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Patata dolce: se ne parla il 24 novembre 2017 in un duplice evento a Rosolina (RO) e ad Arzerello di Piove di Sacco (PD), in cui si terrà il consueto incontro Argav-Wigwam

Venerdì 24 novembre 2017 sono in programma due eventi per “celebrare” la patata dolce: alle ore 9:45 Veneto Agricoltura propone a Rosolina (RO) presso il Centro “Po di Tramontana” un incontro tecnico; alle ore 19:00 l’Argav con APO Veneto-Friulana presenta ad Arzerello di Piove di Sacco (PD) nel Circolo Wigwam un momento di approfondimento con varie degustazioni della patata dolce di Zero Branco-Tv.

Tra le prime dieci colture al mondo, Veneto primo produttore in Italia. Tra le colture tradizionali autunnali c’è senz’altro la patata americana, che fa tanto “atmosfera di casa”. Non ci si crederà, ma la batata (Ipomoea batatas), meglio  conosciuta come patata dolce o patata americana, è tra le prime dieci colture al mondo. La sua “ecologia” richiede un clima sub e tropicale, aree dove è molto prodotta e consumata. In Italia è considerata una coltura di nicchia, prodotta in gran parte nel Veneto (quasi 250 ha per oltre 40mila t). La patata americana possiede ovviamente un alto contenuto di zuccheri e per questo risulta molto nutriente. Può essere lessata o cotta al forno e per questo si adatta a diversi usi culinari. Ottimi gli gnocchi serviti con la cannella. È utilizzata inoltre per impieghi industriali (produzione di fecola e alcool) e come coltura da foraggio. Una nicchia interessante quindi che fa sorgere l’esigenza di approfondire e migliorarne la gestione sia sotto il profilo varietale che agronomico e fitosanitario, per intercettare un crescente segmento di consumatori nazionali ed europei.

In Polesine. E’ attorno a questo importante tema che ruoterà il focus “Patata dolce, stato attuale e prospettive future” che Veneto Agricoltura organizzerà venerdì 24 novembre nel proprio Centro Sperimentale Ortofrutticolo “Po di Tramontana” di Rosolina (Ro), in via Mocenigo 7. Ore 09.45 – Registrazione partecipanti, ore 10.00 – Alberto Negro, direttore Veneto Agricoltura, Paolo Sambo, Università di Padova (coordinatore); ore 10.15 – Gianni Barcaccia, Univ. di Padova, Miglioramento genetico della patata dolce, Carlo Nicoletto, Univ. di Padova,Tecnica agronomica e aspetti qualitativi, Franco Tosini, Veneto Agricoltura, Tecnica vivaistica: esperienze condotte dal Centro “Po di Tramontana, Federico Nadaletto, OPO Veneto, Problematiche: gestione e difesa della coltura; ore 11.30 – Dibattito. N.B.: Crediti Formativi Riconosciuti 2,5 CFP – Collegio Periti Agrari;0,5 CFP – Ordine Dottori Agronomi; Acquisito anche il  riconoscimento CFP da Collegio degli Agrotecnici. Iscrizioni a questo link.

In Saccisica. Sempre il 24 novembre, alle ore 19:00, nel corso dell’incontro Argav-Wigwam, si terrà nel Circolo di Campagna Wigwam di Arzerello di Piove di Sacco (PD) un incontro di carattere divulgativo dedicato alla patata dolce di Zero Branco (TV). Giancarlo Babbo, responsabile tecnico settore orticolo APOVF (Associazione Produttori Ortofrutticoli Veneto Friulana) illustrerà le caratteristiche della patata dolce di Zero Branco (Prodotto Tradizionale della provincia di Treviso) e descriverà le particolarità che la distinguono dalle altre patate dolci coltivate nel Veneto.

Gli altri appuntamenti dell’incontro Argav-Wigwam. Oltre all’intervento di Giancarlo Babbo, che farà cenni anche sul radicchio rosso tardivo di Treviso, saranno ospiti della serata: Maurizio Galluzzo, coordinatore scientifico “Emergenza 24”, che presenterà questo nuovo network nazionale fra operatori della comunicazione per la gestione delle situazioni di crisi ambientale; Alessandro Manzardo, rappresentante italiano al “tavolo” ISO per la determinazione dei parametri di certificazione ambientale, che spiegherà come funziona questo organismo, il cui lavoro “sotto traccia” è di crescente importanza per lo sviluppo delle economie nazionali e di cui si è tenuta una recente riunione a Padova; Mariuccia Pelosato, neo presidente FIS Veneto (Fondazione Italiana Sommelier), che anticiperà le loro prossime attività; Leda Siliprandi, curatrice del Museo Storico del Bottone “Sandro Partesotti” di Vigorovea di Sant’Angelo di Piove di Sacco (PD), che parlerà della mostra “Il bottone racconta” in programma a Padova alla Gran Guardia di Padova dal 15 dicembre 2017 al 9 febbraio 2018; Luigi Bonato, titolare dell’azienda vitivinicola Le Rive di Ponte di Piave (TV) condotta, da oltre un secolo, dalla sua famiglia, che presenterà la propria produzione; Renzo Bettiol, titolare del Caseificio di Roncade (TV), che illustrerà alcune curiosità sui formaggi, Isacco Gerotto, chef executive di un importante gruppo alberghiero veneto, che illustrerà le ricette preparate insieme ad Efrem Tassinato, nostro anfitrione, per la serata: gnocchi di patata dolce di Zero Branco dei produttori associati APOVF, salsa al radicchio rosso tardivo di Treviso IGP dei produttori associati APOVF, torta di cardi e formaggio d’alpeggio del caseificio di Roncade, patate dolci di Zero Branco dei produttori associati APOVF cotte sul focolare, patate e caciottona DE.CO. Monte Faldo di Nogarole Vicentino dei produttori della Valle del Chiampo (VI), Vini azienda agricola Le Rive, caffè a tostatura artigianale Torrefazione Caffèsempre di Piazzola sul Brenta (PD).

Fonte: Servizio Stampa Veneto Agricoltura Europe Direct Veneto

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Nella Bassa Padovana, l’azienda agricola famigliare Scudellaro “sogna” (e realizza) il proprio futuro

(di Marina Meneguzzi, vice presidente Argav) “Cari consumatori, siete voi l’ago della bilancia, quando andate dal macellaio oppure mangiate in agriturismo, chiedete da dove proviene la carne che vi stanno servendo, sono obbligati a dirvelo. Se la carne è italiana, può essere più cara, ma state tranquilli perché si tratta di una carne di qualità e sana, iper controllata”. A difendere con passione le produzioni zootecniche italiane, sicure e certificate rispetto alla carne d’importazione (secondo Coldiretti, proviene dall’estero il 45 per cento della carne bovina consumata nel Bel Paese), che non può essere controllata alla stregua della carne italiana in quanto arriva priva di “organi sentinella” (es. occhi, ghiandola del timo, ecc.), è una persona che ne ha ben donde. Si tratta di Virio Gemignani, direttore del Servizio Igiene e Produzione Alimenti di origine animale e coordinatore area veterinaria dell’Uls 6 Euganea, presente, insieme ad altre autorità e stampa, all’evento organizzato dall’azienda agricola Scudellaro di Pontecasale, frazione di Candiana (PD), per l’inaugurazione del nuovo punto vendita e del nuovo macello CE. Due locali aziendali, questi, che il dirigente sanitario, toscano d’origine ma veneto d’adozione (a lui si deve, peraltro, curiosamente, l’origine del Palio di Monselice), conosce molto bene, visti i controlli accurati di verifica normativa eseguiti dalla sua direzione nei mesi passati, che hanno ulteriormente certificato come il concetto di qualità sia nel Dna di questa azienda agricola famigliare della Bassa Padovana, il cui marchio oggi rappresenta la garanzia di un prodotto d’eccellenza che rispetta le regole.

il taglio del nastro al nuovo punto vendita azienda agricola Scudellaro

Una storia di vita, di lavoro e di scelte. Le nuove strutture inaugurate vanno a completare un sistema di allevamento che rimane fondamentalmente quello praticato fin dalla nascita dell’azienda, avvenuta quarant’anni fa per mano di Dionigi Scudellaro, presente all’evento insieme alla moglie, che iniziò allevando 2mila tra galline, anatre, faraone e tacchini, lasciati liberi di razzolare nell’aia e alimentati esclusivamente con prodotti coltivati nella campagna di famiglia. Questo è quanto avviene ancor oggi nell’azienda (ad oggi fortunatamente non toccata da casi di aviaria), “una delle 120 mila piccole-medie aziende che costituiscono l‘ossatura dell’economia padovana“, ha affermato durante la cerimonia Fernando Zilio, presidente della Camera di Commercio di Padova. A guidarla oggi sono i figli quarantenni Alberto e Mirco, che hanno sviluppato e modernizzato l’azienda, portando il marchio Scudellaro ad essere in Veneto sinonimo di qualità nell’allevamento degli animali di bassa corte.

coltivazioni azienda agricola Scudellaro

Affinché si avveri, il futuro deve prima essere sognato. I prodotti Scudellaro sono venduti in oltre cento punti vendita in Veneto, ma da oggi questi sono destinati ad aumentare, grazie al nuovo macello CE da lungo “sognato” da Mirco Scudellaro, definito da Chiara Brazzo, sindaco di Candiana, “un sognatore che guarda lontano”. Ha detto Mirco: “Oggi alleviamo circa 70 mila polli, 30 mila faraone, 15 mila anatre, 10 mila capponi, più altre varietà in numero minore, sempre in grandi spazi verdi, aperti e ombreggiati, e alimentati con mais, crusca, erba medica e orzo coltivati nei 100 ettari di terra di proprietà della famiglia. Decenni di esperienza come allevatori avicoli ci hanno portato alla convinzione che prima di tutto viene la salute e il benessere animale, il cui rispetto porta all’abbattimento drastico dell’uso di medicinali durante le fasi dell’allevamento, quindi a una maggiore qualità nel piatto. Il nostro impegno è quello di crescere, di arrivare a nuovi punti vendita sull’intera area regionale ed extra-regionale. La crescita in termini numerici ci garantisce la possibilità di mantenere inalterati i costi di produzione senza toccare la qualità che, anzi, dovrà aumentare ulteriormente. Restiamo fermi sul controllo dell’intera filiera di produzione, fornendo la tracciabilità dal chicco di mais al prodotto da mettere a tavola”. Il nuovo macello di 1600 metri quadri rappresenta l’avanguardia del settore in Italia ed è stato assemblato con le migliori attrezzature italiane e francesi, per garantire efficienza, attenzione agli aspetti legati alla sicurezza sul lavoro e all’igiene, nonché cura nella lavorazione delle carni a salvaguardia della qualità. L’azienda, infatti, non utilizza stimolatori per la crescita, ed il ciclo di vita degli animali è tre volte superiore a quello degli animali da allevamenti intensivi; inoltre, lo spiumaggio avviene manualmente per preservare l’integrità della pelle e la consistenza delle carni.

i cortili di razzolamento di oche e anatre azienda agricola Scudellaro

“Non ci vogliono far mangiare ciò che produciamo”, ha detto nell’incontro Roberto Betto, presidente CIA (Confederazione Italiana Agricoltori) di Padova, che ha denunciato le derive di un mercato globale che impone logiche legate più al guadagno che alla salubrità degli alimenti, e dunque alla salute delle persone, con pasti sempre più veloci e di minore qualità. Scherzando, ma non troppo, Betto ha lanciato lo slogan: “Più Scudellaro e meno McDonald’s“. Di fatto, oggi questo può essere possibile. Oltre a rifornire macellerie e ristoranti, l’azienda Scudellaro, infatti, ha inaugurato una nuova linea di prodotti pronti per essere portati in tavola o semplicemente da riscaldare, che sarà reperibile, oltre che nel nuovo punto vendita aziendale aperto al pubblico, anche nella grande distribuzione. Prodotti pensati per andare incontro a ritmi quotidiani sempre più serrati, ma soprattutto per mantenere alta la qualità di sempre. Per questo la trasformazione viene realizzata direttamente in azienda con cotture sottovuoto e a bassa temperatura in modo da preservarne profumi e valori nutrizionali ed è eseguita da cuochi preparati da un noto consulente di ristoranti, anche stellati, Pier Angelo Barontini. “Il nostro è un investimento importante sia in termini economici che in quelli di potenziamento aziendale, perché, a fianco dei nostri attuali dipendenti, con i quali abbiamo condiviso le scelte di questa nuova stagione, nasceranno nuovi posti di lavoro tra personale impegnato nell’allevamento, nella macellazione, nella preparazione dei nostri salumi e poi tra cuochi, banconieri, personale per la consegna della merce e ovviamente agenti”, ha aggiunto Mirco Scudellaro. Il costo dei prodotti Scudellaro si colloca in una fascia medio-alta di prezzo, ma si può far tesoro dei consigli dei nutrizionisti, che limitano il consumo di carne a poche volte la settimana, e seguire il motto, valido per chi scrive, del “poco ma buono”.

cortili di razzolamento polli azienda agricola Scudellaro

“Un pollo celestiale”. E se a dirlo è il parroco di Candiana, deve essere proprio vero! Il riferimento di don Leopoldo Zanon, intervenuto al taglio del nastro per la benedizione delle nuove strutture, era al pollo “latte&miele”, da lui assaggiato in occasione della sagra paesana, al suo arrivo a Candiana. Scudellaro è, infatti, anche una delle aziende che, dal 2007, conduce in collaborazione con l’Università di Padova questo sistema di allevamento, brevettato poi dalla CCIAA di Padova. Alla base c’è l’idea di allevare un pollo di altissima qualità che possa assurgere a immagine del territorio, sulla scorta di quanto accade in Francia con il “pollo di Bresse” a certificazione d’origine. Nel caso veneto, il periodo di allevamento è di 5 mesi, negli ultimi due mesi di vita i polli vengono alimentati aggiungendo all’ordinaria razione di cereali, latte in polvere scremato e miele millefiori dei Colli Euganei, che aumentano gusto e morbidezza delle carni.

Psr attuale e post 2020, dal 23 novembre al 14 dicembre 2017 sette incontri in Veneto per fare il punto sull’attuazione e su quanto si sta delineando per il futuro

Quarantasette bandi in trenta mesi, 760 milioni di euro impegnati, di cui 300 già materialmente liquidati ai beneficiari. Sono questi i numeri del Psr, il programma di sviluppo rurale cofinanziato dall’Unione europea, dallo Stato italiano e dalla Regione del Veneto che destina oltre un 1 miliardo di euro all’agricoltura veneta e alle aree rurali nel settennio 2014-2020. Tra la fine di novembre e la prima metà di dicembre, con sette incontri nel territorio con orario 18-20.30 intitolati “I dialoghi del PSR”, la regione Veneto fa il punto con gli operatori del sistema agricolo e rurale sullo stato di attuazione del programma e sui prossimi bandi attivati a fine anno.

Temi affrontati. Gli incontri copriranno tutte le province del Veneto e metteranno a fuoco risultati e prossime scadenze del piano. Il dialogo con gli operatori riguarderà anche le prospettive del settore e in particolare saranno previsti momenti di informazione sulla definizione della Politica agricola comune dopo il 2020, attualmente in corso a livello europeo. La partecipazione gratuita, ma è consigliata la prenotazione on line, possibile a questo link.

Calendario degli incontri. Giovedì 23 novembre a Pedavena (Bl) nella Birreria Pedavena (viale Vittorio Veneto 76); martedì 28 novembre a Este (Pd) nella sala Fumanelli (via G.B. Brunelli n.2 interno 1); giovedì 30 novembre a Castelfranco Veneto (Tv) nell’Hotel Fior, sala Giorgione (via dei Carpani 18); martedì 5 dicembre a Cerea (Vr) nella sala congressi blu dell’area Exp (via Oberdan 10); mercoledì 6 dicembre a Bassano del Grappa (Vi) nella sala delle Volte di Villa Ca’ Sette (via Cunizza da Romano 4); martedì 12 dicembre a Lendinara (Ro) al Teatro comunale Ballarin (via Gambattista Conti 4); giovedì 14 dicembre a San Donà di Piave (Ve) nella sala auditorium-conferenze del centro culturale “Leonardo da Vinci” (piazza Indipendenza, 13).

Fonte: Servizio Stampa Regione Veneto

Carne, macellazioni in crescita

Se il 2016 si è contraddistinto in particolare per l’ottimo andamento del settore avicolo, va sottolineato che è l’intero comparto della macellazione industriale in Veneto (e non solo) a dare forti segnali di ripresa, con un aumento sia del numero che del peso morto dei capi macellati. È questo uno degli aspetti più significativi che emerge dagli ultimi dati Istat (disponibili in maniera completa per tutti i comparti fino al 2015) analizzati da Veneto Agricoltura, l’Agenzia veneta per l’innovazione nel settore primario, che sull’argomento ha elaborato un proprio Report.

Veneto terza regione dopo Lombardia ed Emilia Romagna. Dopo l’anno nero del 2014, le macellazioni nella nostra Regione hanno registrato nel 2015 una buona crescita, raggiungendo un peso morto complessivo pari a oltre 8 milioni di tonnellate (+7% rispetto al 2014), tra i valori più alti dopo il picco del 2010. Complessivamente, i risultati raggiunti in Veneto sono in linea con la tendenza nazionale, anch’essa in ripresa negli ultimi anni, con una produzione di carne che si è attestata attorno ai 36 milioni/quintali nel 2015 a peso morto (+10% rispetto al 2014). Ne deriva che il Veneto è la terza regione in Italia per peso del macellato, con una quota di poco superiore al 22%, preceduta a breve distanza da Emilia-Romagna (25%) e Lombardia (26%).

Ottimi i dati dell’avicolo (regionale e italiano). Nel 2015 la crescita è stata trainata anche dal comparto bovino (+25% sul 2014), con quasi 600.000 capi macellati, seppure ancora nettamente inferiore ai valori del 2010 con 980.000 capi (-40%) per le forti contrazioni delle  macellazioni di vitelli (-44%) e dei vitelloni (-36,5%). Gli esperti dell’Agenzia regionale evidenziano poi l’importanza del settore avicolo veneto a livello nazionale, che nel 2015 ha aumentato la propria quota di incidenza in peso morto sul totale regionale (circa 70%), seguito dai bovini (21%) e dai suini col 6,6%). Performance positiva ribadita dal comparto avicolo anche nel 2016 con i 260 milioni di unità macellate e gli oltre 6 milioni di quintali a peso morto, vale a dire quasi la metà del totale nazionale (44%). Valori raggiunti grazie ad una crescita decennale soprattutto della categoria polli da carne (+60%) e in parte dei tacchini (+15) in peso morto.

Proiezioni europee sui consumi. Il Report segnala anche le previsioni macro della Commissione europea che prospettano una produzione sostanzialmente stazionaria nei Paesi avanzati, con una leggera diminuzione del consumo pro-capite compensata dall’aumento della popolazione. Tuttavia, dovrebbe continuare il fenomeno sostitutivo della carne bovina in favore di quella avicola.

Fonte: Servizio Stampa Veneto Agricoltura

 

Argav incontra in Polesine la coop Villa Nani e l’agriturismo Valgrande

i soci Argav a villa Nani

(di Beatrice Tessarin, consigliere Argav) Colture alternative al tradizionale mais estensivo, prodotti nutraceutici, difese auto-indotte che sostituiscono i pesticidi, progetti solidali per il recupero dei disagi sociali, un’agricoltura tecnologica che si mette al servizio della salute dell’uomo e del benessere dell’ambiente: sono questi i temi che i soci Argav hanno avuto modo di trattarelo scorso 6 novembre, in Polesine per svolgere il proprio consiglio direttivo. L’occasione è stata propizia per incontrare due realtà dinamiche e rappresentative dell’agricoltura polesana come la cooperativa agricola Villa Nani di Bagnolo di Po (Ro) e l’agriturismo Valgrande di Runzi, frazione di Bagnolo di Po (Ro), che ha ospitato i lavori della nutrita delegazione.

Villa Nani. “Lavoriamo con oltre 600 aziende agricole di varie province e più di 200 associati, ha spiegato il presidente di Villa Nani, Damiano Giacometti, facendo visitare l’agenzia della cooperativa a Canda. Siamo agricoltori noi stessi, che cerchiamo di offrire alle aziende servizi a 360 gradi, in modo personalizzato, per rispondere esattamente alle esigenze, alla struttura, alle capacità produttive e, soprattutto, alla voglia di “fare e innovarsi” di ciascuna di esse. E cerchiamo di evolverci con le esigenze delle imprese agricole”. Così, in 30 anni di vita, la coop Villa Nani ha sommato al tradizionale servizio di raccolta cereali, la vendita di mezzi tecnici e carburante agricolo, contratti preventivi di filiera per la vendita dei prodotti, convenzioni con istituti di credito, assistenza e consulenza tecnica agronomica in campo, in particolare per la conversione al biologico, che sta avendo un vero e proprio boom, e verso colture cosiddette alternative ai cereali classici (grano e mais), che in realtà sono una felice riscoperta, come farro, orzo, segale, pisello proteico, avena, nocciolo. Seguendo la filosofia del cibo nutraceutico, cioè non solo salubre ma che ha effetti benefici sulla salute, la cooperativa sta “cucendo vestiti su misura”, come dice il direttore commerciale Federico Pasqualini, alle aziende che si trovano in difficoltà per la crisi dei prezzi dei cereali tradizionali: propone nuovi indirizzi colturali che producano per mercati apparentemente piccoli come il gluten free o il benessere. In quest’ottica si sono aperti collegamenti con imprese trasformatrici cui la coop fornisce la materia prima. La stessa Villa Nani ha creato quest’anno un proprio trasformato che sta partendo con la commercializzazione: il Mix Regina, miscela di farine bio di farro macinato a pietra ed orzo. Il problema dell’abuso di pesticidi in agricoltura è già il passato per Villa Nani che, insieme ai soci, pratica la difesa autoindotta: “il trend è trovare mezzi alternativi di difesa della pianta, ha spiegato Pasqualini . Noi dobbiamo fare in modo che la pianta sia in ottima salute e così potrà difendersi molto meglio da sola contro parassiti e malattie. Quindi va nutrita bene e coltivata in un ambiente sano”.

Agriturismo Valgrande. Ma Villa Nani non parla soltanto di cibo sano che fa bene, ma lo produce e lo promuove. Così è nata la collaborazione con un’azienda che del cibo di origine polesana ha fatto il proprio marchio: l’agriturismo Valgrande di Alberto Faccioli e Monica Bimbatti, che da 10 anni è un esempio in continua evoluzione di agricoltura multifunzionale. Fattoria didattica certificata dalla Regione Veneto, servizi di ristorazione e pernottamento ed ora fattoria sociale. “Siamo con orgoglio la struttura capofila del progettoStar bene insiemecon l’Ulss 5, ha spiegato Monica Bimbatti alla delegazione dell’Argav.  Accogliamo ragazzi con disagio familiare che lavorano manualmente nei nostri laboratori e siamo contenti di contribuire al fatto che queste nuove competenze si trasformino per loro in nuove opportunità di inserimento nel mondo del lavoro”. Il Valgrande è una piccola oasi di pace nella profonda campagna altopolesana, ma è raggiunto da turisti e visitatori di mezza Italia e del mondo, che vanno in cerca di una situazione di benessere personale lontana dalla routine. Qui non c’è solo buona cucina tradizionale servita con garbo e presentata con eleganza, ma una ricerca continua per impieghi nuovi di ingredienti antichi: sperimentazioni con cucina vegana e crudista in serate a tema, attenzione ai possibili usi di prodotti locali nuovi (ha collaborato per la ricetta della farina Mix Regina, sperimentandone la resa negli impasti ad uso pasta e polenta), recupera e rivede ricette dagli archivi degli istituti alberghieri locali.

Incidenti in agricoltura, negli ultimi 4 anni il 42 per cento delle morti bianche sono avvenute in attività agricole

Negli ultimi 4 anni in Veneto si sono registrati 188 infortuni mortali: di questi, 79 sono avvenuti in agricoltura. Gli spazi agricoli –  teatro del 39 per cento degli incidenti mortali – sono il primo ambiente per numero di infortuni e di morti nelle statistiche dell’Inail e degli Spisal regionali.

Salute e sicurezza in agricoltura. “Ancora troppi morti e incidenti in agricoltura: nonostante le statistiche ufficiali segnino una costante flessione negli ultimi anni, la coltivazione della terra è il comparto che continua mietere il numero maggiore di vittime. Un triste primato che supera anche i cantieri edili”, ha rilevato l’assessore all’agricoltura della Regione Veneto, nel corso del seminario promosso a Padova dall’Ulss 6 Euganea e dal Comitato di coordinamento della Provincia di Padova su “Salute e sicurezza in agricoltura” .

Il report Regione-Inail registra una progressiva contrazione degli incidenti mortali sui luoghi di lavoro: dai 53 del 2014 ai 52 dell’anno seguente, ai 46 del 2016, fino ai 37 dell’anno in corso (dato aggiornato al 14 settembre). Le province dove si sono registrati il maggior numero di incidenti mortali sono Vicenza (44) e Verona (31), seguite da Treviso (31). In agricoltura l’andamento appare più discontinuo, tuttavia sempre al ribasso: dalle 22 vittime del 2014 alle 14 dei primi nove mesi di quest’anno (ma erano 26 nel 2015 e 17 nel 2016). Negli ultimi quattro anni il 42 per cento delle morti ‘bianche’ sono avvenute in attività agricole. La prima causa di morte è il ribaltamento del trattore (31), seguita da schiacciamento o incastro in macchine agricole (15) e dalla caduta di tronchi (7).

Innovare strumenti e metodo di lavoro amplifica la sicurezza. “La casistica conferma come ci sia ancora tanta strada da fare per garantire sicurezza e salute sui campi – ha commentato l’assessore – anche se il trend in diminuzione conferma il buon lavoro dei servizi di prevenzione e l’opera di formazione e responsabilizzazione svolta dalle associazioni di categoria, delle organizzazioni professionali, dei fabbricanti e fornitori di macchine agricole. Formazione, vigilanza e gestione coordinata sono gli strumenti prioritari per tutelare salute e sicurezza di chi lavora sui campi o in attività agricole e forestali. Ma ritengo che tra le strategie più efficaci ci sia l’innovazione, nelle aziende, nella strumentazione, nei metodi di lavoro.  Per questo il Programma di sviluppo rurale adottato dalla Regione Veneto per il periodo 2014-2020 ha destinato il 26 per cento del budget complessivo (1184 milioni)  al sostegno dell’innovazione nelle aziende agricole, finanziando bandi per 300 milioni per investimenti nelle attrezzature agricole e dedicando altri 17 milioni a contributi per l’acquisto di attrezzature forestali”.

Fonte: Servizio stampa Regione Veneto

Ortofrutticolo Veneto, mercati in flessione, report di Veneto Agricoltura

Negli ultimi cinque anni, a partire dal 2011, la merce scambiata nei mercati ortofrutticoli veneti ha tracciato un trend in flessione. Lo stesso andamento ha segnato purtroppo anche il 2016, visto che i quantitativi si sono mantenuti al di sotto della soglia psicologica del milione di tonnellate, scendendo  a circa 933 mila tonnellate (-1,3% rispetto al 2015). Come non bastasse, sempre nel 2016, anche il valore degli scambi risulta essere in calo (920 mln di euro, -4,7% rispetto all’anno precedente), a causa sia della diminuzione del volume delle merci, sia della flessione del prezzo medio delle merci scambiate nei mercati, sceso a 1,02 euro/kg (-3,6% sul 2015). Sono questi i dati più significativi che emergono dalle analisi effettuate dagli esperti dell’Osservatorio Economico Agroalimentare di Veneto Agricoltura sui dati forniti dagli stessi mercati ortofrutticoli regionali.

Nel dettaglio. Gli ortaggi si confermano al primo posto (poco più di 470 mila tonnellate, -1,6%), con una quota pari al 50,6% degli scambi, seguiti dalla frutta fresca (312 mila t, -2,2%) con una quota del 33,4% sul totale delle quantità veicolate. Gli agrumi rappresentano circa il 15% delle merci scambiate (142 mila t, +1,8%) mentre è del tutto residuale la quantità di frutta secca (meno di 7 mila t). I mercati di redistribuzione (Verona, Padova e Treviso) rappresentano il fulcro degli scambi mercatali della nostra regione con una quota dell’84% del totale della merce veicolata (poco meno di 790 mila t). Per quanto riguarda invece i mercati alla produzione, le merci scambiate si attestano sulle 69 mila t, mentre la quantità veicolata dai mercati al consumo raggiunge le 75.000 t. In quest’ultimo ambito, va sottolineata la dinamica positiva registrata dai mercati di Venezia-Mestre (+7%) e Bassano del Grappa (+3%), a conferma del rinnovato impulso registrato negli ultimi anni da questa tipologia di mercati.

Import/export. Risultano in calo le quantità di merci importate (211 mila tonnellate, -10,9%), la cui quota scende dal 25,1% al 22,6% del totale. Le importazioni provengono per la maggior parte (60%) dall’Unione Europea e in particolare da Spagna e Paesi Bassi, che da soli effettuano quasi il 50% delle spedizioni di frutta verso i mercati veneti. In crescita le importazioni da Sud America e dall’America centrale (circa 52 mila tonnellate, +4,7), che soddisfano le esigenze di frutta e ortaggi nei periodi di contro stagionalità. Il Veneto svolge un importante ruolo di piattaforma di rilancio dei prodotti ortofrutticoli, ricevendo le merci provenienti dalle altre regioni italiane, in particolare dal Sud Italia (oltre la metà delle merci proviene da Sicilia, Puglia e Calabria), redistribuendole verso l’estero, la cui quota sul totale delle merci in uscita cresce fino a toccare quasi il 40% (371 mila tonnellate, +10%). Le esportazioni sono ovviamente orientate principalmente verso i Paesi più vicini: Croazia (16%), Germania e Slovenia (entrambe con una quota del 15%). Tra le “altre” destinazioni estere, la maggior parte sono rivolte verso Paesi dell’Est Europa, quali Ucraina, Repubbliche Baltiche, Polonia e Repubblica Ceca.

Mercato interno. Tutto ciò a scapito delle spedizioni verso le regioni italiani confinanti, che sono invece in calo (-4,6%), attestandosi su un valore pari a circa 177 mila tonnellate per una quota che scende dal 21,3 al 19%, e delle merci che rimangono all’interno dei confini regionali, che registrano una brusca riduzione rispetto all’anno precedente (385 mila tonnellate, -8,9%) e la cui quota nel complesso scende dal 45% al 41%. Da segnalare, tuttavia, il leggero aumento delle merci che rimangono all’interno del comune e della provincia rispetto alla sede dei mercati (la cui quota sale da 13,7% al 16,1%) a conferma di un rinnovato ruolo di fornitura del mercato locale svolto dai mercati al consumo. Una dinamica che replica quella registrata nel 2015 e che sembra segnalare un deciso interesse da parte di una certa tipologia di acquirenti (dettaglianti fissi e ambulanti, ho.re.ca,ecc.), a rifornirsi direttamente presso i mercati ortofrutticoli all’ingrosso presenti sul territorio regionale.Il report completo “Analisi dei mercati ortofrutticoli regionali 2016” è disponibile a questo link

Fonte: Servizio Stampa Veneto Agricoltura