• Informativa per i lettori

    Nel rispetto del provvedimento emanato, in data 8 maggio 2014, dal garante per la protezione dei dati personali, si avvisano i lettori che questo sito si serve dei cookie per fornire servizi e per effettuare analisi statistiche completamente anonime. Pertanto proseguendo con la navigazione si presta il consenso all' uso dei cookie. Per un maggiore approfondimento leggere la sezione Cookie Policy nel menu
  • Post più letti

  • Archivio articoli

  • Annunci

Ad agosto, caseifici e malghe produttori di Asiago Dop aperti…per ferie

Ad agosto, i caseifici e le malghe produttori di Asiago Dop “prodotto della montagna” dell’altopiano di Asiago e dei territori montani del Trentino aprono le porte a turisti ed escursionisti per far vivere l’esperienza del lavoro del casaro e contribuire a preservare questo patrimonio unico di biodiversità, prototipo virtuoso del rispetto dell’ecosistema e della salvaguardia dell’ambiente.

Sono 17 le malghe e i caseifici di montagna che producono Asiago Dop “prodotto della montagna”, specialità che, per le sue specifiche caratteristiche, rappresenta l’essenza più tipica del territorio montano. Patrimonio riconosciuto dalla UE fin dal 2006 e garantito da un apposito e restrittivo disciplinare dalla mungitura alla trasformazione in formaggio fino alla stagionatura, Asiago DOP Prodotto della Montagna prevede l’impiego di solo latte di montagna prodotto oltre i 600 metri nelle zone incluse nella DOP veneto-trentina.

Visite su prenotazione. Nel mese di agosto, i produttori di Asiago Dop “prodotto della montagna” aprono le porte a chi vuole avvicinarsi a questo incredibile scrigno di biodiversità. Su prenotazione, è possibile conoscere da vicino questa antica tradizione, partecipare agli eventi, imparare come si fa il formaggio, ma anche degustarlo in tanti piatti sani e nutrienti nelle seguenti malghe e nei caseifici Asiago: Azienda Agricola Nicolin – Malga Camporossignolo (049 5991447 oppure 347 0002548); Azienda Agricola AL.BA ASIAGO (0424 463958); Azienda Agricola Basso – Malga Zebio (0424 463958); Società Agricola Marini – Malga Dosso di Sotto (335.5457176 -328.2227191); Azienda Agricola Rodeghiero Antonio – Malga Porta Manazzo (0424 462591); CASEIFICIO PENNAR ASIAGO (0424 462374); Enego: 7 CALIERE di Dalla Palma Matteo – Malga I lotto Valmaron (348 3647129); Società Agricola IL CROCERE – Malga II lotto Marcesina (0424 490732); EL TABARO di Dalla Palma Paolo (338 9310980); CASEIFICIO FINCO (0424 490149); Lusiana: Azienda Agricola Basso Mario – Malga Pian di Granezza (0444 660529); Conco: Fattoria Cortese – Malga Verde (0424 407220); Caltrano: Nicoli & Pozzato Società Agricola – Malga Serona (340 7871186); Roana: Azienda Agricola Frigo – Malga Larici (0424 692224); Azienda Agricola Waister di Rela Riccardo (0424 450101); Provincia di Trento: Caseificio Sociale di Primiero – Mezzano (0439 62941); Caseificio Sociale degli Altipiani e del Vezzena – Lavarone (0464 783106) .

Tutela della biodiversità. L’Asiago Dop “prodotto della montagna”, nelle due tipologie fresco e stagionato, è un prodotto a carattere limitato in sole 61.000 forme all’anno ed esprime un’altissima qualità caratterizzata da un profumo intenso dovuto alle erbe dei pascoli alpini e al fieno dei prati montani. Proprio questo patrimonio unico di biodiversità, vede le malghe e i caseifici del più vasto sistema di monticazione dell’arco alpino impegnati nel garantire la corretta manutenzione dei pascoli dei boschi e dei prati e preservare per le future generazioni una produzione d’eccellenza. Un lavoro che, nello spirito della Carta di Milano, sottoscritta dal Consorzio di Tutela in occasione di Expo 2015, interpreta l’impegno di tutti a considerare il cibo un patrimonio culturale da valorizzare nella sua origine e originalità riconoscendo all’attività agricola “un ruolo fondamentale non solo per la produzione di beni alimentari ma anche per il suo contributo a disegnare il paesaggio, proteggere l’ambiente e il territorio e conservare la biodiversità.”

Fonte: Servizio stampa Consorzio Tutela Asiago Dop

Annunci

Api: al via in Veneto i bandi per contributi ad apicoltori e tecnici per la stagione 2018-2019

Apicoltori e tecnici apistici possono presentare domanda di contributo per le spese inerenti all’attività di formazione, per la prevenzione delle malattie, il ripopolamento dell’alveare, per la ricerca e valorizzazione dei prodotti dell’alveare. Con la pubblicazione sul Bur uscita lo scorso 10 agosto, prendono infatti il via i 60 giorni previsti per il bando 2018-2019 a favore dell’apicoltura.

Quest’anno sono disponibili 305.439 euro di contributi regionali per garantire l’aggiornamento degli apicoltori e dei tecnici apistici iscritti all’elenco istituito dalla legge regionale n. 23/1994. L’allegato A della delibera n 1096/2018 , pubblicata sul Bur del 10 agosto, dettaglia i criteri, le priorità e gli indirizzi procedurali generali di applicazione per la presentazione delle domande, l’ammissibilità delle spese, la realizzazione, la pubblicità degli interventi e per la concessione dei finanziamenti, nonché la ripartizione tra le misure delle risorse assegnate alla Regione Veneto.

Fonte: Servizio stampa Regione Veneto

Boccata d’ossigeno per bieticoltura e risicoltura, produzioni d’eccellenza in Veneto, con l’aumento del 35 per cento degli aiuti da parte del Governo a partire dal 2019

lavorazione barbabietola da zucchero a Pontelongo (PD)

La Commissione Politiche Agricole della Conferenza Stato-Regioni ha dato il via libera allo schema di decreto del ministero delle Politiche Agricole e Forestali relativo alla modifica del regime dei sostegni accoppiati per il 2019. Il decreto ministeriale aumenta il sostegno per il comparto della barbabietola di zucchero da più di 16 milioni di euro a oltre 22 milioni nel 2019, con un incremento superiore al 35%. Viene previsto, inoltre, anche un incremento del premio accoppiato per la coltivazione del riso, di cui potranno beneficiare le 130 aziende venete, prevalentemente localizzate nella Bassa Veronese e nell’area polesana, che, con i loro 3700 ettari di risaie, rappresentano due produzioni di eccellenza, il Vialone nano e il riso del Delta.

In Veneto il più antico zuccherificio italiano in attività. Si tratta di un provvedimento molto atteso dal settore, che valorizza la tipicità delle nostre produzioni e difende il comparto dello zucchero italiano, strategico sia dal punto di vista agricolo che industriale. Il Veneto ha a Pontelongo (Pd) il più antico zuccherificio ancora in attività, che rappresenta il secondo polo italiano dopo quello di Minerbio (Bologna), entrambi gestiti da Coprob, la cooperativa dei quasi 6 mila produttori di zucchero italiano. “Promuovere la coltura della barbabietola da zucchero significa creare la condizione primaria per difendere la produzione di zucchero italiano dalla ‘deregulation’ europea”, ha commentato in merito l’assessore all’Agricoltura Pan.

Fonte: Servizio stampa Regione Veneto

 

Incentivi regionali alle imprese agricole per adesioni ai consorzi di garanzia, pubblicazione bando sul Bur a metà agosto 2018

La Regione Veneto stanzia nel 2018 550 mila euro per incentivare le imprese agricole ad associarsi ai Consorzi di garanzia collettivi (Confidi).

A fronte di prestiti a breve e medio termine, della durata compresa fra 12 e 60 mesi, accesi dalle imprese agricole per  sostenere le spese anticipate per il completamento del ciclo produttivo-colturale fino alla vendita dei prodotti o per effettuare investimenti funzionali all’attività produttiva aziendale, sono previsti contributi, fino ad un massimo di 2.500 euro per coprire le spese di commissione. I contributi sono parametrati all’importo garantito ed alla tipologia di garanzia, con particolare riguardo per giovani imprenditori e donne: per under 40 e imprese a conduzione femminile la soglia di aiuto regionale sale a 3 mila euro.

Delibera di bando in calendario a metà agosto. Le domande devono essere presentare ad Avepa entro 60 giorni dalla pubblicazione sul BUR della delibera di bando (in calendario per metà agosto). L’Agenzia regionale per i pagamenti ne curerà l’istruttoria per l’ammissione ed il nulla osta al rilascio della garanzia che dovrà essere perfezionata dal beneficiario con il Consorzio fidi. Avepa, quindi, pagherà su presentazione della fattura per il servizio reso dal Confidi.

Fonte: Servizio stampa Regione Veneto

Capolarato in agricoltura in Veneto, istituito un tavolo regionale di contrasto allo sfruttamento dei lavoratori

Una cabina di regìa tra enti di controllo e di vigilanza, sindacati e associazioni datoriali. Un piano di formazione per gli ispettori del lavoro e una campagna di sensibilizzazione tra i lavoratori, perchè siano consapevoli dei loro diritti. E la valorizzazione degli enti bilaterali, per far incontrare domanda e offerta di lavoro in agricoltura, soprattutto nei momenti di maggior flessibilità, legati ai lavori stagionali. Queste alcune delle proposte emerse dal tavolo regionale sul contrasto al caporalato in agricoltura, riunitosi lo scorso 24 lugli in Regione a Palazzo Balbi (Venezia).

Gruppo di lavoro istituzionale. La Giunta regionale del Veneto – su istanza delle organizzazione sindacali – ha inteso istituire un gruppo di lavoro ‘istituzionale’ che coinvolge gli assessorati al Lavoro, all’Agricoltura e alle Politiche sociali, gli istituti di vigilanza e controllo nel mondo del lavoro, i sindacati, le organizzazioni datoriali e dei produttori del settore primario, il mondo della cooperazione e il terzo settore, per monitorare e contrastare lo sfruttamento illegale di lavoratori, in particolare nelle attività agricole. La prima riunione del tavolo istituzionale ha visto la partecipazione degli assessori Giuseeppe Pan (Agricoltura) e Manuela Lanzarin (Sociale), di Mattia Losego, responsabile dell’unità regionale di crisi per conto dell’assessore al lavoro Elena Donazzan, dell’Ispettorato interregionale del Lavoro di Venezia, del nucleo carabinieri dell’Ispettorato del lavoro, dei referenti del network veneto contro le vittime della tratta e dello sfruttamento, di Inail, Inps, Veneto Lavoro, dei rappresentanti sindacali di Cgil, Cisl e Uil per il mondo agricolo, Cia, Confagricoltura, Coldiretti, Copagri, Anpa, Eurocoltivatori, Confcooperative, Legacoop, Unci Agci, Unione italiana cooperative.

In Veneto fenomeno contenuto ma da monitorare e prevenire. “Il caporalato in Veneto è fenomeno contenuto – ha affermato l’assessore all’agricoltura Giuseppe Pan – tuttavia da monitorare e da prevenire, incentivando nuove modalità più snelle di incontro tra domanda e offerta di lavoro, in particolare nel settore agricolo che conta 64 mila imprese agricole, spesso legate nei ritmi di lavoro alla stagionalità della raccolta. Nel 2017 nelle imprese venete del settore primario sono stati assunti 32 mila lavoratori di nazionalità italiana e 43 mila stranieri. L’esperienza dimostra che devono essere ripensate le modalità del collocamento e sperimentate forme di raccordo diretto tra associazioni datoriali e parti sindacali, su base territoriale”.

Fondamentale il lavoro di “rete”. La Regione Veneto, per parte sua, è già impegnata da tempo nel network regionale di contrasto allo sfruttamento sessuale, alla tratta, accattonaggio e sfruttamento lavorativo, ha ricordato l’assessore Lanzarin: “Nel 2017 gli operatori del progetto N.A.V.E., di cui è capofila il comune di Venezia e regista la Regione Veneto, hanno contattato oltre 6 mila persone e preso in carico 354 persone, di cui 32 hanno iniziato a collaborare con l’autorità giudiziaria. Alcuni sono casi di emersione dallo sfruttamento lavorativo, grazie anche all’applicazione della legge 199/2016 di contrasto al caporalato. Il lavoro di ‘rete’ tra enti, servizi,  categorie economiche, associazioni sindacali e del terso settore è fondamentale per contrastare illegalità, sfruttamento e lavoro nero”.

Il Nucleo dei carabinieri presso l’Ispettorato interregionale del lavoro ha confermato che attività ispettive anti-sfruttamento lavorativo sono in corso nelle province di Venezia, Padova, Verona, Rovigo e Vicenza, alcune delle quali sono culminate con arresti in flagranza. Le richieste emerse al tavolo regionale, e che saranno oggetto delle proposte operative da valutare nel prossimo incontro di inizio autunno, puntano ad un coordinamento sempre più stretto tra tutti i soggetti, alla condivisione di dati omogenei sui fenomeni di sfruttamento in agricoltura e di strumenti operativi per arginare il fenomeno del caporalato.

Fonte: Servizio stampa Regione Veneto

Cimice asiatica, danni preoccupanti alle coltivazioni in Veneto, reti antigrandine e antinsetto i rimedi attuali, in attesa dei risultati di ricerca dell’Università di Padova

frutti danneggiati dalla cimice asiatica, che punge e succhia, come ci ha evidenziato la nostra lettrice Giuseppina Vittadello

Con il ritorno del caldo la cimice asiatica (Halymorpha halys), presente in Veneto dal 2015, colpisce e attacca ancor più le coltivazioni – frutteti ma anche cereali – delle campagne venete. Da un’iniziale concentrazione nell’Alta Padovana e nel Trevigiano, la cimice asiatica si sta diffondendo ora con particolare intensità nella Bassa Padovana, nel Polesine e nel Veronese. Se ne è parlato ieri nell’incontro organizzato da Coldiretti Veneto nella cooperativa Co.Fru.Ca di Castelbaldo (Pd), a cui era presente anche l’assessore regionale all’Agricoltura Pan.

il frutto tagliato con un coltello nella parte in cui la cimice asiatica lo ha danneggiato

Danneggiati soprattutto i margini degli appezzamenti. La Regione ha affidato al Dipartimento di agronomia animali e ambiente dell’Università di Padova l’incarico di studiare la localizzazione e il ciclo di attività della cimice asiatica e di individuare le migliori strategie di prevenzione e contrasto. Al momento, il lavoro dei ricercatori, coordinati dal dottor Alberto Pozzebon e dai servizi fitosanitari della Regione Veneto, ha consentito di mappare la presenza della cimice nel nostro territorio, di osservarne l’evoluzione e di indicare le possibili misure di contenimento. Lo studio ha prodotto, per ora, questa prima evidenza: le cimici asiatiche infestano e danneggiano soprattutto i margini degli appezzamenti e la misura più efficace per limitare i danni e ridurre l’uso di insetticidi chimici risulta essere il posizionamento di reti antigrandine e reti antinsetto, in modo da chiudere i bordi degli appezzamenti. “E’ un espediente che consente di contenere i danni anche fino al 70 per cento ma non è certo risolutivo perché le cimici trovano comunque il modo di intrufolarsi dal terreno e perché l’impiego delle reti su vaste superfici diventa oneroso. Il ricordo ai trattamenti con prodotti fitosanitari invece è poco efficace e quasi nullo con le specie adulte. Inoltre non è assolutamente praticabile per le coltivazioni biologiche, sempre più diffuse tra le nostre aziende”, racconta Massimo Bressan, presidente di Coldiretti Padova.

Ooencyrtus telenomicida

Il progetto di ricerca dell’Ateneo patavino, finanziato dalla Regione con 62.750 euro, prevede tre strategie: a) lo studio delle preferenze della cimice di fronte alle diverse varietà colturali; b) l’individuazione dei migliori antagonisti naturali, puntando ad allevare i parassitoidi più efficaci; c) test su prodotti di origine naturale in grado di esercitare un effetto repellente nei confronti della cimice asiatica. Sono in corso le sperimentazioni su un imenottero, l’Ooencyrtus telenomicida, le cui femmine sono in grado di parassitare le uova di cimice asiatica in grande quantità e in breve tempo, con una certa efficacia. Si è ancora lontani, però, dalla possibilità di applicare su larga scala questa soluzione perché la fase di studio non è ancora terminata.

Costi per le reti ammessi nei contributi Psr. In attesa che il lavoro dei ricercatori ottenga risultati sperimentabili su vasta scala, la Regione continua a sostenere i produttori ortofrutticoli ammettendo ai contributi dei bandi Psr gli investimenti finalizzati alla difesa attiva, come l’acquisto e la collocazione di reti antinsetto. Sono investimenti utili per migliorare le prestazioni e la competitività dell’impresa agricola, che possono godere di contributi dal 40 al 60% della spesa sostenuta, a seconda dei soggetti e delle zone interessate.

Fonte: Servizio stampa Coldiretti Padova e Regione Veneto

Agricoltura e agroalimentare Veneto, nel 2017 registrata una crescita ma il trend è in chiaroscuro

Veneto Agricoltura ha presentato lo scorso 4 luglio a Legnaro (Pd) il Report finale 2017 sull’andamento dell’agricoltura e dell’agroalimentare veneto, che ha evidenziato un’altra annata in chiaroscuro, indice di una realtà complessa e in evoluzione che va conformandosi alle esigenze di un mercato sempre più dinamico e globale. Buono comunque il risultato generale, visto che nel 2017, nonostante un andamento climatico penalizzante,  il valore complessivo della produzione lorda agricola regionale è stimato in 5,9 miliardi di euro, in crescita del 3,9% rispetto al 2016.

Imprese e occupazione. Il numero di imprese agricole attive iscritte al Registro delle Imprese delle CCIAA del Veneto si attesta a 63.637 unità, in flessione dello 0,7% rispetto all’anno precedente. Si registra però una crescita sia delle società di capitali (+5,5%) che delle società di persone (+3%). In aumento anche le altre forme di impresa (+3,3%), mentre prosegue il calo delle ditte individuali (52.403, -1,5%), che tuttavia costituiscono ancora la maggioranza delle aziende agricole venete (82%). Nel Veneto il numero di occupati in agricoltura risulta essere in calo (-5,7%, pari a 68.452 addetti), una cifra comunque superiore rispetto al 2015 (+9,4%).

Cereali e colture industriali. Buona annata per i cereali autunno-vernini che hanno visto un incremento delle rese ad ettaro a due cifre: +18,7% per il frumento duro, +13,8% per il tenero, +30% per l’orzo. Annata negativa invece per il mais a causa delle ondate di calore estive: alla diminuzione della superficie (165 mila ha a granella, -2,6% sul 2016) si è affiancata una contrazione delle rese di oltre il 14%. Male anche la soia (-17%) messa a dura prova dal clima e dalla cimice asiatica.

Colture ortofrutticole. Nel 2017 le superfici investite a orticole sono state pari a 27.600 ha (+1%, valore della produzione pari a 660 milioni di euro). Si stima che le orticole in piena aria, che rappresentano il 75% degli ortaggi coltivati in Veneto, si attestino a circa 20.500 ha (+2%), in aumento le piante da tubero (3.100 ha, +5%), mentre si riducono le orticole in serra, stimate in circa 4.000 ha (-6%). Le colture frutticole investono complessivamente circa 17.800 ha (+0,7%) mentre l’olivo è stabile a 5.000 ha. Il valore della produzione di frutta fresca è stato di circa 257 milioni di euro, un calo del -12% dovuto alle condizioni climatiche della primavera 2017.

Vitivinicoltura. La superficie vitata nel Veneto è pari a 80.255 ha, con un rialzo annuo del 4,2%, e una produzione di 11 mln q di uva (-15,5%, anche in questo caso l’andamento meteo ha colpito duro). La corrispondente produzione di vino si è fermata a circa 8,5 mln hl (-16,5%), il 73% Doc/Docg e il 23% Igt. Il Veneto nel 2017 ha esportato vino per 2,13 mld di euro (+6,4%) con gli spumanti, in gran parte rappresentati dal Prosecco, che vedono crescere i ricavi del 15,9% e i quantitativi del 13,4%.

Zootecnia. Nel 2017 le consegne di latte in Veneto registrano un ulteriore aumento del 3%, quasi il doppio rispetto al 2016, con un valore della produzione ai prezzi di base di 417 milioni di euro, in significativo recupero rispetto al 2016 (+9,5%), seppure ancora sotto i valori del 2013 e 2014, ad indicare un valore del latte crudo ancora basso, che nel 2017 è stato di 36,25 euro/hl (+11,3%). La produzione di carne bovina in Veneto è leggermente aumentata (+1%), arrivando a 173.000 t, e il valore della produzione ai prezzi di base è risultato pari a 420 milioni di euro, con una crescita del 2,5%. Il numero di ingressi di animali vivi è in aumento del 3,1% rispetto al 2016 con la Francia che continua ad incrementare la propria quota di mercato arrivata ormai all’82%. Il Veneto rimane la regione che più importa animali da allevamento, con una quota di oltre il 60% sul totale nazionale. Gli allevamenti da carne con almeno 1 capo sono scesi a 7.000 unità, quasi 500 in meno rispetto al 2016 (-6%). Va segnalata una lieve ripresa sia degli acquisti dei prodotti lattiero-caseari che di carne bovina. Aumenta la produzione di carne suina in valore (+15,8%), ma diminuisce la quantità (-2,8%).

Industria alimentare. Con una leggera diminuzione del numero di imprese attive (3.671 unità, -0,2%) e un incremento del numero di occupati (circa 40.000 addetti, +2,7%), l’alimentare rappresenta una quota del 7% del comparto manifatturiero. Gli indicatori sono di segno positivo: produzione (+2,7%), fatturato (+3,1 %), domanda interna (+3,2%) e, soprattutto, ordinativi esteri (+2,5%).

Import/Export. La bilancia commerciale veneta dei prodotti agroalimentari segna anche nel 2017 un saldo negativo di circa 483 milioni di euro. Il deficit è quasi raddoppiato rispetto al 2016, aumentando dell’80,8% a causa soprattutto all’incremento delle importazioni (+7,6%), mentre le esportazioni hanno registrato una crescita più modesta (+4,5%).

Primi risultati del 2018. Gli analisti di Veneto Agricoltura, relativamente alle intenzioni di semina, evidenziano una ripresa degli investimenti nei cereali autunno-vernini, mentre quelle a frumento duro e orzo dovrebbero aumentare in maniera meno rilevante. Relativamente alle colture a semina primaverile, le superfici a barbabietola da zucchero dovrebbero rimanere sostanzialmente invariate, mentre si stima una ulteriore perdita di superfici per il mais granella a vantaggio degli investimenti a soia. Buono, al momento, l’andamento vegetativo della vite. Nei primi 5 mesi del 2018 si sta assistendo ad un calo delle quotazioni del latte, sia a livello UE che Italia, di almeno un paio di euro/hl. rispetto agli ultimi mesi del 2017. In Veneto i valori sono scesi, a maggio, sotto i 36 euro/100 lt. Nel primo trimestre del 2017 gli acquisti di carni bovine da parte delle famiglie continuano a crescere, con un aumento della spesa del 5,4% sia per un aumento dei prezzi, ma anche della quantità (+2,5%).

Fonte: Servizio stampa Veneto Agricoltura