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L’imprenditoria in rosa in Veneto guarda al mondo bio, l’11 settembre apre a Thiene (VI) il decimo punto vendita Biosapori, nato 32 anni fa da un’idea di un’imprenditrice veneta

Biosapori di Villorba

La collega giornalista socia Argav Serena Aversano ci rende partecipi in qualità di ufficio stampa di  Biosapori, marchio di supermercati specializzati nella vendita di prodotti biologici in Veneto, del fatto che il prossimo 11 settembre aprirà al pubblico il decimo negozio a Thiene (in Via delle Arti 3),  in provincia di Vicenza. Il taglio del nastro ufficiale sarà sabato 23 settembre (in occasione dell’inaugurazione, dal 21 al 23 settembre sarà praticato uno sconto del 15% sulla spesa).

Biosapori di Vicenza

Obiettivo, garantire prezzi di vendita equi per consumatori e produttori. Il supermercato di Thiene si unisce ai precedenti punti vendita Biosapori – che offrono una ricca selezione di oltre 20.000 referenze tra alimenti biologici, biodinamici, rimedi fitoterapici e cosmetici bio – e che si trovano a Vicenza, Bassano del Grappa, San Giuseppe di Cassola, Treviso, Castelfranco Veneto, Villorba, Castagnole di Paese e Noventa Padovana. “Il nostro obiettivo è quello di fare cultura nel mondo del biologico attraverso un percorso quotidiano di selezione verso ciascun prodotto che proponiamo, supportando allo stesso tempo i piccoli agricoltori e le economie locali. Rendiamo i nostri clienti consapevoli del valore dell’agricoltura biologica e biodinamica e del ruolo chiave della sana alimentazione per un corretto stile di vita”, afferma Adriana Cazzin, fondatrice dell’azienda. Che, 32 anni fa, partendo da un piccolo pastificio artigianale a cui seguì dieci anni dopo una gastronomia specializzata in nuove referenze, ha creato una realtà imprenditoriale di grande valore economico per il territorio, con oltre 130 dipendenti (età media 28 anni).

 

 

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Erogazioni contributi in agricoltura, Regione Veneto conferma buone capacità amministrative

ll Veneto si conferma la prima Regione in Italia nell’avanzamento di spesa del Programma di Sviluppo Rurale (PSR), contenuta nel Report del secondo Trimestre 2017 diffuso dalla Rete Rurale Nazionale, che monitora le performance di erogazione dei contributi pubblici dei PSR di ogni Regione.

47 bandi, circa 20 mila le domande di sostegno finanziate. Finora i bandi emessi sono stati in totale 47, 9 dei quali aperti o in corso di istruttoria in questi giorni. Le domande di sostegno finanziate dalle diverse misure sono state poco meno di 20.000.

Secondo ente in Italia per velocità di pagamento. Inoltre, Avepa, l’Agenzia veneta per i pagamenti in agricoltura, risulta essere tra i migliori pagatori in Italia per velocità di liquidazione ai fornitori. Lo stabilisce la classifica del Ministero dell’Economia dei Top 500 dei migliori pagatori: AVEPA con 1.018 fatture per un totale di 11.390.353,23 euro pagati, si è posizionata immediatamente alle spalle della Fondazione Istituto Italiano di Tecnologia di Genova (con 16.760 fatture per un totale di 39.542.644,58 euro pagati).

Fonte: Servizio stampa Regione Veneto

Pomodori, buona la produzione anche in Veneto, ma l’Industria fatica a ritirare il prodotto a causa del ciclo produttivo stravolto dal clima

Il tipico ciclo produttivo del pomodoro, uno degli ortaggi più consumati nel territorio nazionale, di fatto, è stato letteralmente stravolto da una stagione non troppo favorevole nella prima fase dell’ordinaria maturazione dei frutti, così da determinare un accumulo di prodotto proprio in queste ultime settimane.

Ridotti margini di profitto e calo superficie di produzione, ma sempre più “bio”. “Si tratta di un’annata del tutto inconsueta – commenta Coldiretti – che aggiunge un’ulteriore preoccupazione al settore, già pesantemente sofferente a causa della remunerazione sempre più bassa. Nel caso del pomodoro, i prezzi contrattati con l’industria sono in calo da anni, mentre i costi di produzione e, soprattutto, le difficoltà legate ai cambiamenti climatici, rendono sempre più ridotti i margini di profitto. Eppure il comparto, nonostante un calo di superficie, conta ancora 36.707 ettari totali dei quali il 6,6% garantisce un raccolto certificato ‘bio”: un salto di qualità che premia gli orientamenti colturali praticati dagli agricoltori impegnati ogni giorno a tutelare la salute dei consumatori.

Il Veneto è la quarta regione d’Italia per superficie vocata (2.121 ettari concentrati nelle province di Rovigo, Verona, Venezia) dopo l’Emilia Romagna  (24.866) la Lombardia e il Piemonte. Quest’anno, in particolare, i produttori si vedono restituire camion di pomodori in quanto gli stabilimenti non riescono a lavorarlo, con un ulteriore danno, oltre al modesto valore pagato in campo. L’ennesima occasione, quindi, in cui a rimetterci è l’imprenditore agricolo che si assume ogni giorno il rischio di impresa.

Etichettatura subito per bloccare la concorrenza sleale. Difficoltà non di poco conto, dunque, a cui si aggiunge un altro problema, sul quale Coldiretti da anni si batte: l’etichettatura dei trasformati. “Garantire al consumatore la possibilità di scegliere in modo consapevole è indispensabile per tutelare il made in Italy, quindi le aziende locali, ma al tempo stesso per non lasciar spazio a dubbi sul prodotto che si mette in tavola. L’etichettatura è l’unica soluzione per assicurare la trasparenza delle produzioni e permette di mettere la faccia sui prodotti senza dover temere confronti non alla pari, sia sul versante della qualità che della sicurezza alimentare”. Per Coldiretti, l’etichetta deve riportare obbligatoriamente la provenienza della materia prima impiegata per frutta e verdura trasformate, come i derivati del pomodoro, e chiesto, peraltro, dall’84 per cento dei consumatori, secondo la consultazione pubblica online sull’etichettatura dei prodotti agroalimentari condotta dal ministero delle Politiche agricole, che ha coinvolto 26.547 partecipanti sul sito del Mipaaf.

Fonte: Servizio Stampa Coldiretti Veneto

Apicoltura, la Giunta regionale del Veneto avvia modifica legge quadro del settore

Incrementare l’apicoltura favorendo l’inserimento di specie vegetali d’interesse apistico nei piani di rimboschimento e di difesa del suolo, semplificare l’attività amministrativa, aumentare la capacità della Consulta regionale per l’apicoltura di conoscere e tradurre le esigenze del territorio, recepire le recenti novità normative: sono questi gli obiettivi del disegno di legge approvato dalla Giunta regionale del Veneto e trasmesso al Consiglio regionale per il prosieguo dell’iter.

Semplificare la vita agli apicoltori. “A distanza di 23 anni era necessario rifare il tagliando alla legge 23 sull’apicoltura per sincronizzarla con le novità legislative sopraggiunte nel frattempo dal Parlamento nazionale e dall’Unione europea in materia di anagrafe apiaria, movimentazione di api e alveari nel territorio regionale e tra Regioni diverse e di utilizzo dei fitofarmaci”, afferma l’assessore all’Agricoltura Pan. “Le modifiche apportate dalla proposta della Giunta – aggiunge l’assessore – recepiscono istanze e suggerimenti che provengono dal mondo delle associazioni degli apicoltori e dalle organizzazioni professionali. Il primo intento della nuova proposta è semplificare la vita agli apicoltori e, nel contempo, potenziare la Consulta regionale. Infine, rafforzare compiti e funzioni del Centro regionale come organismo specializzato che monitora la salute delle api e mette a punto i piani di contrasto ai vari agenti aggressori, ultimi dei quali la vespa velutina e la grande siccità”.

Fonte: Servizio Stampa Regione Veneto

 

Regione Veneto aderisce a piattaforma di garanzia del Fondo Europeo Investimenti a sostegno del credito agricolo

La Regione Veneto ha aderito alla piattaforma di garanzia “Agri” lanciata in Italia dal Fondo Europeo per gli Investimenti (FEI), emanazione diretta della Banca Europea per gli Investimenti (BEI). La Giunta regionale, su proposta dell’assessore all’Agricoltura, ha sottoscritto il protocollo che dà il via allo strumento finanziario, finalizzato a sostenere il credito agricolo. Al momento sono tre le Regioni che vi hanno aderito (oltre al Veneto, anche Puglia e Umbria), 11 le Regioni coinvolte, 157 i milioni stanziati, con un rapporto minimo di leva di 1 a 4 e con una percentuale di finanziamento garantito che arriva al 50%.

Il Fondo Agri risponde ad uno dei maggiori problemi per le imprese del settore primario: l’accesso al credito. La riduzione del valore delle ipoteche e le nuove regole imposte dal Basilea 3, associate alla crisi generalizzata dalla quale si sta provando ad uscire solo in questi mesi, sono fattori che inducono ad una stretta creditizia anche nel comparto agricolo e agroalimentare. A pagarne il conto sono in particolare le piccole e medie imprese, comprese quelle beneficiarie di contributi a fondo perduto, per esempio per il 30-50%, che spesso non riescono a trovare le fonti finanziarie per coprire il fabbisogno riconducibile al resto dell’investimento. Da qui l’iniziativa della Banca Europea per gli investimenti, promossa e caldeggiata dal commissario all’agricoltura Hogan, per porre in essere strumenti finanziari a sostegno delle regioni a forte vocazione agricola in Europa.

Veneto maggior investitore nel fondo di garanzia fra le regioni aderenti. “Il Veneto è stata la prima regione italiana a manifestare ufficialmente il proprio interesse per questa iniziativa, con una lettera inviata al FEI nel luglio dello scorso anno – ricorda l’assessore all’Agricoltura – e da allora ha sempre attivamente collaborato con il FEI per la configurazione tecnica dello strumento e per la stesura dei documenti dell’accordo. Inoltre, la Regione Veneto risulta il maggior investitore nel fondo di garanzia fra tutte le Regioni aderenti, poiché rappresenta da sola circa il 20% del totale dei fondi regionali stanziati”.

Funzionamento. Il meccanismo del fondo Agri funzionerà secondo lo schema seguente: le Regioni italiane che aderiranno, costituiranno una serie di fondi regionali conferendo agli stessi risorse del proprio Programma di sviluppo rurale e ne affideranno la gestione al Fondo Europeo per gli Investimenti. Questi stanziamenti costituiranno il fondo di primo rischio (junior), a valere sul quale verranno escusse le prime perdite; BEI, FEI e Cassa Depositi e Prestiti (CDP) stanzieranno a loro volta proprie risorse, al fine di creare un fondo di secondo rischio (mezzanine o senior), a valere sul quale potranno essere escusse perdite che dovessero eccedere la percentuale di leva applicata al fondo junior. Questo ulteriore stanziamento consentirà di dare alle garanzie che verranno emesse la caratteristica di essere ‘uncapped,’ ossia senza un limite verso l’alto, assicurando alle banche finanziatrici l’assoluta copertura delle perdite garantite.

Portafoglio finanziamenti. FEI, in base al mandato conferitogli dalle Regioni, selezionerà un gruppo di banche affidando loro il compito di costruire un portafoglio di finanziamenti a favore di imprese agricole e agroalimentari, che troverà supporto nelle garanzie emesse da FEI a valere sui fondi di garanzia sopra citati. Il tutto funzionerà in parte sulla base di un accordo generale, che regolamenterà le parti comuni ai rapporti con tutte le Regioni (la cosiddetta ‘piattaforma’), in parte sulla base di un accordo particolare stipulato da FEI con ciascuna Regione (i ‘termini specifici’), che regolamenterà l’uso dei fondi regionali singolarmente stanziati, sulla base delle esigenze differenziate di ciascuna di esse.

Uno strumento-volano per i finanziamenti. “L’attivazione del Fondo FEI – spiega l’assessore – consentirà alla Regione di creare finanziamenti in favore di imprese del primario per circa 6 volte rispetto alle risorse del Programma di sviluppo rurale effettivamente stanziate. Usando 15 mln di fondi FEASR, si creeranno portafogli di prestiti a PMI del settore per 92 mln . Se i fondi delle misure 4.1 e 4.2 del FEASR fossero stati utilizzati solo come contributi a fondo perduto, avrebbero generato aiuti per soli 15 milioni. Inoltre, con l’ulteriore intervento finanziario del Fei e della Cassa Depositi e Prestiti, le risorse regionali a favore delle PMI agricole potranno essere incrementate del 90%”.

I vantaggi dell’attivazione del fondo di garanzia sono molteplici, fa notare il referente delle politiche per il settore primario in Veneto: “Potremo raggiungere un maggior numero di destinatari e potremo anche risparmiare risorse, perché mentre l’erogazione del contributo a fondo perduto porta inevitabilmente alla dispersione di risorse pubbliche (non a caso erogate “a fondo perduto”), l’attivazione del fondo di garanzia, adeguatamente gestito, porta a risparmi qualora le perdite effettivamente subite nei portafogli siano inferiori a quelle ipotizzate sulla base della leva applicata”.

La leva applicata al Veneto (1 a 7) è la più elevata fra quella applicate alle regioni aderenti, “a dimostrazione – sottolinea ancora l’assessore – di come il nostro settore primario sia considerato uno dei più sani”. Avremmo potuto adottare anche un moltiplicatore maggiore, vista la sostenibilità del nostro sistema, ma – chiarisce l’assessore – abbiamo preferito mantenere una linea più prudenziale al fine di consentire alle banche finanziatrici di aprire linee di credito anche alle piccole e medie imprese con classe di rischio più elevata”.

La gestione del fondo sarà affidata direttamente al Fondo Europeo per gli Investimenti (che gode di un rating di tripla A), con benefici diretti per le banche selezionate e per le imprese, che potranno godere di costi di commissione azzerati. “Ipotizzando che i finanziamenti concessi dalle banche in virtù delle garanzie emesse possano mediamente rappresentare l’80/85% delle spese per investimento – esemplifica l’assessore – si può ipotizzare che lo strumento possa attivare, al netto di possibili riutilizzi di risorse non escusse, un complesso di investimenti quantificabile intorno ai 110-120 milioni. Una vera boccata d’ossigeno per il credito al settore primario, che potrà rappresentare un importante impulso agli investimenti proprio nel momento in cui l’agroalimentare sta dimostrando tutte le proprie potenzialità di crescita e di apporto all’espansione del PIL regionale”.

Fonte: Servizio Stampa Regione Veneto

Siccità estate 2017, la situazione in Veneto

Acqua, nella siccitosa estate 2017 in Veneto, l’emergenza è su Adige e Po.

Le portate dell’Adige, a Boara Pisani, sono sui 80 mc/s, il livello idrometrico invece è pari a -3,75 m (ore 9:30). È importante ricordare che sotto ai -3,50 metri la barriera anti intrusione del cuneo salino va in crisi. La portata del Po, a Pontelagoscuro, è invece di 551 mc/s, con un livello idrometrico pari a -6,23 m (ore 10:00). Anche per il Po i livelli sono preoccupanti. Questo ha comportato la chiusura di tutte le derivazioni nel tratto compromesso dal sale, che ha risalito la corrente dei fiumi per circa 10 km. E’ una situazione che perdura ormai da aprile e solo una portata d’acqua importante può lavare via il sale che finora ha risalito il fiume, con le relative conseguenze per l’agricoltura e gli impianti idropotabili. Per fare un paragone, lo scorso luglio la portata media del fiume era intorno ai 600 metri cubi al secondo. Non ci sono allarmismi per l’area della Piave. Giuseppe Romano, presidente di Anbi Veneto rassicura: “Bacini montani al 95% del volume invasabile. Situazione sotto controllo”.

Per quanto riguarda il Brenta, il Consorzio di bonifica Bacchiglione ha adottato diverse misure straordinarie, come pompe d’emergenza sul Novissimo, accordi con il Genio Civile per la regolazione delle paratoie che scaricano in laguna e sfalci straordinari per migliorare il deflusso d’acqua. Il Consorzio Brenta, inoltre, da anni segnala alle superiori Autorità la necessità di finanziare interventi di trasformazione pluvirrigua e di rimpinguamento delle falde, per l’attuazione dei quali si è già attivato con la predisposizione di appositi progetti. Sul canale Leb la portata concessa è di 32 metri cubi di acqua, derivata totalmente per l’irrigazione. La richiesta d’acqua è massima.

Le variazioni climatiche obbligano i politici ai fatti. Afferma al proposito Coldiretti Veneto: “Non è più derogabile il varo di un piano infrastrutturale nè si può far affidamento ai fondi nazionali oramai insufficienti e tardivi. La Regione Veneto deve intraprendere azioni per individuare le zone critiche, agire sulla politica integrata dei finanziamenti coinvolgendo tutte le risorse economiche possibili, sbloccare quanto già previsto sul Programma di Sviluppo Rurale per il risparmio del bilancio idrico nelle aziende agricole. Nel complesso questa operazione non ha tempi lunghi perché sostenuta dai Consorzi di Bonifica, partner progettuali per 146 milioni di euro. E’ ora di prendere atto che le variazioni climatiche obbligano anche i politici ai fatti”.

Fonte: Servizio Stampa Anbi Veneto/Coldiretti Veneto

30 giugno 2017, da oggi aperti i termini per i nuovi bandi del Psr Veneto dedicati a diversificazione e settore forestale

La Giunta Regionale, con l’approvazione della deliberazione n. 989 ha disposto l’apertura dei termini per la presentazione delle domande di aiuto per sei diversi tipi d’intervento nell’ambito del Programma di Sviluppo Rurale 2014-2020.

Il provvedimento stanzia complessivamente 25,8 milioni di euro. L’approvazione definitiva da parte della Giunta è arrivata a seguito del parere positivo espresso negli scorsi giorni dalla Terza Commissione del Consiglio Regionale. I tempi previsti per la presentazione delle domande di sostegno sono di 60 o di 90 giorni a partire da venerdì 30 giugno, data di pubblicazione sul Bollettino ufficiale regionale. “I bandi, cofinanziati dall’Unione europea, dallo Stato italiano e dalla Regione Veneto – ricorda l’assessore regionale all’Agricoltura, Giuseppe Pan – mirano a favorire la diversificazione delle attività agricole, la diffusione di attività extra-agricole e lo sviluppo del settore forestale”.

Diversificazione delle imprese agricole. Il bando sosterrà investimenti finalizzati alla diversificazione delle imprese agricole, finanziando attività legate all’agricoltura sociale, all’ospitalità agrituristica, alla trasformazione dei prodotti, alla cura dell’ambiente e alla produzione energetica da fonti rinnovabili. Destinatari del bando sono gli imprenditori agricoli, che potranno contare su un sostegno complessivo di 13 milioni di euro. Il tipo d’intervento contribuisce sia al miglioramento delle prestazioni economiche delle imprese, sia alla diffusione delle energie rinnovabili. Termine per la presentazione delle domande: 90 giorni.

Sviluppo attività extra-agricole. Il bando sostiene gli investimenti finalizzati alla creazione di nuova occupazione e alla crescita economica e sociale del territorio rurale, attraverso lo sviluppo di attività extra-agricole, sia produttive che di servizio. A beneficiare dei finanziamenti saranno microimprese, piccole imprese e persone fisiche. Il bando attiverà complessivamente 6 milioni di euro, che contribuiranno all’obiettivo europeo di sviluppo rurale di diversificazione e sviluppo delle piccole imprese. Termine per la presentazione delle domande: 90 giorni.

Investimenti forestali. Per gli investimenti in tecnologie forestali e nella trasformazione, mobilitazione e commercializzazione dei prodotti forestali sono stati stanziati 3,5 milioni di euro. A essere interessati al sostegno sono sia le micro, piccole e medie imprese forestali, sia i Comuni e i soggetti privati che gestiscono aree forestali. Potranno essere finanziati, ad esempio, l’acquisto di attrezzature e macchinari e la realizzazione o ammodernamento di strutture legate ai prodotti forestali. Termine per la presentazione delle domande: 90 giorni.

Risanamento e calamità naturali. Il bando attiverà 2,5 milioni di euro a favore del risanamento e ripristino delle foreste danneggiate da calamità naturali. A beneficiare degli aiuti saranno soggetti sia pubblici che privati, proprietari o gestori di aree forestali. Gli investimenti vanno dal ripristino del potenziale forestale, alla stabilizzazione delle aree colpite da fenomeni di dissesto idrogeologico. Termine per la presentazione delle domande: 90 giorni.

Interventi di imboschimento. È previsto anche il finanziamento per interventi di imboschimento di terreni agricoli e non agricoli. Si tratta di investimenti per l’imboschimento permanente o temporaneo, attraverso l’impianto di pioppeti, di terreni agricoli e non agricoli, destinato a soggetti pubblici e privati possessori o gestori di terreni. Le risorse a bando ammonteranno a 600 mila euro. Termine per la presentazione delle domande: 60 giorni.

Sistemi silvopastorali e impianti arborati. Ulteriori 250 mila euro andranno invece a finanziare l’impianto di seminativi arborati. Beneficiari dell’intervento saranno Comuni e soggetti privati, proprietari o gestori di terreni agricoli e forestali. Termine per la presentazione delle domande: 60 giorni.

Fonte: Servizio stampa Regione Veneto