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Agricoltura. Definito l’accordo di rinnovo del contratto provinciale del lavoro nella provincia veronese. Aumenti retributivi dal primo gennaio 2021, da settembre per gli agriturismi .

Siglato lo scorso 25 marzo l’accordo di rinnovo del contratto provinciale del lavoro per gli operai agricoli e florovivaisti di Verona tra le organizzazioni di categoria Coldiretti, Confagricoltura e CIA Verona e i sindacati FAI-CISL, FAI-CGIL e UILA-UIL per il quadriennio 2020-2023. Una trattativa complessa e articolata per l’incertezza della situazione che tutti, aziende e lavoratori nel settore agricolo, stanno vivendo ma con la comune volontà delle parti di trovare un punto di equilibrio con un atteggiamento propositivo per il futuro.

L’aumento retributivo convenuto per i lavoratori è dell’1,7% per tutti i livelli con decorrenza dal primo gennaio 2021, con recupero dei mesi gennaio-marzo nella mensilità di aprile. Tali disposizioni valgono per tutte le aziende agricole ad esclusione di quelle agrituristiche, che sono ancora oggi le più colpite del settore per l’emergenza sanitaria. Per queste, gli aumenti decorreranno dall’1 settembre 2021. L’accordo prevede altresì un adeguamento degli scaglioni per il salario variabile, che viene corrisposto qualora l’azienda agricola, sulla base delle risultanze dei dichiarativi fiscali, abbia avuto un’annata positiva. È stato introdotto anche per gli operai a tempo determinato, se presenti nella stessa azienda da almeno 150 giornate, un permesso retribuito per matrimonio pari a 39 ore lavorative.

Dichiarazioni. “In questo ultimo anno trascorso, a causa dell’emergenza pandemica, non c’è un settore produttivo in ambito agricolo che non sia in sofferenza, con forti conseguenze sulle varie attività”, evidenzia Daniele Salvagno, presidente di Coldiretti Verona che aggiunge: “In questo contesto era necessario rinnovare l’accordo provinciale del lavoro per determinare gli aumenti salariali dei lavoratori con un occhio di riguardo per il settore agrituristico, particolarmente colpito dalle limitazioni imposte dalla legge e tuttora in forte difficoltà”. Aggiunge Paolo Ferrarese, presidente di Confagricoltura: “Il rinnovo di questo contratto provinciale tiene conto della crisi innescata e sostenuta dalla pandemia. Infatti, accanto al riconoscimento del particolare danno subito dal settore agrituristico, il contratto non ha previsto aumenti per tutto l’anno 2020. Viene anche introdotto l’utilizzo del welfare. Questo rinnovo contrattuale è comunque il frutto delle buone relazioni sindacali della nostra provincia che trovano espressione concreta nell’attività di Agribi, ente bilaterale per l’agricoltura veronese”. Conclude Andrea Lavagnoli, presidente di Cia – Agricoltori Italiani Verona: “La stipula del contratto ci aiuta ad esercitare un’azione coordinata con tutte le parti firmatarie per una politica dei ristori, modulata in base alle perdite dei diversi comparti”.

Fonte: Comunicato congiunto Coldiretti/Confagricoltura/CIA Verona

Graziano Cortese, primo testimonial della bontà e della versatilità del Broccolo Fiolaro di Creazzo (VI)

Graziano Cortese

(testo e foto di Maurizio Drago, consigliere Argav). Creazzo è un comune che si integra nella confinante città di Vicenza. Metà in collina e metà in pianura, in questo territorio sono presenti cose interessanti e da conoscere. Qui è nata La Piccionaia, una delle compagnie teatrali storiche più famose, quella dei Da Carrara con il teatro popolare e la commedia dell’arte.  Qui troviamo l’università del gusto dove i giovani cuochi imparano il loro percorso.  Ma anche la pista Bmx del ciclismo fuoristrada, una specialità olimpica.

Il Broccolo fiolaro. Creazzo è anche famosa per il broccolo fiolaro, l’ortaggio che anche Michelle,  l’ex moglie del presidente americano Obama, piantò nel suo giardino della Casa Bianca. E del broccolo fiolaro di Creazzo (ora prodotto DE.CO., ossia Denominazione Comunale) ce ne parla con ricchezza di particolari Graziano Cortese, cuoco e titolare della trattoria-pizzeria Bellavista di Creazzo, in cima alla collina, a due passi dal comune.  “Bellavista”  perché  sovrasta il colle e dalla sua terrazza si vede dall’alto la città di Vicenza. 

La pizza con il Broccolo Fiolaro di Creazzo della pizzeria Bellavista

Graziano Cortese e il broccolo fiolaro di Creazzo. Graziano Cortese ne ha da dire sul broccolo fiolaro, perché è stato tra i primi a promuovere questo ortaggio, diventato un piatto “cult” sempre più conosciuto e apprezzato  da giovani generazioni e meno giovani.  Graziano ha inventato la pizza al broccolo fiolaro. Ma anche la pizza “Terra mare alla vicentina”, con il broccolo fiolaro, il baccalà e nel mezzo la polenta: un mix che rappresenta in toto la cucina vicentina. 62 anni, ha vissuto sin dalla giovanissima età in cucina, con la sorella Laura (anche lei ora cuoca). Bisogna ritornare indietro nel tempo quando papà Tullio prese in gestione la Trattoria Cortese, ristorante di famiglia sempre nel paese vicentino.  A un certo punto, Graziano si buttò nell’autotrasporto  merci. Un’attività che gli procurava anche soddisfazioni economiche, con una squadra di collaboratori e un futuro interessante a livello aziendale. Ma il cuore di Graziano lo aveva in cucina e nella sala, ricordando che qui c’era l’aspetto culinario e sociale che lo affascinava. E lui sapeva anche trattenere la gente per i suoi piatti sempre apprezzati. Così, nel 1999, l’autotrasportatore cambiò radicalmente mestiere. Vendette la sua attività e acquistò il locale Bellavista, inizialmente era una pizzeria che lavorava solo la sera. Lui l’aprì anche di giorno con un menu fisso per operai e impiegati.  Un passo alla volta e il suo locale crebbe nel piccolo centro storico di Creazzo. Il salto di qualità lo fece con il broccolo fiolaro.  Fu Graziano l’inventore della pizza al broccolo fiolaro. Partì quindi questo grande sviluppo della comunicazione che portò questa verdura locale a farsi conoscere ed apprezzare nelle tavole dei ristoranti. Nacque così la Confraternita del Broccolo Fiolaro

Graziano Cortese con la moglie Marina

Nel 2000 Graziano aprì l’azienda agricola con la coltivazione degli ortaggi, in particolare del broccolo fiolaro, arrivando a una produzione di 60-70 mila piante all’anno. Ma la sua passione per questa pianta lo ha portato alla realizzazione della caciotta con il broccolo, la crema con il broccolo, la grappa con il broccolo, l’aceto balsamico con il broccolo. Ovviamente, solo ed esclusivamente broccolo fiolaro, quello “giusto”, quello Fiolaro di Creazzo De.Co. A una trasmissione televisiva, ci confida Graziano,  a occhi chiusi riuscì a distinguere il vero broccolo fiolaro di Creazzo DE.CO. perché gradevole, nato a un’altezza di alcune decine di metri, sulla collina, con il sole e il freddo giusti…“Nei nostri piatti c’è sempre. Quando la produzione finisce, non ne abbiamo più”.  Sposato con Marina (con un figlio, Diego), continua la sua attività nella sua trattoria-pizzeria Bellavista, aiutato dal cuoco Andrea e dal personale. Una bella storia di un cuoco ristoratore: dove il cuore lo ha buttato nella cucina!

risotto Bellavista

La ricetta che Graziano Cortese ci propone è il risotto Bellavista, con l’immancabile broccolo fiolaro, la zucca, lo speck e la ricotta affumicata. Gli ingredienti (per 4 persone): 1litro di brodo, 300g di riso Carnaroli, 300g di zucca tagliata a cubetti,  mezza cipolla di Tropea,  300g di broccolo fiolaro di Creazzo DE.CO, 100 g di ricotta affumicata,  50 gr di parmigiano reggiano, 100g di spek, olio extravergine d’oliva qb, sale qb. Per realizzare il risotto, stufiamo il riso Canaroli con cipolla di Tropea e olio extravergine  di oliva. Portiamo il risotto a metà cottura aggiungendo il brodo, poi la zucca a cubetti, i broccoli spadellati, al momento di mantenere lo spek alla julien, burro e formaggio. Una volta impiattato aggiungiamo ricotta affumicata sopra. Il vino?  Possiamo consigliare un  rosso Bonarda dell’Oltrepo Pavese, un vino strutturato ma al tempo stesso morbido e  “solare” adatto a questo piatto  che Graziano ci propone.

 

L’olio di canapa di Lentiai (Belluno) arriva secondo al concorso nazionale Premio Canapa

Elisa Colle con il marito Umberto e i figli Agnese e Pietro

Lentiai, in provincia di Belluno, conquista il secondo gradino del podio al Premio Canapa, concorso nazionale che ogni anno premia il miglior olio di semi di canapa. Ad aggiudicarsi il prestigioso riconoscimento è l’azienda Elisa Colle di Confagricoltura Belluno, che si trova nella frazione Stabie in Valbelluna, con il suo oro verde estratto dalla spremitura a freddo dei semi di cannabis.

La motivazione“Buon rapporto tra gli acidi grassi insaturi (omega 3 e omega 6), a cui si aggiunge un basso livello di acidità e un ottimo contenuto di alfatocoferolo”. Secondo premio, dunque, alle spalle dell’azienda catanese Molino Crisafulli, assegnato in diretta streaming a causa dell’emergenza coronavirus dagli organizzatori di Fracta Sativa Unicanapa, che hanno analizzato gli oli partecipanti in collaborazione con il dipartimento di Farmacia e di agraria dell’Università di Napoli Federico II e il dipartimento di Scienze e tecnologie ambientali biologiche e farmaceutiche dell’Università della Campania. 

Ritorno alle origini. Elisa Colle, titolare di un’azienda agricola giovane, nata nel 2015, è felicissima. “Siamo gli unici del Veneto ad avere partecipato a questo prestigioso premio e mai avremmo pensato di classificarci così in alto, perché c’erano molte aziende del Sud che possono godere di terreni baciati da tante ore di sole rispetto al nostro – racconta -. Una medaglia d’argento frutto non solo del nostro lavoro, ma anche del nostro trebbiatore De Bona, che ci aiuta nella raccolta dei semi di canapa, della società agricola  Moldoi di Sospirolo, il cui laboratorio ultraspecializzato assicura il lavoro di spremitura e confezionamento e di Confagricoltura, che ci ha aiutato nel districarsi tra le normative in materia”. Elisa è originaria di Lentiai, ma da piccola si era trasferita a Torino. Poi, dopo la laurea, la decisione di tornare al paese d’origine del padre. Lì ha conosciuto il marito, Roberto Dalle Mule, e per anni ha lavorato nell’amministrazione di un’azienda. Nel 2015 la decisione di dedicarsi alla campagna di famiglia. “Mi sono chiesta cosa potessi fare per valorizzare i terreni ricevuti in eredità. Così ho iniziato con un ettaro coltivato a mais sponcio rosso, fagiolo gialét e patate rosse di montagna. Poi ho letto un articolo sulla coltivazione della canapa e sulle sue preziose virtù e benefici e mi sono tuffata in un appassionante percorso culturale di recupero di una coltivazione che, nel Bellunese, era diffusa fino agli anni Cinquanta. Abbiamo un ettaro di canapa, verso Arson e Villabruna, dove c’è più sole, grazie al quale produciamo una cinquantina di litri d’olio all’anno. Seminiamo in maggio e a metà settembre raccogliamo. Un ettaro di canapa può produrre dai 5 ai 10 quintali di seme con una resa tra l’10 e il 20 per cento in olio, ma in montagna è al massimo di 4 quintali. La qualità però è molto alta e inoltre è da filiera locale e sostenibile, senza trattamenti chimici. Facciamo vendita diretta o vendiamo l’olio, con il marchio Dolomiti Canapa, nei negozi di vicinato, in confezioni da 0,25 litri. Con la farina di canapa produciamo anche cracker, pane, biscotti e perfino il panettone”.

Canapa a Feltre

L’olio di canapa è noto per il suo ottimale equilibrio tra omega-3 e omega-6 e presenta anche quantità significative di amminoacidi, essenziali per il corretto funzionamento dell’organismo, oltre a numerose vitamine e sali minerali. Un cucchiaino da tè al giorno è ottimo a livello preventivo, mentre una quantità da 1 a 3 cucchiai da tavola ha dimostrato risultati eccellenti in caso di numerosi disturbi, dal sistema osteoarticolare e muscolare a quelli cardiovascolari e del metabolismo. Un prodotto che sta riscontrando una crescente richiesta sul mercato: il prezzo arriva a 60 euro al litro. Non a caso anche in provincia di Belluno la pattuglia di coltivatori di canapa si sta velocemente ingrossando. Una crescita esponenziale che segue il boom italiano: nel giro di cinque anni, infatti, la superficie dei terreni coltivati a canapa è decuplicata, passando dai 500 ettari del 2013 a oltre 4.500 (dati del 2018). “Il nostro obiettivo è di riuscire a incrementare le quantità anno dopo anno, diversificando la proposta e ottimizzando le metodologie di raccolta e lavorazione – sottolinea Elisa Colle -. La canapa è una perfetta coltura da rotazione e la nostra idea è di convertire appezzamenti erosi, depauperati e destrutturati restituendo loro la fertilità chimica, fisica e microbiologica di un tempo. Un duro lavoro che trova senso solo se si riesce a mantenere la filiera di trasformazione nell’ambito del nostro territorio e, in particolar modo, della Valbelluna, uscendo da essa con prodotti di qualità e sani, coltivati nel pieno rispetto della salute, della terra e delle sue tradizioni”.

Fonte: Confagricoltura Veneto

Crisi pandemica, spiragli per l’agroalimentare veneto

Un anno caratterizzato da lockdown e restrizioni dovute al Covid hanno penalizzato fortemente l’intera economia ma un po’ meno l’agricoltura. Comunque il comparto agroalimentare veneto non è sfuggito alla potente morsa della crisi ma in misura minore rispetto ad altri settori economici, si pensi per esempio al turismo e alla ristorazione. I diversi comparti del primario hanno raggiunto nell’anno appena concluso performance in chiaroscuro che Veneto Agricoltura, com’è consuetudine ad inizio di ogni anno, ha analizzato nei dettagli.

Nel 2020 maggiori produzioni per le coltivazioni legnose e per numerose colture erbacee, questo grazie ad un andamento climatico che ha favorito lo sviluppo vegetativo e ridotto le problematiche fitosanitarie. L’andamento dei prezzi di mercato è risultato invece diversificato: la chiusura di molte attività dovuta al lockdown ha generato una riduzione della domanda, a fronte di un’offerta rigida, che ha inciso negativamente sui listini dei prodotti. Tuttavia, le difficoltà di commercializzazione a livello internazionale hanno ridotto la pressione concorrenziale sui prodotti competitors(in particolare i cereali), stimolando una tendenza al rialzo dei listini nella seconda parte dell’anno.

Alla fine del terzo trimestre 2020 (ultimi dati disponibili) le imprese venete attive erano 61.695 unità (-1,4%), un dato in linea con l’andamento del settore nazionale che ha registrato anch’esso una diminuzione simile (-1%). Di contro, sempre nei primi nove mesi dello scorso anno, nel Veneto è stata registrata una crescita degli occupati agricoli del +10%, un andamento ben superiore rispetto a quello nazionale (+1,5%), ma in linea con quello dell’intero Nord-Est (+7%). In aumento gli occupati dipendenti (+42,4%), mentre diminuiscono gli indipendenti (-1,9%).

Note positive arrivano anche dalla bilancia commerciale veneta che per la prima volta risulta in avanzo: il saldo positivo si è attestato infatti a circa +204 milioni di euro, in crescita del 96% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. In pratica, le importazioni sono calate (4,9 miliardi di euro; -3,7%) più delle esportazioni (5,1 miliardi di euro per un -1,7%).

Una prima valutazione dell’andamento dell’annata agricola 2020 non può non tener conto degli effetti dell’emergenza sanitaria legata al Covid. Il settore agricolo ha subito ingenti danni, ma meno di altri. Tanto nella prima quanto nella seconda ondata della pandemia il blocco imposto a bar, ristoranti, agriturismi e agli spostamenti si è fatto e si sta facendo sentire sulla filiera degli allevamenti e sulle altre aziende che li riforniscono. Particolarmente colpiti gli agriturismi e le attività dei servizi offerti dalle aziende agricole (fattorie didattiche, centri estivi in fattoria), che registrano perdite di fatturato nell’ordine del -50% rispetto al 2019.

Passando alle singole produzioni, per quanto riguarda i cereali e le colture industriali l’annata agraria 2020 ha registrato incrementi generalizzati a due cifre, recuperando le flessioni registrate nel 2019. Rese record hanno interessato il mais (+30,7%), la colza(+33,7%), il grano duro (+27,3%), il grano tenero (+16,7%), le barbabietole (+14%), il tabacco (+23%) e la soia (+9%).

Andamento altalenante per le colture orticole con performance positive per pomodoro(+6%), asparago (+11,6%), patate (+23,5%) e negative per radicchio (-12,6%), lattuga (-5%), fragole (-3%), ecc. Calano le superfici produttive: Veneto Agricoltura stima che le orticole in piena aria, che rappresentano oltre il 70% degli ortaggi coltivati in Veneto, si attestino a circa 19.100 ettari (-5,3%), mentre le orticole in serra vengono stimate a circa 4.100 ettari (-4,7%).

Andamento climatico favorevole e problematiche di cimice asiatica più contenute rispetto allo scorso anno hanno riguardato le frutticole. Buoni aumenti delle rese in particolare per melo (+29,9%), pero (+195%), ciliegio (+69,4%). In calo, invece, le rese per pesche nettarine (-41,6%) e kiwi (-24%). Annata eccellente per l’olivo, dopo l’infausto 2019, con forti rialzi delle rese unitarie (+756%) e della produzione di olive (+762%).

Buone notizie arrivano anche dal vigneto veneto che nel 2020 ha ottenuto una produzione di uva di circa 14,1 milioni di quintali (+6,9% rispetto al 2019) e 11,7 milioni di ettolitri di vino (+7%). La superficie vitata è salita a 92.804 ettari, con un rialzo annuo del +3,9%. Il 77,1% circa della superficie riguarda aree DOC/DOCG, il 18,4% aree IGT e il restante 4,5% vitigni da tavola e varietali, a conferma dell’altissima qualità raggiunta dal comparto vitivinicolo veneto. Stabili i prezzi, mentre le conseguenze della pandemiainteressano prevalentemente le chiusure delle frontiere e del canale Horeca. Dopo diversi anni, si registra il primo segno meno nel commercio estero di vino veneto nei primi tre trimestri del 2020, visto che la nostra regione ha esportato per circa 1,57 miliardi di euro(-3,6%).

In difficoltà il comparto lattiero-caseario, con pesanti ricadute sugli allevamenti che forniscono la materia prima. La chiusura, o parziale chiusura, del canale Horeca e l’azzeramento dei flussi turistici hanno causato situazioni di eccedenza di latte (primavera) con crollo dei prezzi. Il prezzo del latte alla stalla diminuisce del -6% fermandosi ad una media annua pari a circa 36,5 euro/100 lt. In aumento le produzioni dei principali formaggi, soprattutto gli stagionati, come l’Asiago d’allevo (+40%), il Piave (+23%) e il Montasio (+8%), ma non del Grana Padano (-1,5%), condizionato negativamente dalle difficoltà di esportazione.

Anche il comparto zootecnico da carne veneto ha subito gli effetti del lockdown, seppure in maniera diversa a seconda della filiera produttiva. In forte diminuzione le macellazionidi bovini del -10%, soprattutto dei vitelli a carne bianca che hanno un importante sbocco nel canale Horeca, nonostante il sostegno della domanda domestica (+4,5% in volume).

Per quanto riguarda la pesca marittima, nel 2020 si sono registrate diminuzioni generalizzate della produzione locale e dei transiti di prodotti ittici nei mercati veneti a causa del protrarsi della chiusura delle attività commerciali abituali sbocchi di vendita del pesce, in primis ristorazione e turismo, oltre alle problematiche dovute al minor numero di giornate utili di pesca in mare.

Fonte: Servizio stampa Veneto Agricoltura

Impatto Covid su agroalimentare veneto nel 2020, venerdì 15 gennaio mattina su Zoom le prime valutazioni regionali in merito

Le prime valutazioni sull’andamento del settore primario regionale saranno presentate da Veneto Agricoltura venerdì 15 gennaio (ore 11:00) online sulla piattaforma Zoom. I diversi comparti, l’import/export, le conseguenze della pandemia finiranno sotto la lente di ingrandimento degli esperti dell’Agenzia regionale. Presenti anche l’assessore Caner e il direttore Dell’Acqua.

Sono quasi 61.700 le imprese agricole attive in Veneto iscritte nel Registro delle Imprese delle Camere di Commercio al terzo trimestre del 2020, annus horribilis a causa della pandemia. Si tratta di un numero che segna un calo di circa 900 unità (-1,4%) ma in linea con l’andamento registrato dal settore anche a livello nazionale (-1,2%). È questo il primo macrodato reso disponibile dagli esperti di Veneto Agricoltura che in queste ore stanno elaborando le prime valutazioni sull’andamento del settore agroalimentare veneto nel 2020 che saranno presentate in occasione del tradizionale incontro di inizio anno con la stampa. Per motivi Covid l’evento non si svolgerà in presenza ma sulla piattaforma Zoom (ai giornalisti interessati sarà fornito il link per poter partecipare; pertanto va segnalato a Veneto Agricoltura il nominativo della persona a cui inviare l’invito, ufficio.stampa@venetoagricoltura.org ).

Fonte: Servizio stampa Veneto Agricoltura

 

 

In Veneto un nuovo Presidio Slow Food: la pecora brogna della Lessinia

Pecora brogna (foto Marco Malvezzi)

In provincia di Verona, nei pascoli di un’area incontaminata circondata da vette che raggiungono i 1800 metri di altezza e protetta, in parte, dal Parco Naturale Regionale della Lessinia, una speciale razza ovina autoctona ha trovato il luogo ideale in cui stabilirsi e di cui, da secoli, è la protagonista. Si tratta della pecora brogna, conosciuta anche come badiota, prognola o nostrana, che da oggi è entrata a far parte della ricca famiglia dei Presìdi Slow Food.

L’importanza della brogna per il territorio risale al tempo degli Scaligeri, attorno al XIII secolo, che traevano dall’indotto della sua lana molta della loro ricchezza. La pecora brogna era ormai perfettamente insediata e ricopriva un ruolo di prim’ordine nell’economia locale. A testimonianza di ciò, alcuni simboli architettonici sono tuttora presenti in città, come il Capitello dell’agnello, simbolo dell’Arte della Lana, o la loggia delle Sgarzerie, un portico del XIV secolo dove storicamente si svolgeva la commercializzazione dei panni di lana.

La pecora brogna è di taglia media, ha zampe sottili e una struttura più snella rispetto alle razze più produttive. Ciononostante, viene allevata per la sua carne delicata, il latte e la lana, caratterizzata da una fibra morbidissima molto più sottile rispetto ai filati delle razze locali più comuni. «Uno dei principali problemi della zootecnia moderna – spiega Marcello Volanti, referente locale dei produttori – è l’eccessiva specializzazione a cui vengono sottoposti gli animali. La pecora brogna invece, in netta controtendenza, pur non essendo nota come animale squisitamente lattifero o ideale per grandi produzioni di carne o lana, raggruppa in sé questa triplice attitudine produttiva che, soprattutto in passato, ha rappresentato un’importante integrazione al reddito, e questo fino agli anni ‘70 del secolo scorso per molte famiglie che abitavano queste montagne». E, nonostante con il passare del tempo le condizioni di vita in queste vallate si siano fatte meno gravose, la pecora brogna continua a rappresentare un presidio preziosissimo per il territorio.

«In queste montagne – racconta Volanti – il nostro motto è: una pecora per l’ambiente. È stato coniato perché siamo fieri del lavoro prezioso che questo animale svolge nelle nostre zone. Pascolando, oltre a tenere viva la montagna, non permette il rimboschimento dei prati e dei pascoli. Inoltre questo animale, nutrendosi in via pressoché esclusiva di erba e fieno, non entra in concorrenza con l’uomo nella catena alimentare. Si tratta di una produzione zootecnica ampiamente sostenibile, visto che per alimentarla non abbiamo bisogno di ricavare superfici seminative sempre nuove e più grandi». Gli ovini, infatti, vengono allevati al pascolo, in greggi con meno di cento capi, e sono alimentati con le essenze spontanee dei pascoli dell’alta Lessinia, uno dei pochi territori italiani ad aver ottenuto il riconoscimento di Paesaggio Rurale Storico. A partire dal 2012, anno di fondazione dell’Associazione per la promozione e la tutela della pecora brogna, allevatori, tecnici, ristoratori e trasformatori lavorano sinergicamente per valorizzare questa razza e i suoi prodotti. Non solo lana e formaggi a latte crudo, ma anche una carne dalle caratteristiche uniche. «Dal punto di vista organolettico – spiega Antonella Bampa, fiduciaria della Condotta Slow Food di Verona – la carne della brogna non è caratterizzata dal tipico afrore ovino, ma risulta gradevole e profumata. È molto delicata e porta con sé un equilibrio tale da non influenzare prepotentemente le preparazioni di cui è protagonista. I ristoratori veronesi l’hanno sempre inserita volentieri nei loro menù, rappresentando un’alternativa locale e poco commerciale rispetto ai più noti agnelli scozzesi o neozelandesi. La vera difficoltà sta nel vincere le resistenze legate al consumo della pecora, a cui, nel tempo, la maggior parte della popolazione si è disabituata, e ai luoghi comuni associati alla sua invadenza olfattiva e gustativa».

Un obiettivo, questo, che richiede un paziente e costante dialogo con il territorio e che guarda inevitabilmente al futuro. Da oggi, però, con più ottimismo. «Il riconoscimento del Presidio Slow Food, sostenuto dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, – conclude Volanti – è molto importante non solo da un punto di vista simbolico, ma soprattutto per coloro che, da una decina d’anni, si impegnano attivamente per sensibilizzare cittadini, ristoratori e turisti sul ruolo cruciale sia per l’ambiente che per l’economia locale che questa pecora ricopre nel nostro territorio. La salvaguardia della biodiversità comincia, innanzitutto, con ciò che ciascuno di noi decide di portare nel proprio piatto ogni giorno, ragionamento che diventa ancora più fondamentale se si parla di razze in via d’estinzione come, appunto, la pecora brogna. Ci sono molti giovani volenterosi della zona che si stanno avvicinando a questa razza ovina ma è necessario che, nei loro sforzi, si sentano sostenuti dalla comunità in cui vivono. È questo il nostro augurio per il futuro».

Fonte: Servizio stampa Slow Food

Due veronesi ai vertici dell’associazione veneta dei produttori biologici

Enrico Casarotti

Roberta Martin

Due veronesi ai vertici di Aveprobi, l’associazione veneta dei produttori biologici e biodinamici, che conta 440 soci in tutta la regione. Enrico Maria Casarotti, di Caldiero, è stato confermato alla presidenza, mentre Roberta Martin, di Isola della Scala, è la new entry nel ruolo di vicepresidente a fianco del bellunese Mauro Zanini.

Aveprobi, con sede a Villafranca, è stata fondata nel 1990 per tutelare e rappresentare gli interessi dei produttori, promuovendo progetti e iniziative, organizzando corsi di formazione e qualificazione e svolgendo attività di ricerca e formazione didattica nelle scuole. Un impegno che ha portato a una sensibilità e una consapevolezza sempre maggiori sulle tecniche di produzione biologiche. Secondo i dati recenti del Ministero delle politiche agricole, nel 2019 il Veneto ha registrato un incremento del 13% nel numero di operatori bio, passati da 3.524 a 3.971, e un aumento del 25,4% delle superfici biologiche, passate da 38.558 a 48.338 ettari. Il balzo maggiore lo ha fatto la viticoltura, con un +30,5% di superficie, seguita dagli ortaggi (+25,3%) e dai cereali (+17,9%).

Casarotti, che conduce un’azienda biodinamica frutticola e viticola a Caldiero, è enologo, esperto in viticoltura biologica e biodinamica, agricoltore, docente e nell’associazione rappresenta Coldiretti. “In questi anni abbiamo portato avanti moltissimi progetti, dalla banca genetica di piante da frutto della Lessinia, con il recupero delle vecchie varietà di mele e pere, alla creazione di una filiera corta dei cereali antichi – spiega -. I nostri proponimenti sono di continuare nella diffusione del biologico, che si fa con la formazione, la ricerca e le tante iniziative messe in campo. Stiamo realizzando a Isola Vicentina un progetto mirato alla biodiversità conla realizzazione di una Casa delle sementi, dove saranno disponibili tanti semi di qualitàdi vecchie varietà autoctone che sono state abbandonate. È stato avviato anche uno studio di fattibilità per la partecipazione a un bando pubblico per l’apertura di un mercato permanente di prodotti biologici in una zona residenziale di Verona. Ci piacerebbe inoltre realizzare dei cumuli in campagna per produrre del compost da letame animale e vegetale, in modo da nutrire il suolo con una sostanza organica molto ricca di sostanze ricostituenti. Continueremo inoltre con i corsi per insegnare a fare la buona agricoltura biologica. Tra questi cito quelli sulla canapa, sull’olivo, sull’agricoltura montana e sulla viticoltura biologica. Costituiremo, infine, un tavolo condiviso per il biologico tra tutte le associazioni agricole”.

Roberta Martin, che conduce con i familiari a Isola della Scala un’azienda di riso biologico e di cereali in rotazione, è in rappresentanza di Confagricoltura. “Al di là delle appartenenze, siamo uniti dal forte credo di lavorare per il bene comune di agricoltori, consumatori e territorio. Io coltivo biologico da vent’anni e posso dire che oggi, grazie alle tecniche ormai consolidate, vedo un coinvolgimento maggiore delle aziende. È molto importante anche il lavoro che stiamo facendo con l’Istituto tecnico agrario “Stefani-Bentegodi” a Buttapietra, dove è partito da due anni un corso post diploma per tecnici specialistici in agricoltura biologica. Noi collaboriamo con la programmazione e il tutoraggio esterno. Quest’anno hanno dovuto fare due classi perché c’era una grande richiesta. Questo vuol dire che anche nei giovani si stanno facendo strada una cultura e una sensibilità sui temi biologici che ci fanno ben sperare per il futuro”.

Il nuovo Consiglio direttivo di Aveprobi, che resterà in carica tre anni, è composto da Tiziano Quaini, Matteo Ducange, Marcello Volanti e Mattia Giovannini (Verona), Enrica Balzan (Belluno). Matteo Bordignon (Treviso), Riccardo Cazzadore, Giovanni Stoppa e Carlo Salvan (Rovigo), Giovanni Pinton, Paolo Marostegan e Giandomenico Cortiana (Vicenza), Nicola Zago (Padova), Matteo Dalle Fratte (Venezia).

Fonte: Servizio stampa Confagricoltura Verona

Produzione 2020 kiwi verde penalizzata da inverno mite e basse temperature primaverili

foto Verde Intesa

Con l’avvio della raccolta, la cooperativa mantovana Verde Intesa stila un primo bilancio sulla campagna del kiwi verde dei soci in Piemonte e Veneto. “È iniziata la raccolta e si può già capire che quest’anno, causa le temperature miti dei mesi invernali e il clima rigido della stagione primaverile che ha bruciato le gemme, si registrerà una forte contrazione della produzione del kiwi verde”, ha dichiarato l’agronomo Paolo Segalla, dell’OP con sede a Goito (MN) che annovera più di 60 aziende associate per 1600 ettari coltivati. 

In Veneto produzione bio e biodinamica. Continua Segalla: “La contrazione è stata ancor più significativa, con la resa per ettaro precipitata da un valore medio di 400 quintali a quella stimata per il 2020 oscillante tra i 150 e i 200 quintali. Gli eccessi termici potrebbero essere alla base del fenomeno della “moria del kiwi”, patologia che sta devastando le coltivazioni italiane di kiwi negli ultimi anni. Nello stesso tempo però, va ricordato che l’intera produzione di kiwi verde della componente veneta di Verde Intesa proviene da agricoltura biologica, in parte biodinamica, a conferma della grande attenzione che l’OP mantovana pone nella qualità della propria offerta commerciale, ma anche delle rese produttive inferiori. Lo stesso packaging utilizzato per il kiwi è 100% riciclabile e prodotto da fonti rinnovabili. 

Fonte: Servizio stampa Verde Intesa

Focolai di peste suina in Germania, Commissione Europea ferma la movimentazione degli animali fino a gennaio 2021

La Commissione europea ha bloccato la movimentazione di animali dalla Germania dove si sono verificati focolai di peste suina. Lo rende noto Coldiretti dopo la pubblicazione della decisione di esecuzione 2020/ 1645 che inserisce la Sassonia nella lista delle zone da cui è vietata l’importazione di suini e materiale germinale ai fini di scambi intracomunitari fino al 31 gennaio 2021.

Tutelare l’allevamento suinicolo veneto fatto di 700mila capi destinati alla produzione di prosciutti Dop. Era questo il monito di Coldiretti in merito al diffondersi di casi di peste suina in Germania, per cui invocava di fermare immediatamente le importazioni di animali vivi provenienti o in transito dalle zone interessate per difendere un patrimonio zootecnico che vale a livello regionale 200milioni di euro e coinvolge 300 allevamenti. 

C’era infatti molta preoccupazione anche tra gli allevatori veneti  per la peste suina africana (PSA) che si sta diffondendo in diverse parti della Germania e che – ricorda la Coldiretti –  può colpire cinghiali e maiali ed è altamente contagiosa e spesso letale per gli animali, ma non è, invece, trasmissibile agli esseri umani.  Questo virus può passare facilmente da un animale all’altro attraverso stretti contatti tra individui, o con attrezzature contaminate (camion e mezzi con cui vengono trasportati gli animali, stivali, ecc.) o attraverso resti di cibo che trasportano il virus e abbandonati dall’uomo.

Un possibile veicolo di contagio possono essere peraltro i cinghiali il cui numero negli ultimi anni si è moltiplicato in Italia dove si stima la presenza di circa 2 milioni di esemplari e altrettante migliaia di presenze  su territorio regionale.  Un pericolo denunciato recentemente dalla stessa virologa Ilaria Capua che ha parlato del rischio effetto domino se oltre al coronavirus la peste suina passasse in Italia dagli animali selvatici a quelli allevati. Considerata dunque la facilità di trasmissione – conclude Coldiretti – il rischio che il contagio possa essere esteso agli allevamenti italiani rappresenterebbe un gravissimo danno economico per le imprese e per la pubblica amministrazione, con costi di decine di milioni di euro per procedere ai necessari interventi di prevenzione.

Fonte: Servizio stampa Coldiretti

Ambiente e Agricoltura, conferme e accorpamenti nella nuova Giunta regionale del Veneto

Gianpaolo Bottacin

Gianpaolo Bottacin

Federico Caner

Cristiano Corazzari

Il Presidente Luca Zaia ha presentato la nuova giunta regionale.

All’Ambiente, Protezione Civile e Dissesto Idrogeologico è stato riconfermato Gianpaolo Bottacin (1969), ingegnere bellunese, mentre l’Agricoltura è stata accorpata a Turismo e Commercio estero, Fondi Ue, deleghe già seguite nelle precedente legislatura dal trevigiano Federico Caner(1973), consulente aziendale, riconfermato. Caccia e Pesca, invece, è stata accorpata a Cultura, Sicurezza, Flussi Migratori,  già seguite nella precedente legislatura da Cristiano Corazzari (1975), nato a Ferrara ma residente a Stienta (RO), in Polesine, riconfermato.