimboschimento dei prati e dei pascoli. Inoltre questo animale, nutrendosi in via pressoché esclusiva di erba e fieno, non entra in concorrenza con l’uomo nella catena alimentare. Si tratta di una produzione zootecnica ampiamente sostenibile, visto che per alimentarla non abbiamo bisogno di ricavare superfici seminative sempre nuove e più grandi». Gli ovini, infatti, vengono allevati al pascolo, in greggi con meno di cento capi, e sono alimentati con le essenze spontanee dei pascoli dell’alta Lessinia, uno dei pochi territori italiani ad aver ottenuto il riconoscimento di Paesaggio Rurale Storico. A partire dal 2012, anno di fondazione dell’Associazione per la promozione e la tutela della pecora brogna, allevatori, tecnici, ristoratori e trasformatori lavorano sinergicamente per valorizzare questa razza e i suoi prodotti. Non solo lana e formaggi a latte crudo, ma anche una carne dalle caratteristiche uniche. «Dal punto di vista organolettico – spiega Antonella Bampa, fiduciaria della Condotta Slow Food di Verona – la carne della brogna non è caratterizzata dal tipico afrore ovino, ma risulta gradevole e profumata. È molto delicata e porta con sé un equilibrio tale da non influenzare prepotentemente le preparazioni di cui è protagonista. I ristoratori veronesi l’hanno sempre inserita volentieri nei loro menù, rappresentando un’alternativa locale e poco commerciale rispetto ai più noti agnelli scozzesi o neozelandesi. La vera difficoltà sta nel vincere le resistenze legate al consumo della pecora, a cui, nel tempo, la maggior parte della popolazione si è disabituata, e ai luoghi comuni associati alla sua invadenza olfattiva e gustativa».

Un obiettivo, questo, che richiede un paziente e costante dialogo con il territorio e che guarda inevitabilmente al futuro. Da oggi, però, con più ottimismo. «Il riconoscimento del Presidio Slow Food, sostenuto dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, – conclude Volanti – è molto importante non solo da un punto di vista simbolico, ma soprattutto per coloro che, da una decina d’anni, si impegnano attivamente per sensibilizzare cittadini, ristoratori e turisti sul ruolo cruciale sia per l’ambiente che per l’economia locale che questa pecora ricopre nel nostro territorio. La salvaguardia della biodiversità comincia, innanzitutto, con ciò che ciascuno di noi decide di portare nel proprio piatto ogni giorno, ragionamento che diventa ancora più fondamentale se si parla di razze in via d’estinzione come, appunto, la pecora brogna. Ci sono molti giovani volenterosi della zona che si stanno avvicinando a questa razza ovina ma è necessario che, nei loro sforzi, si sentano sostenuti dalla comunità in cui vivono. È questo il nostro augurio per il futuro».

Fonte: Servizio stampa Slow Food