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Premio “Cucina – Identità del Territorio”, Antica Trattoria al Bosco di Saonara (PD) miglior ristorante 2020 per il periodico “Con i piedi per terra” 

Venturato, Gambin con Stefania Deniele e Renato Malaman

Lunedì 8 novembre scorso,  l’Antica Trattoria al Bosco, storico ristorante di Saonara (PD), è stato proclamato miglior ristorante 2020 dal periodico “Con i piedi per terra”, diretto dal socio Argav Mauro Gambin, per essere riuscito a rappresentare al meglio la tradizione e i valori enogastronomici del proprio territorio.

Premio Cucina Identità del Territorio. Nel corso di un incontro conviviale organizzato nel locale premiato, Mauro Gambin e Giampaolo Venturato, editori del periodico che guida alla conoscenza di arte, storia, natura e prodotti tipici della Bassa Padovana, hanno consegnato nelle mani della titolare, Stefania Daniele, davanti ad un numeroso pubblico, costituito dai migliori ristoranti padovani e da diversi produttori dell’agroalimentare, la targa con l’alberello simbolo della testata. La scelta è ricaduta sullo storico ristorante dopo aver valutato i risultati delle “pagelle” delle recensioni redatte dal giornalista Renato Malaman, socio Argav, nel corso del 2020. Il critico enogastronomico, da anni “firma” della testata, ha visitato anche lo scorso anno alcuni ristoranti della Bassa Padovana e dei territori limitrofi per valutarne la proposta.

A portare in alto il punteggio assegnato all’Antica Trattoria al Bosco, che proprio nel 2020 ha compiuto 40 anni di attività, sono stati il largo impiego in cucina di materie prime locali, la stretta osservanza della stagionalità, la rielaborazione della tradizione secondo fantasia e creatività, l’accoglienza, l’abbinamento ai vini e – ovviamente – il rapporto qualità-prezzo. A fianco della consegna della targa con l’alberello, la serata di premiazione ha visto l’assegnazione anche di due Menzioni Speciali, la prima al ristorante Heros di Piove di Sacco (PD) e l’altra alla pizzeria Mama di Lendinara (PD), entrambi ritenuti dalla giuria del premio, costituita dalla redazione del magazine, sicuri presidi dell’identità gastronomica e capaci innovatori nell’elaborazione di una proposta di ristorazione in chiave moderna e originale.

Premio arrivato alla quinta edizione. Le precedent isono state vinte dal ristorante La Torre di Monselice, dall’Hostaria San Benedetto di Montagnana, dal Ristorante La Montanella di Arquà Petrarca e dal Ristorante Boccadoro di Noventa Padovana.

Fonte: Servizio stampa “Con i piedi per terra”

Nuove varietà di riso e viti resistenti ai cambiamenti climatici

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Nuove varietà di riso e viti  resistenti, pomodori con tolleranza a stress, meli con cicli vegetativi più lunghi. E ancora: flussimetri, stazioni meteo, elettrovalvole e modelli predittivi che indicheranno come comportarsi nei campi in caso di carenze idriche e situazioni meteo anomale. L’agricoltura si affida alla ricerca per affrontare la sfida dei cambiamenti climatici, che stanno stravolgendo le stagioni e i cicli delle colture, causando danni e perdita di redditività. Una ricerca che ha già un piede nel futuro con interessanti sperimentazioni, presentate nei giorni scorsi al convegno di Verona “Cambiamenti climatici e frutticoltura: subirne le conseguenze o gestirle?”, promosso da Confagricoltura Verona in collaborazione con Crédit Agricole, e moderato da Antonio Boschetti, direttore dell’Informatore Agrario.

Interventi. “I cambiamenti climatici, con frutta e orticole falcidiate da eventi sempre più violenti e imprevedibili, stanno mettendo a dura prova l’agricoltura, che anche quest’anno ha pagato un prezzo altissimo con intere colture decimate da grandine e tempeste, oltre che da gelate tardive e lunghi periodi di siccità – ha detto Alberto De Togni, presidente di Confagricoltura Verona -. Abbiamo già parziali risposte dalle tecnologie più avanzate per cercare di gestire gli eventi imprevedibili, ma la strada è ancora lunga. Dovremo sempre di più puntare su strumenti innovativi come app, big data, sensori, immagini satellitari e droni, che potranno rendere le coltivazioni italiane più adatte al clima che cambia”. Secondo Davide Leonardi, vicedirettore regionale di Crédit Agricole, “sarà importante garantire forme di sostegno dedicate in questo delicato passaggio, che sta avendo un impatto enorme sui bilanci delle aziende agricole”. Giordano Emo Capodilista, vicepresidente nazionale di Confagricoltura e Paolo Ferrarese, vicepresidente regionale, hanno auspicato più attenzione e sostegno per le imprese agricole e un’accelerazione sulla ricerca, che in Italia e in Europa vede ancora molti pregiudizi nei confronti delle tecniche più innovative. Stefano Vaccari, direttore del Crea, Consiglio per la ricerca e l’economia in agricoltura, ha spiegato che 2.213 persone stanno lavorando nell’istituto per la ricerca italiana, di cui buona parte impegnata sulle nuove frontiere che sono  la genomica, la precisione, l’energia e la sostenibilità. “I cambiamenti climatici stanno spostando i paradigmi e i punti di riferimento – ha chiarito -. Le gemme anticipano i tempi, le gelate arrivano in tarda primavera, tornano fitopatie che non si vedevano da vent’anni, come la maculatura bruna delle pere. Stiamo perciò lavorando per produrre nuove varietà di piante che si adattino alle nuove condizioni, senza però cambiare il prodotto, perché anche tra vent’anni i consumatori vorranno il Prosecco, i kiwi e le mele veronesi, l’Amarone.  Con il genome editing, che non è ogm perché si rafforzano le piante utilizzando il loro dna, stiamo ottenendo piante di glera resistenti alle malattie, altre allo stress idrico e altre ancora agli eccessi di calore. Stiamo lavorando anche sull’agricoltura di precisione con sistemi previsionali per la difesa delle colture, di simulazione per ottimizzare le risorse idriche, di previsione delle rese per i seminativi”.

Risparmio idrico. Raffaele Giaffreda, ricercatore della Fondazione Bruno Kessler, ente di ricerca al top in Italia con oltre 400 ricercatori e 11 centri dedicati alle tecnologie e all’innovazione, ha sottolineato che il 20 per cento del territorio europeo è già interessato da condizioni di scarsità d’acqua. “Dobbiamo mettere a punto sistemi di risparmio della risorsa – ha precisato – utilizzando sensori che monitorano il contenuto di acqua nelle piante, ma anche reti ad ampia copertura, stazioni meteo, big data. La sensoristica potrà aiutarci anche con le gelate, per capire quando e dove intervenire, oppure nel monitorare le temperature. Tutto questo, però non può ricadere solo sulle spalle degli agricoltori: serve un approccio multidisciplinare che veda in campo istituzioni, enti di ricerca e altri attori del settore”. Oltre a Lucio Fedrigo, direttore di Gestifondo Impresa, che ha illustrato i nuovi strumenti che affiancheranno gli agricoltori nella gestione dei rischi, erano presenti nel parterre numerosi esponenti della politica. Oltre a Elisa De Berti, vicepresidente della Regione Veneto, che vede nel Pnrr (Piano nazionale di ripresa e resilienza) un’opportunità per spingere l’acceleratore sulla sostenibilità, era presente Marco Andreoli, presidente della Terza commissione della Regione Veneto, che ha puntualizzato come il Veneto abbia il 23% della superficie agricola assicurata per 1,25 miliardi, prima regione in Italia per valore. “I risarcimenti e gli interventi compensativi sono però sempre insoddisfacenti – ha chiosato -, basti pensare che per i danni da gelate di quest’anno, stimati in 220 milioni solo per il Veneto, il ministero ha stanziato160 milioni per tutta Italia, peraltro non ancora assegnati. Nel Psr noi continueremo a dare un sostegno per realizzazione di impianti antibrina, antigrandine e antinsetto. In dicembre lanceremo un bando da 150 milioni con il quale finanzieremo, tra l’altro, attrezzature per il risparmio idrico e investimenti volti alla prevenzione”. Infine l’eurodeputato Paolo Borchia ha espresso preoccupazione per la nuova Pac, la Politica agricola comune, “che dà sempre più oneri e compiti agli agricoltori, tirando però il cordone della borsa sui contributi. Anche gli obiettivi Ue sull’impatto climatico zero entro il 2050 sono poco credibili, in quanto non siamo dotati delle tecnologie necessarie per attuare la rivoluzione verde”.

Fonte: Servizio stampa Confagricoltura Verona

Profumo di rododendro, tiglio e tarassaco, ecco il miele delle Dolomiti bellunesi Dop

MieledelleDololmitiBellunesi_DOPSono ben 6 le tipologie di miele, l’unico tra i tre mieli a denominazione italiani con questa particolarità che, come sottolinea il presidente di Apidolomiti Luca Stefani,  cooperativa che ha promosso la dolce Dop bellunese, riconosce la complessità della biodiversità floricola delle valli dolomitiche.

Tempo di rinnovare il disciplinare. Il miele delle Dolomiti Bellunesi è prodotto, recita il disciplinare della Dop, con il nettare dei fiori del territorio della provincia di Belluno, da sottospecie indigene della specie Apis mellifera. Un disciplinare che festeggia quest’anno i 10 anni. Una decade di Dop è un risultato importante e proprio per questo Luca Stefani sottolinea che è giunto il tempo di rimodulare, rivedere questi importanti vincoli, in quanto molto è cambiato dal 2011. In particolare, sottolinea, i metodi di produzione si sono evoluti, come hanno avuto delle modifiche i parametri chimico-fisici del prodotto. “Assieme alla Regione Veneto stiamo riscrivendo il disciplinare e speriamo al più presto di avere una nuova “Magna Charta” funzionale alle esigenze dei produttori e dei consumatori”.

Un miele che ha sempre saputo essere al passo coi tempi. La tradizionale cultura culinaria locale sull’uso del miele è testimoniata da documenti apocrifi con ricette databili attorno al 1580 e altre, più numerose, dal Seicento in avanti. Un documento del 1712 ne riporta, catalogati, tre diversi tipi: “miele di fiori d’alta alpe”, “miele di brugo”, “miele de bosco misto”. E questo è rimasto, anzi ampliato.

Le tipologie. Il miele delle Dolomiti Bellunesi Dop si contraddistingue per l’ampio assortimento di colori e sapori del territorio. A seconda della fioritura periodica nel disciplinare si distinguono le tipologie: millefiori con colore che varia dal giallo chiaro all’ambrato; acacia, colore giallo paglierino trasparente, sapore delicato e molto dolce (per l’avverso andamento climatico quest’anno la produzione di acacia è stata minima o nulla); tiglio, dal sapore dolce con leggero retrogusto amaro e colore variabile dal giallo chiaro al verdolino; castagno, bruno scuro, poco dolce e amarognolo; tarassaco, miele con riflessi gialli, poco o normalmente dolce, solitamente acido, leggermente amaro; rododendro, delicato e pressoché trasparente.

Solo tre i produttori che oggi producono questa Dop, per una produzione totale di nicchia di 3-400 kg/anno. Le arnie in cui viene prodotto sono di tipo stanziale, anche se possono essere periodicamente spostate, ma sempre all’interno della provincia di Belluno. L’estrazione del miele avviene dai melari mediante centrifugazione e le api devono essere allontanate solo con metodi che escludono l’impiego di sostanze che potrebbero alterare il prodotto, che è immesso in commercio tutto l’anno nelle diverse tipologie in contenitori di vetro da 250, 500, 1000 g, con tappo metallico e sigillati con l’etichetta Dop.

Fonte: Servizio stampa Veneto Agricoltura

28 giugno 2021, a Treviso si parla delle opportunità date dal Pnrr per l’agricoltura irrigua e la tutela del paesaggio in Veneto, a Padova di allevamenti sostenibili, il piano di azione per la zootecnia bovina da carne

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Lunedì 28 giugno prossimo, dalle 10:00 alle 13:00, nell’auditorium di Sant’Artemio (via Cal di Breda 116, edificio 3) a Treviso, nell’ambito del Festival della Bonica Terrevolute, si svolgerà il convegno e tavola rotonda “Veneto: opportunità Pnrr per l’agricoltura irrigua e per la tutela del paesaggio”, organizzaato da Anbi Veneto e Consorzio di bonifica Piave in collaborazione con Coldiretti, Confagricoltura e Cia Veneto.

Programma. Ore 10, registrazione partecipanti. Ore 10:30 saluti di Gian Marco Centinaio, sottosegretario Ministero Politiche Agricole 10:40 Apertura Amedeo Gerolimetto, presidente Consorzio di Bonifica Piave, Stefano Marcon, presidente Provincia di Treviso , Rappresentante del Comune di Treviso. Ore 11:00 Interventi: Fabrizio Dughiero, prorettore Università degli Studi di Padova, Marina Colaizzi, segr. gen. Autorità Bacino Distrettuale Alpi Orientali, Maria Rosa Pavanello, vice presidente vicario ANCI Veneto, Francesco Cazzaro, presidente ANBI Veneto, Massimo Gargano, direttore generale ANBI. La manutenzione gentile a servizio dell’ambiente, presentazione del “Manuale per la gestione ambientale dei corsi d’acqua”, Marco Monaci, curatore del manuale; L’irrigazione in Veneto, scenario attuale e opportunità derivanti dal PNRR, Andrea Crestani, direttore ANBI Veneto. 11:50 Tavola Rotonda, Francesco Vincenzi, presidente nazionale ANBI, Gianpaolo Vallardi, presidente Commissione Agricoltura del Senato, Daniele Salvagno, presidente Coldiretti Veneto, Lodovico Giustiani, presidente Confagricoltura Veneto, Gianmichele Passarini, presidente Cia Veneto. 12:50 Il PRRR della Regione del Veneto, Federico Caner, assessore all’Agricoltura Regione del Veneto, modera Antonio Boschetti, direttore Informatore Agrario.

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Sempre lunedì 28 giugno, dalle ore 10, nel salone delle feste dell’hotel Crowne Plaza a Padova (via Po 197, uscita autostrada Padova Ovest), si terrà il meeting in presenza “Allevamenti sostenibili il piano d’azione per la zootecnia bovina da carne”, organizzato da AOP Italia Zootecnica

Programma. Ore 10 Apertura dei lavori del meeting – Fabiano Barbisan, presidente AOP Italia Ore 10.15 Zootecnica, Criticità e potenzialità ambientali dell’allevamento da carne bovina Giacomo Pirlo – Centro di ricerca Zootecnia e Acquacoltura Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria. Ore 10.30 I risultati del progetto LIFE BEEF CARBON Luciano Migliorati – Centro di ricerca Zootecnia e Acquacoltura Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria. Ore 10.45 La sostenibilità certificata Maria Chiara Ferrarese – CSQA Certificazioni Srl. Ore 11 Una strategia per il settore bovino da carne nella nuova PAC Samuele Trestini – Università degli Studi di Padova. Ore 11.15 Presentazione Piano d’Azione per la Zootecnia Bovina da Carne Giuliano Marchesin – Direttore AOP Italia Zootecnica. Ore 11.30 Presentazione APP BEEF COST Claudio Montanari – Andrea Rocchini – CRPA Reggio Emilia Ore 11.45 Interventi programmati Ore 12.15 Domande ai relatori (scritte su modulo distribuito in sala o, per i collegati dall’esterno, tramite WhatsApp al n. 3351225800) – Ore 12.25 Risposte dei relatori Presentazione PDL per istituire la “Giornata nazionale della zootecnia bovina da carne” Ore 12.35 Chiusura dei lavori – Interventi Autorità Presenti Ore 13 A tavola, nel ristorante del Crowne Plaza, per degustare la carne di “Scottona allevata ai cereali” del Sistema Qualità Nazionale Zootecnia “Consorzio Sigillo Italiano”.

Al meeting è stato invitato il Ministro delle Politiche Agricole, Stefano Patuanelli. Il meeting verrà trasmesso in diretta streaming: per collegarsi, questo il link: https://www.youtube.com/verdeanordest L’invito è esteso a tutte le Regioni con un collegamento in diretta su piattaforma ZOOM che verrà inviato per mail prima dell’incontro. Info Covid-19: Per ragioni di sicurezza è obbligatoria la prenotazione dei posti in sala e al ristorante (max 120 persone) inviando una mail a info@italiazootecnica.it oppure un messaggio WhatsApp, con i nominativi, al n. 3351225800.

Fonte: Anbi Veneto/Italia Zootecnica

Alla prima edizione del “Festival So Agro” a Padova lanciato un monito: “Con il cambiamento climatico sparirà il 56 per cento delle regioni vitivinicole mondiali”

lavoro cooperativa agricolaCon il cambiamento climatico e un innalzamento delle temperature di 4°, il 56% delle attuali regioni vitivinicole è destinato a sparire, nel 2100 si arriverà all’85%. Questo significa che dovrà cambiare l’approccio alla viticoltura e al modello agricolo. E questo è un problema economico e di sostenibilità”. Questo è il messaggio lanciato da Tommy Meduri, cofondatore di Rete 231, dal palco di SO AGRO, il nuovo festival dell’Agroalimentare Veneto organizzato da Irecoop e Confcooperative Veneto, conclusosi lo scorso 28 maggio.

Sostenibilità ambientale, aziendale e di economia circolare. Se la sostenibilità per le aziende sta diventando un imperativo per avere successo sul mercato, per il consumatore sta diventando una scelta consapevole. Lo hanno testimoniato i numerosi casi presentati nella due-giorni di SO AGRO. L’agroindustria ha comunque retto l’impatto della pandemia. Nel 2020 il settore ha registrato solo un -0,4% sul 2019, che si era chiuso a sua volta con un +4,5% sul 2018”ha spiegato Gianluca Toschi, ricercatore senior di Fondazione Nordest. “Nell’arco di 11 anni, dal 2008 al 2020, l’export agroindustriale è quasi raddoppiato, crescendo di quasi il 90%, a fronte di un manifatturiero che si è fermato al +18%”.

La cooperazione è resiliente: permette collaborare per uno scopo comune ed è stata ciò che ha permesso la tenuta del settore” ha dichiarato Ugo Campagnaro, presidente di Confcooperative Veneto, che rappresenta 230 cooperative attive nel settore agroalimentare (vino, allevamento, pesca, ortofrutta, cereali, latte e prodotti caseari, carni), con oltre 34.300 soci e quasi 11.500 addetti, per un fatturato di oltre 5 miliardi di euro.Alla prima edizione di SO AGRO abbiamo voluto presentare stimoli, esempi di successo, proposte operative, perché dal confronto, dalla contaminazione e dalla cultura si crea lo sviluppo”. Nei due giorni di evento, in diretta online dal BUH12 di Padova, Irecoop e Confcooperative, 16 speakers, di grandi aziende dell’agroalimentare, produttori ed esperti hanno offerto nuovi strumenti e leve di accesso ai mercati tra sostenibilità e certificazioni, economia circolare, e-commerce e internazionalizzazione, comunicazione ed etichettatura. Per informazioni: www.soagro.it facebook.com/soagrofestival

Fonte: Servizio stampa So Agro

Consorzio Agrario del Nordest verso l’adesione a Consorzi Agrari d’Italia

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Il Consorzio Agrario del Nordest, superando le divisioni preesistenti tra Consiglieri, lo scorso 11 maggio ha approvato all’unanimità in Cda la proposta di riesame del progetto di adesione a Consorzi Agrari d’Italia Spa.

La proposta sarà delineata al meglio e presentata per l’approvazione ai soci in assemblea deliberativa dal presidente Ettore Prandini insieme al direttore generale Pierluigi Guarise in condivisione con gli attuali soci di Consorzi Agrari d’Italia Spa, ovvero Bonifiche Ferraresi Spa ed i Consorzi Agrari dell’Emilia, del Tirreno, dell’Adriatico e del Centrosud.

Fonte: Servizio stampa Consorzio Agrario del Nordest

“Giù le mani dal Serprino” il monito al Governo di Consorzio e sindaci dei Comuni dei Colli Euganei contro la modifica dell’etichettatura dei vini

Fa il verso ad una pubblicità che spopolava tempo fa,  il provocatorio video “Giù le mani dal Serprino“, girato dal Consorzio per la Tutela dei Vini dei Colli Euganei di concerto con i sindaci dei Comuni del territorio e con il supporto di associazioni di categoria e Regione, per chiedere a gran voce al ministero dell’Agricoltura di rivedere la modifica del decreto sull’etichettatura dei vini. Il rischio, infatti, è quello che il nome Serprino possa essere utilizzato da chiunque in Italia, privando i Colli di uno dei prodotti più identitari del territorio. 

Se passasse la bozza di decreto, infatti, sarebbe possibile produrre ovunque con le uve Glera e Pinella “spumanti generici” nelle categorie “Vino spumante”, “Vino spumante di tipo aromatico” senza Dop e Igp, con i sinonimi “Serprino” e “Pinello” utilizzati attualmente solo per designare vini della Doc Colli Euganei. “Il Serprino oggi è esclusiva dei Colli Euganei, è nostro e vogliamo tenercelo, salviamo le piccole eccellenze italiane” è il grido lanciato dal Consorzio, che ha raccolto unanime consenso nei social e tra tutti i padovani. 

 

Agricoltura. Definito l’accordo di rinnovo del contratto provinciale del lavoro nella provincia veronese. Aumenti retributivi dal primo gennaio 2021, da settembre per gli agriturismi .

Siglato lo scorso 25 marzo l’accordo di rinnovo del contratto provinciale del lavoro per gli operai agricoli e florovivaisti di Verona tra le organizzazioni di categoria Coldiretti, Confagricoltura e CIA Verona e i sindacati FAI-CISL, FAI-CGIL e UILA-UIL per il quadriennio 2020-2023. Una trattativa complessa e articolata per l’incertezza della situazione che tutti, aziende e lavoratori nel settore agricolo, stanno vivendo ma con la comune volontà delle parti di trovare un punto di equilibrio con un atteggiamento propositivo per il futuro.

L’aumento retributivo convenuto per i lavoratori è dell’1,7% per tutti i livelli con decorrenza dal primo gennaio 2021, con recupero dei mesi gennaio-marzo nella mensilità di aprile. Tali disposizioni valgono per tutte le aziende agricole ad esclusione di quelle agrituristiche, che sono ancora oggi le più colpite del settore per l’emergenza sanitaria. Per queste, gli aumenti decorreranno dall’1 settembre 2021. L’accordo prevede altresì un adeguamento degli scaglioni per il salario variabile, che viene corrisposto qualora l’azienda agricola, sulla base delle risultanze dei dichiarativi fiscali, abbia avuto un’annata positiva. È stato introdotto anche per gli operai a tempo determinato, se presenti nella stessa azienda da almeno 150 giornate, un permesso retribuito per matrimonio pari a 39 ore lavorative.

Dichiarazioni. “In questo ultimo anno trascorso, a causa dell’emergenza pandemica, non c’è un settore produttivo in ambito agricolo che non sia in sofferenza, con forti conseguenze sulle varie attività”, evidenzia Daniele Salvagno, presidente di Coldiretti Verona che aggiunge: “In questo contesto era necessario rinnovare l’accordo provinciale del lavoro per determinare gli aumenti salariali dei lavoratori con un occhio di riguardo per il settore agrituristico, particolarmente colpito dalle limitazioni imposte dalla legge e tuttora in forte difficoltà”. Aggiunge Paolo Ferrarese, presidente di Confagricoltura: “Il rinnovo di questo contratto provinciale tiene conto della crisi innescata e sostenuta dalla pandemia. Infatti, accanto al riconoscimento del particolare danno subito dal settore agrituristico, il contratto non ha previsto aumenti per tutto l’anno 2020. Viene anche introdotto l’utilizzo del welfare. Questo rinnovo contrattuale è comunque il frutto delle buone relazioni sindacali della nostra provincia che trovano espressione concreta nell’attività di Agribi, ente bilaterale per l’agricoltura veronese”. Conclude Andrea Lavagnoli, presidente di Cia – Agricoltori Italiani Verona: “La stipula del contratto ci aiuta ad esercitare un’azione coordinata con tutte le parti firmatarie per una politica dei ristori, modulata in base alle perdite dei diversi comparti”.

Fonte: Comunicato congiunto Coldiretti/Confagricoltura/CIA Verona

Graziano Cortese, primo testimonial della bontà e della versatilità del Broccolo Fiolaro di Creazzo (VI)

Graziano Cortese

(testo e foto di Maurizio Drago, consigliere Argav). Creazzo è un comune che si integra nella confinante città di Vicenza. Metà in collina e metà in pianura, in questo territorio sono presenti cose interessanti e da conoscere. Qui è nata La Piccionaia, una delle compagnie teatrali storiche più famose, quella dei Da Carrara con il teatro popolare e la commedia dell’arte.  Qui troviamo l’università del gusto dove i giovani cuochi imparano il loro percorso.  Ma anche la pista Bmx del ciclismo fuoristrada, una specialità olimpica.

Il Broccolo fiolaro. Creazzo è anche famosa per il broccolo fiolaro, l’ortaggio che anche Michelle,  l’ex moglie del presidente americano Obama, piantò nel suo giardino della Casa Bianca. E del broccolo fiolaro di Creazzo (ora prodotto DE.CO., ossia Denominazione Comunale) ce ne parla con ricchezza di particolari Graziano Cortese, cuoco e titolare della trattoria-pizzeria Bellavista di Creazzo, in cima alla collina, a due passi dal comune.  “Bellavista”  perché  sovrasta il colle e dalla sua terrazza si vede dall’alto la città di Vicenza. 

La pizza con il Broccolo Fiolaro di Creazzo della pizzeria Bellavista

Graziano Cortese e il broccolo fiolaro di Creazzo. Graziano Cortese ne ha da dire sul broccolo fiolaro, perché è stato tra i primi a promuovere questo ortaggio, diventato un piatto “cult” sempre più conosciuto e apprezzato  da giovani generazioni e meno giovani.  Graziano ha inventato la pizza al broccolo fiolaro. Ma anche la pizza “Terra mare alla vicentina”, con il broccolo fiolaro, il baccalà e nel mezzo la polenta: un mix che rappresenta in toto la cucina vicentina. 62 anni, ha vissuto sin dalla giovanissima età in cucina, con la sorella Laura (anche lei ora cuoca). Bisogna ritornare indietro nel tempo quando papà Tullio prese in gestione la Trattoria Cortese, ristorante di famiglia sempre nel paese vicentino.  A un certo punto, Graziano si buttò nell’autotrasporto  merci. Un’attività che gli procurava anche soddisfazioni economiche, con una squadra di collaboratori e un futuro interessante a livello aziendale. Ma il cuore di Graziano lo aveva in cucina e nella sala, ricordando che qui c’era l’aspetto culinario e sociale che lo affascinava. E lui sapeva anche trattenere la gente per i suoi piatti sempre apprezzati. Così, nel 1999, l’autotrasportatore cambiò radicalmente mestiere. Vendette la sua attività e acquistò il locale Bellavista, inizialmente era una pizzeria che lavorava solo la sera. Lui l’aprì anche di giorno con un menu fisso per operai e impiegati.  Un passo alla volta e il suo locale crebbe nel piccolo centro storico di Creazzo. Il salto di qualità lo fece con il broccolo fiolaro.  Fu Graziano l’inventore della pizza al broccolo fiolaro. Partì quindi questo grande sviluppo della comunicazione che portò questa verdura locale a farsi conoscere ed apprezzare nelle tavole dei ristoranti. Nacque così la Confraternita del Broccolo Fiolaro

Graziano Cortese con la moglie Marina

Nel 2000 Graziano aprì l’azienda agricola con la coltivazione degli ortaggi, in particolare del broccolo fiolaro, arrivando a una produzione di 60-70 mila piante all’anno. Ma la sua passione per questa pianta lo ha portato alla realizzazione della caciotta con il broccolo, la crema con il broccolo, la grappa con il broccolo, l’aceto balsamico con il broccolo. Ovviamente, solo ed esclusivamente broccolo fiolaro, quello “giusto”, quello Fiolaro di Creazzo De.Co. A una trasmissione televisiva, ci confida Graziano,  a occhi chiusi riuscì a distinguere il vero broccolo fiolaro di Creazzo DE.CO. perché gradevole, nato a un’altezza di alcune decine di metri, sulla collina, con il sole e il freddo giusti…“Nei nostri piatti c’è sempre. Quando la produzione finisce, non ne abbiamo più”.  Sposato con Marina (con un figlio, Diego), continua la sua attività nella sua trattoria-pizzeria Bellavista, aiutato dal cuoco Andrea e dal personale. Una bella storia di un cuoco ristoratore: dove il cuore lo ha buttato nella cucina!

risotto Bellavista

La ricetta che Graziano Cortese ci propone è il risotto Bellavista, con l’immancabile broccolo fiolaro, la zucca, lo speck e la ricotta affumicata. Gli ingredienti (per 4 persone): 1litro di brodo, 300g di riso Carnaroli, 300g di zucca tagliata a cubetti,  mezza cipolla di Tropea,  300g di broccolo fiolaro di Creazzo DE.CO, 100 g di ricotta affumicata,  50 gr di parmigiano reggiano, 100g di spek, olio extravergine d’oliva qb, sale qb. Per realizzare il risotto, stufiamo il riso Canaroli con cipolla di Tropea e olio extravergine  di oliva. Portiamo il risotto a metà cottura aggiungendo il brodo, poi la zucca a cubetti, i broccoli spadellati, al momento di mantenere lo spek alla julien, burro e formaggio. Una volta impiattato aggiungiamo ricotta affumicata sopra. Il vino?  Possiamo consigliare un  rosso Bonarda dell’Oltrepo Pavese, un vino strutturato ma al tempo stesso morbido e  “solare” adatto a questo piatto  che Graziano ci propone.

 

L’olio di canapa di Lentiai (Belluno) arriva secondo al concorso nazionale Premio Canapa

Elisa Colle con il marito Umberto e i figli Agnese e Pietro

Lentiai, in provincia di Belluno, conquista il secondo gradino del podio al Premio Canapa, concorso nazionale che ogni anno premia il miglior olio di semi di canapa. Ad aggiudicarsi il prestigioso riconoscimento è l’azienda Elisa Colle di Confagricoltura Belluno, che si trova nella frazione Stabie in Valbelluna, con il suo oro verde estratto dalla spremitura a freddo dei semi di cannabis.

La motivazione“Buon rapporto tra gli acidi grassi insaturi (omega 3 e omega 6), a cui si aggiunge un basso livello di acidità e un ottimo contenuto di alfatocoferolo”. Secondo premio, dunque, alle spalle dell’azienda catanese Molino Crisafulli, assegnato in diretta streaming a causa dell’emergenza coronavirus dagli organizzatori di Fracta Sativa Unicanapa, che hanno analizzato gli oli partecipanti in collaborazione con il dipartimento di Farmacia e di agraria dell’Università di Napoli Federico II e il dipartimento di Scienze e tecnologie ambientali biologiche e farmaceutiche dell’Università della Campania. 

Ritorno alle origini. Elisa Colle, titolare di un’azienda agricola giovane, nata nel 2015, è felicissima. “Siamo gli unici del Veneto ad avere partecipato a questo prestigioso premio e mai avremmo pensato di classificarci così in alto, perché c’erano molte aziende del Sud che possono godere di terreni baciati da tante ore di sole rispetto al nostro – racconta -. Una medaglia d’argento frutto non solo del nostro lavoro, ma anche del nostro trebbiatore De Bona, che ci aiuta nella raccolta dei semi di canapa, della società agricola  Moldoi di Sospirolo, il cui laboratorio ultraspecializzato assicura il lavoro di spremitura e confezionamento e di Confagricoltura, che ci ha aiutato nel districarsi tra le normative in materia”. Elisa è originaria di Lentiai, ma da piccola si era trasferita a Torino. Poi, dopo la laurea, la decisione di tornare al paese d’origine del padre. Lì ha conosciuto il marito, Roberto Dalle Mule, e per anni ha lavorato nell’amministrazione di un’azienda. Nel 2015 la decisione di dedicarsi alla campagna di famiglia. “Mi sono chiesta cosa potessi fare per valorizzare i terreni ricevuti in eredità. Così ho iniziato con un ettaro coltivato a mais sponcio rosso, fagiolo gialét e patate rosse di montagna. Poi ho letto un articolo sulla coltivazione della canapa e sulle sue preziose virtù e benefici e mi sono tuffata in un appassionante percorso culturale di recupero di una coltivazione che, nel Bellunese, era diffusa fino agli anni Cinquanta. Abbiamo un ettaro di canapa, verso Arson e Villabruna, dove c’è più sole, grazie al quale produciamo una cinquantina di litri d’olio all’anno. Seminiamo in maggio e a metà settembre raccogliamo. Un ettaro di canapa può produrre dai 5 ai 10 quintali di seme con una resa tra l’10 e il 20 per cento in olio, ma in montagna è al massimo di 4 quintali. La qualità però è molto alta e inoltre è da filiera locale e sostenibile, senza trattamenti chimici. Facciamo vendita diretta o vendiamo l’olio, con il marchio Dolomiti Canapa, nei negozi di vicinato, in confezioni da 0,25 litri. Con la farina di canapa produciamo anche cracker, pane, biscotti e perfino il panettone”.

Canapa a Feltre

L’olio di canapa è noto per il suo ottimale equilibrio tra omega-3 e omega-6 e presenta anche quantità significative di amminoacidi, essenziali per il corretto funzionamento dell’organismo, oltre a numerose vitamine e sali minerali. Un cucchiaino da tè al giorno è ottimo a livello preventivo, mentre una quantità da 1 a 3 cucchiai da tavola ha dimostrato risultati eccellenti in caso di numerosi disturbi, dal sistema osteoarticolare e muscolare a quelli cardiovascolari e del metabolismo. Un prodotto che sta riscontrando una crescente richiesta sul mercato: il prezzo arriva a 60 euro al litro. Non a caso anche in provincia di Belluno la pattuglia di coltivatori di canapa si sta velocemente ingrossando. Una crescita esponenziale che segue il boom italiano: nel giro di cinque anni, infatti, la superficie dei terreni coltivati a canapa è decuplicata, passando dai 500 ettari del 2013 a oltre 4.500 (dati del 2018). “Il nostro obiettivo è di riuscire a incrementare le quantità anno dopo anno, diversificando la proposta e ottimizzando le metodologie di raccolta e lavorazione – sottolinea Elisa Colle -. La canapa è una perfetta coltura da rotazione e la nostra idea è di convertire appezzamenti erosi, depauperati e destrutturati restituendo loro la fertilità chimica, fisica e microbiologica di un tempo. Un duro lavoro che trova senso solo se si riesce a mantenere la filiera di trasformazione nell’ambito del nostro territorio e, in particolar modo, della Valbelluna, uscendo da essa con prodotti di qualità e sani, coltivati nel pieno rispetto della salute, della terra e delle sue tradizioni”.

Fonte: Confagricoltura Veneto